Apostolo Zeno - Giuseppe Gravisi - 1731-1-18
Apostolo Zeno, Venice
Apostolo Zeno - Giuseppe Gravisi - 1731-1-18
| FINA IDUnique ID of the page ᵖ | 6740 |
| InstitutionName of Institution. | |
| InventoryInventory number. | |
| AuthorAuthor of the document. | Apostolo Zeno |
| RecipientRecipient of the correspondence. | Giuseppe Gravisi |
| Correspondence dateDate when the correspondence was written: day - month - year . | January 18, 1731 |
| PlacePlace of publication of the book, composition of the document or institution. | Venice 45° 26' 13.88" N, 12° 20' 4.52" E |
| Associated personsNames of Persons who are mentioned in the annotation. | Pietro Stradi |
| LiteratureReference to literature. | Zeno 1752, vol. 2, lettre n° 279, p. 543-544Zeno 1752, Zeno 1785, vol. 4, lettre n° 760, p. 287-289Zeno 1785 |
| KeywordNumismatic Keywords ᵖ | Gems , Forgeries , Samaritan , Roman , Augustus , Apotheose |
| LanguageLanguage of the correspondence | Italian |
| External LinkLink to external information, e.g. Wikpedia ᵖ | https://archive.org/details/lettere00zenogoog/page/n297/mode/2up |
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Grand documentOriginal passage from the "Grand document".
Lettre du 18 janvier 1730 M. V. (1731) (de Venise): "Da patron Pietro Stradi ho ricevuta la scatoletta con entro due medaglie supposte antiche, e una testa intagliata in agata, sopra le quali le avanzerò più sotto il mio parere : poichè mi convien prima renderle divote grazie del benigno compatimento, con cui riguarda le cose mie, delle quali però non so, se così favorevolmente giudicheranno i suoi dotti amici, a’ quali si compiace di farne parte" ; "Vengo ora alle medaglie. L’una e l’altra sono di getto affatto moderno, e per conseguenza false e di niun valore. Quella che ha caratteri Ebraici nel rovescio, ha dall’altra parte l’immagine adorabile del Salvatore. Di consimili ne ho vedute parecchie, anche di conio, sì d’oro e d’argento, che di bronzo, tutte però battute in questi due ultimi secoli. Di tale struttura non ve n’ha alcuna di antica. Giovanni Zimisce, Imperadore d’Oriente dall’anno 969. fino al 975. fu il primo, che in luogo della sua effigie facesse scolpire nelle monete l’immagine di Gesù Cristo. Altri Imperadori l’accoppiarono con la loro, ovvero nell’altra parte la fecero rappresentare. L’altra medaglia, la quale se fosse anche antica, sarebbe delle più comuni, ha da una parte la testa radiata d’Augusto con l’epigrafe mezzo cancellata, e mal impressa, DIVVS AVGVStus Pater, e dall’altra un'aquila con le ali aperte, simbolo della consecrazione di Augusto, al quale la medaglia fu battuta dopo la morte e l’apoteosi di lui. Come si facessero sì fatte consecrazioni agl’Imperadori, leggesi appresso molti, ma meglio di tutti in Erodiano, che descrive assai minutamente le cerimonie praticate nel consacrare il defunto Augusto Severo, padre di Antonino Caracalla, e di Geta. È degna di più attenzione la testa intagliata in agata, benchè di cattivo disegno, e di non eccellente maestro" (description et commentaire de cette intaille) (Zeno 1752, vol. 2, lettre n° 279, p. 543-544; Zeno 1785, vol. 4, lettre n° 760, p. 287-289).