Cesare Targoni - Francesco I de' Medici - 1575-4-28
Cesare Targoni, Rome
Cesare Targoni - Francesco I de' Medici - 1575-4-28
| FINA IDUnique ID of the page ᵖ | 13499 |
| InstitutionName of Institution. | Florence, Archivio di Stato |
| InventoryInventory number. | MP 672, c. 375 |
| AuthorAuthor of the document. | Cesare Targoni |
| RecipientRecipient of the correspondence. | Francesco I de' Medici |
| Correspondence dateDate when the correspondence was written: day - month - year . | April 28, 1575 JL |
| PlacePlace of publication of the book, composition of the document or institution. | Rome 41° 53' 35.95" N, 12° 28' 58.55" E |
| Associated personsNames of Persons who are mentioned in the annotation. | Leonardo Mocenigo |
| LiteratureReference to literature. | Barocchi - Gaeta Bertelà 1993, p. 102-103, num. 103Barocchi - Gaeta Bertelà 1993 |
| KeywordNumismatic Keywords ᵖ | Coin Collection , Coin Collector , Forgeries , Greek , Venice , Cabinet Acquisitions |
| LanguageLanguage of the correspondence | Italian |
| External LinkLink to external information, e.g. Wikpedia ᵖ | https://www.memofonte.it/home/ricerca/singolo 6.php?id=176&page=9& |
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Grand documentOriginal passage from the "Grand document".
Lettre du 28 avril 1575 (de Rome): "Serenissimo Signor mio Padron Colendissimo, [...] avendomi delettato assai tempo ne l'antiquità et essendo io stato guida dell'acquisto fatto nel studio del clarissimo Cavaliero Mozzanico (Mocenigo, ndr) in Venezia et essendole occorse certe disgrazie si risolvé di voler vendere detto studio e considerando il gusto e la intelligenza grande che Sua Altezza ha nelle cose universali et avendo io il carico di fargliele far esito, però le prepongo a Sua Altezza e me basta l'animo di trattar in modo che la restarà satisfatta da me, e l'averà per meno di quello che gli costa. E in nella cassetta che le mando gli sarrà fogli n. 34 della copia di tutti marmi et bronzi, così invero tutte segnalate e tra questo numero ci è una figura di bronzo, grande quasi del naturale, senza braccia, che è quella famosa di Monsignor di Martini, ch'è tanta fondatissima di disegno, che ne resta maravigliato chiunque la mira. Poi ci è gli medaglioni e medaglie di metallo che è eletta e compra da li principali studi d'Italia e non ci è né toccature, né modernità. Poi ci è un studio di medaglie greche d'argento che non si può veder cosa più bella e né credo chi unisse tutte le medaglie greche del mondo potesse esser così gran numero d'esquisite. Poi ci è alquanti pezzi di camei e tagli eccellentissimni e Sua Altezza mi perdonarà si li ho dato questa fatica così del longo leggere, ma perché gli era di necessità per farla capace di quel che v'è, perché le cose da sé non parlan, bisogna aiutarle. E se Sua Altezza avesse qualche animo di intrar in costì bel studio io me le offerisco, come ho sopra detto et anco farrò di modo che tutti gli intagli e medaglie che seranno portabili, si condurran da Sua Altezza e anco lasciarò ogni daffare e venerò costì a basciarli le mani e trattar e a far ogni sorte di buon offizio, assicurandola che avendo questo bel studio, appresso il suo, darrà che dir a tutto il mondo. E a' pari suoi questa spesa non vuol dir niente. Io non atediarò più Sua Altezza se non con ogni umiltà e reverenza gli bascio le mani. [...]" (Firenze, Archivio di Stato, MP 672, c. 375; cfr. Lanzi 1775, c. 207; Barocchi - Gaeta Bertelà 1993, p. 102-103, num. 103).