Cesare Targoni - Francesco I de' Medici - 1581-6-13
Cesare Targoni, Rome
Cesare Targoni - Francesco I de' Medici - 1581-6-13
| FINA IDUnique ID of the page ᵖ | 15053 |
| InstitutionName of Institution. | Florence, Archivio di Stato |
| InventoryInventory number. | MP 748, c. 279 |
| AuthorAuthor of the document. | Cesare Targoni |
| RecipientRecipient of the correspondence. | Francesco I de' Medici |
| Correspondence dateDate when the correspondence was written: day - month - year . | June 13, 1581 JL |
| PlacePlace of publication of the book, composition of the document or institution. | Rome 41° 53' 35.95" N, 12° 28' 58.55" E |
| Associated personsNames of Persons who are mentioned in the annotation. | Giovanni Antonio Dosio |
| LiteratureReference to literature. | Barocchi - Gaeta Bertelà 1993, p. 198, n° 15Barocchi - Gaeta Bertelà 1993 |
| KeywordNumismatic Keywords ᵖ | Coins Sending , Coins For Trade, Trajan |
| LanguageLanguage of the correspondence | Italian |
| External LinkLink to external information, e.g. Wikpedia ᵖ | https://www.memofonte.it/home/ricerca/singolo 6.php?id=362&daGiorno=1&aGiorno=31&daMese=1&aMese=1&daAnno=1546&aAnno=1695&intestazione=Targoni&trascrizione=&segnatura=&cerca=cerca& |
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Grand documentOriginal passage from the "Grand document".
Lettre du 13 juin 1581 (de Rome): "Serenissimo Signore, Sua Altezza Serenissima mi perdonerà se prima non gli ho fatto riverenzia per non essermi capitate cosse degne di lei. Con la ocasione di messer Gianantonio Dosio, scultore et architeto, mando a Vostra Altezza Serenissima una medaglia di Traiano con un riverso e litere non mai più veduta e questa mi è parsa degna di poter stare nel numero delle sue rare. Poi insieme gli sonno trenta tre tra medaglie e belli medaglini, poi gli mando una belissima testa di Faustina per acompagniare al suo marito Antonino Pio, alla qualle per mio giudizio mi par cossa belissima et un concier [?] non mai veduto. Et insieme un vaso di bronzo egiziano antiquo e per lo aventario che la vedrà l'ultimo prezo e la se ne servirà di quello gli piacerà, che tuto me ne contento, pur che sia in appiacer di Sua Altezza Serenissima, alla qualle mi gli of erisco la vita mia, l'opera e tuto quello ch'io potessi valere, riconoscendomi suo obbligatissimo servitore. Il Nostro Signore Iddio la feliciti sempre. Di Vostra Serenità devotissimo servitore Cesare Tarconi Cavaliere. Di Roma il dì 13 giugno 1581" (Firenze, Archivio di Stato, MP 748, c. 279; Barocchi - Gaeta Bertelà 1993, p. 198, n° 15).