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Lettre du 4 mars 1699 (de Milan) : (Archivio di Stato di Bologna, FMC, IV, 19/679 ; voir Missere Fontana 2012, p. 248, note 67).  +
Lettre du 3 juin 1699 (de Milan) : « L’amico nostro Carrara mi disse anche di haver visto madama di Verrua, tutto il suo copioso studio di medaglie et una grandissima quantità di pasticci mandati del Amico nostro di Roma (Renzi), qualle per quanto si vede è ancora in gratia di detta dama, abenché la medesima l’abbi richiamato a Torino et elli si scusa di essere agravato d’indisposizione tale che non puole per qualche tempo moversi di Roma, havendo ahuto ordine lo stesso Carrara di sfiorare lo studio di tutte le medaglie false et in questo suo viaggio raccogliere cio che mancherà » (Archivio di Stato di Bologna, FMC, IV, 18/678 ; voir Missere Fontana 2012, p. 249, note 81).  +
Lettre du 29 juil. 1699 (de Milan) : Carrara, « l’Astrologue », est parti content, » Ma l’altro Amico di Roma (Renzi) è screditato affatto, havendo conosciuto benissimo quei signori che nel antiquaria non se sa pataca ; né socome si finirà tal facenda ; mi spiace pero del suo cativo incontro » ; sur l’activité du faussaire Dervieux : « E qui a Milano di presente un certo francese che è venuto da me a mostrarmi diverse medaglie rare, si in bronzo, come in argento et oro, ma se bene lo non sono niente perito, mi pare che vi siano di gran pasticci. Ha una medaglia in oro di Domiziano con Roverso la testa di Domizia, ma conosco benissimo che è un getito ; come anche un Gordiano Africano che pure conosco che è patina moderna, come li ho aponto detto, et elli mi ha risposto che è vero, ma che se il da tal patina doppo haver rineato bene l’antiche ; vorrebbe cambiar con due ma non ci voglio far altro perché vedo di gran pesticci » (Archivio di Stato di Bologna, FMC, IV, 18/678 ; voir Missere Fontana 2012, p. 250, note 86, p.251, note 114).  +
Lettre du 11 août 1699 (de Milan) : « che li siano ricercate le cose che esporto da Torino, che consistevano in gran quantità di oro e di argento, pietre et altro » (Archivio di Stato di Bologna, FMC, IV, 18/678 ; voir Missere Fontana 2012, p. 250, note 87).  +
Lettre du 23 sept. 1699 (de Milan) : sur le faussaire Michel Dervieux : « un bravo virtuoso in far medaglie antiche » (Archivio di Stato di Bologna, FMC, IV, 18/678 ; voir Missere Fontana 2012, p. 251, note 116).  +
Lettre du 21 oct. 1705 (de Milan) : sur Carrara, « l’Astrologue », qui était à Gênes mais qui « ora starà a Napoli in casa di quel Capellano Maggiore da lui tanto nominato per gran diletante di Medaglie » (Archivio di Stato di Bologna, FMC, IV, 18/678 ; voir Missere Fontana 2012, p. 250, note 102).  +
Bologne, Archivio di Stato, FMC, s. IV, b. 74/734: Descriptio Musei Tadaei Amonii Prioris Capituli S. Petronii – manuscrit autographe de Gian Giacomo Amadei, daté du 11 jan. 1739 ; collection de 3423 monnaies en bronze de tous modules, de Pompée à Héraclius, laissée par testament à la Casa dei poveri mendicati de la ville d’Imola ; la collection est estimée en 1713 à la mort de son propriétaire à 1366 scudi de Rome (voir Missere Fontana 2001-2002, p. 215, note 43).  +
'An almost identical list [to [[Catalogue of the works of art in the Long Gallery, Chair Room and Cabinet Room at Whitehall - V&A, MS 86 J 13|V&A MS 86. J. 13]]] (only of the coins) is in the Bodleian Library, MS Ashmole 1140, ff.339–40. It was originally folded up and given the description ‘An Account of ye Meddalls heretofore in the Kings Clossett.’ It differs only in minor omissions, so must presumably be a copy of the V&A list, or else come from a common ancestor of both.' (Burnett 2020b, p. 323 n. 98)  +
-Lettre du 21 février 1795 (de Venise) : « Se alcuno costì aspirasse a far compera d'un museo di medaglie, lo avrebbe per mez so mio. Un celebre letterato ottogenario defunto il lasciò vendibile. Contiene tre mille medaglie, Consolari, Imperiali, Medaglioni ec. Ve ne son di rarissime. Io me ne fo mallevadore. Le 392. d'argento sono anche illustrate in un MS. dallo stesso posseditore, che si prepara a pubblicarle. Volendo, vi darò un conto più esatto, anche con poca fatica: è già tutto ordinato. Comunicatelo ai dotti, ma non poveri amici. » (Rubbi 1795, p. 128, lettre 183).  +
-Lettre du 11 juillet 1795 (de Venise): « Gli antichi premiavan le bestie, e le crearono talvolta numi. Voi che olezzate d'antichità, ne avrete viste le immagini nelle medaglie, e letti gli elogi nelle lapidi. Li direste forse irragionevoli? Lo dando le bestie, lodiamo l'opere del Creatore benefico agli uomini nei loro istinti. Addio. (Rubbi 1795, p. 233, lettre 302).  +
-Lettre du 19 janvier 1796 (de Venise): “Il Patino nella sua Introduzione alla scienza delle medaglie è debitore a Savot Francese. Salmasio rubbò le pagine intiere dal gesuita Bisciola, ed egli disse di non averlo mai letto. Scioppio ha copiato la Minerva di Sanctius. Milton prese la idea del suo poema dalla Sarcotea del gesuita Masenius. Ma questi plagiari hanno infine ragione, esclamando con Montagna: malheur aux anciens qui m'ont volè mes pensées, e il Bibiena nella sua Calandra, rubbata presso che intiera da Plauto, asserì nel prologo, staria bene a Plauto l'errer rubbato per tenere le cose sue senza chiave . . . si cerchi in Plauto, e troverasri che niente gli manca. Ciò posto, vedete il destino della letteratura. Leggete il Menkenio de Charlataneria eruditorum, e vi maraviglierete assai meno. Sappiate esser plagiario, e desterete più invidia che compassione. Addio » (Rubbi 1796, p. 24, lettre 29).  +
-Lettre du 4 avril 1796 (de Venise): “Sopra le Terme Romane con una fontana appresso: Nymphis Loci. Bibe, Lava, Tace. In una medaglia della famiglia Vinicia ad Augusto per la riparazion delle strade: Caesari Augusto Quod Viae Munitae Sunt. Dopo queste brevi mie riflessioni, giudicate se quella lunga ampollosità nè chiara nè latina della vostra mandatami, possa esser ridotta da me allo stil Lapidario. Io la ripongo tra le quisquilie dell'Agro Romano, ed auguro all'amico un esemplare di buone Lapidi, su cui tenti una riforma alla sua depravazione. Un uomo che ha sul tavolino Grutero, Reinesio, Maffei, Muratori, Oderico, Zaccaria ec.; può farla da Areopagita, anche lontano dal Campidoglio. Addio » (Rubbi 1796, p. 143-144, lettre 193).  +
Lettre du 4 octobre 1657 (de Tripoli): "Gliene mando anco otto [medaglie] de' grandi di rame e quatro più picciole et anco una sessantina delle picciole, quali mi parsero più curiose e per l'avenire starò attento se per sorte capitasse cosa che fusse a proposito .. Di Vostra Altezza Serenissima umilissimo et obligatissimo servitore Don Antonio Staurino missionario apostolico Tripoli di Barbaria 4 ottobre 1657" (Firenze, Archivio di Stato, MP 5573, c. 23; Barocchi - Gaeta Bertelà 2007, p. 553).  +
-Lettre du 5 avril 1702:« A Morellii codicillas literis ad Baldingerum injectus. 5 Apr. 1702. Maxima cum laetitia perlegi, quae de epistola mea scripsis doctissimus Franciscus de Ficoroni, sed quia conditio et qualitas tanti viri in meam nobiliam non pervenerunt benevolentiae eius pro lubitu et debito respondere non licet. Placet interea eadem frui, & de quibusdam perscriptis mentem aperire, at certus esse possit de mea orga benevolum observatia. Gratias ago maximas quod epistolam meam annunciare volerent. Ill. Bianchini, & summi viri observationes ac jussa debito caltu expectabo. Nummis ex aere magno cum capito Jani bifrontis ab una et rostro navis ab altera parte Ursino & Patino ignotos in quam plurimis familiis Romanis observari atque delineari, interim gratissima mihi esset (?) non visi (?)am accessio, qua propter de communicatione enixe rogo. Nummus argenteus cum capiti Herculis inter inientos a Patino locatus, & docenti ejus inscriptione, prout iam / observabit Ursinus Deo Semoni faneo dedicatus vulgaris est, & occurrit cum diversis literis notisque monetalibus.Amicus quidam credit hunc nummum ad familiam Quinctam referendum esse, quod tamen non praestiti, sed inter incertus reliqui. Huic numini D.S.S. naves etiam dicatam fuisse, indicant nummi gentium Caesiae & Liviae. Nummus gentis Lolliae cum inscriptione HONOR a parte capitis rarissimus & insignis est, illumque nunquam vidi, potest tamen esse ut in nummo detrito a nova manu restitutum fueris nomen onoris pro Libertatis, nam tales fraudes in aliis nummis iam observari, tantaque arte effictas, ut etiam expertus Rupertus decipi posset, quapropter rogo, ut ectypon mihi mittatur cum sequentis nummi rarissimi Q. D. SEPTIMVS L. CORNELI. Ex aere medio et cum capite senili ab una, & bove ad altera parte neque unquam in conspectum meum venit.Nummum Augusti adjecto nomine NASSICA, & alterum STATI. TREBO. vidi in thesauro Regio Versaliae, illosque iam an mandavi. Gratulor de rescepto opere artis eternae antiquitatum, eiusque editionem ex opto ; ad plurima doctissima exquirere rossimus cum ( ?)nimis laboribus celeberrimi artificus Bartoli. Caracallae nummum vidi et delineavi, in cuius aversa parte vir quidam sive Hercules taurem donat; alias occurrit cum (?) prostrato sei hi nummi contorniati fuat, non Graeci. Rarissimus est nummus gentis Horatiae cum inscriptione COCLES illumque iam edidit Gorlaeus, sed alter ab Ursino editus et a Traiano restitutus nondum comparuit, quanuis Patinus in dissertatione sua nulla de eo locutus fit, et nummum ipsum summa cum fraude Ducii Parmensi obtulerit. Interim optarem ectypa nummis cum inscript. COCL. LICINIVS. nec video quo modo optare possit. Ultimus ven ad familiam Terentiam pertinet, eiusque delineationem heic submitto, ut iudicari possis, an aliquo modo differat an illo, quem possidet Dn. De Ficoroni, cui humilis servus cum officiosissima saluti permaneo» (Paris, BnF, Manuscrits, Nouvelles acquisitions latines 389 : Correspondance numismatique d’André Morell d’ Arnstatt, pendant les années 1702-1703, p. 41-43 [en ligne sur Gallica]).  
-Sans date (début 1702) :« Monsieur le Chevalier, J’ai reçu la lettre que vous avez eu la bonté de m’écrire du 11 janvier, et je puis dire avec vérité, que j’ai eu peu de jours si agréables, car outre la joie de votre souvenir et bienveillance, j’ai eu au même moment les premières nouvelles, qui sont venues d’Angleterre avec la belle et généreuse résolution de votre incomparable nation, pour pré( ?)er le reste de l’Europe d’un esclavage. Si j’avais été encore en bonne constitution, je me serais comporté ce jour là comme un véritable Suisse en buvant la santé de sa Majesté Britannique, et de tous les membres du Parlement, qui ont contribué au bien public. Cette joie s’est encore beaucoup augmentée de beaucoup, par la nouvelle que Monseigneur le Comte de Pembroke commandera en chef la plus considérable flotte, car je m’imagine que l’on a fait en cela un grand honneur à la curiosité des médailles, en faisant un si illustre curieux PRAEF. CLASS. ET ORAE MARIT comme a été Pompée, et je souhaite à ce seigneur qu’il puisse acquérir le nom de MAGNVS dans ses expéditions, en sorte que le monarque qui a pris ce titre, et contre lequel il faut combattre, puisse perdre la première lettre de ce superbe titre, et devenir AGNVS, et omnis populus dicat Amen ! Je m’étonne qu’il y ait si peu de curiosité à Vienne. Ignoti nulla cupido, car ils n’ont jamais eu de véritables connaisseurs en médailles, quoique d’ailleurs fort savants. Le cabinet de l’Empereur est sans doute incomparable, sans qu’on le sache, et je le juge par les très belles et singulières médailles que Octavius Strada en a publiée ; outre cela, le cabinet d’Innsbruck (nb : écrit « Inspruc ») a encore été mené à Vienne, d’où Occo avait tiré tout son ouvrage mais on m’a dit, que tout était encore sans être ouvert ou dépaquetté. Lambecius était un grand et savant homme ; mais il n’avait pas la moindre connaissance des médailles, comme aussi le dernier mort, Mr Neffel, qui songeait plus aux médailles courantes pour en remplir sa bourse, par le moyen du cabinet auquel il était préposé. Je vous suis sensiblement obligé d’avoir présenté une de mes épîtres à Mr le Nonce. Je n’ai jamais eu l’honneur de le voir mais tous ceux qui m’en ont parlé, l’ont fait avec de grandes louanges, comme d’une personne de très grand mérite, et d’une âme généreuse. Ceci n’est pas la seule bonté que vous avez eue envers moi, puisque je vois par une lettre de Mr le Général Marsili, que vous parlez de moi avec trop d’avantage, et prenez garde de ne pas vous faire tort en cela à vous-même puisque ma conscience me dicte le contraire, et que je n’ai aucun mérite mais seulement un désir extrême d’apprendre et d’être serviteur très humble à tous les honnêtes gens. Ce seigneur général m’a aussi envoyé un dessin de sa médaille d’or de la famille Plautia, et je la trouve fort considérable. Je vous envoie ci-joint les médailles ou dessins demandés, et y ait fait ajouter un Ptolémée fils de Juba que j’ai trouvé depuis votre départ dans un sac de rebut, que je n’avais pas encore vu. Tout ce que j’ai est à votre service, mais dans peu je serai fort malheureux pour servir les amis puisque mon graveur s’en ira, après avoir fini son travail, et je n’aurai personne pour dessiner. Monseigneur le Comte de Schwartzbourg n’est pas sorti du lit depuis votre départ, ayant été furieusement tourmenté par une espèce de goutte vagabonde et de la pierre, en sorte que j’ai souvent été dans la peine de perdre un si bon maître, lequel est encore très fâchéde n’avoir pas pu vous entretenir lui-même, et a aussi lu votre lettre avec plaisir. Je me recommande à la continuation de votre souvenir, surtout si vous rencontriez quelque médaille consulaire considérable, et qui n’était pas dans Ursin et Patin ; je ne doute pas, qu’il s’en trouve plusieurs dans les cabinets considérables de Venise et autres de l’Italie. Monsieur le Docteur Bon (auquel je vous supplie de faire mes compliments, et que je suis fort fâché que ma maladie m’ait empêché de correspondre avec lui) pourra le mieux dire, où il s’en trouve. Ne manquez pas de voir les cabinets de Ruzini, Cornara, Capello, Godesinida ( ?). Et faites moi la grâce de quelque information sur eux. Il y a aussi des curieux à Padoue, et on m’a dit qu’il y a une suite d’or considérable chez un gentilhomme nommé Torta. Mr Galand m’a écrit de Paris, et il veut soutenir la cause de Mr Beger, en faisant d’un bât de chameaux une couronne, et il est encore plus ridicule, car il dit, que la figure à genoux auprès du chameau dans la première médaille de la famille Aemilia est une victoire ; on ne l’a jamais vue à genoux pour demander très humblement pardon d’avoir battu et offensé ses ennemis. Je vous supplie de m’informer du sentiment sur cela des Italiens, car cette médaille est fort commune, et entre les mains de tout le monde : ainsi si une grande quantité ne montrent qu’un bât sur le chameau, pourquoi croire une seule, où très peu, qu’il y a une couronne royale, et quoique cela semble être, il m 'est plus vraisemblable que les graveurs ont figuré les bâts différemment, chacun suivant son imagination, ou que les bâts étaient en effet différents pour porter ou hommes et plusieurs sortes de ballots et marchandises. Cela me fait souvenir de la coutume des bouchers à Paris, lesquels ont une certaine manière à mettre sur un cheval avec plusieurs crochets ou pointes pour pendre à chacun un mouton, et s’il n’y a point de moutons, ces pointes de la machine semblent aussi une corona radiata, si on gravait un cheval avec une semblable machine sur une médaille ; ainsi un sublime Dulodorus (nb : le nom d’un des personnages fictifs de Beger) s’y tromperait aussi facilement dans ses arrêts, qu’il prononce quasi avec quelque commandement. Revenons aux médailles d’or, à Padoue, chez le Signor Torta, desquelles je serais bien aise d’avoir information particulière, car on m’a dit, qu’il y avait des choses singulières, entre autres : Agrippa cum corona rostrata ; Antonius cum Cleopatra ; Elagablus cum Julia Aquileia, et sembables. Ainsi je vous supplie très humblement de tâcher d’avoir un catalogue de ce cabinet, et savoir si on le voudrait vendre, et combien on les estime. Et en cas qu’il y ait apparence de traiter avec ce gentihomme, quelles précaution et sûreté on pourrait prendre pour la réalité et véritable antiquité desdites médailles pour n’être pas trompé par des fausses ou moulées. Pour de côté on offre le paiement, et donner toutes les assurances nécessaires à Venise avec toute satisfaction raisonnable, mais on désire réciproquement une entière sûreté comme de raison. Je vous demande mille pardons de la hardiesse que je prends de vous prier pour tant de peines dans une semblable commission, et n’aurais pas osé le faire sans la confiance que j’ai en votre bonté et générosité, et ferez en cela ce que vous jugerez vous-même être bon et nécessaire. Surtout il faudra prendre garde que rien ne soit distrait, et tout demeure ensemble. J’espère que vous me ferez cette grâce car je serais bien aise de perfectionner la suite d’or de mon illustre seigneur et maître. Si vous arrivez à Florence, je vous supplie de saluer de ma part Mr Bianchi lequel a en sa garde les médailles du Grand Duc de Toscane, et demandez le s’il n’a pas encore deux lettres de moi, et que je le supplie de me faire savoir s’il y a encore des médailles d’or à laisser ou vendre chez lui, et qu’il ait la bonté de m’envoyer les colles ou dessins des médailles consulaires, qui se trouvent sous sa conduite. Je les publierai avec son choix, et j’espère qu’il se souviendra que j’ai aussi fait pour son service tout ce que j’ai pu à Versailles, pendant le temps que j’ai eu l’honneur de l’y voir. J’entends des médailles consulaires, qui ne sont pas dans Patin, ou fort particulières. Excusez de ce que je vous entretiens si longtemps. Et quand vous reviendrez en Angleterre, ayez la bonté de continuer la correspondance avec moi, et si vous pouvez faire avoir des médailles, monnaies ou écus d’Angleterre pour le cabinet de Mr le Comte, je vous en serai très obligé, et vous satisferai régulièrement, en vous servant réciproquement en tout cequ’il vous plaira me faire l’honneur de commander. Mes respects et compliments à votre bonne compagnie. Je vous souhaite un heureux voyage, bon retour, et tout ce que vous pouvez désirer vous-même, et à moi que je vous puisse montrer dans quelque occasion avec quel désir, je m’efforcerai d’être, Monsieur le Chevalier, votre très humble et très obéissant serviteur. A. Morell » (Paris, BnF, Manuscrits, Nouvelles acquisitions latines 389 : Correspondance numismatique d’André Morell d’Arnstatt, pendant les années 1702-1703, p. 3-9 [en ligne sur Gallica] ; Callataÿ 2015, p. 303-305; Burnett 2020b, pp. 1012, 1593-4).  
-Lettre du 4 avril 1702 (d’Ambach) :« Monsieur, J’ai reçu la vôtre du 17 mars avec la plus grande joie du monde ; mais j’y réponds dans une grande affliction causée par la triste nouvelle d’Angleterre, que je viens de lire. La description que vous faites du Dr Bon convient fort avec les conjectures que j’en avais auparavant ; mais laissons-là le bonhomme. Je m’étonne que vous n’ayez rien trouvé à Venise. Je sais pourtant qu’il y a des choses incomparables dans les cabinets de Morosini, Ruzzini, (S)oclerini et autres, à moins qu’il n’y sois arrivé un grand changement. Je viens de recevoir de Rome un envoi d’un certain Sr Francesco de Ficoroni que je ne connais pas, lequel travaille à un ouvrage sur les antiquités romaines. Il m’écrit de plusieurs belles médailles qu’il possède ; entre autres d’une médaille de la famille HORATIA ( ?) et non restituée par Trajan, comme Grotius l’a publiée. Je vous prie de faire connaissance avec cet homme et de l’assurer de mes très humbles services. Il me semble que j’ai encore beaucoup de choses à vous dire mais je ne saurais m’en souvenir ; tout ce que je souhaite est de pouvoir vous envoyer mon cœur afin que vous y puissiez lire avec quel respect de passion je suis, Monsieur, votre très humble et très obéissant serviteur, A. Morell » (Paris, BnF, Manuscrits, Nouvelles acquisitions latines 389 : Correspondance numismatique d’André Morell d’Arnstatt, pendant les années 1702-1703, p. 22 [en ligne sur Gallica] ; Callataÿ 2015, p. 306).  +
-Sans date : « Monsieur le Chevalier, J’espère que vous aurez reçu les lettres, que j’ai envoyées pour répondre à celles que vous avez eu la bonté de m’écrire. J’ai reçu une lettre de Mr Ficoroni, où il promet de m’envoyer quelques dessins des médailles consulaires; ainsi je les attends avec impatience, et je ne lui répondrai pas jusque-là, mais je vous supplie de l’assurer de mes très humbles services, si vous êtes encore à Rome. Puisque vous buvez souvent ma santé un caffé, je vous ferai raison en bière, que je trouve meilleure dans la profonde constitution de ma santé, car le temps est passé d’aimer mieux un verre de limonade à la glace, nam olim (?), et quand on devient vieux, on est soi- même comme une glace. Je n’ai pu répondre à l’obligeante lettre et dissertation de Mr Jo. Bapt. Marinella, parce que je ne sais pas ses titres et qualités, hormis que je vois clairement, qu’il est un homme savant et d’une grande érudition. Ainsi je ne puis faire autre chose que de vous supplier de lui faire mes très humbles remerciements. Pour ce qui est des deux médailles, dont il m’a envoyé les dessins, elles n’ont rien de considérable, sinon que la première de la famille ACILIA est sans doute antique, mais par une bévue des monétaires on y a ajouté un coin ou tête de la famille Tituria. J’ai vu beaucoup de semblables exemples ou médailles, comme j’en dis un mot dans ma lettre consulaire, ainsi on ne saurait prouver autre mystère par de semblables médailles. Outre cela il faudra qu’on prenne garde si cette médaille est fourrée, ou subaerata, en ce cas elle aurait été faite par un faux monnayeur de ce temps-là, car ils en faisaient de semblables médailles avec différents revers, pour mieux couvrir la fausseté et tromper le peuple. Quant à l’autre de la famille Aemilia, elle est assurément fausse et d’un coin moderne, et si cela était possible, je n’en demanderais autre juge que le défunt et éminentissime Cardinal Maximi, lequel sans doute ne l’a pas crue antique et vendable. Je suis fort obligé au Cardinal de Noris pour la bonté qu’il confesse envers moi. Il y a fort peu de Catholiques qui aient plus de respect et d’estime pour un si grand homme que moi, nonobstant la diversité de religion, cependant je l’estimerais plus heureux, s’il était encore dans sa cellule, d’où on l’a fait sortir pour le mettre dans des grands honneurs devant le monde, qui privent un véritable religieux des bons moments pour servir Dieu. Monseigneur le Comte de Schwartzbourg vous salue et prie instamment de faire votre possible pour acheter la médaille d’or d’Agrippa Rostratus, et vous n’aurez qu’à dire où l’on vous doit faire tenir et envoyer les dix pistoles, et pour l’envoyer ici, on vous en laissera le soin, et peut-être repasserez vous par l’Allemagne. Je voudrais que vous fussiez déjà à Naples, pour y voir le Comte de Pembroke ou autre héros anglais après la délivrance de ce royaume; mais il est à craindre que vous ne puissiez si longtemps à Rome, puisque les vents ne sont plus si favorables depuis la mort du roi Guillaume, auquel tous les honnêtes gens doivent songer les larmes aux yeux et pleurer sa mort. Je ne m’étonne pas que l’ambassadeur vous ait refusé un passeport à cause de votre religion, puisque des gens, qui n’en ont point, doivent avoir de la honte de voir et faire voir ces gens, qui sont imbus de la véritable religion. Je vous félicite sur votre acquisition d’un Pescennius Niger, et je prends cela pour un bon augure, puisqu’il a pour revers FORTVNAE REDVCI, et je souhaite que le revers vous soit véritable jusqu’à Londres en bonne santé et un parfait contentement. J’ai reçu plusieurs lettres de Monseigneur le Prince de Ligne, et il m’a envoyé des dessins de médailles consulaires, parmi lesquels il y en a plusieurs suspects, sur quoi je lui écris naïvement. Entre autres il m’a envoyé une dissertation sur le médaillon de Tibère, et comme les difficultés ne sont pas encore levées, j’ai fait copier le tout, et vous l’envoie pour que vous ayez la bonté de demander les sentiments des savants de Rome et autres lieux où vous passerez. De nummo maximi moduli ex Museo Corrari sequentia So( ?) Doctor J. C. Bon Cretensis. Nummus Tiberii rarissimus, in quo eminet epigraphe : TIBERIVS CAESAR DIVI AUGVSTI Filius Augustus Imp. VIII. Cos. III. Ab alia vero parte fides Mercurius in rupe montis, dextra cudurinum( ?), in area vero nummi C. F. I. leguntur. Sequuntur dein alia verba : Permissa Publii » (Paris, BnF, Manuscrits, Nouvelles acquisitions latines 389 : Correspondance numismatique d’André Morell d’ Arnstatt, pendant les années 1702-1703, p. 94-103 [en ligne sur Gallica] ; Callataÿ 309-310).  
-Lettre du 24 mai 1702 (d’Arnstatt) : « Un catholique romain ne saurait avoir plus de joie de quelque bonne nouvelle du Pape, que j’ai reçu par l’agréable vôtre datée le 22 avril à Rome. Et si vous ne gagnez pas les indulgences, je vous souhaite un infiniment meilleur bien, savoir la protection divine, et tout le bonheur que vous pouvez souhaiter vous-même. Je vous remercie très humblement, et Monseigneur le Comte de Swartsbourg m’a chargé devous faire ses salutations, et qu’il vous est fort obligé pour la peine, que vous avez bien voulu avoir touchant les médailles d’or du Signor Torta. J’en écris un mot au Prince de Ligne pour tâcher de débrouiller la cervelle bizarre de ce curieux, afin qu’il se puisse résoudre à une vente raisonnable. Le Signor Magnavacca est un fort honnête homme, et j’ai eu correspondance avec lui, pendant que j’étais à Paris, mais pour le Signor Abbate Ammonio, je n’ai pas l’honneur de le connaître, et quand vous aurez une semblable occasion, je vous supplie d’assurer tous les honnêtes gens que je suis leur très humble serviteur. Je ne sais si ma lettre des consulaires mérite d’être envoyée par la poste. Puisque vous le souhaitez, j’en ai envoyé quinze exemplaires à Nuremberg, pour les envoyer par quelque bonne occasion à Venise, afin que vous puissiez ordonner ce que l’on en doit faire. Si le temps l’avait permis, je vous aurais envoyé quelque eclaircissements et additions pour la faire imprimer à Rome, et si le Sig. Francesco Ficoroni le voulut faire, vous n’aurez qu’à me commander et dire la manière de ce que vous souhaitez et pouvez. J’espère que ledit Sig. Ficoroni aura reçu cependant quelques observations sur deux de ses lettres, qu’il a écrit à Ulm à Monsieur Baldinger. Je vous supplie de l’assurer de mon grand estime, et de mes très humbles services. Je ne sais qui était Pietro Rosini, et peut-être avez-vous voulu écrire Pietro Santo Bartolo, de la mort duquel je serais bien fâché, car c’est un excellent homme auquel lepublic a de grandes obligations. Je serais bien aise d’apprendre si je suis encore dans les bonnes grâces du Cardinal Noris, lequel à mon avis a une plus grande infaillibilité pour la science des médailles, qu’il n’aurait eu, étant devenu chef de l’Eglise catholique suivant le grand mérite de sa personne. Informez-moi au plus tôt de ce que vous avez trouvé à Naples, car on m’a assuré, qu’il y a des choses incomparables. Je vous félicite sur vos belles acquisitions et si vous trouvez quelques belles et rares médailles d’or, je vous supplie d’en accommoder la suite de Monseigneur le Comte, qui vous en aura une obligation infinie, et vous fait assurer d’une entière satisfaction avec remerciement. Je ne m’étonne pas que Begerus est méprisé en Italie, car il est de même autre part, puisque dans ses ouvrages après qu’on a eu la peine de lire les folies d’Archaeophilus, on trouve quelquefois que les superbes décisions de Dulodorus sont d’une même étoffe. Monsieur le Prince de Ligne m’écrit que vous avez acquis un quinaire d’argent de la famille CONSIDIA ; je vous supplie de m’en envoyer le dessin, et si vous voulez vous en défaire, que ce soit pour le cabinet d’ici. Informez-vous d’un certain Lucas, duquel on a pu autrefois acheter de très belles médailles, et si le R. P. Minio est mort. Ne manquez pas de voir les médailles de Carpegna, Ottoboni, et d’autres. Si vous venez à Florence, faites mes révérences à Mr Bianchi, et je le prie de me communiquer des médailles consulaires nouvelles, et s’il y avait une quantité de médailles d’or à vendre, de m’envoyer le catalogue. Assurez aussi de mes très humbles respects Mr Magliabecchi. Enfin je vous souhaite tout le bonheur dans votre voyage, suis et serai pour toute ma vie, Monsieur, votre très humble et très obéissant serviteur, A Morell. P.S. Monsieur Leibniz se porte bien, et j’ai reçu une lettre de lui la semaine passée. Si vous n’êtes pas trop amoureux de votre Licinia Eudoxia, permettez qu’elle vienne à Arnstatt pour satisfaire à l’amour et curiosité d’un amant" (Paris, BnF, Manuscrits, Nouvelles acquisitions latines 389 : Correspondance numismatique d’André Morell d’Arnstatt, pendant les années 1702-1703, p. 72-75 [en ligne sur Gallica] ; Callataÿ 2015, p. 308-309).  
-Lettre du 20 sept. 1702: « J’avais resolu de r’envoyer les médailles à Monseigneur le Prince de Ligne, mais j’attendray jusques à ce que nous les puissions considerer ensemble. … Je vous remercie très humblement de la peine touchant l’Agrippa d’or chez M. Ficoroni, mais je trouve un peu estrange, que cet homme ne tient pas sa parole, mais en veut avoir d’avantage ; il est aussi dans le Cabinet du Signor Torta a Padoue, … afin que vous ayez plus de courage de venir ici, je vous advertis, que nous avons reçu depuis votre présence 156 belles médailles impériales d’or de Paris du Cabinet de feu Monsieur le Marquis de Seignelay » (Londres, British Library, Add. Ms. 4277 [Thoresby Papers, vol. IV], f° 12r et v3; voir Spier & Kagan 2000, p. 51-52 ; Callataÿ 2015, p. 313, II.11).  +
-Lettre du 4 avril 1702 (d’Arnstadt) : « Monseigneur, Je ne sais comment je pourrai reconnaître toutes les obligations dont Monsieur le Chevalier Fontaine m’a chargé par tous les effets d’une généreuse amitié, dont une âme est capable, et que je n’ai point mérité envers lui ; car les petits services que j’ai tâché de lui rendre ne sont que la moindre partie de mon devoir. La connaissance de votre Altesse, qu’il m’a procurée, me réjouit infiniment, mais je ne sais si j’y pourrai répondre d’une manière satisfaisante. Cependant votre Altesse m’offre sa bienveillance d’une manière si généreuse que j’ai lieu d’espérer le pardon nécessaire, si contre ma volonté j’oubliais en quelque façon à rendre mes très humbles services, et que je ne témoigne pas assez de soumissions. Pour venir à la lettre de votre altesse, elle commence par un grand tort, qu’elle me fait en m’appelant l’homme du monde le plus savant car je ne le suis pas, ni prétend de l’être, et il n’y a en moi qu’une sincère volonté d’apprendre, et de chercher la vérité sans remplir ma tête d’imaginations inutiles. Je suis ravi que V. A. trouve bon ce que j’ai dit de la première médaille de la famille AEMILIA. Et je crois que tous les rois seraient de même, si on leur mettait sur la tête la couronne que le fameux Begerus croit être sur le dos du chameau. Pour la quatrième médaille de la même famille, feu Mr Patin l’a prise de Tristan. Mais il se peut bien faire qu’il en ait fait d’autres lui-même, suivant sa coutume. Quant à celle de la famille HORATIA, je dirai encore une autre particularité à V. A. Il y avait autrefois à Rome un certain Cherchemont qui étoit correspondant de Patin, & après avoir fait un coin moderne de la famille Horatia, Patin montra à Paris une lettre écrite par ledit Cherchemont dans laquelle il lui mande avoir trouvé miraculeusement cette rare médaille, avec offre de la vendre pour une somme considérable. Là dessus Mr. le Président de Lamoignon, Mons. Seguin, et Mr. Carcavi, s’accordèrent ensemble d’en donner trente louis d’or, et quand elle serait venue à Paris, qu’ils en jouissent ensemble pour la possession. A la fin après plusieurs difficultés la médaille arriva, mais la fourberie fut découverte aussitôt, le nez de Mr. Patin s’allongea d’un pied. Lequel étant venu à Rome s’empara du coin et y fit ajouter une petite tête pour montrer de la distinction, et ensuite S.A. de Parme eut le malheur d’en donner cinquante pistoles. Je sais encore plusieurs semblables histoires. Mais je souhaite au pauvre Patin, ab resquiat in pace. Je serais bien aise de savoir où se trouve que M. Aalvina ( ?) se soit servi pour la devise de son cachet de ce que nous montre la médaille de la XIe table. J’envoie ci-joint les types, que V. A. puisse voir si je les ai bien fait graver, et la petite aigle derrière M. Antoine marque que la médaille appartenait autrefois au Duc de Mantoue. Que dit V. A. de l’origine de la famille AVFIDIA, que j’ai rapporté in mea epistola consulari ? Je ne saurais rien trouver de la famille MITREIA. Mais comme ce n’était qu’un maître d’école, je ne crois pas que le bonhomme ait fait d’autre bruit dans le monde que de faire entrer la sapience aux écoliers par le derrière. Pour la famille BESSIA, la médaille est assurément de Caligula, et Vaillant en est convenu lui-même après avoir été si ridicule de l’attribuer à Auguste et Caligula, et corriger à cette occasion Patin. J’ai vu un petit traité fait en Italie, où l’auteur prouve qu’Auguste n’est point né sous le capricorne, et je n’ai pu jamais l’acheter. L’époque de Bithynie est bien trouvée et V. A. m’obligerait beaucoup si elle me voulait envoyer le type en colle de poisson de la médaille cum libitis : ΑΠΑΜΕΩΝ ΜΥΡΑΙΩΝ ab alia parte αγρα: ΕΠΙ ΓΑΙΟΥ ΟΥΙΒΙΟΥ ΠΑΝΣΑ ΕΛΕ anno 236. Sur celle où il y a ΝΙΚΟΜΗΔΩΝ. Je ne crois pas, que ce soit la tête de Jupiter, mais d’un Bacchus barbu. L’autre avec la tête de Jules César est distinctement dans le cabinet du roi de France à Versailles. Voici comme j’ai fait gravé la 3e médaille de la famille SEMPRONIA, et il en faudra attendre de plus nettes nouvelles. Le petit chien sur les médailles de la famille ANTESTIA n’a pas encore assez abboyé pour se faire connaître. Mais comme il ne se trouve que sur les médailles, qui ont au lieu des prénoms un E. et que Canis a été un cognomen dans d’autres familles, il se pourrait bien faire, que cela ait été praenomen alicuius Antestii, et qu’au lieu de CAIVS ANTESTIUS, il s’appellait CANIS ANTESTIVS. Mais ce n’est que ma pauvre conjecture, que je soumets à la décision de V. A. et autres très habiles connaisseurs avec prière de ne me déclarer pas hérétique pour cela. Pour l’inscription de LVCIVS OVIDIVS, j’en ai touché un mot à Mr le Dr J. qui la possède. Et comme il aura soin d’envoyer la présente à Venise, peut-être se donnera-t-il l’honneur d’en ( ?), et j’assure qu’il est x. Voilà à peu près tous les articles répondus, ce que j’ai fait avec un grand plaisir, voyant qu’un si grand prince ait fait un si grand honneur aux médailles à s’étudier et à les connaître parfaitement. En sorte qu’il se trouve peu de savants dans l’Europe, qui en puissent dire autant, et je possède le même plaisir auprès de Monseigneur le Comte de Schwartzbourg, que j’ai l’honneur de servir, ce qui me fait une grande joie en mon travail et pauvre état de ma santé. J’aurais encore beaucoup de choses à dire, mais je n’ose pas le faire de peur d’être importun à V. A. Cependant si elle me veut faire la grâce d’une réponse, et m’accorder plus de liberté, je m’en servirai avec toute la soumission et respect dûs à un Prince, qui est sorti d’une famille si véritable pépinière des grands hommes et héros, auquel je souhaite d’être toute ma vie, de votre Altesse, Monseigneur, le très humble et très obéissant serviteur. A. Morell » (Paris, BnF, Manuscrits, Nouvelles acquisitions latines 389 : Correspondance numismatique d’André Morell d’Arnstatt, pendant les années 1702-1703, p. 31-36 [en ligne sur Gallica] ; Callataÿ 2015, p. 312, II.5).