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E
Lettre du 1 juin 1574 (de Bologne): “Ho caro, che sua Altezza abbia detto a V. S. del Priapo, e medaglie, che le ho mandate; piaccia a Dio, che vi sia qualche cosa di suo gusto. Non può essere, che non si faccia ora un qualche bel conio di medaglie di sua Altezza. Se così sarà, di grazia V. S. mene faccia aver una, che subito gli rimetterò i danari. Rallegromi con V. S. dell’acquisto delle 50. medaglie d’argento, poichè così da qui innanzi, se mene darà alle mani qualcheduna bella, io gliela manderò. Fra dieci dì alla più lunga mi partirò, e voglio portare le medaglie d’argento meco, che mi donò sua Altezza e mostrarle al duca di Ferrara, se ci sarà, che quà si dice, che sia per andare a Milano dal signor don Giovanni. Intanto V. S. stia sana, che ‘l Signore Iddio glielo conceda, e degnisi amarmi, e comandarmi, che con tutto il cuore me gli offero, e gli bacio le mani. Di Bologna il primo di Gugno 1574” (Bottari 1759 vol. 3, p. 186, lettre CXVIII).  +
Lettre du 3 juillet 1574 (de Venise): Basso cherche des antiquités pour le Grand Duc; il a acheté "uno Balbino con il congiario, il quale già vendei a M. Jeronimo Padoano otto scudi d’oro, ed egli quì avendolo dato via con il resto delle medaglie, l’ho racquistato per poco più; e appresso le mando un medaglino bellissimo di M. Aurelio, che mi costa tre scudi" (Bottari 1759, p. 187, lettre CXIX; voir Missere Fontana 1995, p. 181, note 99, p. 191, note 167).  +
Lettre du 24 juillet 1574 (de Venise): "Per il procaccio passato io le mandai tre medaglie di bronzo, acciocchè V. S. si contentasse farle vedere a sua Altezza nel modo, ch’io le scrissi, ed ora gliene mando un’altra di Omero medaglia rarissima. E sebbene mi ricordo di averne veduta una a sua Altezza, essendo questa di tanta beltà, quanta ch’è, non ho voluto restare d’inviargliela, acciocchè si degni mostrargliela, e dargliela, se sarà in soddisfazione sua. Ella sta a me in scudi venti, e di tanto mi contento, e di tutto quello, che a sua Altezza piacerà, purchè danari non mi mandi. […] Di Venezia alli 24. di Luglio 1574" (Bottari 1759 vol. 3, p. 188-189, lettre CXX; voir Missere Fontana 1995, p. 181, note 99).  +
Lettre du 14 août 1574 (de Venise): "Mandai a sua Altezza un medaglione di Comodo, mio, ed alcune lascivie di Tiberio, che sono d’altri, siccome scrissi a sua Altezza, la quale averà avuto il tutto, e n’aspetto novelle per rispetto del Calistano, del quale sono dette lascivie. Credo di trattenermi ancor qui per tutto questo mese, e poi piacendo a Dio ritornerò a casa. […]. Di Venezia alli 14. di Agosto 1574" (Bottari 1759 vol. 3, p. 189, lettre CXXI; voir Missere Fontana 1995, p. 181, note 99).  +
Lettre du 8 janvier 1575 (de Bologne): "Credo di mandar oggi per il primo procaccio una scatolina a S. Altezza con alcune medaglie, e sto aspettando un medaglione d’Adriano raro, per proporlo a sua Altezza in ricompensa delle quattordici medaglie d’argento, che le piacque mandarmi […]. Di Bologna alli 8. di Gennaro 1575" (Bottari 1759 vol. 3, p. 190, lettre CXXII).  +
Lettre du 10 octobre 1575 (de Bologne): "Io ho ricevuto li quadri ben condizionati, e tutte le medaglie, che V. S. mi ha rimesse; ma per essere io stato in villa non gliene ho data nuova prima d'ora. Io mi poneva ad ordine per andare a Venezia, e a Padova, dovechè sperava d'acquistar qualcosa di buono per sua Altezza e per V. S. Ma li romori della peste mene lavano l'animo, e mi risolvo di starmene per ora così. Intendo da Roma, che 'l Galgano col favore del signor Paolo Giordano è per venir costì colle sue medaglie, fralle quali ce ne sono delle molto belle; nondimeno non avrà a far con morti. Averei ben caro d'intendere poi, se però verrà, il seguito. Intanto V. S. si degni amarmi, e comandarmi, che con tutto il cuore me gli offero, e raccomando baciandole le mani. Di Bologna alli 10. di Ottobre 1575" (Bottari 1759 vol. 3, p. 190, lettre CXXIII).  +
Lettre du 20 août 1577 (de Bologne): "Io mando a V. S. molto illustre per questo procaccio un non so che di bronzo antico, che mi è venuto alle mani due dì sono, che potrebbe servire per il suo camerino, e perchè a me non costa nulla, qual’egli si sia V. S. mi farà grazia d’accettarlo in dono da me. Già alcuni dì, siccome scrissi a V. S. mandai a sua serenissima Altezza una medaglia di Pertinace, della quale non ho mai inteso cosa alcuna. Averei caro sapere, ch’ella sia capitata bene, e se V. S. l’ha veduta, e che ne dice sua serenissima Altezza. Nè avendo, ch’altro me le dire, che offerimele di tutto cuore siccome faccio, pregandola a comandarmi, farò fine baciandole le mani. Di Bologna alli 20. di Agosto 1577" (Bottari 1759 vol. 3, p. 192, lettre CXXV).  +
Lettre du 13 février 1579 (de Bologne): "E perchè non voglio, che questa mia salutazione sia vota d’antichità, io l’ho accompagnata con quattro medaglie, due delle quali sono mie, e sono il Probo con l’allocuzione, e il Gordiano Terzo Greco con esso a cavallo. L’altre due non sono mie, ma del conte Gieronimo Canossa, e ne vuole d’ambedue scudi trenta d’oro, nè le vuole separare l’una dall’altra. L’Adriano era del Maffeo a Roma. Delle due mie mi contenterò per ultimo di scudi sei d’oro per ciascuna. Io gliele mando, perchè potrebbono servire per sua serenissima Altezza, alla quale devotamente m’inchino. Spero poi nel passarmene questa quadragesima costì per Roma portarle qualchecosa per lei, e per il gentiluomo suo amico, al quale molto mi raccomando" (Bottari 1759 vol. 3, p. 193, lettre CXXVII).  +
Lettre du 12 juillet 1580 (de Bologne): "Io mando a V. S. molto illustre con questa mia la medaglia del Pertinace, ch’io le scrissi, che se servirà al signor Giovanni Niccolini per il prezzo dettole, che è tutto quello, che si può fare, io l’averò caro; e quando non sia di sua soddisfazione, V. S. si contenterà d’ordinare, che mi sia rimandato quanto prima. Ho visto la lista delle medaglie, che mancano al detto signor Giovanni, le quali io gli provvederò con ogni avvantaggio suo. Del medaglione, ch’io mandai a sua Altezza serenissima, io ebbi li danari, ma dell’intaglio, io non ho inteso nulla. E perchè non mi pare, che sua Altezza abbia Marco Aurelio con il ponte sopra le barche, medaglia rarissima, io gliene mando una, che sarà con il Pertinace, che non questa le invio, affinchè V. S. si contenti di mostrargliela. Il prezzo risoluto, che così sempre voglio procedere, è di scudi venti d’oro, e se non servirà a sua Altezza o a V. S. si contenterà di farlami rimettere. Ho visto nella lista delle medaglie grandi, che mancano a V. S. esserci notato M. Aurelio e Commodo. Quest’ultimo io l’ho con il trionfo, e l’altro io l’ho con esso a cavallo, e quattro figure a' piedi con lettere Profectio, ambedue medaglie belle, e buone, se V. S. vuole, ch’io gliele mandi, lo farò subito al suo avviso; e quando non servissero a V. S. potrà dar ordine, come dell’altre, che mi sieno rimesse. Intanto V. S. stia sana, e contentisi di ternemi in sua buona grazia, che con tutto l’affetto del cuore me le offero, e bacio le mani. Di Bologna alli 12. di Luglio 1580" (Bottari 1759 vol. 3, p. 194, lettre CXXVIII).  +
Lettre du 19 juillet 1580 (de Bologne): "La medaglia del Commodo con il trionfo, e quella di M. Aurelio con Profectio saranno con la presente, avendomi scritto M. Paolo, ch’io le mandi a V. S. E perchè con lei non voglio guadagnare che la sua grazia, mi contento della prima di scudi tre d’oro in oro, e sette dell’altra, che veramente è il capitale, e quando che non fossero di sua soddisfazione, si contenterà di farmele rimettere secondo l’ordinario. Comechè sua Altezza sarà in Firenze, V. S. gli potrà mostrare la medaglia del M. Aurelio col ponte, siccome dice di voler fare. Intanto nostro Signore Iddio le doni ogni contento [...]” (Bottari 1759 vol. 3, p. 195, lettre CXXIX).  +
Lettre du 11 janvier 1581 (de Bologne): “Con occasione di salutare V. S. molto illustre, siccome veramente faccio con tutto l’affetto del mio cuore, le dirò, come ora mando a sua Altezza serenissima un cammeo datomi alle mani legato in oro con rubini e diamanti, come V. S. vedrà, e glielo mando con il prezzo risoluto, ed ultimo di scudi sessanta d’oro, e glielo scrivo. E perchè vorrei pur mandare ancora a V. S. qualche cosetta, e forse anco per il sig. Giovanni Niccolini, le mando con questa cinque medaglie di bronzo, una d’oro, e due d’argento, che vanno insieme, cioè queste due ultime, le quali saranno notate qui a basso con l’ultimo prezzo loro; se cosa alcuna sarà di soddisfazione di V. S. o del sig. Giovanni, al quale prego V. S. a mostrargliele, io l’averò caro; e se no, V. S. accettasse l’animo mio devotissimo sempre a compiacerla. Il Vello (Cesare Giulio Veli) ha alcune medagline piccole di bronzo, e sono belle. Mi ha pregato, ch’io ne scriva una parola a V. S. che contentandosene, le ne manderebbe qualcuna. Con che baciando le mani a V. S. e raccomandandomele farò fine. Di Bologna alli 11. Gennaro 1581. Ercole Basso. Vespesiano di bronzo con li figliuoli... sc. 4 Tito con il cavallo... sc. 5 ½ Didio Juliano bellissimo... sc. 5 Diadumeniano... sc. 5 Pertinace... sc. 3 Nerone d’oro... sc. 4 ½ Pupieno d’argento con PATRES SENATUS, e Balbino con CONCORDIA AUGG.... sc. 4 Di grazia V. S. mi favorisca di farmi sapere se il Barone Sprincistain si ritrovi costì" (Bottari 1759 vol. 3, p. 195-196, lettre CXXX; voir Missere Fontana 1995, p. 199, note 203).  +
Lettre du 5 janvier 1583 (de Bologne): “Quanto alle 3. medaglie d’oro di Galba, e le due Faustine, mi contento degli scudi dieci e mezzo d’oro, conforme a quanto mi scrive V. S. e parimente di due per le due posteriori d’argento; ma la medaglia Greca V. S. stia sopra di me, che con estremissima fatica l’ho potuta avere per scudi sei d’oro, e una medaglia mezzana d’Adriano con TELLUS STABILIS, che sebbene ella era frusta, valea pur almeno uno scudo. Ma V. S. sarà sempre di me, e delle cose mie ciò, che le piacerà, perchè sempre ne farà padrona. L’Augusto V. S. potrà commettere, che mi sia rimandato; con che baciandole le mani umilmente, e raccomandandomele, faccio fine. Di Bologna alli 5. Gennaro 1583" (Bottari 1759 vol. 3, p. 196-197, lettre CXXXI).  +
Lettre du 15 novembre 1583 (de Bologne): “Essendo io stato per la Lombardia da due mesi, sono ora ritornato a casa sano Dio laudato, e pieno di desiderio di servire V. S. molto illustre, siccome è debito mio di far sempre; ed affinchè ella mi abbia a favorire col comandarmi, io gli ho voluto significare questo arrivo mio con salutarla, come faccio con tutto l’affetto del cuore. E perchè mi è dato alle mani due medaglie d’argento, che forse le potrebbono servire, io gliele ho volute mandare, come faccio ora con la presente, e s’elle saranno di sua soddisfazione, se ne servirà, e se no, me le rimetterà a comodo suo. La Greca sarà di prezzo di scudi quattro, e l’Ostiliano di uno e mezzo. Mando ancora a sua Altezza una scatola con alcuni bronzi, e medaglie Greche, che V. S. vedrà, ch’è quanto ho potuto buscare in quelle parti. Intanto V. S. si degni amarmi al solito, e comandarmi, che con tutto il cuore me le offerisco, e basciole le mani. Di Bologna alli 15. Novembre 1583" (Bottari 1759 vol. 3, p. 199, lettre CXXXIV).  +
-Lettre du 2 août 1536 (de Rome) : « Osservandissima essendo capitata qui una medaglia molto antiqua d’Aristotile non più vista ne sono state fatte molto di geztto e quella similitudine et anco di conio et havendo usato io diligentia d’averne una per mandar a V.E. finalmente m’è capitata questa alle mani che le mando qui inclusa acciò che non potendo haver la propria almeno si habbia un ache le mostra qual fosse il volto di quel divino homo et certo se mai fu fatto roverso alcuno chel fusse proprio et accordato alla testa questo della Dea di natura e propositissimo havendo Aristotile così ben ragionato de lei che par l’habbia penetrata sin nelle midolle » (Lawrence 1996, p. 26, note 10).  +
Discorso di M. Sebastiano Erizzo sopra le medaglie antiche. In Venetia, nella bottega valgrisiana, 1559. Exemplaire de M. Tristan, chargé de quelques notes manuscrites (Van Damme 1807, p. 55, n° 333).  +
-Lettre du 29 mai 1751 (de Milan) : “Caso che fosse ancora a tempo la supplico unire gl’antedetti libri il Vaillant De nummis coloniarum et municipium, del quale costì vi si trova.” (Firenze, Biblioteca Marucelliana, BVII, 17, f° 70r – online).  +
-Lettre du 2 juin 1751 (de Milan): “Spero, che nel tempo mi trasmetterà la continuazione delle sue Simbole, e l’opera De Nummis coloniarurm et municipium di Vaillant, mi compiegherà una nota del loro costo, per poterne subito rimborsarla.” (Firenze, Biblioteca Marucelliana, BVII, 17, f° 71r – online).  +
-Lettre du 24 juillet 1751 (de Milan): “E troppo tenue questa somma per mandargliene il rimborso con una cambiale; aspetterò pertanto l’arrivo delle opere De colonjis, et municipiis di Vaillant, che si compiace farmi venire da Roma, per sodisfare al tutto insieme. E se mai mi riescisse di fare prendere a qualche amico il suo Tesoro Astrifero, o qualche altro suo libro, ne unirò l’importo alla predetta somma. Le medaglie pubblicate nelle dette Simbole fanno un effetto a mio riguardo tutto contrario a quello suppone V.S. Ill.ma, mentre molto lontano d’animarmi alla publicazione del mio catalogo delle medaglie, mi confermano sempre più nella primiera idea di non dare alla luce insieme con esso le mie debolezze. Il genio per questo nobil studio non è accompagnato in me di quel fondo d’erudizioni, che è necessario a chi comparisce con [c. 76v] le sue scritta in pubblico, e affinchè V.S. Ill.ma conosca sempre più chiaramente la sincerità delle mie espressioni, basta consideri, che subbito ebbi finito il corso delli miei studij, comminciai a battere la carriera in cui mi trovo, e siccome la medesima m’impegnò a continovi viaggi, non fummi permesso di fare altro che vani voti per quelle Scienze, che senza veglie continovate, ed un assiduo comercio con antichi Scrittori aquistar non si possano. E’ vero, questi istessi viaggi moltiplicarono in mio vantaggio le occasioni d’aquistarmi non pocche antiquità, fra le quali med.mamente si trovavano alcuni pezzi pellegrini e rari, ma mancarmi, oltre le forze anche il necessario per eruditamente illustrarli. Si richiede una fiorita libreria, per rinforzare ogni congietura con qualche passo d’antico irreprovabil Scrittore: li pocchi libbri che possiedo a ciò non bastano, e di provedersene un numero maggiore era troppo incomodo per chi si trova in continovo pellegrinaggio: Io so, vi sono anche in Milano delle sontuose Librerie destinate al pubblico uso, ma siccome dalli recinti delle medesime non è permesso di sortirne, e che le occupazioni del mio impiego non mi concedono di passare delle ore in essi, non trovo il modo di cavarne il minimo [c. 77r] frutto” (Firenze, Biblioteca Marucelliana, BVII, 17, f° 76r-77v – online).  
-Lettre du 4 août 1751 (de Milan): “Del primo mi riservo compire al mio obligo, quando le mie più premurose occupazioni mi lascierano il tempo d’eseguirlo: nulla però non saprei procrastinare di dirle che Ella attribuisce un differente rovescio alla mia medaglia, che suppongo insignita col volto d’Atia. mentre non già la figura coll’arco rappresentante a mio credere la Pannoia, ma bensì la testa di Giulio Cesare ne occupa l’altro campo. e la sudetta figura armata appartiene ad un’altra medaglia, come meglio osserverà se vorrà prendersi l’incomodo di riguardare le delineazioni mandatele, e segnate n.o 1. e 2. Non dubito. che in breve riceverà V.S. Ill.ma la risposta di Roma toccante il Vaillant de colonjis. et municipiis, fra tanto ardirei supplicarla di mandarmi le Cenot. Pisan. di Noris, e l’opera, o sia la continovazione del Thesauro Morelliano, di cui ho li primi dui Tomi continenti le medaglie delle Famiglie. Sarà mia cura di rimettergliene il prezzo con ogni [c.78v] puntualità.” (Firenze, Biblioteca Marucelliana, BVII, 17, f° 78r-79r – online).  +
-Lettre du 19 septembre 1751 (de Milan): “Giacche varie occupazioni mi hanno tenuto impedito di pria rispondere alle umanissime sue carte de’ 31 Ag. ° e 21 del finente mese, corrente, procurerò al presente di soddisfare a tale preciso mio debito, rendo perciò distinte grazie a V.S. Ill.ma de incomodo presosi per procurarmi il Vaillant De colonjis, che potrà, arrivati che sarano li mancanti due fogli, consegnare al primo corriere di Milano che di ritorno di Roma costì passerà, mentre senza difficoltà alcuna se ne caricarà. Accrescerebbe le mie obbligazioni, se volesse compiegarvi il Cenot. Pisani. dell’Em.o Noris, e la supplico d’avisarmi nel tempo istesso del prezzo dell’uno, e dell’altro, affine possa immediatamente rimborsarglielo.” (Firenze, Biblioteca Marucelliana, BVII, 17, f° 82r-83v – online).  +