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Lettre du 8 octobre 1722 (de Prato San Lucia): “Non posso poi dirgli quanto io abbia gradito l’Indice delle Opere migliori intorno a Medaglie, ed Inscrizioni, e la prego a ringraziarne in mio nome il Sig. Bianchi, e pregarlo giacché ha fatto tanto a dirle, qual sia, e di qual luogo, e di qual anno l’ultima edizione del Grevio, [c. 520r] essendo io in trattato per provvederne la nostra nuova pubblica Libreria.” (Firenze, Biblioteca Marucelliana, BVII 7, f° 519r-520r – online).  +
Lettre du 16 mai 1724 (de Prato San Lucia): “Ho già fermato il copista de’ [...] antichi, ed al mio ritorno in Città che spero sarà questa sera, ne solleciterò la copia. Il carattere di tutti è bellissimo, e ben formato, e solamente in uno è osservabile la forma stravagante dell’idoletto. In questo punto mi capitano alle mani alcune medaglie antiche trovate da questi miei contadini nel fare una fossa, ma non ci vedo rarità; ed una solamente è ben conservata e colla lente spero di rinvenirne le parole.” (Firenze, Biblioteca Marucelliana, BVII 7, f° 540r-541r – online).  +
Lettre du 3 septembre 1725 (de Prato San Lucia): “Mi è venuto da Venizia il qui accluso saggio d’una grand’opera di Medaglie, che si stampa; ed io lo mando a V.S.. (Animo rehabendi) perché Ella lo veda, supponendo, che sia per vederlo volentieri. Tant’é noi siamo nel secolo della curiosità: E cavarsene almeno questo bene, che tante, e tante belle, e buone cose non si perderanno, come per l’addietro è seguito.” (Firenze, Biblioteca Marucelliana, BVII 7, f° 565r – online).  +
Lettre du 20 septembre 1725 (de Prato): “O che belle cosa sarebbe se il S. Abate Andreini, del quale io sono pur da tanti anni ossequioso Servitore, compisse l’opera del mio Rame riempiendone il vano con qualche raro idoletto, o Amuleto, e quanto più bella, se poi (debb’io dirla?) se mel donasse! A tale intercessione (qual’è V.S.) nulla si nega. Mi ritorni pure il Cammeo colle medaglie, e colle Prove della famosa Opera de’ Medaglioni del Museo [c. 566v] Pisano, de’ quali credo che sia per essere l’illustratore il Sig. Abate Recanati.” (Firenze, Biblioteca Marucelliana, BVII 7, f° 566r – online).  +
-Lettre du 9 août 1726 (de Prato): “Ecco a V.S. de’ nuovi acquisti pel Museo che fassi adulto: sei medaglie, e se io non erro, non punto dispregevoli. Si contenti di fare anche a queste per amor mio quelle carezze, che io l’ho pregata a fare a quell’altre anticaglie.” (Firenze, Biblioteca Marucelliana, BVII 7, f° 585r – online).  +
Lettre du 9 fév. 1679 (de Bologne) : se fie à l’expertise de Lodovico Borgolocchi Turroni et aux monnaies « approvate per legitime » (Bologne, Archivio di Stato, FMC, s. IV, b. 57/717, lettre 3 ; voir Missere Fontana 2001-2002, p. 222, note 91).  +
Lettre du 7 déc. 1688 (de Modène) : « Fu qui il Carrara (le Prince de Ligne) Astrologo e Antiquario » (Bologne, Archivio di Stato, FMC, s. IV, b. 57/717; voir Missere Fontana 2012, p. 247, note 46).  +
Lettre du 19 mai 1689 (de Reggio Emilia) : rend compte d’un avis de Cavazza sur une monnaie de Sabina Tranquillina, jugée fausse (Bologne, Archivio di Stato, FMC, s. IV, b. 57/717, lettre 32 ; voir Missere Fontana 2001-2002, p. 230, note 141).  +
Lettre du 24 fév. 1702 (de Reggio Emilia) : « Voi dite il sant’Evangelio che Paladino è un huomo doppio, del quale non puol fidarsi e da cui non si puol mai havere cosa che si desideri, se non con stento et a carissimo prezzo. Io […] hebbi certamente sospetto, anzi credenza, che le medaglie di bronzo mandate costà fussero false e non feci alcun fundamento sopra di loro », avec des exceptions comme « il Pupieno […], la testa del Pertinace con Laetitia, credendo poi, ch’il roverscio fosse rifatto. Il Severo col Rogo mi fu mantenuto da Paladino, colpatto di darmi l’equivalente d’ogni or ache più non mi piacesse ; si che ditemi appresso di poco il valore e state zitto, che capitando mi rifaro » (Bologne, Archivio di Stato, FMC, s. IV, b. 57/717; voir Missere Fontana 2012, p. 245, note 21).  +
Lettre du 17 mars 1702 (de Reggio Emilia) : demande d’expertise auprès de Magnavacca (Bologne, Archivio di Stato, FMC, s. IV, b. 57/717; voir Missere Fontana 2012, p. 245, note 22).  +
Lettre du 22 avr. 1702 (de Reggio Emilia) : évoque Lodovico Borgolocchi Turroni comme l’un des dilletanti les plus sincères et honnêtes ; se plaint de la fourberie du monde antiquaire, Paladino et surtout Angelo Antonio Livizzani : « Paladino poi non ha male, che non meriti peggio perché, se bene io lo tenivo per birbante, non avrei pero aspettata da lui una furberia cosi enorme, come la fatta col gentilissimo, cortesissimo e sincerissimo s.r. dott. Livizzani, ch’é degno d’esser venerato e corrisposto con tutta attenzione da ognuno « ; Cattaneo s’exclame qu’il y avait « materia da stomacarle gli Armellini di sant’Antonio. E purtroppo il vero che oggidi l’Antiquaria s’è ormai ridotta in una professione di birbanteria, furberia et inganni e s’io fossi a cominciare mi guarderei bene di farlo, non trovandosi più fra dilettanti la sincerità de’ nostri Borgolucchi, Lotti, Malvasia, etc., et fra’ venditori de’ nostri Tamburini, Bresciano et altri, fra’ quali tutti si camminava ne’ contratti con piena sicurezza, perché aggiustato il più et il meno, si viveva quieto et contento. In verità io non mi fido più di veruno fuorché di voi e percio sono se non affatto, poco men che svogliato. Voi pero ringraziate Iddio, che nel corrente discredito degl’Antiquarii, vi mantienne appresso tutti il concetto d’uomo d’onore » (Bologne, Archivio di Stato, FMC, s. IV, b. 57/717, lettre 66 ; voir Missere Fontana 2001-2002, p. 222, note 92 ; Missere Fontana 2012, p. 243, note 2, 246, note 25).  +
Lettre du 11 avr. 1704 (de Reggio Emilia) : « Francesco Bastignani disse qui l’altro giorno che Paladino era fuggito da Bologna per debiti et era anadato a Venetia, per non tomar più costà. Un altro poi dice non esser vero, si che saprei volontieri la verità » (Bologne, Archivio di Stato, FMC, s. IV, b. 57/717 ; voir Missere Fontana 2012, p. 246, note 29).  +
Lettre du 2 avril 1581 (de Rome): "Serenissimo Signore, Avendo io dato notizia al Cardinale dei Medici mio Signore, di alcune cose che mi paiono a proposito per Vostra Altezza Serenissima e chiaritosi per relazion d'altri e con gli occhi propri del vero, mi comanda le ne dia conto. Sappia dunque che Torquato Bembo ha condotte in Roma le belle reliquie di suo padre per farne esito, non essendo cose da lui, tra le quali sono medaglie, teste, pitture, libri etc. [...] Il Cardinale Farnese ne ha aute da 30 medaglie che li mancavano con una testa di Antino et altre cose per 600 scudi. Quel Petrarca scrittore è cosa troppo bella per Vostra Altezza e spero che il Signor Fulvio, per la convenienza di tal gioia col Principe toscano e per l'affezione che porta al Cardinale et a nome di Vostra Altezza, sia per compiacernela un giorno, et io che nel coro di San Giovanni Laterano li sto vicino, non resto d'infiamarcelo. Questo Signore, è di ramo, benché povero, di Casa Orsina, ma di tante belle lettere greche e latine e di costumi tali e maniere gentili adornato, che non solo al Cardinale Santo Angelo fu grato et è oggi a' Farnese in suppremo, ma al Papa che in congregazione de' cardinali se ne serve con sodisfazione. Ha uno studio di tal bellezza di libri, medaglie, pitture, scolture et altre cose elette, che Farnese suo padrone li ha volute dare 3000 scudi al presente e dopo la morte sua lo lasci erede di detto studio ma da Messer Pier Vettori e dello studio e di lui, potrà meglio aver notizia. Giudica il Cardinale che se questi venisse per un mese in Toscana, saria di gusto a Vostra Altezza e di servizio alle sue cose antiche, il che mi prometto io che farà sempre che le sia in piacere. [...]" (Firenze, Archivio di Stato, MP 746, c. 165; Barocchi - Gaeta Bertelà 1993, p. 191-192, n° 206).  +
-Lettre du 25 avril 1702 (de Rome) :« Clarissimo ac eruditissimo viro Andreae Morellio, Ioannes Baptista Marinella Armengol Felicitatem.Edidit Africa nostra, sed ex vetustatis latebris nova atque elegantia eruditionis monumenta (?) ac foras eduxit. Cognosces hoc, eruditissime Morelli, ex ectypis, quos hui approfici, praesertim in numolo Aemilii nuper reperto, cuius praestantia quanto commendabilis, ita excellnes apud studiosos habetur.Tu igitur qui studiis morifice faves, et omnis eruditionis segetem quam ( ?) calles ( ?) ingeni mei dissertationes, quos animi recreandi causa in his ( ?) cusi, suscipere ne designeris.Quod si in illis de illustrandam historiam familiarum Romanorun. Quam nunc sub calamo habes, aliqui boni cognoveris, uter illis velut munus summae eruditioni tuae clebitum. Sin minas, rejice, &( ?) Romanae antiquitatis arcanis doctissima Minervae Theae lumine praebe clantatem. Vale antiquitatis ( ?) et me tui amantissimum incipe amare. Dabam Romae XXV Aprilis MDCCII« (suite, p. 80, une « Numi genti Aciliae expositio », et, p. 81-84, une « Numi genti Aemiliae dissertatio ») (Paris, BnF, Manuscrits, Nouvelles acquisitions latines 389 : Correspondance numismatique d’André Morell d’ Arnstatt, pendant les années 1702-1703, p. 79-84[en ligne sur Gallica]).  +
-Lettre du 25 septembre (sans date) (de Pesaro): “ Intanto che lo stampatore si scervella col testo magico, io vi raccomando di leggere pacatamente la mia dissertazione sopra la moneta Iguvina di cui vi prego a far fare un rametto cavato dal Buonarroti, essendo notissima e di poco lavoro, che gliela porrete in testa. Questa è la mia prediletta, e vedrete che è sistematica, e stabilisce principj più certi [c. 667 v.] che si possa in materia della nummaria etrusca, ed io spero che quest’aggiunta bilancerà tante altre freddure che io ho fatto in quest’opera.” (Firenze, Biblioteca Marucelliana, BVII, 24, f° 667r-668v – online).  +
-Lettre du 16 novembre (sans date) (de Pesaro): “Che se volete far stampare come dite, in sesto uniforme al Museo Etrusco il mio Nummo Iguvino, io ci farei un corrolarjo de Re nummaria Thuscorum con quantità di monete etrusche inedite. L’intaglio già sapete che costa poco, trattandosi di pezzi non figurati, e si potrebbe qui far un’opera sistematica e fondamentale, e forse forse sarebbe bene di ridare per ordine città per città, tutte le monete etrusche sin or conosciute. Ho un trattato De nominibus Etruscorum, ma questo vorrei serbarlo per il tesoro delle Iscrizioni, e non vorrei che rompesse più le materie. Ditemi come intendete questo progetto della nummaria etrusca. A mio giudizio porterebbe una trentina di rami, poiché se si ha a fare voglio che facciamo una cosa assolutissima. » (Firenze, Biblioteca Marucelliana, BVII, 24, f° 680r-681v – online).  +
-Lettre du 18 mars 1736 (de Pesaro): “In questo museo Ardizio vi sono assai monete di getto che io sospetto essere etrusche, a riserva di quelle che hanno il rostro dell nave che le credo tutte romane. Non hanno però lettere di sorte alcuna. » (Firenze, Biblioteca Marucelliana, BVII, 24, f° 75r-76v – online).  +
-Lettre du 1 janvier 1738 (de Pesaro) : “Qui in Romagna tremendo processo si fa contro un povero villano, che trovò a caso una quantità di monete senza averle denunziate, ed altro simile se ne fa nella Marca per un’altra di queste invenzioni. In somma in questi paesi i musei si fanno a forza di processi, sebbene credo fermamente che Roma nulla ne sappia, e che siano tutte mangerie de’ subalterni provinciali.” (Firenze, Biblioteca Marucelliana, BVII, 24, f° 47r-48v – online).  +
-Lettre du 25 octobre 1738 (de Pesaro): “Via su dunque, mettiamo le mani al terzo tomo del Museo Etrusco per crescer corpo e spirito a questo vasto capo d’erudizione. Io mi sono impegnato (giacché altro non posso) di portare alla sua fabbrica sulle spalle dieci mattoni, cioè a dire di fornirla di dieci degne tavole. Quattro ne ho date a disegnare al Sig. Menabuoni e sono … 3 e 4. Due tavole di monete etrusche inedite. Nella prima tavola resterà il sito vacante per le altre due che li mandai, le quali sono certo di conio, ma tagliate intorno malamente collo scalpello. Le sopradette monete sono, pare a me, sedici, tutte in mano dell’Abate Arigoni, il quale passò di qui giorni sono [c. 49 v.] ed io lo assediai che mi facesse vedere i disegni, anzi le stampe del suo gran Museo, che egli porta sempre dovunque. Ora è che mai havremo la consolazione di vederlo pubblicato. Egli mi compiacque e mi permise ancora di trascrivere anco con permission di pubblicare ciò che volevo, ed io scelsi le sopradette tutte di Todi, perché siano presto date alla luce per consolazione degli amici che ho in quel paese. Desidero che le faccia incidere tutte insieme per poterne mandare colà qualche esemplare, e i disegni si fanno sulla misura de’ rami stampati. […] Ma io credeva di poter arrivare anche alla trigesima poiché giunto qua l’abate Arigoni di ritorno da Loreto starei sulle mosse e correrei io per dar le mani a qualunque condizione sopra una serie di pezzi alla quale non vedremo mai la compagna; grave urgenza mi trattenne; seppi poi che non si era più in tempo e che un orrido frate rignicolo s’era portata via una moneta etrusca di mole sorprendente, della quale neppur volle lasciar prenderne disegno.» (Firenze, Biblioteca Marucelliana, BVII, 24, f° 49r-50v; Ravara Montebelli 2011, p. 333, note 21– online).  +
Lettre du 10 septembre 1739 (de Pesaro): "Mi giunge in questo punto il libro fatto stampare dal Sig. Arigoni delle sue medaglie. A prima vista mi sono venute alle mani le molte tavole piene di monete etrusche. Io benedico eternamente quel degno ecclesiastico, che così bene ha impiegato la sua opera e danaro. Egli ci [c. 54 v.] somministra un teatro di cose non più viste. Mi duole però che il suo bel genio non sia stato corrisposto dall’abilità del disegnatore. Di moltissime che son passate per le mie mani posso assicurare che sono state stroppiate. Tai cose non le può disegnare chi nulla intende e nulla intende chi non ne ha avute molte e molte per le mani. Nelle monete fuse molte cose passan per mistero che sono vizio della fusione. Il Sig. Olivieri che ne ha una illustre e raddoppiata raccolta può dar comodo di conoscere quale è simbolo e quale no. Io non mi sono arrischiato a dimandargliene i disegni, dicendo egli di voler assolutamente darne fuori una raccolta. Io ve lo [c. 55 r.] conforto e mi pare che tra le originali che ha e fra le stampate, si possano metter in ordinanza le serie di tante e tante città, correndo fra molte di esse monete una certa correlazione, per la quale si vede che sono del paese stesso, con che si può cominciare a farne sistema. Egli ne ha una (non mi sovviene ora il tipo) che ha [...] et ancor egli conviene nel attribuirla o ai pisani o ai pesaresi. Gran cose si scuopriranno, che il bel genio corrente non viene di qualche pubblica calamità rovinato. Appunto tre o quattr’anni sono mi pare che si levasse qui voce che fosse stato cavato un tesoro di monete [c. 55 v.] antiche verso Loreto, e che la cosa finisse con un severo processo. Ma tai processi finiscono col donarsi tutta la fama o al Card. Camerlengo o altro superiore, il quale poi con danno de’ letterati, perché non si scuopra la collusione, dice che non è vero e non è stato trovato niente, e si manda a vender fuor di Stato tutta la serie delle monete. Così avvenne in una delle nostre legazioni poch’anni sono di una statuina antica d’oro alta più d’un piede trovata, e poi per via d’un processo occultata dal Card. legato, il quale richiestane dal Card. Albani [c. 56 r.] disse che era stata una favola" (Firenze, Biblioteca Marucelliana, BVII24, cc. 53r-56r; Ravara Montebelli 2011, p. 334-335, note 23 – online).