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-Lettre du Lettre 7 oct. 1581 (de Madrid) : « Ho havuto quelli impronti, di che la ringratio molto, et se bene io gli havevo già visti in Roma, m’è piaciuto assai di revederli quà, et apero placendo à Dio havere in Roma qualche giorno la vista de gl’Archetypi nella dolce compagnia di V. S. avisandola che le gente di quà pensano poco in cose simili, et io crederei che fariano meglio d’attendere a questo, che non d’occupare male il tempo, come ordinariamente fanno » (Nolhac 1884, Lettre X, p. 262).  +
Lettre du 15 février 1759 (de Marseille) :« [fol. 155 v°] Quand je trouverai des médailles de ville, j’aurai soin de les mettre à quartier pour vous. Je me flatte que vous voudrez bien aussi me conserver les impériales qui vous parviendront et que vous jugerez inutiles à vos suites. Comme vous savez que je suis encore bien pauvre, tout me sera bon, même le plus commun. J’ai l’honneur d’être avec toute la considération et l’estime possible, Monsieur, votre très humble et très obéissant serviteur » (Nîmes, Bibliothèque municipale, Ms. 147, f° 155).  +
Lettre du 11 janvier 1760 (de Marseille) : « Depuis que je n’ai pas eu l’honneur de vous voir, je n’ai pas fait d’autres acquisitions en médailles que quelques moyens bronzes et la tête de Marius Carausius et Allecty en petit bronze. Si le hasard vous faisait tomber entre les mains une ''magnia urbica'', vous me ferez plaisir de me la conserver. J’aurai la même attention à vous réserver les médailles des familles ou des villes que je trouverai. » (Nîmes, Bibliothèque municipale, Ms. 147, f° 156-157).  +
Lettre sans lieu ni date: "Le medaglie, ed altre cose antiche sempre sono state in pregio, e riputate da' moderni per memoria del valor di quelli uomini; onde così, e altrove meritatamente sono avute care. Io conoscendo questo, ho pensato alle volte, come potessi piacere alle persone virtuose, e nobili in qualche modo. E perchè io ho veduto la diversità, che usano gli Antichi, facendone alcune d'oro, altre d'argento, e infinite di bronzo, e trovarsene delle false; m'è venuto desiderio di gettarne parecchie in fogli di carta circa l'antichità della mia patria (con alcune moderne in compagnia) la quale siccome ebbe d'ogni tempo uomini valorosi, e grandi per arme, e per lettere, ed ogni altra professione, così n'ha tuttavia di rari, ed eccellenti. Ancorachè gl'ingegneri nostri s'abbiamo sforzato di continuo venire in supremo grado, però quelli, che viziosi sono stati, hanno avanzato tutti gli altri. Tal che io avendone fatto quattro libri, mi ho ingegnato di tener conto di tutte le cose più notabili, e più degne di memoria, non defraudando la virtù del suo debito onore, nè il vizio del meritato biasimo. Troverete molti altri belli, e curiosi particolari di nobiltà, di studj, e d'artefici: molte origini di famiglie nuove, molte memorie di quelle, che sono spente, e altre cose, che non sono per ogni cronica; e di tutto so, che n'avrete diletto, massimamente quando leggerete l'imprese, e i motti appropriati a ciascuno. Ora ve ne mando il saggio con questa lettera, acciocchè ne veggiate parte, e sappiate, che io non spendo tutto il mio tempo invano" (Bottari 1766 vol. 5, p. 95, lettre XXXV).  +
-Lettre du 8 octobre 1735 (de Florence) : « Anton Francesco Marmi avendo messo in miglior carattere, e ordine le due memorie di mano del Dati, e di Mons.re da Sommaia concernenti le Antichità Etrusche, e i disegni estratti dalle medesime; le manda all’Ecc.mo Sig.r Dottore, e Ab.e Anton Francesco Gori; acciocchè osservi se possono in alcuna maniera contribuire al suo Museo; e gli bacia divotam. le mani aggiungendo che prontam. gli farà restituzione dell’inviatogli libretto. [segue] [cc.54r-54v] Da ricordi di mano del S. Carlo Dati. Inscrizione creduta etrusca, scoperta in un masso a Tizzana luogo del S. Cammillo Capponi, datami disegnata dal Sen.re Alessandro Alamanni; singolare per essere affissa alla terra, la quale il Dori voleva fare intagliare nella Chimera che è in Palazzo Vecchio, in oggi in Galleria, vi è una voce, che è in una medaglia di Sicilia nel Golzio (Goltzius), ovvero nella Magna Grecia, credo sia in Caulonia. » (Firenze, Biblioteca Marucelliana, AX, f° 97r - online).  +
-Lettre du 4 décembre 1727 (de Palermo) : He regrets O’s. departure from Palermo before he (M.) had been able to profit by enlightenment through his erudition; unfortunately his work interfered. He had given Manchese your letter, who will forthwith send a book on the coinage and also some coins lately received. (Oxford, Bodleian Library, MS D’Orville 486 fols. 73-74).  +
-Lettre du 12 octobre 1731 (de Palermo): [ [A long letter in a far from easy script]. ] He is delighted at O’s. safe return but still more in expectation of his account of his journey in Sicily. He only wishes he had been able to show him more of the recondite objects of interest. He possesses some inscriptions that have been discovered to be added to Gualterius’ work, and Marquesius has an icon from the temple of Egesta; I will ask him to send you examples of his coins; I will send Gualterius’ book; and he mentions other collections of coins, and his possession of other works, e.g., Peter Ranzanus’ on the Origin of Palermo. ... (Oxford, Bodleian Library, MS D’Orville 486 fols. 168-169).  +
-Lettre du 8 juillet 1732 (de Palermo): [A rather baffling script.] He sends him two books on coinage from Ant. Marquesius and some coins from the Royal Palermo mint [if I decipher correctly]... (Oxford, Bodleian Library, MS D’Orville 486 fols. 194-195).  +
Lettre du 5 janvier 1559 (de Piedimonte d'Alife, aujourd'hui Piedimonte Matese): “Hò gran piacere delle cose antique trovate tanto in Medaglie, quanto in Iscrizzioni, e tanto più volontieri farò il mio ritorno quanto più presto potrò, e portarò qualche cosetta, che non vi dispiacerà. In Napoli viddi Medaglie assai in argento, & hebbi qualcheduna di quelle che non havevo costì, verbi grazia, un C. Numonio Vaala, un Papio Celso con la Lupa o Cagna & Aquila, un M. Plætorio con una mezza figura in faccia con certe lettere che non le leggo, ma credo habbia una M. Gentile, e cercate di vederla di nuovo, e dirmi che dicano, questa Medaglia è trista, il Vaala bonissima. Hò due Muse che l’una penso non haverla in Roma, un M. Ant. Cohort. Prætoriarum un M. Servilio e C. Cassio con un Cancaro, ma questa hà l'anima, un’altra senza nome con un globo circondato da quattro corone, e dall’altro canto Giunone con le corna. Hò ancora molte altre delle vecchie da barattar e donare. Delle Greche di argento un Θυριων di cinque dragme, & un di Napoli, & un ΚΥΑL un ΜΕΚΑΙΟΝ dove sono due Ocree. Di bronzo un Rodion grande & una Messallina con un Liceo, & una Medaglia grande e grossa come li Tani librili, dove dell’un canto è una testudine animale, dell'altro una ruota di carro senza lettere. Credo che Pelluce dica di non sò che Popolo di Grecia che faceva la testudine nelle Monete, vedetelo & avisatemi, che non hò libri quà. Alcune Medaglie triste d’Imperatori mi sono capitate nelle mani, e capitano ogni dì: hebbi una d’oro l’altro dì dell’Imp. Anastasio piccola, di bronzo un Rogerius Dux, un Costantino, e Zoe Greca, e Latina, e così altre varie” (Agustin 1772, Opera Omnia, vol. VII, Lettre I, p. 231).  +
Lettre du 24 janvier 1559 (de Piedimonte d'Alife, aujourd'hui Piedimonte Matese): "Sarà un gran peccato se le Medaglie e pesi escono delle mani vostre, ma io dubito delli uccelli di Palazzo non le rapiscano per se, e poi le disperdano. Vi ringrazio infinitamente di quelle belle Medaglie che mi conservate, e goderò ancora di vedervi arrichito di quell’altre, ma non vorrei che foste intrato in tanta spesa. La Medaglia di C. Cassio e M. Servilio hà la testa di una Donna in treccie & è coronata, come una Musa ò Vittoria: Dal rovescio un Cancaro che tiene con le forfici un acrostirio di una Nave: e dietro il Cancaro mi pare discernere un diadema sciolto, & un’altra cosa che non la conosco bene, come un vasetto ò fiore ò grillo. Delle muse l’una è Thalia della Mascara, l’altra è di quelle che suonano la Lyra, la quale si fà di due ovvero più modi; questa tiene la lira sopra una colonna, e con la destra mostra toccar le corde. Credo haver un’altra rotta in Roma che ha quella colonna, e lira, ma con la mano a basso col plettro, non sò se la chiamassimo Euterpe ò Polyhymnia. Non credo che vi scrivessi di un M. Lepido il quale è duplicato, perche in Roma hò uno, dove non si vedono queste lettere M. LEPIDVS ANN. XV. PR. H. O. C. S. le quali interpreto così: M. Lepidus annos XV. Prætor Hispaniam obtinuit citeriorem solus. Hà dell’un canto una testa di una Vittoria, dell’altro una statua equestre con un trofeo portato dall’Equite. Se havete altra interpretazione delle lettere, ovvero quella potete confermare con libri, fateci parte nella prima. Hò una legge XX. di M. Ant. un C. ANNI T. F. T. N. PRO COS. EX SC. e dell’altro canto L. FABI L. F. HISP. con le cose ordinarie, una testa di donna, & una quadriga. Hò un PAULLUS TER CONCORDIA, bellissima Medaglia con Perseo e li Figliuoli come le altre. Un C. SERVEILI M. F. con Castore e Polluce che voltano i Cavalli in traverso bellissimi. Il Sabula della Medusa assai buona. Il PROVOCO di P. LÆCA, C. MAL. che stà à sedere sopra certi scudi ò scogli, & una Vittoria l’incorona. C. Fontejo con un Jano & un trireme, un M. TULLI. commune, un L. IVLI. con li amori che tirano il carro di Venere. Hò certi Pisoni Frugi che si trovano per tutto, ma uno ha di sopra il Cavallo che corre una teila di un barbato & horrido come quelli di C. Vibio Pansa. Un L. LIC. CN. DOMIT. dell’altro canto L. POMPONIO; un Vittoriato bello di L. RUBRIO DOSSEN. QUADRIGATI Q. FABI LABEO CN. DOMIT. senza il Lione; L. SENTI. C. F. ARG. PUB. BIGATO SAFRAC. PLUT. con Castore e Polluce; M. Plætorio con l’Aquila e fulmine, penso d’haverlo ancora in Roma. Un Leon con la testa di Lione d’un canto, e dall’altro uno che sacrifica, questo è come Sestertio, ma molto bello; hò una dragma che d’un canto ha una testa di Giove, dall’altro una corona d’oliva & una cifra così (monogramme dessiné); qui faccio fine all’argento. Di quelle di bronzo Greche vi scrissi nell’altra. Hò piacere della Testudine che sia del Peloponneso, e che habbiate una d’argento. Se la mia fosse d’oro saria molto più bella, perche pesa due oncie e più. Desidero sapere se vi restorono in mano quelle due Medaglie d’oro Consulari, che mi ripigliaste al ripartire" ; "Tornando alle Medaglie hò trovato in Strabone l’interpretazione di due; una di Crotone con il Tripode, la quale hò quì in argento cugnata di un canto solamente, ma credo che si trovi con la testa di Apolline dall’altro canto. Voglio che significhi l’Oraculo Apolline Delfico fatto a Myscello, il quale voleva mutare l’abitazione à Sibari, e li fu risposto che non la facesse: le parole trovarete nel lib. VI. di Strabone. L’altra è di VALENTIA. con una testa di Donna, e di rovescio due Cornucopia pieni di fiori e frutti, questa hò di bronzo in Roma. Strabone dice una carta indietro che Hipponum fu poi detto Vibonia Valentia dove Proserpina coglieva i fiori e li portava in Sicilia, e che sono tanti in quel luogo che è vergogna alle donne compararli. La terza interpretazione sarà della Testudine che significhi σπευδε βραδεως la celerità de carri con la tardità di quell’animale. Vel da melius, vel his utere mecum" ; "Di Pedemonte alli XXIV. di Gennaro del LIX.” (Agustin 1772, Opera Omnia, vol. VII, Lettre II, p. 231-232).  
Lettre du 6 février 1559 (de Piedimonte d'Alife, aujourd'hui Piedimonte Matese): "Hò da dirvi una cosa degna delle vostre orecchie. Pochi giorni sono che un certo Trombetta mi fece ricercare se voleva comprare più di ducento Medaglie, perche mi serviria, e mi mandò la lista di alcune rare, e mai viste, verbi gratia, Josuè che fermò il Sole, Seneca, Laureolo, Lelio, Enea & altri di grande estimazione Greche e Latine. Io che gioii &c. feci che me le portasse di due giornate di quà; venne il prelibato Salvator Trombetta con un bravo sacchetto di Medaglie di bronzo & alcune d’argento de quibus infra. Mostrommi quella di Josuè, aggiungendo che ogni mercordì si tornava d’oro, essendo l’altri di argento, ne sim longus, era un Vespasiano d'argento, che mancando le lettere CAES. VESP. si leggeva. Seneca si ritornò DOS.SEN. Così Laureolo diventò L. AVREL. e Lelio L. ELIO VERO, ovvero Commodo. Enea non sò chi fosse, in effetto restassimo d’accordo, & io hebbi alcune bone Medaglie d’Imp. di bronzo, con le quali penso barattare in Napoli, & haver di quelle d’argento che ho visto rare. Trovai d’argento queste: un bigato con due Cervi & una Luna senza lettere con la testa solita e lettere di Roma. Un altro denario con Castore e Polluce à Cavallo con queste lettere C. TER. LVC. Credo sia C. Terentius Lucrio, dall’altra parte è Roma con una Vittoria piccola. Un falso denario bigato di L. AILI. con un XVI. dietro la testa di Roma, le dette sono à me rare, le altre che dirò duplicate: un HISPAN. ovvero Hispania A. POST. A. F. S. N. Albin colle falcie e l’Aquila assai bella Medaglia. Un bigato anzi di due Castori à cavallo. C. ANESTI con un Cane dietro la testa di Roma. Un Vittoriato L. RUBRI DOSSEN. con una testa di Nettuno & una Vittoria. Un Blasione che le lettere non si vedono, con tre figure. Un altro Denario brutto di due Castori C. IVNI. C. F. un altro non buono di L. POMPILIO CN. F. e di L. LIC. CN. DOM. pur bigato. Di bronzo una testa di Minerva con una ruota di rovescio con queste lettere IKECAPI. (nb: rétrograde) interpretatele voi se potete. Un’altra con un Cavallo d’un canto, con queste lettere ΑΡΠΑ. e di sotto ΝΟΥ, ma queste ultime guaste, dall’altro un Toro con questo ΕΛΛΟ. In molte altre di quel Minotauro coronato d’una Vittoria, che si vede con lettere in argento ΝΕΟΠΟΛΙΤΩΝ. In queste di bronzo sono certe lettere scritte al contrario così: KYNNAT. Non sò se voglia dire di Nuceria con qualche cognome. Ho tre medaglie con queste lettere LADINOD. Non le so interpretare, vedete il Stefano se dice qualche cosa. La prima hà un Giove & un’Aquila. La seconda una Venere & un Delfino. La terza una Proserpina con una Cornucopia. Hò tre altre di Vulcano di un canto, e dall’altro un cárro con due cavalli forse di Marte, che par ricordarmi esser in Omero e Vergilio, e forse in un marmo del q. nostro M. Gentile, che Vulcano accomodova le rote e l’arme di Marte, mentre egli faceva l’amor con la Consorte. Un Vulcano giovanetto e bello con un pileo in testa, e con le tenaglie dietro con queste lettere VOLCAN. forse dell’Isole Vulcanie sono queste Medaglie. Desidero sapere da VS. se trova in Poeti Greci Vulcano giovane, parmi se li convenga essendo marito di Venere. Hò altre Medagliuccie di Caleno e Roma di varie sorti, & una di Rodi con la rosa e la testa del Sole, ma dubito sia moderna. Hò ben un’altra antica con una testa di Bacco, & una Vittoria. A questo modo mi sono arricchito con non gran spesa, ma spero in Napoli far cose grandi. Aspetto una lettera vostra dove mi diciate quale desiderate delle duplicate, perche vele servarò, e non le darò in baratto. Benche ad ogni modo non darò quelle di argento. (...) Di Pedemonte alli VI. di Febraro del LIX.” (Agustin 1772, Opera Omnia, vol. VII, Lettre III, p. 232-233).  
Lettre du 17 février 1559 (de Naples): “Mi piacque saper se siano salvate le Medaglie e beneficii del nostro q. M. Gentile, & erami venuto in fantasia, come haverete visto in un’altra" ; "La Medaglia di M. Pletorio penso che dica CONSIDIVS, e credo si trova in altre C. CONSIDI. Quid si Confus, cui Consualia? Cercate qualche Medaglia più intiera, se il faremo Dio del Consiglio, diremo che sta in faccia, perche il buon consiglio non si vergogna, ne lascia per rispetti di dimostrarsi; mostra la testa & il petto dove è il sito di consigli, & il governo dell’anima, e dell’huomo: li altri membri sono istrumenti. Ricordatevi dell’Apologo di Menenio Agrippa, ancor che dica C. Considi, potremmo interpretare che sia quel Dio del quale fu derivato il nome della Famiglia. Credo che sia giovane, non perche il consiglio stia in quell’età, anzi han bisogno i giovani di consiglio, ma perche così si fanno tutti i genii e spiriti e virtù, forse per la purità e sincerità e simplicità che è necessaria nelle cose significate; vestito pare di toga e lato clavo e fino, perche è come Genio del Senato, e come consiglio publico. Ma voi ridete delle mie interpretazioni, & io mi trastullo in scrivere quicquid in buccam venerit. Hò da dirvi un’altra delle Medaglie di Napoli poiche ci sono, e vi rispondo prima che voi non credevate. Trovandomi in Napoli hò pensato al Minotauro delle Medaglie di questa Città, e credo il nostro M. Pyrrho non havea scritto cosa alcuna di queste Medaglie, quando vidi il libro suo, forse aspettando di far gran prove essendo di questo Paese. Dice Strabone che Napoli fu edificata da Cumani, Vergilio nel principio del Sesto dice che Dedalo fece il tempio d’Apolline à Cuma, dove fu la Sibilla Cumana. Sono intrato in fantasia che tutte le Medaglie del Minotauro siano de Cumani, ovvero delle Colonie de Cumani, e che essi per rispetto di Dedalo facessero batter le monete così. Sono in questa opinione confermato ricordandomi non solamente haverlo visto in quelle di Napoli, ma in oltre molte altre Medaglie di Città e Popoli di questo Regno. Se direte Dedalo fece il tempio non à sue spese, se venne per aria con le ali di cera era forse ignudo, e solamente artefice & esule, egli pose le mani, ma la Città fece la spesa. Io rispondo che credo più presto venne in una nave tanto veloce, che parea che volasse per paura grande, e portò seco denari & altre robbe, e guadagnò col suo artifico tanto, che puotè fare il bel Tempio. La testa di Donna è ò Parise ò Sibilla, credo che si trova spesso con Diadema, la quale non credo che portasse la Sibilla, ma in altre è con corona di lauro, e in alcune è la testa di Apollo. (...) In Napoli a XVII. di Febraro MDLIX" (Agustin 1772, Opera Omnia, vol. VII, lettre IV, p. 233-234; voir Carbonell Manils 1992-1993, p. 180 et Serafin 2013, p. XI, notes 55 et 56 et XXX).  
Lettre du 3 mars 1559 (de Naples): "Le Medaglie di M. gioan fran.co Caraffa ho visto et di bronzo ha cose stupende et di oro ancora, con alcune di argento di roversci di Augusto perfetti. Io penso barattar con lui alcune medaglie Greche et consulari, tra le quali è il Vaala et il Casca Longus, et una Urania un Pansa Extravagante, un ΒΡΕΤΤΙΩΝ di oro con Venere et Cupido sopra un delphino d’un canto, et d’altro la testa di Nettuno. Un Taras mirabile et un ΗΡΑΚΛΗΙΩΝ. di argento, et alcune di Imperatori. Ma come le havro in mano vene darò ragguaglio. Ha un Varrone eccelente, ma non lo vol barattare: ne manco un Ser. Sulp. che è belliss.o di una testa di donna et certi instrumenti di sacrificio et altre cose. Pure chi havessi alcun Pescennio Nigro Gordiano vecchio Didio Giuliano, Pertinace Albino, Pupieno, o Balbino di argento ben conservati cavaria cio che volessi. Non ho visto M. Terenzio anchora. Quanto alle medaglie di Carthagine e vera interpretatione, ma non nova. La mia medaglia non ha la testa galeata, anzi coperta delle exuvie di lione, che sia Didone non credo, Venere piu presto quella che ha li delphini. questaltra ha del Hercule, ovvero del Alexandro. La cosa della palma di Eustathio sta beniss.o io credeva che alludesse alla colonia Phoenicia, et al nome di Poeni Populi. Della testa del cavallo siamo chiari per Verg.o ma in quella medaglia della palma, e il mezo corpo del cavallo, et è gran cosa che Verg non dica cosa alcuna della palma. Vedete Silio Italico che penso dica qualche cosa, et Steph.o dice la parolla punica. M. Pyrrho scrive copiosamente ogni cosa nel suo libro. Il vostro ΦΑΙΣΤΙΩΝ credo che sia ben interpretato, ecceto che del toro si potria vedere se fossi qualche fiume. Ho a caro che vi piacciano le mie interpretazioni, et delle Neapolitane mi confermo tanto più per quella vostra ΚΝΩΣΙΩΝ, et perche non è cosa propria di Napoli, anzi di molte altre terre, et il testimonio di Verg.o è chiaro delle cose di Dedalo in Cume. Parmi ricordar essere in Paterculo al principio non so che di questo. Vedetelo di grazia, et avvisatemi. Del C. Consid. penso esser piu sicuro, che del consecratio, ma il volto credo sia del dio Conso come nellaltra scrissi. Di gratia conservatemi quelle che sapete che non ho io Consulari, il Varrone et il Palikano sopra tutte, et il Ahenobarbo et l’altre. desidero saper, se il Palikano è con li rostri. Il mio Tutor Regni è stupendo. Il vostro L. Lent. C. Marc. Cos. col giove ignudo pare che sia quel Lent. Marcellino Cos. che ho io col symbolo di Sicilia. La medaglia di Hercule che suffoca il lione non credo che la habbia M. Gioan. franc.o anzi credo che sia quella mia. (...) Da Napoli alli tre di Marzo 1559” (BAV, Vat.lat.4105, cc. 45rv; Agustin 1772, Opera Omnia, vol. VII, Lettre V, p. 234).  
Lettre du 15 mars 1559 (de Piedimonte d'Alife, aujourd'hui Piedimonte Matese): "Dottissimo & amicissimo M. Fulvio. La notte avanti che io partissi di Napoli hebbi la vostra delli IIIJ. e così non risposi, hora dirò che mi fu molto cara. Non accadeva ringraziarmi, ne egli ne voi del negozio del Sig. Alexandro Cervino. Hò à caro intender la Cifra delle Medaglie havute e barattate, & à quel modo desidero che le habbiate tutte. La medaglia dell’Ercole che tiene le due Serpi in mano con lettere ΚΡΟΤΩΝΙΑΤΑΣ. è assai bella, ma il Sig. Gioan Francesco la stima troppo; l’altra con la testa di Giove non sò qual sia. Credo certo che haverò alcune presto, e tra esse il Casca Longus; il Dido Giuliano di bronzo mi sarà caro, benche hò per le mani un’altro. Se si potesse haver quello di argento di Piero Luigi mi saria tanto più caro un M. Aquilio con una testa assai bella come di Augusto con raggi del Sole, con una biga di roverso con tre stelle di argento hò avuto hora: & un Marco Aurelio di bronzo trovato in una vigna del Vescovato. Inscrizzioni hò mandato molte al Padre Ottavio, fattevele mostrare. Il Lione suffocato & il Casca Longus vi mandarò come le habbia. Desidero saper che Poeta era quello che diceva già F. Onofrio che haveva il Seripando Arcivescovo di Salerno, parmi che dicesse Epicarmo. In un altra vi scrissi haver visto li suoi libri, ma allora non mi ricordai di cercar tal libro. Ut aliud ex alio. Palæpolitani Cumis oriundi•Cumani Chalcide Euboica originĕ trahunt. Classe qua advecti ab domo fuerant multum in ora maris ejus, quod accolunt, potuere &c. Livius lib. Vlll. pag. 188. notate questo per le Medaglie del Minotauro. Havendo scritto fin quì ho ricevuto cinque Medaglie di argento quali dirò, un M. FOVRI, L. F. PH ILI colla testa di Jano e la Vittoria che corona un Trofeo, un L. IVLI. con XVI. dietro la testa di Roma, e di rovescio li Castori à Cavallo; un M. ACILIVS M. F. scritto attorno la testa di Roma, dell’altro canto una Quadriga con un Marte ò Quirino (come credo) in essa, hà nella destra una clava, e nella sinistra un Trofeo, medaglia mai vista da me, e queste tre sono belle e ben conservate. La quarta è guasta nella testa, ma è come di Roma galeata, nel rovescio è uno à sedere in una bassa sedia, & alla sinistra stanno quattro figure la prima è di Soldato: alla destra tre ò quattro altre con le mani e bracci chinati alla figurina assisa; dietro la testa di essa è un longo bastone che tiene di sopra un non so che a modo di Trofeo, di sotto sono alcune lettere, le quali non si leggono eccetto un M.& un V.* Parmi haver visto un’altra Medaglia simile in Vienna appresso l’Imperatore ma in vece di lettere era IIIX. Voi mi diceste haver visto una appresso un banchiero con non sò che lettere. Di grazia datemi avviso che cosa cè di più, e chi la habbia, ovvero altra simile. Havea pensato che fosse qualche dedizione come quella della Medaglia di TI. VET. ma perche in questa par che la figurina seda honoratamente, dubito che sia qualche inaugurazione di Numa, ovvero altro Rè, con li Sabini d’un canto, e li Romani dall’altro. La quinta Medaglia era un quadrigato di M. FAV. C. F. havea l’anima. In due Medaglie di bronzo dall’un canto è un Cavallo con queste lettere ΑΡΠΑΝΟΥ. dall’altro un Toro con queste ΠΕΛΛ. desidero saper di qual Città siano. Questo basti hora; state sano. Da Pedemonte alli XV. di Marzo del LIX.” (Agustin 1772, Opera Omnia, vol. VII, Lettre VI, p. 234-235).  
Lettre du 6 avril 1559 (de Piedimonte d'Alife, aujourd'hui Piedimonte Matese): “Hor vengo alle Medaglie. L’Erculetto farà соn questa, vorrei che vi piacesse assai, l’altro con le serpi hò in Roma. Il luogo di Paterculo mi conferma in questo, che li Cumani havessero causa di far il Minotauro non solamente per Dedalo fabricatore del Tempio suo, come dice Vergilio e Servio, ma etiamdio per esser discesi dalli Ateniesi, e così nelle loro Colonie, come Napoli, restasse tal impresa. Il Palikano ad ogni modo mi sarà grato, & il Didio Giuliano, teneteli apresso di voi, e non barattate quelle che servate per me, perche io vi moverò lite, havendo mille promesse nelle lettere sottoscritte di man vostra. Il Casca Longo credo certo che vel potrò mandare da Napoli. Desidero che fate quella bella fatica sopra l’interpretazione delle Medaglie, ma ditemi un poco disteso il modo, che io vi potrò avvertire di qualche cosa. Mi havete rallegrato assai con dirmi tante belle cose come havete, e mi par mille anni à vederle una ad una. Del C. FLAV. HEMIS. non sò altro, ne mi ricordo haver visto tal cognome, benche trà li Storici sia Cassio Hemina, così però esser qualcuno di Casa Flavia detto Hemis, potria esser Hermes se fosse guasto, ma non credo costui sarà del tempo delle guerre civili de Triumviri, ò lì vicino, benche in tempo di Sylla fu un C. Flavio Fimbia amazato in Asia, e potria esser costui suo parente e Legato e Propretore. Vedete se tra Percussori nominati in una Philippica forse la II. fosse alcun Flavio. Quanto alla Medaglia Greca dove è l’Ape*, non hò libri da cercare ma mi immagino che sia Melissa qualche Donna Poetessa, come Saffo buona compagna che andava per molte Isole e Città di Grecia, onde per lascivia de i battitori di moneta fecero l’animale del suo nome, e qualche autor Greco dice che fu un obolo così detto. Cercate Svida & altri in questa parola il ΞHΝHΣ. voglio che sia in vece di ΞEINIΣ, e sia detto per quella Melissa hospita, eccetto se non è nome di Terra. La testa di Cervo colla palma mi imagino che significhi veloce Vittoria, come nelle Medaglie de Pisoni la Vittoria à Cavallo correndo, ovvero essendo le lettere ΕΦ. significa Vittoria d’Efesii dove era il Tempio di Diana in cujus tutela sunt Cervi. Questi ho detto per aprir la strada à trovar altre interpretazioni, se in queste non indovino cosa alcuna. Della Medaglia di M. Pletorio con quel Sors, appena che vi credo, pure stando così, dirò, che cecidit Sors super Matthiam: quando dice Livio e Valerio Massimo che fu data ad un M. Pletorio (non Lectorio) la dedicazione del Tempio di Mercurio, essendo egli Centurio primi pili: cosa fatta a posta per vergogna de Consoli, essendo lasciato a giudizio delli suffragj del Popolo, potria esser che frà Centurioni fosse messa la sorte, ovvero che Sors era il Dio de i Comizii, perche ad ogni modo nel cavar le Centurie, ovvero le Tribu prerogative era sorte. Potria esser ancora Pletorio di Preneste dove erano le Sorti, & il Tempio della Fortuna. Hà la testa di putto, perche essi si governano a caso senza ordine nè discrezione, e perche i putti cavavano le sorti essendo innocenti senza malizia, ancora perche sono allegri, e la Sorte buona fa rallegrare e rimbambire li vecchi. Il Cornificio augure non sò come sia fatto. Un C. Sulpicio con le teste delli Dei Penati con lettere D. P. P. hò avuto di roverso li medessimi. Dii in piede con un Porco non sò perche, è duplicata e bella quella Medaglia d’Augusto con molte lettere di roverso interpretata da me, quod viæ munitæ sunt ex ea pecunia, quam is ad ærarium detulit. Trovo in Svetonio nella vita d’Augusto: quo autem facilius undique urbs adiretur desumpta sibi Flaminia via Arimino tenus munienda, & postea in Cœllam Capitolini Iovis sexdecim milita pondo auri, gemmasque ac margaritas quingenties HS. una donatione contulerit. Parmi ricordare che mi dicesti in Roma haver visto una Medaglia d’argento dove era Italia con molte persone attorno uno che sedeva ò giaceva. Credo haver una simile come in altra scrissi, e forse è delle monete fatte in Corfinio, detta Italica per la congiurazione lì fatta di tutta Italia contro il Popolo Romano, secondo che dice Strabone, e credo Appiano & altri, & hora nell’ultima vostra vedo che è così, che dice Italia; procurate di haverla per voi e per me, ma nella mia credo che dica M. AVREL. Il Sig. Faerno con la pugna Cannense delli suo ilibri non si ricorda che non mi mostrò mai, ne prestò il suo Graziano, ne lo viddi mai, rendeteli mille saluti. Quel vostro admissus in regnum potrà star bene secondo le parole che siano congionte, perche secondo l’esempj del Nizolio non vuole dire li fu dato il regno, ma li fu permesso intrare nel regno. Il Plauto in Boetiis credo stia bene. Il mio andare a Sicilia penso che sarà certo più presto che nò, eccetto se S. Santità non l’impedisse. Dictum puta delle Medaglie Sicule e Libri, & Iscrizzioni. Non so come non havete saputo trovare il libro de Legib. ma non importa. State sano. Da Pedemonte alli VI. di Aprile MDLIX.” (Agustin 1772, Opera Omnia, vol. VII, Lettre VII, p. 235-236).  
Lettre du 17 avril 1559 (de Piedimonte d'Alife, aujourd'hui Piedimonte Matese): "Di grazia Sig. Fulvio excellentissimo & amicissimo non mi scrivete con tanta fretta, che in iscusarvi della strettezza del tempo, empite un foglio, dove mi potreste haver mandato l'indice delle vostre brave Medaglie, e tre ò quattro brave interpretazioni" ; "Hebbi l'altro dì una Medaglia di L. SCIPIO. ASIAG. è pur gran cosa che in tutte stia così. (...) Hæc hactenus. Valete. In Pedemonte alli XVII. di Aprile MDLIX." (Agustin 1772, Opera Omnia, vol. VII, Lettre VIII, p. 236).  +
Lettre du 29 avril 1559 (de Piedimonte d'Alife, aujourd'hui Piedimonte Matese): "Per ricordarmi (carissimo M. Fulvio) delle nostre delicie delle Medaglie, e di voi spesso, anzi sempre non mancarò con ogni occasione di darvi avviso delle Medaglie nuove, e di qualche interpretazione, e di alcuni pensieri a quello proposito, e benche siano impoliti e rozzi come nati in queste sassose montagne del Samnio il desiderio di aggradirvi faranno la scusa. Hò nelle mani una Medaglia di bronzo come penso NEΟΠΟΛΙΤΩΝ. benche le lettere siano in gran parte fuggite, ma la testa di Donna coronata di Lauro è come in molte altre di quei Popoli, eccetto che dietro quella par che si vedano queste tre lettere ΣΥΠ: dall’altro canto è una Lyra appoggiata ad un monticello [come penso tumulo della Sirena Partenope] & al basso doppo le lettere dette prima, un caduceo di Mercurio; non accade dirvi che Strabone, Plinio, e Vergilio, e l’interpreti confermano essere in Napoli tal Sepolcro, e cognome. Ma aspetto da voi l’interpretazione di quelle tre lettere se d’un nome solo sono, di quale? ovvero di due, come saria Sirena Partenope, e che fosse di essa la testa. Desidero sapere se Syrena si scrive, ovvero Sirena; e perche causa. Item se vi è capitata mai altra simile, ò sapete chi l’abbia, vedete se stà come io mi immagino in questa. Leggendo in Plinio alcune cose grandi di M. Sergio lib. VII. cap. XXVIII. mi sono ricordato esser nelle Medaglie M. SERGIUS SILUS (se ben mi ricordo) con una Statua equestre, & una spada in mano, vedete se si può applicar ad esso. Item lib. VIII. cap. XVI. che Lisimaco strangulò un Leone essendo da Alessandro serratto in una stanza con esso, vedete se in quelle piccole Medaglie è più presto Lisimaco che Ercole. Item lib. XII. cap. I. in fine dimostra la causa perche si trova nelle Medaglie ΓΟΡΤYΝΙΩΝ. Europa col Toro: dicendo egli haver in Gortyna una bella fontana con un Platano del quale scrivono molti dotti Greci e Latini, e che sotto quell’ombra Giove sforzó Europa. Aspetto li nomi di questi Dotti con altre belle cose à questo proposito. Desidero ancora sapere se nelle Medaglie in Smirna si trova Mater Deorum turrita, perche Plinio dice esserli dedicato un Tempio lì cap. IIII. lib. XIIII. Se in quelle de Locrensi fosse un fulmine, ovvero altre cose pertinenti ad Eutimo Olimpionico e Dio del quale parla Callimaco; leggete Plinio lib. VII. cap. XLVII. Se trovate M. Pirro salutatelo à mio nome, e diteli che hò una Medaglia di Commodo con un roverso di esto Commodo nudo con una clava in mano imitando Ercole, & appresso è la Dea Iside con testa di elefante & un Sistro in mano, & alli piedi una testa di Leone, che non havendo tal roverso nel suo Libro li mandarò un disegno. Scrivono li Istorici che Commodo quando portò quelle Isiace cerimonie per la terra urtava hor questo hor quello col naso, ò proboscide. Hò ricevuto la vostra delli XXII. con la alligata del Sigonio, al quale scrivo io come vederete nella sua che apposta la mando aperta, e potrete veder le parole latine, le quali non vi piacendo, ò mancando altra cosa fate voi altro polizino, e stracciate quello. Mi pare mille anni à vederlo fuora, Sed sat cito, si bene. Quella Medaglia di due Fortune Reduce & Аntiatum desidero havere. Mandatemi in una inclusa il Varrone Medaglia, la stampa del Ser. Sulpicio farò gettare se potrò, del resto delle vostre nuove, item del Libro mi movete grand’espettazione, e desiderio. Della Cloacina hò trovato non so che in Plinio lib. XV. cap. XXIX. credo bene che lo haverete notato. Del Gelone vostro hò piacere. Non altro, state sano. Da Pedemonte аlli XXIX. d’Aprile MDLIX.” (Agustin 1772, Opera Omnia, vol. VII, Lettre IX, p. 236-237).  
Lettre du 13 mai 1559 (de Piedimonte d'Alife, aujourd'hui Piedimonte Matese): “Del Varrone vi ringrazio, è assai bello benchè un poco suspetto dalla parte del volto, pare che sia stato imbrattato con volerlo gettare: pure credo sia antico, e un termine di Numa come penso, & il rovescio dello scettro tra l’Aquila e il Delfino, significa l’imperio di Giove e Nettuno à Pompejo Magno, dal quale hebbe Varrone la Corona navale contra li Pirati come dice Plinio in due luoghi. Sono intrato in fantasia che Pompejo descendesse da Pompo figliuolo di Numa per adulazione de suoi, leggete Plutarco nel fine della vita di Numa, benche le parole sono guaste; ma M. Pirro vele indrizzarà, se voi non saperete; è bello quel granchio del ΒΡΕΤΤΙΩΝ. Credo che dica non sò che de Pompilii, la qual Casata non si trova, ma nella vita di Pompejo lo dovrebbe dire. Horsù questa nostra Scienza caballistica delle Medaglie vuol questo. Ricordatevi di quella Medaglia di Pisone col roverso CN. MAGNO, e la testa di Numa, la quale hà due allusioni, & al Magno, & al Pisone, come derivati di un sangue comune di Calpo e Pompo figliuoli di Numa. E perche sarà lecito al Questore, ovvero Proquestore metter li suoi antecessori, e non quelli del suo generale? Di Pompo dunque dicevano venir li Pompej, e li Pomponj, come si vede nelle nostre Medaglie. Delli Calpurnj è in Horazio nell’arte poetica, ad Pisones Pompilii sanguis, ovvero Pompili, il qual verso se ben mi ricordo non fa contro la vostra osservazione delli ij nel genitivo. II vostro Asiatico Getulico mandatelo à M. Gentile, ovvero in Getulia come l’Asia Capta di un Amico nostro, per dir Getulico haverebbe scritto più lettere, & era cosa degna di leggersi due cognomi di due Provincie sottoposte all’Imperio Romano, pure vedete se Appiano parlando delle guerre d’Africa dica da chi fu la Getulia sottoposta, che penso sia tutto falso. La vera interpretazione è, che quel ASIAC. ò ASIAG. vuol dire Asiatico, e fu compendio ovvero errore dello Stampatore. Il Granchio del nostro M. Pirro hò in argento in Roma col ΒΡΕΤΤΙΩΝ. chiaro, e voi non foste ignorante, ma poco accorto. Del Sappho faremo fuochi e girandole come della Pace, & il luogo di Aristotele è bellissimo per trovare Archiloco tra le monete di Parij, come Homero e Sappho de quali parlava Polluce, il scriver ΜΥΤΙΛ. è vero ben confermato con medaglie e Stefano. Del M. ACILIO BALBO ho piacere, dello Strabone con Europa non mi ricordava, e forse C. CESARE L. F. Strabone del quale Cicerone scrive nelli libri de Oratore, e nelli Officii, che fu tanto buon Poeta & Oratore, e molto buon parlatore e facetissimo, di costui havete l’Epitafio bellissimo andando à S. Maria Maggiore, credo che velo mostrai una volta, fu fallamente giudicato Padre di Cesare Dittatore, & è falso ancora che si chiamasse Lucio il Padre di Cesare, essendo chiaro per li Fasti Capitolini CESARE C. F. C. N. L’Europa era nelle Medaglie di Valerij, se non hò mala memoria. Del Pio e Magno per Appiano mi piace, & in confermazione aggiungete una delle ultime Philippiche di Cicerone, dove nel far il S. C. lo chiama SEX. POMPEIVS. C. N. F. MAGNVS, e credo che promette farlo Augure in luogo di suo Padre. Di Planco e di Didio e Valerio Flacсо hò piacere, oltre il Didio di Sallustio vedete Appiano nelle guerre di Spagna, & avvertite a Didio, & à Postumio Albino con Hispan. Item al mio LEPIDUS. AN. XV. PR. H. O. C. S. non so se si trova stampato in Greco, ma io l’havea in volgare in ottavo stampato con tutto Appiano, credo nella stanza dove è la tavola di bronzo. Leggendo in Plinio hò trovato alcune cose per Medaglie & altre per li Autori Greci, come è un verso di Sofocle in Triptolemo: Et Fortunatam Italiam frumento cancre candido. lib. 18. cap. 7. e nel medesimo cap. dice di Menandro: Antiquissimum in cibis hordeum Atheniensium ritu. e lib. 19. cap. 6. un’altra cosa di Menandro, ma non sò se è il Comico, ovvero altго, del quale nel principio di Plinio, dove si trovano li nomi di Autori à ciascun libro: Ex Menandro qui Hiochresta scripsit. Ma nel 20. cap. 22. Blitum iners videtur, ас sine sароге, aut acrimonia ulla, unde convicium fœminis apud Menandrum faciunt mariti, io leggerei fœminæ faciunt maritis. Nel lib. 30. cap. 2. Menander literarum subtilitati sine æmulo genitus Thessalam cognominat fabulam complexam ambages fœminarum detrahentium Lunam. Torno alle Medaglie; ricordatevi delle Leontine dove è una testa di Lione, e certi grani di frumento, oltre il luogo delle Philippiche, credo nella seconda Plinio lib. 18. cap. 10. Cum centesimo quidem, & Leontini Siciliæ Campi fundunt, penso ancora si trova una figura in piede, la quale desidero che sia Gorgias Leontinus, cui prima statua aurea statuta est, in Cicer. & Plin. Alla Medaglia FLORALIA PRIMVS Plin. lib. 18. cap. 29. all’altra di P. CLODIO colla corona radiata, idem lib. 21. cap. 3. in princ. Alle Medaglie di Coo con Esculapio lib. 29. cap. 1. Hippocrates genitus Insula Coo in primis clara ас valida & Æsculapio dicata ubi templum &c. Del Caduceo di Mercurio belle cose lib. 29. cap. 3. in fine. Delli Fiumi di Thurii li quali forse sono nel Toro rappresentati nelle monete Θoρίων. ex Theophrasto. Idem lib. 31. cap. 2. Dell’acqua Marzia & anco lib. 31. сар. 3. e lib. 35. cap. 15. in fine. Del BON. EVENT. lib. 34. cap. 8. Del triente della Famiglia Servilia lib. 34. cap. 13. in fine. Io ho una Medaglia di argento con queste lettere C. TER. LVC. Trovo in Plinio lib. 35. cap. 7. Pingi Gladiatoria munera atque in publico exponi cœpta a C. Terentio Lucano, ma nelle cose stampate in essa non ci è cosa a proposito, se non una biga ordinaria, così mi basta credere che potesse leggerli così. Nel lib. 35. с. 10. in medio: Nicoma hus primis Ulix additit pileum, pinxit & Apollinem, & Dianam, Deumque Matrem in Leone sedentem. A proposito di Mamilio Limetano dove è Ulisse col pileo, ed altre con la matre del Lione. Ricordatevi del mio Spinther col bel vaso e lituo, leggete delli belli vasi che trovò costui in Plinio lib. 36. cap. 7. in fine. Del Nilo con li XVI. putti nel medesimo capo. Di Sylla con Jugurta lib. 37. cap. 1. La medaglia colla Sphynge non sò di Carisio ovvero d’altri, potria alludere al sigillo d’Augusto, del quale Plinio e Svetonio scrivono. Come un’altra col ranocchio al sigillo di Mecenate. Del Systro trovo belle cose in Isidoro lib. 3. cap. 21 in fine etymol. dell’uso d’Iside & Asiaci & Amazone. Desidero sapere se havete visto mai medaglia Greca con obelisco, perche hò alcune belle cose à proposito con altre che dirò in un’ altra, che hò disegnate per voi, che sì che vi hò servito questa volta? Lasciate carta bianca per aggiungere nel vostro libro, e non vi rincresca delle mie lettere longhe, e per penitenza scrivetemi più longhe, e state sano sopra tutto. Di Pedemonte alli XIII. di Maggio MDLIX.” (Agustin 1772, Opera Omnia, vol. VII, Lettre X, p. 237-238).  
Lettre du 29 mai 1559 (de Piedimonte d'Alife, aujourd'hui Piedimonte Matese): "Magn. Sig. Fulvio Carissimo semper aliquid Africa offert novi. Hò comperate ventidue Medaglie d’Argento par 35. Carlini quasi tutte duplicate, e così saranno al certo vostre se le giudicarete degne dell’Erario vostro. Dirò le più insigne, e la prima, e l’ultima è una Musa, la quale non so se hebbi da voi in Roma, è appoggiata ad una colonna colla mano alla gola meditando, e nell’altra distesa inanti par che habbia due tibie, о come in Roma ci pareva un volume di versi, e l’imponessimo nome di Calliope, perche in vero nel resto la positura è simile à quelli pili, che feci io cavar in disegno, dove era costei la prima delle muse. Hora credo siano tibie, e così sarà Euterpe, se così hà nome quella à chi si danno. Parmi ricordar che habbiamo sei fin hora. Thalia della Commedia, Melpomene della Tragedia, due che sonano la lira Terpsicore & Erato, (battezatele come vi piace). Urania colla sfera, e costei delle Tibie, mancano tre: Calliope, e Clio, & una che balla credo Polymnia. Vengo all’altre duplicate. Un M. ACILIO VALETV. & salute con quel roverso solito dell’HYGIA; un M. AQVILIO, con SICIL. ET VIRTUS, dove un soldato alza un amalato. Credo sia quel M. AQVILIO, quem defendens Antonius (sive Crassus) ejus deloricavit tunicam & ostendit cicatrices adverso pectore suspectus; benche in Cicerone dica M. AQVILIVS. Un LONGIN con la testa di Vesta, e quel Senatore con la tabella, forse Cassio quel giudice tanto rigoroso, ò vero per la legge Cassia Tabellaria. Quella della Cività Q. THERM. MF. la quale voleva che fosse di Cesare M. Gentile nostro. Una di CN. LEN. Q. EX. SC. col genio G. P. R. il scetro, la corona, il timone, & il mondo, come vincitore, e patrone del mondo per mar e per terra, & hora appena Signori di Tivoli. Un FARSVELIO MENSOR colla libertà e biga. Un M. FONTEIO colla capra, & amore, e due stelle, e fulmine, cose hierogliphice fin hora. Un bigato di L. FLAMIN. CILO. Un L. HOSTILIO SASERNA con una Vittoria senz’ale, ma carica d’un trofeo e d’un Caduceo. Un SEX. NONIO SVFENAS PR. L. V. PF. colla testa di Saturno. Un M. PLETORIO ÆD. COR. colla sella, e Cybele turrita. Un Q. POMPEIO RVFO, E SVLLA COS. senza le teste colle sedie sole. Una medaglietta improntata d’un canto, dove è Nettuno adirato contro il goffo Mastro che la fece, e queste lettere: ΠΟΜ. VLO. Credo che volessero dir Romulo, il quale fece à Nettuno Equestre li giochi Consuali, di quali dice Ovidio: Romule militibus sciti dare commoda festis. Item per le medaglie, dove si trova: REX ARETAS. non sò se sia di Scauro Ædile, ò d’altri. Si fa mentione di costui nel lib. IJ. cap. V. de Maccabei, e nell’epistola IJ. cap. XI. ad Corinth. benche non puo essere il medesimo, che ci vanno CC. anni dall’uno all’altro. Ma si vede che fu l’uno Rè dell’Arabi, l’altro Sig. di Damasco, e forse in Josepho trovarete che fu Socero di Erode Tetrarca. Parmi che si trovi una medaglia con un ponte dove dice LEP. al sicuro Æmilius pons. Dice Marcellino lib. XXVI. (secondo che trovo in Blondo) ab Æmilio Scauro: io credo può alla medaglia, e penso fossero i Lepidi differenti da Scauri, ancorche d’una famiglia di Æmilii. Di Melissa Concubina di Carneade fa mentione Valerio Maximo lib. VIII. cap. VII. à proposito di quella Greca, dove еrа l’аре, & il Lexicon greco dice che fu una moneta così chiamata. Vedete da chi lo piglia. Del Lisimaco suffocatore del lione lib. IX. cap. IIJ. Della statua di Gorgia Leontino lib. VIIJ. cap. ult. Delle corone di Oliva di due rami fatte, come in molte medaglie Greche, & alcune Latine, lib. II. cap. I. ὁδων πάρεργον. In Constantino Lascari trovo citato un certo Q Ноmericissimo, desidero saper se havete quel libro, e di che cose tratta. Di Feronia Dionys. lib. IIJ. referito da non sò chi la chiama ἀνδρόφορον, φιλος έφανον ò vero φερσεφόνην. Di Minerva Tritonia, ò vero Tritogeria, come si vede le medaglie Greche nella galea un Tritone trovo citato un luogo d’Aristofane ma non sò dove, & in Festo credo sia non sò che. Delle monete de Samij trovo una detta σαμόινη, del qual nome secondo Plutarco relato dal Lexicon Greco fu un certo navigio; vorrei saper dove lo dice Plutarco, e se fa à proposito di qualche Medaglia. Nel medesimo trovo che li Oboli furon detti per haver scolpito un Obelo, ò vero Obelisco, il quale rappresentava li raggi del sole secondo Plinio lib. 35. cap. 8. è citato Phocione per questo non so dove. Item κολύμσων numismatis genus. Saria mai quello de Tarentini?" ; "Torno alle Medaglie; se la Medaglia dove sono LARES è di L. Valerio, come io mi imagino, trovo in Val. Max. lib. IJ. cap. I. quel primo Valesio che diede origine alli Ludi Secolari nell’infirmità de suoi figlioli haver preghato li suoi Lares familiares da quali forse viene ancora il nome Valesii quasi Laresii, benche Zonara dica che à Valetudine io credo di qualche Valeso, o Voleso come penso che si trova nelli Fasti, & in una basi di M. Achille. Larei fono Dij Sabini, e prima si dicevano Lases: come dice l’uno e l’altro, Varrone, così Valesii & Valerii pur Sabini, credo ancora Fusii & Auselii, qui postea...Furii & Aurelii dicti. Volete una più bella fate sonar le саmapane, accender lumi e le girandole, e paghatemi la mancia, che hò trovato l’interpretazione delle lettere dove P. Ottavio, & io andassimo à Capitulo. M. LEPIDVS. AN. XV. PR. H. O. C. S. (vedete che voglio una bella medaglia delle rare) M. Lepidus annorum quindecim Populi Romani hostem occidit civem servavit. Non lo credete? Se trovo un Autore che lo dica, che direte? Or su leggete l’infrascitte parole : Æmilius Lepidus puer etiam tum progressus in Aciem hostem intremit сivem fervavit. Cujus tam memorabilis operis index est in Capitolio statua bullata & incincta prætexta S. C. posita. Vedete nella Medaglia la statua equestre, la qual cosa tacque l’Autore, item con un Trofeo, ò vero ferculo, al modo di quelli, qui opima Spolia Jovi pheretrio ferebant. Tocca questo il predetto Valerio Maximo lib. IIJ. cap. I. dicendo ancora : inter quæ Æmilia gentis pueritia coronam mereri spolia rapere valuit. Degnatevi veder Plutarco se dice questo & altri libri, perche io non hò alcuni. Se non vi piacesse quel PR. interpretare Populi Rom. dite prætextatus, perche in vero nella Medaglia non si vede punto in mezzo. Non so se vi è nella vostra Questo M. L. credo che sia quel medesimo Tutor Regis Alexandrini non quel Triumviro il quale hebbe ancora una cosa simile del figliuolo di Prisco Tarquinio, cum in prætextæ annis occidisset hostem bulla aurea donatum constat &c. & in Macrovio lib. I. Saturn. di Africano si narra altro e tanto in Livio, e Plinio, & altri qui civicam recusavit à patre Consule servato. Non posso rispondere all’ultima vostra per la celerità della mia andata in Sicilia. Adio Sig. Fulvio e tutti l'Amici. Di Pedemonte alli XXlX. di Maggio MDLlX.” (Agustin 1772, Opera Omnia, vol. VII, Lettre XI, p. 238-239).  
Lettre du 5 juin 1559 (de Messina): "Alla vostra lettera delli XIX dellaltro rispondo hora di qua delle Carybdi et Scyllae che mi fu cariss(im)a con tanta gran copia di interpretatione erudite delle medaglie. Et quanto al Pisone Prefetto di Pompeio è buono il luogo di Appiano, ma non contradice al capriccio mio, che li Pisoni, et Pompei, fossero descendenti di Numa, et battese l'autore commune piu presto, che il propio. Nasidio stampo la testa del suo capitano, non la sua: ma come testa divina la honoro etiam col delfino et tridente, come ad altro Nettuno; nota est historia. Il ASIAC. overo ASIAG credo sia compendio o errato o affettato, et il intiero si legge nelli Fasti capitolini come penso. (...) Del LVCRIO non vi scartate cosi presto: perche credo si trova anchora, ma non so dove. Spinther non credo fossi P.M. ma augure, perche Cesare fu Pont(ifex) Max(imus) solo in quelli tempi, et credo morisse Spinther prima di Cesare, al manco Cesare non lo dice nel lib. 1. delle guerre civili; scrivetemi le parolle che dice. So bene che il vaso et lituo significano il Augurato, ma quel bel vaso tanto differente daltri, ha doppia interpretatione, et e piu bella inventione; io lasciai quella piu nota. Del Q. Cornuficio ho piacer, benche mi è novo. Credo si trova citato Cornificio da Quintiliano, et alcuni credono sia sua la arte di rhet(ori)ca ad Herennium, in quib(us) il nostro don Basilio q(ondam) Zanchio. Desidero saper quali siano le vostre otto Muse. Come le teste di Pansa overo Plutone ho un Pisone di quelli che correno il pallio, et sopra il cavallo et il puto, o Vittoria è una testolina simile. Piacemi quel luogo di Phurnuto. Di M. Antonio coll'hedera è cosa certa et chiara. Non mi piace, che dove chiaramente si legge LEIBERTAS facciate Concordia per solo il velo, il quale si da a tutte le virtu, et dee minori; tanto piu Flaminio, et altri. Quel luogo di Cicerone applicato a questo, et alla Concordia non mi par a proposito. Piu presto alla legge tabellaria Cassia si puo applicar la liberta: ut sit libertas in ferendis suffragiis. Manco credo siano di due leggi quelle due medaglie di Q. Cassio et di Longino, ma piu presto d'una sola Cassia tabellaria introdotta da L. Cassio Longino della quale, et delle altre tabellarie Cicerone lib. III. de legib. Quella lege, ut quem populus damnasset etc. fu fatta contra Popillio Laenate et altri simili damnati et non fu degna di grande honore. Quella di PISO CAEPIO sta ben interpretata. La cosa delli epuloni di Caldo è vera anchora. Nelle parolle tradotte da Suida de Moneta, non mi piace quello che dicesti: quod numisma i(d est) moneta inscripta in eius templo asservabatur. Vorrei che si leggesi quod nummi i(d est) moneta signata in eius t(emplo) a(sservabatur). Credo Cicerone et Livio dicano Moneta a monendo, quod monuerit, ut caveret nescio quid. Pure si potra dir l'un et l'altro. Delli Lari sta bene. Del termino di FRVGI non vedo cosa degna di dirsi. Del Cassio Longo et Servilio Casca credo sia vero. Il luogo di Dione della medaglia EID. MAR. mi era noto. Di Cerere colla conochia credo dica Plinio anchora non so che; non so se trovasse quella. La cosa di Torquato non è splicata anchora. Del mancar il .S. et il M seguendo vocali ce molti auttori, et si vede nelli poeti, et nelli piu antiqui si toglie il S. etiam sequente consonante. ma non per questo si dovrebe lasciar nel scriver. Di TRIVMPVS ce la ragione che dice Cicerone. Del PILIPVS quella medesima et altra che dice Festo, che li antiqui non duplicavano le consonanti. De Victrice Catonis in Livio et P. Victore pro Virgine credo esser stato io il primo, multum latrante Lycisca i(d est) M(esser) G. Faerno, et ha il torto: anchora che è di materia solida che non si puo storcer facilmente come una meza colonna. Del Iuno Sospita Maxima Sororia non accepto questa sororia, vorrei Servatrix piu presto, o altra cosa, ma piu presto credo sia errore, vedendo si in tutte l'altre R che vol dire Regina cognome di Giunone indubitato. Ho risposto alla vostra et non ho altro che scrivervi (...)" (Vat. Lat. 4104 f.352; Carbonell i Manils 1991, pp. 423-432).