Grand document
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A
Lettre du 2 janvier 1734 (de Venise): "[...] Nel Senator Buonarroti si è perduto il più dotto antiquario, principalmente in materia di Medaglie, che avesse Firenze, e forse forse l'Europa. L'Elogio di lui si dovrà fare, e penso di scriverne a Firenze: ma quello che mi verrà per mano di lei, sarà sempre il migliore. [...]" (Fontanini 1762, p. 77-78). +
Lettre du 5 juin 1734 (de Venise): "Il Sig. Milles fra le altre cose, delle quali mi ha parlato, dissemi di essere assai dilettante de Medaglie antiche : onde io l’ho invitato a venire a vedere le mie, che non sono poche, nè dispregevoli, e spero che ne partirà soddisfatto" (Zeno 1785, vol. 5, lettre n° 840, p. 18). +
Lettre du 26 juin 1734 (de Venise): "Eglino (deux Anglais) hanno voluto vedere le mie Medaglie d’oro, e di gran bronzo, e ne sono rimasti assai soddisfatti" (Zeno 1785, vol. 5, lettre n° 841, p. 21). +
Lettre du 28 janvier 1734 M. V. (1735) (de Venise): "[...] ho scritto di nuovo a un mio amico in Vienna, perchè usi diligenza nel proccurarmi un’altra copia del libro del P. Biel, e me la faccia tenere, accompagnata da un secondo libro pur di Medaglie, composto dal medesimo Autore ; il quale pero non è veramente altri, che il P. Carlo Granelli Milanese Sacerdote della Compagnia di Gesù, e Confessore della Vedova Imperatrice Amalia, soggetto per verità degno della stima di lei, e di tutti i Letterati. Egli ha fatto stampare pochissimi esemplari sì dell’uno, che dell’altro suo libro, e non gli ha voluti esporre in vendita, per quanto mi è stato scritto, ma solamente gli ha distribuiti ai suoi amici: onde ho durata molta fatica ad averne un secondo esemplare, e non so ora se mi riuscirà ad averne il terzo, acciocchè di entrambi rimangano servite, sì la Libreria di lei, come quella del P. Baldini. [...]" (Zeno 1785, vol. 5, lettre n° 862, p. 76-77). +
Lettre du 12 février 1734 M. V. (1735) (de Venise): "Ne abbiamo un altro esempio consimile a quello di Ege della Cilicia in Ege di Macedonia, chiamata per l’innanzi Edissa, riferito da Giustino nel libro VIII. Anche il Vaillant si accorda col parere del Noris, e del Morello nei luoghi, che da lei mi sono cortesemente allegati. Il Monaco Raguseo (nb : Banduri), poichè non le ha data alcuna risposta, bisogna credere che o si trovi molto imbarazzato, o si conosca molto malamente imbrogliato. Parmi che abbia preso il miglior partito col metter la cosa in silenzio, e col non replicar di vantaggio" (Zeno 1785, vol. 5, lettre n° 865, p. 83). +
Lettre du 5 mars 1735 (de Venise): "Una di queste (città, ndr) fu anche la Città di Ega di Cilicia ; che ha per simbolo e per impresa parlante nella Medaglia allegata dal Cardinale Noris, dal Vaillant, e da altri, e che io pure possiedo nel mio picciol Museo, la Capra selvatica : sopra la quale dice il Vaillant (de num. gr. loq.) : Capra, unde nomen Urbis ob Caprarum eventum, quibus ducibus, & Oraculi jussu, condita est" (Zeno 1785, vol. 5, lettre n° 869, p. 89). +
-Lettre du 29 mai 1733 (de Venise): He is grateful for the Emperor’s kindness for excusing him on account of his age from journeying to his court at Vienna, and enjoying peace and the company of his friends. O. knows well of the great mutual affection between him and his brother Peter Cathaninus, and his brother’s affection and admiration for O. Now he is left bewailing his brother’s death and out of piety and as an inheritance from his brother it is his pleasure to cultivate the same friendships. Not being at Vienna he must leave it to O. to ask others to examine the MS. codices of the Imperial library, and has written to Garellius, prefect of the library. Failing Vienna O. might inspect my own smaller but diligently cared for and reviewed collection of ancient coins, the series of which he is intending to publish. ...There are a few books he would like, i.e., Havercamp’s last edition of R. Calaber Morell’s Collection with Havercamp’s commentary; Hesychius’ Lexicon with Junius’ translation. (Oxford, Bodleian Library, MS D’Orville 486 fols. 246-247). +
Lettre du 20 juin 1720 (de Vienne): "Dice adunque Plutarco, che Teseo fe battere una moneta in Atene, scolpitovi sopra un bue, per simbolo del toro Maratonio, oppure del Capitano di Minosse, ovvero per eccitare i suoi cittadini all’amore dell’agricoltura : dalla qual moneta dicono essersi appellato l’Ecatombeo e ‘l Decabeo. Le parole di lui sono queste (passage en grec). Le quali secondo la versione di Gugliemo Silandro, significano : Signavit (Theseus) etiam nummum incisum bove, vel ob taurum Marathonium, vel ob Minois Ducem, vel ad agriculturam cives incitans. Hinc ferum Hecatomboeon & Decaboeon dictum. Non diversamente dal Silandro sono spiegate da Ermanno Cruserio : e assai prima dell’uno e dell’altro le traslato Lapo Birago, il giovane, da Castiglionchio, aggiugnendovi però qualche cosa per maggior chiarezza del testo : Nummum praeterea statuit, bovemque in eo incidit, vel ob Marathonium taurum, vel ob Minois ducem, vel quia ad agri cultionem cives provocare vellet, Ab eo nummo dicitur Hecatomboeon, quod est centum boum, & Decaboeon, quod est decem, nomen traxisse. Il Consigliere Jacopo Amiot, la cui versione di Plutarco dopo un secolo e mezzo in circa, è ancora in grande stima appresso i suoi Francesi, benchè in essa sieno stati notati gravi e frequenti errori, trasportò in questa guisa le suddette parole : D’avantage il fit forger de la monnoye, qui avoit pour marque un bœuf, en mémoire du taureau de Marathon, ou du capitaine de Minos, ou pour inciter ses citoyens à s’adonner au labourage : & dit-on, que de cette monnoye ont depuis été appellés Hecatomboeon & Decaboeon, qui signifie valant cent bœufs, & valant dix bœufs. Su queste ultime parole cade il primo dubbio di V. E. poichè interpretandosi letteralmente la versione dell’Amiot, corrispondente a quella altresì del Birago, se l’ecatombeo valeva cento bovi animali, e’l decabeo ne valeva dieci, dovevano queste due monete, e la prima in particolare, essere d’una smisurata grandezza. Per la qual cosa sembrar potrebbe più verisimile il credere, che la moneta del bue battuta da Teseo, essendo di poco peso, e di poco prezzo, l’ecatombeo non fosse che una moneta corrispondente al peso e valore di cento di queste picciole monete bovi, e ‘l decabeo una corrispondente a quello di dieci. Di queste monete non essendo dallo storico specificato il metallo, ne nasce un secondo dubbio ; cioè se fossero d’oro, di argento, di rame, di ferro, o d’altra materia ; sapendosi che fino di stagno e di cuojo n’ebbero gli antichi nella prima loro instituzione. Per proceder con ordine, senza di cui s’imbrogliano, più di quello che si sciolgano le difficoltà, dividerò la materia, di cui debbo trattare per ubbidirla, in alcuni punti, i quali tutti a meglio spianar la quistione contribuiscono. I. Se la moneta appellata bue fosse battuta, o no, con l’impronto di questo animale. II. di qual metallo ella fosse. III. di qual valore. IV. sino a qual tempo si usasse in Atene. V. Se l’ecatombeo e ‘l decabeo, che da essa presero il nome, fossero monete vere e reali, o fittizie e ideali. VI. Se il valore di essi debbasi intendere corrispondente a quello di cento bovi animali, o a quello di cento bovi monete. I. Non sembri punto strano a V. E. ch’io ponga di primo tratto in controversia una cosa, che da Plutarco viene si espressamente asserita : cioè se Teseo in Atene facesse veramente battere una moneta marcata con l’impronto di un bue. Ottone Sperlingio, letterato insigne Danese, pubblicò venti anni sono una erudita Dissertazione sopra le monete non battute sì degli antichi, sì de’ moderni (Amstelaed. 1700. 4. ap. Franciscum Halmam). In essa egli impiega parte del capitolo I. e tutto il XXII. per sostenere che questa moneta bue, e le altre cognominate da essa, fossero di quelle che mai non uscirono dai monetarj : e perchè le parole di Plutarco son troppo contrarie a questo suo sentimento, non si fa il menomo scrupolo di dire, che fallit & fallitur bonus ille philosophus (pag. 143). Egli vuole pertanto, che Teseo altro non abbia fatto, se non insegnare agli Ateniesi il modo d’incidere e tagliare in tante lamine tanto d’oro, d’argento, o d’altro metallo, quanto loro bastasse a comprare un bue : le quali lamine si appellassero bovi, non per esser coniate della figura di questo animale, ma per essere di peso equivalente al valore di un bue : e che quindi ancora fossero dette Ecatombei e decabei le lamine, che a proporzione di peso valessero cento, o dieci bovi effettivi. Tali lamine pertanto e' conclude (p. 146) non esser nummi, o monete di conio, e battute, ma pesi, masse, kommata, kermata, …, tagliate e segate in tal guisa, perchè più agevolmente nei vicendevoli contratti si mettessero in uso : le quali essendo rozze e imperfette, furono un primo abbozzo e modello delle monete, che in progresso" très importante lettre sur les débuts du monnayage en Grèce : Thésée, Phidon d’Argos, Pollux, Homère, Athènes, etc. (Zeno 1752, lettre n° 71, p. 124-139; Zeno 1785, vol. 3, lettre n° 510, p. 138-158).
Lettre du 25 mars 1724 (de Vienne): "Mi corre debito di ringraziarvi degl’incomodi che vi siete presi a mio riguardo per favorire il Sig. Andrea mio fratello della vostra amorosa assistenza, onde nè egli, nè io restiamo ingannati nella ricerca di medaglie Imperiali d’oro e d’argento; delle quali desidero di andare accrescendo la piccola serie, che già mi trovo di avere. Io vi prego di andarmi continuando i vostri favori, poichè costì non ho, nè conosco persona di cui possa meglio fidarmi, che di voi, tanto per l’intelligenza, quanto per la rettitudine dell’animo vostro. Il Tiberio in oro da voi veduto mi è stato caro; non tanto perchè io non l’avessi perchè di fatto ne aveva altro simile; quanto perchè di esso posso valermi ad avere qualche altra medaglia, che mi manca. Spero di poter avere da Roma una serie di più di 350. medaglie d’argento, fra le quali ve ne ha di rarissime, e anche di singolari ; e colà ho già rimessi dugento scudi Romani a conto di quasi altrettanti, che dovrò sborsarne dopo ricevute le stesse. Tostochè esse mi sieno giunte, vi trasmetterò il catalogo delle teste, che mi mancheranno in argento, acciocchè mi ajutiate a dare a questa serie qualche compimento. Io ne tengo qui nello stesso metallo intorno a 300. talchè postevi le Romane appresso, cominceranno a fare qualche comparsa. Di quelle in oro sono ancora assai indietro : ma in queste per deficienza di forze mi conviene andare più lentamente : pure se me ne capita alcuna, non me la lascio facilmente fuggir di mano. Se costì ve ne capitasse alcuna ben conservata, e non servisse per voi, prendetela senz’altro per me ; che del prezzo e di tutto ne lascio all’amor vostro l’arbitrio. Mi dimanderete ora, perchè io non vi parli delle medaglie in bronzo, che sono le più stimate ? Vi risponderò, che con poche non vo’ incominciare, e con molte mi manca per ora o ’l modo, o l’incontro. Il tempo potrà forse offerirmi qualche buona occasione, e intanto metterò a parte qualche picciola somma da farlo poi senza incomodo. Ed eccomi, Compare amatissimo, entrato in un campo, ove non mi sono mai arrischiato di farmi vedere ; non perchè me ne mancasse il desiderio, ma perché non poteva fare altrimenti. La munificenza Cesarea mi dà ora qualche coraggio : al che si aggiugne, che la mia libreria, la quale sinora mi ha assorbito quel poco soldo che mi avanzava, è giunta a tal segno, che me ne chiamo quasi contento" (il possède 10 000 livres) (Zeno 1752, vol. 2, lettre n° 160, p. 314-315; Zeno 1785, vol. 3, lettre n° 619, p. 425-426; Tomassoni 2021a, p. 123, 130; Tomassoni 2022a, p. 279; Tomassoni 2022b, p. 73, 77).
Lettre du 22 avril 1724 (de Vienne) : remerciements pour ses services: "Venendo al punto delle medaglie, ora posso dirvi con sicurezza, che quelle d’argento, delle quali già vi scrissi ch’io era in contratto con un mio amico in Roma, persona di fede e d’intelligenza, passeranno fra poco nel mio picciolo studio; essendosi egli determinato a darmele per l’onesto prezzo che gli ho esibito. Le teste, che presentemente mi mancano per dare qualche compimento alla serie, che ne sto formando, saranno per vostra instruzione notate nell’occluso foglio. Elleno, a dir vero, son molte, e la maggior parte assai rare ; ma da esse conoscerete, che molte sono, e fra queste parecchie altresì di rarissime quelle, che tengo. Penso di portarla, per quanto mi sia possibile, fino ai più bassi tempi, supplendo ove non si possa in argento, con quelle di terza grandezza in metallo; delle quali ne ho parecchie non poco pregevoli, secondo il giudicio, che il P. Banduri ne rende. Le segnate in margine con un asterisco significano quelle appunto che ho di metallo, e che vorrei avere d’argento puro, o almeno impuro. Già sapete, che le medaglie di puro argento dopo i tempi di Gallieno sono rarissime, fuorchè in alcuni pochi Imperadori, come in Diocleziano, in Massimiano, in Costante, e in qualche altro : e di sì fatte non me ne lascio all’occasione sfuggire alcuna di mano. Tutto questo siavi detto, acciocchè sappiate il mio desiderio e 'l mio bisogno, riconfermandovi nuovamente, che in tutto e per tutto sarò per sottoscrivermi di buona voglia a quanto sarà approvato e stabilito da voi, sì nella qualità, sì nel prezzo. Intorno poi alle medaglie d’oro non vi fo alcuna prescrizione, poichè ne tengo sì poche, che quasi mi convien dire di avere appena incominciato; non tenendone che quaranta incirca, la maggior parte dei bassi tempi. Procedo in queste più lentamente, sì perchè raro mi se ne presenta l’incontro; sì perchè, se bene il desiderio è grande, limito però l'animo con le forze. Se alcuna però ve ne dia per mano, che sia ben conservata, e a buon patto, massimamente se sia dei secoli avanti Costantino, mi farete favore di fermarla a mio conto. Del resto sappiate, che lo stesso riflesso, pur troppo vero, della tenuità del mio potere, si è la vera e principal cagione, per cui ancora non mi sono posto a fare acquisti di medaglie in bronzo. Non per altro ho cominciato da quelle in argento, se non perchè di queste mi è stato più facile casualmente l’incontro, e qui ve ne ha altresì maggior copia. Conosco bene il pregio dell’altre, superiore a queste di molto ; e come quest’ anno penso di andar continuando in vie più accrescere la serie, che ho di molto avanzata; così l’anno venturo ho in animo di fare uno sforzo, e d’impiegare ad un colpo qualche centinajo di fiorini nell’acquisto di un qualche studio ; e già ne ho in mira più d’uno. Se qui volessi applicare a metterne insieme una serie, or l’una, or l’altra medaglia comperando, a misura che vengono, nulla di buono mi riuscirebbe di mettere insieme, e verrebbe anche a costarmi troppo; mentre sì fatta mercatanzia costa più qui, che in Italia. Ma di ciò un’altra volta. V’ho già infastidito abbastanza, e tenuto di soverchio a disagio. Aggiungo solo, che se in questo tempo vi capita qualche medaglia Greca, sia in bronzo, o sia in altro metallo, e di qualunque grandezza, avrò a sommo favore, che la prendiate per me, quand’ella non serva per voi : mentre a dirvi vero le medaglie Greche mi fanno un particolare solletico, e a riguardo d’esse in questi ultimi mesi ho fatto qualche studio nella lingua Greca, ove impiego quel poco di tempo, che mi avanza dalle mie più necessarie, ma non già più gustose, incombenze. Ho inteso con piacere che abbiate veduta la mia libreria, se pur m’ è lecito con tal nome chiamare la raccolta de’ libri che costì tengo, e che ella vi sia piaciuta. Occorrendovi di valervi di qualche libro, fatelo con tutta libertà. Ne ho scritto al Sig. Andrea mio fratello, che vi serva di tutto a vostro piacimento. Costì avete veduto il maggior numero d’essa : ma a mio parere qui ne tengo il più scelto, che alla giornata cresce notabilmente : mentre non vo’ che il nuovo genio per le medaglie pregiudichi al vecchio affetto" (Banduri 1711; Zeno 1752, vol. 2, lettre n° 162, p. 317-319; Zeno 1785, vol. 3, lettre n° 622, p. 431-433; Tomassoni 2021a, p. 44-45; Tomassoni 2022b, p. 30).
Lettre du 19 août 1724 (de Vienne): "Vengo al punto della Domizia Greca, che mi avete rimandata. Non ho mai impiegato meglio il mio danaro, come nella suddetta; poiché da lei mi è provenuto il piacere e ‘l vantaggio di ricevere una sì dotta e sì savia lettera, come la vostra. Ella per me vale un tesoro, avendomi fatto aprir gli occhi sopra molte cose, con la scorta delle quali saprò in avvenir regolarmi. Sono tanto persuaso della falsità della medaglia, che avrei scrupolo di darla per buona a chi tale credendola, me la ricerca, e me ne esibisce un prezzo maggior del costo. Lo disingannerò del suo parere col fondamento del vostro; e se ciò nonostante la vorrà dappoi, non avrò riguardo di dargliela: poiché dovete sapere, che qui (a Vienna, ndr) si pagano assai bene da alcuni le medaglie anche false, in mancanza delle buone; purchè sieno testa rara, pensando eglino in tal modo di riempire i vacui, e di perfezionare la serie. All'amico poi, da cui con buona fede l'ho avuta, non abbiate dubbio, ch'io mai ne scriva: ma starommi nella solita indifferenza. Dacchè gli ho rimandate l'altre medaglie, con le quali pensava di potermi gabbare la seconda volta, si è vergognato di più scrivermi: ed io poco ne curo. Giacchè non v’è modo di avere le medaglie Zane duplicate, lasciamo di più ragionarne. Se col Marchese Maffei; cui ora solo è venuto in pensiero di raccoglier simili antichità, non riesce di accordarsi per le medaglie del fu Ambrogio Franco; e a voi paresse, che l’acquisto ne fosse onesto per chi vende, e per chi compra; io vi applicherei volentieri anche a tutte. Mi rimetterò sempre al vostro giudicio. Di metallo io non ne ho: onde darei un qualche principio con le migliori; che in tanto numero converrà pure che ve ne sieno parecchie. Quando poi non lo stimaste a proposito, separate da quelle di bronzo l’altre d’oro e d’argento, e di queste fermate il prezzo per me col Sig. Buonaventura Minelli, il quale è anche mio amico, e si sovverrà facilmente ciò che feci per lui, per fargli avere il governo della Dogana di Mare, quando ne feci rinunzia, e lui ebbi per successore" (Zeno 1752, vol. 2, lettre n° 169, p. 337-338; Zeno 1785, vol. 3, lettre n° 631, p. 459-461; Tomassoni 2021a, p. 27, 77, 127-128; Tomassoni 2022a, p. 278; Tomassoni 2022b, p. 21, 47, 75).
Lettre du 18 novembre 1724 (de Vienne): "Ho ricevute le 28 medaglie d’oro inviatemi dal Sig. Andrea mio fratello; e mi chiamo contentissimo dell’acquisto fattone per 58 ungheri, cioè a dire per sei ungheri e mezzo di più del loro valore. Di acquisto sì vantaggioso e sì caro ne ho ‘l debito tutto a voi, che mi avete con tanto amore assistito. Venti di queste hanno accresciuta la mia serie, che va avanzando a gran passi. Tra le altre mi sono state carissime l’Antonino col rogo, il Giuliano Apostata, e ‘l Costantino Barbato, detto dai Greci Pogonato. Avrei messo in primo luogo il Vitellio, se non fosse di conio moderno, ma assai eccellente. Per altro chi vide mai un rovescio in Vitellio col carro tirato da due lioni, e con intorno la leggenda AETERNITAS, simbolo di consacrazione? Con le prime lettere di Venezia attendo la nuova che siasi stabilito il trattato anche per le medaglie d’argento, per le quali ho già rimesso il danaro. In sì gran numero egli è molto difficile, che non ve n’entri qualche dozzina da farne conto, e qualche centinajo di quelle che mi mancano, le quali benchè non abbiano rarità, trovano però luogo ne’ gabinetti per la erudizione che in se contengono, massimamente quando sieno ben conservate. Oltre di che comperandole come a peso d’argento, non posso mai farvi considerabil discapito. I giorni passati ebbi la sorte di acquistarne parecchie assai buone in metallo, come la Giulia di Tiberio col carpento, quella dell’Anfiteatro di Tito, un Adriano Greco quasi medaglione col Tempio, battuto in Bitinia, un Gordiano Affricano il giovane, un Balbino, un medaglione di Trajano Decio, un’ Etruscilla Greca battuta in Samo, un Diadumeniano Greco, una Giulia Greca con Severo, ecc. Ed ecco che altresì questa terza serie va a poco a poco avanzando: ma sto in traccia di qualche buona occasione per comperarne una piena raccolta, e ne tengo in vista due o tre, con animo di abbracciar quella che siami per essere di maggior vantaggio" (Zeno 1752, vol. 2, lettre n° 174, p. 348-349; Zeno 1785, vol. 4, lettre n° 638, p. 3-4; Tomassoni 2021a, p. 126, 130-131; Tomassoni 2022b, p. 75, 77).
Lettre du 10 février 1725 (de Vienne): "Sempre più mi conosco al vostro amore obbligato, e sempre più mi crescono le speranze di poter un giorno col vostro mezzo dare avazamento, se non perfezione, alla mia serie di medaglie in argento. Con quelle del Signor Bernardini osservate e messe a parte da voi non aggiugnerei veramente alcuna delle teste che mi mancano, ma facilmente accrescerei la raccolta che ne ho, di qualche rovescio, ed essendo ben conservate, come mi scrivete, potrei migliorarne alcuna delle mie, che non fosse d’intera conservazione. Circa il prezzo, io non so quello che ne possa pretendere il possessore ; ma se la dimanda fosse esorbitante, non mi spiacerà punto il lasciargliele. Essendo esse ordinarie e per la testa e pel rovescio, crederei che l’una per l’altra non avessero a pagarsi più di due lire e mezza : a voi però ne lascio tutto l’arbitrio. Se la Sabina Tranquillina fosse in argento, e legittima, non avrei difficoltà di dare per questa sola dieci e anche dodici ducati, e più ancora : ma vedendola segnata da voi con una linea, come dubbiosa e sospetta, preveggo che non sarà ella del numero, e ch’io ne resterò ancora senza. Appena ricevuto e veduto il Pescennio, l’ho riconosciuto evidentemente per falso, e l’ho rimandato. Mi fu poi di piacere l’intendere, che il vostro sentimento erasi accordato col mio. I giorni passati ho avuta la sorte di far acquisto d’una G. Cornelia Supera in metallina, o en billon, come dicono i Francesi, di buona, se non ottima conservazione, e per un prezzo assai vantaggioso. Ho acquistati altresì cinque medaglioncini Egizj, tra i quali uno di Claudio con Antonia, e un altro pure di Claudio con Messalina. La mia raccolta in oro si è notabilmente accresciuta, talchè dei dodici Cesari non mi manca, che Galba, e Caligola : ma spero che quello mi verrà da Roma con altre nove, fra le quali Matidia, e Filippo il giovane, o sia il figliuolo. Avea cominciato il Catalogo delle medaglie più scelte che posseggo in argento ed in oro, ad oggetto di comunicarvelo : ma non ho avuto mai tempo di terminarlo. Un dì lo farò certamente. Continuatemi il vostro amore, ch’io stimo assai più di tutte le mie medaglie" (Zeno 1752, vol. 2, lettre n° 179, p. 359-360; Zeno 1785, vol. 4, lettre n° 643, p. 17-19; Tomassoni 2021a, p. 133; Tomassoni 2022a, p. 280; Tomassoni 2022b, p. 78).
Lettre du 30 mars 1726 (de Vienne): "Si va a gran passi avanzando nella revisione del Museo Imperiale con mio sommo gusto e profitto, di quando in quando capitandomi sotto l’occhio medaglie non solo rare, ma singolari, e non più vedute. Jer mattina per l’appunto nella serie d’argento trovammo intorno a quattordici Pertinaci, tutti con differente rovescio, e d’ottima conservazione, fra i quali uno che mi par degno d’esservi comunicato distintamente. L’epigrafe della testa laureata di questo Imperadore si è : IMP C P HELV PERTIN AVG. Nel rovescio v’ha la figura d’una donna con tonaca e stola, stante alla destra, che nella diritta tiene una corona di alloro, e nella sinistra una bacchetta sottile ; o sia verga, con la leggenda all’intorno MENTI LAVDANDAE. La medaglia è d’indubitata antichità, di eccellente artefice, e di intera conservazione. Ecco una nuova Deità sopra le medaglie, ma non già in Roma. Aveva il suo Tempio la MENTE nel Campidoglio, dedicatole in tempo della seconda guerra Cartaginese, e la sua festa si solenizzava a dì 8. di Giugno. Se ne parla in Livio, in Ovidio VI. Fast. in Lattanzio, in Varrone, ed in altri. Rare volte s’incontra gerundj nelle inscrizioni delle medaglie ; ma pur se ne incontrato, come ben voi sapete. Questa può dar luogo ad una dotta ed erudita dissertazione. Dal catalogo che vi ho trasmesso, cancellate il Germanico in argento, essendomene capitato uno assai bello con la testa di Caligola. Se però altro potessi averne con quella di Augusto, me ne sarebbe caro l’acquisto. Vi rendo grazie delle cortesi esibizioni, che mi fate a proccurarmene l’altre mancanti, e so la difficoltà che v’ha a poterne aver costì, che sieno belle e legittime ; poichè cotesti birbanti, ai quali non bisogna credere nemmeno la verità, assorbiscono e impreziosiscono ogni cosa, cercando d’ingannare o nella roba, o nel prezzo. Me certamente non astraperanno, che non tengo commerzio alcuno con esso loro" (Zeno 1752, vol. 2, lettre n° 214, p. 422-423; Zeno 1785, vol. 4, lettre n° 681, p. 104-106; Tomassoni 2021a, p. 42-43, 96; Tomassoni 2022a, p. 280; Tomassoni 2022b, p. 29, 57).
Lettre du 14 décembre 1726 (de Vienne): "L’Antonino Pio in gran bronzo col rovescio Rex Quadis Datus, è ottima veramente medaglia, e di rarità singolare. Io però ne tengo una bellissima nella serie, che non mi lascia desiderare cotesta. Il P. Granelli, Gesuita, e Confessore dell’Imperatrice vedova Amalia, che ha un bellissimo studio di medaglie, applicherebbe volentieri ad averla, quando gliela potesse proccurare ad onesto prezzo. Mi ha incaricato di pregarvene, e questo Religioso è ben degno del vostro favore. Se quella medaglia avesse nel rovescio Rex Armeniis Datus, la quale, benché meno rara, mi manca, vi avrei supplicato per me a dirittura. Con questa occasione non lascierò di dirvi, che di Antonino Pio non mi trovo avere, che tre sole Provincie in gran bronzo, cioè Dacia, Parthia, e Italia : e una sola in mezzano, cioè Britannia, quella che in terzo luogo ne vien descritta dal Vaillant. Mi raccomando al vostro amore, qualunque volta delle mancanti a prezzo onesto vi capitasse. Perdonatemi, se tali e tanti incomodi continuamente vi reco. In cosa che fa ora la mia estrema passione, non mi arrossisco neppure di parere importuno" (Zeno 1752, vol. 2, lettre n° 231, p. 460-461; Zeno 1785, vol. 4, lettre n° 701, p. 158; Tomassoni 2021a, p. 135; Tomassoni 2022b, p. 79). +
Lettre du 7 janvier 1727 (de Vienne): "Vi ringrazio della sincera notizia avanzatami da voi intorno al prezzo della consaputa medaglia di Antonino Pio, il cui possessore ne dimanda, unita ad un'altra di Vitellio in gran bronzo, l'eccedente somma di sessanta ducati. Come io non tengo bisogno nè di quella, nè di questa, avendone oltre alla prima tre bellissime di Vitellio di prima grandezza, tutte indubitate ; così ne ho letto il paragrafo al dignissimo Padre Granelli, il quale vi rende grazie dell'operato, e delle vostre generose espressioni. A lui mancano veramente sì l'una, che l'altra, ma la dimanda di chi le ha, non gli gradisce nè poco, nè molto ; e tanto più è lontano da applicarne all'acquisto, quanto che intende che quella di Vitellio non solo è sospetta, ma quasi a vostro credere, di che egli fa molta stima, evidentemente falsa. Sopra ciò pertanto non occorre far più parole, se non in quanto mi corre debito di ringraziarvi nuovamente dell'incomodo, che vi siete preso per favorirmi. Se altro vi capita che arricchir possa la mia raccolta, mi raccomando al vostro amore. Da mio fratello avrete già intesa la elezione di Antiquario di S. M. nella persona dignissima del Sig. Abate Panagia con annuo assegnamento di 1500. fiorini. Fra pochi giorni porrà mano al Museo, per cui si sono fatti gli scrigni, incominciando dalla serie in oro, che escluse le duplicate, arriverà a 1200. medaglie. Di cotesto vantaggio ed onore ottenuto da lui ho provato e provo un estremo piacere, perchè senza jattanza dir posso essere stata opera da me principalmente promossa, e sostenuta" (Zeno 1752, vol. 2, lettre n° 234, p. 465; Zeno 1785, vol. 4, lettre n° 705, p. 165-166). +
Lettre du 19 septembre 1705 (de Venise): "Oggi mi viene con due Epigrammi impressi in Milano comunicata la morte del P. Mezzabarba, nostro commune amico ; e ne ho sentito tutto quel dispiacere, che debbo ad una tal perdita. Io era uno degli ammiratori del suo ingegno, il quale se avesse potuto alquanto fissarsi, avrebbe fatto de’ miracoli" (Zeno 1752, vol. 1, lettre n° 87, p. 125; Zeno 1785, vol. 1, lettre n° 141, p. 341). +
-Lettre du 19 décembre 1705 (de Venise) : à propos de Mezzabarba: "Io era uno degli ammiratori del suo ingegno il quale, se avesse potito alquanto fissarsi, avrebbe fatto miracoli" (Muratori, Carteggio, vol. 46 (1975), lettre n° 107, p. 291-292; Missere Fontana 2000, p. 197, note 144 – sept. ou déc. ?). +
Lettre du 11 mars 1730 (de Vienne): "Non ho qui ancora tutte le mie medaglie e monete. Pochissime di queste ne tengo, massimamente delle battute in Italia, e niuna certamente avanti l’anno 1280. trattone alcune dei Dogi di Venezia, come di Piero Ziani, di Rinier Zeno, di Lorenzo Tiepolo, e di Gio. Dandolo, che fu eletto per l’appunto nel 1280. Una dissertazione sopra questo argomento sarà al pubblico di piacere e di frutto" (Zeno 1752, vol. 2, lettre n° 271, p. 533; Zeno 1785, vol. 4, lettre n° 751, p. 270; Tomassoni 2021a, p. 48-49; Tomassoni 2022b, p. 32). +
Lettre du 7 janvier 1728 (de Vienne): "Poco pertanto vi dirò circa l’affare delle medaglie. So esser piacere del nostro Augustissimo, che si dia fine a tante dicerie, e se gli altri faranno lo stesso che io, la cosa non anderà più oltre : di che però temo molto. Quel solo che posso dirvi, si è non esser vero quello che costì si vocifera, che la più parte delle medaglie venute da Roma siensi trovate false. Il numero intero delle medaglie del Museo Certosino passato nel Tesoro Cesareo, arriva a quello di 2350. in circa. Tutta la passione di chi tali le ha giudicate, non ha saputo ridurle al numero di 175. delle quali io so per certo esser pochissime quelle, che non sieno d’indubitata antichità e sincerità, levandone 25. in circa da questo numero, che nello stesso Catalogo de’ Certosini erano notate per false assolutamente, ovvero per bulinate e rifatte. Fortissimi motivi, i quali ho esposti umilmente al Clementissimo mio Padrone, e che sono stati da lui benignamente approvati, come pure da tutti i miei protettori ed amici, mi hanno persuaso a non intervenire, benchè più volte richiesto e sollecitato, a vedere il Museo medesimo, e a darne il mio giudicio, qualunque e’ fosse per essere. Questa mia ritirata è spiaciuta solamente a taluno, che poi ha cercato, e tuttavia cerca di farmene una colpa : ma io non me rido, sapendo di aver pesatamente e onestamente operato. Un'altra cosa debbo soggiugnervi, e siatene persuaso, che ‘l Sig. Bertoli e ‘l P. Paoli hanno rettamente operato, senza dar luogo a dubbiezza alcuna, che possano esser stati ingannati da chi che sia, avendo eglino praticate le possibili diligenze, perchè il Padrone restasse ben servito. Per maggior lume della verità, si son fatte replicate instanze dall’onoratissimo Sig. Bertoli, che le medaglie riprovate fossero rimandate in Roma, acciocchè fossero primieramente riconosciute per quelle, che ha ricevute in consegna, e poi per quelle che sono, cioè se spurie o legittime, sincere o falsificate. Il passo è stato impedito dal timore ben giusto di quegli, che diversamente hanno parlato e scritto in più luoghi. Dopo ciò formatene voi con la solita vostra saviezza il maturo giudicio" (Zeno 1752, vol. 2, lettre n° 256, p. 505-506; Zeno 1785, vol. 4, lettre n° 734, p. 230-232; Tomassoni 2021a, p. 92; Tomassoni 2022b, p. 55).