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-Lettre du 20 août 1740 (de Pesaro) : « Il Sig. Conte Montemellini di Perugia mi comunicò il disegno ingiunto di una moneta molto ben conservata acquistata ultimamente da lui, affinché gliene dicessi il mio parere. Io ho creduto di potergli dire che siccome ella aveva prodotto alla luce monete di U[...] e di Nocera [?] con caratteri scritti all’etrusca, et altri aveva pubblicato simili monete di Capua e di altre città della campagna feltra segnate in quel modo, poteva questa accrescerne il numero et ascrivere alla città di Herculanio. Gliela comunico affinché possa farne uso a pubblico benefizio, e possa qui notare la [...] della [...] che è per Ch siccome ella notò dell’[...] [c. 58 r.] e se Dio vorrà che si continuino quelle ricerche, più cose ancora si anderanno scoprendo. In Todi sono state trovate altre monete etrusche di quella città non vedute ancor da me in originale, ma solo in disegno fralle tavole dell’Abate Arigoni, delle quali gli comunicai uno sbozzo. Spero che verranno qua come è successo di tante altre belle cose scoperte in quel territorio. » (Firenze, Biblioteca Marucelliana, BVII, 24, f° 57r-58v – online).  +
-Lettre du 5 novembre 1741 (de Pesaro) : « Nel tempo stesso io invio a lui una piccola dimostrazione di certe medaglie antiche con due libbre d’ottima cera di Spagna, essendo io bene in obbligo di corrisponderle in qualche cosa, giacché incontro da voi amatissimo Sig. Gori sono stato tante volte favorito col dono prezioso di tanti libri, i quali sono la mia unica delizia. Così resto assicurato che tutto quello che si troverà colà si disegnerà per il Museo Etrusco. » (Firenze, Biblioteca Marucelliana, BVII, 24, f° 212r – online).  +
Lettre du 24 décembre 1741 (de Pesaro): "Io forse avrò espresso male l’idea che mi venne in mente circa la ristampa de’ monumenti etruschi già editi per farne una giunta [c. 93 bis. Iscrizione] [c. 94 r.] ed incorporarli nel Museo Etrusco. Io non vorrei già ristampare punto di tutto quello che è stampato di etrusco fin qui, che a mio credere sarebbe raccolta da interessar poco i studiosi er aggravarli di molte spese. Io penserei che fosse bene di far ristampare i soli rami del Dempstero, aggiungerli un’altra trentina di rami di cose etrusche già stampate sparsamente in diverse opere, e che si vengono tuttavia pubblicando senza punto ristampare le dissertazioni che ci sono state fatte, ma solo i puri pezzi etruschi, vale a dire sette o otto vasi che ne pubblicò il Montfaucon con parecchi pezzi di monete, qualche cosa che ne ha pubblicato il Bocchi, il Maffei, Il Mazzocchi, il Sig. Annibale e finalmente l’Abate Arigoni; dare al tutto un buon ordine secondo le sue classi per il qual fine converrebbe ancora mutare la numerazione dei rami del Demstero, premettere le statue, poi unire tutte le patere delle quali alcune ne ha il museo, seguitar con le urne e terminar con la serie delle monete. A questi cento trenta o cento quaranta rami stamparli in appresso del già stampato la sola dissertazione del Buona Roti che potrebbe far figura di Prolegomeno, e finalmente qualche breve spiegazione più precisa sopra i pezzi ad uno per uno lo che non fece il Buonarroti. Quest’opera non dovrebbe riuscire di molta spesa consistendo nell’intaglio di una ventina di rami di nuovo, et all’incontro dovrebbe molto piacere ai studiosi di queste materie. Sento da Perugia che mi sia stato comunicato il disegno dell’urna che io ricercavo. Per ora dunque non ho che il frammento [c. 94 v.] dell’iscrizione di Assisi. Le monete delle quali vi mandai i disegni sono tutte tutte del Museo Monte Mellinio, a riserva delle due che erano del Museo Domizio. Ora però sono nel Museo Olivieri. Io però le ho dato cose del primo perché il padrone dell’ultimo si sarebbe dispiaciuto che io ne avessi comunicati i disegni, volendo pubblicar egli da sé. Così io suppongo di aver mandato i disegni suddetti prima che per l’opera mia passassero da Todi a Pesaro, così dunque potrete esprimere francamente nell’indice dei rami" (Firenze, Biblioteca Marucelliana, BVII24, cc. 93r-94v – online).  
-Lettre du 28 janvier 1742 (de Pesaro) : A proposito del mezzano che ha prescielto il Sig. Bucelli fui da lui giorni sono doppo un lungo tempo che non lo avevo più veduto. [c. 99 v.] E mi disse subito con qualche sentimento di dispiacere che io era stato pur troppo profeta nel predirgli ed incuncargli che se non fusse stato presto a dar fuori il trattato del Luco sacro gli sarebbe stata tolta la mano da qualched’uno, e così era successo, essendo stato dato fuori un trattato sopra questo argomento. Pensate se io gli rimproverai allora il poco uso fatto de miei continui consigli, co’ quali lo accalorivo di continuo a non lasciarsi occupar questa nicchia. Una parte di questo trattato a mia insinuazione doveva contenere l’uso di offerire le monete nei luchi sacri, e qui parlando delle ritrovate nel nostro per lo più etrusche, dare un sistema della moneta etrusca e ridurla in classi. Per esempio io ve ne mando un piccol saggio fatto così a mente ma che [c. 100 r.] con ricercare un poco i libri et i musei si ridurrebbe ad integrità. Or basta, senza che mostriate che io ve ne abbia fatto motto potrete voi far uso di questa idea a suo luogo e tempo. Chi sa che questo possessore di tanti rarissimi originali perdendo affatto l’idea di voler farla da sé, non permetta poi che si disegnino per gli altri. Sto attendendo risposta di quello che dovrò scrivere al Sig. Montemellini intorno ai consaputi disegni, ed il vostro consiglio insieme intorno alla compra dei libri. Ho sentito con dolore lo smarrimento della medaglia etrusca che era di tanta importanza per la gloria del mio Paese. Iddio faccia che si ritrovi o almeno che non passi più innanzi la calamità. Voi m’intendete. » (Firenze, Biblioteca Marucelliana, BVII, 24, f° 99r-100v – online).  +
-Lettre du 10 mars 1743 (de Pesaro) : "Che dite amico caro del genio di coloro che studiando l’antichità e volendo spendere in far musei son sempre d’attorno a quelle medaglie che si trovano dappertutto, e son sempre le stesse in tutti i libri? A me pare che per pensare da italiano si debba pensare a scuoprire e andare innanzi con pubblicar cose nuove, e cavarne que’ lumi che possano accrescere le cognizioni appartenenti ai costumi ed alle arti degl’antichi. Oh se io potessi per quattro soli mesi starmene un poco in pace in Roma, ed avessi ancora quel che non ho, un poco di danaro da spendere, troverei io ben il modo di acquistare in gran copia di queste cose che colà non si curano, perché forse non s’intendono. » (Firenze, Biblioteca Marucelliana, BVII, 24, f° 136r-137r – online).  +
-Lettre du 5 juillet 1744 (de Pesaro) : « Lavoro indefessamente alle iscrizioni di Todi. Spiego ora le monete e cavando lume da lume mi pare d’avervi fatto delle combinazioni non dotte ma forse giuste. Mi sa mill’anni, poiché que buoni cristiani, a’ quali le promisi dodici anni fa mi pigliano per un faldone. Le poche cosucce d’Orvieto gli verranno appresso in una dissertazioncella. » (Firenze, Biblioteca Marucelliana, BVII, 24, f° 172r-173v – online).  +
-Lettre du 2 août 1744 (de Pesaro) : « Vescovo che sta in villa, onde vi scrivo con avere appena veduto il materiale dell’opera. Tutto è sontuoso. I giorni passati ho rubato due ore ogni mattina al sonno per istendere una dissertazione De nummis Tudertium. Questa materia mi ha di così fatta maniera invasato, che niuna cosa ho fatto mai con tanto gusto e con tanto fervore. Voi sapete e lo conoscerete ora mai a fondo, che io ho una disistima infinita di me e di tutte le cose [c. 175 r.] mie, ma non so quale occulto impulso mi fa riguardare questo argomento con una passione particolarissima. Conterrà 20 capitoli che trattano a fondo la materia in generale della moneta etrusca, stabilisce e riduce a sistema questa materia poco fin ora conosciuta, e si va innanzi per via di molte utili scoperte circa l’età di queste monete. Ho ordinato tutta la moneta todina in otto tavole che è un portento il vederne tanta, ma ci sono cose da interessare sommamente. Gli esemplari che voi tanto cortesemente mi avete inoltrati serviranno per accarezzare i dilettanti i quali aiutino le nostre scoperte. » (Firenze, Biblioteca Marucelliana, BVII, 24, f° 174r-175r – online).  +
-Lettre du 15 août 1744 (de Pesaro) : «… se mi favorirete dell’apparato delle monete etrusche che avete posto insieme, mi farete cosa gratissima ed io forse la ajuterò con qualche altra scoperta ed aggiunta. » (Firenze, Biblioteca Marucelliana, BVII, 24, f° 176r-177r – online).  +
Lettre du 2 janvier 1745 (de Pesaro): "L’altro favore è ancor più importante. Il Sig. Annibale compone ora una dissertazione sopra le monete stampate in Pesaro in ogni età. Sono per lo più de’ tempi bassi, a riserva delle due greche, riportate dal Golzio (Goltzius, ndr). Mi diceste una volta che ne avevate una, che poteva attribuirsi a Pisa o a Pesaro. Io vi prego a mandarmene un disegno, poiché concorrendoci cognetture da crederla nostra possa formare il più bel pregio di questa raccolta, alla quale vorrei contribuire con qualche aiuto" (Firenze, Biblioteca Marucelliana, BVII24, cc. 184r-185r – online).  +
Lettre du 12 février 1745 (de Pesaro): "Sin da 17 giorni fa ricevetti la vostra carissima con dentro il rame delle monete etrusche delle quali il Sig. Annibale ex corde vi ringrazia. Ma che direte della mia tardanza? Io non son stato male altrimenti, ma con tante disposizioni per il capo, che non ho avuto né tempo né lena da scrivere alcuna lettera" (Firenze, Biblioteca Marucelliana, BVII24, cc. 186r-v – online).  +
-Lettre du 30 mars 1748 (de Pesaro) : « Quanto alle votre due singolari monete ho memoria precisa di quella che mi mandò Iano Planco, sopra la quale io scrissi certa brevissima spiegazione, che mi richiese e forse era la più ragionevole di tutte le cognetture del suo possessore. Vedrò di ritrovarla e ve la manderò. [c. 303 r.] Posso però dirvi che quella che chiamate conchiglia è un aerostoglio di nave. Ci feci una breve cosa, ma siccome è un fatto di cinque o sei anni fa, non mi ricordo ora tutto il contenuto, ma per oggi a otto ve la manderò tal quale, dispiacendomi che in quest’angustia di tempo non posso darci le mani. Era diretta allo stesso Iano Planco, cui la mandai. « (Firenze, Biblioteca Marucelliana, BVII, 24, f° 302r-303v – online).  +
-Lettre du 12 mai 1748 (de Pesaro) : « Vengo alle monete Pestane. Eccovi una giunta importantissima, nella quale vedrete la scoperta d’un altra moneta di questo paese, che era stampata presso l’Agostini, scoperta tanto più importante, quanto che mi dà indizio, che anche la vostra stampata al n° primo sia Pestana ancor essa. Quell’animale che come chi sa che non sia il Minotauro, perché io l’ho veduto altre volte con le zampe d’avanti sollevate. Se a questo lume vi pare di riconoscerlo, fategli corregger la faccia, e tutto il resto va bene, e allora la cosa è chiara. Vorrei che questa nuova moneta la faceste intagliare ancor essa, e la poneste o nel corpo, ò nel fine della dissertazione. Accanto a questa vorrei che venisse a tempo di continuare l’altra de Hellenismo. […] Il globo controverso potrebbe essere il nodo o clavo, col quale si conficcava alla prora l’aerostoglio. Se volete potete accennarlo. Avrei desiderato che ristampaste ancora la moneta di Planco per la differenza che ha nell’iscrizione. Insomma convengo che il nome etrusco di Pesta fosse Pesthulus, et il gentile Phaestilius. » (Firenze, Biblioteca Marucelliana, BVII, 24, f° 308r-v – online).  +
-Lettre du 26 mai 1748 (de Pesaro) : « Vorreste che io dicessi per qual cagione i Pestani usarono il leone, ma e chi mai potrà render ragione perché lo usassero tante altre città della Magna Grecia. Il minotauro è segno individuo e spiega la derivazione e l’origine di Creta. Qualche altro simbolo nelle monete di que’ paesi è di questa natura e questi io chiamo simbolj istorici, ma il leone è dei tanto comuni e generici che è inutile il cercarne l’origine. Todi avrà 40 simboli tutti differenti, e quel che è [c. 313 v.] più nell’istessa specie di moneta. Oh se io potessi pubblicare una volta quell’opera, v’assicuro che il trattato de nummis Tudertium solo paga il resto. Io ho gran disistima di tutte le mie cose, ma vi assicuro che di questa me ne compiaccio, e vedrete stabilito in questa il sistema universale della nummaria etrusca, piena di scoperte e di dimostrazioni. I Pestani ponno aver usato, com’i todini nella stessa specie di moneta, diversi simboli. » (Firenze, Biblioteca Marucelliana, BVII, 24, f° 313r-314r – online).  +
Lettre du 18 mars 1749 (de Pesaro): "Ho ricevuto il rame del Giove. Subito che abbia sbrigato l’Ebraismo dei Latini, ci farò sopra una breve spiegazioncina, siccome farò ancora sopra le medaglie che mi mandaste. Voi mi tornate a parlare delle tessere greche. Io non vorrei che voi diceste a veruno quel che sono per dirvi. Si sa che furono dell’abate Cervisoni, cui ingenuamente confessò di averle di propria mano lavorate uno di quegl’iniqui impostori fatti per far perdere il tempo ai studiosi. Bianchi non vuole che si dica, ma io lo so perché Cervisoni lo confidò con il Sig. Annibale, quando gliele chiese per illustrarle. Ne volete di più? Ma se ciò non vi basta, tanto gli scriverò se vuol mandarmene i disegni. Ho ricevuto come una grazia preziosa l’egregio medaglione del mio Sig. Marchese Malaspina, che io ho collocato accanto a quello del Redi, simili di mole e di contorno” (Firenze, Biblioteca Marucelliana, BVII, 24, cc. 356r-357v – online).  +
-Lettre du 24 mai 1749 (de Pesaro): "[...] Signor no, le nostre opere non hanno da andare al pari di quelle di Arrigoni. Vedo che il mondo vuol cose brevi e sobrie, ma vuol vedere le cose spie- gate, o almeno sentire quel che ne pensa l’editore’’ (BMF, Ms BVII24 c. 368; Ravara Montebelli 2011, p. 335, note 24).  +
-Lettre du 25 janvier 1750 (de Pesaro): “Mettete pure l’Hesus tralle prossime Simbole, che ho trovato un bello e curioso argomento da sostituirgli, e sono alcuni tali astriferi e segnati con croce che mi darà materia per un bel trattatino=De sortibus Christianorum= So che vi piacerà e già ho cominciato a preparar la materia. Stampate pure allegramente che non sarete al fine dell’opera che non vi venga dell’altro materiale. Se ci mancherà materia passerò dalle gemme alle monete ancora, ma v’assicuro che poco più avanti si può andare di quello che ho detto ne prolegomeni. La stella nelle monete greche significa l’astro del sole. Nelle romane del tempo della Repubblica son per lo più marche de’ zecchieri, e nelle imperiali de’ tempi bassi alludono agl’imperatori e loro figli considerati come astri (o per dir meglio come disastri) del genere umano; et eccovi fatta la dissertazione. Ma torno a dire non vorrei uscir dalle gemme. » (Firenze, Biblioteca Marucelliana, BVII, 24, f° 402r – online).  +
-Lettre du 2 août 1750 (de Pesaro) : « Avevo fatto quest’opera per le monete di Todi, ma con leggera mutazione l’applico a quelle di Gubbio. Vedrete che tra l’altre cose il mio sistema mette in chiaro l’età di tutte le monete etrusche. Vedete se vi vien fatto di farne un corollario che al vostro avviso subito ve lo mando. […] PS : Paciaudi ne aveva molti disegni, che diede a Napoli a un non so chi che li volle per il re. Io me ne farò dare un dettaglio. Io ne ho due originali piccine, ma senza simboli et una sola ha il serpe. Ve ne manderò il disegno. Amatemi e rispondetemi subito circa il nummo astrifero, dove parlerò ancora occasionalit. delle altre monete che anno stelle. Addio Addio » (Firenze, Biblioteca Marucelliana, BVII, 24, f° 431r-432v – online).  +
-Lettre du 5 novembre 1750 (de Pesaro): “Se il vostro frontespizio non è intagliato lo caverei un po’ più dall’antico e dalle monete di Costantino. Il globo celeste sopra un ara coronato da due Vittorie col motto Vota publica, oppure spes publica, o felicitas tempora. Il globo lo caverei da uno dei quattro aspetti del Globo Farnesiano, e se l’opera è dedicata all’Arciduchino, pigliarei quello aspetto nel quale sta in mezzo l’aquila, che alludesse all’aquila austriaca, e chiuderei l’emblema dentro una laurea sopra un posamento di due volute con armi e trofei sotto, e che finisse con una cascata di un panno, ma se l’intaglio è fatto la cosa è finita. » (Firenze, Biblioteca Marucelliana, BVII, 24, f° 447r-448v – online).  +
Lettre sans date ni lieu: “Per levarle ogni dubbio intorno alle monete, delle quali le mandai disegno le dico che il Sig. Abate Arigoni mi assicurò che tutte erano originalmente in man sua et io dalle sue schede, che mi comunicò passando per di qua le scielsi. L’assicuro che essendone sopravenute doppo moltissime, e sopravenendone continuamente al Sig. Annibale in originale da Todi e Perugia, queste combinano [c. 693 v.] esattissimamente colle delineate, e nella gran quantità delle dupplicate che egli ne conserva si conosce benissimo che le piccole differenze ne caratteri sono accidentali, ma che in sostanza tutte tornano in TV.TVT e TVTERE. Tre sole il Sig. Annibale non ha mandate a lei. La piccola col grappolo, e le due grandi con testa di Giove, o Saturno, e aquila nel rovescio, ma io non dubito che havendo riconosciute le schede dell’Arigoni fedelissime in tutte le [c. 694 r.] altre, non lo siano anche in queste. Il che ho voluto io soggiugnere perché non le habbia a restare amarezza di haver fatto intagliarle. Una VS. Ill.ma ne ha omessa, che io gl’havevo mandata separatamente disegnata in cartaccia più di un anno fa, piccola ma molto bella disegnata dal Museo Gervasoni di Rimini con testa di Bacco giovane coronato con la solita aquila nel rovescio. Procuri di ritrovarla perché sin ora [...] singolare" (Firenze, Biblioteca Marucelliana, BVII24, cc. 693r-694r – online).  +
-Lettre sans date ni lieu: “In proposito delle votre monete osservate bene che quella che chiamate madreperla, avendo le costole non può esser tale. Questo testaceo ha la superficie uguale, o al più irregolare. Potrebbe assimigliarsi più che alla concha Margaritifera al nautilo che è fatto in quella forma. Ma questo in verun mare produce perle. Ed io credo per certo che sia l’acrostolio et il globo, la nota monetale. La foglia ancora la vedrete duplicata in alcuni quadranti italici che anno nel rovescio la mano aperta e in parecchie monete di Sicilia e di Napoli presso il Golzio (Goltzius) comunemente intese da tutti per granelli di grano intesi per la fertilità del paese; ma in questo particolare non troveremo nessun testo che ce lo confermi. Che Pesto sia città marittima niuno ce lo controverterà. Tutti i geografi la pongon sul mare, e suppongo che da questa abbia preso il nome il seno di Pesto, mentovato da Plinio. » (Firenze, Biblioteca Marucelliana, BVII, 24, f° 697r-698v – online).  +