Grand document
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G
-Lettre du 12 mai 1669 (de Padoue) : « Dalle gentilissime lettere di V. S. Ill.ma comprendo la memoria che tiene di me. Tutto che privo di merito; e ricevo gli suoi comandi in ordine al catalogo delle mie medaglie per servirne la Maestà della Regina di Svezia. Gli rendo grazie infinite dell’honore che mi fa e pregola compatirmi se fin da hora non hò eseguito l’obbligo mio, come restai incaricato quando ella d’incomodò di vedere il mio studio, perché il Co. Alessandro mio figliolo hà pensato di scriver a Sua Maestà col catalogo stesso, che però contenirà solamente il n. delle medaglie della Serie Imperatoria à soggetto per soggetto; non servendo il tempo di poter far di vantaggio per hora ed è ciò sotto il torchio per la stampa per esser subito inviato costì a quel fine di cerca la congiuntura d’alcuno, che venga a Roma per mandarne dieci o dodici libretti à sua maestà a drittura, e à V. S. Ill.ma alla quale bramo ogni maggior occasione di servitù professandomi incatenato da indissolubile osservanza con la sua Humanità e resto » (Lendinara, Archivio Storico e Biblioteca Comunale, Archivio di Lazara, A.5.1.10, fasc. 5; Casarotto 2014, p. 97, note 529). +
-Lettre du 18 juin 1669 (de Padoue à Rome) : « Per la posta mandarò al Padre Giuseppe de Lazara de Chierici Minori regolari l’Indice della Serie Imperatoria di metallo delle mie medaglie con lettera che hà presso ardir il Co. Alessandro mio figliolo di scrivere alla Maestà della Regina. Ciò s’era in esecuzione ai comandi di Ill.ma la quale prego concedere che il medesimo Padre che è della stessa nostra famiglia, benché romano, sia uso con lei alla presentazione di due libretti à stampa del Indice medesimo. alla stessa Maestà assicuro della humilissima devotione di nostra Casa. Così l’honore sarà singolarissimo e con raccordargli che oltre la Serie Imperatoria sono nel mio Studio una bella Serie di Medaglie Greche de’ Paesi, e la Serie Consolare e che le due medaglie d’Ottone Imperatore, l’una latina e l’altra greca, sono certamente antiche, gli confesso la mia osservanza e resto » (Lendinara, Archivio Storico e Biblioteca Comunale, Archivio di Lazara, A.5.1.10, fasc. 5; Casarotto 2014, p. 98, note 532). +
-Lettre du 9 août 1672 (de Padoue): “Ho ricevuto e con somma soddisfazione scorso con l'occhio il libro del suo museo tra gli altri libri che allo studio delle cose antiche appartenendo a me più grati, l'ho riposto. Rendo gratie infinite a V. S. Ill.ma del regallo dal quale riconoscendomi la confermazione della sua gratia. Bramo con tutto lo spirito de suoi comandi l'occasione di dar saggio dell'Obbligazione mia alla sua tante volte sperimentata gentilezza » » (Lendarina, Biblioteca comunale Gaetano Beccari, Archivio de Lazara, A 5-1-10, fasc. 5 ; Casarotto 2014, p. 213, note 1061). +
-Lettre du 8 mars 1672 (de Padoue à Venise): « Da Monsù l'Abb. Seguino, che vide in Padova il Nobilissimo studio di medaglie di V.E., tengo lettere da quali comprender posso qualche curiosità di sapere se sia stato alienato, forse con pensiero a quanto V.E. volesse essitarlo, d'applicarmi per accrescimento di quello del Re, sebbene è già ampliato in modo che supera di gran lunga tutti gli altri dell'Europa. Io do tale intelligenza alle lettere medesime à quali prima di dar risposta ho creduto mio debito in testimonio della mia riconoscenza di ciò, parteciparle, onde quando V.E. inclinasse a privarsene non sia mia colpa che si perda tale occasione. Vero che esso Monsù Seguino motiva che fù troppo caro prezzo le ottocento doble che disse di dare in quel tempo, si che ho dubbio grande che hora non sia facile la confermazione del prezzo medesimo. Stimerò come mi sarà comandato da V.E. e con tutta riconoscenza confermo » (Lendarina, Biblioteca comunale Gaetano Beccari, Archivio de Lazara, A 5-2-10 fasc. 1672 ; Casarotto 2014, p. 129, note 701). +
-Lettre du 30 novembre 1672 : gravure des monnaies (Lendinara, Archivio Storico e Biblioteca Comunale, B.P. 1474 ; voir F. Missere Fontana 2011, p. 418, note 183). +
-Lettre du 24 décembre 1672 : à Padoue, seulement Jacopo Ruffioni était « atto a disegnar medaglie, ma non si può haverlo che quando egli vuole » (Lendinara, Archivio Storico e Biblioteca Comunale, B.P. 1474, AdL, A.5.1.10/4 ; voir F. Missere Fontana 2011, p. 418, note 185). +
-Lettre du 10 octobre 1674 (de Padoue à Venise) : « Vitellio non credo buono; Caligola nel tempio d'Argento e Pietà- grande bellissima - mezza Dobl.; Neron col parlamento à soldati grando non affatto sicura - Un scudo d'argento; lo credo buono; M. Aurelio con restituzion d'Italia grande bella (Mezzo scudo l'una); Augusto Greco piccola con APXIEPATIKON (Mezzo scudo l'una); Treb. Gallo grande con VOTIS (Mezzo scudo l'una); Comodo un elefante mezana (Mezzo scudo l'una); Giulia Mesa nel stato che si trova (Mezzo scudo l'una); M. Aurelio grande con Minerva d. 2; INVICTA Roma con la lupa d.1 -4 » (Lendinara, Archivio Storico e Biblioteca Comunale, Archivio di Lazara, A 5-1-10 fasc. 5 ; Casarotto 2014, p. 128, note 699). +
-Lettre du 20 avril 1683 (de Padoue): “Ho molte medaglie di metallo de' Tolomei Re d'Egitto tra loro con diversità né riversi, ma tutte con la testa di Giove: di queste il V. S. Giovanni. Batta CAPODIVACCA ha preso assunto di farne il disegno: dell'altre che sono nel mio studio di metallo e d'argento m'hanno con questa l'impronto dentro una scatola ben condizionate, avrò somma contento ne trovi alcuna da inserirla nel libro che deve stampare, perché repuretò mia buona fortuna l'occasione di esser nominato, dove hà da risplender la sua Virtù con la cortesia verso la mia casa e pregandola di compatimento della tardanza in servirla raffermo » (Lendinara, Archivio Storico e Biblioteca Comunale, Archivio di Lazara, A 5-1-10 fasc. 5 ; Casarotto 2014, p. 112, note 118). +
-Lettre du 9 novembre 1683: « Quanto havevo di duplicato di medaglie antiche, vinendo il Rotta; la maggior parte con donazioni, o permute, è passato dalle mie mani, e delle cose, che sono aggiustate nella mia serie, fatta con spesa di molte migliaia di ducati, non sarei mai per privarmi, se non quando rissolvessi d'esitar tutto o almeno quanto bastasse per fare qualche rilevante servizio alla mia Casa. Ill.mo Giovanni. Batta Capodivacca doveva capitar per disegnare il restante delle medaglie de’ Tolomei et ad improntare le medaglie mie d'Alessandro Magno che hò già preparare per servirla come mi riceverò con sue lettere fino nel passato aprile. Se lo vede prima di me, si dolga, che egli mi faccia così tardo nell'esecuzione de di Lei comandi, e mi renda meritevole, che mi siano continuati come bramo. » (Lendinara, Archivio Storico e Biblioteca Comunale, Archivio di Lazara, A 5-1-10 fasc. 5 ; voir Missere Fontana 2011, p. 411, note 102, p. 422, note 220; Casarotto 2014, p. 113, note 620). +
-Lettre du 12 mars 1670 (de Padoue) : « Il Sig. Moscardo che ha studio di medaglie in Verona, assai versato nelle cose antiche » (Lendarina, Biblioteca comunale Gaetano Beccari, Archivio de Lazara, A 5-2-10 fasc. 1675 ; Casarotto 2014, p. 213, note 1062). +
-Lettre du 23 juillet 1672 (de Padoue à Venise): “Prima di rispondere all'humanimente lettera di V. S. Ill.mam hò voluto discorrere con chi ha intrapresa la ristampa dell'Occone, e ponderate le necessarie circonspetezze, pare che il medesimo rissolvi liberarsi dall'instanze che da più parti gli vengono fatte con non alterare la prima sua proposizione cioè di ristampare senza altra aggiunta, che di una medaglia intagliata in legno della mia serie per soggetto, prevedendo che il dilatarsi maggiormente indosserebbe obbligazione di far rivedere con diligenza molti studij, affine che niuno havesse occasione di dolersi et così più anni andrebbe in lungo il dar principio alla ristampa stessa, di molto accrescerebbe la spesa, e non ha congiuntura di chi brevitamente Facesse tal fatica: particolari invero di non poca considerazione, et che anco à me levano il pensiero che gli sia aggiunto il mio studio interamente, ma contentadomi che gli detti intagli siano delle mie medaglie, ciò sia la meta, come si andava divisando. Crederei nondimeno che in fine dell'opera potessero esse stampati gl'intagli in rame di qualche intaglio, di rarissime medaglie non vedute dall'Occone con appresso di chi s'attruovano, e così render servita V. S. Ill.ma à sue spese volendo far seguire lo intaglio et altri Cav.ri che havessero simile soddisfazione. Nel quale caso fosse ancor io rissolverei fare intagliare alcune delle mie, à quali tendo particolare affetto dare, e tra quali appunta è Antinoo con Hadriano, credo appunto per mia credenza in tutto simile à quello di V. S. Ill.ma che è il nominato dall'Erizzo e se alcuna benchè minima differenza vi fosse, riservandomi con ricevere l'honor di vedere il suo e nella medaglia stessa ò del dissegno la speculazione se alcuna benchè minima differenza vi fosse onde e l’uno e l’altro potessero esser intagliati, e con ambizione particolare d'esser essercitato da suoi comandi sottoscrivo » (Lendinara, Archivio Storico e Biblioteca Comunale, Archivio di Lazara, A.5.1.10, fasc. 5 ; voir F. Missere Fontana 2011, p. 420, note 200; Casarotto 2014, p. 74, note 391).
-Lettre du 22 mai 1675 (de Padoue à Rome): « Venendomi dal Pre Giuseppe de Lazara romano, ma della stessa nostra famiglia, motivato il grande honore che V. Em.za s'è compiaciuta fare al mio nome, come mi conosco affatto primo di merito, così alla singolare benignità di V. Em.za ne rendo himilissimamente grazie reputando fortunatissimamente la mia dilettazione d'antiche medaglie mentre mi rende capace d'esser rassegnato tra i suoi servitori più devoti. Se bene la sterilità del nostro sito non permette di provvedere à Roma, dove è la miniera delle medaglie, nondimeno ardisco supplica l'Em.za V. se alcuna cosa manca nel suo museo, rendermene consapevole perché possa star in traccia col renderla servita d'esser fatto meno indegno delle esibizioni humanissime di V.E. con mia confusione intese da lettere di esso Pre Giuseppe, con profonda riverenza sottoscrivo » (Lendinara, Archivio Storico e Biblioteca Comunale, Archivio di Lazara, A 5-1-10 fasc. 5 ; Casarotto 2014, p. 130, note 704). +
Lettre du 18 octobre 1577 (de Rome): "Serenissimo Signor, Avendo io appresso di me alcune medaglie di più sorti metalli ed altre cose antiche a commun giudizio degli studiosi della antichità stimate eccellenti, ho pensato che quelle solo a Vostra Altezza si convengano, la qual oltre all'esser quel gran principe ch'ella è e di quell'animo reale, odo che molto così fatte cose le sogliono esser care. E già sarei venuto a farle riverenza con la persona e ad offerir quelle all'Altezza Vostra se non mi ritenesse l'indisposizion del corpo e la gravezza dell'età mia. Per lo che inchinandomele con l'animo quanto posso il più, la supplico ad accettar la buona volontà e, quando le piaccia di prendersi queste mie cose, si degni commetter qui ad alcuno che vegga se le son degne di lei. Che mi rendo securo ch'ella ne arà buona relazione e che fra tante belle e rare opere, di quante è adorno il suo famosissimo studio, non avranno esse l'ultimo luogo. E pregando Iddio la conservi felice, umilmente me le raccomando. Di Vostra Altezza Serenissima divotissimo servitore Giovanni Domenico Morabito.
Memoria d'alcune cose antiche notabili e rare.
[...]
Medaglie d'oro:
Pompeo Magno da una parte e dall'altra Sesto e Gneo, suoi figliuoli, rarissima in genere suo, stravagante maniera da gli altri se si truovano.
Marco Marcello a cavallo che tien lo specchio d'Archimede e dietro la testa sua una spera di sole e dall'altra banda una pianta di ferula, significando l'ebrietà de' Siracusani, con lettere in cifera che dicono M. Marcello.
Scipione emiliano da una parte e dall'altra i fichi cartaginesi che arrecò Catone Censorio in senato, con lettere greche che dicono Carthago.
Cariddi da una parte e dall'altra Ercule giovanetto, che ammazza il leone.
Medaglie d'argento:
Bacco con barba coronato d'edera e per rovescio Sileno con un vaso a man diritta che beve ed all'altra mano tiene un tirso, cosa rara a vedere.
Bacco senza barba da una parte e dall'altra Sileno con un vaso in man destra che beve ed in man sinistra l'utre caprina che gli donò Ulisse per far baratto.
Pirro coronato di quercia con lettere greche che dicono Pirro e per rovescio una figura posta a sedere, cosa non mai veduta.
Una medaglia di tutta faccia con una celata e penne in testa, dentrovi lettere sottilissime di mirabile lavoro e dall'altra parte una quadriga. Le lettere sono EVΛEIDA.
Un Giove di peso di giulii 2 e mezo e per rovescio un cavallo alato, cosa non mai veduta.
Dido in abito fenice e per rovescio un leone casto con un arbore di palma con lettere cartaginesi.
Anna sua sorella con abito fenice e per rovescio un leone che dimostra libidine.
Gorgia Leontino da una parte e dall'altra una quadriga con un leone intero.
Silla da una parte ed alla fronte una testa d'un canino che butta acqua e dall'altra una quadriga ed ella trasformata che sta pescando ed in seno una testa di lupo.
Cariddi sommersa tiene in fronte l'alcione e per rovescio una quadriga con lettere che dicono ei e le sudette medaglie, levando quella di Giove pesano da 5 glulii e mezo incirca.
Un'altra Cariddi allegra, di peso di giulii 13 e per rovescio una quadriga con arme e trofei.
Seleuco con quattro elefanti per rovescio.
Antioco e per rovescio una donna posta a sedere.
Demetrio e per rovescio un uomo con un piede in terra e l'altro su un sasso con un braccio destro appoggiato su la coscia tenendo la mano al membro virile e con l'altro braccio appoggiato ad un bastone.
Antigono, figliuolo di detto Demetrio, per rovescio un rostro di nave con un uomo ignudo chiamato Xenofonte.
Un'altra dell'istesso Demetrio con un rostro di nave e con una vittoria sopra, per rovescio un Nettunno.
Proserpina di peso di giulii 13 con un segno in fronte d'un giogo e per rovescio una quadriga con arme e trofei, cosa singolare.
Un siclo, moneta degli israeliti con lettere sammaritane, il quale ha d'una parte la misura della manna detta Gomor, dall'altra la verga d'Aronne di mandorla fiorita.
In bronzo:
Un medaglione con una celata in testa e per rovescio l'arme del Serenissimo Gran Duca, le quali furono impresa del figliuolo d'Ausonio primo re d'Italia. [...] (Firenze, Archivio di Stato, MP 703, cc. 150-151; Barocchi - Gaeta Bertelà 1993, p. 135-137, num. 138).
Lettre du 1 novembre 1577 (de Rome): "Serenissimo Gran Duca, sempre sperai che la somma gentilezza e magnanimità dell'Altezza Vostra mi favorisse sì come mi ha favorito con degnarsi di rispondere alla mia lettera. E per questo io, avvenga che molti cardinali ed altri principi procurassero d'avere almeno il ritratto o 'l getto di queste mie medaglie, poi che le stesse medaglie sono state da loro stimate di troppo valore, ne sono sempre stato gelosissimo e così intatte l'ho voluto solamente offerire a lei. E già senza punto dimorarvi, sarei venuto a farle riverenza e a mostrargliele presentalmente, sì come da lei mi vien comandato, se non fossi impedito dalla gravezza dell'età mia e una certa indisposizione, la quale mi tratta di maniera che non potrei mettermi in viaggio senza espresso pericolo della vita. Per la qual cosa la supplico con ogni umiltà si degni accettare la prontezza dell'animo mio e commettere ad alcun gentiluomo intendente che vegga queste mie antichità, che mi rendo securo che ne darà a Sua Altezza molto miglior relazione di quella che io le ho dato e conoscerà che non saranno indegne del suo nobilissimo studio. Pure quando ella voglia, che in ogni modo io venga ed al Signore Iddio piaccia che io mi senta alquanto meglio della persona, mi sforzerò d'ubbidirla. E pregando Iddio la conservi lungamente felice, con ogni reverenza me le raccomando. Di Vostra Altezza Serenissima devotissimo servidore Giovanni Domenico Murabito." (Firenze, Archivio di Stato, MP 704, c. 331; Barocchi - Gaeta Bertelà 1993, p. 137, note). +
-Lettre du 16 nov. 1717 (de Pignarol = Pinerolo) : « Par l’empressement que j’ai pour les susdits ouvrages, V. R. voit que je fais même cas de l’antiquité et de l’érudition, et que je suis le seul en Piémont qui a dressé un cabinet de médailles anciennes que les savants trouveraient à leur gré s’ils en avaient connaissance ; j’ose me flatter que si V. R. l’avait vu il aurait trouvé place dans son Diario italico où elle fait mention d’autres cabinets qu’elle y a vu. Je tiens pendant la paix ce cabinet à Pinarol car s’il y avait la moindre apparence de guerre, je le ferais transférer dans ma Maison de Turin ; ce cabinet est non seulement rempli de médailles, mais d’idoles et autres curiosités. J’ai fait cette petite digression sur mon cabinet me flattant que V. R. en donne connaissance aux voyageurs qui viennent en Italie et que cela me procurera l’avantage de connaître les personnes qui ont le plus de réputation à Paris et ailleurs pour cette charmante étude pour les consulter quand l’occasion se présentera. Il saurait à souhaiter pour le contentement des curieux que comme l’on a plusieurs cabinets imprimés, on eut aussi celui du Roi de France, du Grand Duc de Toscane où il y a des choses qui ravissent ; si ces deux cabinets se pourraient avoir ou manuscrits ou imprimés, je prie V. R. de vouloir bien m’en envoyer un exemplaire » (BnF, Fonds français 17711, f° 147v et 148r). +
-Lettre du 9 jan. 1718 (de Pignarol) : « Comme j’aime à la fureur l’antiquité et la curiosité savante, j’ai dressé un cabinet de médailles antiques, d’idoles et d’autres pièces rares qui est sans contredit l’unique en Piémont » (BnF, Fonds français 17711, f° 149r). +
-Lettre du 1 mars 1718 (de Pignarol) : « Comme je suis l’unique curieux du Piémont, j’aurais de grandes obligations à V. R. si par son canal je pouvais avoir la connaissance de ceux qui ont le plus de réputation pour la science des médailles antiques à Paris et qui posséderaient actuellement les plus beaux cabinets dans cette ville. Outre l’inclinaison particulière que j’ai pour ce genre de science, je reçois de Monsieur le Duc de Parme les livres des précieuses médailles de son cabinet en 7 volumes in folio qui ont été imprimés par ordre dudit Duc et par les soins du P. Pedrusi jésuite, un ouvrage qu’on ne vend point et qui n’a pas encore achevé d’augmenter ma passion pour ce genre d’antique et ma reconnaissance pour le susdit Prince qui a accompagné la (sic !) du prologue d’une fort belle lettre qu’il m’a adressée « (BnF, Fonds français 17711, f° 151v). +
-Lettre du 15 octobre 1721 (de Modène) : « Amico Carissimo, Portandosi costà il P. Maestro Domenicano, ho stimato bene inviarvi per di lui mezzo le medaglie in tutto 459, cioè d’oro n.ro 5, d’argento n.ro 56, e di metallo n.ro 398. Si è avuto avviso dal R.mo di Bologna, esser stato deciso dal P. Presidente di lasciare venire i libri a Modena, purché questo Monistero abbia la licenza di tenere nella Libraria libri proibiti per ottenere la quale si è scritto al R.mo Proc.re G. Le, circa poi a Manuscritti, nell’andare a levare detti libri, venuta che sarà la licenza, si spediranno a Roma ; vi prego di levare le scritture di S. Cesario, e tenerle appo di voi bene custodite ; caramente vi riverisco, ed in fretta… » (BPPr, Ms Parm. 951, p. 407 = c. 279r ; F. Missere Fontana 2003, p. 424, note 74). +
Lettre du 22 mars 1732 (de Rome): “In uno scavo fatto ultimamente credeva che si dovesse trovare qualcosa di buono, ma finora non si è trovato se non delle medaglie più piccole degli antichi tutti piccioli, ma così consumate, che non si vede improntato niente.” (Firenze, Biblioteca Marucelliana, BVII, 5, f° 16r – online). +
Lettre du 6 avril 1737 (de Rome): “Sento che nel 4° tomo del Museo vogliano [c. 135 v.] crescere il numero delle Tavole, il che non viene qua molto applaudito, poiché in tal guisa si crescerà il prezzo del Tomo, che già pare gravissimo, e se ne tarderà la pubblicazione. Era forse meglio lasciar fuori qualche medaglione sospetto, ovvero giacché eravamo a questo, lasciar questi medaglioni per li Tomi delle Medaglie.” (Firenze, Biblioteca Marucelliana, BVII, 5, f° 135r-v – online). +