Grand document
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G
Lettre du 4 janvier 1738 (de Rome): “Io non seguirei il metodo del Bonarroti nello spiegare i Medaglioni, ma piuttosto il Vaillant.” (Firenze, Biblioteca Marucelliana, BVII, 5, f° 151r-152r – online). +
Lettre du 5 avril 1738 (de Rome): “Godo estremamente che ella abbia preso il metodo del Vaillant nello spiegare i medaglioni. In questa guisa farà presto, appagherà il pubblico, e durerà meno fatica, da che toltone il nostro Sig. Abate Niccolini non ci è chi la riguarda con occhio giusto.” (Firenze, Biblioteca Marucelliana, BVII, 5, f° 159r-v – online). +
Lettre du 19 mai 1741 (de): Se questa iscrizione sia stata copiata giusta non lo so bene, ma mi si dice di sì. Dicono ancora che in quello stesso luogo sieno state trovate tre medaglie di Claudio, e una di Faustina. Una di Tito con questa epigrafe TITVUS VESPASIANVS PERP. CONS II E nel rovescio la Giustizia col S.C e intorno AEQVITAS AVGVSTI. Io torno a dire che tutto ciò mi vien riferito per lettera, ma non da persona che sia del mestiero. Le [c. 252 v.] rimando il suo foglio con pochissime correzioni e di niun momento.” (Firenze, Biblioteca Marucelliana, BVII, 5, f° 252r-v – online). +
Lettre du 29 juin 1748 (de Rome): “Ho ricevuto l’Osservazioni sopra i busti imperiali, e un fagottino pel Sig. Cav. Vettori. Le manderò in quest’altro ordinario le iscrizioni di [Jaboleno]. Aspetterei un altro poco a pubblicare le giunte del Bonarroti a’ Medaglioni e a’ Vetri antichi, e piuttosto terminare alcune altre cose.” (Firenze, Biblioteca Marucelliana, BVII, 5, f° 458r-459r – online). +
Lettre du 13 septembre 1749 (de Rome) : “Il Sig. Marchese Maffei riporta cinque monete ricavate da quelle che dice conservarsi in codesta Galleria. Ora mi pare impossibile che nell’originale le lettere sieno formate nella guisa che egli le ha fatte delineare. Pure potrebbe che anche nell’originale le lettere fossero storpiate, perché ho poco concetto di queste medaglie. Vorrei per tanto con tutto suo comodo, che Ella quando va per altro in Galleria facesse il confronto d’una di queste medaglie con la stampa del Sig. Maffei. Dico con una perché tanto basta, essendo tutte a un modo. Se le lettere sono formate per l’appuntissimo tanto nel bronzo quanto nella suddetta stampa, serve che me lo avvisi. Se poi vi fosse qualche piccola varietà mi farebbe favore a farmele ricopiare, e quasi dipignere tali e quali per mio lume, e per suggerir qualcosa di più da opporre alli scritti del medesimo Sig. Marchese.” (Firenze, Biblioteca Marucelliana, BVII, 5, f° 496r-v – online). +
Lettre du 20 septembre 1749 (de Rome) : “Nell’atto quasi di partire per la campagna mi giugne la gratissima sua, alla quale rispondendo dico, che le sette Medaglie Ebraiche sono riportate dal Sig. Marchese Maffei nel Tomo 5° delle sue Osservazioni Letterarie. Ho solamente bisogno di sapere se quelle due lettere che sono sopra il calice, sieno fatte nell’originale come nella stampa”. (Firenze, Biblioteca Marucelliana, BVII, 5, f° 498r-v – online). +
Lettre du 20 décembre 1749 (de Rome) : “P.S Può anche essere che nelle Medaglie Ebraiche vi sia poi qualche diversità, chi la potesse vedere. Il Tomo 2° del Museo Capitolino glielo mando e la prego a gradirlo per amor mio. Io ho tradotto in latino questi due tomi primi, ma non gli ho pubblicati. Il libraio prenderà in baratto quei libri che io le scrissi nell’ultima mia, e che ora non mi ricordo quali sieno.” (Firenze, Biblioteca Marucelliana, BVII, 5, f° 510r-v – online). +
Lettre du 19 août 1752 (de Rome) : “Ho trovato un opuscolo del Suaresio intitolato De numismatis et numis, dove discorre della quistione che è tra Enea Vico, e Sebastiano Erizzo, se le medaglie antiche fossero moneta usuale. Pare che inclini per il sì, e con questa occasione parla dei varj rovesci. L’opuscolo è superficiale pe’ tempi presenti, ma la celebrità dell’autore e il desiderio d’aver tutto in questa materia, me lo farebbe creder degno d’esser messo nello Simbole, quando fosse raro come credo. Del resto non lascio di sollecitare il Pagliarini, ma per quello che veggo parmi che ci possiamo sottosopra contentare.” (Firenze, Biblioteca Marucelliana, BVII, 5, f° 594r – online). +
Lettre du 1 décembre 1753 (de Rome) : “Ma dico questo solamente per mostrarle il desiderio che ho di aver nuove di Lei e di sua salute, non perché le mie lettere esigessero risposta veruna, fuoriché di sapere qualcosa circa a quelli scritti sopra le Medaglie Ebraiche che si oppongono alla sentenza del Sig. Marchese Maffei, i quali presso che 10 anni sono furono incominciati a stampare. Io so, e veggo bene, che l’affluenza di tante grandi e belle opere che Ella ha pubblicato e sta pubblicando e componendo non le lascian pigliar siato” (Firenze, Biblioteca Marucelliana, BVII, 5, f° 611r – online). +
Lettre du 17 décembre 1742 (de Livourne): "È stata per verità una vergogna la mia, d'aver lasciato passar tante settimane senza neppur avervi ragguagliato di quel che si sarà parlato costà sul proposito d'alcune scoperte fatte nelle nostre vicinanze per questi piani in genere d'antiquaria, dopo l'arrivo del dottor Giovanni Targioni. Io certo mi merito il vostro rimprovero, ma sappiate che questa mia trascuraggine, è proceduta dall'aver desiderato che mi capitasse fra mano qualche rarità per farvene un presente, ed ora che io veggo che ciò non può seguire, mi permetterete che io vi dica in succinto che arrivato Targioni si impararono a conoscere le tracce dell'antico Porto Pisano. Egli ce le potette additare mediante alcune memorie da esso trovate nella Biblioteca Magliabechiana, e per aver osservato alcune iscrizioni sopra d'un certo ceppo che resta a dirimpetto a quei casamenti che vediamo alla distanza d'un miglio prima d'entrare in Livorno dalla Porta a Pisa, chiamati volgarmente le casine della Fonte a S. Stefano. Queste iscrizioni in marmo eran state copiate, e mi vien detto che copia delle medesime fosse stampata poco dopo in qualcuno dei fogli delle Novelle Letterarie, vi trasmetto la copia di quelle due che sono le intelligibili, perchè mi figuro che il dottor Giovanni ve l'avrà data, il quale partito che fu si giudicò opportuno mediante il favore d'alcuni miei amici, di tentare una escavazione in quei contorni, supponendo che altre memorie si dovessero ritrovare. Lo scavamento si tentò vicino alla strada maestra, e alla distesa di poche braccia, con l'andar sotto cinque in sei piedi, s'incontrarono muraglie grossissime fino di braccia e due terzi principio di fondamento, piccole volte, piani di smalto d'insolita resistenza. Fra la terra che bisognò sollevare, si raccapezzarono disperse da 20 in 30 medaglie, la più parte in rame, e di grandezza diversa d'alcuni imperatori, quasi tutte poche stimabili perchè consumate; e non distinguibili oltre alle medaglie, ci furono scoperti da' lavoranti, che furon gl'arbitri supremi del lavoro, de' frammenti di marmo scorniciati e puliti, altri pezzi d'iscrizioni, frantoi coloriti e un pezzo di mosaico, fusti d'acquedotti di terracotta saldissima, ed un intaglio di canale di piombo, di gran diametro; s'ebbero ancora de' rottami d'anfore e di vasi di terra d'un lavoro molto gentile e pulito, una gran quantità di chiodi e attaccagnoli tutti di rame, e sopra la sommità del campo prossimo, si potevano dissotterrare molti scheletri, la più parte guasti e stritolati. S'aspettava che il dottor Targioni ritornasse a Livorno per continovare l'escavazione, ma l'aver mutato egli pensiero, e la malvagia situazione della stagione, ci ha fatto risolvere di ricoprirla. Quelle medaglie ve le doneremo tali quali sono, e se mai ce ne capiteranno delle buone, saranno vostre. [...]" (Archivio Baldasseroni, Epistolario Cocchi, 168/2; Fileti Mazza - Tomasello 1996, p. 57-58).
-Lettre du 13 février 1779 (de Rome) : ‘Mi permetta dunque che dopo tanto tempo Le rinuovi la mia servitù, e mi permetta che per gratitudine le dia conto di me, e del frutto che ho ricavato da suoi discorsi e dall’esserle stato sempre a lato quando si diede la cura di mettere in ordine questo museo’; see further in fol.1 of the same letter, ‘mentre io mi occupavo a dividere e collocare le medaglie secondo la divisione che Ella ne fece’ ; ‘come ho ottenuto licenza di vendere le logore e mal conservate, le quali sono state tante, che ho potuto comprare col denaro ricavato dalle medesime, il Banduri, il Mediobarbo, il Morelli dell’Havercampio ed altri libri segnati in quella nota che V(ostra) S(ignoria) mi lasciò. Non ho però voluto vendere le medaglie false, e massime molti medaglioni di conio assai belli parte per timore che qualcuno ne abusasse vendendole per vere, e parte perche mi sono ricordato di quello che Ella mi disse cioè: che uno de mezzi piu sicuri per accertarsi della verità o falsità d’una medaglia è quello di confrontarla.’ ; ‘Mi diede, tra gli altri vantaggi, corraggio ad accingermi ad una maggiore impresa che fu di fare per mio studio l’indice allo stesso museo della Regina dicendo fra me: che male sarà di aver tentato se non vi riesco? Facendomi dunque animo e appoggiandomi al Vaillant e al Morelli incominciai dalle consolari o siano delle famiglie, da queste passai alle imperiali latine notando tutti i sbagli che sono nelle tavole publicate da Pietro de Hont librajo all Haja colle illustrazioni dell’Havercampio sotto il titolo di Nummophylacium Reginae Christinae.’ ; ‘Nella prossima Quaresima ho stabilito di descrivere le colonie in compagnia d’un comune amico che è il Sig(no)r Ab(a)te D(on) Luigi Lanzi.’ (Wien, KHM, MK Archiv V, 141, f° 1r ; Williams 2019, note 34). +
-Lettre du 27 février 1782 (de Rome) : en italien ou en latin (Wien, KHM, MK Archiv V) +
-Lettre du 2 octobre 1782 (de Rome) : ‘Ho osservato diligentemente la moneta del nostro museo riferita da L. Holstenio nelle note a Steph. p. 129. Quello che vi si legge con chiarezza e fuori d’ogni dubbio è πpoc λiban. L’altre lettere, o sia il restante dell’iscrizione è incerto. Dalli segni e vestigi delle prime lettere pare che si possa cavare piutosto hλioπ. che λaoδik. Ma veramente e chiaramente non si legge nè hλioπo. nè λaoδik. Lo spazio occupato da tali lettere confuse è lungo, e potrebbe contenere piu voci, come di fatti le contiene, ma non sono intelligibili da poterne fissare un esempio » ; "La prego a scusare la mia ignoranza, che m’obbliga di ricorrere a lei, e ad occuparla in si piccole cose, ma ella lasci per me il solo tempo d’avanzo, e non si distragga dalla bell’opera, che ha intrapreso sopra tutta la scienza numismatica dalla quale aspetto gran lume per le mie fatiche intorno a questo museo” (Wien, KHM, MK Archiv V, 143, fol. 1v ; Williams 2020, note 82; Woytek 2022a, p. 388, n° 6; Burnett 2022, p. 420, n° 6). +
-Lettre du 12 novembre 1783 (de Rome) : en italien ou en latin (Wien, KHM, MK Archiv V) +
Lettre du 6 octobre 1741 (de Reggio d'Émilie): "Un certo semplicista Giuliani, che in passando due mesi sono per questa città mi mostrò alcune medaglie moderne e mi diede quella del Petrarca, mi disse che aveva costì la medaglia del Macello di Nerone, la quale mi manca nelle mie, senza sapermi accennare s'era di prima o mezzana grandezza, o legittima o falsa, con soggiugnermi che dimorando egli ne' borghi di codesta città, dove sarebbe ritornato nel fine dello scaduto mese, l'averebbe consegnata a chiunque avessi io data l'incombenza di riceverla, e che in ripassando poscia per Reggio, come suole, gli averei sborsato il danaro del prezzo che avessi giudicato a lui doversi. Prego dunque Vostra Signoria Illustrissima favorirmi di farsi dare simile medaglia e d'inviarmela per la posta, intendendosi con codesto semplicista della medesima corrispondente del nostro, vera o dubbia che sia, ed in qualunque forma si ritrovasse, affinchè io possa supplire con essa alla mancanza di simile pezzo. Bramerei inoltre sapere quanto possa valere la medaglia dell'imperatore Tito in forma mezzana, dell'Anfiteatro senza il di lui volto e senza epigrafe nel rovescio, ma con la figura nel diritto dello stesso Tito togato e sedente sopra spoglie, e con ramo d'olivo nella destra, mentre il Vaillant, pagina 36 della prima edizione, asserisce Hic nummis (solamente però) prims forms antico varissimos collocandis, senza aggiungnere che la medaglia della seconda forma, sia ordinaria o volgare. Mi prendo altresì l'ardire d'inviarle complicata nella presente una picciola medaglia greca, affinchè favorisca come la prego interpretarla per accennarmi poscia il risultato, quando me la rimetta unita all'altra del detto Macello di Nerone" (Private, Archivio Baldasseroni, Epistolario Cocchi, 230/2, Fileti Mazza - Tomasello 1996, p. 51). +
Lettre du 6 octobre 1755 (de Paris): "[...] a monsieur Muzell nipote del barone Stosch [...] ho consegnati alcuni libercoli, come qui si dice, du jour. [...] vi sono [...] pure le medaglie raccomandate al signor abate Barthélemy che dovrebbe essere arrivato (in Florence, ndr). Gliene serbo alcune altre poche venutemi dappoi nelle mani, tra le quali due non son brutte, una consacrazione di Faustina la vecchia, colla carretta tirata dagli elefanti e i due bambini a cavallo, et un exercitus Mauritaniae in Adriano. [...]" (Firenze, Archivio Baldasseroni, Epistolario Cocchi, 145/4; Fileti Mazza - Tomasello 1996, p. 129). +
Lettre du 6 juillet 1716 (d’Asolo): “Per mancanza di materia degna degli studi di V. S. Illustriss. non ardisco d'incomodarla, Questa volta però voglio credere ch'ella gradirà la nuova, che le porgo d'una Medaglia di Macriano non so dove ritrovata, ma acquistata con vilissimo prezzo dal sig. Canonico Tabris. La medaglia è del modello della serie consolare, che ella tiene in argento. Si leggono queste parole : IMP. C. FVL. MACRIANVS P. F. AVG. L'immagine è coronata. Nel rovescio si scopre una figura sedente, che tiene nella man destra posta in fuori come una patera. Le parole del rovescio sono queste: INDVLGENTIAE AVG. Ella mi onori del suo sentimento, s'è rara, oppure degna del sacchetto. Di letterario non ho altro, e molto meno delle cose altrui, e delle mie. Si appaghi V. S. Illustriss. di questo mio buon genio; e mi onori di favorirmi di qualche avviso di sua salute, mentre al solito con tutto il rispetto me le dico per sempre, ec." (Rubbi 1795, p. 42, lettre 62). +
-Lettre du 21 avril 1740 (de Padoue): “Il Cittadino Giovane Instruito del Sig. Abb. E Facciolati non è stato punto ristampato. E’ gran tempo che non ricevo, nè libri nè lettere dal Sig.e Havercamp: attendo però molte cose da Lui: e se mi giugneranno due libri per Lei imme[c. 223v]diatamente glieli spedirò.” (Firenze, Biblioteca Marucelliana, BVII, 26, f° 223r-v – online). +
-Lettre du 7 juillet 1741 (de Padoue): “Dal S. Havercamp ricevo oggi una lettera in data delli 14 maggio decorso, in cui mi scrive, che mi spediva, [navi] un pacchetto di libri quando questo mi giungerà ciò che dentro vi fosse per lei sarà imediate trasmesso.” (Firenze, Biblioteca Marucelliana, BVII, 26, f° 228r-v – online). +
-Lettre du 20 juillet 1741 (de Padoue): “Immediate che mi giungano li libri Hevercampiani Ella avrà li suoi. Io, quando sono stato per spedirne al S. Havercamp, li hò raccomandati al librajo Pasquali. Me Le professo cenno anche per la distribuzione dell’opuscolo mio.” (Firenze, Biblioteca Marucelliana, BVII, 26, f° 232r-v – online). +