Grand document
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G
-Lettre du 20 décembre 1775 (de Florence) : «Io non progetto di commerciare i duplicati, perché nel distendere il Catalogo letterario del R. Gabinetto, fatica incontro alla quale mi vado occupando attualmente, vedo che bisogna esaminare di nuovo con diligenza la separa zione fattavi tempo addietro, mentre ho già trovati dei pezzi che vanno in serie per essere qualche poco diversi da quelli che vi sono stati riposti» (Florence, ASF, Miscellanea di Finanze A 326, anche in AGU, Filza VII, 35 ; Fileti Mazza – Tomasello 2000, p. 450, note 33). +
-Lettre du 23 septembre 1776 (de Florence) : « Fino da quando nell'anno scorso partì di qua il signor abate Lanzi, mi parve di travedere ch'egli non bramava di ritornar così presto, e che Roma era il centro dei suoi desideri. In varie lettere che ci siamo scritti in questi ultimi tempi per aver da lui alcune notizie, mi ha esagerata sempre la necessità di trattenervisi, ed ancor io so che in quella città vi è sempre da imparare per un antiquario, anche il più dotto. La proroga adunque che egli adesso chiede, siccome non è la prima, così non sarà certamente l'ultima. Se S.A.R., nel fissare questo soggetto, credette che nella R. Galleria fossero necessarie per riordinarla e descriverla due persone, parrebbe che bisognasse che il signor abate Lanzi tornasse. Se basta una sola, e la R.A.S. si contenta che i lavori vadano più adagio, potrà il medesimo trattenersi a piacimento. Io per la mia parte faccio tutto quello che so e posso con quanta applicazione sono capace, e di presente vado preparando qualche cosa da esporre al pubblico nell'anno prossimo, contando tra pochi mesi di rendere intera V.E. di avere in ordine la storia di questo stabilimento, che ho già abbozzata e che ora ripulisco. Se ardisse riflettere sopra quello che il signor abate Lanzi dice, di studiare cioè le medaglie, potrei soggiungere a V.E. che di quelle del real Gabinetto, secondo la disposizione già data con ottimo metodo, ho fatto il catalogo, il quale si copia, onde il medesimo non mi potrà dare con il suo studio altri lumi, se non rispetto ai prezzi per il caso di compre nuove e della vendita dei duplicati. Le iscrizioni poi della R. Galleria, sono state stampate dal Gori, e non restano che quelle venute negli ultimi tempi, sicché il corpo che lo stesso prepara, non è tanto necessario, quanto il mettere in senso altre classi di rarità che ci sono. Ma io dubito assai che il signor Lanzi, contro i suoi fini, dovesse rimettersi qua fosse per cadere in quei lamenti verso il nostro clima poco adatto al suo delicato temperamento ed in quelle malinconie che ha avute altre volte. » (Florence, AGU, Filza XI, n. 76 ; Fileti Mazza - Tomasello 2003, p. 145).
-Lettre de janvier 1792 (de Florence) : « Ricevendo da V.S.I. con grazioso biglietto del primo stante l'ordine di S.A.R. di accesso libero all'antiquario regio, padre abate Lanzi, nella biblioteca che esiste questa Galleria. Sono costretto a rappresentare devotamente quanto appresso giustificarmi nel caso che questo real comando fosse appoggiato ad un ricorso contro di me. Non è stato mai impedito a detto padre Lanzi di usare libri che esistono questo luogo, anzi egli stava già nelle stanze ove i medesimi sono riposti di cui tenni io pure la chiave. Quando l'augusto imperatore defunto fece ornare il Gabinetto delle medaglie antiche con i bacini d'argento della R. Guardaroba, dovetti lasciare mia camera per collocarvi i quadri di scuola toscana e ritirarmi nella detta stanza libri con l'archivio, con le chiavi, e con quanto altro è sotto la mia ispezione, ed padre Lanzi fu destinata con i comodi che avesse chiesti quella ove lavorava l'intagliatore Stefano Mulinari, della quale egli non si è servito fin qui. E perché il simo bramò di aver tuttavia l'uso di detti libri de' quali anche a me occorre servirmi, fu concertato con il signor segretario cavaliere Pontenani, che si risarcisse e si stasse dallo Scrittoio delle R. Fabbriche una piccola stanza libera a tetto per deposi tarsi la piccola biblioteca della quale il signor Lanzi ed io potessimo aver la chiave senza reciproca servitù. Il lavoro non fu fatto, non so perché, ma io non mancai sollecitarlo, e nell'anno 1791 con biglietto del 12 luglio al medesimo » (Florence, ASF, Segreteria di Gabinetto 153, fase. 6 ; Fileti Mazza - Tomasello 2000, p. 468-469, note 85). +
Lettre du 23 novembre 1792 (de Florence): il barone prussiano di Schellerscheim era disposto ad acquisire circa cinquanta duplicati della collezione granducale (Florence, AGU, Filza XXV, n° 35; Fileti Mazza - Tomasello 2000, p. 451, note 34). +
-Lettre du 11 juillet 1791 (de Florence) : « Io supplico umilmente V.A.R. che mi conceda la dolce soddisfazione di giustificare avanti al di lui trono la mia insufficienza nella parte letteraria di questo mio impiego, rappresentandole che ho procurato di vincerla preparando varie cose per la stampa che possono illustrare la celebrità del luogo a cui ho l'onore di soprintendere. Fino all'anno 1779, in cui pubblicai il mio Saggio Istorico della R. Galleria di Firenze con dedica all'augusto di lei genitore, saggio che ho poi corretto accresciuto e condotto fino al 1790 e che ho depositato manoscritto in questo archivio, scrissi che contavo di dare in luce successivamente i cataloghi delle varie classi di preziose cose ch'ella contiene mi lusingavo allora di fare questi cataloghi in compagnia dell'abate Lanzi, allora mio aiuto, e di lasciare ad esso il peso di illustrare i marmi, i bronzi, le terre, le cose etrusche e di ristringere il mio lavoro alla medaglie, alle gemme, alla pittura, ai disegni ecc. Ebbi la disavventura di non trovare in detto aiuto quella compiacenza che speravo, onde perché i forestieri non restassero privi di una succinta esatta guida per osservare la R. Galleria, mi limitai a prestare l'opera mia all'abate Zacchiroli che stampò nel 1783 in francese una breve descrizione della medesima al canonico de' Giudici che nel 1790 la riprodusse in Arezzo con miglior metodo. Intanto io lavoravo in privato ai miei cataloghi, e che cosa abbia fatto fu detto nelle Novelle Letterarie fiorentine del mese di luglio 1784, in occasione di dar notizia dei nuovi utilissimi provvedimenti relativi alla R. Galleria. Nel 1788 umiliai al trono di Pietro Leopoldo, XLIV tomi in foglio con i cataloghi delle medaglie antiche e moderne, dei gettoni, dei sigilli e delle gemme, ed in prova del real gradimento, ricevetti una medaglia d'oro con il motto MERENTIBUS, la quale appagò ben giustamente il mio amor proprio. Non si sparge l'idea della celebri gallerie, se non per mezzo dei disegni e delle stampe, e quella di V.A.R. fu fatta in parte per conoscere magnificamente per mezzo del Museo Fiorentino, ed ora una società di facoltosi e dotti francesi vanno stampando a Parigi con eleganza quanto di più bello essa contiene. Ma in queste opere non si averà mai il tutto. Io per preparare una continuazione al Museo, provveddi fino dai primi tempi che venni a servire in questo dipartimento, a far disegnare quanto non trovavo pubblicato, eccettuati i quadri che sono lavori di troppo impegno per i disegnatori ordinari, ed ora si ritrae in carta la serie dei busti imperiali in marmo, la più completa che si conosca. Terminati questi disegni, il tempo aprirà la strada a qualche impresa e l'A.V.R. potrà cooperarci con la sua sovrana generosità. Quello che più da vicino mi riguarda, è l'avere in punto per la stampa, un catalogo di tutti i quadri con la loro storia, provenienza ed autenticità, per quanto mi è stato possibile assicurarle con lo spoglio di molti libri pittorici e con un proemio in forma di lettera in cui sviluppo le mi idee in quest'arte, ed un discorso sopra le gemme intagliate esemplificato con quello che sono nella R. Galleria, per dare alla materia un'aria interessante, istruttiva e nuova. E per risparmiare per ora un secco catalogo delle medaglie che senza le figure sarebbe poco applaudito. Il pensare all'edizione dei suddetti cataloghi delle medaglie, marche ecc., è cosa forse inutile, da poiché tanti ne sono già in luce che ripetono le cose stesse e da poiché, le più rare del Gabinetto dell'A.V.R. sono state dal proposto Gori, dall'abate Echkel e d'altri nelle loro opere, ma la pubblicazione per ora del predetto discorso e della quadreria può non essere superflua. Se piacesse adunque alla R.A.V. il far stampare a sue spese questi due lavori come arrischio supplicarla, o per vendersi o per distribuirsi in dono ai personaggi più distinti che vengono in questo luogo, io lo ricuserei come un pubblico contrassegno della sua sovrana grazia che come uomo onesto ambisco sopra tutte le fortune, altrimenti a questa mia umilissima rappresentanza uno sfogo del mio desiderio di far conoscere a V.A.R. impiegarmi io con tutte le mie deboli forze nel suo buon servizio pieno di zelo e di profondissimo rispetto » (Florence, AGU, Filza XXIV, n. 25 ; Fileti Mazza - Tomasello 2003, p. 182-184).
Lettre du 17 décembre 1792 (de Florence): "Domenico Sestini offerisce a V.A.R. una serie di monete dei sultani ottomanni da Osman primo, che regnava nel 1299, fino al presente Selim III in numero di 128, con altre poche cufiche, armene e georgiane, fino al numero di 170, delle quali 19 d'oro, 51 d'argento ed il resto di rame. Non avendo cognizione esatta in questa parte di letteratura orientale, né possedendo le lingue in cui sono scritte queste monete, ho desiderato che l'oratore mi informasse meglio del pregio delle medesime, e lo ha fatto nell'annessa memoria, persuadendomi che l'acquisto di esse arricchirà l'altre serie della ricca raccolta di questa R. Galleria e completerà quella ancora che vi è di molti pezzi simili non duplicati, benché già posti al catalogo e descritti nel miglior modo che ho saputo, essendomisi offerto il detto Sestini di classare ancor questi sotto i miei occhi. Il peso delle dette 19 monete d'oro, dice poi essere di once 2 denari 8 e quelle delle 51 d'argento once 8 denari 2, e che tutta la collezione ne domanda scudi cento fiorentini e mi ha confidato che poteva venderla 50 zecchini a Roma, se non avesse desiderato di collocarla in questo celebre deposito" (Firenze, Archivio della Galleria degli Uffizi, Filza XXV, n. 35 III; Fileti Mazza – Tomasello 2000, p. 470-471, note 92). +
Lettre du 9 septembre 1775 (de Florence): "Avendo i tutori Cocchi sentito che S.A.R. è nella disposizione di acquistare i manoscritti del dottor Antonio che riguardano medaglie, dei quali diedi conto nella mia umilissima rappresentanza del dì 11 del caduto mese d'agosto, hanno rimesso nelle mie mani altri fogli di erudizione scritti dal medesimo dottor Antonio, ed un altro fascio del catalogo delle medaglie diviso in classi contente le ultime dieci che non erano state prima ritrovate, e che perciò fu creduto non averle esso fatte e rimanere imperfetto questo suo lavoro. Ancor questo fascio merita di essere acquistato per la R. Galleria ed assicurato con gli altri in quattro o sei cartelle, ma gli altri fogli stimerei che potessero collocarsi nella libreria Magliabechiana, perché in sostanza sono un cartone intitolato Oceano nel quale Antonio Cocchi, per ordine di alfabeto, prendeva memoria dei libri manoscritti ed impressi che aveva veduti e ne dava il giudizio, e scriveva notizie appartenenti a letterati, a luoghi ed a cose di vario genere, ma tutte erudite. E sono spogli per un fatica sopra la religione e sopra l'uomo, che pare che il medesimo Cocchi andasse ideando e della quale alcuni pezzi sono qualche poco avanzati. Fra queste stesse carte che potranno empire sette o otto altre cartelle, vi è una grammatica greca non finita, la quale è un testimonio della molta perizia del Cocchi in questa parte di erudizione e farà onore al suo nome che resti nella mentovata pubblica libreria fra gli scritti di molti altri letterati fiorentini. Tutte queste carte non possono avere altro che un prezzo di attenzione, il quale è sempre arbitrario e regolato dalla voglia di chi compra, onde S.A.R. potrebbe far dare all'erede Cocchi zecchini 25 a titolo di gratificazione per tutti i suddetti manoscritti, anziché a titolo di pagamento rigoroso. In questa maniera la R.A.V. acquisterà i fogli predetti, forse ad un prezzo rigido, ma userà un nuovo atto di beneficenza a detta erede che non è senza molti bisogni ed impedirà che periscano gl'ultimi avanzi delle fatiche letterarie di un uomo che ha fatto onore alla Toscana e che è da tutta l'Italia assai stimato." (Firenze, Biblioteca degli Uffizi, AGU, Filza VIII, n. 47; Firenze, Archivio di Stato, Miscellanea di Finanze A, 323; Fileti Mazza - Tomasello 2003, p. 130).
-Letter of 2 Febr. 1776 (from Florence): Pelli sent a copy of the review to Eckhel on February 2, 1776 (MK, Archiv V, 146a; Williams 2022, p. 263, note 151) +
-Lettre du 10 février 1776 (de Florence) : en italien (Wien, KHM, MK Archiv V) +
-Lettre du 17 octobre 1782 (de Florence): « Per aggiustare la pendenza delle medaglie d'argento consegnate a V.S.I. nel dicembre dell'anno scorso per il Gabinetto Imperiale di Vienna con la previa approvazione di S.A.R., giacché l'oggetto non è di gran conse guenza e senza vedere una nota dei duplicati di detto Gabinetto non posso decidere quello che converrebbe alle collezioni della R. Galleria, mentre sarebbe cosa lunga ο inutile indicar le mancanze, le quali in genere di medaglie e di monete sono sempre ovunque moltissime, ardirei avanzarmi a pregarla che mi procurasse le medaglie che sono state battute da S.M.I. negli ultimi anni del Regno dell'augustissima sua genitrice defunta, poiché le serie di simili medaglie, ch'eseguite qua arrivano soltanto alla morte di Francesco I, ed ha più quelle dell'Imperiai famiglia, compresa quella battuta nel 1770 quando S.A.R. l'Arciduca Granduca si portò a Vienna», (Florence, AGU, Filza XVI, n° 48 ; Fileti Mazza – Tomasello 2000, p. 472, note 99). +
Lettre du 11 août 1775 (de Florence): "Raimondo Cocchi, mio antecessore, ha lasciato in questo real Gabinetto alcuni libri di antiquaria di sua proprietà, descritti nell'ingiunta nota, i quali differiscono da quelli che sono stati comprati o riposti nel medesimo Gabinetto, onde proporrei umilmente a V.A.R. che si degnasse farne acquisto dalla erede del detto Cocchi, per essere almeno i più d'un uso comune necessari. Ho fatto stimare i detti libri, ed importano zecchini venti e paoli quattordici. Di tanto sono contenti i tutori della figlia del medesimo Cocchi per quello che mi è stato spiegato in voce. Il Morelli ed il Begers, gli possedeva Cocchi per legato fattogli dal direttore Querci, gli altri sento che fossero, o regali degli autori de' medesimi libri, o provviste fatte da lui per illustrare le medaglie della R. Galleria. Fra le carte poi che furono sigillate alla morte del detto Cocchi, e che ora stanno in deposito presso di me, vi sono i tre manoscritti del padre di lui, segnati in fine di detta nota. Questi sono in sostanza studi di Antonio Cocchi, fatti sopra le medaglie che aveva in custodia, i quali studi possono essere di qualche comodo per la descrizione che l'A.V.R. mi ha ordinato con il rescritto del dì 8 maggio passato prossimo, ma veramente non sono necessari perché è cambiato l'ordine delle medaglie, perché non abbracciano da una parte delle medesime, e perché contengono poco più della semplice materia la descrizione di esse. Io non ho dato la valuta a questi scritti, né i tutori Cocchi mi hanno saputo spiegare quello che ne vorrebbero ritrarre, essendo il prezzo loro affatto arbitrario. A pochi possono essere in molta stima se non per memoria dell'uomo grande che gl'ha compilati, e fuori del Gabinetto di V.A.R. saranno quasi superflui. Di più, dalla munificenza della R.A.V., è stato premiato con larghezza nella persona della vedova e della figlia, il merito ed il fedele del servizio di Raimondo Cocchi, talmente che il risolvere il pagamento di tali carte ed il decidere se le piaccia che siano ritenute, appartiene a V.A.R., senza che io possa dare suggerimenti alla sua sovrana generosità. [...]" (Firenze, Biblioteca degli Uffizi, AGU, Filza VIII, n. 47; Fileti Mazza - Tomasello 2003, p. 127).
-Lettre du 4 août 1781 (de Florence): «Due offerte vengono fatte in questi giorni di due partite di generi d'oro convenienti per questa Galleria. La prima è di cinque monete state esibite da Domenico Allegri, la seconda sette pezzi di lavoro etrusco scoperte ultimamente verso Roselle nella Maremma e mandati allo zecchiere Antonio Fabbrini dal marchese Ferdinando Cennini suo amico. Nell'atto di partecipare ciò a V.A.R., ho l'onore di esibire nell'ingiunta nota il valore, e la qualità di detti generi e di esporle che ho verificato in Zecca tutto Ch'essi siano stati presentati a questa R. Galleria, è un effetto della libertà accordata la savissima legge del 5 agosto 1780 alla contrattazione di cose antiche ritrovate scavare la terra, poiché in mancanza di essa sarebbero andati nascostamente a fondersi in qualche crociolo, com'è seguito in passato di simili generi per non incorrere i dizi minacciati agli inventori di tesori degli antichi ordini», AGU, Filza XIV, n° 59 ; Fileti Mazza – Tomasello 2000, p. 466, note 78). +
Lettre du 9 février 1779 (de Florence): "Mentre volevo rispondere alla sua lettera del di 16 del passato mese di gennaio, mi trovo favorito da un'altra in data del di 30. Ho fatto adunque pesare i due bronzi dei quali le mandai i disegni e trovo che il maggiore pesa oncie 11, il minore denari 21 e grani sei; once 12 è la nostra libbra, ogni oncia pesa denari 24 ed ogni denaro altrettanti grani. Vero è però, che tutte le libbre d'Italia variano fra loro e che non si possono confrontare, se non combinandole colle monete, delle quali si deve sapere che peso è stato dato loro. Il nostro zecchino adunque, quando non è scarso, pesa grani 71. [...] Detti al Signor Abate Tanini la nota delle famiglie, di cui mancano nel Regio Gabinetto le medaglie, onde può ricercarla ad esso, e se non la può avere gliela spedirò io. Il meglio sarà peraltro che prenda gli appunti degli acquisti che si possano fare costà, per trattarne al suo ritorno. Mancano ancora alcuni pezzi di basso impero e per quelli delle città sa bene che molto può aggiungervi. Tanto le medaglie greche autonome, che le imperiali e quelle delle colonie, sono disposte per ordine geografico, distintamente dalle imperiali latine. Ho piacere che si cominci ad abbracciare il sistema adottato qua, perché lo trovo istruttivo assai. [...]" (Macerata, Biblioteca Comunale Mozzi Borgetti, Ms. 769, c. 84; Barocchi - Gaeta Bertelà 1991, p. 44). +
Lettre du 11 octobre 1732 (de Rome): "Scorgo dal gentilissimo foglio di VS. Ill.ma che ella ha ricevuta in buona parte la mia sincera protestazione fattale intorno alla pubblicazione del monumento del Cistoforo della dea Bellona, onde con maggior coraggio ora potrò pubblicare la mia epistolare Dissertazione con fare in essa un’onorata menzione del di lei chiarissimo nome. Vedo con quanta maestria VS. Ill.ma tratti una tal sorte di monumenti, e però io per approfittarmi sempre più del di lei raro sapere mi fo coraggioso di ripetere alcune cose su lo stesso argomento con questa umilissima mia, per riceverne il suo da me venerato giudizio circa alcuni dubbi che ancora mi sono rimasti. Circa i Bellonari supposti dal Maffei, vedo ora che egli malamente sbagliò, e anche io ne sospettava per la maniera del vestire, e per non aver essi l’alloro in mano, siccome nel nostro veggiamo, o in quello rapportato dallo Sponio e dal Monfocone.
Circa la collana poi, vedo che il mio disegnatore ha fallato, mentr’essa alla fine ha due teste di cane che stanno in atto di morder la gemma che serra la detta collana. Cani chiamavansi alcuni cerchi, e forse simboleggiano le morsicature alle spalle che si davano i Bellonari, siccome [c. 13 v.] de’fanatici ce ne fa fede Apulejo. Pulvinar era anche detto del lettisternio, su cui portavano intorno le deità e non sarebbe forse più naturale la spiegazione col dire che il nostro L. Lartio Anto fosse colui che quando la Dea Bellona attorno portavasi nel pulvinare, andasse questuando l’elemosina per l’epulo che poi facevasi dai sacerdoti, mentre leggo nello stesso Apulejo sul fine dell’VIII libro delle sue Metamorfosi, che così appunto facevano i fanatici della dea Sivia, dopo d’essersi nell’andare in giro colla lor dea tagliati gli omeri, e laceratosi il corpo per fare maggiore questuazione. Questa maniera di questuare colle Deità l’abbiamo da molti antichi scrittori come pure da M. Varrone al libro 4 de Lingua latina, e da Tertulliano nell’Apologetico. Se ha Lipsio alle mani, lo veda al XIV degli Annali di Tacito. Quella collana al collo forse dinota il rotamento di capo che detti fanatici solevano fare, siccome chiaramente lo dice il citato Apulejo e Luciano ancora con queste parole crinemque rotantis, Sanguinei populis cecinerunt tristia Galli.
L’ede o Tempio di Apolline, non è improbabile che la statua avesse di Argento, e io credo che sia quella appunto [c. 14 r.] che Nerone fece col Tempio nel Vaticano vicino al quale sta situato il Monte Mario, o Marzio che dir vogliamo. Questo imperatore amantissimo della musica, ad Apollo eresse tal tempio, ond’io argenteo credevo che si dicesse perché un tal epiteto [...] anche ad Apollo da alcuni Poeti greci vien dato. Io credo che con tal lapida o monumento fissar si venga anche il luogo (da alcuni messo in contesa) del martirio del glorioso S. Pietro, mentre nell’Anastasio leggiamo che egli martirizzato fu propre templum Apollinis in Vaticano. Credibile dunque mi sembra che i campi ad esso vicini per la sola distanza d’un miglio, ad esso Apolline fossero consacrati, e però con ragione si dica in agro Apollinis argentei. E per verità anche nel di lei dotto sistema non par credibile che un’edicola fosse quella di cui il monumento nostro favella, se avea la statua d’argento. Certamente il detto monumento in quel luogo appunto dove fu posto con il Sepolcro di C. Quinzio Rufino, cavato fu nella nostra vigna di Monte Mario, che è alle falde del Monte Vaticano, mentre sotto di esso ritrovossi la sepoltura tutta fatta a piccole pietre quadrate opere tessellato: onde sul luogo si può con fondamento [c. 14 v.] fissare sistema, non potendosi sospettare che una tal pietra sia stata portata a caso. Circa l’ornato della corona vorrei sentire se approva le mie conghietture, cioè se quei ritratti che in essa sono dir si possano uno Roma, che è nudata nel destro omero, l’altro Marte e il terzo Pallade, o Bellona, oppure se inclina più a credere che sien monete rappresentanti le Canefore di Pallade per indicare che il nostro Cistoforo avea l’ufficio di questuare quando attorno portavasi nel pulvinare la dea, siccome ho detto di sopra. Soggetto anche alla vasta di lei erudizione la terza mia conghiettura, ed è se rappresentinsi in quelle immagini i maggiori di Appio Claudio il Crasso, che fu poi [...], mentre si sa da Plinio che egli edificò il tempio di questa Dea, e collocar vi volle i ritratti de’ suoi antenati. Vengo con questa frettolosissima lettera ad interromperla da’ suoi dotti studi, ma doni all’amore della verità questo mio replicato ardimento; e si assicuri che farò noto al pubblico colle stampe la somma venerazione che le professo e per cui mi glorio e glorierò sempre di poter dirmi. (Firenze, Biblioteca Marucelliana, BVII 3, f° 13v-14r – online).
-Letter of 30 March 1778 (from): note by Eckhel attached to the letter: “Prego V[ostra] E[ccellenza] di fare in una piccola nota li miei complimenti a quel stimatissimo Abate Olivieri, il quale non aver veduto nel mio passaggio per Pesaro mi fara sempre un grandissimo spiacere, avendo io tanta stima per la sua erudizione, che si cava delle sue opere" (Pesaro, Biblioteca Oliveriana, Ms. 139, f. 139r; Williams 2022, p. 250, note 33). +
-Lettre du 5 mai 1674 (de Bologne) : Numismatique. Sur les dessins des monnaies. Magnavacca y a mis tout son argent (Basel, UB Handschriften G2 I 23a, f° 45). +
-Lettre du 29 juin 1686 (de Bologne) : à propos de l’acquisition pour les Medici de la collection Boncompagni, dont les héritiers exigent la vente en bloc (Firenze, Archivio di Stato, Carteggio d’artisti, XXI, inserto 17, f. 266r-267v ; voir Missere Fontana 2001-2002, p. 219, note 62). +
-Lettre du 20 novembre 1686 (de Bologne) : sur les votes et les trophées sur les monnaies (Monforte dei Chierici Regolari Somaschi, Biblioteca di S. Pietro, Raccolto Milanese, anno 1756, f° 30 ; voir F. Missere Fontana 2000, p. 177, note 71). +
-Lettre du 3 jan. 1696 (de Bologne) : (Archivio di Stato di Bologna, FMC, IV, 57/717 ; voir Missere Fontana 2012, p. 247, note 50). +
-Lettre du 23 juil. 1698 (de Bologne) : (Archivio di Stato di Bologna, FMC, IV, 57/717 ; voir Missere Fontana 2012, p. 247, note 56). +