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Lettre du 20 février 1573 (de Tarragone): “La medaglia del P. LENT. hò ricuperata, quando ricuperarò l’altre vi servirò con altre, & forse prima. Il mancamento delle parole della Marcia fam. si mandarà con questa (α). Il buon F. Onofrio in molte cose precipitava il giudizio, & se ben era diligente, pigliava di granci, ut omnes nelle famiglie; soleva persuadersi facilmente, che uno fosse figliuolo d’un altro per piccola sospettione. Come Huberto Goltzio nelle medaglie di Fasti facilmente agionte in molte, & intendo che Huberto è solamente artefice come Pirro & Enea, & un altro del Prontuario. (...) Da Tarragona alli XX. di Febraro del LXXIII” (Agustin 1772, Opera Omnia, vol. VII, Lettre XXXIX, p. 252-253).  +
Lettre du 10 avril 1573 (de Lerida): "Molto Magnifico Sig. mio carissimo. Eccovi il sommario di certo numero di medaglie di diversi Rè, & persone, & tutte le colonie, che hò trovato trà le mie, perche mi pare sono à proposito per le vostre imaginationi. (...) Da Lerida alli X. di Aprile del LXXIII" (Agustin 1772, Opera Omnia, vol. VII, Lettre XL, p. 253; voir Tondo 1987, p. 235; Serafin 2013, p. XI, notes 59).  +
Lettre du 12 juin 1573 (de Lerida): “Quanto al vostro Malleolo non correte in fretta se havete C. MALLE. nella medaglia fate bene ad interpretare С. Malleolus, ma non è necessaria interpretatione, dove si vede C. MAL. perche si trovano Mallij in fasti, e libri differenti da Manlij. Malleoli sono Poblicij, e credo il Goltzio, od altri habbia stampato M. Poblici, Malleolus (Goltzius 1566, pl. 99, ndr), così quella medesima con HERCVLES C. POBLICI Q. F. se havessi MAL. ancora saria di Malleolo, il contrasegno del malleo non è argumento in Darij, perche Malleoli sono di viti appresso Cicerone, e Varrone, e l’Agricoltura fu cagione di molti nomi, e cognomi" ; ”Se il Sig. Duca di Ferrara vorrà comparar le mie medaglie, & antiquità ò vero il vostro, e mio Patrone con qualche M. di scudi li farò un presente del vostro DARDIANO GAN. PROPOSIT. Ma che Mitridate con Augusto si trovi parmi un altro stupro, e quel POIMH TAΛKOY non intendo punto. Con un altra hò mandato una lista di medaglie di Colonie, d'imagini, hò ricercato con questa occasione li due libri del Goltzio, e vedo infiniti errori per non intendere li nomi delle Colonie, ò vero municipij & in tutte fa nomi di IIviri li nomi delle Terre. Nelle medaglie di CN. Magno si trova un M. POBLICI LEG. PRO PR. il quale forse è di Malleoli un C. MALLIVS C. F. hò notato trovarsi in compagnia di L. LIC. CN. DOM. ma non hò tal medaglia, anzi sì, ma non si legge altro che C. MAL....C. F. in quell'altra con L. METEL. & A. ALB. si legge C. MAL. & hò un altra, dove si legge chiaro C. MAL. un altra G. MA. tutte queste sono ambigue, se non di Mallij, ò vero Malleoli, e quel MA. ultimo è più equivoco, & hà quel Malleo nella testa. (...) Da Lerida alli XII. di Giugno MDLXXIII" (Agustin 1772, Opera omnia, vol. VII, Lettre XLI, p. 253-254).  +
Lettre du 25 janvier 1574 (de Lerida): p. 255: “Pure vi ringrazio ter, & amplius, & per la medaglia del Rè Ariaratho, in contracambio vi mando il vostro ITI tanto desiderato, ma credo con poco guadagno, pure è bella cosa cavarsi la voglia, se ben con le giande ò maroni di Spagna. Mandovi ancora parte dell’historici antiqui, & non sò che baje di emendationi di Cicerone, & Livio, poiche havete così buon stomaco, che patiresti più che questo. Penso ancora mandarvi una lista di Triumviri Monetali sotto Augusto. Quelli vostri Quartumviri non li trovo, Dio voglia che non siano Municipali, & ch’il vostro capriccio lambicandolo un altra volta non si disfaccia in fumo come la quinta essentia. Pure assicuratevi bene prima, an sint, postea quid sint, & quales. A me il luogho di Dione lib. 54. è chiaro, che dice li XXviri essere stati XXVI. ma nota quali sei fossero tolti via non già li Quatuorviri Monetales, che non ci furono mai. Sed IVviri viar. curand. extra urbem & IIviri Campaniæ. Li IIIviri A. A. A. F. F. credo siano dal tempo che si batte prima l’oro, non prima, perchè altrimenti, non sariano Auri flatores; nota Plinio il tempo tanto dell’oro, quanto dell’argento, se bene il numero d’anni è guasto, ma facile d’emendar per li fasti. Credo che dica del Argento primo quattro anni avanti il primo bello Punico che fu se non erro del 489. levate 4. restan 485. Dell’oro dice li primi denarij erano grandi, li secondi piccoli, secondo il valore di assi di rame prima di dieci libre, poi di XX. onze, & alla fine di XVI. & alcuna volta di XXXII. & poiche si trovano denarii con la nota XVI. col nome LIVLI, & Vittoriati col nome M. PORCI con la nota di VIII. è cosa probabile, che li Triumviri fossero in quel tempo fatti ordinarij Magistrati. Prima credo si chiamassero Mensarii, & si trovano in Livio Vviri, & IIIviri extraordinarij. Cosi credo li vostri Curatori & IIII (si qui sint) essere extra ordinem fatti per qualche commodità, ò necessità. Nelli denarij di Cesare si trovano con queste lettere A. A. A. F. F. Credo un Maridiano ma non dice IIIvir. In Pomponio Jurisc. si nota esser fatti questi Monetali Magistrati ordinarij. Il luogho di Cicerone è chiaro: malim Auro Argento Æге fuissent. Ad Atticum hò notato un altra menzione d’un Monetale 165.6. Monetali autem adscripsi quod illi ad me pro Cos. questo luogho penso che fossi doppo il ritorno di Cicerone fugitivo dell’Acie Pharsalica: in tempo d’altri Impp. doppo Augusto si trovano inscritioni, una in Tivoli d’un Plautio Silvano, & un altra in Hispagna in Tarracona. Al P. F. Onofrio cancellate quello che dice delli Sigg. della Sanità IIIviri valetudinis per non intender la medaglia di M. ACILIO. Credo lo dica un altro non sò se il Ericio (Erizzo, ndr), il quale fa una gran arenga, per provare che medaglie non siano monete, & tutti i testimonij, che adduce di antiqui dicono il contrario. Credo bene che alcune non fossero monete come hoggidì accade" ; "Li vostri Arsacidi non l’intendo bene; trovo in Strabone Arsace esser detti li Rè in Persia; li vostri pajono Rè Ptolomei di Egipto. Vedo ancora che Cleopatra si chiama nelle medaglie Regina Regum, come questi vostri. La statua Hispanorum è cosa incerta, & perche di Galba? furono Galbe in Hispagna, & si trovano medaglie con quel nome. Si trova ancora una di Postumio Albino con la testa di Hispan. La cosa del Capio Brutus, & del Regulus, non vi voglio contradire per cortesia, quel Servilius che sia Ahala, quando amazò Sp. Malio non mi piace; non fu pugna equestre quella, nè manco nella medaglia si legge Ahala. Il libro de Familiis aspetto, & indurvi delle corretioni Ciceroniane fatte a modo vostro, non lasciate quella ad Atticum lucos, & parata aliorum contemno, dove dice vicos che piacque assai a P. O & fu capriccio mio. Come è del P. Vatinius, pro Vattieno, & si conferma con un libro, & con Val. Maxim, così trovo in quel de natura Deor. cincinnatas pro cometas in duoi luoghi in libri scritti a mano. Pescennio stà come dice F. Onofrio nella fine de Fasti che io trovai una medaglia in Vienna tra quelle dell’Imp. Fred. & dove altri leggevano Pescennius Nigerius, io lessi Niger. Iust. idest Justus, & tutti l’historici lo chiamano Niger niuno Nigerius" ; p. 256: "Arsaces il primo fu padre di Arsaces il secondo: costui fu padre di Pampatio terzo padre di Farnaces quarto & di Mithridates quinto padre di Phraates sesto Rè; à соstui successe Artabano suo Zio fa il settimo padre del ottavo Mithridates Magno, non è costui il Pontico di cui habbiamo monete col nome; il nono fu Orodes fratello di costui, & padre di Pacoro, & Phraates decimo, & undecimo; l’ultimo è Tyridates. Si vede ancora la interpretatione della medaglia di Augusto SIGNIS RECEPTIS. Molti altri Rè de Parthi hò ridotti nel Cronico di Gregorio Monaco fin al tempo di Machometto. Dice costui che arrivarono li Arsaci fin al tempo di Alexandro figlio di Mamæa. Volaterano ancora fa un altra lista & cita Appiano, il quale non hò ricercato. Item ut aliud ex alio. In Vitruvio lib. 8. hò letto di due fontane mirabili appresso il Sepolcro di Euripide. Aggiungete al libro de Imaginibus questa baja ancora. Del Pytheo si trova ancora in Vitruvio che fu architetto lib. VII. in prologo, & alibi, come riferisce Philandro. Mandovi li nomi di Triumviri del tempo di Augusto, & è di notar il tempo, che si conosce in questo modo, che dove la medaglia dice PONT. MAX. è doppo la morte di M. Lepido, dove TR. POT. si troverà forse il tempo preciso in Dione. In Appiano, & in Justino hò imparato, che Mitridate Eupator Dionisio, il quale fu vinto da Lucullo, & Pompejo, fu figliolo di Mitridate Evergetes, & fu nipote di Farnace, & pronipote d’un altro Mithridate. Tanto che questi non sono li Arsace, ò Arsacide, ma si chiama Rè di Ponto. Nelle medaglie si trova questo cognome di Eupator, & fu detta una Città da lui Eupatoria, & forse un herba. Il nome di Evergete è commune con altri Rè. Questa faccenda sarà della S. V. quando rifarà il libro de Imaginibus aggiungendo li ritratti di tutt’i Rè che si trovano in medaglie. Io mi accorgo, che hò ciccalato troppo (...). Da Lerida alli XXV di Genn. del LXXIV” (Agustin 1772, Opera Omnia, vol. VII, Lettre XLIV, p. 254-256).  
Lettre du 26 septembre 1574: "Parmi ricordare d'una medaglia, credo di Quinctii, dove si trova D·S·S·, et il nostro m(esser) Gentile voleva che fossi Deo Semoni Sango, et pare che cotesta inscritione dica esser il medesimo il Deo Fidio, del quale si vede una certa figura di mezo rilievo, credo a S(anti) Apostoli: HONOR, FIDES o VERITAS, et AMOR et FIDII SIMVLACRVM." (Vat. Lat. 4104, f. 120; Agustin 1772, Opera Omnia, vol. VII, Lettre XLVI, p. 256-257)  +
Lettre du 28 février 1575 (de Lerida): "Quanto al portar meco medaglie & fragmenti & altre frascherie à vostro gusto vi servirò, benche per la S. V. basta che io vada, se ben arrivassi povero & nudo come Ulisse in Corcyra, omnia mea mecum porto, diceva quel vantator Spagnuolo, voleva dir Greco. (...) Da Lerida l'ultimo di Febraro del LXXV" (Agustin 1772, Opera Omnia, vol. VII, Lettre XLVIII, p. 257-258).  +
Lettre du 18 août 1575 (de Monzon): “La lettera, & la carta mi piace, & li disegni delle medaglie. Hò emendato molt’errori della stampa nelle mie famiglie & hò notato qualche cosa nelli cinque quinterni vostri; & quando havremo il resto? Di grazia mandatemi di mano in mano quanto si stampa. Hò speranza che piacerà alla brigata di curiosi, alios non flocci facio. (...) Da Monzon alli XVIII. d'Agosto del LXXV” (Agustin 1772, Opera Omnia, vol. VII, Lettre XLIX, p. 258).  +
Lettre du 15 septembre 1576 (de Lerida): “Eccovi la mia censura sopra li quinterni ultimi del nostro libro commune de familiis. V. S. farà stampar le errate à modo suo. Hò avuto gran dispiacer à veder tanti errori, & è gran confusione nelle majuscole" ; "Di V. S. è gran tempo che non hò lettere, non vorrei che si fusse smenticata di me, pure per honor suo bisogna che si ricordi di scrivermi alcune volte, & avisarmi di qualche cosa di nuovo delle medaglie, ò sassi antiqui. (...) Da Lerida alli XV. di Settembre del LXXVI” (Agustin 1772, Opera Omnia, vol. VII, Lettre LIII, p. 260).  +
Lettre du 5 mai 1577 (de Tarragone): “Delle medaglie Greche la fatica del Goltzio non hò visto ancora, sò certo, che la vostra sarà più certa, e più copiosa. Li fragmenti dell’historici Latini non posso dir certo che li mandarò, perche non sò quali siano quelli, che vi mandai un altra volta, pure dandomi aviso si metteranno in ordine l’altri. Le Medaglie stanno tutte al comando vostro. Hò havuto alcune poche d’oro questi giorni, ma d’Imperatori ordinarie. Di colonie, e municipij di Spagna ogni dì mi capita alcuna d’argento, & di bronzo; alcune hanno lettere incognite, che penso siano della lingua Spagnola antiqua. Hà il torto M. Latino se vuole impedire li studij delle lettere antiche, le quali s’intendono perfettamente con le medaglie, con le inscrittioni, con i libri di Scrittori, non che non siano megliori senza comparatione li studij delle lettere sagre, & delle scienze, ma questo non fa, che quelli si debbano bandire" ; "Vorrei ben saperе da esso M. Latino, perche se non si diletta di Medaglie, si diletta di tant’altri studij che non sono ne di lettere sacre, ne di scienze scolastiche, ovvero di pane lucrando? Hò sentito qualch’uno recitarmi non sò che parole usate dalla bon. mem. di Pio V. contra un mio amico, perche non era Sacerdote, havendo intrade ecclesiastiche come hà M. Latino: io credo, che l’uno, & l’altro habbiamo causa honesta per non farlo: pure quel stato è più perfetto, come quello di Jesuite, & altri religiosi; ma M. Latino non hà eletto quello. Di gratia rispondeteli alcune di queste ragioni. Contuttoche è ben fatto non lasciar il principale frutto delle scienze per l’accessorio dico indrizzar sempre i vostri studij & pensieri al servire Iddio, ed aggiutare il prossimo & far secondo la vocatione, che Dio vi habbi chiamato. (...) Da Tarracona alli V. di Maggio del LXXVII” (Agustin 1772, Opera Omnia, vol. VII, Lettre LIV, p. 260-261; voir Missere Fontana 2009, p. 419, note 322).  +
Lettre du 31 août 1578 (de Tarragone): “(...) rari et buoni studij, et mandi fuori li nostri fragmenti Grechi, et la fatica sорга le medaglie Greche, le quali ho gran piacere, che siano in tanto gran numero cresciute. Ho visto il libro di Humberto Goltzio sopra le medaglie di Italia et di Sicilia, et li manca qualche cosa per esser buono non che ecc.te. Desidero sapere, se ha stampato sopra quelle della Grecia orientale. Io sono alle mani colla stampa delli nomi proprij delli Digesti, et certe altre cose indigeste in materia di antiquità et di concilij. (...) Da Tarrac.a ult.o di Agosto del 78” (BAV, Vat.lat.4104, c. 99r; Agustin 1772, Opera Omnia, vol. VII, Lettre LV, p. 261).  +
Lettre du 10 septembre (1581) (de Tarragone): "Per fornir di me dialogi hò bisogno d’un giovane che sappia far in legno, ò in rame le medaglie, & la difficultà batte in far bene il ritratto della faccia che delli roversi ben si trova in queste parti chi li faccia, bene. Manco male sarà mandarvi il disegno & farli far in Roma. (...) Da Tarracona alli X. di Settembre" (Agustin, Opera omnia, VII, 1772, p. 263, lettre LVII ; voir Missere Fontana 2009, p. 30, note 8).  +
Lettre du 12 janvier 1583 (de Tarragone): p. 262: "Vengo alli miei Dialoghi Spagnuoli di Medaglie, & Inscrittioni, desiderate saper la causa, perche non li feci latini, la prima è perche trattano di molte cose note in Italia, e poco sapute in Hispagna. La seconda perche trattano di tre libri di Medaglie Spagnuole. La terza per dichiarar minutamente molte cose che al vulgare si permette, ma non in latino ad un par mio. Desidero che stampino le medaglie secondo li disegni mandati. E' ben vero che in alcuni ritratti non riesce bene la pittura, la quale potrà costì acconciarsi cercando simili medaglie. V. S. mi farà gratia di favorire questa impresa, poiche mi scrive il mio Mollano, che non li dispiace se non la lingua. Di nuovo posso scrivere essersi trovate più di 500. medaglie di argento in questo Territorio Tarracon, tutte d’Imperatori, la più parte da Severo fin à Volusiano con varij roversi; è rara una di Manlia Scantilla moglie di Didio Juliano, de la quale trovai un altra di bronzo in questa Città, & un altra d’argento di Domitia moglie di Domitiano; sono alcuni roversi rari, come tra l’altri uno di Elagabalo (Antiste Sanctissimus) che li conviene per eccellenza. Della Corte regia mi fu mandata una d'oro Greca di Pyrrho Rè di Epirote con raro roverso. Questo basta in questa. Tu me ama, & Vale. Di Tarrac. alli XII. di Genn. MDLXXXIII" (Agustin 1772, Opera Omnia, vol. VII, Lettre LVI, p. 261-262; Cellini 2001, p. 341, note 8; voir Missere Fontana 2009, p. 30, note 9).  +
Lettre du 1 décembre 1556 (de Rome): “Estando aqui el Dotor Paez, algun achaque avia para que no nos escriviessemos, sirviendo sus cartas por comunes; agora que èl està ausente escrevirè vo, aunque sea embiando tambien carras de èl, como holguè mucho con los Consules, y recebì merced muy señalada con que me la haga cumplida de embiar lo demàs, señalando alguna cosa de lo que dize cada año que sea de importancia, especialmente de Filipo adelante, que ay gran escuridad en autores. Tambien querria saber, si v. m. ha descubierto mas historias de las que me dixo, y si piensa publicar algunas dellas, ò hazer de todas una, ò escrivir, su coronica del tiempo nuevo, ò antiguo. Yà sabe v. m. mi curiosidad buscando medallas; he topado aqui con dos de Augusto, la una de bronce, donde ay un Lobo, y encima estas letras ILERDA. La otra de plata, donde ay una Ciudad pequeña con otras que dizen EMERITA; querria saber si se hallan en España nombres de otros Lugares, y porquè estàn estos, y lo que à v. m. mas pareciere de escrivir. Dios guarde à v. m. En Roma primero de Deziembre” (RAH. A-112 f. 102; Agustin 1772, Opera Omnia, vol. VII, p. 200; Carbonell i Manils 1991, pp. 99-100).  +
Lettre du 20 septembre 1557 (de Rome): “Mucho me holguè con su carta de tantos de Abril, donde me escrivia de las medallas que se hallan en España, y de la historia, y de los Consules, los quales, como otras vezes he escrito, deseo mucho, y recibirè mucha merced con lo que che da. El Senès que v. m. escrive que haze serie, y comentario de Consules, no se quien sea, fino es el Modenès que publicò los consules hasta la muerte de Augusto, y no el comentario. Otro Veronès Frayle de S. Agustin tiene otra serie de Consules hasta Heraclio, y mas adelante, y de Emperadores, y Papas, y Concilios hasta oy, y espera lo que v. m. me embiarà para publicar con un comentario docto. Otro comentario, y serie ha salido impressa de Cuspiniano harto diligente para saltarle las piedras de Roma, pero no passa de Justiniano, y es como glosa de Casiodoro; cita algunas otras series de Consules de mano, y este Padre ha descubierto otras de tiempos baxos de Christianos, que serà buena cosa; como, se imprima avrà v. m. uno. De la historia de Aragon huelgo que v. m. la abrace toda; pero pesame que no aya de las cosas antes del Rey Don Jayme mas luz, pero harto serà tener lo demas cumplidamente. De las medallas me holguè de saber los nombres, y cosas dellas, y veo que v. m. las entiende bien, digo las de las Colonias, que acà tenemos otras de otras partes con aquellos Bueyes, y vexillos; Isidoro lib. 15. trae un lugar de Caton bueno: Qui urbem novam condit, Tauro, & vacca ares. Las de los Municipios, porque tengan un Toro, o Buey, con la insula, que v. m. pinta avrà mas dificultad, y poco ha me mostraron una de Cascante con aquel animal, y estas letras: MUNICIP. CASCANT. y era de Tiberio Cesar; yo pienso que sea por hostia, ò victima sacrificada por la devocion del Emperador; podria ser que fuesse señal del Monetario, como fe halla en algunas de Augusto, de Stalicio Tauro duumViro Monetal, y en otras un Bezerro de Q. VACONIO VITULO. El nombre de SILBIS piensa un amigo mio que sea de los Silvios de Italia, de que haze mencion Plinio; pero Estrabon no le declina assi, La B, por V, es error de muchos tiempos. Silva, y todos sus derivados se escriven con I, y no con Y en todas las piedras, y libros, y medallas antiguas, pero v. m. lo acertarà, y sabrà mejor. De la Calagorris Julia Nassica nodudo, ni del lugar de Plinio que v. m. emienda biem; dizenme que ay un Lugarejo cabe el Burgo de Osma, que se dize assi, del qual fue santo Domingo, pero no serà este segun Cesar, y Plinio: tambien dudo si el Itinerario de Antonino haze mencion desta Calahorra, ò de la otra, y si P. Scipion se llamò por esta Nassica, ò ella por èl, aunque no tiene dos SS. en el sobrenombre en las piedras antiguas, pero podriase defender por lo que dize Quintiliano del uso de Ciceron, y Virgilio en escrivir, caussæ, y cassus, donde era luenga la vocal precediente, ò quando estava entre dos luengas. Seria bueno saber que letras tenian los antiguos Españoles, y quales los Carthaginenses: acà he visto algunas letras estrañas de diversas suertes en medallas; en las del Rey Juba no dudo que sean Punicas; en las de los Reyes de Syria Antiocho, y Demetrio, y de Sidones, letras de Phoenicias, y Syros; y en otras de Siclos de Judios, Caldeas. Hallanse otras de Etruscos segun creemos, y de otras Naciones, que no sabemos: embieme v. m. algun traslado de alguna medalla, especialmente donde aya otras letras Latinas, y Griegas. […] Dios guarde a v. m. En Roma a XX. de Setiembre” (Agustin 1772, Opera Omnia, vol. VII, p. 201-202; Carbonell i Manils 1991, pp. 186-190).  
Lettre du 25 décembre 1569 (de Lérida): "Hizome mucha merced con los dos libros de Golzio, y con su carta, y assi escrivo al señor Presidente de Flandes la que va con esta; son libros muy ricos de medallas, y curiosidad de cosas, que son mucho de mi gusto, avunque no en todas me acaba de satisfacer, ò por defeto mio, ò por la dificultad grande que ay en entender cosas tan antiguas, y tan menudas, y en que tan pocos ingenios se han exercitado. Holguème de hallar dos, ò tres medallas, hechas a mi parecer en Zaragoça, entre las medallas de Augusto Cesar, no me acordando aver visto otras en otra parte: el yerro de mas importancia en que veo, que cae esse autor, es en tomar el nombre del metal por el nombre del Consul, ò Ditador, ò Triunfador, y assi haze falsas genealogias por este falso fundamento, mas como antes dixe, puedesele perdonar por los respetos de arriba. (...) En Lerida a XXV. de Deziembre” (RAH A-112, f. 140; Agustin 1772, Opera Omnia, vol. VII, p. 202-203).  +
Lettre du 1 juin (1572?) (de Lerida): "Los Fastos de Huberto Golcio (nb: Goltz) no he visto, hanmelos alabado, y unos retratos de medallas, que pone muy buenas: dizenme que parava en Augusto, y v. m. trata del Consulado de Honorio en su carta; por ventura seràn dos libros los que me faltan, vea v. m. si me los puede procurar, que me serà muy señalada merced. (...) En Lerida primero de Junio (1572?)" (Agustin 1772, Opera Omnia, vol. VII, p. 206).  +
Lettre du 25 juin (1572?) (de Lérida): “Despues me escrivio Fulvio Ursino, que èl lo queria imprimir, que le avisasse si tenia mas que dezirle de lo que escrivì a Fray Onofrio, y dizenme que Fulvio imprime un libro de Familiis, y sospecho que sea solamente las inscripciones, y medallas distribuidas por Familias, y que para aquel libro querria lo de esta coluna. Tengo en la memoria, que dezia, uno dellos, que Quintiliano, y Plinio hazian mencion de la orthographia desta inscripcion, ahunque en el uno dellos avia un error, como de Julio a Duilio; presto lo adobara v. m. si Vitorio no lo ha hecho. (...) En Lerida a XXV. de Junio” (Agustin 1772, Opera Omnia, vol. VII, p. 210).  +
Lettre du 16 août 1572 (de Lérida): “La coluna rostrata, entiendo que fuesse una coluna con muchas figuras de proas de navios, que falian della, como corona rostrata una corona de oro con muchos pedaços de figura de proas; y de la que se dio a Marco Agrippa en tiempo de Augusto hay mencion en Historiadores, y le vee en sus medallas qual era esta corona, assi donde està el Neptuno de la otra parte, como en las de Nemauso que son dos caras, la una con esta corona, y de la otra parte un Crocodillo atado a una palma por vitoria de Egypto. Y tambien se halla en medallas de plata del mismo Agrippa соn Augusto, ò otra cosa de la otra parte. Lo mas antiguo es lo que llaman ROSTRA en el Foro Romano, que era un cierto pulpito grande en el qual se orava al pueblo que estava in Comitio, que era la parte del Foro descubierta donde se juntavan para muchas cosas. Este pulpito era sostenido de muchos pilares, y en cada uno dellos havia muchas proas salidas de piedra, ahunque al principio fue de madera, hecho de las proas de las naos, ò barcas de los de Antro, de donde tomo el nombre, segun cuenta Tito Livio, y otros. Esta figura se vee en ciertas medallas de plata que yo tengo; en la una està el nombre de Palikano, que fue un Tribuno de la plebe, que restituyò con ayuda de Pompeyo la Tribunicia Potestad, ò por mejor dezir lo que quitò a los Tribunos Sylla. Tengo tambien otro debaxo en otras medallas de Augusto; y entre las de Huberto Goltzio estàn las que dixe de M. Agrippa a hojas 203. y 204. y otra como la de Palikano a 230. con estas letras C. IVNI.SILANVS, y de otra manera a 234. con letras, de C. SVLPICIVS PLATORIN. Yo embiarè, a v. m. un debuxo de una coluna rostrata, facada de una medalla de Augusto. Lo que v. m. nota de Suetonio, y Livio es bien a proposito; de las coronas sè que habla Plinio largamente. (...) En Lerida a XVI. de Agosto MDCLXXII” (Agustin 1772, Opera Omnia, vol. VII, p. 212).  +
Lettre du 20 octobre 1572 (de Monçon): “La medalla de Balbino no es sola con esta figura, otras muchas hay de diversos Emperadores; la muger que tiene el Cornucopia es la liberalidad; a lo que tiene en la otra mano no sè el nombre Latino, mas sè que es señal del congiario, o otro donativo; y creo que otra tal figura ponian en diversas partes de la Ciudad, para que fuessen a tomar lo que se les dava y supiessen la quantidad, ò numero que havian de recebir. La tessera era el contraseño que cada uno recebia para ser pagado en el granero, ò en la bodega, ò en cafa del Thesorero: yo vi en Roma unas TESSERAS para recebir sportulas de marsil, ò otro huesso quadradas con nombres del que recebia, y del dia, y Consulado que començava a recebir la sportula. Lo que tiene SPES en la mano, sospecho que es lo que nace del grano del trigo sembrado, aquellas hojuelas primeras que dan esperança que algun tiempo se cogerà, y assi dize S. Pablo de los que siembran sine spe, & contra spem algunas vezes. A Pierio Valeriano no tengo por hombre que entienda bien las medallas, ni su libro aprovecha mucho para ellas; hablo de lo que a mi gusto parece, remitome a quien lo entienda, v. m. no dexe de escrivirme, que me haze mucha merced. Los libros Griegos verè de buena gana. El libro de Familiis del Fulvio es mas de Imaginibus, yo le embiè ciertos trabajos començados mios, y con ellos serà lo uno, y lo otro; trata de lugares comunes de medallas, y reduce por familias muchas, dize que ha impresso imagines antiguas de hombres doctos; v. m. haga tambien buscar esse libro, que yo no le he visto, ahunque tengo muchas pinturas, y retratos, y entre ellos ay de Platon, y Aristoteles, y Euripides, y otros, pero tengo los por singidos los mas dellos. N. Señor guarde a v. m. En Monçon a XX.de Octubre MDLXXII” (Agustin 1772, Opera Omnia, vol. VII, p. 213).  +
Lettre du jour de la Trinité (1572?) (de Lerida): “Estos dias huve ciertas medallas de Morviedro, y con achaque dellas hize reseña de otras que tenia, y hallè dos de Zaragoça, entrambas de Augusto; en la una hay estos dos animales, y el Bubulco, ò author de la Colonia; en la otra està solo el vexilo; en una de Sagunto hay una galera con estas letras SAG. De un Toro solo tengo muchas de Municipios; un Lobo, ò Loba en las de Lerida; un Pegaso en las de Empurias; en una de Pamplona un Toro, està POMPE; pareceme haver visto inscripcion con dipthongo POMPAEL. v. m. me avise de la variedad, ò certidumbre que ha observado. (...) En Lerida dia de la Trinidad" (RAH A-112, f. 122; Agustin 1772, Opera Omnia, vol. VII, p. 209).  +