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- Nicolas-Claude Fabri de Peiresc - Girolamo Aleandro - 1620-9-23 + (-Lettre du 23 septembre 1620 (de ?) : sur … -Lettre du 23 septembre 1620 (de ?) : sur le Grand Camée d’Auguste : « On voit , au troisième rang, des figures de captifs, à mi-corps, au milieu une femme en habit germain, portant un enfant dans ses bras ; il y en a une autre auprès d'elle en cheveux longs, telle qu'on représente l'Espagne sur les médailles, peut-être à cause des victoires sur les Cantabres; trois ou quatre autres portant des tiares et des habits orientaux, et deux fleuves nus, comme pouvaient, être le Rhin ou le Danube, ou tous autres. Ils sont assis, et ont l'air triste et pleurant, et sont placés confusément parmi des boucliers et d'autres armes; les uns avec des égides, et les autres avec des simples têtes de Méduse, ou d'antres à la manière des Barbares : enfin, ce monument est très-noble, et ce qui atteste plus parfaitement la fidélité du sculpteur, et qui prouve que cet ouvrage a été fait avec le plus grand accord, c'est que la face d'Auguste est remplie de majesté, et ressemble très-bien au profil de ses médailles; sa couronne radiée est de pierre jaune-pâle, pour imiter la lumière. La face de Tibère ressemble très-bien à ses meilleures médailles; il a un peu de duvet sur les joues, comme dans quelques-unes des plus belles médailles. Le visage de Livie ressemble très-bien à celui de Tibère; Antonia non-seulement ressemble à ses propres médailles, mais elle ressemble aussi à M. Antoine, son père, ce qui ne me paraît pas indigne de remarque. Germanicus ressemble assez à Antonia et à ses propres médailles, ayant encore un peu de poils folets, ce qui fait un bel effet. Drusus ressemble à ses médailles; Agrippine aux siennes; on ne saurait en dire autant de Livilla, n'en ayant jamais vu d'anciens portraits, non plus que de M. Marcellus » (Fauris de Saint-Vincent 1819, p. 77-78). (Fauris de Saint-Vincent 1819, p. 77-78).)
- Enrico Noris - Francesco Mezzabarba Birago - 1681-9-23 + (-Lettre du 23 septembre 1681 (de Florence) … -Lettre du 23 septembre 1681 (de Florence) : « inviato l’Occone corretto al Sig. Magnavacca per il Procaccio franco di porto ſino a Bologna, accioche tanto più presto le arrivi, non partendo per anco passaggieri per i caldi che non vogliono cessare, Ma nel giorno seguente me ne penti, perchè ora non posso vedere, che medaglie io vi possa aggiti di medaglie da riporre nelle sue serie, fra le quali ve n'è una più che grande di Pio Greca di Efeso. Moltissime consolari. Fra queste evvi una piccola di mettalo unica e singolare donata dal Camelli a S. A. S. ch'è di C. Sosio che vinse i Giudei ec. Come ne discorro in longo ne i miei Presidi del la Siria dissert. 2. Ha nel diritto una testa d'uomo, nel rovescio (CAI SOS. COS. DES. Tripus. Fu C. Sosio console A. V. 722. sicchè battuta tal medaglia A. V. 721. è rara la parola del prenome distesa CAI. ma la moneta è antica e d'ogni sede. Per il tripode credo che quello fosse XV. Vir. sacris faciundis. Nel diritto credo sia l'effigie di M. Antonio, di cui fu parteggiano, ne vi è alcuna lettera. Le imperiali d'argento ed oro sono stampate e volgari. Seguito a collocare nella serie le nuove medaglie dello fu studio Massimi, e mi duole non poterle trasmettere alcune rarissime di questo Regio Museo, che finalmente ho avuto fortuna vedere. Lo Spanemio non vidde che l'indice: onde spesso riferisce la scrittura del Cimeliarca, ch'era il Fitton Inglese; Così m'attesta il custode della Galeria universale di S. A. che non intende Latino. Si raccoglie ciò anco dallo stesso Spanemio pag. 468. De Philetaro, e 480. nel fine, e prima alla pag. 224. ove tratta delle Sirene. Ho notate tutte le Greche d'Adriano, ove sono gli anni segnati; ma niente si può cavare da tale cronologia, perchè non è improntata ivi impresa, o fatto dell'Imperatore ma le insegne di quelle Greche città con i loro nomi. Come che ho altri studi per le mani, io lavoro nella serie 4 o 5 ore al giorno, ma manu & oculis currentibus, mentre per dare luogo ne'piccoli nicchietti delle tavole alle nuovamente acquistate medaglie, devo scomuore dall'antico luogo molte migliaia delle antiche di S. A.ch è faticanojosa, mentre non posso trascrivere cosa alcuna per il divieto del Principe. Nella medaglia d'Adriano segnata H-S NOVIES millies &c. sono quì due rovesci seguenti, o per dir meglio due diversi gieroglifici, cioè, Fig dextera face singraphas comburens, sin. scipionem tenens. Tres figura seminuda ad stantem Imperatorem manus elevantes. La stimo questa rara : Imp. Tra Adrianus Aug. COL I. FLAV, CAESAREA, Viragens boves ad aratrum. Typus colonia Tullia Imp. Caes. Nerva Trajan, Aug. Germ. Dacicus P. M. TR. P. VII. Imp. IIII. Coſ V. P. P. S. C. Imperator in curru triumphali, dextera laurum, sin. scipionem tenens. Adrianus Augustus. Cos. III. S. C. Imperator ante templum ponè gradus area populum alloquens in fra gradus eiusdem area consistentem. La stimo rara, Imp. Caesar Trajanus Adrianus Aug. Pont. Max. TR. Pot. Cos. II. LIBERALITAS AUG, Imperator sedens in suggestu, cui alter suggestus junctus est, in quo stat figura cum tessera frumentaria, altera pecuniam distribuit figura in gradibus stanti. La stimo rara per i due suggesti. Le liberalità di Commodo Sono Tr. P. V. Imp. IIII. liberal. III. Tr. P. VI. Imp. IIII. liberal. IIII. quale saranno nell' Occone; onde non recito intiere le iscrizioni. Ve ne sono due di Commodo col. Tr. P. XIIII. COS. V. DES. VI. che stanno bene con i fasti, ma sono già nell' Occone. Ora aggiusto la serie di Caracalla. In quelle di Severo ho ritrovata questa Greca di Bisanzio... .. C. CC. K. () CEB, Capita Severi acUll 13 e - . Mulier cum face in sinistra interduos Pisces, Spanhemius de his agit pag. 201. Ho osservare altre medaglie, che ho lasciate descritte in una carta nella Galeria, e le manderò per il seguente ordinario. La prego vedere nello Spanemio pag. 56, la medaglia che cita dal Goltzio Greca Tab. XXV. che dice di ENSE, che se i nel Goltzio ha un pesce, è del municipio ILIPENSE, ed io le mandarò 14. righeda inſerire nell'Occone, quale, come le scrissi nelle note, errò in tale medaglia, come lo Spanemio, e tutti ſin ora, ed ella ſarà il primo scuoprire per mio mezzo tale medaglia. Nelle Greche del Museo antico ve ne sono Imperiali moltissime e rarissime; ma non oso copiarle, perchè non voglio che S. A. S. mi privi del credito, o sede, che mi ha, avendomi fatta una grazia, che niuno ha più ottenuta. Mi duole solo, che l'angustie del tempo che devo consumare per comporre le lezioni per Pisa, non mi permettono studiare con più agio in questo prezioso Museo » ; « Nelle note e poitile, fatte al suo Occone, non ho corretti i consoli, perchè stimo già ella li abbia aggiustati. Si raccordi nell'anno Christi 223. di porre i prenomi, e nomi di Massimo ed Eliano, che le scrissi da Venezia avere veduti in una tavola municipale di bronzo, e credo che uno sia di famiglia Maria. Non gli ho più appresso di me, e la tavola è ita all'Imp, a Vienna in dono, che ha reccati centinaia d'ongheri al donatore. Oggi ho vedute 5 medaglie di Caracalla con la Tr. P. XIIII. tre hanno il P. M. due sono senza tale titolo. Non v'è l'Occoniana col PONT. Tr. P. XIIII. che pruova, come scrissi la Tr. P. principiata nel Gennaio: e dopo le Calende per la medaglia (che dice TR. P. IIII. COS. appresso Occone . Il " sinisce, e li caldi sempre seguono; stò per ire a cena invitato, ed il primo bicchiero nunc pro tunc lo dedico alla di lei salute e le bacio le mani. Sarà cosa bella e curioſa vedere le immagini degli Imperatori poste avanti le loro medaglie. Farà meglio e con più facilità dell'artefice farle copiare da quei libri, ove ella da suoi originali le vedrà meglio intagliate ec. Firenze 23. Settembre 1681. » (Noris 1741, lettre XLVIII, col. 146-149 ; Missere Fontana 2000, p. 170, note 42). 146-149 ; Missere Fontana 2000, p. 170, note 42).)
- Jean-Baptiste Du Bos - Nicolas Thoynard - 1699-9-23 + (-Lettre du 23 septembre 1699 (de Bruxelles … -Lettre du 23 septembre 1699 (de Bruxelles) : « Je vous remercie de la part que vous prenez à l'heur [bonheur] que j'ai de mettre en ordre les médailles de son Altesse [Maximilien-Emmanuel de Bavière]. J'y travaille depuis samedi [soit depuis le 19 septembre] » (Paris, BnF, Ms NAF 560, f° 316 ; Denis 1912, p. 104, Lettre 91 ; Lombard 1913, p. 44, Lettre 94, incipit). Lombard 1913, p. 44, Lettre 94, incipit).)
- Johann Michael Bockleth - Gottfried Bessel - 1723-9-23 + (-Lettre du 23 septembre 1723 (de): As Bock … -Lettre du 23 septembre 1723 (de): As Bockleth was an agent for Bessel, Johann Christian Olearius increasingly became an agent for Bockleth. In September 1723, he first reported about his father’s numismatic collection and sent a catalogue. The catalogue is lost (Library of Göttweig Abbey Cod. 691 83r–84v; Mayer 2020).tweig Abbey Cod. 691 83r–84v; Mayer 2020).)
- Francesco de' Ficoroni - Antonio Francesco Gori - 1741-9-23 + (-Lettre du 23 septembre 1741 (de Rome): “A … -Lettre du 23 septembre 1741 (de Rome): “Avendo retirato dal P. Bembrille Barnabita l’accennatomi scatolino, ho trovato contro la mia aspettativa, che il Pertinace grande è una copia di gettito, così anche è la d’arg.o di Giulia di Tito, gettata da medaglia d’oro; Il med.ne di Giustiniano è antico, ma commune, il Severo d’arg.o non può servire, e il Galba d’argento, è medaglia di 4 paoli. Per non darle spesa, non le rimando pel Procaccio, ma bensì, oggi a otto, le riceverà francate bel sigillate in pachettino, da cotesto Sig.r Barone de Stosch, in’occasione di mandargli altro.” (Firenze, Biblioteca Marucelliana, BVII, 11, f° 220r – online).Marucelliana, BVII, 11, f° 220r – online).)
- Giuseppe Bencivenni Pelli - Angelo Tavanti - 1776-9-23 + (-Lettre du 23 septembre 1776 (de Florence) … -Lettre du 23 septembre 1776 (de Florence) : « Fino da quando nell'anno scorso partì di qua il signor abate Lanzi, mi parve di travedere ch'egli non bramava di ritornar così presto, e che Roma era il centro dei suoi desideri. In varie lettere che ci siamo scritti in questi ultimi tempi per aver da lui alcune notizie, mi ha esagerata sempre la necessità di trattenervisi, ed ancor io so che in quella città vi è sempre da imparare per un antiquario, anche il più dotto. La proroga adunque che egli adesso chiede, siccome non è la prima, così non sarà certamente l'ultima. Se S.A.R., nel fissare questo soggetto, credette che nella R. Galleria fossero necessarie per riordinarla e descriverla due persone, parrebbe che bisognasse che il signor abate Lanzi tornasse. Se basta una sola, e la R.A.S. si contenta che i lavori vadano più adagio, potrà il medesimo trattenersi a piacimento. Io per la mia parte faccio tutto quello che so e posso con quanta applicazione sono capace, e di presente vado preparando qualche cosa da esporre al pubblico nell'anno prossimo, contando tra pochi mesi di rendere intera V.E. di avere in ordine la storia di questo stabilimento, che ho già abbozzata e che ora ripulisco. Se ardisse riflettere sopra quello che il signor abate Lanzi dice, di studiare cioè le medaglie, potrei soggiungere a V.E. che di quelle del real Gabinetto, secondo la disposizione già data con ottimo metodo, ho fatto il catalogo, il quale si copia, onde il medesimo non mi potrà dare con il suo studio altri lumi, se non rispetto ai prezzi per il caso di compre nuove e della vendita dei duplicati. Le iscrizioni poi della R. Galleria, sono state stampate dal Gori, e non restano che quelle venute negli ultimi tempi, sicché il corpo che lo stesso prepara, non è tanto necessario, quanto il mettere in senso altre classi di rarità che ci sono. Ma io dubito assai che il signor Lanzi, contro i suoi fini, dovesse rimettersi qua fosse per cadere in quei lamenti verso il nostro clima poco adatto al suo delicato temperamento ed in quelle malinconie che ha avute altre volte. » (Florence, AGU, Filza XI, n. 76 ; Fileti Mazza - Tomasello 2003, p. 145). ; Fileti Mazza - Tomasello 2003, p. 145).)
- Charles Nicolas Eyre - Edward Lhuyd - 1704-4-24 + (-Lettre du 24 Apr 1704 (sans lieu) : Gives … -Lettre du 24 Apr 1704 (sans lieu) : Gives a long description of Coins, Medals and other objects dug up in Harlech Castle, of which he is Constable, mostly of Roman times, and also an Urn and other objects. Entreats Lhuyd to insert in his book the accounts of Harlech which he sent him. (see fols. 16 & 28). Understands that the golden Torque found at Harlech is now in one of the Colleges at Oxford and if Lhuyd can find it will he have a sketch of it drawn for him. (Oxford, Bodleian Library, MS Ashmole 1815, f° 29).rd, Bodleian Library, MS Ashmole 1815, f° 29).)
- Francesco Gottifredi - Peter Fytton - 1652-8-24 + (-Lettre du 24 août 1652 : critique d’Enea Vico ; critique de Tristan de Saint-Amand (voir Missere Fontana 2009, p. 207, note 169, p. 268, notes 214, 221 et 223).)
- Francesco Gottifredi - Leopoldo de' Medici - 1658-8-24 + (-Lettre du 24 août 1658 (de Rome) : « Ho a … -Lettre du 24 août 1658 (de Rome) : « Ho aggionto… dentro l’istesso scatolino, tre delle quattro medaglie che srcissi già a Vostra Altezza che le avrei fatto vedere, non mandando la quarta per non esser ancora rinettata. Sono tutte tre buone medaglie e degne dello studio di Vostra Altezza, non di meno il medaglione di Probo, per la sua eccelente conservazione, non mi pare che si dovesse lasciare […] Il Giuliano è grande conforme ai suoi tempi et è ben conservato, et di tal grandezza è raro assai. […] Il Costanzo poi non è così conservato, ma in caso che Vostra Altezza non l’abbia con simile riverso, mi pareria lo potesse prendere » (Florence, ASF, Carteggio d’Artisti, vol. VIII, f° 662 ; M. Fileti Mazza 1998, p. 218, doc. 115 ; p. 225, doc. 125 ; p. 268, doc. 184 ; p. 300, doc. 234).25 ; p. 268, doc. 184 ; p. 300, doc. 234).)
- Ottavio Falconieri - Leopoldo de Medici - 1669-8-24 + (-Lettre du 24 août 1669 (de Rome) : « L’Ag … -Lettre du 24 août 1669 (de Rome) : « L’Agostini non s’è lasciato più veder da me dopo la notizia datami della medaglia che accennai a V(ostra) A(ltezza), ma non lascerò di ricordargli quanto prima di non perdere questa occasione di servire a V(ostra) A(ltezza) « (Firenze, ASF, Carteggio d’artisti, X, f° 270; Giovannini 1984, p. 286-7, lettre 154).0; Giovannini 1984, p. 286-7, lettre 154).)
- Gottfried Wilhelm Leibniz - Claude Nicaise - 1701-8-24 + (-Lettre du 24 août 1701 (de Braunschweig) … -Lettre du 24 août 1701 (de Braunschweig) : « Nous avons eu ici l'ambassade anglaise qui a apporté à Madame l'Électrice de Bronsvic [Sophie de Hanovre-Brunswick] l'acte du Parlement autorisé par le roi et qui règle la succession en faveur de cette princesse et de sa postérité. Un savant anglais qui est venu peu avant l'ambassade, nommé M. Toland, dont les livres écrits en anglais ont fait du bruit, m'a apporté l'essai des œuvres de Denys d'Halicarnasse qu'on va publier en Angleterre. Un autre, qui est chevalier [Andrew Fountaine], venu aussi dans cette occasion, est grand médailliste et croit avoir le 4me Gordien. Il amasse un cabinet. Je l'adresserai à Arnstadt pour y voir M. Morel et le cabinet de M. le comte de Schwarzburg » (Gerhardt 1879, p. 593, Lettre XXII ; Leibniz 2019, sans pagination, Lettre 68.780).niz 2019, sans pagination, Lettre 68.780).)
- Sebastiano Gussoni Giuliani - Camillo Silvestri - 1702-8-24 + (-Lettre du 24 août 1702 (de Padoue) : « Un … -Lettre du 24 août 1702 (de Padoue) : « Un mostro, che veggo nella medaglia di Faustina, mi spinge di ricorrere alla di lei virtù per haverne il suo giuditio, mentre io non ho tanto lume per formarlo. La medaglia è al certo antichissma, con pattina smeraldina, e conservatissima. Le basti perciò credere, che il sig. Carlo Torta, quale è solito con ridicolo rigore a condannare le più antiche per false, aquistando (sic) da ciò comme d’ignorante, non gli è bastato l’animo di dir in contrario. Ha dalla parte della testa tal inscrittione FAUSTINA AUG. PII AUG. FIL. Nell’altra parte sta l’imperatore sul palco assistito da una figura, e col bracio destro par che parli ai soldatti che stan a basso con segni militari con inscrittione P.M. TR. P. P. XVII. IMP. III. COS. IIII. Di sotto S. C., che fa creder esser un’allocutione, che non so come possi correre ; potrebbesi dire o che sia un errore del monetario havendo in fallo preso un roverscio per un altro, overo la testa, o anco che l’imperator habbi voluto far quest’honor alla moglie per haverlo fatto a sua instanza. Lei che possede più di me senza comparatione l’istorie, saprà darmi qualche lume, di che la prego e supplico, come di perdonarmi del tedio. Ho fatto molti acquisti (sic) pretiossimi, che bramo li venga a vedere, fra quali un Pescennio grande con Bacco, simile ad uno che mette l’Angeloni, et un Ottone mezzano come dall’incluso schizzo, e tanto le basti. Chiudo avanti parta la gotta » (Rovigo, Biblioteca dell’Accademia dei Concordi, Silvestri 190, lettre 83 ; F. Missere Fontana 2014, p. 358, note 68).F. Missere Fontana 2014, p. 358, note 68).)
- Gisbert Cuper - Antoine Galland - 1709-8-24 + (-Lettre du 24 août 1709 (d’Oxen) : « J’ai … -Lettre du 24 août 1709 (d’Oxen) : « J’ai vu, dans le Journal des Savants, que notre ami commun, Mr. Vignoli, a publié une lettre, adressée à vous, De nummo imperatoris Antonini Pii, et que la médaille de Mr. Foucault lui a été suspecte […]. Mr. Masson a publié la Vie de Pline le Jeune ; il y fait à la p. 123 mention d’une médaille de Nerva […] « (Abdel Halim, p. 608-609, n° CCLXXXVII).« (Abdel Halim, p. 608-609, n° CCLXXXVII).)
- Gisbert Cuper - Mathurin Veyssière de La Croze - 1711-8-24 + (-Lettre du 24 août 1711 (d’Oxen) : « Monsi … -Lettre du 24 août 1711 (d’Oxen) : « Monsieur Galland se trompe assurément, mais sa dernière lettre m’apprend que le même sentiment lui reste. Vous dites bien, Monsieur, qu’on devrait en Hollande réimprimer les Mémoires de Trévoux, et je ne puis comprendre, pourquoi on les a discontinués. Il y a assurément de beaux extraits et de savantes remarques, quoique je n’approuve point tout ce qu’on y avance, et si j’en avais le temps, j’y pourrais fournir de bonnes considérations, comme je les ai envoyées sur une dissertation de Decursionibus à Mr. l’Abbé Bignon, où il n’y avait presque rien de bon, et où l’on expliquait pitoyablement des médailles de Néron, comme étant l’étude à la mode, mais non cuivis datur adire Corinthum. J’ai fait depuis peu quelques découvertes, à l’occasion de l’Histoire des trois Gordiens, et j’espère que Mr. Galland, ou un autre médailliste m’ôtera l’embarras, où quelques médailles du dernier de ces princes m’ont jetté. Il est appellé sur un côté Augustus, et par conséquent Maxime et Balbin étaient morts et lui régnait tout seul ; on voit de l’autre LIBERALITAS, et cependant il y a trois personnes assises sur le tribunal. Il en résulte cette question, si l’impératrice, et le préfet du prétoire ont tenu rang et place avec l’empereur, ou si l’on y a mis un vieux coin de Balbin et de Maxime, ou deux empereurs et le jeune César sont aussi assis. Les prières des païens pour les morts ne sont que des visions, et je réfuterai bientôt ce que Mr. Morin en dit. Je vous laisse le maître des copies des médailles que Mr. Galland désire, et je crois qu’il lui sera indifférent de les avoir en cuivre ou en papier » (Cuper 1743, XXX, p. 102-103).en papier » (Cuper 1743, XXX, p. 102-103).)
- Lancelot Favart - Claude Picard Duvau - 1732-8-24 + (-Lettre du 24 août 1732 (de Reims) : « Je … -Lettre du 24 août 1732 (de Reims) : « Je ne voyais que quatre ou cinq personnes qui fissent des cabinets quand j’ai été à Paris […] il me paraissait que cette curiosité tombait extrêmement » (Paris, BnF, Manuscrits, fr. 15186, f° 65 et 67 ; Sarmant 2003, p. 160, note 35).65 et 67 ; Sarmant 2003, p. 160, note 35).)
- Pietro Forier - Antonio Francesco Gori - 1742-8-24 + (-Lettre du 24 août 1742 (de Rome): “Acciò … -Lettre du 24 août 1742 (de Rome): “Acciò resti con tutta puntualità servita per la ristampa del Vaillant che in breve escirà alla luce tanto Lei quanto altri che se ne vogliano prevalere per maggior comodo se ne manderanno delli biglietti di associazione al Sig. Cedri da Roma dal Sig. Settimio suo fratello, e tomo per tomo si spediranno al suddetto, e prendendo ogni tomo ne verranno dando il denaro, in questo modo non puol nascere niun inganno né equivoco, questo Sig. Cedri suppongo che gli sia noto come persona cognita in Firenze puol dunque mandare dal detto acciò resti servita con tutta puntualità. » (Firenze, Biblioteca Marucelliana, BVII, 12, f° 308r – online).Marucelliana, BVII, 12, f° 308r – online).)
- Enrique Flórez - Agustí Sales i Alcalà - 1754-8-24 + (-Lettre du 24 août 1754 (de Madrid) : “Pue … -Lettre du 24 août 1754 (de Madrid) : “Puede si persevera en la diligencia, aspirar a tener serie de colonias... pues entre las 12 españolas desconocidas hay dos duplicadas... por las quales pondré yo otras dos que le faltan... no haré nada sin su aviso” (Campos 2002, p. 405 ; Campos 2010, p. 10-11).pos 2002, p. 405 ; Campos 2010, p. 10-11).)
- Francesco Gottifredi - Pierre Séguin - 1662-4-24 + (-Lettre du 24 avr. 1662 : fournir des monn … -Lettre du 24 avr. 1662 : fournir des monnaies est devenu plus difficile : « per la concorenza di denarosi compratori, per la stima magiore che se ne fa [dei medaglioni] dalli delectanti, perché la terra ne dà minor quantità di quello [che] faceva prima… non si puo più practicare di avisare le medaglie che capitano e molto meno di mandarle a vedere comme si soleva far prima » (voir Missere Fontana 2009, p. 246-247).» (voir Missere Fontana 2009, p. 246-247).)
- Gian Domenico Tiepolo - Giuseppe Magnavacca - 1709-04-24 + (-Lettre du 24 avr. 1709 (de Padoue) : à propos d’Antonio Leoni (fl. 1707-1715) « certo che il Leoni è un Diavolo furbo, dal qual bisogna guardarsene molto bene » (Archivio di Stato di Bologna, FMC, IV, 19/679 ; Missere Fontana 2012, p. 246, note 33-34).)
- Andreas Morell - Sebastian Faesch - 1674-4-24 + (-Lettre du 24 avril 1674 (de Bern): Stettl … -Lettre du 24 avril 1674 (de Bern): Stettler n'a encore tiré aucune des pièces de Patin : Stettler est malheureux en amour et ne peut pas le faire. Message de Patin expliquant la difficulté de sa situation ; donc risqué de vendre les pièces pour lui. Pour les monnaies grecques: les pièces qui ne sont pas dans la Goltz. Enquête pour savoir si le crucifix en ivoire est toujours à vendre (Basel, UB, G2 II 16:fol. 155-156).vendre (Basel, UB, G2 II 16:fol. 155-156).)
- Charles Patin - Antonio Magliabechi - 1676-4-24 + (-Lettre du 24 avril 1676 () : indique la peur qu’il a que ses collections aient été pillées par des soldats allemands lors de leur transfert de Bâle à Padoue (Firenze, Biblioteca Nazionale, Magl. VIII 363, f° 14-20 ; F. Waquet 1989, p. 985 et note 33).)
- Martín de Guiral - Pedro Leonardo de Villacevallos - 1730-4-24 + (-Lettre du 24 avril 1730 (de Cadiz) : «... … -Lettre du 24 avril 1730 (de Cadiz) : «... el museo de D. Juan Thyrry... es especial, pues tiene con primor toda la serie de emperadores en medallones y algunas monedas o medallas más pequeñas, tiene muchas de ellas de plata y oro y un medallón que le dio el emperador a un gran cirujano que le curó de la piedra, de oro que pesa 70 doblones, es antigua mucho y él la hubo del dicho cirujano al peso. Tiene también la serie de emperatrices completa con muchas medallas de oro y plata. Tiene también muchas medallas de los cónsules antes que hubiera emperadores, de plata y oro, y además de todas éstas tiene un saquillo de ellas que aunque dice ha 9 meses las tiene no las ha podido todavía ver, y además de estas tiene un cajón lleno de ellas que también no las ha visto. Tiene 40 libros que hablan de ellas...» (Sevilla, Biblioteca Capitular y Colombina, BCC 59-3-44, f° 20-21v ; Salas Alvarez 2003, p. 79 ; Salas Alvarez 2008, p. 162).2003, p. 79 ; Salas Alvarez 2008, p. 162).)
- Matteo Egizio - Antonio Francesco Gori - 1742-4-24 + (-Lettre du 24 avril 1742 (de Napoli): “Egl … -Lettre du 24 avril 1742 (de Napoli): “Egli indubbiamente antico, benchè di goffa manifattura: che non tutti gli artefici antichi erano savj, e diligenti, e v’era di quei che lavoravano per uso delle contadine, come tra gli orefici di oggidì: onde non mi sembra quanto strano che da da colui, che fece l’orecchino si fosse proccurato di porre dalla parte opposta alla falsa gemma l’impressione di una qualche medaglia, che da se stesso non sapea come ornare il piano circolare del rovescio dell’orecchino questo è tanto leggiero che nulla più; e si vede che l’artefice pose la sottilissima bractea d’oro sopra una medaglia di metallo duro, ed applicandovi, per esempio perpendicolarmente un pezzetto di legno, e poi percotendolo per certi punti, obbligò la laminetta a ricevere la impressione della medaglia così alla peggio; e perciò scrissi, essere il disegno migliore che l’originale. Noi siamo [c. 56v] avvezzi a cercar misterj nelle cose antiche, e perciò difficilmente giungiamo a persuaderci che molte di esse siano fatte a caso, e senza ragion veruna. Due impronti sono nelle famiglie di Fulvio Orsino, che hanno qualche analogia con questo. Il primo, come V.S. Ill.ma ben sa, nella famiglia Minucia, ove due soldati combattono fra di loro, ed uno giace nel mezzo con lo scudo imbracciato dalla sinistra, è rivolto al soldato ch’è a sinistra, né sul capo ha celata alcuna: nell’orecchino i soldati non combattono, e la figura giacente ha il capo armato, ed è rivolto a destra. L’altra medaglia è della famiglia Vetuvia, e soldati, o forse capitani stanno in atto, e mossa differente, e col capo nudo. Le lettere della prima dinotano Q. Minucio Thermo; quelle della seconda Tito o Tiberio Veturio, né gli risomigliano a quelle dell’orecchino o siano le une, o siano le altre: di più la figura che nella Veturia tiene il luogo di mezzo, non ha altro di comune con la nostra che il ginocchio sinistro a terra.” (Firenze, Biblioteca Marucelliana, BVII, 10, f° 56r-57v – online).ucelliana, BVII, 10, f° 56r-57v – online).)
- Enrique Flórez - Antonio Valcárcel Pío de Saboya - 1772-4-24 + (-Lettre du 24 avril 1772 (de Madrid) : Numismatique. Remarque sur l'inscription ďAlicante H. 3563. (Paris, Bibliothèque nationale de France, Ms. Espagnol 526, f° 31r-v ; Morel-Fatio 1896, p. 68).)
- Manuel Trabuco y Belluga - Antonio Valcárcel Pío de Saboya - 1774-4-24 + (-Lettre du 24 avril 1774 (de Malaga) : (Paris, Bibliothèque nationale de France, Ms. Espagnol 525, f° 108r-v ; Morel-Fatio 1896, p. 74).)
- Giacomo Gradenigo - Joseph Eckhel - 1779-4-24 + (-Lettre du 24 avril 1779 : en italien (Wien, KHM, MK Archiv V))
- Christian Gottlob Heyne - Joseph Eckhel - 1787-2-24 + (-Lettre du 24 avril 1787 (de Göttingen) : en allemand (Wien, KHM, MK Archiv V))
- Antoine Galland - Claude Génébrier - 1698-12-24 + (-Lettre du 24 déc. 1698 (de Caen) : « Le 2 … -Lettre du 24 déc. 1698 (de Caen) : « Le 24 décembre 1698, Monsieur [manque dans Denis], Je n'examine pas si la médaille que notre ami met en comparaison avec l'améthyste du cabinet de S.A.R. Madame, représente la tête de Ptolémée Aulètes. Je veux croire qu'elle le représente. Il s'agit de savoir si cette tête est ressemblante à celle qui est représentée sur l'améthyste. Pour vous en dire mon sentiment quant cette médaille me serait venue en la pensée, lorsque je m'expliquai en général il y a plus d'un an sur le défi qu'il venait de faire aux curieux de déclarer à quel prince ils croyaient que la tête, dont il venait de donner la gravure, ressemblât, je vous avoue que j'aurais été bien éloigné d'y trouver la ressemblance qu'il y trouve puisqu'ayant enfin déclaré lui-même son sentiment et qu'ayant posé les deux têtes l'une près de l'autre, je ne la trouve nullement. Je n'appelle pas ressemblance, une couronne égale, ni un visage également sans barbe dans l'une et dans l'autre tête. C'est par les traits uniformes de l'une et de l'autre qu'elle doit s'établir et quelque peine que le graveur se soit donnée pour les rendre tels, elles ne semblent pas assez ressemblantes, pour dire qu'en voyant l'une des deux l'on voit l'autre et que l'on soit convaincu de la ressemblance parfaite en les conférant [comparant] ensemble. Nonobstant mon incrédulité, je vous assure néanmoins que je ne suis pas du nombre de ceux qui n'aiment pas à souscrire aux découvertes des autres ou qui jugent de toutes choses avec chagrin, suivant le langage de notre ami. Pour marque de cela, c'est que je souhaite de tout mon cœur d'être le seul qui puisse se plaindre d'avoir de si mauvais yeux afin qu'il jouisse de la gloire de sa découverte si entière qu'il puisse me reprocher d'avoir abandonné en lui un ami, lorsque tout le monde le louera de sa sagacité et de sa pénétration. Je serai de bonne foi et je le congratulerai volontiers du bon sens qu'il aura eu, quoique contre mon opinion. Mais, supposons que l'améthyste représente Ptolémée Aulètes, pourrait-on croire, à cause qu'il a la tête couverte d'un voile, qu'il y est représenté en joueur de flute. Notre ami prouve assez bien que les fluteurs s'accommodaient la bouche avec une muselière. Cela doit pourtant se restreindre à quelques uns plus délicats que les autres et plus curieux de conserver la juste proportion de leurs joues : car les médailles, les pierres gravées et les marbres antiques nous représentent un grand nombre de fluteurs et de fluteuses qui ont négligé cette précaution. Mais, il ne prouve pas le voile avec la même netteté et il reconnaît lui-même l'équivoque du qui se prend aussi pour une muselière. De la manière dont ce voile est représenté sur l'améthyste, il peut remarquer avec tout le monde, qu'il ne fait nullement l'effet pour lequel il reconnait qu'il a été inventé qui est de cacher la difformité du visage puisqu'il n'empêche pas ici qu'il ne soit vu. Ce visage peut véritablement être vu, et même avec plaisir, puisqu'aucune grimace ne le rend difforme. Pour cacher la difformité du visage, au lieu d'être transparent comme il l'est, le voile devrait être épais et le cacher véritablement de manière qu'on ne le vît pas. Mais, en cet état, il me semble que personne, sans autre marque, ne s'aviserait jamais de le prendre pour un fluteur. On le prendrait plutôt, le visage ainsi caché, pour un affligé qui voudrait marquer davantage la grandeur de sa douleur. Avec ce voile, bien étoffé, il faudrait encore que la bouche parût emmuselée pour me servir du mot de notre ami. Car, je suis persuadé que le voile transparent, comme il parait sur l'améthyste, n'est pas le voile d'un fluteur, tel qu'on nous le décrit. Si jamais l'on ne s'était couvert la tête d'un voile chez les Anciens que pour jouer de la flute, il n'y a pas de difficulté que toute <figure>* voilée dans les monuments antiques devrait être prise pour la tête d'un fluteur ou d'une fluteuse. Mais, c'est que personne n'accorderait à notre ami et je ne crois pas qu'il le prétendît lui-même. C'est pour cela que je me garderait bien de prendre cette belle tête de femme avec le voile tirée d'après une sardoine pour celle d'une fluteuse. À propos de cette fluteuse, je serais curieux de savoir quelle raison notre ami a eue de lui donner le nom de Lamia, de même qu'à l'autre tête de femme qu'il produit d'après une pierre gravée du cabinet de S.A.R. Madame. N'est-ce pas pour grossir son ouvrage de l'histoire de cette femme et de Démétrius dont il ne s'agirait pas ? Sur quel fondement lui a-t-il plu de la baptiser ainsi ? Est-ce à cause que Lamia était belle et que la tête représentée sur cette pierre est belle ? Il y a une infinité d'autres pierres gravées qui représentent des têtes de femme<s> d'une beauté merveilleuse, peut on dire pour cela qu'elles représentent Lamia. Notre ami me permettra de dire qu'il s'est donné trop de liberté dans ses conjectures et qu'en voulant nous expliquer tout, il ne nous explique rien. N'êtes-vous pas avec moi de ce sentiment, après son explication selon lui des trois point mystérieux gravés vis-à-vis de l'estomac de son prétendu fluteur, voulant qu'ils signifient non seulement les trois principales parties de la musique, mais encore les trois modes anciens et uniformes des instruments. Je parcourus, car il n'y a pas moyen de lire avec attention une matière si sèche et si ennuyeuse, je parcourus, dis-je, tout ce qu'il dit de la musique ancienne à cette occasion et lorsque j'arrivai à l'endroit de cette explication, à laquelle je ne m'attendais pas, j'en fus si surpris que je ne pus m'empêcher de m'écrier : je m'estime heureux de n'avoir pas assez d'esprit pour arriver à un tel point de raffinement et je ne porte point d'envie à notre ami de l'avoir si pénétrant jusques dans ces minuties; après cela, ajoutais-je, il n'y a plus rien qui ne puisse s'expliquer. Il n'est pas nécessaire de relever la fausseté de cette explication qui est une vision toute pure. Mais quoique ce soit véritablement une vision, je suis néanmoins persuadé que c'est un endroit dont notre ami, de l'humeur dont il est, s'applaudit d'avoir mieux rencontré que dans aucun autre de tout son ouvrage. C'était pour venir à cette explication ingénieuse et réservée à lui seul qu'il avait pris grand soin d'avertir qu'il donnerait l'explication de la moindre circonstance représentée sur l'améthyste : cela, sans doute, valait bien la peine de prévenir le lecteur pour lui donner un avant-goût de la satisfaction extrême que lui donnerai une subtilité si peu commune. Il faut pourtant reconnaître à la louange de notre ami qu'il nous donne beaucoup de choses curieuses et recherchées quoi qu'avec confusion ; mais pour son honneur j'aurais souhaité qu'il se fut attaché uniquement à traiter sa matière sans la perdre de vue et qu'il ne se fut pas détourné pour corriger le texte de quelques auteurs latins et grecs qu'il n'a pas entendus parce que ses corrections ne donnent pas une grande idée de son habileté dans la critique. Comme il a un grand soin d'appuyer d'autorités tout ce qu'il avance, afin de faire voir qu'il a une grande lecture de tous les bons auteurs ; pour faire voir que personne n'était exempt de la raillerie des Alexandrins, il en rapporte un exemple par lequel il prétend qu'ils appelaient les gouverneurs des provinces éloignées sitientes, des altérés pour ainsi dire et il cite un passage de Pline pour le prouver. C'est à la page 28 : mais Pline dit toute autre chose comme nous l'allons voir. Voici le passage. Sinus insulis refertus (notre ami ne rapporte point ces mots qui sont nécessaires) ex iis quae Mareu vocantur, aquosae : quae Eratonos, sitientes. Regnum ii [his] praefecti fuere [Pline, HN, VI, XXXIV (169)] ; c'est-à-dire : il y a un golfe rempli ou parsemé d'îles dont celles qu'on appelle les îles de Mareus ont beaucoup d'eau et celles que l'on nomme les îles d'Ératon n'en ont point. Ces personnages, à savoir Mareus et Ératon, étaient des gouverneurs du temps des Rois. C'est le véritable sens de Pline qui fait la description d'un golfe de la Mer Rouge et qui, comme vous le voyez, n'entend parler d'aucune raillerie. Sitientes ne se rapporte point a praefecti mais aux îles dont le passage fait mention. Notre ami qui, par la trop grande vivacité de son esprit, n'a pas compris que les gouverneurs dont parle le passage y fussent nommés, a imaginé deux corrections aussi fausses l'une que l'autre et qui rendent le sens confus d'une manière qu'il n'y a que lui qui puisse l'entendre, à savoir en séparent nos d'avec Erato et en lisant ibi pour ii. Il devait considérer que Mareu est écrit en latin pour et Eratonos pour . La rapidité de son imagination qui le porte à favoriser ses premières pensées, le fait tomber dans ces sortes de bévues. La correction d'un autre passage du même auteur, au même livre, ch. 30, et non pas 70 que je prends pour une faute d'impression, n'est pas plus heureuse. Il y ôte usus ignium pour y suppléer usus ungium [HN, VI, XXXV (30)]. Je suis fâché d'être ici contraint de dire à notre ami que la démangeaison de critiquer ne devait pas le porter à faire dire une extravagance à Pline qui paraît partout de si bon sens. En effet, est-il possible de s'imaginer que ces peuples qui avaient eu des ongles de tous temps aient ignoré jusques à Ptolémée Lathurus qu'ils pouvaient s'en servir pour se gratter et pour égratigner, car c'est à quoi l'usage des ongles est utile ? Est-il difficile de comprendre que dans l'Éthiopie dont parle Pline, où il fait si chaud, des peuples aient pu vivre sans l'usage du feu ? Laissons de croire qu'ils furent jusques alors assez grossiers pour ne savoir pas faire ce que les singes font si naturellement. Votre rhétorique ne serait peut-être point capable de lui persuader le contraire. Portarent pour portarem et Neapolitani pour Neapoli, p. 152 [Galland renvoie aux pages de l'imprimé et donc Genébrier lui a adressé non pas le manuscrit mais le livre], dans le passage de la lettre de Cicéron [Epistolae ad Quintum fratrem, II, 10, de mai 55 a.C., lettre 121 de l'édition Nisard, chez Didot, vol. V, 1864; 12 (II, 9), 2, datée de juin 56, éd. Loeb] ne sont pas mieux imaginés. Cicéron veut dire qu'il menait Ptolémée de Naples à Baïes [en fait Cicéron conduit Anicius de Naples à Baies, avec une escorte de cent hommes armés, dans une litière à huit porteurs, mais pas celle offerte par Ptolémée à Anicius, mais l'erreur vient en partie de Baudelot qui n'a rien compris au passage qu'il veut corriger, confondant dans sa traduction Anicius, correctement désigné p. 151 comme un ami de Cicéron, avec Ptolémée, p. 152]. Ainsi ces corrections ne redressent pas le passage, elles le corrompent. Parlons présentement des corrections grecques que vous ne trouverez pas plus recevables que les latines. Nonobstant le changement que l'on nous fait de , un des surnoms de Ptolémée Aulètes, en , je m'en tiendrai à [p. 254 de Baudelot] qui est un beau nom et qui signifie « Désirable ». Notre ami est trop prévenu en faveur du dont il ne peut cesser de parler [pp. 254-257] pour ne pas soupçonner qu'il lui fait plus d'honneur qu'il ne lui en appartient. P[age] 283, le changement de en dans les deux vers grecs rapportés par Plutarque pour faire signifier des bandages au mot d' [armes] n'est pas supportable. Minerve voulant jouer de la flute avait quitté sa lance et son bouclier, et peut-être son casque, ses armes ordinaires, et sur cela le satyre lui dit : « Cet air de fluteuse ne vous convient pas, quittez vos flutes pour reprendre vos armes et laissez nous voir vos joues avec leurs agréments ordinaires ». L'explication de notre ami est forcée et accommodée à son sens particulier et non pas au sens naturel de ces vers. Quoiqu'il veuille dire, le mot d' en cet endroit-là signifie la lance, le bouclier et le casque de Minerve et non pas des bandages de fluteurs et de fluteuses [Plutarque, De cohibenda ira, Mor. 456 B]. Pages [sic ed.] 294, le mot de changé en doit demeurer en sa place mais à l'ablatif, en cette manière [avec iota souscrit] : il se rapporte à , pour signifier : « il retint par force ». Le mot , qui signifie à double son, des vers de Nonnus [Nonnos de Panopolis, Dionysiaques, X, 225, voir p. 362 de Baudelot; le mot comme souvent chez Nonnos est un hapax, pour le sens de « double son », voir LSJ, s.v.] qu'il a plu à notre ami de changer en , sans aucun fondement, doit aussi demeurer à sa place. Il m'avait parlé de ce changement et j'avais pris la liberté de lui dire qu'il ne fallait pas se hasarder de corriger les auteurs si librement à moins que d'être fondé sur de bons manuscrits authentiques ; que le mot est un mot grec fort bon et convenable à l'endroit où il était employé et que la raison qu'il m'apportait, la même qu'il a insérée dans son ouvrage, n'était pas recevable ; mais l'événement fait voir de quelle manière mon avis fut reçu. Le passage était destiné à l'usage auquel il a servi : il n'y avait pas moyen de le déranger pour le placer ailleurs et il ne fallait pas que la peine d'avoir feuilleté Nonnus fut perdue. Je laisse là quelques autres corrections inutiles pour remarquer des fautes qui viennent de la connaissance imparfaite de la langue grecque. Dans le passage que je viens de marquer qu'il faut laisser le mot de , ceux-ci t [Plut, Mor., 456 C] ne signifie pas la rudesse mais l'impétuosité du souffle. [e.g. p. 303], qui signifie « le cou », signifie chez notre ami, fort mal à propos en différents endroits le nez et la tête. Il n'a pas su que le mot a signifié le cou avant que de signifier l'isthme de Corinthe qui est un « col de terre » et non pas une « langue » comme il l'explique. Ainsi, qui vient du même mot signifie un ornement du cou, c'est-à-dire un collier. C'est pour cela qu'il fait sans raison une longue digression pour prouver faussement que ce dernier mot, employée dans l'Odyssée d'Homère [pp. 342-347], a du rapport avec les jeux isthmiens quoique ces jeux ne fussent pas établis du temps d'Homère, prétendant qu'il a été inséré depuis ce poète. Tout ce qu'il dit là-dessus n'est qu'une fable de son invention et le mot n'est pas une coiffure ni un ornement qui couronne la tête, c'est un collier [sur et ainsi que sur les mots de cette famille, voir Chantraine, DELG, pp. 469-470] de même que qu'il n'a pas entendu. Cette faute lui en a fait faire plusieurs autres. Les Fricasseuses d'Aristophane citées en gros caractères [p. 349] ne sont pas des fricasseuses, ce sont des fricasseurs [Les Rôtisseurs, ]. Il devait consulter la grammaire grecque sur la signification des mots terminés en -. Lui qui aime si fort les proverbes et qui ne saurait s'empêcher d'en citer souvent n'a pas entendu celui-ci : qui se trouve p. 357. Ce n'est pas comme il l'explique enfler un roseau. C'est inflare rete, « enfler des filets », pour dire « prendre de la peine et travailler inutilement ». J'aurais à dire beaucoup d'autres choses et particulièrement touchant les médailles qu'il explique : mais comme cela demande une discussion trop longue, vous voudrez bien me dispenser de passer plus outre. Je me suis seulement attaché à ce peu de remarques pour vous dire mon sentiment sur l'Histoire de Ptolémée Aulètes, comme vous me l'avez demandé, afin de vous les indiquer comme celle qui feront un tort considérable à la réputation de notre ami auprès de tous les savants qui se font un mérite de bien entendre les auteurs latins et grecs et qui se piquent de savoir la langue grecque dans la perfection, sachant qu'il faut bien posséder ces connaissances pour avoir l'entrée dans la belle littérature. Je ne l'ai point fait par un esprit de malignité, mais parce que je suis véritablement touché du peu d'estime que cela lui attirera de la part de ceux qui en peuvent juger. Je suis parfaitement, Monsieur, votre etc. » (Correspondance de Caen ; Abdel Halim, p. 243, n° XCIII – transcription complète de Guy Meyer). 243, n° XCIII – transcription complète de Guy Meyer).)
- Antoine Galland - Gisbert Cuper - 1708-12-24 + (-Lettre du 24 déc. 1708 (de Paris) : « Je … -Lettre du 24 déc. 1708 (de Paris) : « Je n’ai pas communiqué moi-même à M. Foucault ce que vous m’avez fait l’honneur de me mander touchant ce que M. l’évêque de Salisbury vous a écrit au sujet du cabinet de ses médailles ; mais je lui en ai fait un extrait qu’il doit avoir reçu, sur lequel il ne m’a rien fait savoir. Il s’en remet apparemment à la réponse qu’il a déjà faite à M. Leibniz, que j’ai eu l’honneur de vous envoyer. A l’égard du catalogue dont parle M. l’évêque de Salisbury, M. Foucault en a un de ma façon, en six volumes, d’une exactitude qui n’a encore été observée par aucun antiquaire dans la description des médailles. Ce serait un ouvrage d’une très grande utilité s’il était imprimé : mais il n’y a pas de libraires à Paris qui voulut entreprendre de faire les frais de l’impression. Je puis dire en général, que le nombre de médailles approche fort près de dix-sept mille. Il n’y en a qu’environ cent cinquante en or, presque toutes rares. Il y a environ deux cents médaillons. La suite de grand bronze, de même que celle d’argent, impériale, est la plus nombreuse qui ait été vue. Celle de moyen bronze, y compris le petit bronze est de huit à neuf mille. Les médailles des villes grecques, non impériales, sont de treize à quatorze cents. Il y a aussi environ une cinquantaine de médaillons d’argent des empereurs romains, une suite de déités, et celle des médailles consulaires est de cinq à six cents. Il y a aussi neuf médailles samaritaines en bronze. Il me semble que cela peut suffire pour ceux qui peuvent avoir envie d’en faire l’acquisition. Je ne dois pas oublier une suite complète des rois de Syrie, celle des rois de Cappadoce en douze ou treize médailles d’argent, amassée par M. Vaillant, et qui est unique dans ce cabinet. Il faut y compter aussi des rois de Macédoine, d’Egypte, de Bithynie, de Sicile, etc. » [réponse aux difficultés de Cuper concernant les médailles d’Antonin Pie, celles de Commode et de Crispine, les figures représentées sur les médailles des Chalcédoniens, quelques légendes de médailles grecques mal interprétées par Vaillant ; à propos d’une erreur relevée dans les assertions de ce dernier, Galland remarque] « Je médite de faire part de cette observation à notre Académie, dès que j’aurai reçu réponse de M. Oudinet, à qui j’en ai écrit et que j’ai prié d’examiner cette médaille du cabinet du roi, et de vouloir bien me faire part de ce qu’il y aura remarqué touchant ce que je lui ai mandé pour lui servir d’éclaircissement. M. Vaillant, fils du défunt, docteur en médecine de la Faculté de Paris, et de l’Académie des médailles et des inscriptions, est mort depuis environ un mois, dans la fleur de son age. Aussi, voilà la curiosité et l’étude des médailles antiques, éteintes dans cette famille » ; « P.S. : Je vous supplie, Monsieur, quand vous aurez à me faire part de quelque médaille de vouloir bien prendre la peine de m’en marquer la grandeur […] » (Abdel Halim, p. 581-582, n° CCLXXI).…] » (Abdel Halim, p. 581-582, n° CCLXXI).)
- Gisbert Cuper - Antoine Galland - 1711-12-24 + (-Lettre du 24 déc. 1711 (de Deventer) : « … -Lettre du 24 déc. 1711 (de Deventer) : « Votre explication de la médaille de Marc Antoine et d’Octavie me plaît infiniment » [série de médailles de Corfou sur lesquelles Cuper demande l’avis de son correspondant ; critique de dissertations numismatiques du Père Hardouin ; réflexion sur l’invention des lettres et les premières médailles connues ; médailles de bronze inédites nouvellement reçues par Cuper du Levant] ; « Au reste, excusez mon importunité, et puisque nous allons commencer un nouvel an, je crois être de mon devoir de vous le souhaiter agréable et plein de contentement ; et je souhaite de tout mon cœur qu’après avoir achevé la version et les notes de l’Alcoran, vous vous puissiez appliquer aussi à votre Dictionnaire historique et numismatique, et donner ainsi au public les belles remarques que vous avez sur les médailles » ; (post scriptum) « Je ne vous entretiendrai pas à cette heure sur quelques autres médailles, parce que j’en ai parlé de deux ou trois à Mr. Bignon, et que je prie cet illustre Abbé de vous les vouloir communiquer, et parce que je vous taille assez de besogne dans la lettre dont je vous envoie la copie. Le 25 de juillet 1712. Cuper » (Abdel Halim, p. 637-638, n° CCCIX).per » (Abdel Halim, p. 637-638, n° CCCIX).)
- Giovanni de Lazara - Nicolò Bon - 1672-12-24 + (-Lettre du 24 décembre 1672 : à Padoue, se … -Lettre du 24 décembre 1672 : à Padoue, seulement Jacopo Ruffioni était « atto a disegnar medaglie, ma non si può haverlo che quando egli vuole » (Lendinara, Archivio Storico e Biblioteca Comunale, B.P. 1474, AdL, A.5.1.10/4 ; voir F. Missere Fontana 2011, p. 418, note 185).. Missere Fontana 2011, p. 418, note 185).)
- Alexander Cunningham - Gisbert Cuper - 1703-12-24 + (-Lettre du 24 décembre 1703 (de ?) : « Equ … -Lettre du 24 décembre 1703 (de ?) : « Eques cujus mentionem facis est mihi certe notus, sed non in certa sede commoratur, nec ejus consuetudinem colo, illum tamen data’ opera’ conveni et tuo nomine plurimum salutavi. Regum Saxonum nummos describendos curat quos ait se editurum » (Nationale Bibliotheek, Hague, 72 H 21, ff.11–12, at f.11 ; Burnett 2020b, p. 1606)..11–12, at f.11 ; Burnett 2020b, p. 1606).)
- Domenico Silvio Passionei - Paolo Maria Paciaudi - 1748-12-24 + (-Lettre du 24 décembre 1748 (de Rome): “Ne … -Lettre du 24 décembre 1748 (de Rome): “Nell’atto, che io stava per ringraziarla della sua bellissima dissertazione intorno a vasi e medaglie rare, resami da questo nostro Padre Vezzosi, mi giunge la sua delli 7. de Corrente, non solo accompagnata dalle solite sue parzialissime espressioni verso di me, quanto altresi dalle generose offerte, colle quali Ella continua sempreppiù ad arricchire la mia Libreria, la quale al di Lei arrivo Ella troverà ripiena delle cose sue » (Parma, Biblioteca Palatina, Fondo ms. Epistolario Paciaudi, cass.86 Lettere di Passionei ; F. Sabba, « Dalla corrispondenza di Paolo Maria Paciaudi i ‘prolegomena’ ad una storia della Biblioteca Parmense », Bibliothecae.it, 3.1, 2014, p. 215-216, 185-232).hecae.it, 3.1, 2014, p. 215-216, 185-232).)
- François Hemsterhuis - Adelheid Amalia von Schmettau - 1784-12-24 + (-Lettre du 24 décembre 1784 (de Den Haag) … -Lettre du 24 décembre 1784 (de Den Haag) : « Ma toute chere Diotime, voici les deux medailles en question, rarissimes sans doute, car il n’y a que sept dans le monde. Les deux que je vous envoye sont les meilleures de beaucoup. L’une est pour Diotime et l’autre pour Mimi. Comme les coins devoient être cassés, j’ai pris par curiosité pour ces deux medailles le cuivre et l’argent aussi parfaitement epuré qu’il etoit chimiquement possible sans aucun alliage quelconque, et j’ai été surpris de voir que l’argent demande encore plus d’efforts que le cuivre pur; aussi le coin a crevé sur celle ci d’argent au moment qu’il touchoit par tout. Vous direz qu’il y a des medailles plus profondes que celle ci, mais alors on met de l’alliage dans les metaux et d’ailleurs en composant cette tête je n’ai eu aucun egard pour faciliter le mecanisme du coin, ce qu’on peut faire de cent façons differentes, mais non sans que le naturel ou le naïf du dessein en souffre. Les anciens Grecs ont fait des têtes plus profondes et bien plus difficiles que celle ci dans l’argent et le cuivre le plus pur, d’où je conclue qu’en frappant leur monnoye ils se servoient d’un mechanisme qui nous est inconnu, ou bien qu’ils sçavoient donner une meilleure trempe à l’acier de leur coins, ce que je crois » (Universitäts- und Landesbibliothek Münster, Gallitzin-Nachlaß Band 7 ; Sluis 2010b, lettre 5/97, p. 298).and 7 ; Sluis 2010b, lettre 5/97, p. 298).)
- Girolamo Faletti - Alfonso II d'Este - 1563-2-24 + (-Lettre du 24 février 1563 ( ?) : « Ms. En … -Lettre du 24 février 1563 ( ?) : « Ms. Enea Vico mi ha portato a leggere alcune sue compositioni in materia di medaglie mostrando co’ assai brevità un novo modo all’ inteligenza d’esse sotto il nome di V.ra Ecc.za la quale verrà a servire finita c’habbi questa fatica che spera fra un mese. Tratanto darà anco mano all’intagliare l’arbore » (Modena, Archivio statale, Venezia, b. 47, n° XIII ; F. Missere Fontana 1995b, p. 388, note 48).. Missere Fontana 1995b, p. 388, note 48).)
- Enrico Noris - Francesco Mezzabarba Birago - 1683-2-24 + (-Lettre du 24 février 1683 (de Florence) : … -Lettre du 24 février 1683 (de Florence) : « Già scrissi a V. S. Ill. che non sapevo ove avessi terminate le correzioni. Ho dunque di nuovo osservati alcuni passi da correggere quali ora le trasmetto » ; « XV. ella la rivega. Item la prego avvisarmi se la medaglia di Pio pag. 205. ch'ella dice avere, sotto l'anno 160. dica. VOT. suscepta DEC. III e TR. P. XXIII, perché sarebbe cosa notabile, di grazia mi avvisi. Pag. 505. ella dice essere necessario un Ercole per intendere la medaglia di Valentiniano con il Cos. XVII. Eccole il tutto spiegato: Est numisma Constantinopoli percussum anno 439 in cujus anteriori par Occidente imperabat, in postica vero posta est a Monetario inscriptio specians ad Theodosium juniorem Imperatorem Orienti, &c eo anno cos. XVII eadem enim inscriptio in nummo Theodosi legitur pag. 535. sub anno 439. Non è bella e buona questa speculazione? Se la vuole porre fra le Addenda, farà bene » ; « Del resto mi compatisca se l'ho malamente servita, perchè sono occupatissimo in studi alieni da medaglie e da fasti. Non le scriverò altre correzioni. Vi sono però 4 o 5 medaglie che non sono da lei postene'loro anni; ma in un'opera sì vasta ciò pochi osservaranno, e le bacio le mani. Firenze 24. Febrajo 1683 » (Noris 1741, lettre LXXVII, col. 226-228).3 » (Noris 1741, lettre LXXVII, col. 226-228).)
- Ferdinando Galiani - Joseph Pellerin - 1770-2-24 + (-Lettre du 24 février 1770 (de Naples) :« … -Lettre du 24 février 1770 (de Naples) :« Monsieur. J’ai eu l’honneur de vous expédier il y a deux ordinaires une petite pacotille des onze médailles d’argent à l’adresse de Mr de la Meinière. C’était un achat que j’ai fait pour vous, et qui n’a coûté que 22 livres. La semaine passée j’ai expédié de même une petite boîte dans laquelle il y a l’Emilien, et la médaille d’Agrino. La médaille de Nolas en bronze plût à Mr d’Enneri. Il offrit de la payer à Mr Zarillo (nb : l’abbé Mattia Zarrillo, 1729-1804) 36tt comme je trouvai que c’est un prix fou je le lui permis de la vendre, puisque je ne vous aurais jamais conseillé de l’acheter à ce prix. Il a de même acquis la médaille sardianos que je ne regrette point, puisqu’elle était mal conservée. Il aurait voulu de même avoir l’Emilien et la médaille d’Aquino, mais je n’y ai pas consenti. Pour l’Emilien j’ai payé à Mr Zarillo 50 livres. La médaille d’Aquino, il l’estime 100tt. Si elle vous fait plaisir à ce prix-là, vous pourriez la garder. Si vousne vous en souciez pas, il n’y aura aucun mal ; vous la remettrez à Mr d’Ennery à son arrivée à Paris. Il souhaite de l’avoir et l’abbé Zarillo s’entendra avec lui pour le prix. J’avais pris la liberté de vous dire que s’il vous était commode et agréable de m’envoyer deu médailles en troc de celles du premier envoi, j’en aurais été charmé. Je vous en dis autant de ces cinquante, ou soixante livres. Si vous voulez les payer en argent, vous pourriez les faire remettre à Mr Nicolaï, secrétaire de l’ambassadeur de Naples. Si vous voulez m’envoyer d’autres médailles voici en tout celles de vôtre suite double de grand bronze qui me manquent. Il n’y en a que quatre. . Vitellius. C. Vitellius Censor. Trois figures. 2. Diaduménien de la colonie barite. 3. Gordien d’Afrique jeune. Virtus Augg. 4. Pertinax. Beau. Je n’ignore pas que ces médailles sont de grand prix, aussi je ne compte achever le marché que lorsque je vous aurai envoyé assez de bonnes et belles médailles pour égaler le prix de ces quatre. En attendant vous pouvez garder les cinquante ou soixante livres car je me flatte de vous envoyer bientôt d’autres médailles. Je dois voir une pacotille qui est arrivée de Smyrne, et je vous en rendrai compte. Le temps me presse. Je suis arrivé dans l’instant de Caserta. Conservez-moi votre précieuse amitié. Mr d’Enneri est parti. Il n’a pas fait de grandes acquisitions. Il a pris de très beaux contorniates ici. A Rome il a eu des belles médailles d’or et cinq ou six de grand bronze impériales, surtout un amphithéâtre d’Alexandre Sévère qu’on venait de tirer de sous terre. Vous connaissez l’amitié et le respect de votre Galiani » (Paris, BnF, Fonds Français, n. acq., 1074, f° 4-5).F, Fonds Français, n. acq., 1074, f° 4-5).)
- Gisbert Cuper - Antoine Galland - 1710-1-24 + (-Lettre du 24 jan. 1710 (de Deventer) : « … -Lettre du 24 jan. 1710 (de Deventer) : « J’ai reçu en son temps vos deux lettres et l’explication d’une médaille où l’on voit d’un côté la tête d’une femme et HELENA N.F. » [Cuper envoie à son correspondant des empreintes de médailles orientales reçues de Reland et de La Crose ; opinions de ces deux érudits concernant ces médailles ; médailles de bronze d’Othon ; remarques sur les charges des tribuns du peuple marquées sur les médailles ; médailles samaritaines ; compliments à Baluze, à l’Abbé de Camps de Signy et à l’Abbé Bignon, à l’occasion de la nouvelle année] ; [réflexions sur les médailles des rois de Syrie] « Je ne sais rien de certain de l’impression du second tome des Dissertations de l’illustre Mr. de Spanheim. Il y a longtemps qu’il ne m’a pas écrit ; mais l’on m’a mandé de Berlin qu’il y est fort attaché, et qu’on commence à les imprimer. J’espère que cela sera vrai, et que nous aurons bientôt ce second gouffre d’érudition » ; « Votre dissertation sur la médaille d’Hélène me paraît admirable ; je n’ai pas le temps de l’examiner avec l’exactitude due à un si beau morceau, ni aussi vous entretenir sur quelques médailles rares dont l’on m’a communiqué la description, ni enfin sur de bellissimes inscriptions grecques anecdotes, qui me sont venues de Smyrne d’où j’attends encore d’autres. M. l’Abbé Bignon en trouvera une dans sa lettre, le Père Montfaucon une partie d’une autre dans la sienne ; et les copies des médailles arabes vous occuperont quelque temps » (Abdel Halim, p. 619-620, n° CCXCIV).ps » (Abdel Halim, p. 619-620, n° CCXCIV).)
- Enrico Noris - Claude Nicaise - 1686-1-24 + (-Lettre du 24 janvier 1686 (de Florence): … -Lettre du 24 janvier 1686 (de Florence): “Epistola, quam primam abs te V. C. accipio, ingenti laudum exaggeratione me obruit, ut non inflatus altius surgam, sed earumdem pondere pressus pene concidam. Intelligo tamen non quis sim, sed qualem me est velis, quod equidem & vota & meas etiam vires excedit. Nummos Erodiadum aliosque cum epigraphis ETOΥΣ NEOΥ IEPOΥ a viginti circiter diebus Sereniss. Magnus Dux sulphure fictos, sive ductos, IIlustriss. Abbatis Gondii opera Parisios transmisit, quos tamen video ex impressis ære figuris eruditissimo Du Cangio notos, equidem alios Medicea Gaza non continet. Lætor autem plurimum eumdem notas in Chronicum Alexandrinum moliri ; nam & ipse modo idem Chronicon examino & expendo, ubi Epocham Antiochenam adhibet ; si quidem volumen adorno de Epochis Syromacedonum, quas haectenus viris eruditis ignoratas, & nuper a Joanne Harduino perperam deductas ex nummis Mediceis Sereniss. Magni Ducis beneficio usus, in optimo lumine collocabo, ac plurium Synodorum annos Baronio falso designatos certis caracteribus indicabo. Hoc enim primum intendo, non autem Antiquariis, seu veterum numismatum studiosis lampadem præbere, licet hoc etiam præstem. Inveni tempus quo Quinctius Varus Syriam regebat ; nam dúo ejusdem nummi Antiochiæ percussum Epocha signata hic meis hisce oculis vidi, ex quibus cognovi me in Cenotaphiis Pisanis Biennii metachronismum peccasse” (Noris 1741, lettre CLXXIII, col. 335-336).ronismum peccasse” (Noris 1741, lettre CLXXIII, col. 335-336).)
- Giacomo Dotto - Camillo Silvestri - 1714-1-24 + (-Lettre du 24 janvier 1714 (de Serravalle) … -Lettre du 24 janvier 1714 (de Serravalle) : « Io sapeva, che V. S. Illustr. per la rarità dell' erudizione, che possede, avrebbe anche superata l'aspettazione di questo sig. arciprete Scarpis, e per l'innata sua generosità averebbe compatito l' incomodo da me recatole. Le sue riflessioni sono di gran peso, nondimeno dura la persuasione, che la sua medaglia sia legittima ; e veramente ha circostanze riguardevoli, perchè oltre all' esser evidentemente di conio, tanto la vernice, quanto il metallo portano seco testimonianza della più rimota antichità. Vi è poi dell'estrinseco, che concorre ad avvalorarne la credenza. Si sà, che nel primi tempi delle invasioni del barbari, i Romani, e i principali signori dell' Italia, cercarono la propria salvezza nel monti. In questi nostri abbiamo vestigi di tempi, e d'altri edifici, come pure di sepolcri, e d'altre sorti di fabbriche, che quasi tutte ora sono sotterra. I pastori, o nel far fondamenta di mandre, o escavazioni per altri loro bisogni, trovano frequentemente lapide sepolcrali, ed altre pietre di nobil sorte, e in qualche luogo pavimenta vermiculate. Queste sono le miniere di varie sorti d'idoletti, d' antichissimi istrumenti di ferro, e d'acciaro, e delle medaglie, delle quali antichità il sig. arciprete s è dilettato sin dai più teneri anni, assai prima di conoscerle. In queste sono state trovate le molte medaglie, che possede, e quella dell'Imperatore Ottone. Conta fra le più nobili un Mitridate, un Annia Faustina, un Caracalla, tutte di finissimo metallo, e d'eccellentissimo conio; e perciò argomenta con franchezza dal simile. Forse, che anche appresso V. S. Illustr. queste circostanze avranno forza di maggior persuasione. Ma non vorrei andar tanto dietro all'antichità, che sorpassas si la misura della lettera, e dessi nuov' impaccio di specolazione in lettera destinata al più vivo rendimento di grazie dei lumi dalla sua riverita cogniziene somministrati, ed alle più divore supplicazioni dell'onor di qualche suo ambito comando, che feliciti quell'ossequio, con che rimango ec. » (Rubbi 1795, p. 34-35, lettre 51).o ec. » (Rubbi 1795, p. 34-35, lettre 51).)
- Benedict Leonard Calvert - Thomas Hearne - 1719-1-24 + (-Lettre du 24 janvier 1719 (sans lieu) : B … -Lettre du 24 janvier 1719 (sans lieu) : B.L. Calvert to H. (Rawl. 4. 1). ‘The observations in my Survey of Rochester, which you are pleased to term curious, were no other then what I could retrieve by recollecting y e notes committed with more care and exactness to my pocket Volume. Yesterday I accidently went into Tooke y e Bookseller’s shop, when a Countryman, loaded with ancientry, was exposing them to the view of the family.’ Account of spur, sword, head of battle-axe, lamp, trumpet, Roman coins and medals, dug up at St. Leonard’s Hill in Windsor Forest. ‘Sir Hans Sloane has offered him 10 Guineas. I would have purchas’d the Coyns of him, judging them to be the möst Valuable part on his new Acquisition. But he would not part with them without the whole.’ (Oxford, Bodleian Library, MS Rawl. letters 4, f° 350).eian Library, MS Rawl. letters 4, f° 350).)
- Antonio Francesco Gori - Jacques-Philippe d’Orville - 1735-1-24 + (-Lettre du 24 janvier 1735 (de Florence) : … -Lettre du 24 janvier 1735 (de Florence) : Abstract : He wants more subscriptions for production of the Museum Etruscum in which the Duke is giving him every facility; also for Xenophon Ephes. which is harassed by delays; and he would be helped on if the bookseller would strike a bargain with him. Of books edited in your parts he picks out Antoninus’ journey, and I offer you books from Italy. I congratulate you on having provided for the inclusion of H. Grotius and J. Le Clerc to enrich the anthology, which has been awaited with prolonged expectancy. Among further works mentioned are the project to publish vol. 4 of the Museum Florentinum which is to include 300 of the largest coins called medals. Fontaninus is to bring out enlarged works on eloquence, and 4 volumes of Anastasius with a wealth full of ancient monuments and inscriptions. (Oxford, Bodleian Library, MS D’Orville 499, f° 44-45).eian Library, MS D’Orville 499, f° 44-45).)
- Charles de Peyssonnel - Joseph de Seytres de Caumont - 1739-1-24 + (-Lettre du 24 janvier 1749 (de Constantino … -Lettre du 24 janvier 1749 (de Constantinople) : « M. l’abbé de Rothelin vous a recommandé M. Labbat; vous m'avez chargé de ses intérests, M. Pellerin en a fait autant, et M. Labbat me paroît bien digne de votre bienveillance » ; « Je dois vous faire observer à ce sujet, Monsieur, qu'à quelque distance de Constantinople, on a trouvé dans la terre une espèce de casque, de la même terre et orné des mêmes figures, mais ce casque était surmonté d’une tête de sphinx digne de la plus belle antiquité. J'ay envoyé à M. Pellerin, il y a un an ou deux, le dessin de ce casque, sous lequel on avoit trouvé je ne sais combien de dragmes d'or en feuilles pliées. J'ay envoyé une de ces feuilles à M. Pellerin, qui n’y a trouvé aucun caractère. Si vous êtes curieux de former quelques conjectures sur cette pièce, M. Pellerin pourra vous en communiquer le dessin » (Omont 1902, p. 742-743).quer le dessin » (Omont 1902, p. 742-743).)
- Gisbert Cuper - Claude Nicaise - 1694-7-24 + (-Lettre du 24 juil. 1694 (de Kampen) : « L … -Lettre du 24 juil. 1694 (de Kampen) : « La dispute de trois ou quatre Gordiens est assez singulière, et j’espère que nous la verrons bientôt, comme aussi le deuxième tome du savant père Pagi, les Secunda Menagiana, et les autres curiosités, dont vous faites mention » ; « Mr. Morelest à la cour de Mr. le comte de Swartzbourg, qui a le plus beau cabinet de toute l’Allemagne ; et il se met à publier son grand ouvrage, ce qu’il n’a pu faire en France à cause des défaites qui lui sont survenues. L’on imprime à Leyden la Dactylotehca de Gorlaeus fort augmentée, et si l’on s’y prenait bien, elle pourrait être embellie davantage. Je possède moi-même des pierres fort bien travaillées, et entre autres une mise à l’antique en argent, dont le type représente une déesse, ayant le casque en tête, appuyée sur un bouclier, armée d’une lance et d’un parazonium ; et il se voit sur, ou dans sa main droite, une fleur, ou je ne sais quelle autre chose » ; « J’attends à tout moment quelques médailles anciennes, et le dessein des reines de Palmyre, qui me sont envoyées d’Alep par le consul de Mrs. Les Etats Généraux » (Cuper 1743, III, p. 435-436). Généraux » (Cuper 1743, III, p. 435-436).)
- Gisbert Cuper - Andreas Morell - 1702-7-24 + (-Lettre du 24 juil. 1702 (de Deventer) :« … -Lettre du 24 juil. 1702 (de Deventer) :« Illustris Leibnitz recte curavit omne, quod ipsius fidei commiseras, et multum, imo plurimum debeo Serenissimo Principi, quod meam judicium exquirid, et tibi, quod tot eruditas et haud obvias quaestiones mihi ponis. Et quanquam par non sim illis solvendis, tamen spero conjectura et aug( ?)ationes meas lateras occasionem ad inquirondum in illos nummos diligentius : sed antiquam eas ( ?) communicam, fuere non possum, quin significem, me summo… » (Paris, BnF, Manuscrits, Nouvelles acquisitions latines 389 : Correspondance numismatique d’André Morell d’Arnstatt, pendant les années 1702-1703, p. 124-143 [en ligne sur Gallica]).-1703, p. 124-143 [en ligne sur Gallica]).)
- Gisbert Cuper - Antoine Galland - 1708-7-24 + (-Lettre du 24 juil. 1708 (de Deventer) : « … -Lettre du 24 juil. 1708 (de Deventer) : « Omnia jam fiant fieri quae posse negabam, cui, tunduntur jam gryhes equis. Ce sont vos deux dernières lettres, Mr., qui me font commencer ainsi la mienne ; car j’ai appris, avec un très grand étonnement que l’illustre Mr. Foucault a dessein de se défaire de son riche cabinet, fulminatus quasi fui illo nuntio, et je n’en suis pas revenu encore. Une collection faite avec tant de jugement, et avec tant de frais, ne pouvait pas être dans de meilleures mains, que celles de M. Foucault qui s’y entend, et qui est porté pour les antiquités de Rome et de la Grèce. Je ne puis pas comprendre aucune raison de ce changement. Mais je me persuade néanmoins que cet excellent conseiller renonce à ses plaisirs pour servir avec plus d’application le roi, et se donner tout-à-fait aux affaires qui lui sont confiées par Sa Majesté. J’ai écrit à mes amis d’Allemagne et d’Amsterdam s’il ne s’y trouvait pas un prince ou un riche curieux qui voudrait acheter ce trésor, mais je n’ai pas encore reçu aucune réponse. J’ai aussi parlé de cette affaire à un comte, qui demeure proche de cette ville, qui est fort de mes amis, par adopton nommé Flodroff, par naissance Waptensleben, et voilà ce qu’il me mande sur votre sujet : ‘Le sort de M. Galland m’intéresse. Je suis indigné qu’un homme de son mérite, qui demeure à Paris, où il a tant de connaisseurs qui sont en état de lui rendre justice, soit réduit à l’âge de soixante ans de se plaindre de sa fortune. Et si j’étais sur le pied où je voudrais être, j’aurais une grande satisfaction de lui offrir une retraite chez moi, et je lui aurais une obligation infinie s’il voulait disposer du mien et m’accorder sa compagnie le reste de ses jours. Mais, pour les hommes de lettres, Paris a des avantages auxquels ils ne sauraient renoncer que difficilement, et il n’y a pas un moyen de les tirer de là’. Vous voyez, Mr., quel cas ce jeune comte fait de votre savoir. Il aime l’étude, il est chambellan de Sa Majesté le roi de Prusse, il a été employé par ce roi en diverses négociations, où il a parfaitment réussi, et nous nous visitons fort souvent » [sur la venue du jeune abbé Passionei] « J’ai examiné la médaille d’Antonin le Pieux, dont le revers est une colonne, avec FELICITAS AVG. […] ; « L’on a vendu en cette année une collection des médailles d’un échevin de la ville de Delft, nommé Henry d’Acquet ; il avait quelques consulaires […] ; « Non, non, Monsieur, votre savoir est trop étendu, pour vous n’estimer pas de même qu’auparavant, en quel état et en quel lieu vous vous puissiez trouver ; et vos manières libres et obligeantes m’attacheront toujours à vous, et j’espère que vous aurai encore longtemps l’avantage de pouvoir témoigner que je suis avec beaucoup de zêle… » [suivent plusieurs post-scriptums relatifs à une médaille de Caracalla, …, et à plusieurs pièces curieuses nouvellement acquises par Cuper]« Mr. Le Clerc me mande ce qui suit : ‘Je suis surpris du dessein de Mr. Foucault. Je ne crois pas qu’il se trouve personne qui veuille acheter un cabinet de cette conséquence. Il n’y a que le comte de Pembroke qui puisse faire cette réponse ; mais je ne sais pas s’il voudrait en tout, car il faudrait au préalable que l’on vît un catalogue bien fait de ce qu’il y a dans ce cabinet, sans quoi personne ne s’avancera à vouloir seulement le marchander’ » (Abdel Halim, p. 563-567, n° CCLXIII).’ » (Abdel Halim, p. 563-567, n° CCLXIII).)
- Félix Cary - Claude Picard Duvau - 1733-7-24 + (-Lettre du 24 juil. 1733 (de Marseille) : … -Lettre du 24 juil. 1733 (de Marseille) : sur l’authenticité du Pertinax, avis de l’abbé de Rothelin ; sur la variété des jugements à propos du vrai et du faux ; « Vous voyez sans contredit plus de médailles d’or à Paris que nous et vous devez mieux les connaître […] Il n’y a rien dans la médaille de si désagréable que la variété des jugements sur le faux ou le vrai d’une médaille. Il y a de l’inconvénient à être trop facile et il y en a aussi dans l’excès opposé. M. de Rothelin m’a envoyé parfois des médailles que je croyais aboslument fausses ; je les ai renvoyées, il m’a répondu que partout ailleurs que Marseille on ne suspecterait point ces pièces. Jugez après cela si je ne suis pas bien embarrassé quand il s’agit de décider. Le jugement de gens qui voient plus de médailliers que moi doit infirmer mon sentiment ; cependant, à l’égard de bien des morceaux, je suis très opiniâtre et je les soutiendrai toujours modernes […] ; en fait de médailles chacun a son avis et l’on n’a point encore établi de tribunal où l’on juge en dernier ressort. Je crois pourtant que Rome est le seul endroit où il y ait de véritables connaisseurs ; il serait heureux qu’il n’y ait de si habiles faussaires » (Paris, BnF, Manuscrits Français 15185, f° 27r et v et 28r ; Sarmant 2003, p. 274, note 30).v et 28r ; Sarmant 2003, p. 274, note 30).)
- Nicolas-Claude Fabri de Peiresc - Pierre Gassendi - 1633-7-24 + (-Lettre du 24 juillet 1633 (d’Aix) : « J’a … -Lettre du 24 juillet 1633 (d’Aix) : « J’ai commencé de voir les médailles de Mr du Chafaud et ai commencé par celle qu’il avait cotée Severus, dont la cote me semblait plus extraordinaire en ce siècle-là ; mais la pièce s’est trouvée de Postumus. J’ai après pris le gobelet qui n’était point coté que d’un nombre où j’ai trouvé deux légions remarquables en revers de Gallien, et d’autres jolies pièces, même deux Emiliens qui sont assez nets, et bien conservés, et qui ne sont pas communs. Je voulais continuer les autres gobelets, mais on me vient quérir pour dîner, afin de continuer la mortification d’à ce matin. En quoi j’éprouve la même répugnance interne de ces chevaux altérés ququels on laisse mouiller seulement la bride ou le museau, sans les laisser boire à pleine gorgée. Mais j’ai pourtant parcouru les cottes des gobelets de papier, et ai admiré de n’y voir quelque nombre de pièces des 30 tyrans, puisqu’il y en a tant de Gallien, de ceux qui ont été les plus voisins de son règne tant devant qu’après. Car je n’estime pas que puisqu’elles ont été si fraîchement déterrées, elles aient été maniées par gens du métier qui eussent pu effleurer ce qui était de plus rare. Ce sera l’entretien après dîner » (Paris, BnF, Fonds français 12772, fol. 72; Tamizey de Larroque 1893 vol. 4, lettre LXIV, p. 333-334).que 1893 vol. 4, lettre LXIV, p. 333-334).)
- Francesco Mezzabarba Birago - Antonio Magliabechi - 1684-7-24 + (-Lettre du 24 juillet 1684 (de Milan) : Me … -Lettre du 24 juillet 1684 (de Milan) : Mezzabarba cite l’apport de Noris « egli ha aperto al mio inteletto la strada d’operare » (Florence, Biblioteca Nazionale Centrale, Epistolario Magnavacchiano, Ms. Cl. VIII, 778 ; F. Missere Fontana 2000, p. 174, note 54).F. Missere Fontana 2000, p. 174, note 54).)
- Enrico Noris - Francesco Mezzabarba Birago - 1686-7-24 + (-Lettre du 24 juillet 1686 (de Florence) : … -Lettre du 24 juillet 1686 (de Florence) : « Nel cap. 1. la madre di M. Aurelio è detta dal medemo Capitolino Domitia Calvilla, e poi la chiama Lucilla; Sicchè aveva due cognomi, o mutò il primo, e si chiamò Domicia Lucilla, ch'è la posta nelle medaglie col titolo AUGUSTA. Io non so se quegli Antiquari, che lei chiama in detto luogo, abbino ciò veduto[…] Scuopro nuovi errori nel libro dell' Arduino. […] Circa le Epoche io bramarei, che a suo comodo mi mandasse la sua opinione, voglio dire, come ella intenda i numeriche sono nelle medaglie e facci le lettere numerali maiuscole, acciò io non sbagli nel leggere » (Noris 1741, lettre CXVII, col. 281-282). (Noris 1741, lettre CXVII, col. 281-282).)
- Jean-Baptiste Du Bos - Nicolas Thoynard - 1698-7-24 + (-Lettre du 24 juillet 1698 (de Londres) : … -Lettre du 24 juillet 1698 (de Londres) : Du Bos rapporte sa rencontre avec le philosophe John Locke (1632-1704), ami personnel de Thoynard ; les deux hommes s'étaient rencontrés à Paris lors de ces deux séjours dans cette ville, entre 1677 et 1679, et depuis entretiennent une correspondance.] "Je lui ai communiqué ce que vous me mandez de M. Morel et il y prend toute la part que peut prendre un homme qui aime les médailles" (Paris, BnF, Ms NAF 560, f° 251; Denis 1912, p. 59, Lettre 54 ; Lombard 1913, p. 32, Lettre 55, incipit). Lombard 1913, p. 32, Lettre 55, incipit).)