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Lettre du 10 septembre 1573 (de Lérida): p. 214: “En ninguna de mis medallas de Zaragoça està el renombre FEN. en la del vexillo estàn M. PORC. CN. FAD. en la de los Bueyes L. CASSIO. C. VALER. REN. este postrero podrà ser que estè mas claramente en la de v. m. y diga FEN. Holgaria que pudi essemos hazer a Fenestella de Zaragoça. Los sobrenombres de Municipales fueron de muchas maneras por ser nombres ordinariamente Barbaros, ahunque algunos huvo Latinos. Fenestella es todo Latino, como Hygino Griego, ahunque fue Español. Renatus se halla sobrenombre de Romanos en piedras" ; p. 215: "He recebido el libro de Imaginibus clarorum virorum de Fulvio Ursino, es cosa mucho de vèr, porque hay muchas cosas antiguas, y raras. El de Familiis no està acabado de imprimir, yo le he ayudado con unos papeles mios, y èl me ha procurado un Privilegio de Ciudadano Romano con grandes estensiones, y clausulas que verà v. m. como estè acabado. (...) En Lerida a X. de Setiembre MDLXXIII” (Agustin 1772, Opera Omnia, vol. VII, p. 214-215).  +
Lettre du 28 juillet 1576 (Lerida): "La orthographia de Baleares no he mirado, ahunque hallo en los Triumphos Capitolinos Q. Caecilius Metellus Baliaric. Procos. de Baliarib., pero tambien he notado que hai en una medalla, lo qual yo no he visto, Q·Metel·Q·F·Balearicus·Fides." (RAH 112, f. 125)  +
Lettre du 22 décembre 1578 (de Tarragone): “El Maestro Alvar Gomez ha ganado por la mano a v. m. que me ha embiado todas las medallas que tiene de Cоlonias, у Municipios, y de Reyes Godos para enriquecer mis dialogos, donde trato dellas; alli he visto las que alega Ambrosio de Morales, especialmente dos, la una Ermenegildo, y la otra de Acosta, que estan harto falsamente puestas. De Segobriga hay dos; v. m. creo que tiene por cierto que no es Segorbe, y haze burla del pleyto de Valencia, no sè si con Segorbe, ò con Carthagena deseo saber que Pueblo creeque es Segobriga, de laqual dize Plinio que es caput Celtiberiæ, y Ptolomeo la pone en la Celtiberia cabe Ergavica, y en la misma Provincia ponen a Tarazona, y Bilbilis. Nuestro Señor guarde a v. m. En Tarragona a XXII. de Deziembre" (Agustin 1772, Opera Omnia, vol. VII, p. 221-222).  +
Lettre du 24 janvier 1579 (de Tarragone): “y pidiendole yo queen un papel me embiasse los nombres de las colonias, y municipios de España, de sus medallas me ha embiado una bolsa grande con muchas medallas de oro, que son mas de XX.de diversos reyes Godos, y creo que estàn todas las que pone Ambrosio de Morales, al qual Morales yo no he hecho censurа mas de una por servicio de su Magestad, sobre unos letteros, y versos que me comunicó para el Escurial » (Agustin, Opera Omnia, VII, 1772, p. 225).  +
Lettre du 2 septembre 1567: "In nummis quoque ante Augustum Caesarem signatis idem genus scribendi animadvertimus, in quibus est ‘L. Opeimius’, et ‘Floralia preimus fecit’, et ‘eid. Mart.’, et alia id genus, ut etiam in calendario veteri pro ‘idib.’ semper scriptum est ‘eid’. (...) Non ignoro Augusti tempore coepisse pro hac diphtongo ‘i’ litteram maiorem scribi, quae ordinem aliarum litterarum excederet, ita in nummis et titulis Augusti animadvertimus Augustum DIVI F. appellatum, eique civicam esse donatam ‘ob CIVIS servatos’. (...) Idem dicendum est de ‘ou’ diphthongo, namque in titulo quem ad me mittis ‘Nouceriam’ pro ‘Nuceriam’ scriptum esse video, ut in multis veterib(us) monumentis ‘Oufentina’ pro ‘Ufentina tribu’ et in nummis ‘Fourius Crassipes’ et ‘Fouri Phili’ et alia, et in tabulis legum ‘ioudices, ioudicare et ious’. Quae posteriorib(us) temporib(us), omissa ‘o’ littera, usurpata sunt, nonnumquam vero apice apposito supra ‘u’ litteram conscripta, ut in nummis Q. Pomponii Musa. Vetustius est ut Latini longas litteras vocales duplicarent, ut multi testantur, exstantque monumenta Tullianis temporibus vel eis vicinis conscripta, in quibus ‘aa’ pro ‘a’, et ‘ee’ pro ‘e’ et ‘oo’ pro ‘o’ et ‘uu’ pro ‘u’ agnoscimus: sic in nummis Numonius Vaala -quem Horatius Valam appellat illo carmine: “Quae sit hiems Veliae, quod Caelum Vala, Salerni”- et Faustus Feelix et in tabula Genuate ‘Q. Muucio cos.’ et in alia ‘iuus’. (...) Namque sunt quaedam nimis pervetusta, ut in titulo columnae rostratae C. Duilii ‘in · altod · marid · claseis·’ et alia sine ullius litterae duplicatione, ut in denario quodam legi ‘Q. Pilipus’ et apud Plautum ‘med erga’ et alia sexcenta. (...) Sed haec hactenus. Titulum cuius exemplum ad me misisti Cicerone vivo conscriptum fuisse indicium est, quod de fugitivis in Sicilia comprehensis adiectum est; nam et Manius Aquillius et M. Crassus eodem tempore fugitivos comprehenderunt. Quod vero ‘regium’ recte scriptum sit, non dubito, ut ‘regium Lepidi’, et a Graecis video in nummis signatam pecuniam his litteris RHGINWN, nec Strabonem audio aliunde quam a ‘rege’ id nomen deducentem, aut si quem alium Aldus et ceteri sequantur. Sallustianam emendationem tibi placere gaudeo; si per [va] valetudinem licuisset, reliqua habuisses."(Vat. Lat. 6201, f. 2r-3r)  
Lettre du 16 janvier 1557 (de Rome): Post scriptum: "Mastro Paolo vostro (Manuzio) ha una medaglia di bronzo di Aureliano, che ha nel rovescio una faccia d’un giovane laureato e togato con queste lettere VALABATHVS VCRIIVIDR. Io ho pensato che sia costui figliuolo di Zenobia, il quale Spartiano chiama Balbatus, e in un libro antico dice Babalatus. Le altre lettere desidero intendere che significano. Per certe altre parole di quell’autore dubitai se fosse Ulpio Crinito convenendosi ancora quel VCRI; pure mi par più chiaro quel altro nome, e la faccia di giovene più convenirsi all’altro, perchè Crinito era di assai età. Se vi soviene altro, datemi avviso. Meser Achile Mafeo e M. Benedetto Egio mi hanno mostro un Giustiniano d’oro con una Vittoria dietro con queste lettere VICTORIA AVGGG. Dubitiamo che siano tre Augusti. Io penso che siano Giustino II e Thodora Augusta ovvero Sophia. Se sapete altro avvisateci. Il CONOB. ovvero COMOB. che si vede in molte medaglie d’oro penso che significhi Constantinopoli Obryzatus solidus, ovvero Comanis Obrizatus, secondo il luogo dove fu battuto, ed ho certe leggi di imperatori bassi, che mostrano di quel obryzato doversi fare le monete d’oro migliori con la faccia imperiale. Questi sono gli nostri trastulli dum licet. Iterum vale" (Andrés 1804, Lettre I, p. 253-254).  +
Lettre du 3 avril 1557 (de Rome): "Alla vostra di 26 di Marzo mi par veder quelle tante medaglie che mi significate così a pieno; pure mi rincresce, che siano di così bassi imperatori. Quella di Decio giovane dubito se si legge come voi scrivete. Q. Her. Etr. Mess. Decius: overo Q. Herc. TR. Mess. Decius; perchè non ci essendo punti, è ambiguo l’un e l’altro: e con quel TR. voglio significar il nome di Trajano avuto dal suo padre, più presto che Etruscus dalla madre Herennia Etruscilla, se quella che si trova in medaglie è madre di questo giovane. Non so se con libri, o con altre medaglie chiarirete questa ambiguità. In altre medaglie si trova C. Valens Hostil. Mes. Quintus Aug. Le medaglie di Macriano e Quieto è cosa rara, mandateci dunque un impronto depinto o di solfo come vi piacerà. Quella Diva Mariniana non è rara a noi, benchè non sapiamo chi sia. La varietà di conj in tante medaglie d’un imperator è ben cosa grande; pure il medesimo si vede nelle altre medaglie antiche, che rara cosa è due medaglie esser in tutto simili. Forse che son poche quelle che si vedono in comparatione di tanta infinità come si facevano. Nè mi è verisimile, che un conio servisse per sola una medaglia. Non ho parlato a M. Pyrrho (Ligorio). Io gli leggerò vostra lettera, e vi farò intender il parer suo. V. S. dia le mie recommandationi a M. Hannibal Caro, che ben che non ci abbiamo communicato troppo, ho molte cagioni di essermi caro lui, è per mezzo vostro" ; Post-scriptum: "Mandovi la memoria delle medaglie che mi mancano, se qualcuna vi viene per le mani mandatemela" (Andrés 1804, Lettre IV, p. 257-259).  +
Lettre du 10 avril 1557 (de Rome): "Le vostre medaglie di solfo arrivarono salve; e M. Pyrrho le vidde e lesse le vostre lettere, ma penso che non vi risponderà pienamente, perchè nelli suoi libri rende conto di tutto le cose possibili ad un par suo. In questi dì si è letto un libretto di questa materia d’un vostro parmigiano Aenea Vico, che mostra aversi affaticato assai intorno queste cose; benchè lascia molte cose che potria dir meglio delle medaglie greche e delle consulari, e delli roversi più copiosamente; specialmente delle provincie, e delle virtù, e altri luoghi, comuni ec. quod dant accipimus. Il Quieto e il Marciano ci fu nuovo. Le altre sono assai comuni, ma difficile ad intenderle: pur la medaglia di P. NERVA dimostra il modo di suffragj; li si vede il ponte, si vede l’urna, si vede colui, che butta la sua pallota in essa. Forse qualcun Licinio o Cocceio Nerva fece qualche legge sopra i suffragj, come Mario e altri. La medaglia del uomo armato con un tropheo appresso in alcune mie ha queste lettere C. M. A. forse significa li trophei di C. Mario con qualche statua di esso Mario restituita da Cesare, come dice Dione, e Suetonio, e Plutarcho; e avertite a la testa della medaglia che è simile a certe altre di Cesari, dico della famiglia, come di L. Cesare, e Sex Cesare, e Q. Thermo, sotto il quale ebbe la civica Cesare. Quella de L. Censor. io interpreto di L. Censorino di famiglia Marcia; il roverso non intendo; par che sia un colosso. Quella de Q. Cassio con l’aquila e fulmine lituo e vaso dimostra fosse Flamine Diale. Si trova un’altra di C. Cassio con lituo e vaso simile con lettere Lentul. Spint. son segni di auguri e Pontefici, come l’aquila e il fulmine di Giove. La medaglia di LONGIN. è d’uno simile di questi Cassj che mette odori nell’ara. Vale 10. Apr. 1557" (Andrés 1804, Lettre V, p. 259-260).  +
Lettre du 24 avril 1557 (de Rome): "(...) e quanto alla acerbità di M. Pyrrho bisogna patire le imperfezioni delli compagni, non sono tutti galantuomini, nè in tutte le cose quelli, che son reputati tali. Il Q. Her. Etrusc. credo che dica così nel sasso forse di Spagna. Penso che mi dimenticai di dichiarar la medaglia di CN. Plancio Aed. Cur. per esser troppo chiara a chi legge l’Orazione di Cicerone pro eodem, dove si vede esser uomo novo e basso di prefectura il primo aedilicio di suo sangue. Penso che sia la testa di Diana e il rovescio della sua pharetra e arco e di un cervo o caprio, forse per le venazioni che diede nella sua Aedilità. Ieri mi vennero alle mani le più goffe medaglie che si vedano, pur trovai di buono alcuni imperatori greci mai più visti da me, un Isaacio, un Manuele, un Leone e Alessandro insieme, un Costantino, e Zoe, un Romano, un Leone da per se, un Anastasio di bronzo, un Mauricio Tiberio. Non vi posso dir altro in questa. Addio Padre. In Roma alli 24 di Aprile 1557. Tutto vostro Antonio Agostino" (Andrés 1804, Lettre VI, p. 261).  +
Lettre du 5 juin 1557 (de Rome): "Ho ricevuto la vostra di 21. del passato colle medaglie tutte nette e galante. Il Pescennio mi fu carissimo per esser tanto raro, e non ho visto, se non un altro, nel quale diceva NIGERIVS AVG. In questo mio, anzi vostro, non si vede tra il G., e l’A. alcuna lettera, benchè sono state. Se M. Hannibal n’avesse qualcuno, fatemi intendere se dice così, ovvero Niger Pius, com’io penso che debba dire. Il Valeriano giovane col nome di Licinio Salonino mi fu anche caro; le altre aveva, ma non così nette e belle. Tanto che vi ringrazio assai, ed al S. Caro del dono. Scrivendo questa mi capito l’altra vostra di 28. colle tre medaglie di piombo. Il Gordiano Africano a giudizio mio è il vecchio padre dell’altro Africano ed avo del giovinetto comune, è una rara medaglia. Io le ho tutte tre di bronzo. Il Quieto e Macriano ho cari finchè li veda antichi: riescon bene così come fate; ma penso che invecchiscono presto e si frustano facilmente. Quanto alle Dive e Divi la mia lista fatta sopra uno scartafaccio mio riesce in alcuni simile alla vostra, in alcuni è difettiva, in altri si trova qualche cosa di più. Nelle Dive Mariniana, due Faustine, e Sabina convenimo: ma io non ho Diva Julia Moesa ne Diva Matidia, la quale scrivete Mattidia neptis Trajani; ho bene Matidia Divæ Marcianæ filia, e voi fate Marciana sorella di Trajano: io credo che vi inganniate in tutte due [explique pourquoi]" ; "Di Plotina Diva non ho medaglia, nè di Poppea, nè di Domitia, nè di Julia Livia, ma credo bene aver in rovesci DIVA AVGVSTA, credo di Augusto e di Galba. Avete lasciato DIVA IVLIA Divi Titi Filia e Diva Paulina, credo sorella di Adriano. Nelli Divi convenimo in Julio, Augusto, Vespasiano, Tito, Nerva, Trajano, Adriano, Pio, Marco, L. Vero, Comodo, Valeriano, Cesare, Claudio, Costantio padre di Costantino. Per libri credo ancora di TI. Claudio, che per mangiar boleti andò in cielo, e Seneca gli fa la festa. Credesi anche dell’altro Tiberio, pur vedete voi. Di Pertinace, Severo, Caracalla, tre Gordiani, Valeriano, Aureliano, e Diocleziano, e Costantino, non so niente. Avete lasciato un figliuolo di Nerone; non so se detto Divus Domitius, so che gli fanno la festa Meser Achille, e mastro Paolo, ed il mio Divo Romolo figiuolo di Maxentio, del quale ho una medaglia rarissima di bronzo, che dice così: IMP. MAXENTIVS. DIVO. ROMULO. NV. FILIO. Ho ancora un altro incognito DIVO NIGRINIANO; cercate voi chi sia, par del tempo di Diocletiano. Ancora lasciate Divo Maximiano, credo il primo" (Andrés 1804, Lettre VIII, p. 264-268).  
Lettre du 19 juin 1557 (de Rome): p. 268-270: "Seguendo l’ordine di vostra lettera, il Pescennio mi è tanto più caro, quanto è più raro, e tanto più ve ne resto obligato. Del Niger Pius siamo d’acordo. Quanto agli figliuoli e nipoti de Valeriano, mi piace la opinion vostra, e si conferma per autori, congiungendoli tutti insieme, di modo che avremo tre Valeriani, un vecchio Augusto e Divo padre di Gallieno, un giovane Cesare, e anzi forse Augusto fratello di Gallieno, il terzo il nepote Salonino Cesare Divo. Avremo ancora due Gallieni un Augusto e un Cesare suo figliuolo. Il vecchio Valeriano e il Gallieno Augusto li ho in argento e bronzo: il Divo Cesare l’ebbi da voi in due medaglie una moderna l’altra antica. Il Valeriano fratello di Gallieno credo averlo in bronzo greco, e forse in argento latino, perchè avendo le lettere del Padre ha il volto di giovane di trenta anni e manco. Io aveva un altra medaglia di giovane con queste lettere in argento P. C. L. Valerianus N. Caes. a tergo Pietas Aug; o Augg. che non si vede bene; non so se sia il fratello, ovvero il figliuolo di Gallieno. Tutti si dicono Licinij, Salonini solamente li figliuoli di Gallieno. Ma Cornelij voi scrivete che tutti, io mi pensava che solamente i figliuoli di Cornelia Salonina. Aurelii non li trovo nominati; ma vi credo per non cercarlo. Diva Mariniana sola si vede in genitivo (Divae Marinianae) per congiunger bene (consecratio) come se li più antichi avessero errato dicendo Divus Pius e Divo Pio Consecratio. Questa credo che sia moglie di Valeriano, perchè ho una medagliazza mal tonda tutta simile a Valeriano vecchio; ho poi altre piccole d’essa, come si trovano di Gallieno grandi e picole, e di Salonina, così mi pare far questo parentado. Barbia Orbiana benchè fosse in tempo di due Augusti secondo i roversi, mi pare più antica. Diva Paulina dubito che non sia più moderna, che del tempo di Adriano. Una Iulia Paula si maritarà volentieri, par del tempo di Gordiani. Un’altra Magna Urbica e dopo Probo. Nelli divi non correte a furia; perchè nel codice di Giustiniano e di Theodosio e nelle Novelle si trovaranno molti; il Marliano fa Divo Numeriano in una inscrizione. Il figliuolo di Nerone credo cancellaremo, e lo faremo figliuolo di Domitiano detto Domitiano come il padre e figliuola di Domitia, e ho autori Svetonio e Stazio, come vederete nelle parole che vi mando, ed ho visto due medaglie, dove è un puttino sopra un tondo di stelle con certe lettere che vi mandarò" ; p. 271: "Della Diva Marciana mi piace quanto scrivete. Le liste de' divi con le lettere di medaglie forse le farò questo mese, perchè adesso è la furia delle Rote ultime" (Andrés 1804, Lettre IX, p. 268-271).  
Lettre du 10 juillet 1557 (de Rome): "Nelle divi credo aver trovato non so che di più, ma non è in ordine adesso. Mandero al S. Caro la medaglia d’argento di Nerone, ma quella di Caligula non posso. Padre Ottavio si trova inchiodato colla sua gamba; mi fa ricercar tutti gli eclissi del sole avanti il primo bello punico in autori latini e greci. Se vi sovviene d’alcuni, vi resteremo obbligati, ed importerà ancora a voi saper la causa perchè si cercano. Quella Magna Urbica dubito, che sia Magnentia perchè nelle medaglie dice MAGN. VRBICA. Oggi siamo a 10 de Luglio, è il primo giorno delle vacanze" (Andrés 1804, Lettre XI, p. 273).  +
Lettre du 17 juillet 1557 (de Rome): "Mandovi ancora la Medaglia di Nerone per il S. Caro, se non è qual merita, non resta altra migliore appresso di me. Non so come siete chiaro delle Olimpiadi, e del giorno, che si facevano; so bene, che mel domandaste una volta con grande instanzia" (Andrés 1804, Lettre XII, p. 274).  +
Lettre du 31 juillet 1557 (de Rome): "M(esser) Benedetto dice non saper altro della moglie di Nerva. Del Divo Domitiano Caesare se ricorda della medaglia, ma non delle altre lettere, ne de Diva Domitia sa cosa alcuna" (Ambr. D-501 f. 106; Carbonell i Manils 1991, pp. 172-174)  +
Lettre du 20 novembre 1557 (de Rome): sur les titulatures: "Io fatto questi giorni un poco di studio in questo, ed è bella cosa e serve per le medaglie, e si trova assai in Livio" (Andrés 1804, Lettre XXII, p. 299).  +
Lettre du 27 novembre 1557 (de Rome): "Quanto alle cose dallo Strada mi rincresce assai, che la sua stampa riesca così male, come dite, ed essendo tanta differenza, potete stampar il vostro libro senza pericolo præsertim con tante altre cose, che fanno non esser il medesimo libro, e fate prima sopra questo diligenza con quelli, che costì se ne intendono, perchè mi par cosa chiara poter voi provar non essere quel libro suo questo vostro. Quanto al patto farò io fede di quanto mi ricordo; di privilegj non potrò farla, ma sibene che vi fosse lecito stampar voi i vostri libri, ma non vender quello che vendeste a lui fra un certo tempo, mi par di tre o quattro anni; poichè ogni sabbato mi potete scrivere, ed io rispndervi, avvisatemi di quanto accade ed occorre. Andando in Verona, di grazia ricordatevi di far fornir la copia delli concilj Ephesino ed Ottavo, è condennatemi nella spesa a piacer vostro. Monsignor di Verona, è appresso sua santità, come capo di secretarj, ed è molto mio signore. Il libro delli vescovi Magontini è appresso di me. Ho avuto questi dì alcune medaglie rare, tra le altre un Pupieno d’argento con questa inscrizione: IMP. CAES. PVPIEN. MAXIMVS AVG., nel rovescio ci sono due destre che si toccano con queste lettere PATRES SENATVS. Servirà per quella baja, che fanno l’istorici sopra del cognome Maximo se fu dato a Pupieno ovvero a Balbino, item per aggiunger quel titolo a tutti due di Patres Senatus in luogo di Pater Patriae. Un’altra pur d’argento con la testa di Neron giovane e di Agrippina con queste lettere NERO. CLAVD. DIVI. F. CAESAR. Il resto non si leggeva, e dell’altro canto un carro con quattro Elefanti, e due figurine in esso sopra la testa di elefanti dice EX. S. C. e a torno AGRIPP. AVG. DIVI. CLAVD. NERONIS…. manca Mater, perchè il resto intendo, che sia Agrippina Augusta Divi Claudii (uxor) Neronis Claudii Caesaris Augusti Mater: così avete un esempio di medaglia per il Divo Claudio. Del Divo Vero ho anche un’altra d’argento. Della Diva Claudia Poppea non dubito come voi fate in una delle vostre lettere. M. Pyrrho Pittor è in grazia di Sua Santità mi disse l’altro di aversi trovato un Albino col nome di Nigerio in una medaglia grecha. M. Angelo dice che vi manderà una copia grande di errori nel libro di Cardinali, che non lo ristampate senza questo. Io lo solicitarò a scrivervi e mandarli. Non altro per questa. Son vostro. In Roma, alli 27 di Novembre 1557. Ant. A." (Andrés 1804, Lettre XXIII, p. 300-302).  
Lettre du 11 décembre 1557 (de Rome): p. 304: "La cosa di Constantino mi piacerà come scrivete. La fede del Contratto col Strada vi mandarò. Di libri che volete far e mandar a M. Achille, pensateci bene, perchè dubito, che siano pericolosi di non pigliar molti granchi, come fa quel medico di Vienna. Ricordatevi delle parole HOC. SIGNO. VICTOR. ERIS. che così sta nelle medaglie di Constantio" ; p. 305: "Delle medaglie non so quello che vorresti; se mi capitarà cosa rara, vi avvisarò, come ho fatto. Il libro delle donne ho letto, e c’è parecchie cose buone, ma non posso patir le medaglie finte e le cose false che si scrivono tanto sfacciatamente. Addio. In Roma alli XI di Decembre 1557. Vostro A. A." (Andrés 1804, Lettre XXIV, p. 302-305).  +
Lettre du 8 janvier 1558 (de Rome): p. 306: "Io vi mando il libro di vescovi Maguntini, e la fede del Contratto con Strada va indrizato all’imbasciator Cesareo, dateli la ricevuta, e le lettere, che mi vorrete scrivere" (Andrés 1804, Lettre XXV, p. 305-306).  +
Lettre du 22 janvier 1558 (de Rome): p. 309: "Ho visto i libri di Strada, la lettera mi piace assai, non l’intagli in legno, nè la correzione che mi pare malissime. Nelle armi volendo stampare, stampate in luogo di colori numeri, che corrispondono ad un Indice, dove statanno li colori per questo ordine: 1 oro; 2 argento; 3 rosso; 4 azzuro; 5 verde; 6 negro; 7 pavonazzo" (Andrés 1804, Lettre XXVI, p. 307-310).  +
Lettre du 2 mai 1558 (de Vienne): "Reverendo Padre carissimo. Se ben non vedo vostre lettere mi ricordo di voi, e vi scrivo cose di vostro appetito: […] In una medaglia d’argento dell’imperator Ferd. I: IMP. CAES. C. PESC. NIGER. IVST. AV. & dal rovescio BONAE. SPEI. che dite di questa? non mi avresti pagato qualche cosa per mancia? Avvertite pur, che non ci sono i punti, nè in questa, nè in quelle che abbiamo in Roma, ma questa chiarisce non dirsi Nigerius, nè manco Niger Pius, ma Niger Iustus Augustus. Sapiate ancora, che ho visto infinite medaglie dell’imperatore, e vedrò molte altre, ed è cosa degna di venirle a vedere. Io vi farò intender delle cose rare. Una d’argento Carausio IMP. CARAVSIVS P. F. Aug. e poi dall’altra parte FELICITA. AVG. per dir felicitas. Un'altra rara DN VETRANIO PF AVG. Victoria Augustorum. Un M. Antonio, come molte altre delle legioni LEG. XVIII. LYBICAE. Una di Augusto IMP. CAESAR. DIVI. F. COS. VI. LIBERTATIS. P. R. VINDEX. e dall’altro canto PAX., pur dubito, che sia moderna. Una di M. Antonio un poco guasta. M. ANTON. COS. III. IMP. IIII. dalla parte SCARPIMP. ANTONIVS AUG. dell’una parte è un Bacco ovvero M. Antonio cornuto, dell’altra una Vittoria. Vorrei saper se avesti visto un’altra, e che vuol dire quel SCARPVIMP. forse SCAVR. Praef. Vig. Imperatoris, ma non mi piace. Un’altra consulare, che dietro la testa dice OSCA e daltro canto DOM. COS. ITER. IMP. Ho trovato un DN. JOHANNES P. F. AVG. ed altre che vi farò intender poi. Sappiate che sua M. Cesarea voleva far stampare le mie medaglie, anzi sono in gran parte stampate malissime, e Volfango Lazio quel Medico delli libri grandi di Rep. Rom. e delle migrationi, aveva la cura, e un altro Camarier dell’Imperatore e in Francfordia mostrò la stampa a Giacomo Strada, il quale subito trovò alcuni errori, e poi io ho trovato, che c’è poco di buono, e così manderemo a monte la stampa, e faremo far un’altra, che sara forse pegiore. Se venite qua, ci sarà ancora per voi. Volfango è molto antiquario, e buona persona; e di tutto quello che si trovarà di antiquo vi darò aviso. Ma scrivete ancor voi qualche cosa di recrear la mente, e desidero veder le vostre stampe. State sano. Di Vienna a due di Maggio 1558. Tutto vostro A. A. Scrivendo questa mi son capitate due medaglie d’argento con un rovescio simile di Vitellio e di Tito. Una tripode con un pesce di sopra e di sotto un uccello. Desidero saper se apartiene a ludi saeculari, ovvero a qualche altra cosa di XV viri e perchè. A. VITELLIVS. GERM. IMP. AVG. TR. P. / XV. VIR. SACR. FAC. / IMP. TITVS. CAES. VESPASIAN. AVG. P. M. / TR. P. IX. IMP. XV. COS. VIII. P. P." (Andrés 1804, Lettre XXIX, p. 314-317).