Grand document
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A
Lettre du 20 décembre 1727 (de Vienne): "Non vi prendete fastidio di non aver concluso il contratto delle medaglie con quel Paolo Benedetti. La sola pretensione di lui per quel medaglione di Diadumeniano, me lo fa conoscere per uomo anzi pazzo, che ragionevole. Quel pezzo è per verità singolare : ma chi ha mai inteso, che il prezzo di una medaglia ascender possa a 1000. zecchini ? Un medaglione in argento di Pescennio, unico, e di testa assai più rara, che Diadumeniano, è stato pagato 40. doppie ad un Consolo Inglese dal famoso Vaillant, che lo attesta, come cosa notabile, in più di una delle sue opere. Se fosse così facile il ritrovare lo sborso, come è facile dimandare il prezzo, cotesto Signore sarebbe assai più scusevole. A proposito di Pescennio, al P. Granelli n’è stato mandato ultimamente in dono uno in argento, ultimamente trovato in Transilvania, ch’è la Dacia antica. Esso è d’indubitata antichità ; e la fabbrica di questo essendo compagna e uniforme a quella del mio, ciò me lo ha fatto finalmente conoscere per legittimo e antico. Egli è ben vero, che il mio riguardato attentamente, si conosce che sotto l’argento ha l’anima di metallo, onde esso è una di quelle medaglie, che i Francesi chiamano foderate, e per questo appunto la sua antichità è più sicura, e fuor d’ogni dubbio. Tanto ho voluto scrivervi per giustificare da quanto già tempo vi scrissi sopra di essa, il P. Cornaro, che me l’aveva venduta, e da cui io credeva di essere stato ingannato. Io debbo rendergli giustizia, e ritrattare il già detto. Fu altrui artificio o ignoranza il condannare questa medaglia : ma buon per me, che mai non ne rimasi convinto, e che mai non mi son lasciato indurre a privarmene, nemmeno per l’esibizione che da altri me ne fu fatta, dei dieci ungheri : che tanto appunto io l’aveva pagata. Tale offerta servì anzi a mettermene in diffidenza ; poichè non v’è antiquario, che esibisca dieci ungheri per una medaglia, che a lui sia manifesto esser falsa" (Zeno 1752, vol. 2, lettre n° 254, p. 502-503; Zeno 1785, vol. 4, lettre n° 732, p. 226-227).
Lettre du 24 avril 1728 (de Vienne): "Lo Sterbini mi ha inviate 13. medaglie, cioè quattro in oro, sette in argento, e due in gran bronzo. Di tutte queste ne ho scelte due in oro, e tre in argento, perchè le ho ritrovate con prezzo assai ragionevole. Per l’altre gli ho offerto il giusto loro valore, il quale non soddisfacendolo, elleno da me gli saranno puntualmente rimesse. Tutte per altro son belle, antiche, e ben conservate. Le due in oro sono di Costantino il grande, comuni per la testa, ma non così per il rovescio. Le tre in argento sono di tre tiranni, che in questo metallo mancavano nella mia serie, cioè Macriano, Quieto, e Vetranione : e quest’ultimo è un bellissimo medaglioncino. Nelle altre, di cui non mi sono convenuto, non v’è altra testa che mi manchi, se non Giulia Paula in gran bronzo con la figura della Concordia sedente, medaglia che non vale più che 12. o 14. fiorini : ed egli, che a tal prezzo l’ha venduta qui ad altri, ne vuole da me 22. Ella è per altro di tutta conservazione, e perciò gli ho esibiti 16. fiorini. Di tutto ciò non fate parola con cotesti antiquarj, anzi nè pure col nostro Cav. Lioni. Se vi riuscirà la cosa intavolata, vedrò volentieri il catalogo delle medaglie che avrete prese, massimamente delle Greche Imperiali, e delle colonie. Quelle dei Re di Siria sono in prezzo, quando sono di prima grandezza, ovvero di seconda, e massimamente quando vi è nel diritto la testa del Re, sotto cui è battuta la medaglia, e vi sia notata l’epoca, o sia l’anno del regno. Io ne ho alquante, ma quasi tutte di minima forma, e mi costan pochissimo. Ciò tutto vi serva di avviso e di regola. Lo Sterbini e ‘l Bellotto son genti di tal natura, che non vorrebbono, che altri fuor di loro s’impacciasse a comprar medaglie, a fine di tenere in certo modo in tirannica soggezione i vogliosi di simili rarità. Se piacerà a Dio, ch’io venga costì, li farò tutti tremare e sbalordire, poichè vedranno che ho più di quello, che credono. La mia persona non verrà in tal caso senza il mio Studio, o almeno porterò meco in buon numero le più scelte, e le più pregevoli" (Zeno 1752, vol. 2, lettre n° 259, p. 512-514; Zeno 1785, vol. 4, lettre n° 738, p. 241-242; Tomassoni 2021a, p. 152; Tomassoni 2022b, p. 87).
Lettre du 26 juin 1728 (de Vienne): "Non vi feci nell’altra mia intorno alla medaglia Greca, che mi avete trasmessa, e che ho ricevuta, parola alcuna, perchè prima di scriverne ho voluto attentamente per ogni parte esaminarla e studiarla. La medaglia è indubitatamente antica, e di buon maestro, e direi anche di ottima conservazione, se non fosse che nella leggenda alcuni caratteri sono stati danneggiati dal tempo, non però in guisa, che a ben fissarvi l’occhio, dall’orme che vi sono rimaste, non se ne rilevi la vera e sincera inscrizione. Appena la presi in mano, che mi avvidi esser quella la testa, non già d’Ottone, come vi si è voluto far credere, ma quella bensì di Tito, figliuolo di Vespasiano. Le lettere, che chiaramente d’intorno vi si leggono, sono AY[TOTI] TOCKAI, cioè AYTO TITOC KAI, Imperator Titus Caesar. Così appunto l’hanno anche letta il P. Granelli, il Barone Scoti, e altri, ai quali l’ho fatta vedere. Nel rovescio poi v’è scolpito un bel Pegaso alato con l’epigrafe intorno, fuori della prima lettera, che vi si deve supplire, YΠEΠHNΩN, Hypaepenorum, che sono popoli della Lidia, presso i quali essendo in venerazione con altri numi anche il culto di Apollo, lo hanno nella vostra medaglia simboleggiato sotto la figura del Pegaso, che era ad Apolline consacrato : di che ne abbiamo nelle medaglie Imperatorie altri esempj, e in particolare in quelle di Gallieno. Eccovi la vera e genuina dichiarazione della vostra medaglia, la quale, se bene non è di Ottone, ma di Tito, è però degna di stima, poichè non si trova ancora, per quanto io sappia, registrata per entro i libri numismatici, e più accreditati. Non debbo lasciar di dirvi una osservazione gramaticale sul nome dei suddetti popoli, il quale in tutte le medaglie da me vedute o lette a loro spettanti, suole scriversi costantemente YΠAIΠHNΩN, cioè col dittongo AI nella seconda sillaba ; là dove nella vostra medaglia sta scritto YΠEΠHNΩN con la semplice E, effetto forse della pronuncia e del dialetto di quel popolo della Lidia. Ma di ciò abbastanza per ora. La serberò presso di me, sino a tanto che mi venga occasione sicura per rimandarvela. I giorni passati ho fatto acquisto con molte medaglie d’argento anche di un Pescennio di buona conservazione, e questo è il terzo ch’io tengo nel mio studio, tutti e tre con rovescj differenti. Tra esse vi era anche un Caracalla col Pacator Orbis, un Balbino con Victoria Augg. un Emiliano con Diana Victrix, un Salonino con Dii Nutritores, e parecchie altre bellissime, e tutte per pochissimi fiorini. Non credo che vi sia luogo, ove capitino alla giornata in più copia simili rarità, per la vicinanza della Transilvania, e della Vallachia, che erano l’antica Dacia, della Pannonia, ora Ungheria, della Macedonia, dell’Epiro, della Tracia, e di simili paesi tanto frequentati dalle Legioni Romane. Il male si è, che molti ne portano altrove, molti le tengono seppellite, e molti le fan passare in mano di persone, che ne fan traffico anche in questa città, pochi de' quali fanno capo con me, perchè sanno che le conosco meglio di loro" (Zeno 1752, vol. 2, lettre n° 262, p. 518-520; Zeno 1785, vol. 4, lettre n° 741, p. 249-251; Tomassoni 2021a, p. 153; Tomassoni 2022b, p. 87).
Lettre du 25 juin 1729 (de Vienne): "Può essere che a voi riesca di cavarla dalle mani del Sig. Fran. Capello, adesso che è morto quel buon vecchio di suo padre. Ma che cosa si farà delle medaglie di argento, che abbiamo vedute nel suo Museo ? e che cosa dei 70. medaglioncini di argento, ch’io ne voleva comprare ? Qui non vi è più occasione, da impiegar danaro in simili antichità. Buon per me, che costì ne ho fatta una sì doviziosa raccolta. Il Baron Marcelli me ne ha mostrate alcune questa mattina passabilmente buone, delle quali voleva comperarne 5. o 6. ma non ci siamo accordati. Egli ne dimanda troppo, ed io sono avvezzo a farne acquisto di assai più belle a miglior patto. Gli ho mostrate alcune di quelle che ho qui recate, e ne ha fatte maraviglie, come di cose insolite, e lo stesso mi avvenne col P. Granelli, che n’è partito sbalordito, e pure non ne ha vedute che 30. in circa" (Zeno 1752, vol. 2, lettre n° 266, p. 526; Zeno 1785, vol. 4, lettre n° 745, p. 258-259). +
Lettre du 9 juillet 1729 (de Vienne): "Il Severo in argento con Giove nel rovescio tra due figurine, è medaglia trita e ordinaria, e io ne tengo una arcibellissima. Ho scritto pertanto al Padre, che ve la restituisca. L’altra in metallo con la testa di Calpurnia, ultima moglie di Cesare, è sicuramente un’impostura moderna. Il suo nome era Calpurnia, non Calphurnia, come sta scritto nel disegno inviatomi. Niuna testa di donna fu battuta in moneta dal Senato sotto i tre primi Imperatori. Sotto Caligola si cominciò a vedere la testa di Agrippina sua madre. La testa di Calpurnia fu prodotta già 160. e più anni da Enea Vico insieme con altre teste di Augusto, per le quali ne fu deriso dagli antiquarj, che l’han riconosciute per imposture. Fidatevi di me, più che d’altri, che vi scrivo il vero senz’alcuna passione, o interesse. Circa le medaglie degli uomini illustri, intenderete dal fratello il mio bisogno per quelle che mi mancano, le quali sono vent'una. Del Lioni non vi fidate, come io non me ne fido. Salutate l’Abate Bellotti, e ditegli che delle cose prese da lui sempre più mi chiamo contento. Raccomandategli per me qualche bella medaglia di oro, e ditegli, che se può avere in gran metallo una Marciana, una Plautilla, una Giulia Aquilia, e un'Annia Faustina, le prenderò volentieri. Starò attendendo da voi quello, che vi scriverà la vostra Dama di Mantova. Se il Benedetti ha vendute al Ficoroni tutte le sue medaglie per 150. zecchini, ha fatta una solenne pazzia. Ma vedrete che se ne sarà riservate delle migliori, e in buon numero. Io non compro qui cosa alcuna. L’unica medaglia, che ho acquistata, è quella di Niceforo Foca in oro, la cui testa mancava alla mia serie, e tra quelle del secol basso è rarissima" (Zeno 1752, vol. 2, lettre n° 267, p. 527-528; Zeno 1785, vol. 4, lettre n° 746, p. 260-261; Tomassoni 2021a, p. 96, 155; Tomassoni 2022b, p. 57, 88). +
Lettre du 11 novembre 1730 (de Padoue): "Nel principio di questo mio soggiorno ho avuto la buona sorte di far l’acquisto di due medaglie d’oro, ch’io ancor non aveva, cioè di un Domiziano l’una, col tipo della Speranza applicata a lui come a Principe della gioventù, e l’altra di un Michele Comneno, che ha accresciuta di una nuova testa la mia serie in oro nel basso Imperio, onde mi è stata carissima. In esse non ho speso più che 15. lire oltre al valore dell’oro : e questo me le rende ancora più care. Ne ho acquistata alcun’altra in argento, ma fuori d’una di Marcantonio assai rara per l’epigrafe del rovescio, non v’è in esse cosa di rimarco" (Zeno 1752, vol. 2, lettre n° 277, p. 541; Zeno 1785, vol. 4, lettre n° 758, p. 284-285; Tomassoni 2021a, p. 156; Tomassoni 2022b, p. 89). +
Lettre du 30 mars 1726 (de Vienne): "Mi figuro poi, ch’ella in coteste parti trovandosi, non lascerà di stare in ricerca, e di fare acquisto di medaglie antiche, le quali presentemente fanno anche la mia estrema passione, avendone già una raccolta di più di 5000. fra le quali ne conto le Greche oltre a 600. e non poche di battute in Colonie Romane. Se a lei ne avanzasse alcuna per averla duplicata, la prego di ricordarsi di me, che potrò concambiargliela o con altra mia duplicata, o con libro di suo piacere. Di quelle di Cefalonia, che sono assai rare, sarei bramoso di averne alcuna. In Mitilene una ne fu battuta con la testa di Nausicaa figliuolo di Alcinoo, il disegno della quale ci diè lo Sponio (Spon) ne’ suoi viaggi, e ne fa menzione anche l’Arduino fra quelle di Mitilene. La zecca di Corinto continuò a batter monete fino ai tempi di Caracalla, e alcune di queste sono rarissime, massimamente quelle di Cesare, di M. Antonio, di Livia, di Agrippa, di Cajo, e Lucio Cesari, dei due Drusi Cesari, di Germanico, delle due Agrippine, di Ottavia moglie di Nerone, e di Sabina di Adriano : ma quando queste e altre, sì di Corinto, che di Corfù, sono di prima grandezza, sono di un’estrema rarità" (Zeno 1752, vol. 2, lettre n° 213, p. 420-421; Zeno 1785, vol. 4, lettre n° 680, p. 102-103; Tomassoni 2021a, p. 45, 57; Tomassoni 2022b, p. 30-31, 36). +
Lettre du 19 mars 1733 (de Venise): “[...] Per non finir così presto di ragionare con V.S. Illma, mi permetta ch’io le notifichi diversi acquisti di medaglie considerabili che ho fatti qui ultimamente. Le taccio una latina in mezzano bronzo con la testa di Balbino e la Liberalità : che sola mi mi mancava nella serie di tal grandezza, trattone quella di Pescennio, che non si trova latina, ma bensì greca : comeché io ne abbia una bellissima e indubitata nella prima grandezza con la Vittoria nel rovescio, battuta in Germanicia Caesarea di Siria, dove egli vestì la porpora, e fe imperatore acclamarsi. Non le tacerò tuttavolta un Annio Vero di quasi seconda forma, con la testa di Faustina sua madre dall’altra parte ; né un Domizio Domiziano mezzano col solito rovescio di Genio Populi Romani, di cui pure ne tengo altra Greca battuta in Egitto con l’anno secondo" ; "In argento poi ho accresciuta la mia raccolta dei Re dell’Asia con cinque bellissimi medaglioni, l’uno di Nicomede Re di Bitinia, l’altro di Tolommeo V. Re di Egitto, e tre altri di tre Re della Siria, cioè di Demetrio II. di Antioco V. e di Antioco VII” (Pesaro, BibOliFO, Ms. 344, vol. I, cc. 5r-v; Tomassoni 2021a, p. 165; Tomassoni 2022b, p. 94). +
Lettre du 6 février 1733 M. V. (1734) (de Venise): “Se nel resto dell’anno presente non mi avvenisse di accrescere il mio Museo numismatico con nuovi acquisti, quello che ho fatto i giorni passati, mi è sufficiente : poichè ho avuto il buon incontro di comperare a onestissimo prezzo 21. medaglie d’oro bellissime, e la maggior parte di un’estrema rarità, e in particolare Druso il vecchio con gli scudi de Germanis ; due di L. Vero, l’una con la Vittoria Partica, e l’altra con Armenia piangente ; due di Commodo ; tre di Pertinace, cioè Opi divinae, Aequitas, e Laetitia Temporum ; una di Didio Giuliano col Rector Orbis ; una di Severo e di Giulia sua moglie, Capita Jugata, con la Vittoria Partica Massima ; una di Caracalla con le suddette due teste di Severo e Giulia ; e per fine una di Giulia di Severo con Mater Deum. Ma io le taceva il meglio, cioè un’altra di Caracalla, che ha nel rovescio la testa di Geta Cesare suo fratello, non riferita dal Vaillant, se non in argento. Conto oggidì nella mia serie più di 380. medaglie, al qual numero pochi sono i privati che abbiano sormontato : ma se mi riesce di fare un altro colpo, può essere che presto presto ascenda anche alle 400. Nel cominciamento dell'anno ho anche avuta la buona sorte di far l'acquisto di più di 200. medaglie quasi tutte Greche, o di Colonie, fra le quali ve ne ha di bellissime e di rarissime, e inedite : nè le voglio tacere due di Diadumeniano di prima grandezza, l'una Greca battuta in Tripoli con la sua epoca, e l'altra Latina battuta nella Colonia di Berito, oggi Baruti in Soria : la quale è pregevolissima, stante che il Vaillant asserisce, che medaglie di Colonia di prima grandezza in Diadumeniano non ne aveva ancor osservate (Vaillant 1695b, p. 69, ndr): e l'una e l'altra sono di una maravigliosa bellezza e conservazione” (Zeno 1752, vol. 3, lettre n° 25, p. 36-37; Zeno 1785, vol. 4, lettre n° 821, p. 415-416; Tomassoni 2021a, p. 169; Tomassoni 2022b, p. 96). +
Lettre du 28 avril 1736 (de Venise): "Egli è sì gran tempo, che non mi capitano medaglie antiche, che quasi mi sono dimentico di questo studio. Da che si è perduta la Morea, donde ne capitavano spesso e bellissime e singolari, se n’è perduta la sorgente. Si è cominciata la stampa di quelle del Museo Tiepolo, che può veramente dirsi un tesoro. Le ha raccolte vivendo il fu Senatore Gio: Domenico Tiepolo, e le ha ereditate il Sig. Cav. e Procc. Tiepolo, che ne fa stampare a proprie spese il Catalogo. Lo ha assistito un buon vecchio nella descrizione, per nome Piero Fondi. Il libro si stampa nel Seminario di Padova assai nobilmente" (Zeno 1752, vol. 3, lettre n° 60, p. 99; Zeno 1785, vol. 5, lettre n° 926, p. 211; Tomassoni 2021a, p. 61; Tomassoni 2022b, p.38). +
Lettre du 20 octobre 1736 (de Ravenne): "Il dopo pranzo sono andato a visitare senz’altro compagno il Museo Gervasoni. L’ho osservato tutto, e con attenzione. I libri Numismatici sono di ottima stampa e conservazione. La serie Imperiale in argento, se non ha molte cose rare, ha però medaglie assai belle, e tutte sicure. Il Pescennio è bellissimo, e di fede indubitata. Il Sig. Ab. Arrigoni ha sollecitato il padrone per averlo con qualche altra medaglia, ma questi sta risoluto in non volerlo separare dal Museo, ed io l’ho consigliato a così fare : gli ha per altro vendute per pochissimo quelle altre medaglie Greche a voi similmente note, per le quali io sarei stato, e molto volentieri, più liberal compratore. Qui in Ravenna mi è riuscito di fare acquisto delle medaglie raccolte dal fu P. Ab. Canneti, e già esistenti appresso questi PP. di Classe. Ve ne ha alquante di bellissime, ma molte e ben molte falsificate col bulino, e di false assolutamente. Io sperava di averle a miglior mercato, ma mi è convenuto strignere i denti, e spendere oltre la mia credenza, non avendo voluto lasciarmele fuggir di mano. Tutte sono di bronzo di varia grandezza. Le migliori sono una Plotina col solito rovescio, un Pertinace con OPI DIVINAE, una Plautilla Greca battuta in Corfù con tre figure di prima grandezza, i due Gordiani Africani, uno de’ quali ricerca un attento esame, un M. Aurelio col VIRTVS AVG. e Iui nel rovescio sul ponte con sei soldati di seguito di bellezza incomparabile, un Tito col congiario simile a quello del Museo Gervasoni, e qualche altra di minor rarità. Quanto all’altra raccolta, di cui costì vi feci motto, penso di non applicarci, essendovi pochissime cose che manchino al mio Studio, e fra esse niuna testa di considerazione. Se potrò avere a parte quelle di argento, le prenderò per darvele, conforme mi ordinaste : ma anche questo Signore vorrebbe far esito di tutte a un tratto" (Zeno 1752, vol. 3, lettre n° 71, p. 112-113; Zeno 1785, lettre n° 944, p. 238-240; Ravara Montebelli 2011, p. 331, note 15; Gariboldi 2017; Tomassoni 2021a, p. 178-180; Tomassoni 2022b, p. 100-101).
Lettre du 7 novembre 1736 (de Venise): "Riceverete con questa mia uno scatolino con entro 30. madagliette Imperiali d’argento, dalle quali potrete sciegliere quelle che mancheranno alla vostra serie ; ed oltre alle suddette piacciavi di gradire un bel Diadumeniano pure in argento, ed un Giulio Cesare con P. Sepullio Macro, le quali due ultime non dispregevoli medaglie penso che nel vostro Museo faranno una buona comparsa. Gradite il poco da chi tanto vi debbe" ; dans la bibliothèque des PP. di Classe, p. 242: "Dietro la suddetta raccolta v’ha una lunga lettera di esso Albizzi al Conte Francesco Mezzabarba Birago, celebre antiquario, nella quale spiega molte rarissime medaglie, dandone anche il disegno. Siegue la risposta del Mezzabarba, ma brieve ed asciutta, in data di Milano 16. Aprile 1696" (Zeno 1752, vol. 3, lettre n° 72, p. 114-116; Zeno 1785, vol. 5, lettre n° 945, p. 241-242; Tomassoni 2021a, p. 180; Tomassoni 2022b, p. 101). +
Lettre du 8 décembre 1736 (de Venise): "Vengo al vostro quesito dell’Heros, Divus, & Deus. Il primo non è mai stato dato nelle medaglie ad alcuno de’ Cesari, nè ad altri della famiglia Imperiale, ma solo a persone private, che per motivo della lor eccellenza, o per l’altrui adulazione han conseguito dopo morte l’onor dell’apoteosi. Così Antinoo nelle medaglie dell’Asia, dove era nato, per gratificare Adriano vien chiamato HPΩΣ ; Nausicaa e Giulia Procia nelle medaglie de’ popoli di Mitilene hanno il titolo di H'ραίδα" ; p. 252: "Ad imitazione de’ popoli di Tarracona Gallieno fe’ battere una medaglia di oro ad Augusto rapportata dal P. Banduri, ed è la seguente : GALLIENVS AVG. Testa dell’Imp. Gallieno. Nel rovescio v’è la testa d’Augusto con l’epigrafe DEO AVGVSTO. Nelle medaglie Imperiali non si trova che alcun Cesare si arrogasse vivendo il nome di DEVS. Aureliano fu il primo nelle cui medaglie si legge DEO ET DOMINO NATO AVRELIANO AVG. e nella mia serie d’oro una ne tengo dell’Imp. M. Aurelio Caro, nella quale sta DEO ET DOMINO CARO" ; p. 253: "Vi ringrazio per la diligenza usata intorno alle medaglie, che io supponeva essere appresso l’erede di Mons. Fontanini. Se la cosa si riduce a monete, poco me ne curo" (Zeno 1752, vol. 3, lettre n° 75, p. 121-123; Zeno 1785, vol. 5, lettre n° 949, p. 251-253; Tomassoni 2021a, p. 69; Tomassoni 2022b, p. 42). +
Lettre du 11 janvier 1736 M. V. (1737) (de Venise): “Se avete con tanta bontà e gentilezza gradite le medaglie di bronzo che vi ho trasmesso, e insieme le quattro altre d’argento, che a riguardo della testa io sapeva mancare alla vostra serie ; quale difficoltà avete per non ricevere anche le 29. altresì d’argento, che io tenea duplicate?” (Zeno 1752, vol. 3, lettre n° 83, p. 132; Zeno 1785, vol. 5, lettre n° 961, p. 270-271; Tomassoni 2021a, p. 180; Tomassoni 2022b, p. 101). +
Lettre du 25 janvier 1736 M. V. (1737) (de Venise): “Senz’altro riguardo attenderò dunque con la venuta del Patron Nicoli le 211. medaglie Consolari d’argento, che per lui avete risoluto di mandarmi. Farò la scelta di quelle che mancar possono alla mia serie, e cambierò con l’ajuto di esse, quelle che avrò men ben conservate” (Zeno 1752, vol. 3, lettre n° 85, p. 136; Zeno 1785, vol. 5, lettre n° 963, p. 276; Tomassoni 2021a, p. 181; Tomassoni 2022b, p. 101). +
Lettre du 9 février 1736 M. V. (1737) (de Venise): “I giorni passati mi è avvenuto di accrescere la mia serie di medaglie di bronzo nella 2° e 3° grandezza. Ne ho comprate cento per l’appunto quasi tutte greche di città, o imperatorie, fuori di alcune poche battute in qualche colonia con epigrafe latina. Ciò che mi rende caro un sì bell’acquisto, si è, che la maggior parte entra nella raccolta che prima era mancante” (Pesaro, BibOliFO, Ms. 344, vol. I, c. 103v; Tomassoni 2021a, p. 180; Tomassoni 2022b, p. 101). +
Lettre du 18 mai 1737 (de Venise): “Quanto a' pesi antichi, de' quali mi fate richiesta, vi assicuro che ne tengo pochissimi, e fra questi niuno di duplicato : che ben ne sareste il padrone. Il Sig. Ab. Arrigoni ne possiede veramente un gran numero, e s'egli verrà a trovarmi, il che non ha mai fatto in tutto il tempo della mia malattia, gli esporrò il vostro desiderio : ma temo che sarà senza frutto, poichè egli di sì fatte monete non tanto considera il figurato, quanto anche, anzi principalmente, il peso, sulla cui varietà, benchè rispettivamente di ugual valore, egli pretende di fare particolari osservazioni : e ciò non senza ragione, mentre in diversi tempi si è andato diminuendo e alterando il peso della libbra antica, e così a proporzione quello de' trienti, de' quadranti, e delle altre sue parti : siccome facilmente avverrà anche a voi di osservare nel riscontro di quelle molte che avete, alle quali mi è assai caro d'intendere che siate in procinto di dare un notabile accrescimento" ; "I giorni passati mi è avvenuto di arricchire il mio Studio di due belle e rare medaglie di mezzana grandezza. L’una non riportata dal Vaillant, nè da altri, è un Pupieno col titolo di MAXIMUS, e con la CONCORDIA AVGG. sedente nella stessa forma per l’appunto, con cui ella si osserva in altra mezzana di Balbino. L’altra è un Emiliano co’ Voti decennali in una corona di alloro giusta il consueto. Sono egualmente di ottima conservazione, e ‘l prezzo n’è stato assai discreto” (Zeno 1752, vol. 3, lettre n° 90, p. 145-146; Zeno 1785, vol. 5, lettre n° 968, p. 287-288; Tomassoni 2021a, p. 181; Tomassoni 2022b, p. 101). +
Lettre du 19 septembre 1737 (de Venise): Apostolo Zeno comunica di possedere un interessante sesterzio di Caracalla: "La medaglia in argento che avete acquistata della famiglia Durmia col trionfo d’Augusto è di rarità così singolare, che io non l’ho mai veduta, e non ne tengo alcuna traccia. Stà bensì nella mia serie in gran bronzo quella di Caracalla col titolo di Antonino Magno, e col rogo nel rovescio, bellissima e conservatissima, ma che mi è costata 10 scudi” (BibOliFO, Ms. 344, vol. I, c. 146r e v; Tomassoni 2021a, p. 181; Tomassoni 2022b, p. 101-102). +
Lettre du 25 avril 1739 (de Venise): "La medaglia Sannitica da me acquistata è di purissimo argento, di eccellente fabbrica, e di perfetta conservazione, talchè in essa nulla rimane a desiderare. Da una parte v’è una testa virile galeata con l’ali, come in quelle di Roma, dietro di essa vi è una corona di alloro, e la nota X. del danaro. Al di sotto vi si legge Mutil con le lettere scolpitevi dalla destra sinistra, come nelle vostre. La figura d’esse lettere è la stessissima, se non che la I vi è cosi impressa (simile ad L rovesciata). Il rovescio poi rappresenta due figure a cavallo in atto di congedarsi l’una dall’altra, l’una alla destra, l’altra alla sinistra col cavallo rivolte, ma che nell’andarsene si riguardano vicendevolmente. Hanno celata in capo, e asta trasversa nella sinistra, reggendo con l’altra la briglia. Sta a ciascuna al di sopra una stella, come si suol fare ai Dioscuri. Nel basso si legge L. PAAPI con le figure e la disposizione delle lettere somigliantissime affatto alle osservate e prodotte da voi. Se avete vaghezza di averla sotto l’occhio, comandate, e sarete servito" (Zeno 1752, vol. 3, lettre n° 134, p. 209-210; Zeno 1785, vol. 5, lettre n° 1033, p. 410; Tomassoni 2021a, p. 183; Tomassoni 2022b, p. 102-103). +
Lettre du 12 mars 1740 (de Venise): "Chi mai v'ha detto o scritto, che sia morto l’Abate Arrigoni ? Egli è pieno di vita, e sta bene benissimo, e continua ad accrescere di rare medaglie il suo sterminato Museo" [Zeno 1752, vol. 3, lettre n° 167, p. 260; Zeno 1785, vol. 6, lettre n° 1086, p. 36; Ravara Montebelli 2011, p. 332, note 17 (in Ravara Montebelli vol. 5, instead of vol. 6, of Zeno 1785 is indicated by mistake)]. +