Grand document
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A
Lettre du 23 décembre 1724 (de Vienne): “Le lettere di quella statua antica ritrovata su l’alpi di Coreglio, se sono tutte iniziali, faran rompere il capo ai curiosi d’indovinarle. Il P. Harduino ha una particolar virtù, per non dire arditezza, di trarne in simili incontri il significato a suo gusto. I suoi libri intorno alle medaglie Greche e Latine ne sono pieni" (Zeno 1752, vol. 2, lettre n° 177, p. 355-356; Zeno 1785, vol. 4, lettre n° 641, p. 13; Tomassoni 2021a, p. 57; Tomassoni 2022b, p. 36). +
Lettre du 14 avril 1725 (de Vienne): "L’Albrizzi in uno de' suoi più recenti foglietti, intitolati da lui Atti eruditi, Parte antiquaria, ha impresse due dissertazioni dell’Abate Bellotti sopra due medaglie antiche, le quali egli dice essere di Ottavia Minore, sorella di Augusto, e moglie di Marcantonio. La prima di queste ha da una parte la testa velata di una donna con la leggenda L. FVRIO LABEONE IIVIR : dall’altra poi la facciata di un tempio di sei colonne, sopra le quali nella cornice si legge OCTAVIAE, e all’intorno L. ARRIO PEREGRINO IIVIR, e di sotto COR, cioè CORynthi, dove la medaglia fu battuta sotto il Duumvirato di L. Furio Labeone, e di L. Arrio Peregrino. Ora s’egli è vero, che nel rovescio di essa si legga OCTAVIAE, egli è anche vero, che la testa velata si è quella di Ottavia sorella di Augusto, e che il tempio scolpito si è quello, che alla medesima innalzarono i Corintj, rammemorato da Pausania : onde la medesima viene ad essere singolare, ed accresce la serie delle medaglie in bronzo di una testa di donna, che prima non era stata veduta. Ma il fatto sta che il nome di Ottavia si legga veramente nel luogo contrassegnato, e non vi sia stato recentemente e con arte dal bulino di qualche falsario scolpito : di che ho ragione di dubitare. Se avesse mai modo di vederla, o di farla osservare al Sig. Patarol, avrei caro di esserne assicurato : ma bisogna in quella parte attentamente esaminarla. Non ho sospetto sulla legittimità della medaglia : ma cade solo il mio dubbio su quella del nome di Ottavia ; e ciò che me la fa cader nella mente si è, che nel mio picciolo studio di bronzo ne tengo una di terza grandezza, battuta altresì in Corinto, nel cui diritto v’ha la testa di una femmina velata, simigliantissima in tutto a quella dell’Abate Bellotti, con la leggenda, L. ARRIO PER, cioè PERegrino, e nel rovescio v’ha similmente la facciata d’un tempio Esastilo, ma con una figurina nel mezzo, e la leggenda all’intorno, L. FVRIO LABE (?), e di sotto COR. Voi vedete che sinora non v’è altra differenza dalla mia all’altra medaglia, se non che nella mia il nome di L. Arrio Peregrino sta espresso alla parte della testa, e quello di L. Furio Labeone a quella del tempio, là dove in quella di cotesto Signore (l'abate Bellotti, ndr) sta vice versa. Nella mia inoltre non è specificato il loro Duumvirato, e di più v’è la figurina nel mezzo delle 6. colonne, che sarà forse anche nell'altra, ma non vi si sarà fatta riflessione per la sua minutezza. Ma nella mia non si legge sicuramente nel luogo accennato il nome di Ottavia, che mi si suppone che si legga nell’altra. Vi si scorgono bene alcune vestigie di lettere, dalle quali non solo non posso raccogliere che vi sia espresso il nome di Ottavia, ma più tosto tutt’altro, e par che dica GEN. P. ... cioè GENIO Populi Romani. Oltre a ciò debbo dirvi, che tengo un’altra medaglia in bronzo della stessa grandezza, che l’altra, battuta pure in Corinto sotto i suddetti Duumviri, con la testa radiata di Augusto dall’una parte, e con L. ARRIO PEREGRINO ; e con la facciata del tempio Esastilo dall’altra, e sua figurina nel mezzo, e con L. FVRIO LABEONE IIVIR COR. Nella cornice sopra le Colonne v’ha similmente segni di lettere, ma par che dicano Divo Ivlio, le quali non si possono discernere. Il Vaillant nel I. Vol. delle Colonie Romane Latine a c. 32. ne riporta una poco differente dalla mia, variando solamente il sito del nome de’ Duumviri, come sopra avvertii nell’altra, e non accennando la piccola immagine che v’ha nel mezzo, nè indicando, che sopra le colonne del tempio vi sia scolpita altra leggenda. Eccovi le ragioni del mio dubitare sulla sincerità del nome d’Ottavia espresso nella medaglia del sig. Abate Bellotti, e i motivi del desiderio che ho, che in questa parte ella sia bene esaminata da voi, e dal Sig. Patarol. Questa dissertazione peraltro (cioè quella espressa dal Bellotti sulla moneta in oggetto, ndr) è sì piena di sciocchezze, per non dir di peggio, che mi fa compassione. A torto vi si censura un passo di Dione, non ben letto, e non ben inteso ; si vuol far credere battuta la medesima in tempo d’Augusto, quando ella fu veramente battuta dopo la morte di lui in tempo di Tiberio, e finalmente intorno ad Ottavia si dicono molte cose non vere : il che tutto posso dimostrare ad evidenza, e però, occorrendo, indurmi a stendere un’altra Dissertazione sopra essa medaglia, e l’altra mia ; ma solo vi applicherò, quando voi me lo consigliate, e quando abbia sicuro riscontro, che il nome di Ottavia non sia opera di recente artefice, anzichè dell’antico scultore. A questo foglio stimo bene di non aggiugnere altro particolare, acciocchè possiate comunicarlo al mio amatissimo Sig. Compare Patarol, che caramente saluto ed abbraccio" (Foy-Vaillant 1688; Zeno 1752, vol. 2, lettre n° 184, p. 366-368; Zeno 1785, vol. 4, lettre n° 649, p. 28-32; Tomassoni 2021a, p. 93-94; Tomassoni 2022b, p. 55-56).
Lettre du 19 mai 1725 (de Vienne): “Io sono dell’opinione del Sig. Patarol intorno a quella medaglia di Ottavia esistente presso l’Abate Bellotti. Ne intenderò volentieri il vostro parere, poichè l’avrete veduta. La medaglia può esser vera, fuorchè nella leggenda del nome Octavia. Il sapere che il bulino sta così bene in mano di esso Sig. Abate, me la rende ancora più sospetta. Io mi guarderei bene da fare verun contratto di medaglie da chi sa tanto l’arte di alterarle, e falsificarle. Riverite il Sig. Patarolo a mio nome” (Zeno 1752, vol. 2, lettre n° 186, p. 372; Zeno 1785, vol. 4, lettre n° 652, p. 38-39; Tomassoni 2021a, p. 95; Tomassoni 2022b, p. 56). +
Lettre du 4 août 1725 (de Vienne): “Al P. Cornaro potrete dire, che non ho presa alcuna delle medaglie inviatemi, perchè quelle che servir potevano al mio bisogno, io già le teneva, e dell’altre non era a mio gusto l’acquisto, poco curandomi di medaglioni. A voi dirò poi confidentemente, che di nove medaglie di bronzo, io tenute ne avrei due, cioè l’Adriano Egizio, e ‘l Caligola con le sorelle: le altre sette erano tutte false: il che non volli a lui scrivere, per non entrare in contrasti. Il buon Padre ha o poca intelligenza, o molta malizia: ed io son persuaso anzi del primo, che del secondo. A medaglie che vengano da Venezia, o da Roma, bisogna aprire molto bene gli occhi, essendovi troppi falsarj, e troppi impostori: ed io ho preso questa massima, e la sieguo come indubitata, che una medaglia tenuta solo per sospetta, benchè possa esser buona, sia ributtata come falsa. Così rimango libero dal dubbio egualmente, che dal litigio. Le medaglie sincere sono per tali riconosciute da tutti, o sia che le ripigli per mano, o sia che ad altri le mostri, mi danno sempre piacere” (Zeno 1752, vol. 2, lettre n° 190, p. 378; Zeno 1785, vol. 4, lettre n° 656, p. 46-47; Tomassoni 2021a, p. 77-78; Tomassoni 2022b, p. 47). +
Lettre du 2 février 1726 (de Vienne): "Lunedì mattina è stata risoluta e cominciata la risoluzione di visitare e inventariare il Museo Cesareo per comandamento dell’Augusto Padrone. Il Presidente della commissione si è S. E. il Sig. Conte di Cobenzel, Cameriere Maggiore. Un pubblico Segretario registra le Medaglie, che gli si hanno ordinatamente dettando, con la specificazione della testa e del rovescio, e con la distinzione delle legittime dalle false, o sospette. Quegli che formano il restante del corpo di essa commissione, sono il Prete Gio. Battista Panagia, il Cavaliere Garelli, il Baron Albret, il Tesoriere Ubens, ed io. Si è dato cominciamento dalle medaglie d’oro, e si va a casa di S. E. ogni mattina dei giorni di lavoro. In questa settimana se ne sono registrate 561. per l’appunto ; e non siamo per anche alla metà di quelle, che compongono la serie in oro. Tra esse ve ne sono di rarissime, e anche di singolari: nè vi potere figurare ch’esser possa altrimenti, trattandosi di un Museo Imperiale, alla cui raccolta si cominciò a dar mano dall’Augustissima Casa fino dal tempo di Federigo III. Imperadore, continuando in ciò ad imitarne il nobile genio altri sì Cesari, che Arciduchi in Ispruch, in Fiandra, ed altrove. Mi si dice, che il numero delle medaglie ascenderà a 50. e 60. mila ; laonde vi sarà molto a fare, e per più anni, avanti di terminarne il registro, finito il quale la M. S. dichiarerà quello che avrà in animo di scegliere per suo Antiquario. Io fui l’altr’jeri a render grazie di tanto onore e favore alla M. S. la quale non per questo intende di scaricarmi del peso del teatro : onde mi si accresce la fatica, donde ne sperava il sollievo. Giovami tuttavia per quest’anno fare un ultimo sforzo a fine di meritarmi la grazia, assicurandovi per altro che l’incomodo e la fatica mi è risarcita di molto dal piacere che provo in avendo sotto l’occhio un tanto tesoro, e giovandomi ciò molto ad avanzar nella pratica di uno studio, a cui per altro conosco di aver troppo tardi applicato, non perchè non ne avessi il genio, ma perchè mi mancava il modo di farlo. Voi mi farete piacere in comunicando questa notizia agli amici, e in particolare al Sig. Patarol, e agli altri dilettanti, come pure al fratello. Ciò che in tal fatto mi è stato di consolazione e di onore, si è, che gli altri per esservi ammessi, han posta, per dir così, sossopra tutta la Corte, e impiegati i più forti e autorevoli mezzi : là dove io fui solo a supplicarne il Padrone, tanto per me, quanto per il Panagia, al quale senza passione dee darsi la preminenza sovra ciascuno di noi nella conoscenza delle buone medaglie dalle false, e nella intelligenza dei simboli e figurati. Quanto a me, giudico che in ciò egli abbia pochi pari in oggi, comechè altri esser vi possa che nella erudizione lo superi, non che il pareggi. Ma di ciò per ora abbastanza" sur le cabinet impérial de Vienne (Zeno 1752, vol. 2, lettre n° 207, p. 407-409; Zeno 1785, vol. 4, lettre n° 674, p. 86-88; Tomassoni 2021a, p. 41-42; Tomassoni 2022b, p. 29).
Lettre du 9 février 1726 (de Vienne): "Al P. Baldini scriverò quanto prima per le medaglie d’oro notate nel suo catalogo. In altro tempo ne avrei presa gran parte, trovandole marcate a prezzo discreto : ma al presente mi trovo scarso : pure non lascerò scapparmi di mano la congiuntura a riguardo di alcune teste, delle quali è mancante la mia serie in oro. Per non lasciarvi così asciutta questa mia, unisco ad essa il catalogo di alcune medaglie in bronzo, tutte bellissime, d’uomini illustri, da me ultimamente acquistate per 20. fiorini. Ve n’ha tra esse da cinque, o sei, ch’io prima aveva o in piombo, o sconservate : ma qualunque siensi, le conservo per voi, e ve le spedirò con prima congiuntura" (Zeno 1752, vol. 2, lettre n° 208, p. 412-413; Zeno 1785, vol. 4, lettre n° 675, p. 92-93). +
Lettre du 27 avril 1726 (de Vienne): "Non ostante che jeri sia partito con la Padronanza il Sig. Conte di Cobenzel, Camerier Maggiore, e Presidente alla Commissione del Museo Cesareo, non si lascierà non pertanto di continuare nella revisione e nel registro di esso Museo : anzi si avrà campo d’impiegarvi ogni mattina qualche ora di più, mentre bene spesso ere obbligata sua Ecc. dalla sua carica a rimettere ad altro mattino il lavoro. E giacchè siamo su questo proposito, e voi mostrate piacere di udirne di quando in quando qualche nuova scoperta, eccovene una degna della vostra attenzione. Sono parecchi anni che in Francia si sono trovate due medaglie di argento col nome di Pacatiano Imperadore, di cui presso gli autori antichi non si trova fatta menzione. In una, che è del Museo Regio, leggesi … FVL MAR PACATIANVS P F AVG, cioè … FULvius MARius o MARinus PACATIANVS Pius Felix AVGustus : e nel rovescio ha una figura di donna stolata sedente dalla sinistra alla destra, con patera nella destra, e un doppio cornucopia nella sinistra, con l’epigrafe CONCORDIA MILITVM. L’altra, che è nel gabinetto del P. Chamillard, celebre Gesuita in Parigi, ha intorno la testa radiata (il che pure è nell’altra suddetta) di Pacaziano la seguente leggenda : IMP T IVL MAR PACATIANVS P F AVG, cioè IMPerator Titus IVLius MARius, o MARinus PACATIANVS Pius Felix AVGustus : e nel rovescio sta una figura di donna stolata in piedi, verso la parte destra, alzando con la destra un picciol ramo, forse di olivo, e nella sinistra tenente un’asta transversa, col moto PAX AETERNA. In queste due medaglie trovate in Francia, forse non ben conservate, e però non ben lette, voi vedete diversamente riportato il prenome e ’l nome gentilizio di Pacaziano, mentre una lo dice Fulvio, e l’altra T. Giulio : ma in quella che già pochi giorni ho avuta per mano, esistente nel Museo Cesareo, similmente di argento, di tutta conservazione, e alquanto più grandicella delle ordinarie, leggesi chiaramente così : IMP T I CL MAR PACATIANVS AVG, cioè Imperator Titus Julius Claudius Marius o Marinus Pacatianus Augustus. L’effigie di questo Imperadore, o piuttosto Tiranno, che mostra d’essere di 30. in 40. anni, ha il diadema radiato, ed è somigliantissima a quella che si vede nell’intaglio dell’altre due : ma il rovescio della Cesarea n’è tutto diverso, mentre raffigura una donna stolata, dalla sinistra alla destra sedente, che tiene nella man diritta un timone rivolto all’ingiù, e nella sinistra un cornucopia, con la ruota sotto la sua seggia : simboli tutti alla Fortuna corrispondenti, come anche significa la sua leggenda, che è : FORTUNA REDVX. Ora a quale di queste tre medaglie si dovrà dar fede intorno il nome gentilizio di Pacaziano ? Sarà egli Fulvio, Giulio, o Claudio ? Per me la darò più ferma a quello che veggo, che a quello che da altri ne viene scritto. Mi vien detto che qui nello studio del Sig. Conte Carlo di Lamberg siavi una medaglia in argento di Pacaziano, e proccurerò di vederla per vie più assicurarmi : anzi l’Antiquario di questo Cavaliere mi ha promesso di oggi portarmela a casa : e ciò succedendo, ve ne scriverò a piè di questa. In qual tempo fiorisse questo Pacaziano, non si può stabilire di fermo. La fabbrica della medaglia lo fa credere vivente fra i tempi dei due Filippi e di Trajan Decio. Nelle inscrizioni del Grutero della ultima ristampa…" (commentaires sur des inscriptions) (Zeno 1752, vol. 2, lettre n° 215, p. 423-425; Zeno 1785, vol. 4, lettre n° 682, p. 106-108; Tomassoni 2021a, p. 43; Tomassoni 2022b, p. 29-30).
Lettre du 4 mai 1726 (de Vienne): "Nella medaglia di Pacaziano in argento, esistente nel Museo del Conte di Lamberg, la quale è difettosa in quella parte, ove star dovrebbe PACATIANVS AVG. ma nel restante benissimo conservata, leggesi TI CL MAR, ed ha nel rovescio la figura della Pace stante, col ramo di olivo, e l’epigrafe PAX AETERNA, come in quella del P. Chamillard già pubblicata. Ora osservando in questa, che la seconda lettera della leggenda della testa non è molto staccata dalla prima, e avendo dipoi più attentamente risguardato anche l’altra del Museo Cesareo, stimo ora che si debba leggere, non già Titus Iulius CLaudius, ma più tosto TIberius Claudius : e questa spiegazione tanto più mi soddisfa, quanto più è naturale, e quantochè era alquanto duretto, e forse senza esempio, che la vocale I stia da per se sola, e significhi Iulius. Credo che a voi similmente parrà così ; e ne intenderò volentieri il vostro sentimento. Questa settimana si è fatta la revisione di quasi due mila medaglie in argento, ma come queste sono in sacchetti, e fuor di serie, così non se ne è trovata alcuna di singolare, comechè ve ne sien parecchie dell’ultima rarità. Nella ventura si prenderanno per mano le Greche delle città, e di Re sì in argento, che in bronzo, e può essere che se ne incontri alcuna degna di esservi comunicata. Finita la revisione di queste, e di altre in argento Imperiali poste in confuso, passeremo quelle in gran bronzo, fra le quali si spera di trovar cosa, che più ne dia gusto, e ne tenga in applicazione" (Chamillart 1701; Zeno 1752, vol. 2, lettre n° 216, p. 427-428; Zeno 1785, vol. 4, lettre n° 683, p. 111-112; Tomassoni 2021a, p. 43-44; Tomassoni 2022b, p. 30). +
Lettre du 11 mai 1726 (de Vienne): "In questa settimana non si son vedute, che medaglie Greche di popoli all’Imperio Romano soggetti. Eccovi la notizia di due rarissime, e forse singolari. I. Caput barbatum & pileatum, fort. Vulcani, cum quarumdam litterarum vestigiis pone illud. ΟΜΟΛΙΕΩΝ. Homolieorum, vel potius Homoliensium. Serpens barbatus, erecto capite, & in plures gyros circumvolutus, pone quem racemus. Questa medaglia è in gran bronzo, e di buon lavoro e maestro. Homolion è monte e città nei confini della Tessaglia e della Macedonia, dal che gli antichi scrittori, quale ad una, quale ad altra l’ascrivono. Ne fa menzione Strabone, Stefano, Pausania, Licofrone, Plinio, e altri. Niuna medaglia di questo popolo era stata per anche osservata, e prodotta, per quanto io sappia dagli antiquarj. II. Caput Achillis galeatum, facie pulcherrima, & juvenili ΜΗΤΡΟΣ ΠΗΛΕΙΔΟΝ. Matris Pelidis. Thetis tunicata sinistrorsum stans, dextra loricae super humum positae innixa, sinistra galeam tenet. In questo bellissimo medaglione in bronzo voi vedete espressa la nota favola dell’arme d’Achille fabbricate da Vulcano in grazia di Tetide. Non v’è il nome della città, ove fu battuto il medaglione, ma la fabbrica lo fa credere in qualche luogo della Macedonia, o della Tessaglia. Può essere che qualche antiquario abbia pubblicato questo bel monumento dell’antichità : ma sinora non mi è avvenuto di osservarlo in alcuno. Vero è, che non ho per anche usata ogni diligenza. Mi convien però credere, che in qualche gabinetto se ne conservi altro simile, poichè da Roma tempo fa ne fu recato uno, e mi fu mostrato : ma io non lo presi, perchè era un getto moderno. Mi ha dato molto piacere la gentil beffa fatta dal Facciolati al Riccardi con la medaglia di Nerone. Sappiate, che il Riccardi solo in questi ultimi anni si era dato allo studio delle medaglie, e che tutta la sua vasta erudizione non lo ajutava punto a discernere le buone dalle false, o le rare dalle comuni: onde era facile l’ingannarlo. In più occasioni io gli ho sentito dire grossi spropositi, non distinguendo il giovane Gordiano Pio dai due vecchi Africani. Mi sovviene, che un’altra volta ei volea sostenermi, che le acclamazioni date agl’Imperatori nelle medaglie per le loro vittorie, come Imp. III. IV. ecc. dinotavano gli anni del loro imperio, e non altro : quando a tutti è noto, che gli anni dell’imperio vi stanno specificati dai numeri della podestà Tribunizia. Qual siasi poi l’antiquario, che aveva seco, non lo so : ma mi viene scritto, che fuor di una mediocre conoscenza per discernere la sincerità delle medaglie, non abbia altro studio. Credo che egli pensi di portarsi quì, ma sarà difficile, che vi trovi il suo conto. Ho inteso che le medaglie comperate dal Riccardi nel suo viaggio d’Italia saranno spedite quì al Sig. Garelli, al quale pian piano vien saltando indosso il prurito di averne. Iddio ne lo guardi : che per Dio non ne guarisce più" (Zeno 1752, vol. 2, lettre n° 217, p. 429-431; Zeno 1785, vol. 4, lettre n° 684, p. 114-116).
Lettre du 25 mai 1726 (de Vienne): "Ho scelto questo tempo, valendomi del beneficio del respiro, che mi concede dentro la ventura settimana la sospensione della revisione del Museo. I giorni passati si è presa per mano la serie in gran metallo, che ad evidenza si riconosce pregiudicata sì ne’ rovescj più stimati, che nelle teste più rare. Non si lascia però d’incontrarne molte delle più stimate, fra le quali ne ho scelta una, che giudico singolare, per intenderne il vostro parere, essendo ella appunto per me una sfinge. La medaglia è in gran bronzo, e che si accosta ad essere quasi medaglione, di tutta conservazione, e di eccellente maestro. Dalla fabbrica, e dalla qualità del metallo la giudico battuta nella Spagna. Ella ha nel diritto la testa laureata di Augusto col titolo DIVVS AVG. e nel rovescio una sfinge galeata, rivolta alla sinistra in atto di camminare, tenendo alzato il sinistro piede dinanzi. Sin qui non trovo difficoltà per l’intelligenza della medaglia. La sfinge può essere allusiva a quella, di cui Augusto ne’ primi anni del suo Impero servivasi per sigillo : e a lui altre pur con la sfinge ne furono battute e in Roma e in Egitto. La sfinge che mi dà imbarazzo, sta nella Leggenda del rovescio, che è questa. Nel piano superiore v’ha CAST, e nell’inferiore SOCE, senz’alcun punto fra queste lettere, o segno ch’altra ne succeda. Quanto alle quattro prime, io le interpetro comodamente per CASTulo, città principale della regione Ovetana all’estremità della Betica, e già Colonia de’ Salariensi, ma fabbricata dai Focensi. M’era venuto in capo, che quelle lettere SOCE, prendendosi separatamente, potessero significar Salariensis Ovetana Colonia Emerita CASTulo. Ma temo di Arduinizzare (nb: « Hardouiniser »), e di dare anch’io nel visionario : oltre di che non mi quadra molto quell’Emerita, e tanto meno se dicessi Emporium, benchè Castulone sia detta da Stefano urbs maxima dell’Ovetania, da Strabone primaria ; e da Livio valida & nobilis. Per altro di questa Colonia, che fu anche Municipio, non si trova riferita alcuna medaglia nè dal Vaillant, nè dal’Arduino, e probabilmente da nessun altro antiquario. Mi sarà caro, che me ne scriviate il vostro sentimento : siccome ancora mi è stato caro, che il vostro siasi convenuto col mio secondo parere intorno alla leggenda di Tiberio Claudio Mario Pacaziano : il quale non mi venne in capo, che dopo il primo, con cui allora voleva in parte accordare la lettura della medaglia Imperiale con quella dell’altre di Francia, in caso che chiaramente e veramente vi si legga TIVL, cioè Titus Julius : il che se così fosse, non parrebbe affatto irragionevole, che le due prime lettere di questa di Vienna potessero spiegarsi come iniziali dello stesso prenome, e nome di Claudio Mario Pacaziano, dicendolo Tito Giulio Claudio Mario Pacaziano. Dalle due medaglie però che sono qui, e che ho vedute, e rivedute, son persuaso tuttavia che si abbia a leggere Tiberius Claudius & c. Ma di ciò abbastanza" (Zeno 1752, vol. 2, lettre n° 218, p. 432-433; Zeno 1785, vol. 4, lettre n° 685, p. 117-119).
Lettre du 20 juillet 1726 (de Vienne): "Ho cominciato a vedere alcune delle belle medaglie raccolte dal fu Riccardi, e ricevute in dono da esso Garelli. Tra queste ne ho ammirata una in particolare in bronzo mezzano Greca, e di intera conservazione, con la testa di Britannico, e battuta dagl’Iliensi, non riferita da alcuno ch’io sappia, comechè con altri rovescj se ne osservino alquante, tutte di ultima rarità, nel Vaillant, ed in altri. Si è cominciata la revisione della serie delle medaglie mezzane di bronzo del Museo Cesareo. Anche questa finora è molto pregiudicata, e per conseguenza imperfetta. Vi ho però ne’ primi Cesari osservato molte medaglie battute nelle Colonie di Spagna : niuna però singolare. La più rara è una di Tiberio, con le due teste di Nerone e Druso Cesari, figliuoli di Germanico, battuta in Cartagine nuova, ora Cartagena" (Zeno 1752, vol. 2, lettre n° 219, p. 434-435; Zeno 1785, vol. 4, lettre n° 687, p. 122). +
Lettre du 14 septembre 1726 (de Vienne): “Fui bravo indovino, quando vi scrissi, che in quella medaglia pubblicata dall’Abate Bellotti avea motivo di credere, che il nome di Ottavia vi fosse stato aggiunto da qualche bulino moderno, e forse di lui, che sa maneggiarlo assai bene, per quanto ne tengo avviso. Mi ha dato un estremo piacere il paragrafo della vostra lettera su questo proposito. Le imposture o tardi o per tempo si scoprono, e fan poco credito all’autor loro” (Zeno 1752, vol. 2, lettre n° 224, p. 446; Zeno 1785, vol. 4, lettre n° 694, p. 140; Tomassoni 2021a, p. 95; Tomassoni 2022b, p. 56). +
Lettre du 21 décembre 1726 (de Vienne): “Il prete Volpi aveami scritto che quegli il quale aveami vendute le otto già ricevute e pagate medaglie, serbavane altre vent’una ma di metallo, le quali mi avrebbe a onesto prezzo trasmesse. Ora voi mi scrivete, che quelle siensi convertite in vent’una di metallina e di argento : ma qualunque elle siensi le prenderò quali sono, e le pagherò a norma del lor valore. Delle due che mi avete mandato, cioè del Crispo e della giovane Faustina vi rendo nuovamente grazie” (Florence, BmLFA, Ms. 1788, lettre n° 521, cc. 241r-v; Tomassoni 2021a, p. 136; Tomassoni 2022b, p. 79). +
Lettre du 28 décembre 1726 (de Vienne): “Il giorno del Santo Natale è stato quello della pubblicazione di Antiquario Cesareo di D. Gio. Batista Panagia con assegnamento annuo di 1500. fiorini. (…) Egli in questa materia è stato mio direttore e maestro, e senza lui non mi sarei mai arrischiato di entrare in sì difficile studio (delle monete antiche, ndr), dove non si è mai abbastanza nè sicuro, nè dotto. Godo di avergli potuto dare questo contrassegno di riconoscenza, confessato apertamente da lui" (Zeno 1752, vol. 2, lettre n° 233, p. 463; Zeno 1785, vol. 4, lettre n° 703, p. 161; Tomassoni 2021a, p. 42, note 102; Tomassoni 2022b, p. 126, note 104). +
Lettre du 1 février 1727 (de Vienne): "Il Sig. Vignola mi ha inviata la medaglia d’argento da voi veduta. Appena l’ebbi sotto l’occhio, che immediatamente la riconobbi. La testa è di Stefano Schlic, Cavalier Boemmo, uomo d’armi, e Camerier d’onore di Lodovico II. Re d’Ungheria, in compagnia del quale e' morì nella funesta battaglia di Mohaz l’anno 1526. ma la medaglia non gli fu battuta che 6. anni dopo la sua morte. Ora intenderete da per voi facilmente i due versi che sono nella medaglia, l’uno dalla parte della testa, e l’altro da quella del rovescio, dove son l’arme sue gentilizie : Hunc Pietas Regisque Favor Atque Inclita Virtus Orbarunt Vita Coniuge Et Imperio 1532. Se il padrone di essa, al quale ne scrivo questa sera, sarà contento di cambiar la medesima con la spiegazione, io farò un buon baratto : quando no, egli avrà l’una e l’altra. Prima di passar ad altro non vo lasciar di dirvi, che presso un Gentiluomo di detta casa vidi già qualche anno un’altra medaglia d’argento, in cui da una parte v’ha la testa del Re Lodovico, e dall’altra quella del Conte Stefano Schlic, che si scrive anche Schlick e Schlich. Questi Signori discendono per via di donne da una di casa Collalto, la quale fu madre di Gasparo Schlic, Gran Cancelliere dell’Imperador Sigismondo, e grande amico di Enea Silvio Piccolomini, il quale gli scrisse varie lettere, e di lui scrive quel bell’opuscolo degli amori di Lucrezia e di Eurialo, sotto il qual nome esso Gaspero ha da intendersi mascherato. Ma pazzo ch’io sono, scrivendovi cose rancide e note! Il medaglione di Leon X. di cui mi avete fatto un generoso regalo, benchè sia di getto, è però bellissimo, e la sua rarità me lo rende caro, non lo vedendo mentovato nè dal Bonanni, nè dal Molinet, nè dal Begero, che hanno scritto delle medaglie Pontificie : onde ve ne rendo nuovamente grazie. Desidero però ancora di avere una medaglia di terza grandezza del medesimo Papa, poichè la vostra è riservata alla classe dei medaglioni, nè può capire nell’altra" (Zeno 1752, vol. 2, lettre n° 235, p. 466-467; Zeno 1785, vol. 4, lettre n° 706, p. 166-168).
Lettre du 19 juillet 1727 (de Vienne): "In niun luogo veramente son più medaglie che in Venezia : ma Venezia ancora abbonda più d’ogn’altra città di medaglie false, e convien ben guardarsene. Impostori anche in oggi non ce ne mancano, e cotesti rivenditori san molto bene metter in uso il bulino, ed il getto. Più volte han cercato d’ingannarmi : ma loro, fuorchè una volta con due medaglie nei primi mesi che ho dati a sì fatto studio, è andato sempre mai fallito il disegno. La medaglia di Gordiano Pio (Gordiano III, ndr) con l’epigrafe VIRTVTI AVGVSTI, e con l’Ercole appoggiato alla clava, è delle più comuni, e la tengo. Quando vi viene proposto di scrivermi sopra qualche medaglia, dai due tomi del Vaillant in 4. intitolati Numismata Impp. etc. il primo de’ quali espone le medaglie in grande e in mezzano bronzo oltre a medaglioni, e l’altro quelle in argento e in oro, potrete in qualche modo assicurarvi, se sono del numero delle rare, e delle insigni. Primieramente egli vi dirà in generale, se per la testa sono rare o comuni quelle del tale Augusto, Augusta, Cesare, etc. e poi con ordine alfabetico preso dalle leggende dei rovesci, vi accennerà, se la tale o tal medaglia sia rara in argento, se in oro, o se in ambo i metalli. L’ordine della rarità specificata da lui è ne’ seguenti termini. 1. Non obvius. 2. Rarus. 3. Inter rariores. 4. Rarissimus. 5. Praestantissimus, Eximus, Singularis proestantiae. Io vi vorrei fare antiquario per mio vantaggio : ma non so se mi riuscirà, perché ne avreste disgusto. Se per altro poteste vedere il mio studio, so che ve ne stupireste. Eccovi in ristretto la qualità e il numero, che ne ho raccolto finora.
Consolari in argento e in metallo in circa: n. 300;
Imperiali in oro: n. 184;
in argento in circa: n. 1500;
in bronzo di prima grandezza, fra
le quali intorno a 50. Medaglioni c.: n. 1000;
Tra Greche e latine
in bronzo di seconda grandezza
tra Greche e Latine: n. 1700;
in bronzo di terza grandezza
tra Greche e latine circa: n. 800;
Di popoli Greci, di Colonie, di Re
barbari in vario metallo: n. 300;
sicché ne tengo intorno a 6000. Fra le Imperiali ne sono parecchie battute nelle Colonie Latine e Greche, del Romano Imperio : ma elleno essendo comunemente assai rare, non è sì facile il poterne avere. Le Greche non sono di egual rarità, ma pure ve ne ha minor numero, che delle Latine, anche ne’ più fioriti musei. Le mie Greche Imperiali arrivano a 700. il che non è poco ; e fra queste ve ne saranno più di quattrocento inedite" (Florence, BmLFA, Ms. 1788, lettre n° 532, cc. 247 r-v; Tomassoni 2021a, p. 138-139; Tomassoni 2022b, p. 80-81).
Lettre du 19 juillet 1727 (de Vienne): “Dell’Opere principali numismatiche non me ne manca più alcuna : molte bensì Dissertazioni ed alquanti Opuscoli, fra i quali mi stanno a core i seguenti:
Gorlaei Thesaurus numismatum aureorum etc. Antwerp. 1605 vel 1608 vel 1609
Le Pois, Antoine, Discours sur les medailles ec. A Paris, 1579. 4.
Le Menestrier, Jean, Medailles Illustrées des anciennes Empereurs. a Dion, 1642. 4. (le edizioni antecedenti sono imperfette)
De la Stanosa, Vincent, Museo de las Medallas desconocidas Espanolas. Huesca, 1645. 4.
Noris, Henrici, Paraenesis ad Jo. Harderinum. Amst. 1709. 12.
Cuperi, Gisberti, Observationum libri IV. Darentr. 1678. 8. (l’edizione, che ne contiene soli tre libri, non mi serve.)
Chevalier, Nicol., Recherches curieuses d’Antiquites. a Utrecht. 1709. fol.
Chamillard, Etienne, Jesuite; Dissertations sur plusieurs Medailles. a Paris. 1711. 4.
Bouteroue, Claude, Recherches curieuses des Monnoyes de France. A Paris, 1666. fol.
Perizonii, Jacobi, de aere gravi Dissertatio. Lugd. Batav. 1713. 12.
Spon Jacques, Recherches des antiquites, et curiosites de la Ville de Lyon. A Lyon, 1675. 4.
Il tesoro di S. A. il Duca Odescalchi. Roma, 1702. fogl.
Capitandovene alcuno, prendetelo per mio conto : e qui salutando la signora Madre, e tutti di casa, fo fine, cordialmente abbracciandovi. Addio” (Florence, BmLFA, 1788, lettre n° 532, cc. 247v.-248r; Tomassoni 2021a, p. 62-64; Tomassoni 2022b, p. 39). +
Lettre du 2 août 1727 (de Vienne): "Dal Sig. Bernardo Niedler mi è stata consegnata con la vostra lettera l’edizione G. L. del Senofonte Efesio, la quale è molto bella, e l’ho carissima. A quel Signore mi sono esibito di servire ove possa ; ma non ha da sperare ch’io gli faccia strada alla Biblioteca, nè al Museo Cesareo. E’ un gran dilettante di medaglie, e me ne ha mostrate alcune in argento di prima grandezza, assai rare, e assai belle. E’ venuto in tempo che non ho quattrini, per indurlo a darmene alcuna. Mi ha detto di averne più di 400. Greche, con promessa di farmele vedere. Credo che egli sia uno di quegli antiquarj, che vanno intorno per farne traffico : ma da sì fatta gente egli è bene il guardarsi, perchè, se possono, ce ne appiccan di false, e vendono le cose assai più di quello che vagliono. Il P. Pauli mi ha mandato fra le altre medaglie a donare un Vitellio in argento, che ha nel rovescio la testa di L. Vitellio tre volte consolo, e poi censore, padre dell’Imperatore di questo nome, cui alcuni danno malamente la qualità di fratello di esso. La medaglia è rara, quanto esser possa, e la mia è conservatissima. Se non avessi il piacere di sì fatto studio, che da tre anni in qua mi si è attaccato ; passerei molte giornate assai peggio di quello che fo. Questo fa ora il mio unico divertimento, e parmi di averne tratto anche non poco profitto" à compléter (Zeno 1752, vol. 2, lettre n° 244, p. 484-485; Zeno 1785, vol. 4, lettre n° 720, p. 200-201; Tomassoni 2021a, p. 37; Tomassoni 2022b, p. 26). +
Lettre du 9 août 1727 (de Vienne): "Dall’amico Bertoli ho ricevute due copie del libro dei Medaglioni già del Museo Certosino : l’una è per voi, al quale egli ne fa un cortese dono. Martedì dal Panagia, dal Garelli, e da altri dell’anno passato, sotto la presidenza dell’Eccmo Sig. Camerier Maggiore Conte di Cobentzel, si è cominciata la revisione del Museo Certosino, alla presenza del Sig. Bertoli ; ma io non ho voluto intervenirvi ; benchè ne avessi per mezzo di S. E. il comando sovrano ; e me ne sono destramente scusato appresso di S. M. col debito del lavoro dell’Opera, e della ristrettezza del tempo, che ho per finirla. La ragione addotta è stata approvata : ma molto più la taciuta ; e vi assicuro, che questa mia risoluzione, presa non tanto da me, quanto col parere de’ miei padroni e buoni amici, ha partorito un ottimo effetto. Se io ci fossi intervenuto, mille contrasti ne sarebbon seguiti : perchè i due primi nominati di sopra giudicano la verità delle medaglie con la loro passione, non col loro sentimento. Ne rigettano le più belle, come false e sospette, quando si sa che in Roma vedute ed esaminate dai più accreditati antiquarj, non solo di quella città, ma di tutta Europa, per il corso di 40. e più anni, non hanno incontrate dubbiezze e difficoltà. Il Panagia però, che maneggia la cabbala, non ha voluto che elleno sien segnate nel Catalogo, oppure riposte a parte dall’altre, asserendo di volerle prima meglio osservare e considerare. Il fatto è, che il Bertoli col mio consiglio, di che pure non ho mancato di prevenire tanto S. M. quanto il Camerier Maggiore, non le lascerà a disposizione del Panagia, se prima o l’una o l’altra di queste due sia stabilita : l’una, che l’Antiquario attesti che tutte son buone e legittime, aggiugnendo di aver ritrovati tutti i pezzi espressi nel Catalogo : l’altra, che quelle che saranno trovate false o sospette, sieno messe in una scattola ben sigillata, e inviate a Roma al Sig. Cardinale Cienfuegos : acciocchè primieramente faccia riverderle dal P. Proccurator Generale de' PP. Certosini, e riconoscerle, se sono veramente le stesse, che erano in quel Museo, e al Bertoli consegnate ; e poi acciocchè riconosciute per esse, S. Em. le faccia visitar di nuovo da’ Monsigg. Bianchini, Vignoli, ed altri dotti e periti uomini, i quali abbiano a darci sopra il lor positivo giudicio, che approvi o confuti i dubbj del Panagia, il quale con ciò verrebbe a rendersi ridicolo più di quello che è, a tutta Roma. Queste due diligenze sono assolutamente necessarie : la prima per la riputazione dell’amico, e l’altra per il decoro del Museo Cesareo, dal quale si dee escludere qualunque cosa sia falsa o sospetta. So che avete piacere d’intendere ogni cosa, che riguarda questo affare, e però mi son voluto stendervi sopra, siccome farò per tutto quello che andrà succedendo. Io me ne sto in pace ; ascolto, e me ne sto dissimulando, non però in guisa che trascuri cosa alcuna, ove possa giovare all’amico, e alla verità. Non so se il P. Alfani mi manderà una copia del suo Guidiccione : ma in ogni caso ne proccurerò altronde per mezzo vostro" ; "La spiegazione vostra della inscrizione DEO GAVTE PAT è a mio credere più ingegnosa che vera. Seguitando di questo passo, si dirà che siete della scuola dell’Arduino" (Zeno 1752, vol.2, lettre n° 245, p. 485-487; Zeno 1785, vol. 4, lettre n° 721, p. 202-204; Tomassoni 2021a, p. 89-90; Tomassoni 2022b, p. 53).
Lettre du 23 août 1727 (de Vienne): "Si continua la revisione del Museo Certosino, alla quale non son mai intervenuto, per le ragioni già addottevi. Questa è la seconda volta che si ripiglia per mano ; e acciocchè possiate in parte conoscere la malignità, e l’ignoranza di chi ne fa esame e giudicio, vi dirò, che molte di quelle che la prima volta eran passate per buone, adesso vengon rigettate per false ; e moltissime poi, e principalmente delle più stimate e famose, che prima eran tenute per false, ora son qualificate per ottime. Fra queste il medaglione di Adriano col tempio Divae Matidiae Socrui ; la Plotina, e la Marciana in gran bronzo, il Pertinace Greco della stessa grandezza, il medaglione di Elio cesare, e parecchie altre uniche e insigni, presentemente sono principale ornamento del Museo, miracoli dell’arte ; e già pochi giorni erano sporchissimi getti, lavoro di moderni falsarj. Or che ne dite ? Non si lascia di metterne a parte ben molte, le quali si manderanno a Roma, come vi scrissi. In fine, vedremo chi rimarrà con la testa rotta, e con infamia e vergogna" ; "Se il vostro Religioso, che desidera impiegare i 500. ducati in qualche bella e grand’opera da donare alla Libreria, può avere il Thesaurus Antiquitatum Rom. & Graec. del Grevio, e del Gronovio in 25. vol. con la giunta dei tre del Sallengre, e coi due vol. del Lessico del Pitisco, impiegherà molto bene la detta somma. Quest’opera si va facendo di giorno in giorno assai rara, nè andrà molto, che il prezzo ne crescerà a dismisura. Nell’ultime auzioni fatte in Ollanda è stata venduta fino a 800. e più fiorini di quella moneta. Non potendosi avere la stessa, anteponga l’Acta Sanctorum al Thesaurus Historiarum Italiae dal Vander Aa ; perchè di questo vi sarà modo di provvedersi più facilmente, che dell’altro, di cui pure scarseggiano gli esemplari, massimamente per cagione dei primi mesi" (Zeno 1752, vol. 2, lettre n° 246, p. 487-489; Zeno 1785, vol. 4, lettre n° 722, p. 204-206; Tomassoni 2021a, p. 90; Tomassoni 2022b, p. 54).