Grand document
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A
Lettre du 6 septembre 1727 (de Vienne): "Tutta questa settimana mi son bravamente difeso dal non voler vedere, e dare il mio giudicio sopra le medaglie consapute, e già messe a parte come false o sospette. Spero che in avvenire non me ne sarà fatta altra instanza, nè il Padrone vorrà farmene avanzare un risoluto comando. Il Garelli, sotto altra finta, è stato a trovarmi ; nè io mi son potuto scusare dal riceverlo : cosa che alcuno de’ miei padroni ha approvata, e qualche altro condannata. Si è voluto giustificare, ma è partito confuso. Jeri il Panagia e lo stesso Garelli han fatto sì, che il P. Granelli vada al Museo, e prenda per mano le dette medaglie. Si è principiato dai 35. medaglioni. Volete sentirne una bella ? Tra le molte cose dette da me al Garelli, una fu che era cosa vergognosa e indecente per un Antiquario il dire una medaglia sospetta, dopo averla tre e quattro volte esaminata, poichè finalmente dovea risolversi a sentenziarla assolutamente buona, o assolutamente falsa. Gustò l’amico del Panagia la mia ragione, e glielo disse in detta occasione, presenti gli altri della commissione, e ‘l P. Granelli. E bene, rispose il Calabrese, diamone la formal decisione. Si ripiglian per mano i medaglioni, e qual giudicio se ne forma ? Eccovelo. Tredici sono falsi col parere del nuovo giudice ; e ventidue si lasciano a parte, e con nuovo titolo di indecisi si rimettono. Al saperlo dal Bertoli, me ne son fatta una solenne risata, e l’avrà fatta anche l’Augustissimo Padrone, se la cosa gli sarà giunta all’orecchio, come è probabile. Io insisto, che tutti i giudizj che se ne fan qui, a nulla servono, e che le medaglie riprovate debbono mandarsi a Roma ; il che non vorrebbono il Panagia, e ‘l Garelli, sicuri che da que’ letterati verranno pienamente riconosciuti per maligni e ignoranti. La cosa non si risolverà così presto, ed è un’ arte loro il tirare in lungo. L’Augusto con Agrippa, e ‘l Vespasiano con Tito, medaglie in oro, il P. Granelli le ha trovate buone e indubitate, quali appunto son elleno ; ma ciò non ostante, restano per indecise" à compléter (Zeno 1752, vol. 2, lettre n° 247, p. 489-490; Zeno 1785, vol. 4, lettre n° 724, p. 207-209; Tomassoni 2021a, p. 90-91; Tomassoni 2022b, p. 54).
Lettre du 20 septembre 1727 (de Vienne): "Per ora finirò di parlarvi del Museo Certosino. Si è terminata jeri per appunto l’ultima revisione col giudicio del P. Granelli, al quale ho dato opportunamente l’amichevol consiglio di non lasciarsi tirare nella rete a dare il suo giudicio in questo affare sopra le medaglie rigettate. Ha voluto il buon Padre anzi seguire gl’impulsi della sua curiosità, o il solletico della sua ambizione, credendo che a se toccherebbe l’onore di dare la positiva decisione, alla quale tutti avessero a sottoporsi : ma si è ingannato, tanto per la parte dell’Antiquario, che non vorrebbe che le medaglie fossero giudicate diversamente da quello, che egli vorrebbe che fossero, quanto per ragione del Bertoli, il quale ha sempre unitamente con me insistito, che il giudicio di qui sia appassionato, e che le medaglie si mandino a Roma, dove sieno, per quelle del Museo, e poi per buone e sincere, riconosciute. Ora sappiate che le medaglie, sopra le quali si uniformava il giudicio del Granelli con quello del Panagia, in dirle false, non pativano altro contrasto : l’altre che al primo parevan buone e non sospette, ciò non ostante il Panagia sostenendo che fossero false, levandosi in piè da fanatico, diceva con voce imperiosa, no, sono false, ed io così voglio e decido con l’autorità del mio Antiquariato : e ’l buon Padre taceva, e tirava innanzi. In una parola le medaglie riprovate interamente arrivano a 175. fra le quali sono 25. o 26. medaglioni. Domenica io feci instanza a S. M. che dovendosi le medaglie mandare a Roma, com’egli è giusto per la riputazione di chi le ha vendute, stimate, maneggiate, e portate, sopra le quali tutte cadono indifferentemente le calunnie del Panagia sostenute dal Garelli, e per tutti gli angoli della Corte sparse e divulgate, avesse la bontà di dare gli ordini opportuni. La stessa instanza fu fatta anche dal Bertoli, il quale inoltre per mio consiglio mostrò premura, che le medaglie condannate fussero levate dal Museo Cesareo, benchè sotto chiave e sotto sigilli, e per maggior sicurezza sua, trattandosi della propria riputazione, e temendo della iniquità Calabrese, che potesse destramente dissigillare e aprire lo scrigno, dove stan chiuse, e sostituirne alle buone delle false con lo stesso impronto ; fossero riposte nella stanza di S. E. il Sig. Camerier Maggiore fino a nuovo ordine di S. M. Questa mattina uscì appunto un tal ordine, e di più S. M. ha comandato che dal Museo e dalle mani del Panagia fossero levati anche gli scrigni, dove stan riposti gli altri medaglioni e medaglie del Museo Certosino, e riposte nella stanza di S. E. cosa certamente che stordirà que’ due avversarj del Bertoli e miei. Staremo ora a vedere, ove a finir vada questa faccenda : e intanto io sto sempre più contento della risoluzione da me eseguita di non voler intervenire alla revisione già terminata" ; "In questo punto viene a dirmi il Bertoli, che le medaglie rigettate son già nella stanza del Camerier Maggiore : ma che è stato un equivoco quello di esservi ordine, che vi fossero trasportate anche l’altre già approvate per buone. Può essere che in ciò il Garelli siasi maneggiato, per farlo rivocare : ma di questo al fine nulla m’importa, là dove per l’altro avea tutta la premura" (Zeno 1752, vol. 2, lettre n° 248, p. 490-493; Zeno 1785, vol. 4, lettre n° 725, p. 209-213; Tomassoni 2021a, p. 91-92; Tomassoni 2022b, p. 54).
Lettre du 18 octobre 1727 (de Vienne): "Tenetevi caro il libro de’ Medaglioni del Museo Certosino : poichè sarà sempre rarissimo, e sarà difficile, che qui se ne tirino altri esemplari" ; "Son bene impiegate le lodi, che avete date nel Giornale all’opera dei Medaglioni Pisani. S’io fossi stato per altro in Venezia avanti la pubblicazione di essa, vi avrei fatti ammendare molti gravi errori corsi nelle leggende, massimamente Greche, dei Medaglioni. Di più non avrei lasciato che si attribuisse nella Tavola XIX. un medaglione che è di Faustina juniore, moglie di Marco Aurelio, a Faustina seniore, moglie di Antonino Pio, battuto in Tiana. Di più avrei avvertito, che tutti i medaglioni che si assegnano a Costanzo Cloro, padre di Costantino, sono fuor d’ogni dubbio di Costanzo juniore, figliuolo di Costantino. Ma al fatto non v’è rimedio, e ‘l parlarne adesso sarebbe un far dispiacere a quel dignissimo senatore" (Zeno 1752, vol. 2, lettre n° 251, p. 497; Zeno 1785, vol. 4, lettre n° 729, p. 219-220; Tomassoni 2021a, p. 60-61; Tomassoni 2022b, p. 38). +
Lettre du 29 novembre 1727 (de Vienne): "Non vi specifico, quai sieno veramente i medaglioni falsi del Museo, perchè non avendoli mai veduti, non voglio rimettermi a quello che altri diversamente mi dicono. So di certo, che quello di Magna Urbica (non già quello ove si legge Magnia) è falso ; e così pure quello di Divo Constantio, nella cui compra furono ingannati i buoni Padri da chi loro lo vendette per buono, e per più di un centinajo di scudi" (Zeno 1752, vol. 2, lettre n° 253, p. 501; Zeno 1785, vol. 4, lettre n° 731, p. 225). +
Lettre du 6 mars 1728 (de Vienne): "Egli e molto tempo, ch’io non v’ho detto cosa alcuna intorno alle controverse medaglie del Museo Certosino. Ora vi dirò, che gli avversarj del Bertoli si sono adoperati in maniera, che S. M. ha presa la risoluzione, e ciò ha più di due mesi, che chiuse e sigillate, e quali n’erano state levate dal suo Museo, vi sieno rimesse, facendo intendere al Bertoli tal sua risoluzione, e dando ordine alle parti, che si dovesse in avvenire tacere su questo punto. La parte onesta ha ubbidito : ma non così l’altra, che più rabbiosa che mai, è andata declamando asprissimamente per tutte le conversazioni contra il Bertoli, il P. Pauli, i PP. Certosini, e me ancora, che non ho poco sofferto a tacermi. Il Garelli ha scritte lettere acerbissime al Pauli, che gli ha risposto per le rime ; e queste lettere sono state lette anche a chi non le ha volute ascoltare. Il povero Bertoli intanto stava al di sotto, col carico indosso di sentirsi dire e accusare, che le medaglie riprovate non solo erano false, ma non erano quelle. Il mandarle a Roma avrebbe bastato a giustificarlo : ma questo gli venia tolto dalla risoluzione di chi comanda. Spinto per altro da una estrema necessità, e consigliato da’ suoi protettori ed amici, ha più d’un mese, che si portò a piedi del Padrone, e dimandò generosamente e arditamente il suo congedo, asserendo non esser conveniente, che un servidore di S. M. intaccato nella riputazione, e cui mancava il modo di potersi giustificare, avesse più fronte di presentarsi a’ suoi piedi. Il Padrone ridotto a ciò, benignamente si espresse, che la sua dimanda non si poteva da lui esaudire, poichè si chiama soddisfatto di quanto avea operato per suo servigio, e che ne assicurasse prima se stesso, e poi chiunque diversamente ne sospettasse, o parlasse ; con altre espressioni accompagnando le sopraddette, le quali racconsolarono in parte il Bertoli, ma non lo quetarono affatto, richiedendosi ad accusa pubblica una pubblica giustificazione. Ieri finalmente egli ne ottenne un biglietto datogli dal Sig. Principe Pio, che è stato l’eroe di cotesta giustissima causa : eccovelo da me fedelmente ricopiato dall’originale : ‘Il Principe Pio riverisce divotamente il Sig. Daniele Bertoli suo stimatissimo Signore, e gli fa sapere, che ha esposto all’Augustissimo nostro comune Padrone le di lei istanze, per ottener il permesso d’un suo doveroso ritiro, appoggiate sopra il fondamento delle sinistre disseminazioni sparse per l’affare del Museo Certosino ; al che la Maestà sua m’impone participargli l’istesso che egli si degnò dirgli di Viva voce ; cioè ch’ella non pensi più per l’avvenire a tale risoluzione, approvando sua Maestà in tutto e per tutto la di lei condotta in detta commissione, tanto per la di lei puntuale onorevolezza, che per quello riguarda l’avvantaggioso suo Cesareo servigio, chiamandosi la M. S. interamente soddisfatto di quanto ella su tal particolare ha posto in esecuzione, servendo ciò per quiete del di lei animo, e per appagare chiunque ne potesse essere stato diversamente informato. Casa primo Marzo 1728. l. b. d. l. m.’ nella soprascritta : A Monsieur Monsieur Daniel Bertoli. Ed eccovi un glorioso attestato per l’onor dell’amico, e per il decoro del Museo. La cosa non è ancora divulgata : ma certamente farà dello strepito a confusione degli avversarj, che sono odiatissimi. Di quello che andrà succedendo, sarete avvisato, quando lo trovi degno di essere a vostra notizia" (Zeno 1752, vol. 2, lettre n° 257, p. 508-510; Zeno 1785, vol. 4, lettre n° 735, p. 234-236; Tomassoni 2021a, p. 92-93; Tomassoni 2022b, p. 55).
Lettre du 1 mai 1728 (de Vienne): "Accetterò le sette medaglie d’uomini illustri che mi esibite, poichè a voi nulla costano, e a me tutte mancano. Quelle però di Bonifacio V. e di Conone Ateniese sono assolutamente due moderne imposture, le quali saran da me collocate presso ad altre che tengo di simil conio. Per le altre quattro che sono I. di Paolo V. II. di Gregorio XIII. III. di Tommaso Filologo, e IV. di Paolo II. non v’incomodate a spedirmele, poichè tutte le ho nella mia raccolta, della quale mi spiace che perduto abbiate il catalogo, perchè in simili incontri vi serviva di regola. In caso che nol trovaste, vedrò di ricopiarvelo" ; "Chi può intendere e spiegare l’inscrizione della medaglia Greca di Domiziano, che tien l’Abate Bellotti ? Egli certamente non l’ha saputa leggere, e l’ha stranamente guasta e viziata nella copia a voi datane. Altro da essa non comprendo, se non che la medaglia è stata battuta in Nicea di Bitinia, la qual città si arrogava il primato della provincia, come si raccoglie da un’altra medaglia di Domiziano, nel cui rovescio si legge : ΝΕΙΚΑIΕΙΣ ΠΡΩΤΟΙ ΤΗΣ ΕΠΑΡEΧΙΑΣ, cioè i Niceensi Primi della Provincia : titolo però contrastatole con giustizia da quella di Nicomedia, che n’era la vera Metropoli. Il titolo di ΟΠΛΟΦΥΛΑΞ, da voi molto bene spiegato, dato ad Ercole in altra medaglia, è del tutto nuovo, o almeno non mi sovviene di averlo mai osservato nei libri degli antiquarj" ; "In un medaglione di Gordiano si trova dato a Marte l'aggiunto di ΟΠΛΟΦOPOY, cioè Armigero. Nell'indice del Comentario dello Spanemio sopra Callimaco, leggo alla V. Hercules: ΟΠΛΟΦΥΛΑΞ in antiquis nummis dictus p. 369. Cerco a tal facciata ; e nulla ci trovo, per esser fallata la citazione del numero nella tavola. Ora non ho tempo di rivoltar detto libro : ma intanto ho voluto avanzarvene l'avviso (la pagina corretta era la 232, ndr)" (Zeno 1752, vol. 2, lettre n° 260, p. 514-516; Zeno 1785, vol. 4, lettre n° 739, p. 243-245). +
Lettre du 22 mai 1728 (de Vienne): "Ho preso nell'altra mia per troppa fretta e per poca avvertenza un grossissimo granchio intorno il tempo, in cui vi fuissi battuto il ducato di Ruggieri, che fu Re di Napoli e di Sicilia, e Duca di Puglia. Allora vi dissi, che tal moneta fu fatta stampar da lui nel 1240. e dovea dirvi nel 1140. [...]" (Fondo Ashburnham, Ms. 1788, lettre n° 550, c. 257v; Tomassoni 2021a, p. 48; Tomassoni 2022b, p. 32). +
Lettre du 7 août 1728 (de Vienne): "Mi è stata recata a casa da un amico mio la scatoletta delle medaglie che mi avete inviate, accompagnate dall’involtino, dove era il Pescennio Vendicato, libricciuolo inettissimo, e che fa comparire maggiormente falso il medaglione di Parma. Non merita d’esser confutato, perchè da se si discredita. Ma che debbo dirvi delle medaglie, e come ringraziarvene ? L’ho trovate tutte assai ben conservate. Il Postumo piaciuto mi è sovra tutte, e l’ho posto vicino ad un altro, che solo aveva nella terza grandezza. Le sue medaglie in Italia e altrove son rare. In Francia solamente son comuni : io però nel mio Studio ne ho in tutte le grandezze di metallo ; undici in argento, ma in oro nessuno : può essere che me ne venga in progresso di tempo. Quest’ultima serie si va lentamente avanzando, sì perchè son rari gl’incontri, sì perchè è assai dispendiosa. Il Sig. Dorville (nb : d’Orville) è partito jeri di qui, e ha prese le sue mosse verso Lipsia e Dresda. Fra due mesi pensa di finire il suo viaggio, e di ripassarsene per qualche anno in Amsterdam, sua patria, ricco di belle cognizioni, e di rari acquisti, sì di libri, che di medaglie. Dimani partirà di qui per Gratz il Sig. Conte Guicciardi, Cavalier Modanese, mio buon amico ; e dopo essersi colà trattenuto otto o dieci giorni, verrà a Venezia, per poi di là ritornasene in patria. A lui ho consegnata una lettera diretta a voi insieme con una scatoletta, ove sono due medaglioncini che rimando al Ficoroni, cioè quello di Sabina Tranquillina di fabbrica Egizia, e l’altro di Tito con le due figure nel rovescio. Non gli ho presi, perchè non mi piacciono, che in mia frase è lo stesso che dire, perchè li giudico falsi. Quando gli avrete ricevuti, scrivetene in Roma allo stesso, aspettando da lui l’ordine per trasmetterglieli : ma capitandovi sicuro incontro, potrete valervene, e inviarli a dirittura o a lui, o al nostro P. Baldini, che con ogni affetto distintamente riverisco. Se in caso il Sig. Conte suddetto, con cui vi prego di esercitare tutta la vostra gentilezza, che sarà molto bene impiegata, partisse di costì senz’aver tempo di vedervi, mi ha detto che avria lasciata la lettera e la scatola al Sig. Giulio Tabacco, agente del Sig. Duca di Modana, a voi forse noto, ma certamente al Sig. Andrea ; onde con esso potrete far capo, e ripeterla da lui. Torno alle vostre medaglie. Quella piccolina Greca, che ha nel rovescio una lira con le lettere ΚΥΖΙ all’intorno, è battuta nella città di Cizico, dove Apollo avea culto. L’altra alquanta maggiore, che ha dall’una parte un tridente, e dall’altra un polpo, potrebbe essere di Siracusa ; ma non essendovi leggenda, non può dirsi questo accertatamente, e tanto più quanto al rovescio apparisce una Λ, se pure non è una A, la quale non entra nelle prime lettere della parola di Siracusa. La medaglia appartiene certamente a qualche città Greca marittima. Delle due medaglie Arabiche, ch’io non intendo, non ho nemmeno che dirvi : quella però che ha il lione radiato, è assai curiosa. Alcuni popoli orientali hanno un ciclo di XII. anni, ognuno de’ quali è denominato da un qualche animale : come per esempio l’anno del lione, l’anno del porco, del toro, ecc. Mi è venuto in pensiero, che questa esser possa una di sì fatte monete. La medaglia del Bembo con la figura nel rovescio del fiume giacente, esser dovrebbe negli scrigni, dove si conserva il Museo Morosini lasciato al Pubblico, e descritto dal Patini. Siccome io non l’ho mai visitato, così saper non posso il luogo preciso, dove e’ si conserva" (Zeno 1752, vol. 2, lettre n° 263, p. 520-522; Zeno 1785, vol. 4, lettre n° 742, p. 251-254; Tomassoni 2021a, p. 154; Tomassoni 2022b, p. 88).
Lettre du 3 septembre 1729 (de Vienne): "In essa, se pur giunge a tempo, ponete anche il libro Numismatico, che mi manda il P. Baldini, cui riverirete per mia parte" (Zeno 1752, vol. 2, lettre n° 268, p. 529-530; Zeno 1785, vol. 4, lettre n° 747, p. 263). +
Lettre du 19 novembre 1729 (de Vienne): “Poche cose ho da scrivervi, perchè molte ben presto avrò a dirvene. Io partirò a Dio piacendo, verso la fine della settimana ventura. […] Non posso significarvi le benigne espressioni, con cui le MM. LL. (Maestà Loro, ndr) mi hanno permesso di ripatriare, riservatami la facoltà del ritorno ad ogni loro comando. Il Metastasio è stato stabilito al servigio con l’annuo stipendio di tre milla fiorini ; e non credeste già in luogo mio, ma bensì in mio ajuto e solievo” (Zeno 1752, vol. 2, lettre n° 270, p. 531; Zeno 1785, vol. 4, lettre n° 749, p. 266; Tomassoni 2021a, p. 155; Tomassoni 2022b, p. 89). +
Lettre du 21 juin 1730 (de Modène): "Ho fatti sin ora in questo mio viaggio (Reggio, Parma, Bologna) alcuni acquisti di medaglie e di libri : ma questi si riducono a pochi, quelle sono in più numero, e anche più considerabili. Non vi potete figurare la scarsezza di buoni libri. In Parma non mi è riuscito di ritrovarne pur uno, e così ancora in Reggio" (Zeno 1752, vol. 2, lettre n° 273, p. 535; Zeno 1785, vol. 4, lettre n° 753, p. 272). +
Lettre du 9 janvier 1574 (de Montepulciano): "Serenissimo Gran Principe, La presente medaglia, sebbene è molto consumata e guasta dalla voracità del tempo e alla prima paia una medaglia roza di Iano, et indegna della sublime e giudiziosa vista di Vostra Altezza Serenissima, non di meno perché dal luogo dove è stata trovata e dall'autorità e fede di gravissimi autori antichi e moderni, io credo non sia di Iano e che il significato di essa faccia fede e convenga alle più utili cose della parte superiore della Vostra Toscana, ho pensato convenire al debito di buon servo presentarglene e insieme dirle quel significato che di essa credo [...]. Questa medaglia, adunque, è stata trovata nelle Chiani di Riguttino, contado d'Arezzo, in certo argine rilevato, che vi è per il mezzo. E perché Strabone, autore grave delli tempi d'Augusto, in nel Libbro V dice il fiume Chiane essere il terzo fiume navigabile, per quale si navigava infino nel Tevere con robbe della Toscana, et in nel Libro IIII dice che nella Toscana mediterranea e montana sono Arezzo, Chiusi e Perugia, alla beatitudine e felicità del paese de' quali se agiungono li laghi che producano ottimi pesci, ucelli palustri et assai cose per il vivere umano, quale si portono per li fiumi al Tevere per a Roma e Augusto Steuco nel suo Libro De restituenda navigatione Tiberis, dice che navigavono per il fiume Chiani in fino nel Tevere, Arezzo, Cortona, Chiuci [sic], Vetulonia e tutte l'altre città vicine e che il fiume delle Chiane per sostenere le barche non è manco atto, né mena manco acqua che la Nera. Io però mosso da tali autorità credo che detta medaglia, dove sono le dua figure che stanno appoggiate e tengono come un giglio sopra et in mezzo, una sia il simulacro del Tevere e l'altra del fiume Chiane e significhino con quel giglio in mezzo, ché per la navigazione e congiunzione di essi Hetruria floret, cioè che sia florida, felice e beata la Toscana, il che così anco espressamente espongono li sopradetti autori nelli sopradetti luoghi parlando di detto fiume. E non pare che si possa negar che le dette figure non significhino fiumi, si per il luogo dove è stata trovata la medaglia, si per essere dette dua figure in forma di uomini, appoggiati con lunga barba e capelli, in quale stato, tutti gli scrittori figurano li fiumi. L'altro lato di detta medaglia, dove è scritto Roma, per esser consumato non si può comprender bene quello sia e può parere una nave, in qual caso il significato saria che Roma avesse fatto detti dua fiumi così navigabili et anco può parere quello che li Romani chiamavano Fasces, che è il fasce delle verghe con la scure flagello e scettro regale e significa imperio et autorità di Roma e che mediante detto imperio et autorità siano congiunti e ridotti navigabili insieme detti fiumi e fatta florida e felice Toscana, imperò che li detti fasci li antichi del tempo di Iano, dal quale furno introdotti, li chiamavono Alba in lingua armena e poi li Romani li chiamavono Fasces imperii, siccome attesta Beroso Cald[eano] nel Libro V dell'Antich[ità]. Ora, Serenissimo Principe, perché per consenso di tutte le genti quelli principi hanno meritato divini onori, siccome Ercole e altri infiniti, quali hanno con sommo studio seccate paludi, drizzati fiumi, fatti ponti, umiliati e penetrati monti, fatti abitabili luoghi deserti e edificate città, per commodi publici e utilità delle provincie, e perché per somma providenzia e bontà di Dio dalla dedinazione dell'Imperio Romano in qua non mai è stato unito in altro Principe che in Vostra Altezza Serenissima, l'imperio di questa sua Toscana mediterranea e montana, dove sono XXXV miglia di Chiane, palude, da Chiusi a Arezzo e perché non manca altro alla perpetua gloria et eternità del nome del Serenissimo Gran Duca e di Vostra Altezza Serenissima, che con somma felicità di detta sua provincia e populi, ritornar fiume navigabile detto Chiane e tor via la perpetua inondazione e malignità della larghezza della palude e acquistar e render sano e fruttifero tanto paese, che sempre sarà atto nutrire abundantemente tutta la Toscana et ancora altra provincia. Oggi, essendo noto a Vostra Altezza Serenissima per autorità di così gravi autori e della detta medaglia, che la Chiane sia stato fiume navigabile e di presente anco mostrandolo il fatto stesso delle barche, che portano per la Chiane otto o dieci cavalli da una ripa all'altra, per li canali che sono fatti atraverso dalle comunità vicine, per le melme tagliate chiamandoli porti, quali melme sono sopra l'acqua una coperta di terra piena di giunchi, canne e arbori palustri, che come isole mobili stanno e si alzano e abbassano sopra detta acqua e sono grosse al più un braccio, con teste et intricate di radiche e sostengano chi vi va sopra e sono facilissime a tagliare e con pochissima spesa vi si fanno canali anco dalli pescatori; et essendo che, siccome detti canali o porti, sono fatti attraverso, tagliando le melme in larghezza di 15 o 20 braccia con pochissima spesa e fatica di povere communità e di pescatori e si navigono d'ogni tempo, quando Vostra Altezza Serenissima ne facesse lei fare uno per utile e commodità universale per la lunghezza delle Chiane, dalli ponti d' Arezzo per fino a Chiuci, che sono miglia 35 di paludi, oltre che detta Chiane e paese si ridurria tutto navigabile come prima e tutta la Valdichiana con molta felicità aria commercio insieme e per barche potria portar grani e altre biade e vini per fino al Bastardo, vicino a Fiorenza 36 miglia, facendo abundanza infinita alla città. Ancora detto canale terria aperto e libero il passo all'acqua, che non si potria alzare più che come nel tempo di state, perché quella che piovessi l'inverno così non saria più attraversata né intricata, né tenuta in collo dalle melme, quali coprono e sempre s'alzano sopra l'acqua a tutta la Chiana e le molte materie che hanno sotto attaccate e attraversate dalle radiche, non lassono che l'acqua possa calare a rivo overo letto del fiume, dove è l'esito di detta Chiane. Ho preso ardire oltra la dichiarazione di detta medaglia, poiché è anco secondo la professione de' legisti tractar di fiumi, inondazioni, acquisti e navigazioni, de' quali sono pieni li libbri di legge e Beroso ne fa trattati. Ho preso ardire, dico con ogni reverenzia, anco dirli con questa mia quel tanto che ho pensato poter essere in tal materia benefizio imortale di questa sua Toscana, utile et abundanzia della sua città di Fiorenza e gloria perpetua e eterna al gran nome di Vostra Altezza Serenissima, alla quale prego Dio dia ogni felice contento." (Firenze, Archivio di Stato, MP 596, c. 357; Barocchi - Gaeta Bertelà 1993, p. 61-63, num. 58).
Imperatorum romanorum numismata etc. ab A. Occone olim congesta, jam illustrata a Fr. Mediobarbo Birago, curante P. Argelato. Mediolani, ex aedibus societatis Palatinae, 1730. Exemplaire enrichi de quelques notes autographes de A. Gronovius (Van Damme 1807, p. 108, n° 671). +
Lettre du 10 septembre 1753 ( ?) : « J’apprends dans le moment que M. de Boze est mort ce matin à onze heures. Cette perte ne peut être mieux remplacée par rapport à la place de commis à la garde des médailles du Cabinet du roi que par M. l’abbé Barthélemy qui depuis près de huit ans a travaillé à ce département sous les ordres de M. de Boze ; je réponds de sa probité, et je me joins au public pour vous répondre de ses talents dont vous avez eu des preuves en plusieurs occasions ; il serait inutile de vous répéter ce que j’ai eu l’honneur de vous en dire, puisque vous ne perdez jamais de vue ce qui peut faire honneur aux lettres » (Paris, BnF, Man., AR 43, III, f° 67 ; Sarmant 1994, p. 191, note 68). +
-Lettre du 31 février 1776 (du Caire) : « 1773. Pat. Med.
April 28. History of the revolutions of Egypt under the Bashas, from A. H. 1099 to 1168, 1 45
May 5. Two volumes in fol. history of the conquest of Egypt by the Arabs, 18 0
Third volume of ditto copied, papers, &c. ... 10 23
June 5. One vol. 4to, History of Antar Ibn Shedad, . . 4 17
22. Two ditto. History of the conquest of Egypt and Syria by Wakedi, 10 45
One, in folio, history of Noureddin and Saladin, 13 0
20. One gold medal of Ptolemy XII, brother of Cleopatra, 17 0
One ditto of Ptolemy Philopator, 19 22
Aug. 11. One vol. 4to. History of Yemen, 2 45
10. One vol. 4to. Treatise ou Pilgrimage to Mecca, . 1 45
One vol. 4to. Explanation of dreams by Artemidorus, 3 45
31. One gold medal of Ptolemy XI 18 0
Aug. 13. One ditto, Arsinoe of Philopator, 18 8
Sept. 6. Two vols. fol. History of Mahomet, 24 0
17. The Koran, 1 vol. fol 15 0
Oct. 8. One vol. fol. Persian Poems of Navesi, .... 4 0
One vol. 4to. Commentary on the duties of a writer, 2 70
Macrizi's topographical history of Egypt, 3 vols. 4to. 17 0
(Murray 1808, p. 363-364). +
14 Nov. 1575 (from Liège): “S. P. Orteli amice itegerrime. Quod hactenus litteris tuis non responderim negoti que tam intra quam extra civitatem Capituli nostri ac privato nomine occurrerunt in causa fuerunt. Maximus interim gratias pro nummo Metelliburgico. Mitto Maximillianum cum Frederico, eum qualis est aequo animo accipies. Expectabamus accurationem Itinerarii vestri descriptionem. Et an preter nummos aliquid aliud adnotassetis. Casu nuper nactus sum nummum Antoniae Augustae matris Claudiae aug. cum postica inscriptiones SACERDOS DIVI AVGVSTI ? Cuius sacerdotij in Romanis inscriptionibus mentio. Quae Antonia cupidinem mihi iniecit Augustarum colligendarum quas hactenus neglexi quod desperarem maxime concupitas nancisci posse. Postquam spes facta est statui et harum seriem quantum licebit conquirere. Si itaque in eo mihi operam tuam citra tuum incommodum prestare poteris facies mihi rem longe gratissimam; praetium liberaliter restituturus. Sabinas Crispinas Plautillas sprevi hactenus, uti et nuper Salustiam a te mihi oblatam, eas cum offerentur coempturus. Heraclium nostrum scribis ad amico tuo posse premi ut cusus videri possit, non tamen e plumbo an ex argento. Vellem si permitterent et aura et tempor semel ad vos excurrere, quod proximo ere Deo volente futurum spero. Theatra tua hic non prostant aut valde raro eaque fere picturis adumbrata, que minus mihi placent. Cuperem itaque eorum exemplar unum per te mihi mitti praetiumque adscribi primo nuntio per me mittendum” (Den Haag, Koninklijke Bibliotheek, MS 79 C 4 (042), f° 233; Hessels 1887, no. 61, p. 137-138). +
Says that Clark has acquired a collection of coins and medals in Paris. +
'Our new Industrious and Ingenious Librarian [Francis Wise] ... He has also repaired Frekes Cabinet of Coines, and digested them into a better.' (BL, Harley MS 3778, f.61; Burnett 2020b, p. 422 n. 354) +
'Your account from Dr. Sherard about our coyns was very afflicting to me; ... I have here inclosed a new list of coyns, given us, not here before, lately found about Exeter; so that, sometime or other, we shall be ready to publish a Museum.'
(Turner 1835, pp. 141-4 Letter 59; Burnett 2020b, pp. 433 n. 426, 1224 n. 390) +
-Lettre du 31 oct. 1589 (de Prague) : il Duca aveva in passato cercato di comprare le monete di Strada, evidentemente senza riuscirvi, per cui il corrispondente si offre di combinare l’affare con gli eredi ed invia assieme alla lettera « la nota della qualità et grandezza, tanto delle medaglie, quanto de’medglioni » ; nelle minte e nel carteggio restituito del Duca e del suo segretario Laderchi non si trova traccia di questa proposta, su cui Gerladini aveva chiesto risposta in tempi brevi « per non tener a bada costoro senza speranza di conclusione » (Modena, ASMo, ASE, Cancellaria Ducale, Ambasciatori, Germania, b. 48 ; Missere Fontana 1995, p. 226, note 71). +