Grand document
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A
Lettre du 20 juin 1559 (de Messine): "Di medaglie hò avuto due d'argento, le quali hò molto care, un Hieronymo Rè di Siracusa il cui ritratto l'ho in altre medaglie in Roma, ma senza nome. Le lettere dicono: IEPONYMOY. BAΣIΛEΩΣ. KI. Quel KI. è contrasegno della Zecca, ovvero nome della terra Cithara, ò altra dove fù battuta. Hà di roverso un Fulmine molto bello. Fu questo l'ultimo Rè del tempo di M. Marcello. L'altra medaglia è d'un Rè de' Goti che non so in qual tempo fosse. DN. REX.CVNTHA. NVNDV. queste sono le primizie di Sicilia, come havrò altro di buono vi darò avviso" ; "Post scripta. Delle Historie di Sicilia si cava interpretazione di alcune medaglie, verbi gratia MEΣΣENIΩN. Quadriga & Lepus ab Anaxila, qui Messanam condidit, & Leporem en Italia in Siciliam primus intulit, & in Olympiis quadriga vicit Aristoteles lib. 3. Rhet. Pollux lib. V. Idem in Rhegynorum mammis, quod utriusque Civitatis Tyrannus fuit. Per le medaglie d'oro colla testa di Apolline, e colla Tripode nelle monete Siracusane, si trova in Pausania lib. V. & in Plutarco e Strabone come Archia fondò Siracusa, & al medesimo tempo Miscello fondò Crotone, & hebbero per Oracolo Delfico, che Siracusa saria ricca Città, e l'altra più sana, le parole dell'Oracolo recita Pausania, e di quelle di Crotone Strabone, come un'altra volta scrissi; e tornando al Lepore forse che nelle medaglie de Locrensi si vede l'Aquila col Lepore per dimostrar qualche vittoria de Locresi contro i Messanesi. Io hebbi in Roma credo dal Card. Vitelli una medaglia di Taurominio, ovvero d'altra Città di Sicilia con la testa di Apolline, & il cognome Archagete, si trova in Tucid. lib. VI. & Appian. lib. V. Græcorum primi Chalcidenses ex Euboea in Siciliam transeuntes cum Theocle Naxum Coloniam deduxere & Aram Apollini Archagetæ statuerunt. V. S. veda se questi Autori dicono questo, perche io lo cavo da altri; è bello che tengono quà due teste in gran venerazione l'una come di Scipione, l'altra come di Annibale, & il Vice Rè le fece cavar di getto, e subito le riconobbi esser l'una Adriano Imp. l'altra L. Vero fratello di Marco" (Agustin 1772, Opera Omnia, vol. VII, Lettre XIII, p. 240).
Lettre du 22 juillet 1559 (de Messine): “M. Fulvio singolarissimo e carissimo. Non spenderò parole in rispondere alle vostre delli XVII. di Giugno e VII. di Luglio, ne dirò del Festo altro, se non che trovo alcuni errori , e che bisognerà riscontrarlo un’altra volta con l’originale, il quale bisognerà ricuperarlo da M. Carlo al quale resto però obligato assai per la fatica usata. Alle medaglie hò visto qui cose stupende delle Greche mai viste, delle quali cè un Sonatore di Liuto di esse innamorato, anzi pazzo, e spende le centinara di scudi, & ha cose rarissime. Pigliate le poste per venirle à vedere, farommi dar la lista à bell’agio. Hora dirò di quelle che hò avute, due d’argento assai belle l’una didrachma di una testa di Jove di mezzo rilievo mirabile con lettere ΖΕΥΣ benche non sia simile alli altri, di roverso una donna che sede in un’ara quadrata con un Caduceo in mano ΕΙΡΗΝΗ e poi ΛΟΚΡΩΝ. L’altra tetradrachma con una testa di Lione, ovvero una maschera di Lione stupenda, e dietro una testa di donna ΡΙΓΙΝΩΝ. Di bronzo hò havute molte, parte come quelle che hò in Roma, parte d’altre. ΙΕΡΩΝΟΣ di due sorti col ritratto, e la statua Equestre dietro. Altra la testa di Jove con il Tridente fra due Delfini. ΙΕΡΩΝYΜΟΥ ΒΑΣΙΛΕΩΣ, il ritratto col fulmine di roverso, questa hò in argento & in bronzo bella. ΑΓΑΘΟΚΛΕΟΣ ΒΑΣΙΛΕΟΣ. Una testa di donna colla faretra di Diana ΣΩΤΕΙΡΑ dietro d’un ΛΕΟΣ. Un Alessandro coll’exuvie di Lione in testa, e dietro una Minerva minante come dice Festo. ΜΑΜΕΡΤΙΝΩΝ. che è la Città dove son hora in varie sorti. Una la testa di Giove, con roverso di un Soldato che combatte di scuto e lancia, l’interpretazione è chiara che sia Marte detto Mamerte, del quale presero il nome costoro, come dice Festo copiosamente. La seconda di un giovane laureato la testa con lettere ΑΡΕΩΣ. di roverso un’Aquila sopra un fulmine. La terza una testa simile con roverso d’un Toro bravo. La quarta simil testa con roverso d’un Giovane che mena un Cavallo, tutte hanno un Π. come che Polluce fosse come credo al manco costui del Cavallo. PHΓΙΝΩΝ oltre di quella d’argento, un’altra di bronzo simile, e la terza di simil testa di Lione, e dietro una Lira; la quarta due teste di giovani pileati con due stelle di Castori col roverso un huomo nudo con un scettro in mano longo nella sinistra, e nella destra un uccello; la quinta una testa di Giove con una donna in piede, con una patera ovvero scudella nella destra di roverso; la sesta una testa di Jano con roverso di Jove in sedia appoggiato ad un scettro con un Π. appresso; la settima una testa di una donna ovvero d’un Apolline con roverso di un Tripode; l’ottava di una bella donna con li capelli nodati dietro come di Venere col roverso di un’altra donna in sedia con un scettro à traverso tenuto con un Π. ΣΥΡΑΚΟΣΙΩΝ. La prima una testa di Giove bellissima, ma dissimile d’altri con queste lettere ΖΕΥΣ ΕΛΕΥΘΕΡΙΟΣ. dietro un fulmine con un uccello piccolo. La seconda di una donna bella la testa coronata di foglie di canna, con un Toro di roverso. La terza una testa galeata come di Minerva, di roverso un Cavallo marino detto pistrice. La quarta una testa di donna in treccie, ovvero un Apolline con un Pegaso di roverso. La quinta una testa di giovane coronato di lauro con un Trofeo dietro, e di roverso un’AquiIa sopra con fulmine, in altra con un Cornucopia. La sesta la testa di Minerva galeata, e di roverso due Delfini hanno in mezzo una stella. La settima la testa di Giove, e nel roverso una donna a sedere. L’ottava simil testa, e dietro una donna in piè appoggiata ad un scettro. TAYPOMENΙTAN. La prima d’una testa di donna con roverso d’un Toro pacifico. La seconda simil testa e di roverso un Soldato appoggiato ad un’hasta ò scettro con una patera nella destra. La terza una testa di Giove con roverso di una donna in piè, con una Vittoria nella destra. La quarta una testa di donna laureata, ovvero di Apolline, con roverso d’un Tripode. La quinta simil testa e nel roverso una lira. KENTOPΙΠΙΝΩΝ. La prima una testa di donna laureata, e dietro un Citaredo. La seconda simil testa, e di roverso una lira. ΛΕΟΝΤΙΝΩΝ. La prima una testa di donna, e dietro un Lione mansueto. La seconda simil testa, e dietro mezzo Lione fiero. ΚΑΤAΝΑΙΩΝ. una testa di Ammone cornuto, e nel roverso una donna con le bilance nella destra AΙTNA. una testa di donna, e nel roverso un cornucopia & un gubernaculo. ΛΟΥΚΑΝΟ. una testa di Soldato barbato con un Pegaso nella galea, con roverso di Minerva in piede con galea, clipeo, & hasta ΒΡΕΤΤΙΩΝ. Una testa di donna la quale è coperta con un cancro, con roverso d’un altro cancro. La seconda una testa di Soldato come quella de Lucani con roverso di una Vittoria che corona un Trofeo. Medaglie di Cartagine, la prima un arbore di Palma con frutti, e di roverso una testa di Cavallo. La seconda una testa di donna coronata di foglie di canna, e di roverso un Cavallo avanti un’arbore di palma. La terza simil testa di donna, e nel roverso una testa e collo di Cavallo. La quarta simil testa, e dietro tutto un Cavallo. Un altra medaglia hà una testa di huomo barbato, & un’altra di donna, e nel roverso un uomo nudo appoggiato ad una colonna con un ramo in mano, e di sotto un modio con lettere ΚΑ...Un altra medaglia con una testa di donna velata, e sopra la testa una colonna piccola, e nel roverso una Diana con una face nella destra, e nella sinistra un scettro, ovvero hasta, & un cane in due piedi che li fa carezze, con queste lettere ΣΥBA..MEΣΑΛΑΣ. Hò molte altre senza lettere, le quali lascierò hora per esser alcune fruste, & aspetterò di haverle intiere, e con lettere. Parmi che vi hò straccato, ma non forse saziato, per un principio parmi che non hò perso li passi. Quel luogo di Orazio ad Numonium Vaalam, mi piace con aggiunger che li antichi duplicavano le vocali longhe, come dicono alcuni antichi grammatici, & habbiamo chiaro esempio nelle medaglie di Sylla Feelix, & altre parole sono nelle tavole delle leggi di Crepanica, e di Genova, così credo si dicesse Vala, come scrive Orazio, ma per esser l’A longo, è nella medaglia duplicato ΑΑ. Hæc hactenus. Addio. In Messina alli XXII. Luglio MDLIX.” (Agustin 1772, Opera Omnia, vol. VII, Lettre XIV, p. 241-242).
Lettre du 17 octobre 1559 (de Messine): "(...) hò piacere del Tudesco tanto ricco di ritratti di medaglie, desiderava saper il nome. Al mio Mastro di Casa scrivo che lassi vedere à V. S. & à lui insieme quanto si trova nel mio povero Tesoro. (...) Da Messina alli XVII. di Ottobre MDLIX” (Agustin 1772, Opera Omnia, vol. VII, Lettre XV, p. 242). +
Lettre du 2 décembre 1559 (de Palerme): "Magn. Sig. Fulvio. Hò guadagnato molte medaglie Greche, & hò raddoppiato molte per donar à V. S. (ad antidora) di bellissimi mastri, e di gran varietà; è vero che sono di bronzo e non di argento & oro, pazienza. Delle Consulari, e perche non Civiche? Hò havute due, una di una Musa che sona la Lyra ò Cithara, credo simile à quella mezzo rotta che hò in Roma; hà il plettro nella destra, e la lyra tiene nella sinistra, e non hà appoggio di colonna come un’altra che hò io qua ancora. Un’altra medaglia non più vista da me che mi ricordi di P. CRASSO PRO. PR. da un lato con una vittoria che porta un Caduceo nella destra, e nella sinistra una ruota, e di roverso Q. METELLO con certe lettere che non posso interpretare. E' una figura di una Donna che hà un freno in mano, e nella testa un canestro ò capitello di colonna: forse è Nemesi descritta da Pausania, e l’altra Vittoria felice e veloce. Le lettere sono da un canto P. CRASSVS. PRO. PR. Dall’altro Q. METEL. TI. dal lato sinistro, e dal destro PIO. IMP. e sopra la mia Nemesi G. T. A. per dire qualchecosa quel TI. potria essere errore per fare SCI. e saria Q. Metello Scipione, ovvero Q. F. Pio Imp. Se havete visto altra simile vedete come stanno queste lettere, perche questa medaglia è alquanto frusta di questo lato. Quel G. T. A. interpreto hora (ma non mi piace troppo) Genius totius Asiæ ovvero Africæ. Item una medaglia Greca di bronzo, da un lato la testa di Diana, dall’altro un Porco cinghiale con queste lettere ΦΙΝΤΙΑ ΒΑΣΙΛΕΩΣ. Desidero sapere chi fu questo Rè, e se per qualche diversità d idioma potria essere Pittias, del cui nome fu una Città in Sicilia (hora detta Pittinco) appresso Plinio. Vedete Stefano che dice, & altri, che io sono quà senza libri, & il vostro e nostro Onomastico. Hò gran piacere d’intendere che le mie medaglie piaceno à quel Gentilhuomo Todesco. Di quà hò trovato Tetrico Juniore Imp. medaglia non vista da me prima, e Michele Costantino e Teofilo in oro, & alcune altre che non haveva Latine e Greche. De his hactemus. (...) In Palermo à II. di Decembre MDLIX” (Agustin 1772, Opera Omnia, vol. VII, Lettre XVII, p. 242).
Lettre du 28 janvier 1560 (de Palerme): “Molto Magnifico Sig. Per varie occupazioni non risposi a V. S. avendomi colla sua di XXVIII. dato buone nove del nostro Faerno, e delle Medaglie d’Iside e di Fintia in Pausania che mi è molto a caro, al manco vedremo in stampa tutte quelle belle cose del nostro Faerno, & esso darà la mano alli amici dalle fenestre del Palazzo, & la Biblioteca Vaticana non mancarà a tutte l’hore, ma dubito che farà il sordo spesso etiam alli amicissimi, purche non faccia il muto si può comportare, egli mi invita al venire quanto più presto possa, & altri parlorono à S. Santità di mè, la quale si degnò con un’onoratissimo breve richiarmarmi, e parvemi veder quella legge colla quale fu revocato di esilio M. Tullio. Io andarò molto presto, e penso che sarà questo Pontificato molto buono per Letterati. Quanto alle Medaglie hò fatto guadagno di tre che non haveva, e le due desiderava molto, almanco l’una avrei comparata sei scudi, & è di quel Palikano con le rostra, à tergo Libertas. Fu costui Tribuno, e ridusse la Tribunicia potestà tolta da Sylla, come si vede in Valerio Massimo, Asconio Pediano, & in Sallustio, e con ragione è la libertà e li rostri, perche non havevano libertà d’ascendere nelli rostri li Tribuni per far Leggi, ne per rogar il Popolo di cosa veruna dopo la Legge di Sylla. Ma dal Tribunato di costui col ajuto di CN. Pompejo, e di Crasso fu ridotta, e quella Legge rivocata. La seconda Medaglia è della Venazione di Regulo con la testa sua simile ad un’altra che hò in Roma di altro rovescio forse di Livinejo Regulo, ma credo la testa d’Attilio Regulo antico, sebben per adozzione era d’altra famiglia. La Venazione è bella di tre fiere, e due Combattenti. La terza hà d’un canto la testa di Nettuno, e d’altro un Trofeo & un Capitano con queste lettere MARCVS IMP. Non so chi fosse costui, forse fu Pompejano Capitano nelle guerre civili de i Figliuoli di Pompejo, vedete se nelli commentarii di Cesare si fa menzione d’alcun nome simile. Il resto verderemo e goderemo questo Marzo ò Aprile. (...) In Palermo à XXVIII. di Gennaro MDLX” (Agustin, Opera omnia, VII, 1772, p. 243, lettre XIX).
Lettre du 3 juin 1560: "In una di argento di quatro drachme vel circa è un Hercule nudo con una clava nella destra con la quale alta percuote, et con la sinistra tiene un toro per il corno destro con certe lettere fugite. Ha di roverso un altro Hercule nudo sacrificante overo thurificante perche colla destra vuota una patera sopra un altare, il quale altare è circundato di un serpe, colla sinistra Hercule tiene la clava appogiata in terra et dietro lui una gru overo altro uccello. Le lettere sono guaste, ma simile a queste ΗΥΨΙΑΣ. Desidero saper se v(ostra) s(ignoria) ha visto altra simile, et con quali lettere, et interpretatione. Ho in bronzo un'altra medaglia della quale penso haver trovato una bella interpretatione, benche essa non è bella, ma brutta, et mal conservata. Di un canto è la testa di una donna piu honesta che bella, dellaltro canto doi giovani portano due persone sopra li humeri. Io credo che sia moneta di Catania, et la testa della Pieta, li duoi giuovani quelli duoi fratelli che portarono suoi padre et madre fuora della terra in un incendio de quali fa mentione Pausania lib. IX et Vergilio overo altro auttore nel Aetna alla fine: Namq(ue) optima proles Amphion fraterq(ue) pari sub munere fortes etc. Credo nelli nomi fussi varieta fra li historici. V(ostra) s(ignoria) mi fara gratia di chiarirsi et con medaglie et con libri, se sono fuor di strada, overo in essa. Tra le medaglie di Syracusani ho alcune con una testa come di Giove ma molto piu bella, che le ordinarie con queste lettere ΖΕΥΣ. ΕΛΕΥΘΕΡΙΟΣ. Daltra parte è un fulmine. Penso che si trova in Aristotele lib. V Politic. che morto Hierone li Syracusani fecero una statua d'oro a questo Jove per esserli tolta la servitu delli delatori del tyranno. Cosi interpreto unaltra con queste lettere nella testa ΔΙΟΣ. ΕΛΕΥΘΕΡΙΟΥ. et dietro una acquila con un fulmine ΣΥΡΑΚΟΣΙΩΝ. Et un altra con la testa di Diana ΣΩΤΕΙΡΑ, et con un fulmine di roverso volendo dire che Diana et Jove li havesse liberato, et che Diana fosse suo nume tutelare di Syracusani : credo che lo dica Diodoro Siculo lib. VI, dove dice delli pesci della fontana di Arethusa sacri a Diana, et della isola Ortygia, la quale era una parte della citta di Syracuse appresso Cicerone, Vergilio et Livio et altri. Questi pesci credo che siano quelli istessi, che si vedono nelle belle medaglie Syracusane di argento, a torno di una testa di donna con la quadriga di roverso. Silio Italico lib. XIV. Hic Arethusa suum piscoso fonte receptat Alphaeum sacrae portantem signa coronae . Et perche ho una medaglia et forse piu (per parlar piu a gusto di v(ostra) s(ignoria) dove è una testa di una bella donna coronata di foglie di canna con un toro di roverso con duoi pesci ΣΥΡΑΚΟΣΙΩΝ, havendo letto che li fiumi si facevano come tori, nella fabula di Acheloo et Hercule, et altrove, sono in pensiero che sia la testa di Arethusa et il toro Alpheo piscoso. Non voglio tacer un'altra fantasia de altre medaglie pur Syracusane con un Pegaso di roverso le quali in argento et in rame si trovano molte in Roma, et qua. Et io seguendo Julio Polluce quelle che non haveano lettere le interpretava medaglie di Corintho. Hora vedo che Bellerophonte et altri Corinthii vennero con Archia, et fundarono Syracuse come trovo scritto da un historico moderno il quale cita Thucyd(ide) lib. VI, Strabone lib. VIII, Dionys(io) Halicar(naso) lib. I. et al interprete di Theocrito, ma non dice dove. V(ostra) s(ignoria) mi faccia gratia di vederlo dove parla Theocrito di Bellerophonte . Questo Archia dicono che fossi delli descendenti di Alcaeo figluolo di Hercule, et per questo penso che in alcune medaglie di Syracuse si trova una testa di un giovane con le exuvie di Hercule La qual testa io credeva che fosse di Alexandro ." (Vat. Lat. 4104, f. 327; Carbonell i Manils 1991, pp. 423-432)
Lettre du 20 juillet 1560 (de Palerme): "Molto Magnifico Sig. Senza perder tempo in altro hò avute le Medaglie seguenti; una piccola come un obolo, da un canto una testa di Giove con un canestro sopra, che alcuni cono sia di Giove Capitolino, & io per questa potrò interpretar le altre, perche si leggono attorno queste lettere DEO. SANCTO. SARAPIDI. Nel roverso un fiume à giacere sорга un mostro di Nilo con un arundine, ovvero papiro nella destra, e nell’altra un Cornucopia соn queste lettere attorno DEO. SANCTO. NILO. Di sotto si legge ALE che significa esser battuta in Alessandria, e forse nel tempo di Juliano Apostata. Un’altra in argento piccola come un Sestertio, ma di mastro eccellente; una testa di Giovane effeminato coronato di Edera (Bacco senza dubbio) di roverso un Satiro perfettissimo che sede con un Thyrso nella destra, e nell’altra un Scypho ansaro molto bello alzato con lettere NAΞΙΟΝ III di bronzo. Un fiume che giace con l’urna nella sinistra & un Cornucopia alzato nell’altra. A tergo due pilei con due stelle sopra, & in mezzo una noctua con queste lettere ΣΩ per dire ΣΩΤΕΙΡΑ riferendosi à Minerva, come li pilei à Castore e Polluce. Al basso di ogni cosa sono queste lettere ΚΑΤΑΝΑΙΟΝ. II fiume di Catania si dice Acis tanto celebrato da Poeti nella Favola di Polifemo. Cicerone dice Catina, li Greci Catana. IV. Un corvo, ovvero un Aquila & un ramo di lauro da un canto, dall’altro una Croce dentro un circolo con queste lettere ΑΓΥΡΙΝΑΙΟΝ. Fu Tiranno di Agira cacciato da Fimoleonte Apolloniades, come penso che scriva Plutarco, forse à questo nome allude il Corvo & il Lauro dicati ad Apolline. V. Un Sestertio con una bella testa di Donna vergine con un pesce dietro, e lettere attorno ΣΥΡΑΚΟΣΙΩΝ. forse Arethusa. A tergo un Polypo ben fatto. VI. Un altra testa di Donna [Cerere S.] coronata di spiche, e nel roverso due spiche, che fanno un altra Corona, & in mezzo le lettere predette ΣΥΡΑΚΟΣΙΩΝ. VII. Altra simil testa, ma nel roverso una spica fertilissima con lettere ΓΕΛΩΩΝ. da Gela Città di Sicilia fertile di grano. VIII. Un altro Sestertio con mezzo corpo d’un Minotauro con lettere sорга ΓΕΛΑΣ. A tergo un Uomo clipeato à cavallo. Tucidide lib. VI. dice che Eutimo Cretense con certi di Rhodo & di Creta edificoro Gela. Che li Cretensi portassero l’insegna del Minotauro è verisimile, e l’altro siа una statua equestre data al Fondatore. Ho un’altra di bronzo con tutto il Toro, & una testa di una furia. IX. Una testa di Giove ΔΙΟΣ & un fulmine di roverso ΛΟΚΡΩΝ. X. Un foglio solo d'Edera, e di roverso un Cavallo senza lettere. Non sò che Poeta dice che il vino serve di Cavallo alli Poeti. Hora vengo alla lettera della S. V. delli XXI. di Giugno dolcissima e dottissima. Anderò volentieri à Roma per vedervi, e le vostre ricchezze, per intender le lettere della medaglia di Acheloo; aspettaremo che si trovi alcun altra medaglia. Il luogo di Teocrito mi piacque per intender quelli Pegasi di Siracusa. Quella vostra ΠΑΝΟΡΜΙΤΑΝ non si trova ne in questa Città, ne in quest’Isola, che io sappia. Quelle di Antioco sono belle, e quella interpretazione τύρω ἱερας ἀσυδω non mi dispiace; ma l’Homero passa tutte. Le Medaglie Garrafelche desidero saper dove andaranno. Vorrei che il Faerno si impadronisse di esse. VS. si degni conservarmi in grazia di Monsignore Illustrissimo suo, e delli Amici, e stia sano. Di Palermo alli XX. di Luglio MDLX" (Agustin 1772, Opera Omnia, vol. VII, Lettre XX, p. 243-244).
Lettre du 21 août 1561 (de Rome): “M. Alessandro Corvino mi hà fatto havere tre medaglie di bronzo Greche di Imperatori bassi, ma di Città rare. ΖΕΥΓΜΑΤΕΩΝ. con un tempio sopra un monte con scale e muraglie attorno, & un Cane ò Lepore marino. Un altra con queste lettere ΠHΓΑΙ con una Donna che giace appresso una fontana con una spica in mano & un Cornucopia. Stefano interpreta di ΠHΓΑΤΟΙ e l’altra di ΖΕΥΓΜΑ. La terza dice ΠEPΓAIΩΝ. & hà un altare ovvero tavola con tre Urne sopra. Le hò care, benche non le intenda, per sua rarità e per essermi donate. La mano dell’Illustrissimo, e state sano. Da Roma alli XXI. di Agosto del LXI” (Agustin 1772, Opera Omnia, vol. VII, Lettre XXIII, p. 244-245). +
Lettre du 1 octobre 1561 (de Venise): "Molto Magn. Sig. Questa lettera sarà tutta in materia di Medaglie. In Bologna mi visitò il Conte Sertorio amico di V. S. e mostrommi alcune medaglie buone d’argento, & oro. La più buona era di una testa di Ercole & il roverso di una donna ignuda posta a sedere sopra l’exequie di Ercole con lettere ΤΡΑΧΙΝΙΩΝ. Credo fossi Dianira, e quella terra è nota nelle Tragedie & nelle Tusculane di Cicerone, dove morì Ercole; è d’oro di quattro, ò cinque scudi di peso, e vale cinquanta. Viddi una medaglietta di argento con la testa galeata simile in faccia a Trajano con lettere COCLES, ed all’altra parte li due castori a cavallo con le lanze, e di sotto una testa galeata con lettere, che dimostrano esser restituita da Trajano; è antica, e ben conservata. Viddi una Musa di quelle che ci mancano, che sviluppa un libro. Penso che sia Clio, benchè mi pare haver visto la testa, che ha due volumi posti come X dietro, e credo sia quella mezza mia, se ve ricordate. Item viddi un HISPANIA. testa di donna con due dardi, ed un brochiero, & non sò che roverso con lettere di GALBA. IMP. Viddi un Catone alquanto suspetto, pure è bello con li capelli cirrati, e senza barba, come si vede nelle medaglie di C. CATO, ma più vecchio con roverso di un Elefante, e di un pileo. Credo che la testa sia fatta per il vecchio Catone, & il resto per l’Uticense, il quale in Africa difendeva la libertà Romana, & allora potria esser battuta quella moneta. Viddi molte medaglie d’oro d’Imperatori, e mostrava esser cupido d’altre, & io li preghai, che mi facesse una copia o gettito di quelle tre medaglie Consulari, e mi promise di farlo. Pure vedete se in baratto si potranno havere, è cortese gentilhuomo. In Venezia hò visto le medaglie Greche di M. Andrea Lauredano. Hà infinite, e molte belle, e molte duplicate di quelle, che non havemo, & è operæ pretio che cercate commodità di venire a vederle, e barattar seco. Il vostro Piero Luigi lo assassina con mille modi. Ha molti di quelli Rè di Asia, Siria, e Macedonia di ritratti assai belle e varie, pure li mancano assai di quelle che havemo. Le latine vedrò avanti che finisca questa, come penso. Hà un corno di Rhinoceronte, molti denti di Elefanti, e corni di Alicorno, e Porcellane, Crocodili, Teste, Vasi, Statue varie, e belle, e brutte ancora, e qualche Iscrizzione Greca buona, & è un galanthuomo in mostrarle, e conservarle. Hà certi fogli di Papiro con lettere e pitture Egizzie non viste da me. Hà Camei, & intagli assai belli & altre cose. Hò comparato per XII. (scudi). le medaglie infrascritte. Un Pompejo col roverso intiero delle tre statue intiere, & appunto quali mi imaginai, che vale un Tesoro. Un Calligola col roverso di Augusto con lettere latine di argento rarissimo, e ben conservato. Due Augusti di argento perfettissimi con roversi l’uno d’Egitto Capra col Crocodilo, e l’altro di SIGNIS RECEPTIS. con un soldato signifero bellissimo. Un Tiberio di argento con roverso di un Trionfo cosa rara. Un Tito con l’ancora, e delfino. Un altro con un Tripode, e un pesce. Un Imperatore Magn. Maximo raro. Una bella medaglia pur d’argento con una testa d’una donna con un T. dietro, e d’altro lato un gran Cornucopia dentro una corona di oliva con lettere EX. SC. Una brutta di Catone con lettere M. CATO PRO. PR. col roverso di VICTRIX sotto una Vittoria che sede. Queste sono le Latine, vengo alle Greche. Una di dragma bella con una testa di Cerere in faccia bella col roverso di Nettuno nudo col tridente, e pesce con lettere ΒΟΙΩΤΩΝ, e dentro ΔΞ & un Clipeo. Un altra con una Cicada ò vero Ape grande con lettere ΕΦ. non so se è delli Efesii col roverso d’un Cervo avanti un arbore di palma con lettere ΖΩΠΥΡΟΣ. Una drachma con una bella testa di donna coronata di pampani simile alla vostra innamorata col roverso d’un bove inanzi una vite alta con lettere ΙΣΤΙ. Un altra di una testa di Sole radiato col roverso della rosa bastarda di Rodij con alcune lettere minute. Di Bronzo un triente grande con una bella testa galeata di Minerva, e di roverso una noctua distese le ale in faccia con lettere non legibili. Un asse con testa di donna laureata con roverso di un nudo, che con la destra minaccia un fulmine, e nella sinistra tiene una clava con lettere ΑΜΒΡ. di Ambraciote come credo, è di buona mano. Un altro buono ancora con testa di Mercurio, e roverso di un Cittadino, che porge una palma con lettere puniche à torno. Un altro pur buono con testa di Diana Venatrice, e roverso d’un tripode dentro una laurea con lettere ΑΠOΛΛΩΝΙΑΤAΝ. Una testa in altro di donna capillata con un lauro inanti con molte lettere, trà le quali si legge ΑΝΤΙΟΧΟC con roverso d’un tempio, e certe lettere non lette ancora. Un quadrante piccolo Romano con testa di un Luperco, e roverso d’una prora & un Clipeo con lettere METELLVS. Più oltre quattro intagli, e mezzo, nel quale mezzo sono Paride con le tre Dee bellissime in un pezzo di Cornelia. In un altra è la testa di Faustina Maggiore; in altra un Marte con un Tropheo, & una Vittoria piccola. In altra è un Giove nudo che si copre con un pallio, tutte belle cose. E più un Ametisto con intaglio di tre figure, un huomo, & una donna, & un putto tutti marini. Se vi pare che habbia comperato caro avvertite, che son fuori di Roma. Hò lasciato sei medaglie grande d’argento Greche per XVIII. Scudi, pure credo haverle per qualche cosa manco, e saprete presto le loro qualità. Postea hò avuto le VI. medaglie grandi per XV. (scudi). Un Demetrio mirabile. Un Laberinto con una testa d’un Rè Epiphanio. Un Perseo Rè. Un altro Rè di Tiro. Una di Siracusa con lettere puniche. Una Diana con sette stelle, col roverso d’una clava, & una corona quercea. L’altre particolarità saprete poi. Basta che vi moverò expectatione, & bene Valete. Da Venegia Regina delle gondole il dì I. Di Ottobre MDLXI. A Mons. Illustriss. il mio besa manos humiliss” (Agustin 1772, Opera Omnia, vol. VII, Lettre XXVI, p. 245-246; Missere Fontana 1995, p. 236, note 121; Cunnally 2016, p. 30, note 61).
Lettre du 30 octobre 1561 (de Trente): "Molto Magn. Sig. Fulvio. Erami smenticato di rispondere alla vostra delli XV. benche hò scritto al mio [α] Martino sopra la cosa delle medaglie che son più vostre che mie, e li libri altresì. Hò gran piacere che siate giunti in Roma nelle vostre delicie di amici e libri & antiquità. Il Conte Sertorio mi mandò un gettito di quelle tre medaglie che vi scrissi della Musa, & Hispania, e M. Catone. L’Ercole è bello e non mi parse allora moderno. Non viddi io quelle Consulari del Loredano, ma le Greche sono admirande. Havrò à caro che veniate à vederle con molte cose da barattare. Il Perseo mio è assai bello, ma il Demetrio è perfettissimo, con un Nettuno nudo di roverso singolare. Le medaglie d’oro Consolari mi piaceranno tutte quante, e la Statua equestre di Augusto, e pigliatele, conservatele per me, che vi sarò obligato. Della tavola delle Tribù, aspetto con desiderio che mi mandate la copia. A Monsign. Illustriss. basio la mano, & a V. S. mi raccomando. Da Trento il dì XXX. di Ottobre del LXI" (Agustin 1772, Opera Omnia, vol. VII, Lettre XXVII, p. 246). +
Lettre du 17 novèmbre 1561 (de Trente): “Hò io una medaglietta di bronzo con quelle lettere di Papirio Carbone; non sò niente de Nicea o Carbone. Le medaglie vederò volontieri, & à VS. questa estate anzi alla primavera. (...) Da Trento alli XVII. di Novembre del LXI” (Agustin 1772, Opera Omnia, vol. VII, Lettre XXVIII, p. 246). +
Lettre du 8 janvier 1562: "Le lettere di quella medaglia mi pareno chiare -Iovi. Optimo. Maximo. Senatus. populus. que. Romanus. votum. solvit. pro. salute. Imperatoris. Caesaris. quod. per. eum. res. publica.in. ampliori. atq. tranquilliori. statu. est ." (Vat. Lat. 4104, f. 317; Carbonell i Manils 1991, pp. 520-524) +
Lettre du 6 mai 1566 (de Lerida): “Molto Magn. Sig. mio. Tandem aliquando ho havuto li mei libri et medaglie et antiquita le quali assetandole non posso non ricordarmi spesso di V. S. specialmente ritrovando anchora alcune polize o lettere sue dove trata come sempre di cose di elegantia et di dottrina (...)" ; "Tra le medaglie trovo meno alcune d’oro et argento et bronzo. pure queste mi giovano. Ho alcune poche piu havute in Trento et in Barcelona. Di qua si trovano poche et quelle di tristi maestri et carateri. Ho condotto qua un stampatore col quale et con una piccola universita di studii mi intratengo. ma mi mancano persone del mio gusto. (...) Vale mì dulcissime Fulvii. Da Lerida alli VI. di Maggio del LXVI.” (BAV, Vat.lat.4105, cc. 243rv; Agustin 1772, Opera Omnia, vol. VII, Lettre XXX, p. 246-247). +
Lettre du 6 août 1566 (de Lerida): “Delle medaglie mi manca un Pescennio Nigro d’argento che mi diede il Padre Onofrio, et alcune altre. Del L. Servius Rufus col Tuscul è cosa rara, et volentieri leggerei L. Sergius, perche non ho essempio che Servius fosse nome di famiglia. (...) Valete. Da Lerida alli VI. di Agosto del LXVI" (BAV, Vat.lat.4105, c. 241r; Agustin 1772, Opera Omnia, vol. VII, Lettre XXXI, p. 247). +
Lettre du 12 novèmbre 1566 (de Rome): "Credo che habbiate altre medaglie di Ser. Sulpicio Rufo III. Viro con M. Bibulo Imp. Quanto al Tusculo pensiamoci un poco piu. Se mi mandate un impronto di essa in piombo overo in altra materia o metallo, forse che trovaro qualche cosa. Fatemi intender che è del S. Hannibal Caro et salutatelo di parte mia et havendo qualcuna delle sue compositioni Latina o vulgare mandatemela che mi sara cariss.a" ; "Bisogna che il vostro aatron ad ogni modo agiuti M. Pyrrho per poter mandar fuori tanto belle fatiche dalle antiquita, purche lasci da canto la sua Faustina, se qualcuna habbia, che hora mai è tempo. (...) Vale a xij. di Novembre del LXVI" (BAV, Vat.lat.4105, cc. 245rv; Agustin 1772, Opera Omnia, vol. VII, Lettre XXXII, p. 247-248; voir Missere Fontana 2009, p. 441, note 81). +
Lettre du 10 février 1567 (de Tamarite de Litera): “Di gratia non aspettate che il corriero habbia ligato le balze o baligie, ed accommodatele nel cavallo per scrivermi un polizino dove io aspettava un libro di inscritioni et medaglie et versi Grechi et Latini et mille trati brani in dechiaratione di essi. Horsu patienza per questa volta che io ancora sarò Parthis mendacior che non vi mando piu di quelli poëti, perche son fuora di Lerida alla visita. Il partito del patrone con M. Pyrrho mi piace sia concluso, et rallegratevi con l’un et l’altro di parte mia. Ma vorrei che attendessero alla stampa di libri perche godesse il mondo di tante richeze. Il libro del Goltzio non ho visto si e bello come ditte, non sara dispiacer vederlo, con tutto che sia imperfetto. et qual è al mondo che non sia imperfetto? vederò un altra volta la memoria di C. Duilio nella orthografia d’Aldo. (...) Da Tamarid alli X. di Febr.o del LXVIj” (BAV, Vat.lat.4105, c. 247r; Agustin 1772, Opera Omnia, vol. VII, Lettre XXXIII, p. 248). +
Lettre du 24 février (1571) (de Lérida): "(...) in medaglie trovo in argento CN. CORNEL. L. F. SISENA et in bronzo dal tempo di Augusto APRONIVS. MESSALLA. III. VIR. / SISENNA. GALVS. A. A. A. F. F et in altro SISENNA. MESSALLA. APRONIVS. GALLVS. III. VIR. A. A. A. F. F et in altro SISIINA. PR. COS. L. SATI" ; "Quanto alli duoi prenomi di Sulpicio iurisconsulto, non ho cosa certa, ne credo si possa dimostrare in antiquita, li moderni pigliano di granchi spesso. Ser. Sulpicius Q. F. Lemonia Rufus si trova nelle Philipp.e parlando con parolle di S. C. sopra la statua di esso Sulpicio et in una med.a di argento SER. SVLPICIVS. RVFVS. III. VIR / M. BIBVLVS. IMP. La quale moneta credo fussi fatta dal figliuolo del iurisconsulto essendo Bibulo Imp. in Asia, o Syria se non mi inganno, al tempo del proconsulato di Cicerone in Cilicia. La nostra dove si legge L. Servius Rufus, è forse errata per dir L. Servilius, overo L. Sergius Rufus overo diremo, che fossi nome di familia Servius in sola questa vostra medaglia" ; "Delle monete di C. Mario Pro III. Viro del tempo di Augusto no ci ho altra consideratione; che come si trova Pro COS. Pro PR. Pro Quaest. cosi Pro III. Viro. chi fosse costui, non mi sovviene. di tre di questo nome sara chiaro, che avanti Augusto furono. C. Mario III. COS. et il figliuolo morto in Preneste, il terzo fu il finto nepote del quale nelle epist. fam. ce mentione. Si trova in argento C. MARI. C. F. CAPIT. S. C / C. MARIVS. C. F. C. N / C. MARI C. F / M. MAR (...) Di medaglie dette Consulari ho visto poche in Hispagna, et ho fatto poco studio in esse, solamente ho considerato sopra la interpretatione di quella del fratello di Africano L. Scipione ASIAG. al quale tutti dicono Asiatico come a posteri di quali fu uno Consule ant. 670. A. C., che nelli fasti capitolini tanto esso Lucio come quellaltro sono detti Asiatici, et si trova (non appresso me) una medaglia di argento cosi inscritta L. SCIPIO. ASIATIC. Tuttavia quella piu frequente non è ben copiata dal curiosiss.o Hubert Goltzio, il quale scrive ASIA. G. (Goltzius 1566, pl. 122, ndr) Io ho visto molte cosi scritte L. SCIP. ASIAG et dubitando della interpretatione mi sono risoluto in Asiageta overo Asiagetes, et ho in mio favore un solo verso di Sydonio Apollinare assai guasto et corroto (...). Vale. a 24. di Febr.o 1571. in Lerida" (BAV, Vat.lat.4105, cc. 70r-71r).
Lettre du 23 août 1572 (de Lerida): "Hò inteso non sò in che modo che VS. fa stampar un libro de familiis Rom. desidero saper il certo, & in qual modo si trattano dette famiglie, perchè io haverei tirato inanti questa impresa, & desiderava mandarlavi, come hora vi mando il saggio di cinque famiglie, come vedrete, & volendo stampare con le vostre queste mie vi mandarò altre venticinque, che in tutte faranno da trenta ò trentadue. Havea ancora raccolto i nomi di tutti i fasti, e medaglie, e tavole mettendo solamente i nomi, e non tutta l’inscritione, & alcuni luoghi di autori, e libri antichi, come il Vergilio, e Terentio del Bembo, & le Pandette di Fiorentio, ma di quest’ultimo libro mandarò presto fuora un libro con gran curiosità delli Nomi proprij posti in dette Pandette di Fiorenza. (...) Da Lerida à XXIII. di Agosto del LXXII” (Agustin 1772, Opera omnia, vol. VII, Lettre XXXVI, p. 250). +
Lettre du 22 octobre 1572 (de Monzone): “Sig. mio Osservandissimo. Ringratio molto VS. di tanta sua cortesia, e di quanto mi scrive alli XIX. di Settembre benche sono disgraziato, che non hò lettere sue eccetto che fuor di Lérida, dove hò i miei Libri, e Medaglie, pure scrivendone molte, alcune potrò havere, e rispondere nel mio regno, che così mi pare poter chiamar la mia Bibliotheca" ; "Del libro vostro de familiis, ò vero de imaginibus, vedo qual sia l’argumento; dubito che il Goltzio havrà stampato più medaglie, ma non tutte, ne in quel ordine. Le inscritioni, non stariano male almanco quelle piu antiche sin alla morte di Augusto. Le mie famiglie ancora credo che staranno à pelo e con questa credo mandarvi ò tutte, ò vero una gran parte. Fate la censura in esse che vi piacerà, cancellando, e mutando vi pare, e piace. Hò pur visto certe grandi la più parte false, le imagini di uomini dotti non hò visto, fatemi grazia di mandarmi un libretto, il Murco vi manderò quanto prima, e l’altra medaglia di Servilio, e tutte quelle, che vorrete, come ritornarò a Lerida, che ora non posso. La stampa delle medaglie Greche saria parte di comento in Stefano, & un altra di Colonie, e municipij serviria per molti libri, & io vi potrò servire di alcune di Spagna, e d’altre. II Dione historico LXXIX. & LXXX. vederò volentieri, e pagarò la spesa del copiare molto più che volentieri. Il libro di M. Pirrho, non è arrivato in Spagna, credo restassi in mano di F. Onofrio" ; "Così leggendo Erodi uno greco, & latino trovo errori di Poliziano nelli nomi proprij, che il greco si confa con le medaglie. Verbi gratia chiama Albino il compagno di Pupieno per dir Balbino, come è in Greco, e nelle medesime chiama Diadumeno pro Diadumeniano, così qualch’un altro che hora non l’hò in fantasia. La opinione delli ratiti per dire li nummi, che hanno rate, non par vera, poiche nelle medaglie non si vede rate che hora si dice Zatara ma prora, e così pare haverla detta prora Ovidio, e forse Macrobio, e Plutarco; altri dicono puppe di Aburi, si trova un Jurisconsulto Aburius, se non è Alburnius Valens condiscipulo di Salvio Juliano nella Schola di Javoleno Prisco al tempo di Adriano Imp. Li nomi proprij delli Digesti mandarò fuora come potrò: sono raccolti, & aspettono il barbiere che li pulisca. Delle famiglie mancano tre Licinia, Manlia, Marcia, che si copiano. La Fulvia chе vi mandai per memoria di vostro bel nome si metterà doppo la Fabia, avanti la Fouria, anzi doppo, e così le tre che restano haveranno il luogo suo, quando vi capitaranno. Sono tutte 32. computando le prelibate tre, e le cinque che mandai prime. (...) Da Monzone alli XXIJ. di Ottobre del LXXIJ” (Agustin, Opera omnia, VII, 1772, p. 250-251, lettre XXXVII).
Lettre du 4 novembre 1572 (de Lerida): "Con questa vi mando (M. Fulvio sing.mo) le tre famiglie ultime Licinia, Manlia, et Marcia, havendovi mandato un mese prima le altre, se arrivarono a tempo di stamparle nel suo ordine, le potrete ordinare seguendo le prime lettere, se si sono ritardate almanco stiano in fine con li errori della stampa. Mandovi anchora tre medaglie archetype, perche vi potiate servire quanto vi torna commodo, et poi satio come del melle, per non dar altro essempio men honesto, me le potrete rimandare. Le due sono ricercate dalla S. V. il Murco, et il Servilio con l’acrotirio, anzi col cancaro et stola, forse segni celesti del natale di questi percussori, overo constellatione presa per amazar Cesare, et poi navigare, .i. fugire. questa medaglia del carcino o carcinomate è stampata dal Goltzio, quella del Murco non la trovo in duoi libri del detto. La terza ho avuta in Lerida da un mendico che la appicò con un filo ad un putino che portava in braccio, è stampata dal prelibato Hub. Goltzio con qualche differenza, pure è rara, et non vista da me in Italia, che mi ricordi. Il terzo dono mio è di un foglio di cose notate in pressa sopra un libretto di Dionysio, dove chi sa, se trovarete qualche cosa a proposito? noctuas Athenas, ma che volete? Voi mi scongiurate, che vi dica alcuna cosa pensata di nuovo sopra le medaglie. Se non vi servo, patienza, almanco desidero servirvi cogitatione verbo et opere, come se dice nel Confiteor. (...) in Lerida alli IV. di Novemb. del LXXIj” (BAV, Vat.lat.4104, c. 106r, Agustin 1772, Opera Omnia, vol. VII, Lettre XXXVIII, p. 251-252). +