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Lettre du 27 septembre 1727 (de Vienne): “Lo spediente suggeritomi da V.S. Illma per facilitare l’esito delle medaglie, idoletti, e altre antichità, le quali col mezzo del dignissimo Sig. suo fratello si è compiaciuta di indirizzarmi, non poteva esser migliore ; poichè qui ancora ritrovasi il Sig. Abate Sterbini pratichissimo del vero valore di simili cose. Mi varrò pertanto del consiglio di lei, e cercherò il modo di avvantaggiarla per quanto mi sia possibile, rimandandole a suo tempo tutto quello, di cui non mi sarà sortito di ritrovar compratori. Solamente la prego di notificarmi il suo sentimento sopra la stima in cui tiene due degl'idoletti, che a mio giudizio sono i migliori, e i più belli ; e sono l’uno il Cammillo stante con vaso e patera nelle mani ; e l’altro la figura sedente con riso in faccia, che sembra essere un giovanetto Sileno, o cosa simile. V’era chi per essi volea contarmi 6. ungheri e ‘l Sig. Ab. Sterbini era di opinione, che io potessi rilasciarglieli : ma io non trovandomene pago, gli ho fatto vedere al Sig. Conte di Lamberg, dilettante di statue, e idoli antichi, de’ quali il suo gabinetto ne abbonda, e da lui me ne sono stati esibiti 10. ungheri, rimanendo convenuto con questo nobilissimo Cavaliere, che restasse in sospeso la consegna e l’esborso, sino a tanto, che da V. S. Illma ne venisse la decisiva risposta [...]. Circa l’orologio, ch’ella desidera, non dubiti che io non la faccia servire di uno de’ migliori, e più belli, che quì si travaglino, i quali non cedono, a parer di molti a que’ d’Inghilterra, poichè son fatti da eccellente artefice, che colà ha studiato, e travagliato. Il soprappiù che mi avanzerà, farò che sia impiegato in libri di suo piacere, e secondo la nota che me ne ha trasmessa” (Zeno 1785, vol. 4, lettre n° 727, p. 214-215; Tomassoni 2021a, p. 144; Tomassoni 2022b, p. 83).  +
Lettre du 27 octobre 1728 (de Vienne): “Nel mio passaggio per cotesta parte era mio desiderio, e mia risoluzione di venir a visitare, e abbracciare VS. Illma in sua casa ; ma con mio rincrescimento mi è convenuto mutar pensiero, costretto ad essere in Venezia prima di quello ch’io aveva deliberato. Quello che per mia disavventura non si è fatto questa volta, si farà un’altra, e forse avanti il mio ritorno in Germania, che, se altro non succede, non seguirà che nel Giugno dell’anno venturo. […] Non so per qual causa il sig. Daniello Antonio suo dignissimo fratello non le abbia recati con la sua venuta oltre all’orologio di argento, che ha ricevuto, anche i libri, e ‘l rimanente delle medaglie di sua ragione, delle quali non ho potuto far esito ; mentre già molti, e molti mesi il tutto avea consegnato al sig. Lodovico par suo fratello, al quale fermatogli gran tempo in Gratz, non era molto difficile il farle pervenire ogni cosa. Comunque si sia, egli è ormai tempo, che da me, poiché da esso non ne ha avuta la nota lasciatagli, le sia significato il mio debito, e ‘l mio puntual pagamento. Lo vedrà notato qui sotto. Le medaglie che ho scelte per me, ovvero per altri, sono state apprezzate, come qui sotto, sempre col parere e stima del Sig. Abate Sterbini, giusta la di lei commissione. Per gl’idoli dati al sig. Barone Scott, il quale ne ha voluto per soprappiù quella testa di Serapide in bronzo, e un altro picciolo, di cui ora non mi sovviene, già n’ebbi da lei il previo consenso per dieci ungheri. Eccole il tutto in ristretto Debito Per li quattro idoli ungheri dieci fanno fiorini 41. 30 Per le medaglie, delle quali già le ho trasmessa la nota f. 25. Per altre otto medaglie, prese dal Baron Scott f. 10. Per la medaglia di Domiziano in oro f. 16. Somma f. 92. 30 Credito Per un Orologio d’argento co’ suoi finimenti f. 61. Baudelot. Utilité des Voyages 2. voll. legati in uno f. 4. 70 Vaillant. de Coloniis. Paris fol. 2. voll. in un tomo legati f. 18 Bandurii. Biblioth. nummaria aucta a Fabritio. 4° f. 2. 30 Patinus in Svetonium. Basil. 4°. f. 8. Somma f. 94 Tutti i suddetti libri sono assai propriamente legati, e credo che di tutto ella ne rimarrà soddisfatta. Il sig. Lodovico è ora, a mio credere, in Vienna, dove non so quanto è sia per fermarsi. O glieli porterà al suo ritorno insieme con le medaglie rimaste, o ella potrà scrivergli, acciocché glieli indirizzi costì” (Florence, BmLFA, Ms. 1788, lettre n° 557, cc. 262r-v; Tomassoni 2021a, p. 145-147; Tomassoni 2022b, p. 84).  
Lettre du 3 juin 1731 (de Venise): Zeno a reçu le dessin d’une belle intaille avec une femme assise qui n’est ni Rome ni Athéna mais Vénus Victrix: "Mi perdoni, se mi sono steso anche troppo a titolo di ubbidirla, e intanto mi rallegro con lei, che ella vada continuamente accrescendo e arricchendo il suo bel Museo di simili rarità. Il mio, dacchè mi trovo in Italia, è cresciuto oltremodo in ogni genere di medaglie" (1752, vol. 2, lettre n° 281, p. 546-548; Zeno 1785, vol. 4, lettre n° 770, p. 309-312).  +
Lettre du 19 janvier 1731 M. V. (1732) (de Venise): “Da molto tempo sono in debito di risposta a V. S. Illma. (…) Dal Sig. D. Francesco Perissini mi fu fatta vedere la medaglietta Egizia di Massimiano Erculeo col rovescio e con l’epigrafe di Iside. La giudico antica e rara, ma con tutto ciò di mediocre valore, poichè altro non vi si rappresenta, che una Deità nelle medaglie assai comune, e non si dà nuovo lume o per l’istoria, o per la cronologia di que’ tempi, e non si reca qualche recondita erudizione ; e Massimiano ella sa, che è testa di niuna rarità. La medaglia non è veramente riportata dal Banduri, ma egli ne mette tali e tante nella sua opera, che ben si vede non aver lui visitati che i Musei di Parigi. Io ne tengo più di 200. che da lui non sono mentovate : oltre di che egli assegna un posto di rarità a certe medaglie, che sebben tali possono essere in Francia, son però assai dozzinali in Italia, e vagliono pochissimi bajocchi : onde in questa parte chi si regola col parer di lui, può prendere grossissimi abbagli. Il detto Sig. D. Francesco mi parlò jeri di una medaglia Greca di Domizia, che da V. S. Illma gli viene trasmessa. Non mi ha saputo dire di che grandezza ella siasi, e quando io non l’abbia, e sia di buona conservazione, e di onesto valore, la comprerò volentieri, avendomi lui asserito, che la medaglia non era di lei, ma di un suo amico, che voleva privarsene. Le auguro e desidero begli e felici acquisti per accrescimento del suo Museo. In questa Città ne va mancando sempre più il buon gusto, e le attesto, che da più mesi in qua non mi è stata mostrata cosa, che valga nè pure un'occhiata, non che una attenta considerazione: e pure ella già pochi anni n'era una miniera inesausta, essendovi più di dieci Senatori, che a gara ne andavano in traccia. Un sì utile studio va in Italia a poco a poco mancando, dove all'opposto oltre i monti, ed oltre i mari fiorisce più che mai vigoroso. Non posso abbastanza deplorare una sì ingiusta mancanza” (Zeno 1752, vol. 3, lettre n° 1, p. 1-2; Zeno 1785, vol. 4, lettre n° 777, p. 324-325; Tomassoni 2021a, p. 158; Tomassoni 2022b, p. 90).  
Lettre du 12 février 1731 M. V. (1732) (de Venise): “In risposta alla benignissima lettera di V. S. Illma le dirò in primo luogo sul proposito della medaglietta Egizia di Massimiano Erculeo, che ella sarebbe stimabilissima, quando fosse vero, che dopo i tempi di Claudio il Gotico, in cui appunto finisce la serie delle medaglie Greche riportate nella bell'opera del Vaillant, non si trovasse, che altre ne fossero state battute in Egitto : ma di queste se ne trovano infinite con le teste di Aureliano, di Probo, e degli altri susseguenti Imperadori fino a Diocleziano, e a Massimiano ; e di questi due ultimi ne tengo nel mio Studio oltre a venti, marcate degli anni del loro Imperio, tutte con differenti rovescj. Osservo nel P. Banduri, che dopo l'anno XII. di Diocleziano non si trovano veramente medaglie Greche battute in Egitto, benchè il P. Arduino una ne riporti fino con l'anno XX. La zecca di Alessandria, Metropoli di quella Provincia, continuò dipoi a batterne d'oro, d'argento, e di metallo, ma con epigrafe Latina, e nell'essergo, o sia nella parte inferiore di esse leggesi Al. ovvero ALE, che son le lettere iniziali del nome di quella città. Il Vaillant nel suo libro delle Medaglie Greche non diede luogo a queste Egizie, ma solo a quelle, dove essendo espresso il nome della città, dove erano impresse, venivano per conseguenza ad aver luogo fra l'altre degli altri popoli. Sto in attenzione della medaglia Greca di Domizia, della quale a prezzo onesto sarà facile ch’io arricchisca la mia serie, in cui ne ho tre altre di quella Imperatrice pur Greche, oltre ad una bellissima in gran bronzo. Vedrò anche volentieri le altre medaglie Greche, delle quali ha in animo di privarsi cotesto Sig. Canonico Alugara, o sia che egli mi dia il contento di lasciarsi riverire e servire in queste parti, o sia che egli si compiaccia di spedirle qui a qualche suo conoscente. Se per V. S. Illma è stato sin ora scarso quest'anno di simil messe, posso dire lo stesso anche a mio riguardo, che all'eccezione di tre medaglioncini di argento di tre Re della Siria, di un altro pure in argento, e Greco con la testa di Trajano, e di un altro similmente Greco di Ottone in metal bianco, battuto in Egitto, non mi sono abbattuto in cosa che vaglia. Quanto alle due medagliette d’oro, l’una di Leone I. con la Vittoria, l’altra di Teodosio con l’epigrafe VIRT. EXERC. ROM. esibitemi dalla sua gentilezza per l. 35. l’una, sono dispostissimo a farne acquisto, comechè la prima mi soprabbondi, per averne due altre nel mio piccolo Studio col medesimo impronto. Delle due altre medaglie con caratteri strani, nulla posso dirle di positivo, per essere privo affatto dell'intelligenza di essi, i quali però dalla forma conosco essere Arabici. Parecchie di così fatte anch'io ne possiedo, alcune delle quali in gran bronzo hanno la testa di varj Califi, o Principi Arabi, sotto i quali furono battute: e la curiosità di sapere a chi appartenessero, fu cagione che facessi capo con un dotto Arabo, che l'anno addietro era qui di passaggio, da cui mi furono interpretate ; e per verità le leggende ne sono curiose" (Zeno 1752, vol. 3, lettre n° 2, p. 2-4; Zeno 1785, vol. 4, lettre n° 778, p. 326-328; Tomassoni 2021a, p. 160; Tomassoni 2022b, p. 91).  
Lettre du 15 mars 1732 (de Venise): “L’altra sera nella bottega di Carlo Buonarrigo librajo ho avuto il contento di riverire il Sig. Canonico Fabbretti, e di ricever da lui la lettera di V.S. Illma, e insieme i due pacchettini, l’uno con le due medagliette d’oro, e l’altro con le 12. medaglie di bronzo, parte Latine, e parte Greche, tra le quali la Domizia, che è la migliore delle altre. Per le due d’oro ho sul fatto medesimo contate al detto Sig. Canonico le l. 70. giusta il prezzo convenuto fra noi, e secondo la sua commissione. Le ho trovate di buona conservazione, e quella di Teodosio II. è entrata nella mia serie, dove mancava a riguardo del rovescio, non notato nell’opera del Banduri, e solo con la stessa leggenda riportato da lui fra le medaglie in oro di Giuliano l’Apostata. Per le altre dodici, che sono del Sig. Canonico Alugara, al quale mi confesso obbligato per la confidenza, che ha avuta in me col farmele tenere, io ne farò volentieri l’acquisto, quando venga a sapere qual prezzo me ne domandi : che essendo onesto, mi troverà onestissimo compratore. Debbo solo avvisare V. S. Illma, che fuori della Domizia, non vi ha altra medaglia di molta considerazione meritevole ; e ‘l medaglione di Caracalla, che per altro sarebbe pregiabile, è così logoro, e sconservato, dall’una parte e dall’altra, che nulla dell’epigrafe vi si legge, onde non si sa nemmeno la città, dove esso è battuto : e però in uno Studio, che sia scelto, non fa molto bella comparsa. Attenderò pertanto la sua risposta, tenendo in questo mentre a parte le dette medaglie” (Zeno 1752, vol. 3, lettre n° 3, p. 4-5; Zeno 1785, vol. 4, lettre n° 780, pp. 329-330; Tomassoni 2021a, p. 161; Tomassoni 2022b, p. 91).  +
Lettre du 28 avril 1732 (de Padoue): “In questa città di studio e di quiete, ove è da più di un mese, che assai tranquillamente in compagnia di dotti amici soggiorno, ricevo lo stimatissimo foglio di V. S. Illma, al quale egli è oramai tempo ch’io dia la dovuta risposta. Mi è stato assai caro d’intendere che le sia capitata l’altra mia con l’avviso dell’esborso da me fatto delle L. 70. in pagamento delle due medagliette d’oro mandatemi da lei" ; "Quanto alle medaglie del Sig. Canonico Alugara, cui fo divotissima riverenza, elleno sono rimaste in Venezia, e io stava in attenzione di sapere in qual prezzo il padrone loro le avesse. Non è mio costume di offerir mai pagamento, senza prima intenderne la dimanda : ma poichè V. S. Illma con tanta bontà mi si esibisce per mediatore, le dirò sinceramente, che per esse non mi sento di spendere più di cinque zecchini : prezzo che in questi tempi, ove i compratori son sì radi e sì stittici, difficilmente sarà esibito da altri. Credo che il Sig. Canonico ne potrà e ne dovrà essere pienamente contento : il che quando pure non fosse, lascio a disposizione di lei l’offerirgli un zecchino di più, e stabilire il contratto. Il danaro sarà da me prontamente contato a norma dell’ordine, che me ne venga ; ovvero le medaglie saranno fedelmente restituite” (Zeno 1785, vol. 4, lettre n° 782, p. 334-335; Tomassoni 2021a, p. 161-162; Tomassoni 2022b, p. 92).  +
Lettre de juin 1732 (de Venise): “Poiché V. S. Illma col suo umanissimo foglio mi dà speranza, che qui possa esser fra pochi giorni il Sig. Canonico Alugara, starò in attenzione della sua venuta ; e seco o concluderò il trattato intorno alle consapute Medaglie, o gliene farò una puntuale restituzione. Le rendo intanto grazie dell’incomodo, che per me si è presa in questo affare” (Zeno 1785, vol. 4, lettre n° 784, p. 338; Tomassoni 2021a, p. 162; Tomassoni 2022b, p. 92).  +
Lettre du 13 août 1732 (de Venise): "[…] I giorni passati ho fatto acquisto di tre bellissime Medaglie d’oro, che sono un Crispo, una Matidia, e un Gerisade II. Re del Bosforo Cimmerio, non più veduto dagli antiquarj. Nelle memorie dell’Accademia Reale delle Inscrizioni n’è stata divulgata altra d’oro, ma di Gerisade I. che fu Avo, o Padre di quello ch’io tengo. L’una e l’altra hanno lo stesso rovescio, ma l’effigie è diversa […] (Zeno 1785, vol. 4, lettre n° 788, p. 345-346; Tomassoni 2022b, p. 93).  +
Lettre du 8 janvier 1734 M. V. (1735) (de Venise): "Le medaglie del Sig. Canonico Alugara sono state sempre da me conservate religiosamente in disparte dall’altre mie. Quando egli non sia contento degli otto zecchini esibitogli, son pronto a fargliene la restituzione. È in suo arbitrio il disporre o delle medaglie, o del soldo, e ad ogni suo cenno sarà ubbidito ; bastando solo ch’egli mi comandi o a dirittura, ovvero per mezzo di lei, a chi io debba far la consegna o di quelle o di questo. Mi par mille anni di esser fuori di questo impiccio, per cui principalmente mi rincresce di aver dati a V. S. Illma tanti, e sì fatti disturbi. I giorni passati ho fatto acquisto di molto belle medaglie d’argento, la maggior parte Greche ; e fra esse quaranta in circa Medaglioni rarissimi, dei quali in capite le nomino Aminta il vecchio, e Archelao, Re entrambi antichissimi di Macedonia, e vivuti avanti Alessandro il grande. Ci ho trovato anche un Cistoforo con le teste giugate di M. Antonio, e Cleopatra. Ciò che più me ne accresce il piacere è stato il pochissimo loro costo. Qui pochi sono i dilettanti, e molto meno gl’intendenti. Questo studio, che quasi in questa Città ha cominciato, va a poco a poco mancando" (Zeno 1785, vol. 5, lettre n° 860, p. 71-72; Tomassoni 2021a, p. 163, 172; Tomassoni 2022b, p. 92, 97).  +
Lettre du 9 février 1739* M. V. (1735) (de Venise): "Quest'anno mi promette una felice raccolta di singolari medaglie. In questi 40. giorni già scorsi gl’incontri ne sono stati frequenti, e per me vantaggiosi. Se con ugual passo andrà il rimanente dell’anno, temo di non poter resistere al troppo aggravio, e mi converrà applicare a me stesso quel comun detto, inopem me copia fecit. L’altr'jeri appunto in alquante medaglie venute da Costantinopoli, ho fatto l’acquisto d’un quasi medaglione conservatissimo di Giulia Pia, battuto in Colonia Antiochia di Pisidia col rovescio del Dio Luno, caratterizzato con tutti i suoi simboli ; di una bella Domizia con Domiziano dall’altra parte, battuta in Tessalonica ; e ciò che è molto più, di una indubitata in mezzano bronzo di Pescennio, battuta nell’Egitto, col tipo della Speranza nel rovescio. Con questa medaglia si assicura, che parte dell’Egitto, se non tutto, si era dichiarato a favor di Pescennio contra Severo : e di ciò se ne hanno prove sufficienti nella Vita di lui da Elio Sparziano descritta. Oh quanto piacere mi recherebbe V. S. Illma, se una volta si risolvesse a venire in queste parti, e ad onorare con la sua dotta visita i miei libri, e le mie medaglie ; poichè son certo, e credo di poterlo dire senza jattanza, che ella ne partirebbe contenta" (Zeno 1752, vol. 3, lettre n° 40, p. 62-63; Zeno 1785, vol. 5, lettre n° 863, p. 79-80; Tomassoni 2021a, p. 37, 173; Tomassoni 2022b, p. 26-27, 98).  +
Lettre du 4 mai 1735 (de Venise): “La sua stimatissima degli 8. decorso non è giunta a me che li 2. corrente, né io saprei a che attribuire tanto ritardamento. Lo stesso giorno ho fatto subitamente contare a questo Sig.r Francesco Rosi speziale gli otto zecchini, per saldo delle medaglie di cotesto Sig.r Can.co Alugara. Credo bene, che V.S. Illma, e detto Sig.r Canonico mi faranno l’onore di esser persuasi, che assai prima avrei fatto tale esborso, se assai prima a me fosse arrivata la lettera sua. Rendo intanto distinte grazie a V.S. per la lunga pena presasi in questo imbarazzo, di cui godo che ella al par di me si trovi ormai libero” (Aquileia, BMANA, carteggio Bertoli, vol. XII, p. 2062; Tomassoni 2021a, p. 163-164; Tomassoni 2022b, p. 93).  +
Lettre du 20 mai 1735 (de Venise): “Ho cominciato per singolar grazia di Dio, a rimettermi da un grandissimo male, che nel cominciamento avea minacciate pessime conseguenze" ; "Appena però mi trovai in istato di mettermi al tavolino, benché interrottamente, […] il mio primo pensiero è stato di […] porle sotto l’occhio quelle poche cose, che per ubbidirla avea notate nella sua bella ed erudita opera, da me già letta con sommo mio piacere, intorno alle Antichità di Aquileja profane e sacre" ; (Zeno writes his opinion about a carved glass in which Bertoli recognises the imagine of Hygieia, daughter of Aesculapius): "Io non so riconoscerla nella figura giovanile, che sta a canto di esso Esculapio, non vedendole in mano nè la patera, nè ‘l serpente, senza il quale non so mai di averla veduta negli antichi monumenti effigiata. […] in quante medaglie mi è occorso di osservare unitamente Igiea con Esculapio, questi ha in mano il suo bastone con la serpe attorcigliatavi intorno, e quella ha sempre il suo solito serpente in diversa atteggiatura : e di queste io ne posseggo ben molte, e fra esse un bellissimo medaglione di mole straordinaria con la testa di Caracalla, battuto in Nicea, nel cui rovescio veggonsi Igiea ed Esculapio con in mezzo Telesforo incappucciato ; e tanto la prima, quanto il secondo ci stanno col loro serpente. Penso pertanto, che la figura di donna posta nel suo vetro sia quella di una giovanetta nobile, che abbia ricuperata la sanità, e che forse il suo nome fosse Valeria, nella quale applicar si debba la formola V. F. cioè Vive Felix (the reproduction of the carved glass is in Bertoli 1739, p. 53)” (Zeno 1752, vol. 3, lettre n° 47, p. 75-76, 80-81; Zeno 1785, vol. V, lettre n° 878, p. 113-114, 120; Tomassoni 2021a, p. 40-41; Tomassoni 2022b, p. 28).  +
Lettre du 20 juillet 1735 (de Venise): “Quanto alla medaglia di Tiberio Costantino (578-582 d.C., ndr) in oro, non mi occorre di aggiugnerla nella mia serie, tenendola fra l’altre mie” (Zeno 1785, vol. 5, lettre n° 883, p. 133; Tomassoni 2021a, p. 175; Tomassoni 2022b, p. 98).  +
Lettre du 26 avril 1738 (de Venise): “Da S. E. il Sig. Senatore Antonio Savorgnano mio singolar padrone, mi è stato consegnato i passati giorni il bellissimo medaglione, di cui ultimamente a V. S. Illma è avvenuto di arricchire il suo bel Museo. L'ho attentamente considerato, e fatteci sopra le dovute considerazioni, l'ho puntualmente riconsegnato al medesimo Senatore. Il medaglione è indubitato ed antico, ed è gran disgrazia che nel rovescio non si legga il nome del Magistrato sotto cui fu battuto, essendone cancellate le parole quasi tutte dall’ingiuria del tempo. Ben è vero, che al di sotto vi apparisce chiaro il nome della città e del popolo che lo ha fatto coniare. La testa è sicuramente quella di Antonino Pio, e chiara ne ho rilevata tutta la leggenda, che è questa : AY KAI TI AIΛ AΔPIANOC ANTΩNEINOC Imperator Caesar Titus Aelius Hadrianus Antoninus. La testa di lui è coronata di alloro. Nel rovescio quello che vi si legge, è : EΠI……KOV. KE. …CAPΔIANΩN sub (Prætore) …CO…SARDIANORUM. Sardi, com’ella sa, era la città Capitale della Lidia. Il figurato è Cerere, che sta in un cocchio tirato da due serpenti, e nella destra tiene una fiaccola accesa. Il medaglione è tanto più stimabile, quanto è singolare, non avendolo io osservato in alcun libro, che ci dia notizia, e ci esponga gl’impronti di medaglioni. Fra le medaglie dello stesso Antonino una n’è riportata dal Vaillant di massima grandezza, battuta in Nicea di Bitinia con Cerere sopra il carro (Foy-Vaillant 1700, p. 44)” (Zeno 1752, vol. 3, lettre n° 112, p. 180-181; Zeno 1785, vol. 5, lettre n° 998, p. 348-349; Tomassoni 2021a, p. 39-40; Tomassoni 2022b, p. 28).  +
Lettre du 3 novembre 1723 (de Vienne): sur la difficulté de conclure un achat de médailles: "Essendosi preso la P. V. M. Rda a mio riguardo un tanto e tale incomodo, col formare il catalogo della serie di medaglie imperiali in argento, da lei raccolta e posseduta, e col segnarmene ad una per una il valore; mi ha fatta una grazia così distinta, che già mi confesso impotente a potergliela retribuire ; onde per questa parte io le sarò sempre mai debitore, e resterà sempre accesa a suo credito mia partita. Per l’acquisto d’esse ritrovo bensì assai meno difficile il trovar modo di renderla soddisfatta; non volendo io dilungarmi dal conveniente, e sapendo di avere a trattar con persona così intendente ed onesta. Ho letta e considerata con attenzione tutta la serie; e se bene mancante di molte teste, che sono l’ornamento dei gabinetti, la trovo pregevole, e tale, che dà a conoscere il buon gusto di chi l’ha raccolta. Se mi riuscirà di unirla alla mia, che è numerosa di quasi altrettante, crederei che ella potesse comparire con qualche decoro, e far la sua buona figura tra molte altre. Basta che si conveniamo del prezzo. Ritrovo veramente il notato da lei a ciascuna medaglia assai ragionevole, quando a parte a parte voglia considerarsi, e per chi qual di questa, e qual di quella ne tenga bisogno. Ma ella dee riflettere, che io le compero tutte ad un tratto, e che della metà quasi d’esse, tra le quali ve ne ha parimente ben molte delle migliori, mi trovo già provveduto. Contuttociò quando ella se ne contenti, io le offerisco per tutte le descritte nel suo catalogo, comprese le Greche, e le tre di Gordiano il vecchio, di Giulia, e di Constantino, le offerisco dissi trecento effettivi scudi Romani : la metà avanti che me ne faccia la spedizione, e l’atra metà due mesi dopo arrivate. Il denaro le sarà costì rimesso a mio conto con polizze di cambio : e quando si conchiuda il contratto, penseremo al modo di far venire per via più sicura e spedita le stesse medaglie. Per la conservazione e legittimità di esse nulla le scrivo, non tanto perchè ella tutte me le mantiene ben conservate e legittime, quanto perchè conosco e la sua integrità, e la sua intelligenza. Attenderò a risposta la sua risoluzione, e con essa l’onore de’ suoi comandamenti" (Zeno 1752, vol. 2, lettre n° 150, p. 294-295; Zeno 1785, vol. 3, lettre n° 608, p. 397; Tomassoni 2021a, p. 119-120; Tomassoni 2022b, p. 71).  
Lettre du 8 décembre 1723 (de Vienne): the letter is fully reproduced: “Sono così generose, e per me sì obbliganti le espressioni che leggo nella lettera di V. P. M. R., che mi conosco impotente a soddisfare giammai a questo carico impostomi dalla sua gentilezza. Nella cessione che ella mi fa delle sue medaglie per 400. scudi Romani, veggo il discapito, che a lei ne risulta, poichè di vantaggio le costano, e ’l dispiacere che ne risente in privandosene a solo oggetto di favorirmi. Ma io sarei troppo indiscreto, se volessi indurmi ad accettare una tale offerta con tanto suo pregiudicio. Le confesso sinceramente, che ne avrei un continuo rimorso, e questa sola considerazione mi obbliga a non accettare un partito che a tutt’altro prezzo mi sarebbe stato assai caro di proccurarmi. Io ho una raccolta di 300. incirca medaglie d’argento, tra le quali la Plotina, la Sallustia, la Didia Clara, il Didio Giuliano, il Pertinace, l’Eugenio e parecchie altre non ordinarie. Conosco che a compiere la mia serie, non è poco quello che manca, e che durerò gran fatica, massimamente in queste parti, a ridurla a qualche finimento: e pure tal quale siasi, non mi darebbe mai l’animo di privarmene, quando anche ne trovassi un prezzo il doppio maggiore di quello, che esse mi costano. Misuro dal mio stesso piacere l’altrui, e massimamente trattandosi di una persona, che tanto riverisco ed amo, come si è quella di V. P. M. Rda. Rimanga egli pertanto la sua bella serie presso di lei, cui non mancheranno incontri di più arricchirla, e resti persuasa, che il suo solo riguardo mi ha trattenuto dal non farne l’acquisto, e mi contempra il rincrescimento di non averle. Non ho dubbio alcuno, che ella rimarrà paga di questa mia discretezza, e che mi conserverà in avvenire quella bontà, con cui sempre mi ha riguardato, mentre dal canto mio le protesto di essere in ogni tempo e per genio e per debito ecc” (Florence, BmLFA, Ms. 1788, lettre n° 450; Tomassoni 2021a, p. 121-122; Tomassoni 2022b, p. 72).  
Lettre du 11 mars 1724 (de Vienne) : sur l’achat, modalités de paiement, Zeno a surtout mis son argent à acheter des livres, il en a plus de 10 000: "Non avendo da tanto tempo veduta risposta alcuna di V. P. M. Rda, io m' era per verità persuaso che ella non potesse risolversi nè a privarsi della sua serie, nè a volermela rilasciare per li 300. scudi Romani, ch'io gliene aveva offeriti. Ciò fece, che in questo tempo mi venne dato di acquistarne parecchie, nelle quali avrei risparmiato il danaro, se prima mi fosse giunta la cortese lettera, che ora ricevo. Ciò tuttavolta non voglio che mi serva di pretesto alcuno per avere a disciogliere la conclusione di questo affare. Ella mi esibisce dunque la detta serie con le dovute e stabilite condizioni per 350. scudi Romani. Io gliene aveva esibiti solo 300. ai quali presentemente altri 25. ne aggiungo; e per troncare le dilazioni con la moltiplicità delle risposte, le invio qui occluso un ordine mercantile de' Sigg. Wenzel e compagno a cotesto Sig. Gio. Angelo Belloni di contare a V. P. M. Rda immediatamente dugento scudi, riservandomi poscia il debito di soddisfarla per gli altri 125. due mesi dopo la ricevuta delle stesse medaglie. Non gliene ho fatto la rimessa con una cambiale, perchè essendo in dubbio, che ella si contentasse di tale offerta, non ho voluto in tal caso soggiacere al sicuro discapito del cambio mercantile: là dove non seguendone l'accordo, ella è pregata a rimandarmi il suddetto ordine, acciocchè restituendolo ai Sigg. Wenzell e compagno, io sia libero del debito e del contamento del soldo, e del pagamento del cambio. Se poi ella si risolve una volta a cedermi la detta serie per la somma suddetta di 325. scudi, ha una pronta e sicura occasione di farmele avere a dirittura qui in Vienna, cioè per via del Sig. Cavaliere Conte di Savallà, che in cotesto collegio è stato fra loro allevato, e ch'è figliuolo del più distinto padrone ch'io m'abbia, e del più degno Cavaliere ch'io m'abbia mai conosciuto, e al quale nè posso mai rendere grazie equivalenti al mio dovere, nè dar lodi proporzionate al suo merito. Ora il suddetto Sig. Conte figliuolo dovrà in breve prendere il cammino per questa parte, e lunedì partirà di qui il cameriere intimo del Sig. Conte suo padre, a ciò da lui espressamente spedito. Già sarà scritto di qui, che venendo da V. P. M. Rda consegnato per me un pacchetto di esse medaglie, sia ricevuto e portato. Acciocchè poi esse medaglie non soggiacciano in questa dogana, ed in altre, come ne corre l'abuso, all'aggravio dei dacj, mi farà favore di porre sopra il pacchetto, o cassettina che sia per fare, A S. E. il Sig. Francesco Donato Ambasciatore Veneto, a Vienna: che così mi verranno del tutto franche; e già di ciò mi sono inteso con S. E. Egli è poi superfluo ch'io le raccomandi l'accomodarle in maniera, che nulla patiscano per viaggio, e che mi vengano ben condizionate. In ciò all'amor suo ne lascio tutto il pensiero. Confido poi, che questo possa essere un principio di commercio tra noi letterario sopra di questo. A lei non mancheranno occasioni di acquistarne per me dell'altre, che accrescano la mia serie anche in quelle d'oro, le quali però non sono di presente in gran numero; poichè mi conviene procedervi lentamente, e a misura delle mie forze. Ho dolore e rossore di essermi posto così tardi a sì fatta impresa: ma prima non ho potuto. I libri mi hanno assorbito il più del denaro, che in mia vita ho guadagnato; ma già avendone una raccolta numerosa di più di dieci mila volumi, parte qui, parte in Venezia, comincio a trovarmene stanco ed imbarazzato: ond'è che da qualche tempo le commissioni sono più rare, e più leggieri. Se avanti la spedizione di dette medaglie qualche buona testa gliene fosse capitata in argento, o alcuna ne avesse in oro, di cui volesse privarsene, potrà unirla alle stesse; che al significarmene il prezzo io la soddisfarò puntualmente" (Zeno 1752, vol. 2, lettre n° 156, p. 307-309; Zeno 1785, vol. 3, lettre n° 615, p. 416-418; Tomassoni 2021a, p. 122-125; Tomassoni 2022b, p. 73-74).  
Lettre du 13 mars 1728 (de Vienne): "A piè di questa (lettera, ndr) troverà la descrizione dei quattro medaglioni d’oro ch’io tengo : dei quali però non sarò mai per privarmi per meno di 160. ungheri. Non se ne faccia maraviglia del prezzo, poichè pel solo Valente ho potuto averne 70. e gli ho ricusati, non volendone meno di cento. La servirei del catalogo dei medaglioni di bronzo, se ora mi avanzasse tempo di farlo : ma non mancherò di ubbidirla, quando abbia comodo ed ozio. Le due Legioni di Marcantonio XVIII. e XXIII. mi saran care, e prontamente le rimetterò il loro prezzo ; lo stesso farò dei due medaglioncini di Severo e di Eraclio, quando mi avvisi il lor costo. La ringrazio per quella, di cui mi scrive volermi favorire, del Barone Stosch ; e per fine le bacio la mano. I. IMP GALLIENVS AVG COS. V. Gallieni caput galeatum. VIRT GALLIENI AVG. Hercules nudus, dextrorsum stans, destra oleae ramum, sinistra clavam erectam, leoninis spoliis in laevum brachium rejectis. Pesa quattro ungheri. II. FL VAL CONSTANTIVS NOB CAES. Caput Constantii Chlori radiatum. PRINCIPI IVVENTVTIS. Constantius laureatus, habituque militari ornatus, sinistrorsum stans, d. spiculum transversum gestat, s. globum. In imo PROM. Pesa quattro ungheri. III. D N VALENS MAX. AVGVSTVS. Caput Valentis cum diademate ex lapillis & margaritis, cum paludamento ad pectus gemmata fibula revincta, dextram expansam sustollens, s. victoriam tenet, quae s. ramum gerit, d. vero laureolam porrigit Imperatori. D N VALENS VICTOR SEMPER AVG. Imperator nimbo ornatus, cum paludamento ad pectus, a fronte stans super currum a sex equis tractum, dextra expansa & elata, s. globum tenet. Hinc & inde volitant duae victoriae lauream illi porrigentes. In ima parte plures, ut videntur, monetarum acervi, & litterae R M. Pesa dieci ungheri e mezzo in circa. Sopra questo medaglione il P. Paoli ha stampata un'erudita Dissertazione. IV. ΑΛΕΞΑΝΔΡΟΥ. Victoria dextrorsum stans, d. lauream, s. sceptrum : pro pedibus, vas utrinque ansatum. Pesa cinque ungheri. Tutti i suddetti medaglioni d’oro purissimo sono d’indubitata antichità, e d’intera conservazione. In quello di Gallieno v’è un buco sopra la testa ; e questo è il solo difetto che v’abbia" (Zeno 1752, vol. 2, lettre n° 258, p. 511-512; Zeno 1785, vol. 4, lettre n° 736, p. 238-239; Tomassoni 2021a, p. 150; Tomassoni 2021b; Tomassoni 2022b, p. 86).  
Lettre du 3 février 1730 M. V. (1731) (de Venise): "In risposta adunque al cortese foglio di V. P. Rma le dirò, che quando la prima volta mi comunicò mio fratello ciò che ella avea pensato, e da lui faceva propormi intorno al gran disegno del raccogliere, e dar fuori in un Corpo gli Autori tutti, cioè i buoni e approvati, i quali abbiano scritto sopra le Medaglie antiche col titolo, Thesaurus Rei Nummariae ecc. me ne sono di primo tratto spaventato, e benchè sommamente mi piacesse il progetto, disperai quasi, che si potesse trovar qui uno stampatore, che volesse, e potesse caricarsi di un sì gran peso. Ma in progresso di tempo maturando meglio la cosa, e parlandone con uno di questi libraj, che da se veramente non ha modo di abbracciare e di effettuare una tanta impresa, ma ha qualche grosso mercatante che gli dà mano ; egli pochi giorni dopo venne a trovarmi, e mi assicurò esservi persona, che gli somministrerebbe denaro per la stampa dell’opera, e per gl’intagli de i rami : onde mi pregò, che dovessi scrivere francamente a chi primo me ne aveva suggerito il progetto. Veniamo senz’altri preludj alle strette. Prima di tutto vorrebbe lo stampatore dar fuori un manifesto, in cui si dasse conto dell’idea dell’Opera, nell’ordine da tenervisi, e degli Autori e Libri che vi saranno compresi. Tocca a lei di stenderlo, poichè io adesso non ho nè tempo nè testa da farlo. Le dico solo, che mi piacerebbe di cominciare dagli Autori, i quali hanno insegnato il modo di far questo studio Numismatico, e di distinguere le buone dalle false medaglie, come il Patin, il P. Joubert, e qualche altro. Negli autori poi, che hanno espressamente trattato di esse medaglie, comincierei dai primi, e procederei riguardo ad essi, ed agli altri con l’ordine cronologico : in che ci può fare strada la Biblioteca Nummaria del P. Banduri, tanto per le Opere, quanto per le Dissertazioni. Darei fuori i libri nella lingua in cui sono stati scritti da i proprj Autori, sia in Latino, sia in Italiano, o in Francese. Mi piace per risparmio di spesa non replicare le tavole, e non porvi che una testa sola incisa coll’avvertenza di non ommettere alcun de’ rovescj, nè delle inscrizioni. Ma bisogna intendersi più chiaramente. Posta per esempio la testa di un’Imperatore nel primo tomo, e diciamo anche nel primo Autore, come nel Vico, o nell’Erizzo ; non si dovrà ella più incidere nelle tavole delli tomi, e degli Autori che seguiranno ? Non so se questo sarebbe comodo e a piacer di tutti. Attendo dunque a suo dell’agio sopra ogni cosa il suo savio parere, al quale rassegnerò sempre il mio" (BnM, Ms. It. X, 3 (=6949); Zeno 1785, vol. 4, lettre n° 761, p. 290-291; Tomassoni 2021a, p. 28-29; Tomassoni 2022b, p. 21-22).