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Lettre du 12 février 1734 M. V. (1735) (de Venise): "Per la dissertazione de Cistophoris ho fatto scrivere a Lione ; e se me ne verranno due copie, una sarà per lei" (BnM, Ms. It. X, 3 (=6949); Zeno 1785, vol. 5, lettre n° 866, p. 84).  +
Lettre du 12 mars 1735 (de Venise): "Mi è stato caro l’intendere il suo giudicio sopra la suddetta Dissertazione (nb : de Cistophoribus de Panel), intorno la quale sì vantaggiosamente io le scrissi. Rarissima è certamente la medaglietta d’argento di Vespasiano greco, da lei acquistata, col rovescio del monte Argeo e di Apollo stante su la cima di esso, e con la leggenda ETOYC IEPOY, la quale non mi sovviene di avere in alcun libro osservata. Bellissimo altresì stimo il Vitellio al rovescio L. VITELLIUS CENSOR II. Io pure ne tengo altro simile, ch’io qui le farò vedere, acciocchè me ne dica il suo sentimento. Il pezzo è antico, ma a rimetterlo parmi che siavisi adoperato più del conveniente il bulino" (BnM, Ms. It. X, 3 (=6949); Zeno 1785, vol. 5, lettre n° 870, p. 94-95).  +
Lettre du 17 juin 1735 (de Padoue): "Il nostro P. Santinelli mi ha detto aver lei comperate molte belle medaglie in Milano : ma nella sua lettera ella non me fa parola. Intenderò volentieri i suoi belli e preziosi acquisti. Quanto a me, non ho accresciuta la mia serie d’argento, che dei due medaglioncini da lei veduti in casa Cappello, cioè di quello di Poppea, e del Cistoforo sotto il proconsolo Lentulo. Il N. U. Cappello m‘ha dimandato più volte di lei ; ma da esso non ho potuto mai avere la nota delle medaglie consapute ; nè quella del loro prezzo. A quanto mi disse, temo che abbia dei catarri salsi" (BnM, Ms. It. X, 3 (=6949); Zeno 1785, vol. 5, lettre n° 881, p. 129; Tomassoni 2021a, p. 174; Tomassoni 2022b, p. 98).  +
Lettre du 23 juillet 1735 (de Venise): "Ho parlato i giorni passati con S. E. Cappello intorno alle consapute medaglie, e l’ho esortato a rimettersi alla convenienza e all’onesto, da cui ella non sarebbe mai per ritirarsi. Ella conosce il carattere di quel Signore, il quale in oltre è stato maggiormente intestato da un Francese, che i dì passati fu a visitare il suo studio, e gli diede ad intendere, che quelle medaglie erano rarissime, e che valevano in Francia molto più di quello che ne aveva dimandato a lei. A chi non vuol comperare, costa poco l’alzare a dismisura il prezzo delle cose, pensando con ciò di farsene merito appresso il possessore. Con tutto ciò io son di parere, che egli finalmente si renderà al di lei volere, essendo desideroso di far danaro, e forse anche avendone bisogno" (BnM, Ms. It. X, 3 (=6949); Zeno 1785, vol. 5, lettre n° 885, p. 136).  +
Lettre du 5 août 1735 (de Venise): "Egli è qualche tempo che non ho l’incontro di riverire l’Eccmo Cappello, il quale all’onesta esibizione fattagli da lei per le consapute medaglie, doverebbe piegar l’animo, ed accettarla. Trentacinque Zecchini non sono sì picciola summa da dover rifiutare. Le medaglie oggidì, e più in Venezia che in Roma, sono una mercantazia quasi del tutto fallita, non essendoci chi ne faccia gran caso, perchè non vi è chi ne abbia la vera intelligenza e 'l buon gusto. Mi rallegro dei preziosi acquisti, che ha fatti per accrescimento della sua bella serie in argento, sì del Gordiano Africano il figliuolo, sì del Tiberio Claudio, e molto più ancora dell’altra veramente singolare da lei descrittami col tempio di Diana Efesia, di cui molto caro mi sarà aver sotto l’occhio il disegno, quando ella risolvasi a pubblicarlo. Quel monogramma AR, oltre alle due savie spiegazioni che ella ne dà, potrebbe essere iniziale o della Città in cui la medaglia fu battuta, o anche del nome greco di Diana, quando non paresse strano il vederlo dinotato con lettere puramente latine. Al N. U. Riva sono stati donati alquanti medaglioni greci d’argento venuti da Costantinopoli, fra’ quali otto bellissimi con la testa di diversi Re della Siria, alcuno de’ quali non si è per anche veduto. Ma nel mentre ch’io parlo con piacere degli acquisti fatti da lei, e da altri, mi permetta, ch’io la chiami a parte a compiagnermi per la perdita non così leggiera, che in questo genere ho fatta. Nel tempo della mia lontananza da Venezia, o poco prima mi sono state involate undici medaglie d’oro, tolte fuori dalla serie che qui ne ha veduta. Tra queste quattro Consolari, cioè la Hirtia, la Livineja, la Servilia, e la Vibia : le altre tutte Imperatorie. Quella che più mi rincresce, si è quella di Treboniano Gallo, e sopra essa porrei quella d’Irene, se per buona sorte non l’avessi avuta duplicata. Questa disgrazia mi ha messo in mal umore con le medaglie, massimamente d’oro, e molto volentieri me ne priverei di tutte ad un tratto, se fosse possibile : quando no, anche partitamente. Ho fatte mutar le chiavi, sì della stanza, che dello scrigno : ma se esco di Venezia, temo d’una seconda e più grave perdita ; e questo dubbio, che non è senza il suo fondamento, m’ha fatto prendere la suddetta risoluzione. Se le capita opportuna occasione per favorirmi ed assistermi, mi liberi da questo sospetto e travaglio" (BnM, Ms. It. X, 3 (=6949); Zeno 1785, vol. 5, lettre n° 886, p. 138-139; Tomassoni 2021a, p. 175; Tomassoni 2022b, p. 99).  
Lettre du 27 août 1735 (de Venise): p. 144: "Un'incomoda e tormentosa flussione non mi ha permesso di stendere il catalogo delle mie medaglie d'oro richiestomi da V. P. Rma, per proccurarmene l'esito. Sto fermo per altro nella risoluzione presa di privarmene, a motivo di quanto le scrissi nella mia precedente. In altro tempo mi avrebbono desto l'appetito le due belle medaglie d'oro, che ella mi accenna esser costì poste in vendita ; cioè la Sabina, testa da aggiugnersi alla mia serie, e 'l Trajano col Regna Adsignata, che è medaglia assai rara, ma molto più che in oro, in argento; non essendomi mai abbattuto a vederne altra che una in Vienna nel Museo del P. Granelli, di assai buona conservazione. Desidererei con tutto ciò di sapere quanto il padrone di dette due medaglie ne dimandi per esse, se pure a quest'ora non ha trovato il curioso compratore. Dentro la ventura settimana vedrò di compilare il catalogo, e di spedirglielo" ; p. 145: "Questa mattina è stato a trovarmi il P. Santinelli, e mi ha letto il paragrafo di una lettera di lei intorno alle medaglie dell'Eccellentissimo Cappello. Io gli dissi, che null'altro sapeva dirgli sopra di questo, se non che questo Cavaliere non ne voleva assolutamente meno di 40. zecchini, e che non voleva fidarle al corriero, senza averne prima il denaro. [...] I giorni passati da un forestiere di Levante, ma poco intendente, io gli feci esibire per 14. medaglie d'argento tirate fuori dalla sua serie cento zecchini; ma egli stette fermo nella sua prima dimanda, che è stata di cento doppie. Il forestiere è partito per Germania, e 'l trattato è sfumato del tutto. Le medaglie per altro erano delle più rare, gran parte delle quali mi mancano, e in altro tempo non avrei avuta difficoltà di spendervi sì grossa somma; ma ora i tempi son troppo calamitosi, talchè bisogna misurarsi con la necessità, e non con l'appetito" (Zeno 1785, vol. 5, lettre n° 889, p. 144-145).  +
Lettre du 19 novembre 1735 (de Venise): "[...] Non le trasmetto il catalogo delle mie medaglie d'oro, perché da Vienna oggi ricevo lettera, la quale mi dà speranza di vendere tutto il mio studio ad un tratto. Desidero che la cosa riesca, perché dopo il furto fattomi, ne ho quasi perduto il gusto [...] (Zeno 1785, vol. 5, lettre n° 896, p. 157; Tomassoni 2021a, p. 175, note 619; Tomassoni 2022b, p. 141, note 624).  +
Lettre du 7 janvier 1735 M. V. (1736) (de Venise): “Ho incontro di esitare tutte le mie medaglie in oro ad un Signore Inglese : ma ancora non mi posso determinare ; prima perchè vorrei non separarle dall’altre di argento e di bronzo ; e poi perchè l’esibizione non è a proporzione del valore delle medesime. Il trattato è ancora sul tappeto, e non so dove andrà a terminare” (BnM, Ms. It. X, 3 (=6949); Zeno 1785, vol. 5, lettre n° 913, p. 190; Tomassoni 2021a, p. 175, note 619; Tomassoni 2022b, p. 141, note 624).  +
Lettre du 4 février 1735 M. V. (1736) (de Venise): "(...) è stato jersera a farmi cortese visita il Sig. Abate Arrigoni, da cui mi furono mostrate diverse medaglie greche mandategli dal Sig. Ficoroni, e con esse una bellissima Sabina d’oro col rovescio della Concordia sedente, per cui gli domandano quindeci scudi : prezzo che a me non meno che a lui pare assai rigoroso, onde non credo che si risolverà a farne acquisto. E per verità io pure per essa non darei più di 10. scudi, e la stimerei ben pagata. Non so se questa medaglia sia la medesima che tempo fa mi fu proposta da lei’’ [BnM, Ms. It. X, 3 (=6949); Zeno 1785, n° 916, p. 195; Ravara Montebelli 2011, p. 331, note 13].  +
Lettre du 3 mars 1736 (de Venise): "Non so ancora, che ‘l Sig. Abate Arrigoni abbia concluso il maneggio col Sig. Ficoroni per la bellissima Sabina d’oro mandatagli, per cui so bene che esso gli fece l’esibizione di 9. scudi. Se quella ch’è in mano del Sig. Borioni, è ben conservata, io gliene darei fino a dieci. I giorni passati ho fatto acquisto d’una bellissima medaglia d’oro, che ha da una parte la testa di Marc’Antonio e dall’altra quella d’Augusto. Adesso che ho presa la risoluzione di stendere e di stampare il catalogo delle medaglie che tengo in oro, mi è saltato anche adosso il prurito di accrescerne il numero per quanto mi sia possibile, a fine di arricchire, e rendere più pregiato il catalogo. Può essere che mi succeda di acquistare anche un bellissimo e forse singolare medaglione di bronzo, battuto in Siscia dove fu ritrovato, che da una parte ha la testa di Galerio Valerio Massimiano Cesare, e dall'altra i due Imperadori Diocleziano e Massimiano Erculeo sedenti, avanti l'uno de' quali sta Ercole con la clava, e dietro e vicino all'altro stà un'altra Deità, che non ho avuto tempo di attentamente considerare, con la leggenda Conservatores Augg. e di sotto Sisc." (BnM, Ms. It. X, 3 (=6949); Zeno 1785, vol. 5, lettre n° 918, p. 197-198; Tomassoni 2021a, p. 176-177; Tomassoni 2022b, p. 99).  +
Lettre du 17 mars 1736 (de Venise): "Mi rincresce ch’ella abbia trovate e giudicate false, non che sospette le tre medaglie delle quali mi scrive. Egli è rarissimo : in simili compre non si è mai abbastanza nè sicuro, nè cauto ; e non sempre di prima occhiata ne riesce scoprire la verità o la falsità indubitata delle rare medaglie, sopra le quali in particolare si è raffinata la industria e la malizia dei più esperti falsarj. Io per me credo che pochissimi sieno i gabinetti, nei quali non sia entrata sì fatta peste : parlo anche dei Regj e dei più accreditati" (BnM, Ms. It. X, 3 (=6949); Zeno 1785, vol. 5, lettre n° 921, p. 203).  +
Lettre du 30 mars 1736 (de Venise): "Jersera poi mi è stata fatta tenere dal P. D. Domenico Nelapac la Sabina in oro, che mi è stata gratissima, avendola trovata ottima e di tutta conservazione. Ne professo perciò obbligazione sì a lei che me l’ha proccurata, sì al Sig. Borioni che a suo e mio riguardo si è contentato di cedermela per nove scudi. Io voleva la sera medesima far contar questo soldo al suddetto P. Nelapac, ma egli se n’è scusato col farmi sapere, che da lei non ne aveva alcuna commissione. Sono pertanto in mio mano di sua ragione i detti 9. scudi, come pure le L. 27. soldi 16. che ella ha spesi di soprappiù ne’ libri che ha comprati per conto mio. Tutta la summa ascende a L. 126. soldi 16. di questa moneta, le quali sborserò prontamente in mano del P. Santinelli, o del Nelapac, o d’altri secondo l’ordine che me ne sarà dato da lei" (BnM, Ms. It. X, 3 (=6949); Zeno 1785, vol. 5, lettre n° 922, p. 205; Tomassoni 2021a, p. 177; Tomassoni 2022b, p. 100).  +
Lettre du 21 avril 1736 (de Venise): "Altro acquisto di medaglie non ho fatto i giorni passati, che di una bella medaglia d’argento con la testa di Geta da una parte, e con quelle di Severo, e di Caracalla dall’altra – Aeternitas Imperii ; e un’altra greca di Caracalla, ma allora solamente Cesare, altresì d’argento, battuta in Cesarea di Cappadocia, e 'l monte Argeo sormontato da una stella, con sotto l’anno V. ch’era quello dell’Imperio di Severo suo padre" (BnM, Ms. It. X, 3 (=6949); Zeno 1785, vol. 5, lettre n° 925, p. 210; Tomassoni 2021a, p. 177-178; Tomassoni 2022b, p. 100).  +
Lettre du 5 mai 1736 (de Venise): "Mi è stato di molto piacere l’intendere dalla lettera di V. P. Reverendissima, che le medaglie d’oro del Museo Gualtieri sieno passate in mano del nostro Signor Cardinal Quirini, e però sieno rimaste in Italia, nè abbiano corsa la sorte di tante altre simili rarità, di andare di là dai monti, e dai mari ad arricchire le straniere nazioni, che pur troppo delle nostre spoglie sen vanno belle e superbe. Me ne rallegro con Sua Eminenza mio singolar protettore e padrone, ed ho ferma speranza, che se mai egli sarà per ritornare in queste parti, e le porti con seco, mi darà il contento di godere con l’occhio una così preziosa raccolta, da lui veramente ad assai buon patto acquistata. I giorni passati mi è avvenuto di acquistare una rarissima medaglia d’oro, di peso di due zecchini e più, non riferita dal Vaillant, nè dal Mezzabarba, nè da altri, per quanto io sappia. Ella è di Caracalla, segnata l’anno X. della sua Trib. Pod. ed ha nel rovescio una bellissima testa di Marte galeata, con le somiglianze del medesimo Caracalla. Non mi è costata più di 7. scudi. Sento poi un vivo dolore della perdita che abbiam fatta del nostro Monsig. Fontanini, amico mio da 40. e più anni" (BnM, Ms. It. X, 3 (=6949); Zeno 1785, vol. 5, lettre n° 929, p. 215-216; Tomassoni 2021a, p. 177; Tomassoni 2022b, p. 100).  +
Lettre du 29 novembre 1738 (de Venise): “Ricorro alla nota virtù e amorevolezza di V. P. Rma, per avere il suo sincero e sicuro giudizio sopra 18. medaglie d’argento, ch’in una scatoletta ben chiusa, e sigillata ella riceverà dal Sig. Canonico Abate Giuseppe Bocchi (fratello di Ottavio Bocchi), Segretario del nostro Eccmo Sig. Ambasciador Foscarini. In una grossa compra da me fatta delle medaglie d’argento, sì di Famiglie che Imperatorie, del Sig. Conte Carlo Silvestri da Rovigo, ho ritrovate anche le Suddette 18. medaglie, che per la maggior parte a me pajono false, e alcune mi sono sospette. Mi è necessario d’intender da lei, se m’inganno in tutto, od in parte. Basta che a fianco di ciascuna ella noti Buona, o Falsa. Alcune son di bellissimo conio, ma lo giudico moderno. Meno dell’altre mi spiace la Tranquillina ; e però la prego di esaminarla attentamente. Quella segnata al n. 18. è antica e sincera, ma rovinata dal tempo. Chi me l’ha data, vuole, che dietro la testa di Caligola ci sia quella di Germanico, ed io la credo fermamente quella d’Augusto, avendo la corona radiata, e le stelle all’intorno : niuna delle quali cose conviene a quella di Germanico, che suol essere nuda, nè mai ebbe que’ segni di consacrazione" ; "Sappia ella per altro, che con tutto il pregiudizio, che può venirmi dalle suddette 18. Medaglie riconosciute per false, sono contentissimo dell’acquisto che ho fatto, essendone moltissime altre rare, legittime, e ben conservate, che mi risarciscono della spesa” (BnM, Ms. It. X, 3 (=6949); Zeno 1785, vol. 5, lettre n° 1015, p. 382-384; Tomassoni 2021a, p. 84; Tomassoni 2022b, p. 50-51).  +
Lettre du 13 décembre 1738 (de Venise): “Io non so, se più abbia a rimanermi contento del giusto giudicio da me fatto sopra le XVIII. medaglie da V. P. Rdma rimandatemi per essersi trovate false niuna eccettuata, o se più abbia a dolermene, a riguardo del pregiudizio, che me ne deriva nella compra che ho fatta del Museo Silvestri di Rovigo. Giovami sperare, che questo Cavaliere, da me sempre conosciuto e discreto ed onesto, non ricuserà di darmene un qualche risarcimento, se non proporzionato al vero valore di esse, equivalente almeno allo sborso che gliene ho fatto per esse. L’attestazione di lei, unita a quella del Sig. Palazzi, lo leverà dalla ferma credenza che fosser buone e legittime, e l’obbligherà a rientrare in sentimenti ragionevoli e di tutta equità. Questa sera gliene sarà scritto da chi in questo affare fu ‘l mediatore tra lui e me (Ottavio Bocchi), accompagnando la sua con la lettera di lui, e con la lista delle medaglie giustificata dalla sua attestazione, che più non soffre contraddizione e pretesto” ; “Siccome io non mi sono ingannato nel creder false le false, così mi giova credere di non prendere sbaglio nel giudicar buone quelle che ho già aggiunte alla mia serie d’argento, e in particolare le due Agrippine, il Neron Druso, l’Antonia, la Marciana, la Domizia, e qualche altra di conto […]” (BnM, Ms. It. X, 3 (=6949); Zeno 1785, vol. 5, lettre n° 1017, p. 386-387; Tomassoni 2021a, p. 87, 104; Tomassoni 2022b, p. 52, 62).  +
Sans date (de Venise): recommandation du sénateur vénitien, le comte Antonio Savorgnan: "A V. P. Rma verrà ad esibir la presente l'Illmo ed Eccmo Signor Conte Antonio Savorgnano, Patrizio e Senatore della Serenissima nostra Repubblica. Il nome solo è sufficientissimo per ogni raccomandazione appresso di tutti, e distintamente appresso di lei, che conosce il merito della famiglia e del grado ch'egli sostiene, e che al primo incontro conoscerà parimente il personale di lui. Troverà in esso un Cavaliere ornato di tutte quelle dotti, che rendono stimabile e singolare un suo pari, ornato inoltre di molto studio nell’erudita antichità, e di molta intelligenza nelle medaglie greche e romane, delle quali in ogni genere possiede un’ assai bella raccolta" ; "Egli è desideroso di conoscer lei di presenza, come la riverisce per fama, e insieme di goder con l’occhio la bella serie da lei raccolta di medaglie Imperiali d’argento, ch’io preventivamente gli ho fatto gustar con la mente" (BnM, Ms. It. X, 3 (=6949); Zeno 1785, vol. 5, lettre n° 1031, p. 407-408).  +
Lettre du 31 janvier 1738 M. V. (1739) (de Venise): “Avendo rimandate al primo lor proprietario le 18. Medaglie, da lei, e dal Sig. Palazzi, e prima da me conosciute per false, ne ho avuto un piccolo risarcimento, poco equivalente al giusto prezzo delle medaglie, quando si fossero in parte, non che in tutto, trovate buone e legittime. Mi è convenuto pertanto contentarmi di ricevere in cambio delle medesime diciotto zecchini ; con che l’altre che mi son rimaste vengono a costarmi più care di quello che avrei voluto. Non ho avuto ancor tempo di fare il catalogo delle duplicate, e delle migliori, per averlo poi a metter sotto l’occhio di V. P. Rma ; ma lo farò in quadragesima (la prima domenica di quaresima, che precede di 40 giorni la Pasqua), ed ella ne sarà servita. Se poi il Sig. Conte Silvestri vuol far nuovo ricorso ad altri per meglio accertarsi della falsità di quelle medaglie, lo faccia pure a suo piacimento, e a qualunque altro tribunale : ch’io di ciò non mi prenderò alcun fastidio” (BnM, Ms. It. X, 3 (=6949); Zeno 1785, vol. 5, lettre n° 1022, p. 393-394; Tomassoni 2021a, p. 87-88; Tomassoni 2022b, p. 52).  +
Lettre du 9 mai 1739 (de Venise): "Dimando perdono e compatimento a V. P. Rma, se ho tardato di rispondere alla sua umanissima lettera, e di ringraziarla, come fo ora col cuore, più che con parole, dell’affettuosa accoglienza da lei fatta al Signor Senator Savorgnano, e dei favori che gli ha impartiti col fargli godere la vista del suo scelto Museo di medaglie, e del famoso gabinetto del Signor Marchese Capponi. Attendo con impazienza il ritorno di quel dignissimo Cavaliere, dalla cui viva voce raccoglierò più distintamente la relazione della rarità da lui mediante la di lei assistenza osservate, non meno nell’uno e nell’altro Museo, come anche nel Campidoglio, e in tanti altri e pubblici e privati luoghi, per li quali sopra d’ogni altra cotesta gran Città va chiara e famosa. Anche qui son molti forestieri, dilettanti di cose antiche, ma pochi quelli che allarghino la mano alla compra di quelle che vaglion molto. Si contentano di picciole cose e volgari, purchè costin poco, e non molto bene si guardano dalle false, lusingandosi che possano essere, o sieno veramente legittime. Il più intelligente fra essi è il Signor General Visconti de les Terres, il quale viene spesso a visitare il mio studio, e pare che sempre più ne rimanga soddisfatto. Ha qualche gusto del greco, di cui altri che son venuti a vedermi, si mostrano affatto digiuni. L’Eccmo Cappello ha fatte molte grosse vendite di marmi, e d’idoli ; ma la sua serie d’argento è ancora intatta, stando fermo nella risoluzione di farne esito, ma di tutto ad un tratto ; e quando pur permettesse, che un centinajo ne fosse tratto fuori, ne pretenderebbe più del dovere. Dacchè V. P. Rma è stata quì l’anno addietro, io non presi da lui cosa alcuna. Ho accresciuta i giorni passati la mia serie d’uomini illustri di più di 50. medaglie. Non potendo più trovarne di antiche, vo in traccia delle moderne ; e a quest’ora ne ho raccolte oltre a mille. Son desideroso di sapere, se 'l libro de' medaglioni del Sig. Cardinale Albani sia pubblicato" (BnM, Ms. It. X, 3 (=6949); Zeno 1785, vol. 5, lettre n° 1036, p. 414-416).  
Lettre du 1 juillet 1741 (de Venise): “Piacemi grandemente la risoluzione da lei presa di fare una novella edizione dei due Tomi del Vaillant, Numismata præstantiora, con giunta di medaglie inedite. L’opera non potea riporsi in migliori mani delle sue. Si assicuri, che dal canto mio non si mancherà di renderla servita di quelle, che stimerò più degne di aver luogo in sì pregevol lavoro : ma dal suo Museo, e da quello dell’Abate Rothelin, e da altri che sono in Francia, gliene verranno somministrate in gran copia. Quanto alle giunte, le distribuirei per via di alfabeto, seguendo l’ordine del primo autore, e segnandole con un asterisco. Non tacerei nemmen il nome del possessore, per maggior credito dell’Opera, e per obbligare a maggiore attenzione i posseditori delle medaglie in esaminarle, e in descriverle. Una nota a parte di tutti i Quinarj sarà sicuramente ricevuta con applauso. Per grazia non la perda di vista” [BnM, Ms. It. X, 3 (=6949); Zeno 1785, vol. 6, lettre n° 1140, p. 127-128; Tomassoni 2021a, p. 31; Tomassoni 2022b, p. 23].  +