Grand document
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C
A 1771 inventory of the ancient coins in the collection of King George III. Burnett 2020b, p. 1070 suggests that it was authored by Richard Dalton, given that he was the King's librarian in 1771, played an important role in the formation of George's coin collection, and was appointed keeper of the King's medals in 1774. +
Certosini - Aurea numismata RR. PP. Carthusianorum à me descripta in meliorem formam Mens : Feb. 1722 acquista à Cesarea Maiestate +
-New York, American Numismatic Society: Francesco Ficoroni, Aurea numismata RR. PP. Carthusianorum à me descripta in meliorem formam Mens : Feb. 1722 acquista à Cesarea Maiestate – 20 p., description de c. 175 monnaies en or établie en 1722, soit cinq ans avant l’achat de la collection par l’empereur Charles VI (voir Spier & Kagan 2000, p. 85, note 93). +
Certosini - Numismata moduli maximi jam in numophylacio imperatoris Caroli tertii Viennae, olim romae, carthusianorum +
-Inconnu, Numismata moduli maximi jam in numophylacio imperatoris Caroli tertii Viennae, olim romae, carthusianorum. In 4. vél. Première édition, exécutée clandestinement à Rome, et dont voici l’origine. L’Empereur ayant fait l’acquisition non seulement du Cabinet des médailles des pères chartreux, mais aussi des planches en cuivre des médaillons, que le procureur général de l’ordre, Rochefort, avait fait graver, mais qui, à sa mort, étaient restées inédites, il réussit à quelques personnes de tromper la vigilance des négociateurs, et de tirer secrètement quelques épreuves de ces gravures, dans l’intervalle de l’achat à l’envoi. Cette fraude ayant été découverte, la cour de Vienne fit rechercher et supprimer avec soin les exemplaires qu’on pouvait en trouver, et c’est ce qui a rendu ce recueil d’une extrême rareté. Les médaillons ont été publiés ensuite dans le 2ème tome du cabinet impérial, par de France, Froelich, etc. intitulé Numismata cimelii Caesaris. Voyez la préface au commencement de ce vol. ainsi que Eckhel, Cat. Musei caesaris, t. 1 In historia musei et Lipsius, bibl. num. t. 2, p. 289 » (Van Damme 1807, p. 76-77, n° 478). +
Certosini - Ristretto delle stime del museo descritto nel presente volume des R. R. P. P. Certosini +
-Inconnu, Ristretto delle stime del museo descritto nel presente volume des R. R. P. P. Certosimi ou Catalogue des médailles d‘or, d’argent et de bronze, avec les pières gravées et autre antiquités, vendu des pères chartreux de Rome à Charles VI, empereur (en 1727; avec les prix ajoutés à chaque article. In f°. vél. Manuscrit sur papier, que le défunt regardait comme la seule copie authentique faite sur l'original, et par ordre de l'empereur Francois Ier (Van Damme 1807, p. 76, n° 477). +
Lettre du 4 septembre 1579 (de Rome): "Molto Magnifico Signor e Padron Osservandissimo, avendo consignato qui al Signor Sacretario un scatolino dentro un medaglion raro insieme con una litera, che andava al Serenissimo Gran Duca et essendo incirca un mese che ancor non ne ho auto nova alcuna, per non dar disturbo a Sua Altezza, conoscendo Vostra Signoria cortesse, mi favorirà di intenderlo acciò stii con l'animo quieto, se detta medaglia l'ano riceuta, che mi farà favore segnalato con due rige farmene moto. Tenendogli obligo infinito con offerirmegli quanto vaglio e posso. E con tal fine gli bascio le mani. Di Vostra Signoria servitore affezionatissimo il Cavalier Cesare Targoni." (Firenze, Archivio di Stato, MP 727, c. 244; Barocchi - Gaeta Bertelà 1993, p. 157-158, note). +
Lettre du 28 novembre 1579 (de Rome): "Serenissimo Signor, la mi perdonerà se li son molesto. La causa che già molti giorni sonno ch'io ebbi una scatola con dentro le medaglie mandate a Sua Altezza, ecceto il medaglion dello Antonino et il cameo dalle due teste, le qualle io mi contentai a lasciar il medaglion a Sua Altezza per scudi 60 d'oro che ad altri ne voria scuti cento, essendo medaglion non mai più veduto. Poi il cameo lo lascio per quello mi costa che sonno ducati 12 d'oro. Suplico Vostra Alteza facendo dette cosse per lei, la serà contenta dar ordine che qui mi sieno pagati bisognandome molti denari per dar finne a certe mie opere, mi farà servizio grande. E se alla giornata capitasse cossa degna di lei non mancarò con ogni diligenzia farglela avere e sempre mi troverà prontissimo et umilissimo servitore. E Nostro Signore Iddio li dii ogni contento. Di Vostra Altezza Serenissima umilissimo servo il Cavalier Cesare Targoni." (Firenze, Archivio di Stato, MP 729, c. 110; Barocchi - Gaeta Bertelà 1993, p. 158, note). +
Lettre du 7 septembre 1577 (de Rome): "Molto Magnifico Signor mio Osservandissimo, per non dar disturbo a Sua Altezza Serenissima per cossì poca cosa, essendomi capitato due cose rare ho voluto mandarle a Vostra Signoria, che la mi favorisci mostrarle in mio nome; che sonno una medaglia di Domiziano per riverso il Coliseo, cosa non più veduta e più un taglio in corniola, che sonno il re delli tagli et una medaglina greca, le quali Sua Signoria riferirà che la medaglia io l'ho pagata scudi 25 d'orro et il taglio scudi 15 d'oro et il medaglino scudi 2, le quali Sua Altezza Serenissima si servirà e farà quello li parerà, non essendo capitato altro di cossa che sii degna per Sua Altezza Serenissima [...]" (Firenze, Archivio di Stato, MP 702, c. 120; Barocchi - Gaeta Bertelà 1993, p. 127, note). +
Lettre du 27 septembre 1577 (de Rome): "Molto Magnifico Signor mio Osservandissimo, per quella di Vostra Signoria intendo come ha consignato il taglio e la medaglia greca al signor Celio Malaspina e che la medaglia del Domiziano è piaciuta a Sua Altezza e per essa ha ordinato mi sii pagati nel banco Arrigucci e Sangalletti scudi 25 di oro, dil che andai da' detti e mi rispose non aver altra comissione e piacerà a Vostra Signoria a ricordarlo al tesauriere costì, che forse si averà scordato a scrivere. Quanto alla breza intendo che Sua Altezza non la stima più di scudi 15 del che quello amico non ne vol manco di scudi 50 d'orro. E vedendo che costui non vol far altro partito, Vostra Signoria, serrà contenta farla consignare al signor Celio, acciò la si possi ristituire, et anco insieme quelle altre pietre che Sua Altezza dice non aver bisogno, che di quelle la ne pò disponere di far quello gli piace per esser cossa mia e per non mandar questa solla, mi trovo 40 medagline di argiento, cioè 15 tragiani con varii riversi et 22 Adriani con varii riversi et un Tito e Vespasiano et una Sabina delle qualle se le sonno per Sua Altezza le si dà per quello le costano, per scudi 12 d'oro. Et a me mi dispiace che non capiti cossa che sii degna della vista di Sua Altezza Serenissima, ma se capiterà, gli prometo non essere negligiente per la servitù grande che gli porto. Pregando Vostra Signoria umilmente mi gli aricomandi e gli dichi che non andarà molto tempo ch'io gli porterò alquante teste cossì belle che credo piacerà assai e starà meglio colocate in mano di Sua Altezza, che in le mie. E se in questo tanto posso servire Sua Altezza e Vostra Signoria, le mi comandi che mi trovo promptissimo e con tal fine gli bascio le mani e Vi prego ogni felicità. Di Vostra Signoria servitore affezionatissimo Cesare Targoni. Di Roma el dì 27 settembre 1577. Vostra Signoria mi favorirà, non essendo le medaglie per Sua Altezza Serenissima, la le consignarà al signor Celio che me le mandarà insieme con il taglio e medaglia." (Firenze, Archivio di Stato, MP 702, c. 18; Barocchi - Gaeta Bertelà 1993, p. 127-128, note).
Lettre du 28 avril 1575 (de Rome): "Serenissimo Signor mio Padron Colendissimo, [...] avendomi delettato assai tempo ne l'antiquità et essendo io stato guida dell'acquisto fatto nel studio del clarissimo Cavaliero Mozzanico (Mocenigo, ndr) in Venezia et essendole occorse certe disgrazie si risolvé di voler vendere detto studio e considerando il gusto e la intelligenza grande che Sua Altezza ha nelle cose universali et avendo io il carico di fargliele far esito, però le prepongo a Sua Altezza e me basta l'animo di trattar in modo che la restarà satisfatta da me, e l'averà per meno di quello che gli costa. E in nella cassetta che le mando gli sarrà fogli n. 34 della copia di tutti marmi et bronzi, così invero tutte segnalate e tra questo numero ci è una figura di bronzo, grande quasi del naturale, senza braccia, che è quella famosa di Monsignor di Martini, ch'è tanta fondatissima di disegno, che ne resta maravigliato chiunque la mira. Poi ci è gli medaglioni e medaglie di metallo che è eletta e compra da li principali studi d'Italia e non ci è né toccature, né modernità. Poi ci è un studio di medaglie greche d'argento che non si può veder cosa più bella e né credo chi unisse tutte le medaglie greche del mondo potesse esser così gran numero d'esquisite. Poi ci è alquanti pezzi di camei e tagli eccellentissimni e Sua Altezza mi perdonarà si li ho dato questa fatica così del longo leggere, ma perché gli era di necessità per farla capace di quel che v'è, perché le cose da sé non parlan, bisogna aiutarle. E se Sua Altezza avesse qualche animo di intrar in costì bel studio io me le offerisco, come ho sopra detto et anco farrò di modo che tutti gli intagli e medaglie che seranno portabili, si condurran da Sua Altezza e anco lasciarò ogni daffare e venerò costì a basciarli le mani e trattar e a far ogni sorte di buon offizio, assicurandola che avendo questo bel studio, appresso il suo, darrà che dir a tutto il mondo. E a' pari suoi questa spesa non vuol dir niente. Io non atediarò più Sua Altezza se non con ogni umiltà e reverenza gli bascio le mani. [...]" (Firenze, Archivio di Stato, MP 672, c. 375; cfr. Lanzi 1775, c. 207; Barocchi - Gaeta Bertelà 1993, p. 102-103, num. 103).
Lettre du 28 juin 1577 (de Rome): "Serenissimo Reverendissimo e Padron mio Colendissimo, Mi son tratenuto sin ora a far riverenzia a sua Altezza Serenissima sperando mi capitase qualche cossa di bello per il gusto suo. Ma il Basso ha levato quel buono che ci era e perché non posso mancar per quella servitù che gli tengo e tenerò sinch'io vivo, in afaticarmi di trovar cossa che gli sii grata e perché di novo è stato trovato un bel pezzo di agata, la qualle ne potrà riuscire un bel vaseto overo il tavoleto per cometere, ho voluto mandarla insieme con due medaglie di metalo, et un bellissimo taglio antiquo in agata et il prezo di esse saranno in la scatola e Sua Altezza Serenissima si servi di quello li piace. E quello non li piace la lo faci rimandare. [...]" (Firenze, Archivio di Stato, MP 699, c. 62; Barocchi - Gaeta Bertelà 1993, p. 126, num. 130). +
Lettre du 13 juillet 1577 (de Rome): "Serenissimo Signor e Padron Colendissimo, ho riceuto il scatolino con le due medaglie et il taglio. Le qualle intendo che delle medesime ne hanno appunto e Sua Alteza acceti il bon animo del suo servo. [...]" (Firenze, Archivio di Stato, MP 700, c. 69; Barocchi - Gaeta Bertelà 1993, p. 127, note). +
Lettre du 17 juillet 1579 (de Rome): "Serenissimo Signore, da l'aviso che Vostra Altezza si è degnata farmi dare per sue lettere ho inteso ch'ella ha ricevuto le medaglie ch'io gli mandai e finalmente li marmi ancora che per diffetto de' mulatieri hanno tardato tanto. Resto molto desideroso d'intendere se averà trovato cosa alcuna di sua sodisfazione che per quel saggio ch'io posso avere del gusto di Vostra Altezza in questa professione, sperarei che gli marmi gli dovesero far reuscita e de le medaglie ancora. Cussì di mano in mano terrò dedicato a Lei quanto mi verrà acquistato di buono. [...]" (Firenze, Archivio di Stato, MP 725, c. 38; Barocchi - Gaeta Bertelà 1993, p. 153, note). +
Lettre du 7 août 1579 (de Rome): "Serenissimo Signore, Avendo fatto acquisto di un medaglione che a mio giudizio è rarissimo e non più veduto e spero che a Vostra Altezza reuscerà il medesimo, gli le mando di buonissimo core e, come ne le altre mie vi ho scritto, tutto rimetto alla cognizione sua che so che è fondatissima e sa che per avere di simili cose, oltre la diligenza ci vuole anco di la spesa non mediocre e volessi Dio che così a me servissero le faccoltà. Come è pronto il desiderio di servirla e come veramente non perdono né a fatica, né qual si voglia altra cosa per dar in medaglia o marmo, che possa essere degno di lei. [...]" (Firenze, Archivio di Stato, MP 726, c. 309; Barocchi - Gaeta Bertelà 1993, p. 157, num. 169). +
Lettre du 10 décembre 1579 (de Rome): "Molto Magnifico Signor mio Osservandissimo, in risposta di quella di Vostra Signoria alli giorni passati ebbi le medaglie senza altre litere di Sua Signoria e per questo intendo che Sua Altezza Serenissima mi farà darre scudi 40 del medaglione di Antonino e dodeci del cameo dalle due teste e quanto al medaglione Sua Signoria serà contenta a dirne a Sua Altezza che a me mi costa scudi 50 di oro, e che qui se avesse volsuto darne ne averei cavato più di 80, per esser medaglion rarissimo e non più veduto e mi contento a Sua Altezza a darlo per il capitale che sonno scudi 50 d'orro e dodeci il cameo e se Sua Altezza le vuole acetare in cortesia a ben che pover sia gli ne farò un presente, stimando più la grazia sua che quante medaglie si trova. Riebe il torso di pietra rosa e le due teste, le qualle subito gionte le ebbe il Signor Gioan Giorgio Cesarini per molto più di quello le metevo a Sua Alteza, acciò sappi ch'io non esco de l'onesto, e se gli piacerà detto medaglione, overo il cameo, solo la mi farà contare qui in Roma, da chi gli pare, li suddetti denari quanto prima, che me farà appiacere e Sua Alteza si sotisfi o pigliare o non pigliare, a tute le vie gli son umilissimo servitore, pregando sempre Nostro Signore Iddio ogni felicità et a Vostra Signoria mi trovo obligatissimo della Sua cortesia. Servitore affezionatissimo il Cavalier Cesare Targoni." (Firenze, Archivio di Stato, MP 730, c. 222; cfr. Lanzi 1775, c. 207v; Barocchi - Gaeta Bertelà 1993, p. 158, note) +
Lettre du 13 juin 1581 (de Rome): "Serenissimo Signore, Sua Altezza Serenissima mi perdonerà se prima non gli ho fatto riverenzia per non essermi capitate cosse degne di lei. Con la ocasione di messer Gianantonio Dosio, scultore et architeto, mando a Vostra Altezza Serenissima una medaglia di Traiano con un riverso e litere non mai più veduta e questa mi è parsa degna di poter stare nel numero delle sue rare. Poi insieme gli sonno trenta tre tra medaglie e belli medaglini, poi gli mando una belissima testa di Faustina per acompagniare al suo marito Antonino Pio, alla qualle per mio giudizio mi par cossa belissima et un concier [?] non mai veduto. Et insieme un vaso di bronzo egiziano antiquo e per lo aventario che la vedrà l'ultimo prezo e la se ne servirà di quello gli piacerà, che tuto me ne contento, pur che sia in appiacer di Sua Altezza Serenissima, alla qualle mi gli of erisco la vita mia, l'opera e tuto quello ch'io potessi valere, riconoscendomi suo obbligatissimo servitore. Il Nostro Signore Iddio la feliciti sempre. Di Vostra Serenità devotissimo servitore Cesare Tarconi Cavaliere. Di Roma il dì 13 giugno 1581" (Firenze, Archivio di Stato, MP 748, c. 279; Barocchi - Gaeta Bertelà 1993, p. 198, n° 15). +
Lettre du 6 octobre 1584 (de Florence): "Serenissimo Signore, Essendomi stato mostro un medaglione con il cerchio tornito di Lucio Vero con la allocuzione per riverso et a me parre la regina delli medaglioni, sì per la conservazione, come anco per la rarità di riverso e cerchio et io la tengo per antiqua. Pur per più cauzione di Sua Altezza Serenissima, la la tochi con una punta di temperarino se è cossì dura la ruza della medaglia, come è del cercho e più tenendo la medaglia su una punta di ditto, batendola con un feretto, se sonna sarà antiqua, ma se averè suono morto, sarà di dua pezzi e sarà di suspetto e se benne so che Sua Altezza Serenissima ha cognizione perfetta, mi è parso debbito di vero servitore dirgli quel poco di parere ch'io tengo et il portatore di detta medaglia dice portarla domani a Sua Altezza Serenissima e se la ne sarà patron di essa, mi ferisco metarla al parangone di qual si vogli persona et alla cui buona grazia umilmente gli bascio la veste. Di Vostra Altezza Serenissima umil servo Cesare Targone. Di Firenze il dì 6 ottobre 1584" (Firenze, Archivio di Stato, MP 769, c. 654; Barocchi - Gaeta Bertelà 1993, p. 263, n° 292). +
11 Sept. 1590 (from Brussels): “PS: Quod si numismata Caligulae et Claudii argentea, per pluritatem alienare possis, aut aliunde comparare, velim mihi expedias satisfacturo. Monsieur, je suis été en peine pour avoir trouvé entre vos images, des autres marquées du nom des Srs Antoine van Winghe, Philippe de Villers et quelques-unes sans note. Toutefois ne les ai osé séparer d’autant que le volume était dédié à vous, le remettant à votre jugement, car Mons. Winghe ne m’en écrit rien. Mes recommandations par occasion au Sr Otho van Veen » (Den Haag, Koninklijke Bibliotheek, MS 79 C 4 (110), f° 26-27; Hessels 1887, no. 187, p. 450-452). +
12 Oct. 1590 (from Brussels): “Quod desit Nigriniani numus et fascinus, adhuc doleo; fidem invoco et testor, non reperisse, sed neque (quod admiror magis) involverum aut cucullum. Si id contigisset primis diebus certius stramenta discussissem. Nam post tuam monitionem etsi diligentissime et ex fide id fecerim, heu nimis serò. Itaque pro initia nostra, communique cum nostro Winghio amicitia, expostulo mi Orteli, de fide et diligentia nihil dubites et me ut cepisti mutuo ames.” (Den Haag, Koninklijke Bibliotheek, MS 79 C 4 (110), f° 28; Hessels 1887, no. 188, p. 453). +
'Last Monday when my Lord Came to Cambridg & was att Doctor Coviles Looking Over his Collection & there is a Great Many Good things of all kinds & especially Seals i believe nigh Eight dozen, some of y<sup>m</sup> Very fine y<sup>e</sup> Medels are not extraordinary y<sup>e</sup> Gould only Excepted Which is Good there are Severall other things as Pictures Urnes Sheles Books of Prints all Which I believe my Lord Would like if y<sup>e</sup> Doctor & he can agre. I did not aske him What he demanded for y<sup>e</sup> Whole not Thinking it Convenient. I believe Doctor Tudway may Give my Lord a catalogue of y<sup>m</sup>.' (BL, Harley MS 3778, f.71; Burnett 2020b, p. 590 n. 170) +
'I hare you have ben att Cambridg [to see John Covel's collection]' (BL, Harley MS 3778, f.73; Burnett 2020b, p. 590 n. 171) +