Grand document
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E
Lettre du 17 septembre 1680 (de Florence): évoque le danger des faux et des erreurs de monétaire: "Qual errore si corregge dall’iscrizione del Signor Spon, ove Probo è detto D. N. Aug. osservi nel fine dell’anno 276. la medaglia d’Aureliano col roverscio: P. M. TR. P. VII. COS III. P. P. Quale certamente è finta, perché dall’iscrizione del Signor Spon si vede Probo Imperatore nell’anno 277. ne circa questo so addure altro oltre lo stampato da me nel cap. 6. cit. loco. Ne altro occorrendomi le bacio le mani. Noti dalle monete in qual anno Sept, Severo è chiamato PARTHICUS, per regolare la cronologia dell’anno primo della Trib. Pot. d’Antonino. Firenze 17. Settembre 1680 (Noris 1741, lettre XXIV, col. 72-73; Missere Fontana 2000, p. 170, note 41). +
Lettre du 1 octobre 1680 (de Florence): Noris se propose de corriger les épreuves du livre: “[...] In ciò ci potrebbero giovare le medaglie dell’Occone e del Goltzio. Ma per dircela chiara, alcune volte l’Occone si finge i titoli d’Imp e delle Tr. Pot. come sono di parere molti uomini dotti, mentre tali medaglie mai si sono potute rittrovare ne’ Musei de i nostri tempi. Già le scrissi che quì non v’era che un essemplare dell’Occone, quale non ho potuto ottenere per servirmene, mentre sta in casse sepolto fra mille libri, né il padrone ha tempo di pescarmelo. Io m’immagino che V. S. Ill. porrà i fasti Consolari ed Imperiali nel fine del suo Occone; onde prima di pubblicarlo mi potrebbe inviare un essemplare del suo Occone per ponderare su le medaglie, se queste concordano con gli storici, e marmi antichi, poiché ella sa che molte monete sono state falsate, e supposte. In tal tempo sarà stampato il libro del P. Antonio Pagi, dal quale si potranno dedurre nuove istruzioni; poiché ora non vive uomo più pratico di tali materie del sudetto Pagi, col quale ho parlato in Pisa tre anni sono, e scrittogli più volte. [...] Firenze primo ottobre 1680" (Noris 1741, lettre XXVI, col. 75; F. Missere Fontana 2000, p. 170, note 41). +
Lettre du 8 octobre 1680 (de Florence): "[...] Io registrerò quelle due iscrizioni mandatele dal Signor Spon, ove sta il titolo Diis manibus e porrò i motivi che ho di dubbitare della verità di esse. Nel mio libro cito alcune medaglia di S. A. S. il solo rovescio delle quali cita lo Spanemio. Exempli gratia [...] Del resto io non ho potuto vedere le medaglie ultimamente venute dalla Spagna; ne io che per tertiam personam ne pregai S. A. perché so quanto ne sia geloso. Stanno nelle casse come vennero da Spagna; e Dio sa chi sarà il primo a maneggiarle. Certo vi saranno cose belle di quelle Colonie. Il morto Cardinale Leopoldo era tutto applicato alle medaglie, e se viveva, aveva scielte alcune rarissime, acciò sopra io vi scrivessi; ma ora tale studio è quì morto; né io ci sono più per porre la mano. Leggerò il di lei Occone, che mi servirà di nobile galleria, maggiore di qual si voglia posseduta da' Principi. Mi promette il libraio di darmi il libro mio stampato per la metà di Gennajo. Io piglio lo scomodo di portarmi in Venezia non tanto per la correzione, quanto per sollecitare la stampa. Ella deve operare che le lettere majuscole siano in molta quantità, per stampare le lettere delle sue medaglie. [...] Firenze 8. Ottobre 1680" (Noris 1741, lettre XXVII, col. 83-85). +
Lettre du 2 novembre 1680 (de Florence): “Ricevo una sua in Venezia, ove già 18. giorni sono mi trovo per la stampa del mio libro, di cui già ne sono stampati fogli 12. Ho voluto carta grande e fina di Salò, e mi costa quì un onghero la risma. Ne averò per me 200. essemplari per 200. scudi che do alli Baglioni stampatori, quali hanno 18. uomini che lavorano con 4. torchi, e gettano anco le lettere; il che m’è molto giovato per le majuscule nelle iscrizioni, ed' ella deve ben avvertire, che per il suo libro ne siano costì in abbondanza; mentre le iscrizioni delle medaglie devono farsi con tali lettere più grandi, come fece Occone, e gli altri. Se V S. Ill. porrà li fasti separati dalle medaglie, saranno meno desiderati, mentre ogn’uno brama solo l’Occone. Si potrebbero porre nel fine in carattere d’antico comune, che è il meglio fatto che s’abbia nell’Italia, e occupa poco luogo. Il mio libro è in carattere di testo d'Aldo, ma con lettere di più spalla, e riuscirà di 108. fogli. In Verona è Podestà l’Ecc. Sig. Gio. Domenico Tiepolo Cav. splendido, e generoso, e molto applicato allo studio delle medaglie, delle quali n’ha fatta ricca e copiosa raccolta. è mio Padrone, e seco discorsi in Firenze. Riceverò poi sommo piacere, se la potrò godere in Venezia, ove se sia per venire, procurarò abbia quì in Convento l’ospizio; ma bisogna me lo avvisi per tempo, prima siano da altri occupate le camere. La prego in Verona riverire a mio nome S. E. ed avvisarmi, se ha condotto seco li scrigni delle medaglie, o pure gli abbia lasciati quì in Venezia. Ora io nulla studio, ma solo attendo alla correzione delle stampe, che vogliono 5. ore del giorno. Le bacio con ossequioso inchino le mani. Venezia 2. Novembre 1680" (Noris 1741, lettre XXVIII, col. 85-86). +
Lettre du 16 novembre 1680 (de Venise): “La stampa del mio libro camina a sei facciate al giorno; onde oggi ne averò trenta fogli stampati. Non è però per finirsi che nel principio di Quaresima, per le 14. feste del prossimo Dicembre. Li Baglioni sono ricchi assai, e sono tre fratelli che a gara la tirano su 'l sottile. Non ho potuto fare con essi che un contratto dispendioso; poicché io gli ho dati 200. scudi Romani, ed essi daranno a me 200. essemplari. Gli altri che a loro rimaranno non li verrano a costare due giulj l’uno; né hanno voluto arrivare al numero di 500. come in Firenze m’avevano promesso. Io ho solo due vantaggi; Uno che la carta è di Salò, e costa 17. giulj la risma; l’altro che ho lettere majuscole di varie sorti quante ne voglio, perché loro le gettano continuamente. Deve V. S. Ill a ciò, come le scrissi, attendere collo Stampatore, che scieglierà, poiché le iscrizioni si devono formare con tali caratteri, che devono essere o tali, o poco maggiori di quelli che si vedono nell’Occone. Deve in oltre fare la stampa, ove ella di persona possa fare le correzioni, poiché più volte lasciano le parole, e fanno errori gravi e molti. In alcune facciate io correggo fino 36. errori. Non so se ella vorrà stare sì longo tempo in Pavia, quando colà si rissolva stampare. Se l’autore non è presente, la stampa riesce scorrettissima; perché altri non intendono le materie. Con l’occasione che rispondevo al Signor Leopardi, ch’è la più nobile famiglia d'Osimo, li motivai la stampa da lei preparata. Mi dicono abbia molte medaglie; ma non so quali siano. Gia ho finita la stampa, ove tratto della Col. Tradotta. Mi scrive quà il P. Catani che la medaglia della Col. Elia segnata col Lucius Cæsar, sia d’uno delli due figli d'Augusto. Io gli ho replicato, che la famiglia Elia mai fondò colonie nella Spagna prima d’Adriano, del di cui figlio addottivo è quella medaglia; e che ciò stimo certissimo. Aspetto dall’Eccell. Signor Tiepolo Podestà di Verona un dissegno d’una medaglie dei miei Cesari. Ella lo riverisca a mio nome. è Cav. che si fa grand’onore ne’ governi. [...] Venezia 16. Novembre 1680" (Noris 1741, lettre XXIX, col. 86).
Lettre du 4 janvier 1681 (de Venise): sur la collection de Pietro Morosini et Francesco Boncompagni: "[...] Quì ho veduto lo scrigno dell’Eccell. Signor Pietro Morosini, ove fra le altre cose vi sono 120. in circa medaglioni, ed il Signor Dottor Bon n’è il direttore. Ivi ne ho trovata una Greca di Cajo, benché per essere corrosse in parte le lettere, si possa dubitare se sia di Caligola. Nel dirito porta l’effigie d’Augusto coll'iscrizione. ΙΚΑΙΩΝ cioè Nicæensium, vi è qualche vestigio d’un Θ, che direbbe Θεòς. nel roverscio si legge ΓΑΙΟΣ ΣΕΒΑΣΤ.....forsi Σεβαλου ΥΙΟΣ, come dice una del Co: Lazara. Io però la voglio attribuire al mio Cajo Cesare figlio d’Augusto. Il Signor Dottor Bon la riverisce, e desidera sapere se ha ricevuta la nota dello studio Boncompagno. Dice che ha in ordine tutto lo studio Tiepolo. La mia stampa ora è gionta alla p. 300 ch’è i due terzi dell’opera. Io non le posso spiegare la fatica, che faccio per la correzione. Jeri stetti sei ore intiere nella stamparia, perché sono incredibili gli errori che vi fanno gl’ignoranti compositori. Ella in tutti i modi patteggi collo stampatore di volere il torchio per se, per vedere la seconda correzione fatta non con le mani, ma tirata nel torchio, perché vi spiccano meglio gli errori. Io vado 3. volte al giorno alla stamparia per vederla su il torchio, mentre di prima erano usciti circa 30. errori in pochi fogli, i più erronei, de' quali farò ristampare. In Italia non si può fare altrimenti. Sarebbe bene ch’ella facesse leggere la seconda correzione da qualche persona dotta solo nel Latino, perché ivi questo trovarebbe qualche errore; mentre l’autore come prattico della materia, la scorre troppo veloce leggendola. Io ho meco condotto da Firenze un ajutante di studio, che quasi in ogni foglio vede qualche errore di lettere stravolte, o altro da me non osservato. [...] Venezia 4. Gen. 1681" (Noris 1741, lettre XXX, col. 87-88; Missere Fontana 2001-2002, p. 219, note 59). +
Lettre du 18 janvier 1681 (de Venise): "[...] Quì ho veduti li scrigni del Sig. Procurator Giulio Giustinian, e Pietro Morosino. Il primo ha poche medaglie, una fra queste è segnata: Cn. CORNEL. SUPARA AUG. ne so chi possa essere tale donna imperatrice. Ha i due Gordiani Africani in una stessa medaglia, uno per parte. Il Morosini ne ha moltissime e rarissime in quantità. Un Ottone Latino; Due Pescennj, ec. Una per me che nel diritto ha augusto segnato. ΙΚΑΙΩΝ. nell'altra Cajo Cesare: ΓΑΙΟΣ ΣΕΒΑΣΤ....e vi manca il ΥΙΟΣ. Il Signor D. Bon è il direttore di tale scrigno. Mi resta ancora da stampare la sesta parte del mio libro. Nella carta sono stato servito poco bene, mentre me l’hanno variata colla scusa mancare la sorte della già principiata; e pure li do sopra 220. scudi di dieci lire l’uno. lmparo a mie spese. Ho però fatto in modo, che correggo la stampa del foglio tirato nel torchio, e non fatto a mano, perché è ciò necessario, mentre così spiccano gli errori delle lettere; e ciò ella in tutti i conti osservi. Ne altro occorrendomi, le bacio le mani. Venezia 18. Gen. 1681" (Noris 1741, lettre XXXI, col. 88). +
Lettre du 15 avril 1681 (de Florence): "Terminata la stampa del libro, andai a Verona, ove mi fermai alcuni giorni, ed indi ritornato a Venezia con quattro balle di essemplari mi restituj a Firenze con viaggi difficili per i fanghi di Padova, per la borasca delle lagune, e per i giacci eventi dell’Apennino. Non potei per tanto rivedere l’Occone. Quivi non so se mi mandaranno a leggere a Pisa, onde devo pensare alle lezioni. Mi rincresce non avere potuto avere un libro d’Occone, poiché alla pag. 77. tra le colonie Augustee si legge. JULIA. TR. AD. con errore o dell’Autore, o dello stampatore. Questa è la medaglia da me stampata. Item alla pag. 86. initio, vi sono due medaglie, che ivi sono ascritte a Tiberio, ma sono di Cajo Cesare. Nella seconda si legge Cæsari Aug. F. Pontifici COS. DESIGNATO & c. questo ultimo titolo non conveniva a Tiberio, poiché questi fu console II. A. V. 747. e cos. IIl. A. V. 771. correndo il IV. anno del ſuo imperio. Quindi Cajo Cesare Pontefice è ivi designato. [...] Firenze 15. Aprile 1681" (Noris 1741, lettre XXXIII, col. 90). +
Lettre du 6 mai 1681: "Credo che scrissi a V. S. Ill. avere ordinato fosse mandato un tomo del mio libro all’Eccell. Tiepolo, quale mi scrive averlo ricevuto, che lo inviava la mattina seguente a lei. Non so se per la via di Bergomo, come lo pregavo, o per altra. Ella mi avvisi quando lo riceverà, e mi dica se le piace ciò che scrivo della Colonia Tradotta. Vi sono molte medaglie delli due Cesari. Nel farlo legare, facci porre fogli bianchi nel principio, e ove sono le medaglie, e nella disertazione quarta, perché nel batterlo, il carattere fresco sporcarebbe i fogli. Ho scorse le vite de gl'Imperatori, ne vi trovo errori per i quali, come si dice. Alla pag. 532. di Constantino dice: Cum privatus adbuc viveret, tres Cæsares fecit Crispum et c. è errore, perché non era privatus, ma Imp. Augustus. Le scriverò de gli altri che incontrerò. Sono ora occupatissimo, perché S. A. S. mi ha comandato che ponga in ordine, ed indice la galleria delle medaglie venutele di Spagna con altre de’ tempi bassi; sicché sto perdendo gli occhi su migliaja di monete. A suo tempo le scriverò ciò che di raro osservarò. A ciò s’è mossa S. A. nel vedere le medaglie della Col. Tradotta, da me spiegate. Ella si conservi, ne’ stampi nell’estate, perché il caldo asciuga i fogli, ed i caratteri non bene s’imprimono, e le bacio le mani. Firenze 6. Maggio 1681" (Noris 1741, lettre XXXIV, col. 91 ; Williams 2009, p. 110, note 29). +
Lettre du 28 mai 1681 (de Florence): "[...] Ora sono tutto affacendato nell’ ordinare le casse della Galleria che già venne dalla Spagna a S. A. S. che contiene dieci mila dugento e più medaglie. Sono cinque casse, e già ne ho ordinate due, nelle quali ho ritrovato sopra 200. di colonie di Spagna, essendone molte raddoppiate. Evvi fra queste una segnata nella laurea .VL TR. ch’è la Julia Traducta con due lettere consumate. Io veggo che questa fu la galleria in parte d’Antonio Agostini. Vi sono medaglioni bellissimi; ma non rari, in grandissima copia. Sin ora ho rittrovate circa 100. medaglie di lettere o Puniche o Spagnuole, delle quali parla Antonio Agostini ne' suoi dialoghi, e lo Spanemio dissert. 2. pag. 65. Stò 6. e 7. ore del giorno occupato in tale a me gustosa facenda. Dimani principiarò la terza cassa, e quando averò finito le scriverò più diffuso. Ella però di ciò non parli, perché non ne ha gusto S. A. S. mentre non vuole che alcuno le vegga. [...] La Regina di Svezia mi ringrazia con sua lettera di quanto ho scritto sovra la di lei medaglia della Colonia Tradotta, ed ella anco spero che approverà quel mio discorso. e le bacio le mani. Firenze 28. Maggio 1681" (Noris 1741, lettre XXXV, col. 91-92). +
Lettre du 10 juin 1681 (de Florence): peu de monnaies romaines provinciales dans la collection achetée en Espagne: "Ha ragione d’invidiarmi la grazia fattami da S. A. S. di ordinare le medaglie della Galleria venutale dalla Spagna, perché io ho un onore, che niuno più l’averà, mentre che ordinate che saranno, si chiuderanno alla vista di chi si sia, ed anco di me, che più non le potrò vedere. Averà ora lo studio Mediceo con quelle del fu Cardinale Leopoldo, e queste diecimilla sopra trentaseimilla medaglie. Se venivano dalla Spagna non così fra di loro confuse, io certamente non le vedevo, e S. A. benché più volte pregato, avanti stampassi il libro, non mi volle graziare. Le medaglie delle colonie di Spagna sono 463. e jeri terminai ordinarle. Della colonia Tradotta ve ne sono 13. Di queste 9. simili, nella laurea: JULIA TRAD. Vi è quella di Cajo con l’uva, di Lucio con la Spica, che io ricevei dalla Regina, e dal Padre Cattani; molto mi dolerei, se altronde non le avessi ricevute. Le mostrai a S. A. quando venne a vedermi a lavorare, e con tale occasione, lo pregai a farmi grazia di trasmettere a V. S. Ill. il necessario per la correzione del suo Occone, e mi permise il farlo; sicch’ella doverà nominare S. A. e questa sua COSMIANA Galleria. Stante il gran numero delle medaglie di queste colonie co i medesimi roversci, io ho potuto facilmente leggere i nomi de i Duumviri, che da 5. o 6. istesse medaglie ho combinato, mentre che se una e' rotta al di sopra, l’altra è ivi intiera, se dua nel lato destro, ivi la terza è intiera; se tre nel destro sono rotte, la quarta è buona ec. Per tanto ho corrette moltissime medaglie dell’Occone di queste colonie di Spagna, ed’ella ha avuta fortuna più di me, perché serviranno per il suo libro, mentre non ho potuto farle servire per il mio. Molte altre che mancano, nell’Occone, ella le vederà ec. De gl’Imperadori ve ne sono molte migliaja, ma sin ora non ho ordinato che il diritto, ponendo tutte quelle d’ogn’uno assieme, perché erano state confuse come un caos. Credo che d’Adriano e Antonino Pio ve ne siano sopra mille. Le Greche Imperiali sono pocchissime e non arrivano a 16. Di colonie incognite, ove si leggono i nomi de i Duumviri, o de gli Edili, ve ne sono 102. Io per ora non ho animo d’ordinare i roversci delle Imperiali o consolari, e S. A. non vuole che io facci tanta fatica. Ella per tanto mi mandi ciò che ha di dubbio in queste Imperiali Latine, che la servirò, come sommamente desidero; e le bacio le mani. Firenze 10. Giugno 1681" (Noris 1741, lettre XXXVI, col. 92-93; Williams 2009, p. 110, note 30).
Lettre du 17 juin 1681 (de Florence): "Io non posso non invidiare la fortuna di V. S. Ill. che averà quello non ho potuto avere io, e quando l’ho avuto non l’ho avuto per me, ma per lei. Eccole le correzioni e gionte alle medaglie delle colonie sotto Augusto e Tiberio, che altre non ne ho rittrovate degli altri Imperatori. Io però godo che riceva tal grazia il suo Occone dalle mie mani. Ho copiato le lettere come stanno nelle monete, ove molte siate sono due o tre congionte come MR, in vece di MAR, VR, che fa TUR. ec. come vedrà. Se prima stampava il libro, vedrà quanti errori si ristampavano. Ora ordino le medaglie d’Adriano, che sono circa 600. ma tutte sono nell’Occone, poiché delle grandi e bellissime col medesimo roverscio ve ne sono 18. e 20. Sette ore al giorno lavoro. Se trovarò moneta che non sia nell’Occone, la notarò; ma nulla veggo di raro, se non le tante medaglie delle colonie, che sono di grandezza come un testone, o mezzo bajocco Papale. Ella però non potrà stampare le lettere unite, come fece l’Agostini ne’ suoi Dialoghi; onde le porrà disgionte come di Bilbili MA, o Manio MI. MUN. e MAN. per distinguere questo prenome da Marco, che col solo M si nota. Se non avessi avutte altronde le medaglie di Cajo col grappolo d’uva, e di Lucio con la spica, molto ora mi lagnarei che S. A. due volte pregato non mi permettesse vedere questa sua nuova Galleria. In tanto se V. S. Ill. ha dubbio circa qualche medaglia che sia nell’Occone, o altrove, subito me l’avvisi, perché finita la serie da me, il tutto si chiuderà senza speranza che altri o io più le vegga, perché S. A. così vuole. Non vi sono medaglie di Pescennio, e pocche de i tiranni sotto Gallieno. Non ho altro da scriverle. [...] Firenze 17. Giugno 1681" (Noris 1741, lettre XXXVII, col. 93-94). +
Lettre du 24 juin 1681 (de Florence): sur la collection de Francesco Boncompagni; les monnaies définies comme "irrefragabili testimoni". "Le trasmetto altre correzioni dell’Occone, avendolo scorso fino alla fine delli 12. Cesari. Io stimo necessario che almeno vi ponga le colonie che nell’Imperio d’Augusto e Tiberio sono poste dall’autore sudetto, perché ha troppo bisogno d’essere in esse corretto, come dalla passata V. S. Ill. averà a pieno osservato. Ho finito ordinare le medaglie de gli Imperatori sì di metallo, come d’argento, e nel rivedere certe minuzzalie, vi ho trovata una medaglia singolare di Lucio Cesare, che ho posto nel fine delle osservazioni, che annesse le invio. Io non ordino tutta la serie delle medaglie della Serenissima Casa; ma solamente le dieci milla che ha comprate in Spagna S. A. S. due anni sono, che furono tutte confuse trasmesse in sacchetti a Livorno. Le altre non le posso vedere, ne oso chiederne l’indice a S. A. per copiare le colonie, poiché so che n’è il Serenissimo alieno da mostrarle non solo in re, ma anco in scriptis. e queste ordinate che saranno, come le scrissi, ne anco da me saranno più reviste; onde le darò la buona notte quando si chiuderanno le casse, ove le ripongo. La medaglia di Tiberio tiranno non è in queste Gallerie, ma nello studio Boncompagno. Le medaglie di Severo, e figli con i giuochi secolari uniti alle Trib. potestà, sono ottimamente stampate nell’Occone. Di Caracalla due ve ne sono di metallo grande, e 4. d’argento, ove si legge nel roverscio. P. M.TR. P. XX. COS. IIII. P. P. sicché nell’anno di Cristo 297. si deve principiare la di lui Pot. Tribun. Fra non molti giorni ella riceverà ciò che copiarò dalle monete di Caracalla e Geta. Io nel trattato de i voti Decennali scrissi che Antonino Pio fu addottato nell’anno 138. e che Adriano sopravisse un anno, e più, essendo morto nell’anno di Cristo 139. e mosso dall’auttorità di Capitolino non credevo alla medaglia ultima d'Occone pag. 248. Ora l’ho veduta d'argento verissima ed antica che dice: IMP. T. AEL. CAES. HADR. Antoninus, e il roverscio: Aug. Pius P. M. Tr. P. cos des II. Sicché essendo egli entrato console II. anno 139. nell'anno 138. era morto Adriano, mentre Antonino è detto P. M. titolo, che non si comunicava in quei tempi a i Cesari, come si vede ivi nella seconda medaglia. Tanto è utile il vedere questi irrefragabili testimonj delle medaglie. Non s'affatichi ella nei caldi dell’estate, per servare quella salute che intiera le prego, e le bacio le mani: Firenze adi 24. Giugno 1681" (Noris 1741, lettre XXXVIII, col. 94-95; Missere Fontana 2000, p. 170, note 41 et 2001-2002, p. 219, note 59).
Lettre du 7 juillet 1681 (de Florence): "Ho terminato ordinare la nuova Galleria di medaglie di S. A. S. e due ne ho osservato, che servono per quelle d'Augusto. Alla pag. 42. dopo la prima medaglia. COL. JUL. PHIL. pone la seconda così. ILIPPENSE. Piscis. Spica magna quasi che dir debba Philippense, o altro, e manchino le prime lettere di quella città. Erra in ciò, poiché fra queste di S A. ve ne sono 21. majoris magnitudinis e 2 minimæ di questa città, la maggior parte delle quali sono segnate con lettere più Spagnuole che Latine, benché tutte abbino il medemo diritto, e rovescio. L’Agostini nel Dialogo 8. pag. 234. pone questa medaglia, e legge: ILIBENM. e dice non intenderla, e legge ILIBENA. eccole la correzione; In multis nummis Mediceis majoris ac minoris magnitudinis legitur: ILIPENSE, vel ILIPENSe, & ILIΠEZE in aliis, Græca littera Π pro latina P posita. Erat urbs in Bætica, ac Plinio lib. 3. cap. I. dicitur: Ilipa cognomine Italica. Livius etiam ejusdem meminit initio lib. 35 Pugnatum inde haud procul Ilipa urbe est. Nel diritto ha una spiga grande per traverscio, senza alcuna parola. ne' roversci si vede un pesce con sopra o come un c rovesciato, o sia una meza Luna, che io non comprendo e sotto il pesce: ILIPENSE, o col Π come ho detto. Non vi sone altre parole, ne teste d’Imperatori, o figure. Si può porre nell'Occone per pura correzione, e con tale occasione nominare quella città. Cinque altre medaglie di metallo minimæ magnitudinis ma però grosse, sono così segnate in detta Galleria. AUGUSTUS DIVI F. Caput eiusdem sine laurea. C. LAELIUS ARALUS II. V. nel giro, e nel mezzo in un circolo si legge REX PTOL: Rex Ptolemeus in bisce nummis obsignatus, est filius Jubæ junioris, quem Augustus utriusque Mauritaniæ regem designavit. Hujus Ptolemæi meminit uti iam regis Strabo lib. 17. eundem Cajus Caligula occidit, ex Suetonio cap. 26. Cum vero in eisdem nummis Augustus Divus, non vocetur, idem Ptolemeus videtur vivente etiamnum Augusto, regnum, Juba patre demortuo, administrasse, secus ac scripsi dissert. 2. de Cenotadhiis Pisanis, cap. 12. nisi forte Juba pater filio regium nomen cum futura successione ab Augusto impetrasse dicatur. Ejusdem Ptolemei numisma edidit Patinus in notis ad laudatum cap. Suetonii. Se V. S. Illustrissima si compiacerà porre queste 4. righe come dette, o scrittele da me, lo riceverò per favore, perché così io corregerò ciò che scrissi ne i Cenotaffi. Se bene il luogo di Strabone, che ivi adduco, mi par chiaro, e forsi non vollero dare il titolo di Divus ad Augusto, come a Giulio. Intanto da queste medaglie io noto, che errai in una medaglia, che le ho inviatto sotto Augusto, ove io ho scritto: C. LAETILIUS ARULUS II. V. Q. mentre si deve scrivere: C. LAELIUS, e non Lætilius, mentre dal prenome, e cognome veggo ch'è lo stesso personaggio. Tre di queste medaglie sono in parte logore; ma una meglio conservata spiega le lettere che mancano alle altre, in tutte 5. però si legge nel circolo REX PTOL. Queste medaglie sono di città nella Mauritania, ove alcune luoghi avevano ordinati i magistrati all'usanza Romana, avanti che fossero le Mauritanie da Augusto donate a Juba, come narro nei Cenotaffi; poiché dopo la morte di Bocco Re, Augusto le aveva ridotte in provinzia. Nelle medaglie avanti i Vespasiani sono rare volte segnate le Tribunizie potestà; ma in quelle di Vespasiano e figli, che sono d'argento, ne ho vedute molte con la TR. P. In quelle di Trajano e Adriano vi si vede solo TR. P. senza numero de gli anni, che spesso occorrono segnati in quelle di Pio, M. Aurelio, e Commodo. Lo stesso si vede in quelle di Settimio Severo, i di cui Giuochi secolari sono sotto la Trib. P. XII. che correva nel consolato di Cilone e Libone, come ottimamente scrive Occone pag. 356. In questa Galleria vi è una medaglia d'argento così segnata. Severus Pius Aug. Brit. P. M. TR. P. XIX. Cos. III. P. P. Con questo numero XIX. molte anco ne pone Occone alla pag. 361. Sicché Severo sarebbe morto anno Christi 212. E certo credo che vi sia errore in Xifilino che epitomò Dione. Scrive questo che visse anni 65. m. 11. dies 25. Sparziano scrive che nacque Erucio bis Severo Coss. anno Cristiano 146. aggionga V. S. gli anni della vita 66. saremo nell'anno 212. Duobus Aspris Coss. e correrà la di lui TR. P. XIX. che io trovo nella medaglia Medicea, che manca nell'Occone, ed alla quale con le altre simili nel numero XIX. si deve più credere, che a un codice di Dione scritto per mano dell'abbreviatore Xifilino. Per contrario vi sono due medaglie molto da notarsi nella pag. 375. A. V. 963. Ruffo & Lolliano Coss. ove si leggono questi roversci di Caracalla in due medaglie. 1 PONTIF. TR. P. Cos. III. 2 FORT. RED. P. M. TR. P. XIII. Cos. III. Se nella medesima TR. P. XIIII. è detto Pontif. è segno che era all'ora vivo Severo; che solo era Pont. Max. quale poscia morto nel medemo anno della Tr. P. XIIII. Caracalla fu Pont. M. e perché in quell'anno ritornò dall'Inghilterra a Roma, si segnò Fortunæ reduci. Sparziano però cap. 19. scrive Periit Eboraci & c. anno imperii decimo octavo. Vittore dice: annis regni duodeviginti morbo exstinctus & c. Nella Galleria antica Medicea vi è questa di Severo, che manca nell'Occone. SEVERUS PIUS AUG. P. M. TR. P. XII. Caput laureatum. COS III LUD. SAEC. FEC. S. C. Quinque figuræ juxta aram cum porco sacrificando. Una jacens, nititur pulminari, alia victimam jugulat, tertia tibias sonat, quarta togata, quinta armata. Occone pone questo roverscio ad una di Caracalla. pag. 372. Egli è certo che Severo muorì nel Febrajo, pridie Nonas, scrive Dione; dunque nel mese di Gennajo anno Christi 211. Caracalla era solamente PONTIF. e TR. P. XIIII. sicché la Tr. pot. principiò anno Christi 197. Laterano & Ruffino Coss. Nell'anno 204 che fu secolare, era Tr. P. VII. come si vede nella sua medaglia pag. 372. quale ancora, ch'è rara, si trova nelle Medicee di metallo, che le spiego, benché per una figura diversa dall'Occoniana. Antoninus Pius Aug. PONT. TR. P. VII. COS. LUD. SAEC. FEC. S. C. Sex figuræ ante aram, quarum una vićtimam sacrificat, altera muliebris jacens, brachio dextero innititur pulvinari. Aliæ stant circa aram; una illarum tibias inflat; altera stat prætextata; tertia armata hastam, quarta exuvias Leonis manu tenet. Questa è medaglia rarissima; poiché in quella d'Occone sono nominate solo 5. figure. e quella col Leone che tiene un fulmine nelle fauci, si trova anco nelle Medicee. Quindi se ebbe la Tr. pot. XX. l'ottenne nell'anno 197. In oltre p. 376. pone Occone questo rovescio di Caracalla. P. M.TR. P. XV. IMP. Il. COS. HI. DES. IIII. P. P. Nell'anno Cristiano 213. fu Cos. IIII. Dunque nell'anno 212. terminava la TR. P. XV. nel tempo della quale fu des. cos. IIII. Gli anni della Tr. pot. di Caracalla li stimo da tante medaglie posti da dubbio lontani, il che però non sa che si possa sapere in qual mese dell'anno 197. principiasse la sudetta Potestà. Se V. S. Ill. vorrà cercare i mesi, poco dirà di certo, e vi consumerà molte giornate. Se Caracalla nella Tr. P. XIIII. è detto Pontefice, e poscia Pont. Massimo, muorì in tale anno Severo, o saranno finte le medaglie della Tr. pot. XIX. o anticipatamente battute per adulazione. In tanto ella A. V. 963. dell' Occone ponga prima la medaglia, ove è detto Pontif., che quelle ove si legge P. M. Nelle medaglie della vecchia Galleria vi sono delle colonie di Spagna queste due. IMP. CAESAR DIVI F. AUGUSTUS COS. XII. Caput ejusdem. COL. V. I. CEL. Taurus, TI. CAESAR AUG. PONTIF. AETERNITATI AUGUSTAE C. V. T. T. Spiego questa medaglia ne i Cenotaffi. Tiberio fu creato Pontefice Massimo A. V. 768. VI. IDUS MARTIAS, Gruteri pag. 228. 8. è bellissima l'iscrizione. La medaglia fu battuta prima delli 10. Marzo di quell'anno, perché non è detto Pont. Max. Ciò aggiongo anco perché non so se ella abbia notato, che Tiberio stette alcuni mesi dopo la morte d'Augusto, a prendere il titolo di P. M. Nella nuova Galleria di S. A. di metallo mezzane due così segnate. M. AUREL. ANTONINUS PIUS BRIT. FORT. RED. P. M. TR. P. XIIII. COS. III. P. P. Mulier sedens, dextera temonem, sinistra cornucopiam tenens, & subtus S. C. L'Occone dice mulier stani & c. sicché questa non è nell'Occone. Circa Geta V. S. legga ne i Cenotaffi e vedrà che nel principio dell' anno 208. Geta era ancor Cesare. Nello stesso anno prima che Severo partisse da Roma, lo fece Augusto e li diede la TR. P. così A. 212. fu ucciso TR. P. IIII. Occone nell'ultima della p. 391. pone questo rovescio di Geta. PONTIF. TR. P. IIII. COS. II. DES. IlI. PP. e di Caracalla pag. 376. P. M. TR. P. XV. IMP. II. COS. III. DES. III. Sicché nell'A. 211. i due fratelli Augusti furono designati cos. ma Getta ucciso non iniit cos. IlI. Nelle medaglie di Carteia ho notato questa piccola. Germanico & Druso. Caput mulieris turritum ut in aliis Carteiæ. Cæsaribus. Temon transversus. Carteiæ insigne. Questa mattina ho osservata questa medaglia nella nuova Galeria, ed è grande. M. AUREL. ANTONINUS PIUS AUG. SAECULARIA in gyro, & subtus SACRA. Tres figuræ ante Aram, duæ ad latera, quarum una tibias sonat, altera sinistra lyram tenet. Sarà quella dell'Occone pag. 370. Ivi però scrive il titolo BRIT. che non è nella Medicea, ne per anco era stato acquistato dal Padre. In oltre ho veduta questa di Geta. IMP. CAES. P. SEPT. GETA PIUS AUG. PONTIF. TR. P. II. COS. II. Quatuor figuræ militares, quarum mediæ dexteras jungunt, altera sinistra hastam tenet, duæ vero a tergo duabus mediis laureas imponunt. Di quà si deve correggere l'Occone p. 390. che in tale medaglia pone a Geta P. M. P. SEPTIMIUS GETA PIUS AUG BRIT. / PONTIF. TR. P. III. Cos. II. P. P. Fortuna sedens dextera temonem, sinistra cornu copiam tenens, cum rota in sedi affixa, ac subtus S. C. Manca nell'Occone, è medaglia grande. In oltre questa mattina ho notata questa di Caracalla grande, che non è nell'Occone. M. AUREL. ANTONINUS PIUS. AUG. / PONTIF. TR. P XIII Cos III. P. P. figura militaris dextera ramum, sinistra trophæum tenens. Ho ordinate le medaglie Greche delle città, e popoli dell'Italia, e Sicilia. Quelle dei Brutj sono 118 ma con tre soli roversci differenti. Le Siracusane sono 92. ma tutti i roversci sono nel Paruta. Il foglio è finito e le bacio le mani. Firenze 7. Luglio 1681. Ho scritto con postille per non fare il plico grosso ec." (Noris 1741, lettre XLI, col. 115-119).
Lettre du 22 juillet 1681 (de Florence): "Ieri 21. Luglio terminai d’essere Monetario, mestiero fatto da me senza pericolo, perché l’ho essercitato per ordine del Principe. Sono però stato Monetario antico col vivere due mesi e mezzo fra le medaglie. Sono tutte le medaglie - 13292. Le Imperatorie sono - 7916. ma sono ordinarie, e duplicate ſino a 28. roversci simili, e ciò dico delle grande fino a Treboniano. Delle Colonie di Spagna sono 625. molto numero di duplicate con 8. 9. simili. Le Spagnuole con caratteri incogniti sono 432. Le Greche della Sicilia e Regno di Napoli 740. e tutte sono di mettallo. Le d’argento buono, o misto, degl'Imperatori sono - 1345. le Consolari sono poche, cioè - 384. di famiglie 82. Vi sono medaglie di Trajano primæ magnitudinis 186. In una sola è segnata la TR. P. VII. come le scrissi. Simili d’Adriano sono 352. ed in niuna è segnata la TR. P. con gli anni, ma in moltissime senza questi. La medaglia penultima pag. 215. d'Occone, è quì descritta. ARMENIAE & Mesopotamie ec. Occone scrive: ArmeniA. Figura stans dextra hastam sinistra scipionem cum 2. captivis dextrorsum jacentibus, ac altero a sinistris. Non vi sono altre figure; ond'è diversa dell'Occoniana. Ora le casse si chiuderanno, e Dio sa chi più le potrà vedere. Jeri mi disse S. A. S. che aveva comprate in Roma 400. medaglie dello studio del fu Cardinale de’ Massimi, quali mancavano alla sua antica Medicea Galleria. Se S. A. me le farà vedere, le scriverò cosa siano. E' quà gionto uno di Bassano da Londra con una medaglia primæ magnitudinis d'un Ottone latina, e dice costargli 200. scudi. Jeri me la mostrò S. A. ma per 3. capi la stimo falsa. Nelli due prossimi ordinari ho scritto a V. S. Ill. due lettere diffuse con alquante medaglie, che non sono nell'Occone, il di cui libro, ora che sono sbrigato, terminerò correggere, e lo inviarò al Sig. Magnavacca, ne altro occorrendomi le bacio le mani" (Noris 1741, lettre XLII col. 120-121). +
Lettre du 29 juillet 1681 (de Florence): "[...] Se S. A. mi avesse permesso vedere la sua Galleria, come poi ha fatto, vi averei poste molte medaglie come sue, senza mendicarle dalla Regina di Svezia, o altri. Circa la medaglia ove sta Rex Ptol. io ancora avevo letto C. Lætilius; sono cinque in questo Museo, ma logore, ed ella deve seguire la sua, se meglio s'intende; ed è certo che fu battuta da una città nelle Mauritanie, che viveva con i Magistrati all'usanza Romana, e nelle cose militari raccomandata al Re Tolomeo, se era all'ora morto Giuba suo Padre. [...] Tanti scrittori dopo le medaglie d'Occone con la TR. P. XIX. di Severo, hanno scritto essere questi morto nel mese di Febrajo, mostrando ch'erano quelle errate da i Monetarj, o questi anticiparono il numero perché servissero moltiplicate nel giorno del natale dell'imperio. Li sei anni e due mesi di Caracalla, affermati da Dione, ed Eutropio mi fanno così giudicare di tali medaglie. [...] Geta quando morto il Padre se ne veniva a Roma anno Christi 211. era TR. P. III. e fu battuta la moneta pag. 391. coll'iscrizione. FORT. RED. e col medemo carattere d'Antonino pag. 376. P. M. TR. P. XIIII. che gli correva nello stesso anno 211. quali due medaglie si devono combinare assieme, come le scrissi. La medaglia segnata di Geta: Pont. Max. TR. P. II. Cos. II. è finta, o se antica, è fallata, perché Geta sotto Severo Padre terminò la TR. P. II. ne fu P. M. siccome mai Antonino ebbe vivendo il Padre tal titolo. Nella nuova Galeria di S. A. evvi questa mezzana, che per la bellezza della patina antica è delle 4. più belle di settemilla e più imperiali, che vi sono. P. Septimius Geta Pius Aug. Brit. PONTIF. TR. P. III. Cos. II. P. P. S. C. con l'effigie della fortuna sedente. Occone ancora p. 391. fine, pone un altra: Pontif. TR. P. IIII. ed altre ivi ed anco dice: Cos. II. des. III. che occiso non iniit, dovendo essere anno 212. Caracalla IV. Geta III. Quindi se era Pontif. non sono se non finte le medaglie, ove si legge Pont. Max. o errarono i Monetarj. La medaglia Medicea é senza dubbio vera ed antica: onde rimane che i primi colleghi P. M. fossero, come ho scritto, Balbino e Pupieno. Vegga pag. 373. nel mezzo questa medaglia di Caracalla: Imp. Antoninus Aug. Pont. Max. TR. P. X. Cos. II. Egli è certo per tante altre medaglie, e per i Marmi, che tale medaglia è finta, cioè non antica, o pure errata per l’ignoranza del Monetario. Ne conviene ad Antonino Pio, perché questi fu Cos. III. nella TR. P. II. non a M. Aurelio, perché non fu P. M. che nella TR. P. XV. così similmente è falsa la medaglia di Geta P. M. Ella dice che Geta A. V. 962. Christi 209. Nonis Martii principiò TR. P. II. io in quanto al giorno non ho ogni certezza, e se ciò si dica, Geta deve morire TR. P. IIII. come veramente sta nelle medaglie. Dunque era Caracalla TR. P. XII Geta TR. P. II. in detto anno. Caracalla però nell'iscrizione di Camerino, ch'è bellissima appresso il Panvinio è detto Pontif. TR. P. XIII. e Severo ivi Tr. pot. XVIII. come anco in tutte le monete Occonis pag. 374. V. C. 962. Come dunque Geta fu in quell'anno P. M.? Scrive Erodiano che Severo prima di partire da Roma verso l'Inghilterra, uguagliò i figli nella dignità, li fece anco consoli ec. Occonis pag. 373. in fine, si pone una di Caracalla, ch'è in queste d'argento di S. A. Pontif. TR. P. XI. Cos. III. PROF. cioè Profectio Sicché partirono i figli TR. P. XI. (Caracalla) ed I. (Geta) è bella per l'istoria questa medaglia. Occone mai nel medemo anno pone medaglie con due TR. P. onde è certo che in molte erra. Vegga in Domiziano dalla pag. 176. e seguenti, che per non porre nello stesso anno diverse Tr. P., pone in un anno diversi consolati; se bene si può difendere, perché pone gli anni ab V. C. che uno contiene due colleggi de' Consoli. Io però stimo più chiaro ch'ella ponga gli anni V. C. come gli anni Giuliani a Kal. Jan. ad Kal. Jan. tanto più che nel margine si citano i consolati, col porre TR. P. VII. VIII. come fecero il Panvinio e poscia 'il Goltzio, ed anco lei nell'indice de' Consoli, che m'inviò. Quindi nella correzione dell'Occone, ho lasciata tale emenda, ec. Io non ho altro da osservare circa le vite. o altro dell'Occone, ed ho corretto ciò che stimavo degno di correzione. Presto dunque le restituirò il libro, ma se ella averà poscia qualche dubbio, quì non vi sono altri essemplari, ne potrò indovinare. Gia le scrissi che in tante medaglie d'Adriano, che sono grande 254. mezzane 270. niuna ha la TR. P. con gli anni segnati. Le Greche sono nella Galeria vecchia, che non si possono vedere da me. Ella in molte senza il ΔΗΜΑΡΚ. ΕΞΟΥC, vi troverà ΕΤΟΥS, o L. con gli anni, come nell'indice della Galeria vecchia di S. A. ho osservato, quando lo impetrai per tre giorni. Ora però l'ho avuto per due mesi alla mano, ma non ho osato copiare, che tre o quattro medaglie. Le casse ancora della nuova sono chiuse, che 13292. non sono costate più che 400. pezze a S. A. come m'ha detto lo stesso Serenissimo. Io le pagarei 800. Era la Galeria d'un Dottore Spagnuolo, ch'era stato Giudice in Napoli, ma gli eredi per sì poco prezzo gli hanno venduto tanto. In Londra da un Mercante da Levante fu portata una medaglia d'Ottone grande latina; Un tale Veneziano da Bassano la comprò a gran prezzo per portarla a questa A. S. come ha fatto, venuto quà a posta. Io ho giudicato sia falsa, benché paja antica. è così segnata: IMP. OTTON. KESEER AUGUSTO. Effigie dell'Imperator, Securitas Serp. Una figura ch'esce da una porta, e parla in concione a 6. non armati e sotto SPR. L'effigie non è punto simile ad Ottone. Poi, si scriveva OTHO con l'H, e non due TT. e poi KESEER è troppo errato, S. A non l'ha volsuta comprare. Il Compratore ritorna a Londra, e se passa per costà, glie la mostrarà ec. e se succede, sentirò il di lei parere. Mi continui la sua grazia, e le bacio le mani. Firenze 29 Luglio 1681. Perché questo mezzo foglio non venga bianco, le soggiongerò qualche altra ciarla mia solita. Circa la medaglia col Rex. Ptol. non occorre ch'ella ponga ciò che le scrissi, perché mi pare che il luogo di Strabone che cito, convinca che muorì Giuba dopo l'impero d'Augusto. La faccia d'Augusto giovane non è in molta considerazione, perché non portando loro barba, parevano giovani, come ho osservato in molte medaglie principalmente d'argento. E se ella vedesse quelle delle colonie di Spagna, scorgerebbe come erano goffi nell'improntare. Non credo, ch'ella vogli discorrere o fare note a questa medaglia. E deve avvertire, che la geografia dell'Africa Romana è molto difficile. Il P. Garnier Giesuita il più dotto sia in Parigi ne ha scritto; ma io ho mostrato che in due carte fa sopra 100. errori" (Noris 1741, lettre XLIII, col. 121-125; Missere Fontana 2000, p. 170, note 41).
-Lettre du 19 août 1681 (de Florence) : « Quando partirà un corriero mio amico, inviarò l'Occone al Sig. Magnavacca, giacchè per i caldi niuno d’incamina a cotesta volta. Ho fatte le correzioni, ove le ho stimate necessarie. Gli errori delle Colonie gli ho solamente segnati con due righe, perchè di già V. S. Ill. ha ricevuto il necessario. In alcuni luoghi ho posta una correzione, che ho stimato necessaria. v. g. pag. 179 180. A. V. Capitol. 839. pone le medaglie di Domiziano TR. P. VII. Cos. XIIII. è vero che per quattro mesi del cos. XIIII. era TR. P. VII. perchè adi 21. Aprile terminava l'anno di Roma 839. ma ne gli anni di Cristo ciò è falso. Occone mai pone sotto uno steſſo anno due diverse TR. P. lo fa nell'ultimo solo anno di Commodo per non potere fare di meno. In L. Vero pag. 301. anticipa un anno avanti la di lui TR. P. Quindi alla pag. 305. A. V. 918. pone la medaglia segnata : TR, P. Vl. Cos. II. desig. III, e poi il terzo consolato sotto A.V. 920, e niuna medaglia nel consolato di Sosio Prisco e Celio Apollinare pag. 307. e pure L. Vero muorì nel fine idi qusto anno, come io noto nelle postille che ella vedrà. Quindi ella ponga la Tr. Pot. di Vero, nell'anno che fu cos. II. con M. Aurel. Cos. III. che tutte le medaiglie veranno bene. Gia nelle correzioni che ho posto, il tutto sta da me aggiustato » ; « Consideri nell'Occone queste due medaglie di Caracalla Augusto. Pag. 370 nel fine. Parth. Max. Pont. TR. P. IIII. COS. Pag. 371. medaglia 4. TR. P. IIII. COS. La seconda è battuta anno Christi 201. la prima anno 202. Sicchè la TR. P. I. l’ebbe anno 198 col titolo d'Augusto, mentre il Padre Severo dimorava in Roma pria d' ire contro Parti, e le bacio le mani. La medaglia latina dell'Ottone scrittole non solo non dice Caisar, ma KESEER. Ho detto al possessore, che dica essere battuta nell'Asia da un Monetario Greco ignorante del Latino, onde fece quell'errore; e ciò per consolarlo, perchè dice gli costi 200. scudi. Firenze 19. Agosto 1681 » (Noris 1741, lettre XLIV, col. 125-129).
-Lettre du 26 août 1681 (de Florence) : (col. 134-135) : « Si vede Occonis pag. 405. Una medaglia segnata: ANNIA FAUSTINA AUG. che dall' Occone, Tristano, e Spanemio è detta moglie d'Elagabalo » ; (col. 137) : « Da tutto questo discorso stimo più probabile che la terza moglie d'Elagabalo fosse Claudia Severa, e la medaglia d'ANNIA FAUSTINA sia della moglie giovane di M. Aurelio, che da Galeno da essa tanto onorato, è detta Annia Faustina. Gli antiquari che viddero tal moneta non vedendo la faccia di donna attempata, come era Faustina di Pio, ne sapendo che anco la moglie di M. Aurelio si prenominasse Annia, poichè io non l'ho saputo che da Galeno citato, volsero indovinare quella moglie di Elagabalo, ch'è detta nipote di Claudio Severo ed Antonino Filosofo. » ; (col. 138) « Ella ponga media hieme ex Galeno cap. 2. de lib. propriis, ch'è parola che significa esser morto o nel fine dell'anno 169. o nel principio del seguente, e per 9 mesi del consolato di Prisco ed Apollinare ponga le medaglie della TR. P. IX. di L. Vero, col correggere l'Occone ec. Godo dall' intendere dall'ultima sua abbia ritrovato il modo di salvare la TR. P. IIII. di Gallo, e Volusiano, che è cosa difficilissima, e che mi fa sospettare della verità di tali medaglie. Stante che io ho errato nel mese della TR. P. di Commodo, mi stimarei onorato se ella mi facesse autore anco della correzione nell'anno 175. prima di registrarvi le medaglie di Commodo con le parole della cartucia, che le invio ». (Noris 1741, lettre XLV, col. 129-139). +
-Lettre du 2 septembre 1681 (de Florence) : col. 139 : « Io sempre stimai che la TR. P. di Caracalla principiasse o nel fine dell'anno 197. o nel principio del 198. Ora però de pongo il dubbio, e tengo per certo che principiasse nell'anno 198 è nell' Occone questa medaglia del sudetto pag. 371. TR. P.IIII. COS. DES. e nella pag. 370. Nel fine questa altra: PART. MAX. PONT TR. P. IIII. COS. » ; col. 140 : « Sotto questo tempo vi vanno le tre prime medaglie pag. 31 r. A. V. 925. I. C. 172. Commodus Idibus Octobris dictus est Germanicus. Quì sotto vi va la prima medaglia Occone pag. 310 con le altre ove porta il titolo di Cesare e di Germanico, una delle quali solamente leggo pag. 311. col rovescio liberalitas Aug. A. V. 928. I. C 175. Questo fu l'anno della TR. P. 28.29. di M. Aurel. le medaglie. Aur. Antoninus TR. P. XXIX. Victis Sarmatis, dictus cum filio Sarmaticus. Sotto questo anno vanno le medaglie di Commodo co i titoli Germ. Sarm. Hoc anno Commodus die 19. Maii Roma in Germaniam profectus, Non. Juliis togam virilem accepit in Pannonia. Qui va la medaglia ultima pag. 310 col rovescio FORT. REDUICI: Hoc anno mense Augusto TR. P. in Campania a patre accepit, rogante Senatu. Scrive Lampridio cap. 2. Cooptatus inter tre, solos Principe juventutis quum togam simpsit. Sicchè prima di quest'anno non si devono porre le di lui medaglie col tit. Princ. juvent. Io però stimo che col titolo di Caesar avesse anco quello di Princeps Juvent. A. V. 929. I. C. 176. Commodus die 27. Novembris Romae titulum Imperatoris obtinuit. Niuna medaglia col titolo Imp. si deve porre prima di quest'anno. A. V. 930. I. C. 177. Commodus Kal. Januar, consul processit. Così vanno bene le medaglie pag. 312. Imp. L. Aurel. &c. TR. P.II. Cos &c. Ella da queste poche osservazioni vedrà come è difficile il ben distendere con debita cronologia le medaglie. Io ne ho segnate molte, come vedrà, ma sono pochissime rispetto alle altre. Sarà però assai se l'Occone riuscirà per sua industria e più polito, e corretto, e più numeroso nelle medaglie. Sono quà gionte le medaglie che S. A. S. ha comprato dello studio del Card. de Massimi, quale però non spero di vedere. Il Camelli le ha fatte comprare col dire che mancavano all'antico Museo Mediceo » ; col. 140-141 : « Se ella mi vuole nominare in quel testo di Dione corretto, sarà regaloche mi farà la sua generosa bontà. Io non so il nome di quel tale che aveva la finta medaglia d'Ottone; so però che è uomo di calca, e che vive con la birba girando l'Europa. è però ben noto all'Eccell. Sig. Tiepolo nostro presente Podestà di Verona. Il corriero mio amico non partirà che fra quinde ci giorni, e per esso manderò l'Occone al Sig. Magnavacca, ne altro occorrendomi le bacio umilmente le mani. A proposito di Commodo non so se ella abbia veduto un opuscolo del Bellori, ove pone due sole medaglie, e le spiega; la prima è di Pio Occonis pag. 249 col rovescio : S.P.Q.R. / A.N.F.F. &. cioè annum novum Faustum Felicem. L’altra è la ſeguente: COMMODUS CAESAR ANTONINI AUG. FIL. facies pueri Commodi: ANNIUS VERUS ANTONINI AUG. FIL. facies Veri pueri. » (Noris 1741, lettre XLV, col. 139-141).
-Lettre du 16 septembre 1681 (de Florence) : « Ricevo la di V. S. Ill. come le altre gratissima, ed in tempo che le posso trasmettere altre medaglie. Non solo s'è compiaciuta S. A. S. farmi vedere le medaglie del fu Cardinale Massimi, ma m'ha ordinato che le ponga nel la serie dell'antico studio Mediceo, che fu aggiustata sotto Ferdinando II, onde con tale occasione ho veduto il Museo, che mai alcuno con qual si voglia mezzo ha potuto vedere sotto il presente G. Duca, perchè n'è troppo geloso. O che medaglie bellissime! sono circa 4600 di metallo imperatorie, ma tutte intiere, senza difetti, o corrosione, paiono ieri l'altro coniate, tanto la patina è ben conservata. Sono tutte scielte per la conservazione, mentre le altre stanno riposte in una cassa, che in tutto sono 28. mila con alcune centinaia, comprese le 5. casse delle venute dalla Spagna; onde a queste di metallo aggionte quelle d'oro ed argento fanno il numero di 37 mila, oltre le quali ve ne sono 4 mila nelli due scrigni del fu Cardinale Leopoldo, che non sono nella Galeria, ma nelle camere di S. A. S. Quindi il Museo Mediceo è il maggiore dell'Europa, perchè supera il numero di 41 mila medaglie. Le medaglie dello studio del C. Massimi sono 89. e costano a S. A. 375. piastre, ove le 13. mila comprate in Spagna al peso del metallo, le costano solo 400. pezze, ch'è meno che 375 piastre. Molte sono Greche; onde le porrò le Latine che mancano nell'Occone. 1. III.VIR R. C. Caput Antonii & Cleopatrae. L. Atratinus Augur cosi design. Triremis cum velo expanso, é battuta A. V. C. 719. perchè A 720. L. Sempronio Atratino fu cos. 2. Perm. Augusti. Caput Dea salutis medium inter litteras SAL AUG. Iulia Augusta. Figura sedens dexterà binas spicas, sinistra hastam tenens. Nummus col. Jul. Aug. cussus, cum A.V. 731. convaluit. 3 Ti. Caesar Aug. F. Augustus Pont. Max. Caput eiusdem sine laurea. Divus Augustus Mun. Tur. fig. sedens dextera ramum, sinistra hastam tenens. Est Municipii Turiati. 4. Ti. Caesar Divi Aug. F. Augustus Pont. Max. TR. POT. XXXIII Caput eiusd. L. Vettiacus M. Cato II. VIR in medio C.CA. (Coloniae Caesaraugustae) & inter tria signa legionum. LEG IV. LEG, VII, LEG. X. tres legiones Hispaniarum praesidio impositae. Tacitus lib. 4 An post principium. 5. Domitiae Aug. Imp. Caes. Divi F. Domitia Aug. Caput Domitiae. Divi caes. Matri S. C. Mulier sedens dexteram ponens super humeros pueruli stantis, sinistram super larus. è rovescio diverso dal recitato dall'Occome pag. 186. e si vede che il figlio Cesare che muorì, fu fatto Divo dal padre Domiziano. 6. Imp. Nerva P. M. Tr. P. cos. II design. III. Caput eiusdem. P. R. est congiarium P. R. datum Imp. sedens in substuctione cum duobus ibidem stantibus, quorum unus alteri gradus ascendenti congiarium dat. 7. Imp. Caes. Nerva Trajano Aug. Ger. Dac. P. M. Tr. P. cos. VI. P. P. Caput ejusdem. Profectio Aug. S. c. Imp. in equo, milite scutato praeeunte, ac tribus aliis hastatis subsequentibus. 8. Diva Augusta Marciana. Caput eiusdem velatum. Ex Senatus consulto S. C. Duo Elephanti statuam Marciana in thensa sedentem trahunt. Occone pag. 221. dice: Elephas coram thensa. Lá tensa era carro di due rote sopra illa quale nelle processioni si portavano le statue delli Dei. 9. Diva Faustina Augusta. Caput Faustinæ Antonini Pii uxoris velatum. Pietati Augusti S. C. Templum cum sex columnis. Alius Aeternitati S. C. Duo Leones statuam Faustinæ in thensa trahentes. 10. Diva Faustina Pia. Caput Faustinae M. Aurelii uxoris. Æternitae. Imago ejusdem in thensa, quam duo elephanti cum duobus sessoribus trahunt. 11. M. Commodus Antom. Aug. Pius Brit. Caput ejusdem. P. M. Tr. P. IIII. COS. IIII. P. P. SALUS. Dea Salus sedens ante columnam supra quam stat icuncula cum tribus anguibus hìnc inde serpentibus. 12. M. Commodus Ant. Pius Felix Brit. Caput ejusdem. Pietati Sematus cos. V. P. P. S. C. Duae figuræ togatæ manus invicem stringentes, altera scipionem in dextera tenente. 13. L. Ael. Aurel. Comm. Aug. P. Fel. Cap. ejusdem. Salvus Gem. Hum. cos. VI. P. P. S. C. figura togata dexteram porrigens figurae uno genu flexæ ac sibi dexteram porrigenti. 14. L. Sept. Severus Pius Aug. Caput ejusdem. P. M. TR. P. XVIII. Cos. III. p. p. Severus medius inter Caracallam & Getam milites alloquens. 15. Julia Augusta. Cap. Juliæ Piæ uxoris Severi. Pietati. Augustiae S. C. Fig. togata, & altera paludata cum hasta dextera scingentes, media inter utramque figura mulieris. Est, Julia filios pace componens. alius. Binæ mulæ trahentes carpentum vacuum cum sopra S. P. Q. R. 16. Antoninus Pius Aug. Germ. Cap. ejusdem. P. M. TR. P. Cos. IIII. P. P. Serapis sedens dextera cani in pedes erecto nescio quid porrigens, sinistra hastam tenet. Imp Caes. M. Opel. A Macrinus Aug. Cap. ejusdem. P. M. TR. P. II. Cos. P. P. S. C. figura sedens dextera orbem, sinistra scipioném tenens. 17. Imp. Gordianus Pius Fel. Aug. Cap. ejusdem. COL. VIM. AN. IIII uti apud Occonem pag. 432. figura stans signum militare dextera, & aliud sinistra stringenscum tauro ac Leone inferius. 18. M. Otac. Severa Aug. Caput ejusdem Metr. Templum cum busto Deæ turritæ in medio. 19. Imp. C. Postumus P. F. Aug. Caput ejusdem. Adventus Aug. fig. Equestris. Queste 19. medaglie sono primae magnitudinis, le seguenti sono mediocris magnitudinis. 1. C. Caesar Aug. Germania Imp. P. M. Tr. P. Cos. Caput ejusdem. CN Atei. Flac. Cn. Pomp. Flac. II. Vir. Quinq. Caput mulieris cum litteris SAL. AUG. 2. Adrianus Aug. cos. III. PP. capita L. Aelius Caesar- utriusque. 3. Severus Pius Aug. Cap. ejusdem. Felicitats Saeculo S. C. Severus inter Caracallam & Getam sedens in suggestu, altera fig. ibidem stante, & alia in gradibus. Est congiarium, vel donativum. 4. Plautilla Aug. Cap. illius. CL. I. COR. Fortuna stans dextera. temonem, sinistra cornucopiam tenens. est nummus Col. Corinthi. P. Sept. Geta Caes. Pont. Cap. ejusd. 5. DI PATRI I. S. C. Hercules & Bacchus, 6. Imp. Gordianus Pius Fel. Aug. Caput ejusdem. Victoria Aug Templum rotundum cum Idolo supra aram, popa extra templum taurum securi percutiente ac duobus togatis ex adverso stantibus. Queste sono le medaglie che mancano nell'Occone, altre di queste del fu C. Massimi le ho inserite nelle correzioni alle pagine Occoniane con questo segno II in Mediceis. Le altre sono Greche, che per ora non le servono. Con l'occasione che ho veduto il Museo antico, ho fatta osservazione circa l'Annia Faustina, e nella conciatura del capo non ho veduta differenza; ho però ivi osservate queste due medaglie d'Elagabalo, e d'Annia Faustina, che per avere lo stesso rovescio, stimo che questa fosse moglie dello stesso. 1. M. Antonintus Aug. Caput Elagabali. COL. AUR. P1A METRO SID. Ara supra duas rotas, & in medio aræ globus cum 4. rami lauri. 2. Annia Faustina Augusta. E' della colonia Sidonia nella Fenicia. Lo Spanemio pag. 877. legge: Colonia Aurea, si deve dire: Colonia Aurelia Pia Metropoli, Sidon. Non solo dalla similitudine del rovescio, ch'è lo stesso, deduco che Annia Faustina fosse moglie d'’Elagabalo; ma ancora perchè Sidonia sotto M. Aurelio non era colonia, poichè Ulpiano nel libro de censibus inferito nel fine delli Digesti, e da esso scritto sotto Caracalla, lnominando le colonie della Fenicia, provincia della Siria, non vi pone Sidonia. Era egli nato in Tiro città della stessa provincia. Quindi Elagabalo ch'era della stessa Fenicia, per più ornarla, fece colonia la città di Sidonia detto Sidon in Latino, col chiamarla Aurelia Pia, com'egli Aurelius Pius si diceva. Onde appare falso il detto dello Spanemio: Aurea Pia, se non fu errore di stampa. Nella medema tavola Medicea ho veduta questa medaglia. Imp. M. Opel. Sev. Macrinus P. AU. Cap. ejusdem. Col. FL. Pac. Deult. Colonia flavia Pacata Deultum. Erat urbs in Macedonia. Mulier stans cum globo retro collum. Non aspetti da me altre medaglie dello studio antico, perchè non ho licenza da S. A. di copiarne le medaglie. Quelle che io in questo foglio le ho narrate, può scrivere. In Mediceis ex litteri, Henrici Noris; poichè di queste S. A. non mi ha fatto divieto alcuno » (Noris 1741, lettre XLVII, col. 142-146).