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Lettre du 30 mai 1579 (de Bibbiena): "Serenissimo Gran Duca, Nel passare io per Chiusi in questa visita, mi sono venute alle mano alcune poche medaglie antiche, le quali supplico Vostra Altezza Serenissima che resti servita riceverle e se ve ne sarà alcuna buona, mi sarà di sommo contento e quando non ve ne sia, si degni pigliar da me la buona volontà. Io attendo a seguitar la visita con quella più diligenza che io posso et a mio ritorno sentirà da me quanto io ci abbia conosciuto per suo servizio, con che umilmente l'inchino. Di Vostra Altezza Serenissima obligatissimo e perpetuo servo Giovanni Battista Verdi." (Firenze, Archivio di Stato, MP 723, c. 46; Barocchi - Gaeta Bertelà 1993, p. 155, num. 166).  +
-Lettre du 25 février 1740 (de Rimini): "Mi sono noti i pesi antichi e l’altre medaglie che possiede il Sig. Ab.e Arrigoni avendo egli la bonta `quando passa per Rimino con i suoi cimeli, il che accade spessissimo, di venirmi sempre a ritrovare, e ho vedute le stampe de’ suoi pesi antichi intorno de’ quali egli ha piu `studio che alcun altro Antiquario’’ (BGR, Sc-Ms 969, Minute di lettere 1739-1745; Ravara Montebelli 2011, p. 332-333, note 20).  +
-Lettre du 1 janvier 1764 (de Padoue) : « Sta saldo il fondo dei nostri trattati nummarj. Perchè tutto s'era cominciato fra noi due dalla medaglia di Teodaato re Goto, che le resta, e le resterà non tanto per alcuna liberalità mia, ma confesso principalmente per i di lei cambi. Alcune delle monete sue ch'ella vuole indietro, di quelle ch'io m'era trattenuto per la sua buona per missione, mi contento, che le ritornino. Nominate sono tra queste quella di Virgilio ; quella di Bergamo e quella di Milano, che vuoi dire colle situlei la piccola d' argento degli Scaligeri ; le Carraresi; finalmente quella piccola di Firenze con patina verde. Così quest'ultima si descrive dal mio stimatissimo pad. Toderini. Al quale domando, che moneta crede questa sia ? - non è da niente ; non val un soldo. Io dunque invece d'una, ch'era la sua, gliene mando due aggiungendone un altra mia di simil genere: nè per questo crederò averle dato niente ch importi. Le sue sette Carraresi quanto crede che valessero niente fra tutte: sicchè con gran facilità me le lasciai andar di mano. Ora n ho ricuperato cinque: ma n'aggiunsi altra, che sarà la sesta, la qual so la val due volte le sette, ch'ella mi dava. Queste dunque sei di Padova; quelle due di Firenze sono in mano del nostro carissimo pad. Faglia. Anche Virgilio, anche il Bergamo, anche il Milano anche gli Scaligeri: tutto è in deposito appresso il Faglia. » (Rubbi 1795, p. 396-397, lettre 517).  +
-Lettre du 5 mai 1765 (de Padoue) : "Il nostro amabile padre Faglia, I Angelo appunto, mi consegna per parte di V. R. le ventiquattro medaglie greche di città e popoli per il nostro amico Viennese. Mi pajono di qualche merito anche alla vista, di buona mole, similmente di non poca conservazione : ma io non ho lume per il resto: e solo ho gran desiderio che riescano importanti al mio buon amico ; ch'è uomo giusto, e cordiale: sicchè saprà fargliene il debito prezzo, a proporzione del pregio. Lo aspetto in questi giorni ogni giorno, ogni ora : così gli preparai da me tre medaglie del medesimo genere, che belle sono almanco; non so se buone: ma sono d'argento: il che rallegrerà particolarmente l'amico. Ancora aspetto da Ferrara l'abb. Bellini con simili medaglie : e forse verrà il bibliotecario Zanetti grand'intenditore d'esse. Mi parrà avere nella mia camera un gran pezzo dell'antica grecia salvo il costume di questi miei cari amici tutti e del mio padre Toderini, che tutti avete virtù, bontà, lealtà non da vecchia grecia nè da moderna, ma danazione molto migliore » (Rubbi 1795, p. 354-355, lettre 461).  +
-Lettre du 30 juillet 1774 (de) : « Ho il piacere, che Ella accudisca alla ordinazione, ed illustrazione del Museo Nani, giacché io son d’avviso, che le greche medaglie inedite siano in migliori mani, essendo nella sue, che in quelle del P. Magnan, uomo molto intraprendente, frettoloso, importuno, e confuso. Io mi sono sdegnato nel veder date tante lodi non meritate alla di lui Raccolta Numismatica nelle Effemeridi, e mi ha stomacato l’audacia di poter dare un Episcoparium universale colla mancanza di tutti i presidi, che egli non ha, e che non potrebbe mai avere ». « Je suis heureux que vous avez pris en charge l’ordre et l’étude du musée Nani, car je suis d'avis que les médailles inédites grecques sont dans les meilleures mains que l’on pouvait souhaiter, plutôt que dans celles du P[ère] Magnan, sujet très entreprenant, pressé, importun, et d’ailleurs confus. J’étais en colère de voir dans les éphémérides des louanges à sa Collection numismatique, livre qui ne méritent pas tant d'éloges ; et m’a dégoûté l’audace de ceux qui l’ont chargé de la rédaction d’un Episcoparium universel, alors qu’il manque de toute directive méthodologique, qu’il n'a pas, et ne pourrait jamais avoir » (Forli, Biblioteca Comunale “Aurelio Saffi”, Fonds Piancastelli, Carte Romagna, 9.69 ; voir Callegher 2020).  +
-Lettre du 20 décembre 1674 (de Padoue à Vicenza): “Hora che gli Ecc. Inquisitori di presta partenza per Treviso mi permettono un poco di respiro, mi permetto un poco di respiro, mando a V. S. 30 Medaglie antiche di quelle posso disfarmi senza pregiudizio del mio studio, e non già perché habbiamo per ciò da far conti insieme, ma per pura di lei informatione ho notato nell'inclusa lista il prezzo che vagliono ad uso corrente di simili cose. Se col far qualche novo acquisto me ne capiteranno di più rare, volentieri incontrarò le sue sodisfazioni, non restando di racordarle che vorrei facessimo il deposito concertato in S. Agostino, ove fosse ammirata la sua virtù nella statua stabilita già di mio figlio defunto e bramando compatimento della sua bontà per la mia tardanza nello risponder alle sue lettere confermo cordialmente, Augusto col tempio della Providenza L. 1; M. Agrippa con Nettuno L. 1; Tiberio con S.C. nel mezo L. 2; Caligola con Vesta sed. L. 2; Caligola Med. grande di metallo corinthio col sacrificio nel tempio L. 9-12; Claudio con Libertà in piedi L. 1; Nerone con Vittoria L. 1; Galba grande con corona L. 4-16; Galba con la Pace L. 3-2; Vespasiano con Giudea Presa L. 4-16; Tito con la Speranza L. 1-11; Domiziano con la Virtù L. 1; Traiano con Fig: in piedi Alimenti d'Italia L. 2 -8; Hadriano con Hilarita L. 1; Antonino Pio con Felicità. Grande L. 1 -11; Altra diversa mezana L. 1; M.Aurelio con due figure in piedi. Grande L. 2 -8; Con la salute – Grande L. 1-11; altra mezana L. 1; L. Vero con Marte - Grande L. 2 – 8; Con liberalità in piedi L. 2; Comodo con Figura sedente L. 2; Sett.mo Severo con Fortuna sed. L. 2 – 8; Caracalla con S.C. in Corona piccola L. 1 – 11; Aless.° Severo con Vittoria L. 1 ;Gordiano Pio con Marte L. 1 – 4; Marcia Octacilia con concordia sedente L. 2 ;Traiano Decio con Dacia L. 2 – 8; Volusiano con la Pace L. 1 – [somma] L. 64 – 14, c. 18 » (Lendarina, Biblioteca comunale Gaetano Beccari, Archivio de Lazara, A 2-3-12 ; Casarotto 2014, p. 173-174, note 870).  
-Lettre du 19 septembre 1675 (de Padoue à Florence): « Gratie infinite gli rendo del regallo del suo libro sopra le due medaglie del Ser.mo Card. De Medici, e dell'honore datto al mio studio nel medesimo libro. Fra pochi giorni in villa se bene la deboleza del vista m'impedisce, lo scorrerò con sommo contento. [...] (Lendarina, Biblioteca comunale Gaetano Beccari, Archivio de Lazara, A 5-1-10 fasc. 5 ; Casarotto 2014, p. 106, note 585).  +
-Lettre du 11 février 1680 (de Padoue): “Dopo la morte del Sig. Co: mio Padre son restato così aggravato da disturbi che non prima d'hora ho avuto campo di far aprir il studio delle medaglie, compatisca però la [?] Nel servirla seguirà contro la volontà, che fù e serva Sempre disposta con prontezza di suoi comandi. Avrà qui ingionto il disegno di Caio Cesare in medaglie latina e Greca - di Lucio cesare parimente in medaglia latina e greca. Et dell'uno e l'altro uniti senza lettere in medaglia col numero VIIII in detto mio studio n'ho un'altra, che è stampata nell'Angeloni, ma è meno rara delle cinque sopradette che per servirla sono rarissime. Le due medaglie de i Triumviri Monetari C. Sestio Saturnino e Sesto Elio Cato, gionti dal Goltzio non l'hò, ma ben di detto Saturnino ho la medaglia d'argento che seconda in ordine nella gente Sentia può vedere nell'Orsino accresciuto dal Sig. Patino à fogli 254. Mi sarà di contento la notizia che gli siano capitate quattro mie e l'honore che alcuna di queste mie medaglia sia compresa nell'accennato suo libro, e resto » (Lendarina, Biblioteca comunale Gaetano Beccari, Archivio de Lazara, A 5-1-10 fasc. 5 ; Casarotto 2014, p. 111, note 610).  +
-Lettre du 30 décembre 1680 (de Padoue à Venise): « Nella mia medaglia greca di metallo di Caio Cesare della quale grazia di averle già mandato il disegno, si veggono benissimo le lettere che dicono ΓAIOΣ ΣEBAΣTOY. YIOΣ. Ma della parte della testa d'Augusto sono assai corrose. Quella che mi motiva dall'Ecc.mo Sig. Pietro Morosini Gran Provv.re può esser simile alla mia: se poi sia battuta a Nicea è cosa di curiosità. Non ho però mai veduto in medaglie NIKEΩN ma bensì NIKAIEΩN. Ed io n'ho di M. Aurelio, Commodo, Plautilla, Elagabalo, Mamea, e Salonia. Mi consola che V. S. Rev.ma s'attruovi in Venezia e molto più, che sia portiamo alla luce altro quanto della sua incomparabile vivrà. Le rendo gratie infinite de cortesi auguri. Le riauguro ogni confermato bene, e desideroso sempre de suoi comandi, raffermo ». (Lendarina, Biblioteca comunale Gaetano Beccari, Archivio de Lazara, A 5-1-10 fasc. 5 ; Casarotto 2014, p. 111, note 611).  +
-Lettre du 14 mai 1681 (de Padoue) : « Hò ricevuto il regalo del suo libro ultimamente stampato ed arrivata nel medesimo la solita impareggiabile virtù sua come pure osservato quanto in esso hà favorito il mio nome. Glie ne rendo grazie infinite, creda che non mi si staccherà mai dal petto la memoria dell'infinite mie obbligazioni alla bontà di V. S. Rev.ma e che pari nudridò sempre il desiderio di Servirla col quale per sempre raffermo ». (Lendarina, Biblioteca comunale Gaetano Beccari, Archivio de Lazara, A 5-1-10 fasc. 5 ; Casarotto 2014, p. 111, note 613).  +
-Lettre du 17 juin 1688 (de Padoue à Florence) : « Ho ric.to il favore che sia stato veduto il mio studio dal Sig. Sebastiano Bianchi per verità Sig.re di molta cognizione e degno che Sua Altezza l'honori di sopra intendente e custode del suo impareggiabile Museo: il tempo non le hà servito di vedere l'ultima seria, ha notate alcune cose per V. S. Rev.ma, molto ha considerata la medaglia d'Antiochia con le due lettere Γ.S. Che altro io non so vedermi tuttavia egli ha figurato diversità, l'intenderà dallo stesso. È con brama sempre più ardente de suoi nuovi comandi resto » (Lendarina, Biblioteca comunale Gaetano Beccari, Archivio de Lazara, A 5-1-10 fasc. 5 ; Casarotto 2014, p. 71, note 376).  +
-Lettre du 10 juin 1653 (de Padoue à Vicenza) : « Il genio particolare ch’io tengo alle cose antiche hà fatto che sin’hora ne hò fatta non piccola raccolta, et perché tra l’altre mi paiono di molta curiosità certe vecchie monete delle città d’Italia, hò pensato di farle intagliare in rame per farne poi anco scrivere l’esplicazione se capiterà soggetto virtuoso che voglia assumerne la carica. Ne vedrà V.P.M. Rev.da il principio nell’inclusa carta, la quale gl’invio, perché bramo il suo parere circa la seconda moneta che è di Vicenza sua Patria, havend’io fatto pensiero di tenire lo stesso stile similmente per l’altre seguenti di Verona, Bergamo, Mantova e Milano et così di mano in mano dell’altre che saranno intagliate. M’escuso se troppo ardisco, mentre senza mai averla servita m’arrogo d’incomodarla, et così essibire à suoi comandi al mia prontezza in che fossi valevole, mi confermo qual sarò eternamente di V. P. M. R.da Obbl.mo Serv.r di core Giovanni de Lazara Conte » (Padova, Biblioteca communale, BP 1474/11 ; Casarotto 2014, p. 131-132, note 713).  +
-Lettre du 18 juin 1653 (de Padoue à Vicenza) : « In conformità de suoi comandi le mando alcune carte con gl’impronti di monete antiche simili all’altra et hò molta consolazione che questo mio pensiero incontro nella buona opinione di S.P.M.R. da perché da ciò prendo fondamento di ceder che l’opera non sarà del tutto gettata al vento. Mà di vantaggio la prego essermi cortese del suo parere circa quella di Vicenza cioè perché stima che fosse coniata con la croce et con l’Aquila, che forse sarà stato per esser la croce l’insegna della città et l’aquila per qualche soggettazione all’Imperio, e di che tempo suppone fosse battuta osservando anco la piccola armeta che è dalla parte dell’aquila, acciò conferma le ho scritto capitando persona che volesse scrivere l’esplicazione di tali monete io possa dalle qualche raccordo col fondamento di chi hà esperimentata cognizione dell’Historie. M’escusi del disturbo e resto più che mai Di V. S. M. Rev. » (Padova, Biblioteca communale, BP 1474/11 ; Casarotto 2014, p. 134, note 726).  +
-Lettre du 20 mai 1672 (de Padoue à Venise): « In Padova non è libro di Adolfo Occo dell'ultima stampa che è la stimata, oltre il mio lacerato e sconvolto, obligato a instanza d'un Cav. Mio amico per la ristampa, e per ciò non più a mia disposizione. In Venezia ne’ meno credo si trovi ma della stampa prima parmi, che nel passato Carnovale uno di haveva l'Ertz. a San Salvadore. Rendo gratie vivissime à V.E. dell'honore de suoi comandi la continuazione de quali riceverò per implorantissimo favore, come pure resto infinitamente tenuto alle sue benigne espressioni, e gli bacio affettuosamente le mani » (Lendarina, Biblioteca comunale Gaetano Beccari, Archivio de Lazara, A 5-1-10 fasc. 5 ; Missere Fontana 2011, p. 420, note 198; Casarotto 2014, p. 72, note 382).  +
-Lettre du 21 février 1671 (de Padoue à Venise): « In ordine alla ristampa dell’Occone, rispondendo à capo per capo al Memoriale inviatomi nelle nostre lettere, laudo in estremo il pensiero di ristampare anco con l’Occone il trattato del Golzio, che mi persuado sia intitolato Thesaurus Rei Antiquariae perché non se ne trova et è un’operetta fruttuosissima à studiosi delle cose antiche. Per l’aggiunta al mio Studio, non saranno bisognosi altre che caratteri ordinari che havranno servito per il medesimo Occone, perché questa aggiunta sarà in ristretto un indice per ordine d’alfabeto delli riversi tutti che sono nelle medaglie della Serie Imperatoria: ben si sarà necessario qualche buon numero di caratteri greci, mà mi do a credere che il stampatore ne sarà a sufficienza provveduto. Per l’Occone fanno bisogna cinquanta Æ, caratteri di maggior stravaganza non credo che ricerchino. Certo l’applicazione maggiore dovrà versarne nella buona anzi perfetta correzione della stampa, perché nulla stima l’opera havrebbe quando vi si trovassero errori, onde in questa parte bisogna punto applicar bene. Mà costì non mancheranno vistuosi d’intelligenza e pari diligenza che dall’autorità dell’ecc.za del sig. Proc.re protranno esser adoprati. E sarebbe temerità la mia il dar raccordi. Non sò se cada in considerazione à sua ecc.za la persona del Sig. Michel Angelo Torcigliani lucchese, né so in qual stato esso S. Torcigliani s’attrovi. Questo crederei forse a proposito ma replico, à me non conviene il dar raccordi, come pure scanso affato mi trovo così di pratica, e di cognizione di tali soggetti. [Quanto alla dedicatoria alla mia persona, mentre non sia fatta dal Stampatore ma da quello che havrà l’incombenza della direzione dell’opera ò da altro sogeto di qualche riguardo come alcuna volta viene praticato e come in voce riservo di meglio esprimermi con V. S. concorrerò ancor io nella spesa non solo di 50 ma di anco 66 ducati come nel memoriale medesimo da esser però esborsati pubblicata l’opera, al quale tempo farò che l’Ill.mo Venditore gli darà puntualmente del corpo di certo affitto che mi paga, e crescendo la spesa dalli 50 alli detti 66, desidererei che mi siano dati altri tre libri, che saranno sei in tutto, compresi li tre per l’Occone, che sarò pronti di consegnare stabilito che sia l’accordo. Quando cessi l’occasione della dedicatoria io servirò sempre volentieri del libro, purché ne segua la ristampa con l’aggiunta del mio Studio, facendo fondamento d’averne tre, ma resterò compatito e dispensato da partizione alcuna di spesa e tanto significo à V. S. acciò per colpa mia, non rimanga tardata opera così bella degna appunto della protezione de grandi. Sbrigato che sarò di questa benedetta lite, non perderò tempo di capitar à ricever gli comandi di sua ecc.za e se da qualche altro inciampo sarò trattenuto, troverò ripiego ad ogni modo di non cagionar dilazione, e come nella sua venuta concerteremo, salutandovi di tutto cuore]. Nel seguente particolare così scrissi. Nel resto la stessa sostanza ma in altro modo. {quando alla dedicatoria con la vostra venuta concluderemo toccandogli in tanto solennemente che mentre non sia fatta dal stampatore la riceverò in luogo del sesto de libri, ma cessando l’occasione d’essa dedicatoria non inclino di concorrere ad alcuna spesa. In ciò mi esprimerò meglio con la venuta vostra come pure farò ogni possibile per esser in breve a riverire sua ecc.za e di core vi saluto » (Lendinara, Archivio Storico e Biblioteca Comunale, Archivio di Lazara, A.5.1.10, fasc. 5; Casarotto 2014, p. 73, note 387).  
-Lettre du 16 juillet 1671 (de Padoue) : « Vi ringrazio dell’avviso che mi date del libro nuovamente uscito alla luce et entro non solamente in curiosità di vederlo mà anco in desiderio d’haverlo. Il Patino è quello che pochi anni fa fece l’aggiunta all’Orsino che fu ristampato in Francia, e sapevo che stava componendo l’Opera che hora intendo sia stampata. Se il libraio m’assicura di farne venire uno anco per me, non farò usar altra diligenza ma si non m’assicura bramo saperlo, perché subito voglio dar ordine me ne sia mandato uno. Desidero anco sapere chi sia quello che hà comprato il libro per pregarlo di lasciarmelo vedere quando verrò a Venezia che sarà in breve, e quando all’opinione mia à chi si aspetti la preminenza di quelli che hanno fino hora scritto, e stampato di medaglie, non è da esprimersi senza molto matura riflessione, mà ben si crederei, che quel Cav. potesse procedersi de gli tre volumi francesi del S. Amant, perché l’Occone non si trova ne hà dissegni, l’Angeloni si stringe à sole medaglie latine, il Golzio non passa Tiberio, il Strada trascende in più luoghi in equivochi troppo evidenti, Erizzo tralascia le donne, l’Agustini non ha ordine di serie, il Savot non ha disegni di medaglie, il Panvinio non mette Riversi, e nelle teste de gl’ Imperatori fa più d’uno errore, come pure in altri si scorse, che sono ripresi dal Vico, ed il Seguino, ed altri di poche medaglie trattano. Del novo autore Patino non parlo, perché non l’ho veduto e vi saluto di core » (Lendinara, Archivio Storico e Biblioteca Comunale, Archivio di Lazara, A.5.1.10, fasc. 5; Missere Fontana 2011, p. 418, note 183; Casarotto 2014, p. 107, note 591).  +
-Lettre du 10 août 1672 (de Padoue à Venise): “[...] di star in traccia quando capitano à cotesti mercanti de’ libri di Spanhemio di ultima stampa, e l'opera del Patino fattami vedere dal'ecc.za del S. Proc.re Giustiniano. Vi bramo ottima salute, e resto ». (Lendarina, Biblioteca comunale Gaetano Beccari, Archivio de Lazara, A 5-1-10 fasc. 5 ; Casarotto 2014, p. 108, note 593).  +
-Lettre du 5 septembre 1653 (de Padoue) : « È quasi impossibile notare le condizioni che distinguono le medaglie antiche dalle finte in modo che, senza la pratica per molte averne vedute maneggiate e considerate, se ne possa acquisire la necessaria cognizione. Nondimeno ciò che con parole si possa ricordare sono gli infrascritti particolari, cioè l’osservazione che sijno di conio et non di getto, che la patina, che è la superficie sia naturalmente prodotta dall’antichità, che la corrosione non sia fatta con l’arte, che non siano errate le lettere, che l’effigie incontri bene et che il metallo non si moderno, il quale si conosce dal colore e dall’esperienza del maneggiarlo. Ma venendo a quella d’Ottone, che vedo esser V.S. del parere che è il suo padrone, come non voglio assolutamente negare che possa esser antica; così posso bene affermare che per le ragioni che adduce, niente mi sminuisce il concetto, che ho sempre avuto di tenerla per falsa; nè dall’Erizzo se ne può cavare fondamento alcuno. Quegli dice averne veduta una di maniera greca, et questa è di maniera latina, cioè romana, e dice l’Erizzo che quella da lui veduta aveva per riverso una corona civica, et questa ha il parlamento à soldati per quanto ho veduto dall’impronto inviatomi. Onde nienteincontra ma quando anco incontrasse, et che in alcuna delle sopra narrate cose dasse sospetto, l’autorità di tale autore è nulla servirebbe, parte assai ne sono state fatte da modeni Vettor Gambello, Giovanni Cavino Padovano, Benvenuto Cellini, Alessandro Greco, Leone Aretino, Giacomo Da Tresso, Federico Bonzagna Parmiginao, et altri eccelenti imitatori delle medaglie antiche, de quali fa onorata menzione Enea Vico ne’ i suoi discorsi stampati l’anno 1558, il quale parlando d’Ottoni, spente queste formali Di Othone in argento et in oro sono rare, ma di rame sin qui non ne ho veduto alcuna antica, ne (f° 124v) parlando con vecchi professori di queste cose in tutta Italia non ho ancor trovato uno, che vedute ne abbia, ma bensì di finte assai. Et così confermami tutti gli atlri che hanno scritto di talli materie, fuorchè l’Erizzo, il quale in questo particolare ha poco credito, e tutti noi altri, che di queste cose abbiamo diletto, crediamo che assolutamente si sia ingannato così in proposito d’Ottone, come alcuni altri imperatori, de quali mette certi medaglioni che mai sono stati trovati veramente antichi et forsé ò sarà stato troppo prodigo nella sua osservazione ovvero per maggiormente render adornata l’opera sua, che certo è degan d’ogni estimazione, avrà fatto come colui il quale perché sij più copiosa la festa chiama non solamente le belle ma l’atre ancora, che si fan strada con l’arte. Nel creder che si trovi medaglia antica di metallo dell’Imperatore Ottone io sono un’ altro Tomaso. Nel studio del Ruzzini in Venezia ve ne è una così ben fatta che ingannerebbe ogn’uno quando nel nome non mancasse la letera H. Il D.re Galvano professa averne una, mà non rischia mostrarla a ch’intende il mestiero, perché non perdi il credito. Il nostro padre Quaglia ne ha due bellissime, et con forestieri si vanta, che sijno antiche, ma dalle lettere sono condannate false. Io ne ho una, che già comprai con molt’altre dal conte Giacomo Zabarella qual senon fossi scrupuloso, direi che fosse antica, ma sarebbe un’eresia. Insomma non è impossibile il trovarne, mà sin hora non è alcuno che si abbia trovato. Onde, se questa di Cologna è buona, con ragion è stimata assai dal Padrone, mà consigliandola come vero amico V.S. non s’infilzi a spender troppo denari per averla, perché di cento carati novantanove e mezzo ne ha di restar burlata, et l’altre medaglie di Tiberio, M. Agrippa, Claudio, Nerone, Traiano, Antonino Pio, Tito, Severo e Mamea, sono tutte ordinarie, e di pochissimo valore, quando però (f° 125r) non fussero accompagnate da riversi rari di molte figure, Allortium, Congiarij, animali, archi, tempij, ovvero altri edifici. Non fallerà acquistandone di Pompeo magno, Giulio Cesare, Marco Lepido, Marc’Antonio, Augusto grandi, Tiberio grandi, Caligola grandi, Vitellio, Galba, Britannico, Antinoo, Elio cesare, Pertinace, Giuliano, Pescenio, Albino, Getta, Macrino, Diadumeniano, Eliagabalo, Gordain Africano, Balbino, Puppieno, Etrusco Decio, Hostiliano, Emiliano, Salonium Valeriano, et Valeriano Cesare, e così di Cleopatra, Messalina, Agrippina di Claudio, Poppea, Domitilla, Fuchia, Domitia, Plotina, Marciana, Matidia, Scantilla, Didia Nara, Plautilla, Annia Faustina, Paula Aquila Sormia, Mesa, Paulina, Tranquillina, Orbiana et Cornelia sicuramente però sijno certamente antiche e ben tenute. In Padova del presente tempo non è chi abbia speso più di me in medaglie, avendo sin d’ora consumato poco meno di mille ducati et l’altro giorno, fu il primo del corrente, comprai dal Padre Quaglia vinti medaglie per vinti cecchini, mà senza veder ciò che ho da comprar, non posso accomodarmi l’animo di far alcuna spesa, non perché faccia stima del denaro, massimamente non si tratta di molto, ma perché non posso tollerar la mortificazione di credere di accrescer il studio di qualche bella cosa, et poi trovarmi deluso il pensier. Se V.S. verrà a Padova avrò consolazione di vederla per l’affetto che le porto, e avendo soddisfazione con la visione di molte medaglie antiche, false e dubbiose, le mostrerò più umanità quanto sopra forse desiderare, il che non è possibile esprimere in carta. Se verrà anco quello che hà la medaglia, resterà ancor lui soddisfatto ò dal pagamento o dalle ragioni che gli leveranno la malinconia, poiché noi diciamo una malinconia sia quella di creder d’avere medaglia buona d’Ottone, et se non concorreranno con il mio parere li SS.ri D.ni Ferrari, Ordato, Torre, e Galvano” (Lendarina (Rovigo), Biblioteca comunale G. Beccari Lendarina, Archivio de Lazara, A 2-2-7, ff° 124r-125v; V. Casarotto 2015, Appendice 15, p. 282-283).  
-Lettre du 20 septembre 1653 (de Padoue à Cologne): “Quanto alla medaglia d’Ottone crederò quando vedrò. La mia non è ostinazione, ma opinione fondata con l’esperienza. Si trovano medaglie d’oro e d’argento da incontrare le lettere e l’effigi, e da queste hanno cavate le finte di metallo. Il Cavino et altri, che fa cadere il suo argomento così spiritosamente esatto dall’altra mia. Non entro a darle consigli mentre vuol soddisfare al capriccio, e se comprerà per me le medaglia sia come si voglia non permetterò il suo danno. L’evidenza mi chiarirà sempre et à quella non intendo mai d’oppormi, e benché nella osservazioni di cose talli io sia più scrupoloso degl’altri, questa volta m’assicuro, che da mio non saranno differenti i pareri delli SS.ri D.ni Ferrari, Orsato, Torre, e Galvano. Se con il suo mezzo incontrassi in medaglia antica d’Ottone avrei qual fortuna, che sin hora non hanno potuta avere molti Prencipi, quali con offerte grandi se ne sono mostrati desiderosi e però non si darà meraviglia, che ciò non speri del fatto, benché mi venga augurato dal suo affetto. » (Lendarina, Biblioteca comunale Gaetano Beccari, Archivio de Lazara, A 2-2-7, ff° 125v-126r; Casarotto 2015, p. 161, note 861).  +
-Lettre du 12 février 1654 (de Padoue à Cologne): “Nell’opera d’alcune antiche monete delle città dell’Italia ch’io intendo di far scrivere non devono esser inserite cose più anti che millesimo di X.to ne meno che non siino appresso di me, acciò che sii affatto cosa nuova perché non ho cognizione che altri particolarmente n’abbino scritto oltre un francese Paolo Petavio, consigliere della Maestà Xma, raccontato dal Pignoria nell’Antenore. Queste cose antichissime di Napoli che rifferiscono all’origine della città per la fondatrice Partenope e non sono à mio proposito per le ragioni suddette onde, come, hò veduto con gusto la relazione di tante, così starò attendendo con molta curiosità di leggerne l’esposizione nella sua Historia, ponto sia stampata ringraziandola della cortese esibizione. Non so se habbia veduto l’Agustini ne’ dialoghi delle Medaglie antiche, il quale quattro napoletane ne pone in dissegno, cioè due con il Toro barbuto, o Minotauro, una con la testa di Partenone da una parte e dall’altra la lira, et cortina della Tripode d’Apollo, ovvero sepolcro di essa Partenope, una con Apollo ignudo sedente che tiene la lira nella sinistra con tutte lettere greche. Questa volta ho tardato un pezzo a scriverle, perché volevo pure prima trovar recapito per la puta, ma non ho avuto fortuna d’incontro proprio. Non resterò di procurarlo per la brama che tengo di servirla, pregandola di credere che certo non procede la difficoltà da mia negligenza, e le bacio cord.te le m. » (Lendarina, Biblioteca comunale Gaetano Beccari, Archivio de Lazara,, A 2-2-7, c. 134 ; Casarotto 2014, p. 147-148, note 774).  +