Grand document
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A
Lettre du 11 juin 1558 (de Rome): p. 317-318: "Padre carissimo. La notte avanti del partir mio di Vienna ebbi una lettera vostra delli tre di Maggio, dove mi davate certa speranza di venir in quelle parti col S. Martin di Guzman Orator Ces. dal quale ancora ho sentito il medesimo desiderio di condurvi in quella Corte, praesertim si io ci sarò ancora. Ma perchè nè il partir suo è spedito, nè di me si fa altro per ora, e V. S. sta ben occupato costi, e senza licenza dell’Ill.mo suo padrone non è onesto si parta: potremo scriverci così ogni sabbato di qualche galanteria. Non lascio di dirvi, che in Vienna era già il Strada alle mani con Volfango Lazio sopra quel libro di medaglie dell’Imperatore, e aveva condotto la sua moglie e casa. Se andate voi ancora sarete mal agiutato dal detto Strada, ma essendo io, le cose potevano passar bene. Il libro è indegno di tal principe, benchè nelle medaglie greche e nelle romane avanti li Imperatori sia competente: eccetto che non è ben ordinato, nè intese le cose da quel buon uomo di Lazio. Quanto al Festo del Sigonio non dubito, che riuscirà per eccellenza, se lui piglia la cura; ma il mio è tanto avanti, che essendo io qui, presto presto sarà fornito. Credo, che sapete bene, qual io sia in simil caso; stimarò assai che il libro si stampi bene; in nome suo, ovvero nel mio, importa poco. Io pensava a mandarlo a M. Paolo molto diligentemente scritto; ma se il Sigonio lo vorrà nelle mani, allora forse ce lo mandarò, e potranno essi stamparlo come li piacerà. Non mi dispiaceria veder le correzioni del Sigonio prima: ma se questa cosa li è grave, non le voglio. Diteli le mie raccomandazioni molto strette, perchè ho molte cause di volerli bene, e la precipua è esser tanto grande amico vostro. Il padre Ottavio mi mando un foglio del vostro Commentario della fine del libro primo, dove dite di me tante cose che non si può dir più di Orlando: non so che avete voluto fare; pur perchè so, che vi inganna la grande amorevolezza vostra, dirò, che vi resto obbligato più a quella che alle parole tanto onorate. […]. Di Roma ai XI di Junio 1558. Tutto vostro A. A. Vescovo d’Allife" (Andrés 1804, Lettre XXX, p. 317-319).
Lettre du 25 juin 1558 (de Rome): p. 319-320: "Reverendo Padre carissimo. Lessi la vostra del sabbato prossimo, e mi piacque intender la intenzion vostra sopra l’andata in Germania, e certo essendo io in quelle parti, mi saria molto piacciuto vedervi, e vi poteva far assai boni servizj con sua M., ora non penso ritornar, nè il S. Martino è in procinto di partirsi; ma credo si partirà per tutto il seguente mese, e non so se farà la via di Venezia; ma in voce e in scriptis vi lascio molto congiunto con lui. Mi dà noja la malattia di S. M. la quale è terzana lunga. La sua natura, nè di questo sig. Imbasciator non è di spender molto in queste cose. Il condur Aenea Vico vi lodaria assai, e allora manderesti lo Strada (Jacopo, ndr) al bosco, e vi riuscirà questo con mezzo del Lazio (Wolfgang Lazius, ndr), il qual si diletta di far tirar in rame. Tutti insieme farete un bel libro all’Imperatore, ma non sono sufficienti le sue Medaglie sole per quello che esso ricerca. Pur per dar una vista alle librarie di Germania lodarei la andata, se incidentemente ci fate la spesa da esso" (Andrés 1804, Lettre XXXI, p. 319-324; Missere Fontana 1995b, p. 384-385, note 34). +
Lettre du 14 août 1558 (de Rome): p. 353: "Nel vostro libro leggo spesso, e mi piace molto. Ho trovato in una medaglia TI. VET, che penso sia TI. Veturio il Console delle Furche caudine secondo che havete fatto ancora voi mosso di autorità di Zonara, e del prenome di molti di questa famiglia, e credo che in questa medaglia sia la dedizione" (Andrés 1804, Lettre XXXVIII, p. 352-354). +
Lettre entre noël 1558 et le 6 février 1559 (de Piedimonte d'Alife, aujourd'hui Piedimonte Matese): "Ho trovato intiera quella del Flamine Virbiale in Napoli in casa di un M. Hadriano, che ha una gran quantità di vere e di finte, e di medaglie assai" ; "Ho ancora trovate alcune medaglie, ma cose vulgari e poco rare. In Napoli ne sono assai, e buone. Bolle non ho visto troppo antiche, nè con sottoscrizioni di cardinali" (Andrés 1804, Lettre XLIII, p. 361-362; Carbonell i Manils 1991, pp. 297-299). +
Lettre du 6 février 1559 (de Piedimonte d'Alife, aujourd'hui Piedimonte Matese): p. 364: "Le note X –X ovvero –X– in sassi e medaglie significano denarj al sicuro; agiungesi la linea per dimostrar che non è lettera nè nota di numero, come in IIS e HS" (Andrés 1804, Lettre XLIV, p. 362-365). +
Lettre du 14 mai 1559: "La mia medaglia era di Theophilo Imp(eratore); vedete se si puo applicar anni XXX al suo imperio overo del suo compagno" (Carbonell i Manils 1991, pp. 398-405) +
Lettre du 9 juin 1559 (de Messine): "Reverendo Padre Carissimo. Non credo, che vi dispiacerà saper che son giunto a salvamento in queste bande, e per darvi notizia di qualche altra cosa che ho trovato qui, scrivo questa. Ho havuto una medaglia mai più vista da me, nè credo da voi simile. E’ in argento, come quelle di Imperatori latini cristiani DN REX CVNTHANVNDV, e la testa di un vecchio raso magro con corona di gioje con toga o paludamento ricco. Dietro D. N. in mezzo di una corona graminea o laurea, che non si vede bene. Non so se fusse in Hispagna uno di questo nome, ma si scrive con SC al principio. Avvisatemi chi sia costui, ed in qual tempo" (Andrés 1804, Lettre XLVII, p. 368-369). +
Lettre du 29 mars 1563: "Ho avuto molte medaglie Greche d'Aureliano da un canto et Vabalatho dall'altro con certi altri nomi a me oscuri, se havete notati per altre medaglie, o inscritioni li cognomi et famiglia sua avvisatemi." (Vat. Lat. 6412, f. 81; Carbonell i Manils 1991, pp. 525-530) +
Lettre du 10 février 1567 (de Tamarite de Litera): "Reverendo Padre singolarissimo. La vostra delli 10 di Dicembre mi trova fuor di Lerida nella visita, dove non ho Medaglie, nè libri per satisfar al desiderio di tante cose, come ad un tempo volete" ; "Delli libri di Medaglie ho smarrito il libro delli XII Cesare del Vico, ho bene il Cesare Dittatore, e le Auguste. Ho ancora l’Erizo, ed il Francese Choul, il Golzio non ho visto, ma intendo, che finisce nelli percussori di Cesare, e che non è assai copioso delli superiori. Quelli che ho visto, mi pare si gabbino in molte Medaglie finte, che essi pigliano per vere, ed alcune vere dichiarano male, ed altre disegnano etiam male, in alcune cose comuni si stendono, le difficili tralasciano, come molti Interpreti di libri, e qualche volta nella comuni vanno a capitolo, come fa l’Erizo in provare che le Medaglie non furono mai monete, con argomenti, che provano appunto, che furono. Pure alli principianti giovano tali libri, ed a chi non ha modo di aver le Medaglie istesse" ; "Ma se il vostro Padrino ha i libri del Pirro nostro, li trovarete ogni cosa a tutto pasto, ed a merenda, e colazione. Interim vale, mi Panvinie, (pane et vino dulcior). Dat. in Tamarid alli X di Febraro del MDLXVII" (Andrés 1804, Lettre LIV, p. 378-379). +
Lettre du 11 avril 1567 (de Lerida): "Hor su, padre mio sing.mo Ecco che desiderando servirvi ho fatto la risegna delle mie medaglie subito come ritornai in Lerida per veder se si trovava in esse quanto mi era domandato da voi (idest da V. S. R.ma et exc.ma) e perchè no? se vi calza per excellenza, come diceva papa Giulio III, che mai aveva trovato buone pianelle se non quelle prime colla croce sopra, che se le guardava in piedi, come fanno i putti le scarpette rosse ovver indorate. Che vi pare che debba aggiungere a questo bel proemio? una narrativa lunga dieci carte? non ho tanto otio. Mandovi la prima bozza che ho fatto voltando le prelibate; so bene che non intenderete le mie cifre. F. vol dire il Francese Choul, RI. Sebastiano Erice, ovvero Rizo. lo N. aer o N. arg. Nummus aereus, vel argenteus, il quale chiamo ancora denarius. I cl. 2 cl. (cioè prime vel secunde classis): delle altre non vi curate che servono a me solamente, perchè se volete che vi mandi il disegno ovvero impronto in piombo o in gesso di qualcuna medaglia, scriverete con quali cifre si legge in questo schizo. Ma sapete che bisogna ancora mandarmi la ricetta come si cavano li impronti in piombo ovvero in gesso. Non vi smenticate ancora colla prima dirmi con che inchiostro si cava del rame, ovvero si stampa sopra il rame alcun disegno ovvero inscritione, perchè ho di bisogno. Ho inteso che siete alle mani con le centurie di Luterani, portatevi da Valenthuomo, come sete, e metteteli i piedi sotto, che sono canaglia. Se vorrete che vi agiuti in qualche cosa, avisatemi. Di Lerida alli XI di Aprile del LXVII. Di V. R. S. A. A. Ilerd." (Andrés 1804, Lettre LV, p. 379-380). +
Lettre du 22 fevrier 1578: "Ambrosio de Morales acabo la segunda parte de su historia y antigüedades de España en la qual se contiene la historia de los Reyes Godos . Pone muchas piedras y medallas antiguas y hace mención de muchas escrituras que ha visto. No falta que reprehender a los que se huelgan mas dello que no yo. Lo que me maravillo es que en su profesión sabe poco especialmente de lo antiguo" (Caes. B-7-7 legajo XII; Carbonell i Manils 1991, p. 624) +
Lettre entre le 30 octobre 1577 et le 02 fevrier 1584: "Quanto a la cifra ☧ hay muchas cosas buenas notadas, pero podrase añadir en la segunda edición lo que embio de Eusebio en la vida de Constantino que es el testo redondo sicut per muleti que dezia uno de Salamanca. esta tambien en medallas de muchos Emperadores despues de Constantino y la mejor es de Contantio donde se vee la vandera del Labaro con aquella cifra ☧ y estas letras HOC SIGNO VICTOR ERIS . El Emp(erad)or tiene la vandera y una vitoria corona al Emp(erad)or. En medallas de Magnentio esta sola la cifra Α ☧ Ω. La diferencia de los que eran Arianos a los Catholicos en dexar las letras Α y Ω es de Ambrosio de Morales y no merece ser del ni de nadie porque es falsa y puedo mostrar lo contrario en muchas medallas y inscriciones." (Copenhagen, Den Arnamagnæanske Samling, Ms. 253, f. 311; Carbonell i Manils 1991, p. 634) +
Lettre du ¿? [juillet] 1576 (Madrid?): "Quanto a la medalla de Galba y Archimedes es cosa para my muy nueva y la interpretacion S.A. secundum artem, es contra artem, et artifices. yo creo que la S es la postrera letra de libertas y la A la primera de Augusta. El compas es de Chr(ist)ophoro Plantino; en su lugar pongan un pileo que es señal de la libertad. Las otras medallas on de emperadores baxos y son muy barbaras. La M grande esta en muchas por decir Moneta; en algunas esta CON que yo interpreto Constantinopolis ; en algunas se añade OB que en las de oro quiere decir Obryzo; en otras es imitación de las de oro. La que tiene le nombre de Iesus Chr(isto)s Rex Regum es de mas baxos emperadores, y hallase en la historia de Juan Curopalato quien fue el primer emp(era)dor que dexo de poner su figura y puso la de Chr(ist)o en sus monedas . En algunas hai los años del imperio y esso es lo que dize ANN. VI. u otro numero al derredor de la M. SCLS. interpreto Siculus. Lo demas no lo entiendo, ni ahun estoí seguro de lo dicho." (Copenhagen, Den Arnamagnæanske Samling, Ms. 813, f. 373; Carbonell i Manils 1991, pp. 598-600) +
Lettre du ¿? [Août-Septembre] 1576: "La medalla de Julian Apostata con el toro es muy comun. Algunos interpretan que sea el Apis egitio y creo que se lee no se que de lo que passo con el. Otros dicen que es la victima que restituyo para sacrificar en todas partes haviendo la vedado en muchas Constantino y assi el letrero Securitas Reip. era a este proposito que podian seguramente sacrificar en todo su imperio. Las letras CONS. significan el lugar donde se batio la moneda que era Constantinopla. En otra esta ANT por Antiochia." (Matr. 12639, f. 11; Carbonell i Manils 1991, pp. 601-603) +
-Lettre du 21 juillet 1733 (de Toffia): “ Nato io in Sabina dove per mia disgrazia mi ritrovo, e per il male d’una gamba non ho potuto vedere alcun paese, e si come mi diletto di leggere, e mi son incontrato a leggere monete chiamate quintarij e sesterzi, et havendo domandato ad un monaco Benedettino quanto valevano a moneta nostra non ha saputo dirmelo, solamente mi ha detto che il più dotto di queste cose sia VS. Rev.ma, e che ne ha stampato libri, però io come cieco ricorro a esser illuminato, et in rispondermi per Roma passerà un mio parente riscoterà la lettera per mandarmela, e le bacio devotamente le mani” (Firenze, Biblioteca Marucelliana, BVII 6, f° 566r – online). +
Lettre du 23 mai 1698 : « ... le invio cento e cinquanta copie del mio Ottone il quale per errore e `stato fatto un poco piu ` piccolo di quello che e `realmente, massime nel dritto, accio `V.S. mi favorisca inviarne 50 in Franzia, 50 in Ollanda, e 50 in Germania,quelle di Francia potrebbe V.S. inviarle a Lione a qualche suo amico col pregarlo ne invii bona parte a Parigi, premendomi molto che mandi qualche copia sotto gli occhi del Re allorche ´anco per altra occasione credo saro ` favorito. Come dico di farne capitare o tutte unite, o sparse a diversi 50 per la Franzia, 50 per l’Ollanda e 50 per la Germania, avendone mandato per tutta l’Italia, che sara `il primo favore di cui la prego, ma sara `anco un grande obbligo che tenero `sempre con V.S., e con l’occasione della Fiera potra `spedirne V.S. in varie parti, e la prego piu `di tutto scrivermi qual Principe della Germania sia piu `curioso e piu ` generoso in far acquisti di simili rarita » ; « Aspetto da Aquiliea un antiquario con idoli e diverse medaglie rarissime » ; « Per quante notizie ho avuto piu `ora nisuno al mondo possede un Ottone di tal grandezza e di tal grossezza, e di tal rovescio, e sin ora che appena n’e `uscita la notizia con le stampe mi e `stato esibito 60 doppie, ma mi scrivono diversi antiquari che essendo si rara, e si unica medaglia di tal grandezza, grossezza e rovescio, che ne ricavero `duecento doppie, quanto piu `saranno mi saranno piu `care, e se V.S. me lo fara `vendere io li prometto di donare 25 denari di medaglie. Ingiunto poi al fagottino che e `il piu ` piccolo degli altri due, nel quale sono le 150 copie d’Ottone vi e `la nota di tutte le medaglie che al presente possedo... » (Neuchâtel, Bibliothèque de la Ville, Fonds Bourguet, ms. 1267, f. 1-2 ; Calomino 2011, p. 306 et 308-309). +
Lettre du 3 août 1698 (de Vérone) : « … la prego dunque in una risposta scrivermi quali Principi della Germania, Ollanda, et Inghilterra si dilettino, et il nome deli loro antiquari… perche in quelle parti pagano piu queste cose rare che in Italia » ; « devo acquistar presto anco un Museo di molte medaglie, et altre cose rare... » ; « Ringrazio dunque V.S. del favore fattomi d’inviare in diverse citta `le copie del Ottone, il quale e ` giudicato da’ tutti non solo autentico, ma medaglione, perche ´ pesa un’onzia e dodici caratti, e poi e `medaglione per il rilievo che ha, per la grossezza, per la estensione e per la mole della testa che cresce piu `dell’ordinario e per esser tale mi e `stato stimato da molti [quattrocento] doppie, et da’altri anco 500 per esser medaglione, tuttavia li prezzi esibitimi non sono ancora arrivati a’ segno conveniente; prego pero `V.S. col suo mezo di farmelo esitare ultra montes, perche ´in quelle parti pagano piu `queste cose rare che’ in Italia; questo medaglione di rovescio non piu `veduto in bronzo e `unico, onde vale come dicono tutti cio `che si vuole » (Neuchâtel, Bibliothèque de la Ville, Fonds Bourguet, ms. 1267, f. 5 ; Calomino 2011, p. 305, 309). +
Lettre du 11 oct. 1698 (de Vérone) : « ... anco li giorni passati ho dato trenta medaglie rarissime a un Sig. olandese che mi ha `dato tutto quello che li ho’ dimandato, perche ´li ho’ fatto buon prezzo; questo e `venuto a ` posta per veder il mio antichissimo, et originale raro medaglione d’Ottone, et alla mia dimanda di 300 doppie me ne esibı `cento; ma `non glie lo diedi, perche ´un Principe forastiere che e `a Venezia, et l’ha `veduto spero me ne dara `200, e quelli che dicono che e ` falso, de quali mai non ne ho’ sentito alcuno, si ingannano a voler giudicare sul fondamento di una stampa, dalla quale non si puo `vedere cio `che si vede nell’originale, et io avanti di farlo metter alla pubblica luce in stampa l’ho’ fatto giudicare dalli piu `celebri intendenti d’Italia e se questo Ottone somigliasse alla faccia di quelli latini d’oro e d’argento, all’ora si dovrebbe tenersi per falso, perche le medaglie Greche, massime quelle battute in Egitto, com’e `il mio Ottone poco, o’ niente assomigliano alle facie latine, e di cio `se ne puo ` far la prova col riscontro di medaglie Greche e Latine d’uno stesso Imperatore, e poi i libri in tal proposito abbastanza ne discorrono, quali certo non sono stati letti da `chi tenesse opinione che non somigliando un Imperatore alla faccia sua latina debba esser falso, se le lettere, che dicono Ottone sono vere, reali, originali, et antichissime, dunque cio `che e `nella circonferenza delle dette lettere deve esser per forza di ragione un Ottone se somigliasse anco al Demonio » (Neuchâtel, Bibliothèque de la Ville, Fonds Bourguet, ms. 1267, f. 10 ; Calomino 2011, p. 309-310). +
Lettre du 7 janvier 1699 (de Vérone) : « Il signor conte Moscardo è morto, e li di lui eredi mi hanno imposto che scriva in varie parti perché vogliono vendere tutto il Museo, onde V. S. mi farà somma grazia dar questa notizia dove ha delle corrispondenze. Io ho acquistato molte medaglie rare tanto in argento, quanto in metallo, et un Tetrico di oro [...]. » (Neuchâtel, Bibliothèque de la Ville, Fonds Bourguet, ms. 1267, f. 11 ; Marchi 2008, p. 572-573 ; Calomino 2011, p. 306). +
11 juin 1738 (Florence), with regard to the inventory of the coin collection: "Nella stanza medesima detta della Serenissima Elettrice si pesano le medaglie alla presenza dell'illustrissimo e eccellentissimo signor senatore cavalier Jacopo de' conti Guidi, il quale a questo effetto ha levato i sigilli dal primo stipo e si comincia dalla prima tavola di esso avendo prima contrassegnato colle lettere dell'alfabeto le tavole del medesimo stipo e co' numeri convenuti le medaglie poste su ciascuna tavola, e le pesa il signor Liborio Caglieri, maestro gioielliere sul Ponte Vecchio, perito pesatore, a ciò chiamato dal detto signor senator Guidi, e tal peso si descrive a once, denari e grani, intendendo ventiquattro denari per ciascheduna oncia e ventiquattro grani per ciaschedun denaro. La quale operazione si fa in esecuzione degli ordini del Consiglio di Reggenza e della disposizione del medesimo Consiglio, prescritta per la formazione del nuovo inventario segnato il dì 4 del corrente mese di giugno, di cui la copia è stata comunicata a me, Antonio Cocchi antiquario di S(ua) A(ltezza) R(eale) dall'illustrissimo e clarissimo signor senator marchese Vincenzio Riccardi Guardaroba Maggiore della medesima Altezza Reale con suo biglietto da me ricevuto il 7 del corrente" (Firenze, Biblioteca degli Uffizi, ms. 84; Fileti Mazza - Tomasello 1996, p. XLII). +