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Lettre du 15 octobre 1735 (de Palerme): "[...] Per lo studio delle medaglie longum iter per praecepta. Son più le cose che si suppongon per esso, che quelle le quali si posson prescrivere. Con un Antiquario pratico, che di già da d'Istoria, e possiede le lingue, farà voli: chi non ha guida, appena farà cammino: chi non sa Storia, e lingua Greca, e Latina, tornerà indietro: Per far qualche studio ordinato, convien prima avere alcune regole universali sulla materia metallica. Monsignor Agostini in questo è gran Maestro. Si trova in Ispagnuolo, in Latino, ed in Italiano: e migliore è, quando vi son le addizioni del P. Schott (Andrea) quel bravo Rettorico ec. Migliore anche dell'Agostini sarà lo Spanemio, de usu et praestantia numismatum: Ma un che non sia letterato, si spaventerà a leggervi tante cose. Chi non può far la spesa dello Spanemio, si potrà ajutare coll' Opusculo del P. Jobert, Science des Medailles, tradotti in Venezia per uso de' non Franzesi. Vedute queste regole, convien pigliare una classe per volta. Per farsi dalle più facili, mettiamoci alle Imperiali, e tra esse alle Latine. L' Erizo, e buono, ma oggidì molte di quelle spiegazioni non passerebbero. Il Pedrusi ed il Piovene sulle Medaglie Farnesi sono pappa scodellata; ma vi è della infrascatura. Chi tagliasse i rami inutili potrebbe ridurre a due tomi que' dieci che opprimono le Librerie. Poi il Mezzabarba: e per intendere le breviature, servirsi del libro de Notis Romanorum del Cav. Sertorio Orsato. I differenti tomi del Vaillant sono pe' più introdotti: pegli Imperatori del basso Impero non vi è meglio del P. Banduri: chi intende questi poi fa viaggio da se. Finito lo studio sugli Imperatori, si posson vedere altre serie di Medaglie Greche, di Colonie, di Principi Orientali, di Regni; il Jobert metterà in istrada il vostro Novizio: ma fin che studieren Medaglie sul libro, faremo come chi studia la Nautica in camera, che poi non sa regolar un battello, non che una nave. Le Medaglie in carta hanno il fondo bianco, e i contorni neri, le lettere bene espresse, le teste ed i rovesci ben effigiati ec. Quando si viene al metallo non vi è nulla di tutto questo. Perciò bisogna studiar quanto si può colle Medaglie in mano, confrontandole colle stampate." (Lupi 1753, p. 72-74).  
Lettre du 18 décembre 1585 (de Cerreto Guidi?): "Molto Magnifico Signor mio Osservandissimo Dice Sua Altezza che non ha comodità qua di vedere lo studio del Malvagia, perché non ci ha l'altre sue medaglie da vedere quelle che gli mancano altre, che qui non c'è alloggiamento né tempo per stare tutto il giorno in compagnia. Però facciali intendere che se lo vuole lasciare costì, Sua Altezza lo vedrà volentieri e gliene farà rimandare fino a Bologna, o veramente si trattenga costì, che si tornerà la vigilia di Pascqua se altro non sopravviene a Sua Altezza, la quale seguita di stare bene e io me ne rallegro con Vostra Signoria del miglioramento del suo figliuolo, quale piaccia a Dio di conservarglielo lungamente e le bacio le mani e prego Iddio che la prosperi. Di Vostra Signoria molto Magnifica servitore affezionatissimo Antonio Serguidi. Di Cerreto il dì 18 dicembre 1585" (Firenze, Archivio di Stato, MP 778, c. 704; Barocchi - Gaeta Bertelà 1993, p. 279, n° 312).  +
-Lettre du 21 mars 1778 (de ?) : «... Hoy ha venido un carpintero a extender la caja de mis medallas y hacer cuadritos de cedro en dos casillas o huecos cada uno, para poner juntas de modo que muestren la cabeza y el reverso todas las que son idénticas y apoyantes una de otras, para que ya que no agrade la escasez, haga alguna gracia la curiosidad...» ; «... D. Patricio Bravo... ha vendido en 500 pesos tres series de cabezas imperiales de 1ª, 2ª y 3ª forma, y otra en plata, con todo lo municipal y de familias un tal Mosti, comerciante de Cádiz, y sólo le han quedado reversos y retales, por la mayor parte comunes...» (Sevilla, Biblioteca Capitular y Colombina, BCC 59-3-44, f° 146-147v; Salas Alvarez 2003, p. 71 et 77 ; Salas Alvarez 2008, p. 155 et 161).  +
-Lettre du 28 décembre 1773 (d’Orihuela) : C'est une réponse à la lettre de Leyba du 20 décembre 1773. Monnaies et commentaire de l'inscription de Carthagène H. 3447 (Paris, Bibliothèque nationale de France, Ms. Espagnol 526, f° 137r-141r ; Morel-Fatio 1896, p. 68).  +
Lettre du 30 octobre 1685 (de Florence): "Il serenissimo padrone ha tenuto a Bologna tre mesi, sotto la protezione del signor marchese Cospi, un giovane figliolo del Guardaroba della Galleria della Serenissima Casa, che ha fatto assai bene lo studio delle lettere umane con qualche principio delle greche, perché sia istruito nella cognizione e studio delle medaglie dal signor dottore Magnavacca, antiquario bolognese di fama non ordinaria. Ora, detto antiquario, fa sapere d'aver finito di darli tutti gl'insegnamenti che poteva, e consigliava di mandarlo a Roma per due o tre mesi, acciò pratichi e discorra con gl'antiquari di costà, cercando d'imparar da loro e di veder quanto più li sia possibile, perché una tale intelligenzia deriva molto dall'ochio, quando sono gettati i fondamenti teorici. Risolve dunque Sua Altezza di far passar costà detto giovane, il qual si chiama Sebastiano Bianchi, et è soggetto costumato e civile [...] È mente di Sua Altezza che Vostra Signoria Illustrissima l'introduca dal signor Cammelli, il quale benché infermo e privo di lume, potrà dargli buone regole co' suoi discorsi e migliori indirizzi per insinuarsi con altri antiquari di maggior nome" (Firenze, Archivio di Stato, MP, 3951; Fileti Mazza 1996, p. 363).  +
Lettre du 14 février 1688 (de Florence): "Il serenissimo padrone ha trovato ragionevole quanto Vostra Signoria mi ha modestamente motivato della sua repugnanza a venirsene per mare, ed attesa la piena sodisfazione che ella gli ha dato di sé nel comportamento usato costà, si contenta Sua Altezza che Vostra Signoria faccia la strada di Torino e di Milano, e di là per la Lombardia si allarghi anche sino a Venezia per conoscere gli antiquari e vedere i gabbinetti più raguardevoli" (Firenze, Archivio di Stato, MP, 4826; Fileti Mazza 1996, p. 371, note 45).  +
Marco Forcellini writes about a conversation he had with Apostolo Zeno, 23 juillet 1745 (Venise): "Il domandai della medaglia d’argento falsa che mi disse ieri ; e traendone che era una Plotina, gli dissi «Io ho veduta la sua in gran bronzo bellissima». «Ma», disse, «mi costa da bella : mi costa 23 zecchini ; era del vescovo di Verona mons. Trivisano ; che a niun patto volea privarsene, dicendomi che era la sua sposa. La vostra sposa, dissi, è la chiesa di Verona, e gliela cavai»" (Forcellini 2012, p. 88; Tomassoni 2021a, p. 178-179; Tomassoni 2022b, p. 100).  +
Lettre du 30 décembre 1748 (de Venise): "Bisognerebbe essere straniero affatto nella Repubblica delle Lettere, per dover ignorare il nome ed il merito del Padre Alessandro Severo Pannel, insigne ornamento della Compagnia di Gesù. A me lo han fatto conoscere da gran tempo il pubblico grido, e molto più le sue erudite Dissertazioni Numismatiche, le quali nella mia libreria gelosamente conservo. Io desiderava pertanto di comprovar con gli effetti, la stima, che nudrisco verso la persona di Vostra Riverenza ; e la sua cortesissima lettera me ne ha aperta la strada, col comandarmi di servirla di un fedel disegno delle quattro medaglie d’oro dei Re del Bosforo, già esistenti nel mio Museo, e citate nell’ultima edizione fatta in Roma dell’opera del Vaillant, Numismata Præstantiora. Avrei subito data mano a cosa sì facile da ubbidirla, se il mio Museo fosse ancora in mio potere. Ma da qualche tempo esso è passato tutto in Germania, avendone fatto esito a un riguardevol soggetto. Per averne traccia e notizia ella può scrivere in Vienna al dottissimo P. Froelich della medesima Società, notissimo per le incomparabili opere, che principalmente in materia di medaglie ha date alla stampa. Egli in Vienna ha visitato tutto il mio Museo colà indirizzato, e con somma bontà lo ha qualificato ingentem thesaurum : con la qual espressione non ha esagerato, nè detto più del dovere, poichè in fatti e pel numero, e per la rarità delle medaglie esso può dirsi un grande e prezioso tesoro" (Zeno 1785, vol. 6, lettre n° 1289, p. 381-383; Tomassoni 2021a, p. 202-203; Tomassoni 2022b, p. 113).  +
Lettre du 14 sept. 1723 (de Prague): "Il bel Museo di Medaglie trovate in casa Soranzo sarà quello probabilmente, che già cento e più anni fu raccolto da un Giacomo Soranzo, Senatore studiosissimo di sì fatte cose. Il Sig. Giacomo Soranzo figliuolo del vivente Proccuratore è Gentiluomo amantissimo delle buone lettere, e raccoglitore di ottimi libri : onde non sarà così semplice a lasciarsi uscire di mano, e di casa per poco un sì fatto tesoro" ; "Riverite a mio nome l’Eccmo Sig. Gio. Domenico Tiepolo, e ditegli che non mi sento in disposizione di privarmi del mio medaglione di Valente in oro per meno di cento ungheri. Sessanta due volte ne ho rifiutati. Risolvendomi di darlo, anteporrei a ugual prezzo Sua Eccellenza ad ogni altro. Anzi per facilitargliene l’acquisto, mi offerisco di rilasciarglielo per 100. ungheri in questa maniera. Cinquanta sieno in contanti, e gli altri cinquanta in altre medaglie d’oro, o d’argento scelte dal numero delle tante duplicate che e’ tiene. I giorni passati comperai qui un altro bel medaglione d’oro di peso di quattro ungheri, con la testa di Gallieno da una parte, e dall’altra con un Ercole con clava, e pelle di lione, e la leggenda Virtus Gallieni Augusti" (Zeno 1752, vol. 2, lettre n° 144, p. 283-284; Zeno 1785, vol. 3, lettre n° 601, p. 380-382; Tomassoni 2021a, p. 128-129; Tomassoni 2022b, p. 76).  +
Lettre du 11 décembre 1723 (de Vienne): "Vengo alle medaglie. Queste è necessario che ripiglin la strada, per cui son venute. La Didia Clara, e 'l Pertinace sono tutt’altro, che l’effigie loro ; il bulino vi ha lavorato all’intorno, e le ha volute far credere quello, che in fatti non sono. Se fossero legittime, per una sola vi avrei ritrovato il danaro, che mi si ricerca per tutte. Le due altre in metallo sono antiche, ma assai mal conservate, e non possono trovar luogo nei buoni musei. Delle quattro in argento tre sono Consolari, e ordinarie, e mal conservate; sicchè vagliono poco più di quello che pesano. La quarta che ha da una parte la testa di Augusto, e dall’altra quella di Agrippa, sarebbe di prezzo, e assai rara, se non fosse un bel getto moderno di eccellente artefice. Nè crediate ch’io parli di mia sola opinione. Ella è conforme al parere di due altri antiquarj, che sono qui, persone intendentissime di sì fatte anticaglie. Farò considerarle anche ad altri dilettanti, sinchè mi viene vostr’ordine del come rimandarle. Acciocchè non si facciano da voi infruttuosamente tali spedizioni, sarà bene che prima le facciate vedere al Sig. Lorenzo Patarol, mio Compare amatissimo, che sinceramente ve ne dirà il suo parere, e lo riverirete a mio nome. Cotesti altri antiquarj s’intendono fra di loro, e non cercano, che d’ingannare. Se la medaglia è cattiva e falsa, dicono che è legittima e vera: se buona, la sprezzano, acciocchè non esca del paese, e possa cader loro in mano. Il Sig. Patarol è un vero, ed onesto galantuomo" (Zeno 1752, vol. 2, lettre n° 154, p. 305-306; Zeno 1785, vol. 3, lettre n° 613, p. 413-414; Tomassoni 2021a, p. 76; Tomassoni 2022a, p. 278; Tomassoni 2022b, p. 46).  +
Lettre du 25 mars 1724 (de Vienne): “Con la vostra lettera ho ricevuto il Tiberio in oro, che mi avete inviato. La medaglia mi è stata cara, se ben ne aveva altra simile in tutte le sue parti; poichè non mi è punto difficile di cambiarla in altra, ch’io ancora non abbia. Mi contento anche a riguardo del prezzo, e ne ringrazio sì voi, che me l’avete proccurata, sì il mio amatissimo Sig. Compare Patarol, che sì amorevolmente vi ha assistito per favorirmi. Fate voi le mie parti. Scrivo a nostro fratello, che vi rimborsi prontamente, com’è di dovere, di quanto avete dato della medaglia suddetta, a ragguaglio di due zecchini, e gr. 13 per il peso, e di un filippo per il soprappiù che ne ha voluto l’orefice". Affinché suo fratello possa meglio districarsi nella ricerca delle monete: "Medaglie Imperiali d’oro di egual peso del secolo alto si possono prender sempre a tal patto: non così tutte quelle del secolo basso, che pesano appena la metà; quando però non fussero di qualche rarità o per la testa, o per il rovescio, in particolare quando sono d’Imperatrici, che nei secoli bassi tutte sono stimevoli e ricercate. Nel secolo alto le teste di femmine sono quasi tutte rare, cioè fuori di quelle di Sabina, delle due Faustine, di Lucilla, le quali in oro sono le più ordinarie, quando non abbiano rarità nel rovescio. Dei XII Cesari in oro, le teste più comuni sono di Augusto, di Tiberio, di Nerone, di Vespasiano, di Tito, e di Domiziano. Ciò dicovi per vostra regola: ma la più sicura per più riguardi si è, che prendiate sempre il consiglio del Sig. Patarol, di cui solo e per la sincerità, e per l’intelligenza mi fido. Tutte le medaglie d’oro con più teste sono rare; così quelle che nel rovescio han molte figure, o qualche tempio, o altra fabbrica. Io spero ancora col mezzo del vostro amore, e della buona direzione dell’amico far qualche bell’acquisto. Ma non ho fretta, poichè le forze non resistono al molto aggravio, e i quartali vengono lentamente. Ne matura il terzo con questo mese, di cui siamo alla fine" (Zeno 1752, vol. 2, lettre n° 159, p. 313-314; Zeno 1785, vol. 3, lettre n° 618, p. 423-424; Tomassoni 2021a, p. 129 and note 439; Tomassoni 2022b, p. 76, p. 136, n. 438).  
Lettre du 18 novembre 1724 (de Vienne): "Mi trovo contentissimo dell'acquisto fatto delle 28. medaglie d'oro che mi avete trasmesse. Venti di esse hanno trovato luogo nel mio studio, per qualche diversità che in ciascuna d'esse ho osservata, confrontandole con quelle ch'io già teneva. Tre in particolare mi sono state carissime per la loro bontà, e conservazione, cioè l'Antonino Pio col rogo, il Giuliano Apostata, e 'l Costantino Barbato. V'era un Vitellio col carro dei Lioni nel rovescio, che se fosse stato legittimo, avrebbe valuto più che tutte l'altre insieme. Con l'occlusa lettera rendo grazie all'amico Patarolo di sì bella compra; e con la presente a voi pure ne rendo grazie. Leggo dalla vostra dell'ordinario passato, e da quella d'oggi il divario nel peso delle medaglie di metallina poste fra quelle d'argento. Essa è troppo considerabile. Intendo ancora il dubbio di quelle ottanta in argento più scelte, le quali possano essere state superate dall'altre. Il che quando fosse, non intendo nemmeno di prendere le altre. Sicché sciogliete pure il trattato e lasciatele a chi le tiene. Non mi curo punto di spender tanto danaro per avere il rammarico di non trovare in sì gran numero di medaglie pur una che meriti considerazione. Di ordinarie anche qui abbonda il paese, e niuno se ne cura. Mi fa piacere una cosa, che sia rara e mi costi molto, più che cento le quali faccian numero, ne aggiungar pregio al mio studio. Ho veduto la lista dei libri di medaglie presso il sig. Minelli. A prezzo onesto mi risolverò a prenderli tutti. Sappiatemi dire, che cosa ne pretendono. [...]" (Florence, BmLFA, Ms. 1788, cc. 218rv; Tomassoni 2021a, p. 126, note 428; Tomassoni 2022b, p. 136, note 427).  +
Lettre du 18 août 1725 (de Vienne): "Ringrazio voi e ‘l Cav. Lioni del Catalogo delle medaglie d’argento del Museo Silvestri. Confesso che vi sono molte teste assai rare, e molti singolari rovescj : parlo delle Imperatorie : poichè nelle Consolari presentemente ancora non applico. Ma siccome io le tengo quasi tutte, così per sei, ovvero otto teste che mi mancano, e per 50. o 60. rovescj, che non tengo, non mi sento in disposizione di spendere presso a tre milia fiorini : sicchè ne lascerò il piacer dell’acquisto a chi ne sia più di me in desiderio, o in bisogno. Le teste, che per me occorrerebbe di avere, e che mi mancano in argento, sono le seguenti, Druso, Germanico, Agrippina minore, Domizia, Marciana, Matidia, Paulina, e Sabina Tranquillina. Oltre a queste del Catalogo, mi mancano Bruto, l’altro Druso, Antonia, Manlia Scantilla, e Didia Clara. Le altre tutte, e in particolare Domitilla, Pescennio, Cornelia Supera, le tengo, le quali mancano in detto Catalogo. Al Sig. Conte Silvestri non torna a conto di rompere la sua serie, che per altro non è compiuta : ma se farlo volesse, io ne sceglierei cento medaglie, e le pagherei puntualmente a prezzo onesto, secondo che ne convenissimo insieme. Tutto ciò vi sia detto, per poter dare qualche risposta sopra di questo al Sig. Cavalier Lioni. Quello che ora vi aggiungo, taceteglielo : ed è, che ho dubbio che molte delle migliori medaglie marcate nel Catalogo sieno false, o sospette. Per esempio, quando mai si è veduto un Gordiano Africano col solo titolo di Cesare, e coi vasi pontificali, senza che egli avesse il titolo di Imperadore ? Gordiano Cesare è il terzo Gordiano, il quale non ebbe mai su le medaglie il cognome di Africano. Ve ne darei qualche altro esempio ; ma mi trovo assai stanco, onde passo alla fine della lettera" (Zeno 1752, vol. 2, lettre n° 191, p. 381-382; Zeno 1785, vol. 4, lettre n° 657, p. 50-51; Tomassoni 2021a, p. 80; Tomassoni 2022b, p. 48).  +
Lettre du 10 novembre 1725 (de Vienne): "I disegni, e cammei, ed intagli, novellamente acquistati dall’Eccmo Sagredo, portatigli da un Bolognese, facilmente saranno usciti dallo studio del q. Giuseppe Magnavacca, insigne antiquario, e morto l’anno passato. Io voleva comperare il suo studio di medaglie ; ma me ne è stata levata la mano da uno dei Consiglieri di questa Reggenza, che lo ha comperato, per quanto mi è stato detto, per due mila fiorini. Le medaglie passano il numero di 4. mila, ma intendo esservene moltissime di false, o fruste, o duplicate, e poche di rare e singolari, attesochè qualche mese prima un Inglese aveva fatto spoglio delle migliori. Uno di questi giorni andrò io stesso a vederle presso quel Signore, che se bene da me non conosciuto, me ne ha fatto fare cortesemente l’invito : e allora vi saprò dire, se abbia a dolermi di non averne effettuato l’acquisto : ma mi vien detto, che egli ne sia poco soddisfatto" (Zeno 1752, vol. 2, lettre n° 199, p. 393-394; Zeno 1785, vol. 4, lettre n° 665, p. 66-67; Burnett 2020b, p. 1100, note 148; Tomassoni 2021a, p. 93, note 285; Tomassoni 2022b, p. 132-133, note 284).  +
Lettre du 18 janvier 1727 (de Vienne): “Ho ricevuto con la vostra lettera il bel medaglione di Papa Leone X regalatomi dal fratello, il quale mi è stato assai caro. Rimando le tre medaglie di bronzo, acciocchè possiate restituirle a chi ve le ha date. Quella di Ottacilia Latina è buona, ma ordinaria, e ne tengo io pure di duplicate. Le altre due Greche sono false, e se fossero state buone, le avrei prese assai volentieri, ancorchè mi fossero dovute costare due Luigi. Le altre d’argento da voi comprate per undici lire non erano undici, come mi scrivete ma nove. In esse avete impiegato il danaro assai bene, poichè ve n’erano cinque ch’io non aveva, quantunque non sieno rare. Vi ringrazio dell’attenzione che avete a favorirmi” (Florence, BmLFA, Ms. 1788, lettre n° 523, c. 242v; Tomassoni 2021a, p. 136; Tomassoni 2022b, p. 80).  +
Lettre du 19 avril 1727 (de Vienne): "Vi ringrazio delle due medagliette di argento. La consolare spettante alla famiglia Plancia è affatto ordinaria, e già l’aveva. Il Gallieno col rovescio di Victoria Aeterna è buona medaglia, ma non rara. Rare sono le medaglie o per la testa, e Gallieno è delle più ordinarie, ovvero per il rovescio, quando contiene istoria notabile, o fabbrica, o spettacolo, o cosa simile, su cui s’abbia campo a discorrere. Sicchè voi vedete, che una Vittoria in piedi tenente in mano una corona di alloro è un simbolo ordinario, e comune a tutti gli Augusti. Per esse due medaglie fatevi dunque dare dal fratello quattro lire, e l’Armeno può rimanerne contento, essendo assai ben pagate. In ogni caso potrete dargli fino a cinque lire di cotesta moneta. Cotesti Armeni eran soliti aver da Oriente medaglie Greche, e anche medaglioni rarissimi : ma presentemente la miniera è esausta, e i curiosi son troppi" (il a neigé en avril) (Zeno 1752, vol. 2, lettre n° 238, p. 473; Zeno 1785, vol. 4, lettre n° 710, p. 177; Tomassoni 2021a, p. 137; Tomassoni 2022b, p. 80).  +
Lettre du 24 mai 1727 (de Vienne): "Vi ringrazio della medaglia papale di Giulio II. la quale se fosse di conio, come è di getto, sarebbe rarissima. Così tuttavia l’ho molto cara, e la terrò nel mio studio, sinchè altra originale me ne pervenga : poichè nella raccolta delle medaglie moderne non sono sì scrupoloso, nè sì dilicato, come in quella delle antiche, dove per niun riguardo ne voglio alcuna, che non sia indubitata e sicura. Se il Pescennio in bronzo mezzano, di cui vi ha parlato il P. Colombo, è quello che qui fu portato, e mostratomi dal Sig. Angelo Pappadato, se pur non erro nel cognome, e che in qualità di Segretario venne col. Sig. Conte Leopoldo Tassis ; è sicuramente legittimo, anche a giudizio dell’Antiquario di S. M. ma per altro così sconservato, e guasto, che questo Signore mi assicurò che non lo apprezzava più di 4 doppie, benchè il possessore ne dimandasse più di un centinajo. Io ne presi nota, quando l’ebbi sotto l’occhio. Da una parte vi è la testa di Pescennio laureata ; e dall’altra una Vittoria in corso, tenente colla destra una corona di alloro, e colla sinistra un ramuscello di palma, e dalla leggenda si ha, che ella era battuta in Cesarea Germanica, o sia Cesarea di Palestina, giusta l’Arduino. KAICAPEIAC ΓERMANIKHC. Queste notizie serviranno ad assicurarvi, se quella del P. Colombo sia la da me già veduta. Se la Matidia in oro, che ha il Sig. Bernardini, è antica, sicura, e ben conservata, non avrei difficoltà di spendere fino a 15. ungheri per acquistar la medesima. Ella sarebbe singolare, non essendosene veduta alcuna con la testa di Matidia, e col sacrificio di Vesta ricco di otto figure nel rovescio : ed essendo tale, stupisco come il N. U. Tiepolo se la lasci scappar di mano. Ma il fatto si è, che senza vederla io la credo assolutamente falsa, e l’altrui relazione non assicurata dalla mia propria inspezione non basterebbe a persuadermi ch’ella sia vera : tanto lo stimo difficile per la sua singolarità. Eccovi sinceramente il mio sentimento. Egli è mio costume su le medaglie uniche dubitar molto, e creder poco : e ’l fatto si è, che rade volte m’inganno" (Zeno 1752, vol. 2, lettre n° 240, p. 477-478; Zeno 1785, vol. 4, lettre n° 713, p. 185-186; Tomassoni 2021a, p. 52-53; Tomassoni 2022b, p. 34).  
Lettre du 20 septembre 1727 (de Vienne): "La medaglia Egizia di Elagabalo col tipo della Giustizia è per ogni verso ordinaria, nè vale qui più di una pezzetta, cioè più di 30. soldi di moneta Veneziana. Il medaglione di Severo battuto in Tarso servirebbe per me, se avessi quattrini da gittare, e se il possessore lo desse per 4. zecchini, purchè sia legittimo e bello. Ordinariamente le medaglie di Tarso sono di brutta fabbrica, e sconservate. Cotesto medaglione è riferito dal Vaillant fra le medaglie Imperiali Greche, come esistente nel Museo del Marchese Bulgarini di Mantova. Può essere che sia lo stesso. La medaglia in argento dei due Africani sarebbe singolare, se fosse buona : ma non si è ancor veduta, se non di conio moderno, o di getto, come è questa che mi avete inviata, e ch’io vi rimando. Una legittima che potesse aversene, varrebbe più di 12. luigi. Tutti i Gordiani Africani in qualunque grandezza e metallo sono rarissimi. In oro però non se n’è ancora veduto, che sia veramente antico : e quelli che si trovano in qualche Museo, son di conio recente. Vi serba l’avviso. Del padre e del figlio io ne tengo una per ciascheduno in argento, bellissime, e quattro in gran bronzo : ma ciò che è più, ne ho due del padre in bronzo mezzano, l’una Greca di Samo, e l’altra Egizia, di fede indubitata, e di buona conservazione" (Foy-Vaillant 1688; Zeno 1752, vol. 2, lettre n° 249, p. 493-494; Zeno 1785, vol. 4, lettre n° 726, p. 213-214; Tomassoni 2021a, p. 149-150; Tomassoni 2022b, p. 86).  +
Lettre du 18 octobre 1727 (de Vienne): "Avrete già ricevute le 5. medaglie d’argento, le quali vi assicuro, che vagliono poco più del lor peso. Aspetto la risoluzione per l’altre due, cioè il Giulio Cesare, e la Giulia Domna. Se il padrone non sarà contento del prezzo esibitogli, farò pronto a rimandare anche queste. La Sabina Tranquillina è rarissima, massimamente con leggenda Latina. Di medaglie Greche con la testa di essa, ne tengo fino a 18. il che si ritroverà in pochi Studj, tutte di metallo : cioè 2. grandi, 7. mezzane, e il resto in terza grandezza. Se quella che mi proponete, è vera e legittima, la comprerò volentieri : ma conviene significarmi, se sia in bronzo, e di qual grandezza, se prima, o seconda ; ovvero se sia in argento, che mi sarebbe più cara. Vi avviso, che ne vanno costì e altrove d'intorno molte di false, massimamente col rovescio di due figure, e la leggenda Concordia : e un certo Alerame, che morì vecchio già due o tre anni costì, per quanto mi è stato detto, come quegli che è stato uno de’ più eccellenti in falsar medaglie, ne ha fatte parecchie anche di Sabina Tranquillina, una delle quali ho appunto sul tavolino, trovata a caso fra molte, che mi son venute dal Friuli. Il Floriano in oro non è fra le 42. di Mantova, ma fra le 7. dell’orefice. Se è antico e bello, mi sarebbe veramente caro l’averlo : ma è un grande incomodo e per voi e per me, il non aver persona costì d’intelligenza e di fede, col cui giudicio potessimo assicurarci" (Zeno 1752, lettre n° 252, p. 498-499; Zeno 1785, vol. 4, lettre n° 730, p. 221-222; Tomassoni 2021a, p. 97-98; Tomassoni 2022b, p. 58).  +
Lettre du 8 novembre 1727 (de Vienne): “Voi mi dite nella vostra lettera, che trattone l’Abate Bellotti, voi siete quasi il solo costì, che applichi a comprar medaglie. Fra pochi giorni non direte così, poiché capiterà in cotesta parte l’Abate Sterbini, quel Prete Romano ch’era in compagnia del Bertoli, quando fu qui di ritorno. Costui ha del danaro, compra alla gagliarda, e fa vender molto bene la sua mercatanzia. Dacché me ne diletto, posso dire che ho comprato da lui solo molto più, che da tutti gli altri uniti insieme. Egli vien con animo di spogliar Venezia di quanto potrà, per rivenderlo altrove. Ha in pensiero di fare acquisto del Museo del Conte Silvestri in Rovigo (che in seguito sarà invece acquistato dallo Zeno, ndr). Mi ha detto esservi in Padova un piccolo, ma bel Museo di medaglie in grande e mezzano bronzo presso un certo Sig. di Casa Agricola, il quale dimora presso il Santo, e ne dimanda per tutte pochissimo, cioè cento Doppie effettive, o sia cinquecento Ducati di Argento effettivi. Dissemi, che fra l’altre cose nel numero di più di cento medaglioni, ma per la maggior parte falsi, ve ne sono diciotto o venti bellissimi : il che se è così, questi soli vagliono la metà, e più anche della metà di quanto si domanda per tutto il Museo. Valetevi dell’avviso, ma non ne parlate con persona, perché io non voglio imbrogliarmi con lo Sterbini, di cui non ho motivo di dolermi” (Florence, BmLFA, Ms. 1788, c. 252r; Tomassoni 2021a, p. 144, note 481; Tomassoni 2022b, p. 137-138, note 483).  +