Grand document
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A
Lettre du 30 juin 1723 (de Vienne): “Sto accrescendo il mio picciolo studio di medaglie Imperiali d’argento: se in coteste parti gliene capitassero di buone, me lo significhi, con la qualità e loro prezzo: di che le sarò con molta obbligazione” (Zeno 1752, vol. 2, lettre n° 142, p. 281; Zeno 1785, vol. 3, lettre n° 599, p. 377; Tomassoni 2021a, p. 118, note 403; Tomassoni 2022b, p. 135, note 402). +
Lettre du 14 mai 1708 (de Venise): "Se conosce persona, che abbia medaglie antiche Imperiali d’argento, e voglia privarsene, mi avvisi, che io volentieri ne farò acquisto" (Zeno 1785, vol. 1, lettre n° 185, p. 452; Tomassoni 2021a, p. 110; Tomassoni 2022b, p. 65). +
Lettre du 25 juin 1708 (de Venise): “[…] le rendo affettuose grazie della buona nuova, che mi avanza del ritrovamento delle Medaglie Imperatorie, che costì ha fatto. Voglia il Cielo che ve ne siano di rare e di buone; e però starò con impazienza attendendo il catalogo delle stesse a tutto suo comodo, come pure quello de’ libri” (Zeno 1785, vol. 2, lettre n° 189, p. 6; Tomassoni 2021a, p. 110; Tomassoni 2022b, p. 66). +
Lettre du 9 septembre 1738 (de Padoue): “Apostolo Zeno fa umilissima riverenza al Sig. Dottor Ottavio Bocchi, suo singolar padrone ed amico, e lo ringrazia della bontà, con cui gli ha comunicata la lettera del nostro riveritissimo Sig. Conte Carlo Silvestri intorno alle consapute medaglie, da me giudicate gran parte false, e alcune sospette. Non risponderò a tutti i capi della medesima, ma solo per giustificare la mia asserzione, poichè esso Sig. Conte nomina fra quelli, che han veduto e approvato le suddette medaglie, il dignissimo P. D. Gianfrancesco Baldini C. R. Somasco, comune amico, io sarò contento di rimettermi al sicuro giudizio di questo intendentissimo Religioso. A lui pertanto con la prima posta spedirò a Roma in uno scatolino ben sigillato le già notate medaglie, alle quali anzi ne aggiugnerò alcune altre, che più attentamente ho poi esaminate, e riconosciute per false.
1. Julius Caesar Ægypto capta
2. Augustus Ejusdem caput velatum. Cæsar parens patriæ
3. C. Caligula Caput ejusdem ex utraque parte
4. Trajanus Forum Trajani
5. Plotina Figura sedens
6. Matidia Pietas
7. Marcus Aurelius Ipse eques
8. Pertinax Lætitia temporum
9. Didius Julianus Mulier stans cum timone et cornucopia
10. Idem
11. Julia Pia Æternitas imperii. Capita Carac. et Geta
12. Geta Caput Septimii patris
13. Diva Paulina Consecratio
14. Maximus Cæsar Principi Juventutis
15. Idem Cum eodem typo
16. Gordianus Africanus Junior Pietas Aug. Vasa Pontificalia
17. Sabina Tranquillina Concordia Augustorum
Inoltre alle suddette unirò la medaglia creduta di Germanico con Caligola, ch’è pessimamente conservata, poichè avendola attentamente esaminata, ho conosciuto non esser quella la testa di Germanico, ma quella bensì d’Augusto con corona radiata da una parte, e con le stelle nel campo, e dall’altra v’è la testa di Caligola laureata. La testa di Germanico è una di quelle poche medaglie, ch’io più desiderava di avere, per esser fra quelle, che a riguardo della testa mancano alla mia serie. Quanto poi a quello, che ‘l nostro Sig. Conte le scrive, che le sue medaglie erano state visitate da uomini periti e intelligenti, alcuni de’ quali e’ ne nomina, e che da loro erano state approvate per buone e legittime ; mi permetta di dirle, esser questa una civiltà che comunemente si pratica dalle persone oneste e discrete nelle visite de’ Musei. Tacciono quello che ne sentono internamente, quando non sieno sollecitate e richieste a dir la loro opinione, non volendo esse retribuire un disgusto a chi fa loro un favore, e usa una cortesia. Io pure sono stato uno di quegli, che molti anni sono fui con somma gentilezza ammesso da lui alla visita del suo Museo ; e benchè allora fossi meno sperimentato di quello che sono al presente nel discerner le false dalle buone e sincere medaglie ; ne riconobbi però alcune tra esse, che non parvero degne di piena fede ; e se allora non ne feci motto, che così voleva la convenienza, si sovverrà benissimo il Sig. Conte, che quando di là a qualche anno si venne tra noi a trattato, per mezzo di comune amico, per la compra di tutte le sue medaglie, l’unica difficoltà, che si frappose alla conclusione di tale affare, fu la giusta condizione da me proposta, che per quelle, che fossero trovate e conosciute per non legittime, mi si dovesse dare il compenso a misura del prezzo medesimo […]. Ciò poi non fa il minimo torto alla riputazione e intelligenza del fu Sig. Conte Cammillo, primo lor possessore e padrone, il quale poteva ben sapere, e sapeva quai fossero delle sue medaglie le false, e sospette, e quai le sincere e sicure ; e se ne teneva alcune di quelle mescolate con queste, si sa che tal cosa si pratica da altri valent’uomini, i quali riempiono il vacuo della serie anche con ispurie o moderne, aspettando l’incontro di rimetter in que’ luoghi altre che sieno legittime o antiche. Circa il dire, che fa il Sig. Conte di avermi valutate le 1200. medaglie (per l’esattezza 1195) vendutemi, a ragione di due lire per ciascheduna di esse, non vorrei che tal cosa fosse uscita dalla sua penna, poichè egli sa benissimo, che una medaglia ne val cento, e cento non ne vagliono una” (Zeno 1785, vol. 5, lettre n° 1010, p. 372-377; Tomassoni 2021a, p. 81-83; Tomassoni 2022b, p. 49-50 and p. 131-132, note 260).
Lettre du 12 décembre 1738 (de Venise): “Son costretto con mio rossore a recarvi nuovi disturbi per l’affare delle medaglie di Rovigo. Già dalla lettera a testimonianza autentica del P. Baldini, avvalorata e assicurata da quella del famoso antiquario Palazzi di Roma, avrete inteso, che tutte le XVIII. medaglie, niuna eccettuata, da me già condannate per false, son veramente false : cosa che mi è di sommo dolore, e di molto discapito. In via pertanto di onore e di coscienza il Sig. Conte Carlo Silvestri ha obbligo di risarcirmi, se non in tutto, che ciò troppo importarebbe, almeno in parte : […] a lui ne propongo per mezzo vostro tre maniere, lasciandogli la libertà di eleggere quel più gli aggrada. I. Io gli rimanderò le consapute XVIII. medaglie, ed egli in cambio di esse mi rimetterà XVIII. zecchini ; prezzo tenuissimo, e che non equivale al terzo del giusto valore di esse, quando fosser legittime, come esser dovrebbono per l’attestazione e impegno di esso Sig. Conte. II. Io terrò per me le stesse medaglie, a fine di aggiugnerle alla serie che di altre false ne tengo ; ed egli mi conterà le 15. Lire per ciascheduna di esse, prezzo già da lui esibito : il che monta a L. 270. III. Le suddette XVIII. medaglie saranno allo stesso Sig. Conte rimandate, e in lor cambio egli mi rimetterà le L. 270. esibite, e con esse mi farà tenere una delle sue medaglie in gran bronzo, che sono presso di lui, di Didia Clara, purchè sia quella migliore e meglio conservata, e se non m’inganno, con patina verde ; e a fine di levare ogni equivoco, avrà egli la bontà di spedirmi l’una e l’altra, acciocchè io possa soddisfarmi nella scelta di esse. Io spero, ch’egli in ciascuna di queste mie dimande conoscerà qual sia la mia discretezza, poichè egli sa benissimo qual sarebbe il giusto valore delle suddette XVIII. medaglie, quando fossero vere ed antiche. Sta attualmente presso di me il catalogo del suo Museo, dove ad una per una è marcato il prezzo delle sue medaglie, e tra queste si è anche quello delle suddette XVIII. ascendente a più di 1800. lire, ma come io non le ho pagate, che a ragione della quarta parte, così è di ragione ch’io non ne ripeta il rimborso che a tal sua porzione ; e lo fo anche con mio discapito” (Zeno 1785, vol. 5, lettre n° 1016, p. 384-385; Tomassoni 2021a, p. 86-87; Tomassoni 2022b, p. 51-52).
Lettre du 14 mai 1724 (de Vienne): "Da questo studio (il riferimento è alla lingua greca, al cui apprendimento lo Zeno si stava dedicando da qualche tempo, ndr) mi sono avanzato a quello ancora delle medaglie. Ho cominciato da quelle di argento, delle quali mi è riuscito con l’acquisto di una grossa partita, fattone in Roma per ottocento fiorini, di avanzarne notabilmente una non dispregevole serie, arrivando già queste al numero di ottocento; e da Giulio Cesare fino a Gallieno, non mancandomi che intorno a dodici teste, alcune delle quali non sono delle più rare. Ne ho cominciata una anche in oro, ma in queste vo assai più lentamente, perchè le forze al desiderio non corrispondono. So che la più stimabile si è la serie di quelle di bronzo; ma per questa aspetto che mi si presenti qualche buona occasione ad un tratto, non volendo incominciare con poche. Se costì (a Brescia, ndr) conosceste chi ne abbia, e a prezzo onesto voglia disfarsene, troverà in me un facile compratore" (Zeno 1785, vol. 3, lettre n° 624, p. 445; Tomassoni 2021a, p. 125; Tomassoni 2022b, p. 74). +
Lettre du 11 mars 1747 (de Venise): “La mia puntualità mi obbliga a scrivere a VS. Illma la presente. Tempo fa l’avvisai, che per la vendita del mio Museo io ne avria ricercato da altra parte, e ch’io ne avrei conchiuso il trattato con chi primo non solo ne stabilisse il prezzo, ma che prima avesse mandato a visitare il Museo, e a prenderlo col farne alla mano il contamento giusta l’accordo. Ora ella sappia, che l’altro soggetto me ne fa fare nuova istanza, e di più ha destinata persona abile, e da me conosciuta, che venga subito a visitarlo, e a farmene la compra. Cotesto nobilissimo compratore Viennese da lei propostomi non dovrà pertanto dolersi di me in caso, che si vedesse prevenuto. L’accordo tra lui e me non basta : bisogna che venga la persona scelta da lui a visitar le medaglie, e poi contarmi, o farmi contare, il prezzo accordato. Io sto, e starò sempre costante nella risoluzione di darlo al primo che darà le dette condizioni. Dopo l’ultima sua pareva che di giorno in giorno dovesse capitar qui la persona che ne adempiesse le condizioni suddette. Veggo tirarsi in lungo l’effetto. Per altrui colpa non vorrei parer impontuale. È bene ch’egli ed ella sappiano i miei sentimenti […] (Florence, BmLFA, Ms. 1788, lettre n° 1221, cc. 473v-474r; Tomassoni 2021a, p. 193; Tomassoni 2022b, p. 107-108). +
Lettre du 26 mars 1747 (de venise): “Io credo che VS. Illma sia, e con ragione infastidito e stracco per non vedere dopo tanto tempo ultimato e conchiuso questo benedetto contratto del mio Museo. Io pure, lo confesso, ne sono annoiatissimo, e tanto più quanto che ogni volta veggo sopraggiungere nuovi disturbi ed intoppi, per le nuove domande e pretese di chi vuole farne l’acquisto. Veniamo, se è possibile, alle strette, e in risposta della sua dei 18. del corrente mese accompagnata dalle novelle condizioni, che prescrive il compratore, le replicherò in succinto quello che siegue. I. Tutte le medaglie in numero di 10500 e più saranno ad una ad una incartate, e distribuite classe per classe nei loro rispettivi mazzi, e numerate, come vuole il compratore e questa incartatura e numerazione sarà fatta con l’assistenza, e sotto i miei occhi, o di persona fidata, acciocché non vi sia commessa fraude, o errore. II. Questa incartatura e imballatura, che è di molto impiccio, non sarà incominciata, né fatta da me, se prima non venga qui la persona destinata a ricevere tutto il Museo, e che nel medesimo tempo o mi conti il danaro stabilito di fiorini ventimille, ovvero la cambiale equivalente, e che sia accettata dal mercante, ché dovrà pagarla ; e questa condizione indispensabile è stata da me dichiarata in più mie lettere antecedenti. III. Consegnate che avrò le medaglie tutte alla persona, che avrà l’ordine di riceverle, lascio alla stessa il carico della sicura spedizione, sicché questa dovrà soggiacere a tutte le spese sì del dazio d’uscita di Venezia, sì di ogni altro occorrente per viaggio, o di Vienna, come anco quella della condotta da Venezia a Vienna, senza voler io esser punto garante di quello che potesse succedere fino alla consegna da farsene al compratore. IV. Circa la specificazione del peso delle medaglie questa non si può sapere, se non dopo incartate e pesate nei loro mazzi rispettivamente ; e questo si potrà fare al tempo della consegna. V. Le medaglie che ho acquistato, o che potessi acquistare dopo cominciato il trattato, e sino al tempo della consegna, saranno da me aggiunte al Museo, e disposte a siti convenienti : ma quanto alle duplicate che potessi aggiungere all’altre e cederle al compratore, attesto che non ne tengo. E questo è quanto mi occorre di dirle in risposta alla sua [194…]” (Florence, BmLFA, Ms. 1788, lettre n° 1222, cc. 474 r. e v; Tomassoni 2021a, p. 194; Tomassoni 2022b, p. 108).
Lettre du 22 avril 1747 (de Venise): “[…] Intanto ho cominciato a fare incartare ad una ad una tutte le medaglie lasciandole nel loro buon ordine disposte classe per classe, e secondo la grandezza e qualità del metallo. Ogni classe sarà collocata senza la minima confusione in tanti ruotoli, e sopra ogni ruotolo sarà espresso il suo numero, e quello insieme delle medaglie in esso contenute. […] Dalla nota delle medaglie, che costituiscono ciascuna classe, si vedrà l’accrescimento che ho dato al Museo sopra il numero di 10520. medaglie, tutto a vantaggio del compratore, il quale può riposare su la mia fede e coscienza, che niun pregiudizio sarà per recargli l’essersi lui fidato di me interamente ; anzi avrà motivo di lodarsene, e di ringraziarmene. Sono contentissimo, che il sig. Moscheni nell’atto della consegna non mi sborsi subito se non dieciottomila fiorini, e che i due mille altri, che rimangono al saldo intiero del Museo, non mi vengano rimessi e spediti dal compratore, se non dopo giunto in Vienna il Museo, e dopo visitato dal M. R. P. Froelich, di cui non saprei desiderare più competente e intelligente giudice, fra quanti so essere esattissimi nella conoscenza delle antiche medaglie. […] Quanto al ritratto, mi conviene prima dar ordine che sia fatto ; e come in questa fattura bisogna dipendere dalla buona o cattiva fede del pittore, così non posso dar ferma parola del quando sarà fornito, ma ben posso darla, che anche in questa parte soddisfarò a tempo proprio a questa mia obbligazione, e non mancherò di unire al ritratto più copie della mia effigie intagliata in rame” (Florence, BmLFA, Ms. 1788, lettre n° 1230, cc. 477v-478v; Tomassoni 2021a, p. 195; Tomassoni 2022b, p. 108-109). +
Lettre du 20 mai 1747 (de Venise): "La lettera di VS. Illma in data dei 13. del corrente mi ha riempito di stupore, e di confusione. Veggo dal tenor di essa sempre più difficoltarsi e tirarsi in lungo l’esecuzione del già convenuto. Il sig. Moscheni non ha lettere, e non ha il soldo necessario, né poco né molto, al pagamento del Museo, e mi si cambian le carte in mano. Mi era stato assicurato lo sborso attuale nel punto della consegna di esso, di 18 mila fiorini, con la riserva dei rimanenti due mila in ottobre. Adesso mi si vuole allungare fino all’ottobre il pagamento non tanto dei due mila fiorini, quanto anche quello dei dieciotto mila. Orsù usciamo una volta da questo impiccio e fastidio. Parlo chiaro e sincero. Non sono in istato di aspettar ottobre. L’età mia avanzata di settantanove anni, i continui mali ed incomodi, l’estrema debolezza in cui mi ritrovo e che di giorno in giorno mi rende sensibile, non mi danno speranza di lunga vita. Le dico pertanto chiaramente, che se dentro il mese di Giugno non ricevo il pattuito danaro dei dieciotto mila fiorini con la riserva degli altri due mila intendo che sia sciolto e nullo onninamente il contratto. Dal canto mio ogni cosa è in ordine. Tutte le medaglie del Museo, cresciute al numero non più di 10520. come era l’obbligo mio, ma di 10770. sono ad una incartate, e messe in ordine a classe per classe in quindici mazzi ognuno de’ quali contiene più o meno ruotoli, sigillati col mio sigillo, e strettissimamente legati" (Florence, BmLFA, Ms. 1788, lettre n° 1235, c. 480r; Tomassoni 2021a, p. 195-196; Tomassoni 2022b, p. 109). +
Lettre du 4 janvier 1721 (de Vienne): "Anch’io tengo la medaglia del Magliabechi. Ha nel rovescio il motto : Scire nostrum reminisci. Ve n’ha però un’altra con altro motto. Avvisatemi, qual sia l’acquistata novellamente da voi. Se si potesse avere quella del celebre Card. Noris, mi sarebbe carissima. A proposito di medaglie, ho fatto ultimamente acquisto di un bellissimo e singolar medaglione in oro, del peso di 10. ungheri, d’ottima conservazione, e non ancora veduto, nè registrato dagli antiquari. Da una parte ha la testa dell’Imperatore Valente, che tiene in mano un globo, su cui sta una vittoria in atto di porgere a lui una corona di alloro. La leggenda è D.N. VALENS. MAX. AVGVSTVS. Dall’altra vi è la figura dell’Imperatore col diadema, stante sopra un carro fatto a foggia di pulpito tirato da sei cavalli, e all’uno e all’altro lato due vittorie in aria con in mano per ciascheduna una corona di alloro, e all’intorno : D. N. VALENS. VICTOR. SEMPER. AVGVSTVS. Nel basso della medaglia v’ha il modio, ed altre coserelle con due lettere iniziali del nome forse e cognome del monetario. Questo medaglione vien qui valutato più di 100. ungheri dalle persone intendenti ; e può essere che alla stima ne succeda un giorno la vendita. Se avete occasione di parlarne con S. E. Tiepolo, e col Cav. Lioni, comunicategliene la notizia" (Zeno 1752, vol. 2, lettre n° 88, p. 179-180; Zeno 1785, vol. 3, lettre n° 535, p. 226-227; Tomassoni 2021a, p. 113-114; Tomassoni 2022b, p. 68). +
Lettre du 14 juin 1721 (de Vienne): le poste de secrétaire pontifical vient d’être accordé à Mons. Passionei que Zeno estime beaucoup: "Di questa nuova ho sentito molto piacere, amando e stimando da molti anni singolarmente il suddetto Prelato; e con egual piacere ho inteso similmente i nuovi titoli e onori ottenuti da Mons. Bianchini, al quale sono obbligatissimo per la medaglia del Cardinal Noris da lui data per me al P. Baldini, che mi sarà molto cara" (Zeno 1752, vol. 2, lettre n° 109, p. 218; Zeno 1785, vol. 3, lettre n° 558, p. 281). +
Lettre du 29 novembre 1721 (de Vienne): "La medaglia d’argento, che mi scrivete essere presso l’Abate Belloti, fu battuta dalla città di Luceria nella Puglia, Colonia Romana, presso la quale Ercole era in venerazione. Voi molto bene vi siete apposto a spiegarla nelle figure, che vi sono espresse, avendo da un lato una testa con le spoglie lionine, e dall’altra il turcasso, la clava, e l’arco. Ma la leggenda dee essere LOVCERI. Louceria leggesi per Luceria, come in altre Fourius per Furius, ecc. Ella è riferita anche dall’Olstenio nelle note all’epitomatore di Stefano, e dal Begero nel tomo I. del suo Thesaurus Brandeburgicus" (Zeno 1752, vol. 2, lettre n° 116, p. 232; Zeno 1785, vol. 3, lettre n° 567, p. 303). +
Lettre du 25 juillet 1722 (de Vienne): "Il Sig. Albrizzi nostro gentilissimo è in uno de’ borghi di Vienna, e non si è più lasciato da me vedere, senzachè io possa indovinarne la cagione. A dirvi la verità, è degno figliuolo di suo padre, e forse anche in qualche conto gli sta al di sopra. Non è da fidarsi di quanto dice e promette. Crede di essere un grand’uomo, pieno di dottrina e sapere, ed è un arcisolenne petulante. Fa il Teologo e l’Antiquario. Mi è stato detto, che presentemente studj di Greco per saper leggere le medaglie Greche, quando ancora non intende punto le Latine" (Zeno 1752, vol. 2, lettre n° 130, p. 257-258; Zeno 1785, vol. 3, lettre n° 585, p. 344). +
Lettre du 10 août 1723 (de Prague): "Sono contentissimo dell’acquisto fatto della medaglia di T. Quarcino anche per le 100. lire. Se bene in essa non si legge, che DIVO TITO, ella è pero del Tiranno vivuto verso i tempi di Severo, e prima dei XXX. Tiranni, (se pur non m’inganna la memoria) e non mai dell’Imperador Tito, come si vede dalle fattezze di lui. Ella è delle più rare, che si veggano ne’ gabinetti ; e pochissime se ne trovano. Il primo a produrla credo che sia stato il Tristano" (Zeno 1752, vol. 2, lettre n° 143, p. 282; Zeno 1785, vol. 3, lettre n° 600, p. 379-380). +
Lettre du 16 octobre 1723 (de Prague): "La lettera Latina del Bacchini al Magliabechi sta inserita a c. 37. del Tomo XV. delle Nouvelles de la République des Lettres (mese di Gennajo 1689.) di Pietro Bayle, Lat. Petrus Balaeus. Ella è sopra una medaglia pretesa di Scipione Affricano : in cui dall’una parte si vede la testa nuda di lui con intorno P. C. SCIPIO AFRICAN. e dall’altra lo stesso Scipione sopra un carro trionfale tirato da quattro cavalli con un ramo di palma nella destra. Il Bacchini la attribuisce a Scipione Affricano il minore. Ma sappiamo che detta medaglia è un’impostura evidente. Il Vaillant si è guardato di riportarla, come pure il Patino, e l’Orsini, tra le altre della famiglia Cornelia nei loro libri delle Medaglie delle Famiglie Romane. Quando s’intese, che ai tempi di Scipione si lasciassero scolpire su le medaglie l’effigie de’ cittadini ? Cominciò questo ai tempi di Cesare dopo la Dittatura perpetua assunta da lui : e gli esempli che se ne adducono anteriori, come di Silla, o di qualche altro, sono o dubbiosi e contrastati, o falsi manifestamente. Trovansi bene nelle medaglie Romane le teste di Romolo, di Tazio, di Numa, di Tullo Ostilio, e di Anco Marzio ; ma queste furono fatte battere nei tempi di Cesare e di Augusto da chi pretendeva di trarre la discendenza da alcuni di loro. Così la famosa medaglia di Orazio Coclite fu fatta battere assai dopo di lui, e se ne trova anche con la leggenda, da cui apparisce, che fu restituita da Trajano. Torniamo al P. Bacchini, e alla detta sua lettera, nella quale egli si fa incontro a questa opposizione ; ma non dice cosa che persuada in contrario. Riconosce bensì per falsa un’altra medaglia esistente nel suo Museo, ove intorno alla testa leggesi PRO. SCIPIO. AFRIC. e nel rovescio oltre al detto di sopra v’ha la leggenda CARTHAG. SVBAC. L’una è finta a imitazione dell’altra ; il Bacchini riconosce questa per falsa, e sostien l’altra per vera, la quale era nel Museo del Commendatore Carlantonio dal Pozzo in Roma" (Zeno 1752, vol. 2, lettre n° 148, p. 291-292; Zeno 1785, vol. 3, lettre n° 606, p. 393-394; F. Missere Fontana 2003, p. 428).
Lettre du 30 octobre 1723 (de Vienne): "Jeri ne ho vedute (medaglie, ndr) di assai belle in buon numero, e in ogni metallo presso il Sig. Conte Ariosti, Capitano di un reggimento Cesareo, che d’ordinario sta in Transilvania ; donde per mia insinuazione fa condur qui in tre barche sopra il Danubio, in ubbidienza ai comandamenti di S. M. più di sessanta lapide antiche, colà ultimamente per la maggior parte trovatesi, a fine di abbelire con esse al di fuori il gran vaso della Biblioteca Imperiale, che ora si sta fabbricando. Ma sgraziatamente una di esse barche, deboli per se stesse, si è aperta nel Tibisco, e andata a fondo con la perdita di XIX. Inscrizioni, le quali esso Sig. Conte mi attesto essere le più notabili" (Zeno 1752, vol. 2, lettre n° 149, p. 293-294; Zeno 1785, vol. 3, lettre n° 607, p. 396). +
Lettre du 15 avril 1724 (de Vienne): "Della medaglietta d’argento mostratavi dal sig. Abate Bellotti, ve n’ha una bella serie del P. Baldini, notata di prezzo dieci bajocchi, e in tutto simile anche nel rovescio a quella, per cui ve ne fur richiesti dieci ungheri ; se non che la leggenda della testa è DN ZENO PERP AVG. cioè Dominus Noster Zeno Perpetuus Augustus : che così appunto dee stare" (Zeno 1752, vol. 2, lettre n° 161, p. 316; Zeno 1785, vol. 3, lettre n° 621, p. 429). +
Lettre du 8 juillet 1724 (de Vienne): "Il buon Padre Cornaro più non mi scrive. Egli si vergogna di avermi mandate delle medaglie ch’io abbia riconosciate per false ; ma meno mi rincresce la sua confusione, di quello che mi saria rincresciuto il suo inganno. Da quello che veggo, e da quello che mi scrive l’onorato Sig. Patarol, poco di buono e di sincero in sì fatto genere di cose si può sperar da costì, e generalmente da qualunque luogo : onde sempre più sono contento della compra che ne ho fatta dal nostro P. Baldini. Questi Antiquarii le stimano più di 2000. fiorini ; e pure non mi costato 740. I giorni passati mi è fortunatamente capitato un terzo medaglione in oro di peso di cinque ungheri e un quarto, ed è benissimo conservato, e di oro purissimo, battuto in Aquileja, come si ricava dalle lettere AQ. S. cioè Aquilejae Signata, poste in fondo del rovescio. La testa è di Diocleziano con la legenda IMP. DIOCLETIANVS P F AVG, e nel rovescio v’è un figura di donna in piedi stolata, e rivolta verso la destra, nella quale tiene una bilancia, e nella sinistra il cornucopia. Nel campo sotto la bilancia v’ha una stella, e nell’altro VI. e sotto, come dissi, AQ. S. La leggenda all’intorno si è SACR MONETA AVGG ET CAESS NOSTR. Questa medaglia trovasi comunemente in rame di mezzana grandezza. Il Banduri sulla fede del Mezzabarba ne riporta una sola in oro consimile, ma nè il Mezzabarba, nè il Banduri dice che sia medaglione : sicchè la mia viene ad essere singolare, e la stimo di molto, e tanto più quanto che anche questa non mi viene a costare, che un unghero di più dell’oro, siccome feci dell’altro bel medaglione di Gallieno acquistato in Praga. V’ha qui un bellissimo Costanzo Cloro in oro di peso di cinque ungheri : ma chi lo ha, non ha voluto lasciarmelo, benchè io gli abbia offeriti 15. ungheri ; nè io mi sento volontà di dargli di più" (Mezzabarba Birago 1683; Banduri 1711; Zeno 1752, vol. 2, lettre n° 167, p. 332; Zeno 1785, vol. 3, lettre n° 628, p. 450-451; Tomassoni 2021a, p. 78-79; Tomassoni 2022b, p. 47-48).
Lettre du 2 décembre 1724 (de Vienne): "Prima che me ne scordi, vi dirò che i giorni passati leggendo la prefazione del libro intitolato Gemmae antiquae caelatae, Sculptorum (in realtà Scalptorum, ndr) nominibus insignitae, intagliate dal famoso Bernardo Picart, e pubblicate e spiegate da Filippo di Stosch latinamente, con la traduzione Francese a fianco del Sig. di Limiers, e impresse in Amsterdam presso il detto Picart 1724. in foglio, notai le seguenti parole (passage en latin, ndr). Ora questa testa di Nerone scolpita in diamante si è probabilmente la stessa, che già mi fu data costì a recare in questi parti, donde l’ho poi rimandata a chi me la diede, e che ne voleva molte centinaja di ungheri" passage sur les gemmes (Stosch 1724; Zeno 1752, vol. 2, lettre n° 175, p. 351; Zeno 1785, vol. 4, lettre n° 639, p. 8). +