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-Lettre du 22 novembre 1738 (de Rome): “Il Sig.r Carlo Frederich, che molto si loda delli favori fattigli, mi scrive da Venezia, che VS. Ill.ma gli donò 4 medaglie del Dervieux. Nella mia raccolta di gemme con parole incisevi, e anche di rilievo, vi ho notate due, che VS. Ill.ma riporta nell’opera delle iscrizzioni, e con suo commodo, mi piacerà aver copia d’altre cennatemi col nome de soggetti, che le possiedono, mentre penso di [c. 122 v.] darle alla luce.” (Firenze, Biblioteca Marucelliana, BVII, 11, f° 122r et v – online).  +
-Lettre du 29 novembre 1738 (de Rome): Godo che per suo favore abbia il Cav.re Frederich fatto intagliare alcune cose, tra quali la medaglia di Traiano colla colonna liscia, e sopra la civetta della quale avendogli data la stampa tirata [c. 126 v.] con’altre dal rame da me fatta intagliare all’uso signorile, mi convenne dargli. Egli è degnis.o, e però spero, che seco così siasi dimostrato. (Firenze, Biblioteca Marucelliana, BVII, 11, f° 126r et v – online).  +
-Lettre du 7 février 1739 (de Rome): “Accusi riceverà li disegni de vasi Etruschi che mi ha mandato il possessore Ill.mo Sig.r D. Francesco Enrico de Grassi Conte di Pianura gran dilettante di medaglie d’ogni genere, essendone molto perito; onde se crede stampare detti vasi, potrà degnarsi di menzionarlo, essendone certamente meritevole.” (Firenze, Biblioteca Marucelliana, BVII, 11, f° 132r – online).  +
-Lettre du 14 février 1739 (de Rome): “Godo che li disegni favoritomi dall’Ecc.mo Sig.r D. Francesco Enrico de Grassi conte di Pianura di Napoli, le siano riusciti propri. Questo personaggio, che conosco solo per lettere, è oriundo da Bologna da nobili Grassi il cui padre scasò da detta città, e si stabilì in Napoli, e ardisco dire, che in trattare supera [c. 264 v.] ogni nobile napolitano, ed avendogli alle volte raccommandatogli Cav.ri delettanti, gli ha accolti e regalati, ed Io avendolo servito di medaglie più onestamente che potei” (Firenze, Biblioteca Marucelliana, AXIII, 1, f° 264r-267r – online).  +
-Lettre du 14 mars 1739 (de Rome): “Perché a me preme il suo onore; subito che ella me ne scrisse, Io scrissi a persona informata dell’impostura, e sabato venturo ne averò risposta per madarlela; Io so benis.o e l’ho letta nel di lui libro, che non piacendomi, me ne disfeci. Loda alle stelle l’Anfiteatro di Verona, che si può dir figlio del med.mo di Vesp.no; Insomma in’una medaglia d’argento, che non mi sovviene se sia Diocleziano o Massimiano, o Costanzo col rov.o del Castro Pretorio delle lettere VIRTUS MILITUM, o altro, hanno fatto PORTA URBIS VERONAE, vi è l’Amico che sa chi falsificò detta medaglia in Venezia, e n’attendo risposta. Credo ne sia ben informato cotesto Sig.r Barone Stosch, e l’interroghi come da se; poiché benché me ne potessi fidare, non è bene. Giacché non ha avuta il Criticante la modestia di tacciare tante degnis.e sue fatighe; Egli restarà ferito ben bene a publicare la detta impostura, come lontano dalla cognizione delle medaglie. Abbia VS. Ill.ma flemma a rispondergli finché Io mandi detta notizia non mi sottoscrivo per buoni rispetti in non sapere se q.a la riceve sicura, e le fò um.mi inchini, ringraziandola della moneta data al S.r Caglieri. Lei potrà dire in latino, che latina sarà la Critica, che ella, e tutti li dotti Antiquarii sapevano la sua impostura della Porta di Verona in Castro Pretorio etc., ma per modestia, niuno ha voluto publicarlo etc.; onde a me conviene il farlo; e se lo tocca, come credo nelle deità, in’un [¿] di esse, di tanti nomi appropriati di tante iscrizzioni, in’opera voluminosa, è tutta compatibile [c. 134 v.] ma di falsificare una moneta, merita il castigo delle leggi Romane etc.” (Firenze, Biblioteca Marucelliana, BVII, 11, f° 134r-v – online).  +
-Lettre du 28 mars 1739 (de Rome): “Nel ricercare detto Diplomate, ho trovato quello di S.M.C.C., e di esso una copia che Io feci fare, e questa la riceverà in’un plico separata dalla mia presente, dove leggerà S.M.C.C. dichiara esser Io socio dell’Accademia Reale, aggregato ad’Accademi, e altro etc., e volendo ella rispondere alla sciocchezza che VS. Ill.ma mi abbia fatto socio di detta Reale Accademia, basta citare il detto Diplomate di S.M.C.C., noto a tutti d’avermene decorato motu proprio, e per la raggione, che Io indicai al S.r Barone de Stosch e che se intendesse di medaglie, d’iscrizzioni come si pavoneggia col suo scrivere, averebbe conosciuto, che il Castro Pretorio in med. d’argento di Diocleziano, e che trovasi anche in Costanzo, e in Massiminiano, non l’averebbe creduta per la Porta della sua Verona, e averebbe riconosciute le lettere gissellate,e falsificate, né averebbe commessa un’impostura, che tutti i dotti Antiquarii se ne ridono.” (Firenze, Biblioteca Marucelliana, BVII, 11, f° 137r-v – online).  +
-Lettre du 18 avril 1739 (de Rome): “Circa al mio sentimento, dirò col suo = poveri Antiquarii che fatigano, e poi etc. Io compatisco il S.r Venuti, perché ha creduto al Sig.r Borioni, che non è Intelliggente d’erudizione, e potersi meglio consegliare per essempio spiega per Claudio in un rame vecchio di 50 anni fa intagliato dal Bartoli; Un altro Claudio tutto differente d’un pomo stadera, e q.o è veram.te Claudio, ed Io a richiesta e preghiera lo diedi al detto Borioni, e q.o originale, e l’intagliato, che non è più Claudio etc. La sua lettera è lacerata, e le ne mando alcuni pezzi potrà mandare al med.mo” (Firenze, Biblioteca Marucelliana, BVII, 11, f° 138r-139r – online).  +
-Lettre du 4 juillet 1739 (de Rome): “Egli mi rispose che li socii in Italia erano solam.te quattro, e fatti socii per la morte d’Accademici; Io gli replicai che a me pareva d’esser più di tal¿uno delli 4 socii subentrati per la morte altrui, a causa che ero aggregato per mandargli lumi d’iscrizzioni, e di medaglie inedite, e che ero socio, come è dell’Accademia d’iscrizzioni, come è il Sig.r Ambasciatore di Francia che sapendo Io esser socio, volle che lo ponessi nel frontespizio delle mie maschere a lui dedicate, e che mi veniva confermato dal Diplomate di S.M.C.C. quale mostratogli, coll’altro dell’Accademia, non seppe altro replicare, che in Parigi non si chiamano socii.” (Firenze, Biblioteca Marucelliana, BVII, 11, f° 138r-139r – online).  +
-Lettre du 18 juillet 1739 (de Rome): “Sono 24 anni che Io gli fui il p.° Direttore o Maestro; ma col suo gran genio mi ha di molto superato, stante anche che ha quella gran rarità di beni di fortuna, non concessa a noi altri poveri curiosi. Io gli diedi un’Urnetta della famiglia Gellia, che per l’eccellenza dello scolpitore, me la feci delineare, e VS. Ill.ma più di me potrebbe far risaltare le note, che così piacendogli, le mandarei il disegno senza spesa di porto, e q.o solam.te per eternare detto Mylord ne li scritti. So che ha acquistato il bel cameo dell’Arca di Noé, che abbiamo nelle medaglie greche ed è bell’ornamento al Tesoro delle di lui gemme lavorate, che pari non sono in tutta l’Inghliterra” (Firenze, Biblioteca Marucelliana, BVII, 11, f° 154r-v – online).  +
-Lettre du 22 août 1739 (de Rome): “Un Religgioso di Nola mi richiese medaglie in baratto de Vasi Etruschi, che colà se ne scavano così è facile che con’un poco di tempo Io ne abbia, mentre promette mandarmeli, or di questi, o metalli, e altro Etrusco averò la cura di servirlo, che è quanto, e a VS. Ill.ma umilmente inchinandomi, resto. Di VS. Ill.maIl P. Scarfò da Venezia mi scrive d’aver finita stampare l’opera de varii monumenti dedicata all’Em.mo S.r Card. D. Aless.o Albani, e che me ne mandarà l’essemplari” (Firenze, Biblioteca Marucelliana, BVII, 11, f° 159r et v – online).  +
-Lettre du 5 septembre 1739 (de Rome): “Riceverò ben volontieri la di lei scrittura di risposta, ma pel Pertinace non se ne incommodi. A suo tempo spero servirla su li vasi di Nola, né deve pensare ad altro, ne per medaglie, né per altri capi.”... “Sto nel fine all’intaglio delli miei piombi. Quello di Deus dedit Papae mi venne mandato da S.r Barone Stosch e male trattato nel rov.o, dove non appare, che un’augello forse Fenice onde non avendo l’iscrizzione Doniane dove si riporta, la prego mandarmi il disegno, ma solo del roverscio” (Firenze, Biblioteca Marucelliana, BVII, 11, f° 160r et v – online).  +
-Lettre du 17 octobre 1739 (de Rome): “Dal Sig.r Cav.re Carlo Frederich ho ricevuto lettera da Marsilia; onde spero che la mia scatoletta col tempo lo seguiterà, e giungerà nelle di lei mano avendogli Io risposto in q.o ord.o per Parigi = che Walters Barquier. Anche da Mylord Carlisle ho ricevuto lettera da Lione dicendomi non aver potuto proseguire il viaggio a causa di dissenteria del suo figlio, ma trovandosi meglio sperava fra un mese di trovarsi a Londra; In risposta gli ho scritto d’aver mandato a VS. Ill.ma il disegno dell’Urnetta della famiglia Vigellia da me donatagli con altre per favori compartitimi, e che sta facendo porla nel rame per farvi una dissertazione diretta al suo gran merito. Se pertanto VS. Ill.ma l’eseguirà non ho dubio di buona riconoscenza, essendo ricchissimo, e generoso, e Intendente, tutte cose, che non han altri personaggi. Mi chiamava Maestro, ed Io mi dicevo suo scolare, perché così veramente è, 24 anni sono gli feci è vero da Maestro nel spiegargli delle cose antiche, ma in questo suo ritorno, mi son trovato suo scolare; Lei dunque lo encomii che così merita a detto di tutti della sua Nazione.” PS “I medaglioni d'Antinoo, sono più communi che le medaglie greche mezzane, e il notatomi valerà scudi 12 in circa, e secondo la conservazione”(Firenze, Biblioteca Marucelliana, BVII, 11, f° 168r-169v – online).  +
-Lettre du 2 juillet 1740 (de Rome) : “Il Sig.r Conte di Pianura oriundo da una famiglia de nobili di Bologna, che merita l’eccellenza come gli è data da sudditi del suo Feudo, certamente mi averebbe favorito sul disegno della patera, la conosceva essere antica per causa, che contro mio merito, suol favorirmi da Sig.re, che è, e basta dire che non conoscendolo, che per lettera, in avermi commesso libri, o medaglie per vedermi disinteressato, sono cinque anni che continova a mandarmi due botti di lagrima eccellente del suo Feudo, e senza che Io ne paghi il porto.” (Firenze, Biblioteca Marucelliana, BVII, 11, f° 182r-v – online).  +
-Lettre du 23 juillet 1740 (de Rome): “Pure vuol farmi arrossire in volermi regalare della cera lacca, invece che Io lo rimborsi, che pur’è mio favore in q.o caso, intanto ne ringrazio al sommo la sua gentilezza; e circa a medaglie cennatemi, è bene che le conservi per curiosità, e sua, e d’altri, che vengono a visitarla, e come Io ne sono ripieno, devo però ringraziarla della sua benignità.” (Firenze, Biblioteca Marucelliana, BVII, 11, f° 184r-v – online).  +
-Lettre du 6 août 1740 (de Rome): “Circa al M.V. quando condotto da Pietro Forieri in mia casa, al p.° gli dissi, che restavo meravigliato, che avesse dato alle stampe cose che non sapeva, e che l’Accademia Reale di Parigi non aveva bisogno di protettore, anzi gli faceva dissonore e de fatto gli mostrai il Diplomate in data del 1714; e dopo attentam.te letto rispose mosciamente, che veramente i socii dell’Accademia eran quelli associati per la morte d’Alcuno, all’ora fui, che uscii dal manicho interrogandolo, se lui era socio fatto per la morte d’altro socio, e rispondendomi di si gli replicai = dunque credo d’esser Io socio più di lei, poiché l’Accademia senza aspettar morte [c. 186 v.] d’un altro mi mandò il Diplomate dichiarandomi corrispondente di medaglie, e d’iscrizzione della med.ma e che il Sig.r Gori non si era sognato di nominarmi tale, se non l’avesse veduto nel frontespizio delle mie maschere.” (Firenze, Biblioteca Marucelliana, BVII, 11, f° 186r-v – online).  +
-Lettre du 12 novembre 1740 (de Rome) : “Gran consolazione mi ha contribuita la sua affettuosis.a di q.o ord.o, per esse del tempo che non avevo nuove di VS. Ill.ma onde col rallegrarmene, godo leggervi esser stato in diverse parte per ricerca di memorie Etrusche, e d’averne fatte delineare; Fatighe d’un sol suo pari, ed’altri solo buoni a ciarlare la Letteratura per Astio, e per invidia. Il P. Scarfò vedendosi etternate le fatighe fatte su camei, e altro del defonto Piccolomini, riportate nella collettanea del Sig.r Borioni colle note del Sig.r Venuti, si pose per vendetta a criticarle benché con modestia Calabrese, coll’inserirvi con me Magister, che non doveva fare. Adesso sotto finto nome gli ha fatta una risposta di vilipendio, anche verso di me con dirvi tra l’altre d’aver’Io riempiti i Musei di medaglie false di tutta Europa di fattura di Michele Dervieux Francese in Firenze e q.a è la gratitudine d’averlo Io eloggiato nelle maschere. Egli nulla ha meco che fare, nemen il Sig.r Borioni, tenuti da me per Amici. Se un gentil’Uomo abbia come tale, oprato bene, lo consideri VS. Ill.ma, che in quanto a me essendo ben noto, nulla può di Pregiudizio apportare; ma toccara a lui riguardassi dal predetto Calabrese; Ma ritornando a l’essenziale che è il tanto suo donativo del Sanazzarre e cera Lacca d’Olanda, che sarò a retirare dal M.R.P. Bianchini; sono a renderle mille um.me grazie e vorrei ben poter corrispondere in qualche maniera.[c. 187 v.] un mio corrispondente di Sicilia, e che sta per publicare il Paruta, e che saran due, col M.R.P. Teatino, avendogli accennato il suo dottis.o libro del Museo Etrusco, lo desiderarebbe, a qual’effetto mi ha mandato tre opere nuove in più essemplari, e a richiesta ne ho mandati a cotesto Sig.r Barone Stosch, e sono de Siculi, divinorum officiis ab antiquo etc. Panormi Caruso T. 2° p.a 2° ist.a di Palermo etc. opera di due antiche mazze ferrate votive alla B. Vergine di Messina contra a duentu saracinoru fatta da tre Accademie di detta città, dove si risponde all’Em.mo Gotti, e ad altri Palermita col culto de Messinesi. Se le convenissero, rifarà in denaro il di più pel Museo Toscano. Per oggi a otto le mandarò una curiosta figurina in metallo Etrusca, ed altro per la via del pred.o S.r Barone Stosch. Intanto mi commandi in quanto può la mia debolezza, e al mio solito le fò um.ma riv.za Di VS. Ill.ma» (Firenze, Biblioteca Marucelliana, BVII, 11, f° 187r-v – online).  
-Lettre du 26 novembre 1740 (de Rome): “Che importanza è se il detto frate è stato in S. Basilio tanti anni sono, e che giornalmente mi rompeva la testa d’insegnargli i luoghi dove stavano le statue in Roma, in che Villa, e in quali Palazzi; così anche stando in Napoli, e in Mileto mi mandava medaglie, e altre antichità con averglile Io pagate, e in libri, e in denari.[c. 189 v.] Se q.o commercio, sia da chiamarmi Maestro e tante altre calabresate, lo dica VS. Ill.ma Questo M.R.P. Contuccio, sa bene il mio oprare, e che non ho mai voluto rispondere all’Apostata, non ho voluto ricevere altre lettere per persone mandatamele; Ho altro da fare che badare ad un matto glorioso, per cui scusarà la diffusione.” (Firenze, Biblioteca Marucelliana, BVII, 11, f° 189r-v – online).  +
-Lettre du 7 janvier 1741 (de Rome): “Per suo avviso d’aver mandato lo scatolino per la posta, e non per il Procaccio, sono stato alla prima a retirarlo, dove ho trovato il Pertinace, che è scarso d’orlo, che non lo fa della solita grandezza, e nel roverscio non vi è legenda; Questa scarsezza di metallo all’intorno, e leggenda mancante nel roverscio, fa declinare di prezzo la medaglia, che non può pigliarsi al più che per scudi 15; che se più ne troverà le la rimanderò; e intanto per le mie cose ci aggiustaremo in Libri, avendo a caro che ne resti servito.” (Firenze, Biblioteca Marucelliana, BVII, 11, f° 191r-v – online).  +
-Lettre du 14 janvier 1741 (de Rome): “Del Pertinace per non esser in stato di chi è avanzato nel buon gusto di medaglie conservate, è difficile di trovarne più de scudi 15, e se più saranno per VS. Ill.ma Io per levarmi l’impiccio de libri venutemi da Sicilia, che ne mandai l’esemplari a cotesto S.r Barone de Stosch, ho bisogno del suo Museo Etrusco T. 2, veda se potrà favorirmene, e attendendo il ben trovato per dette sue cassette, le fò um.ma riv.za Di VS. Ill.ma” (Firenze, Biblioteca Marucelliana, ALXII, f° 156r-v – online).  +
-Lettre du 11 mars 1741 (de Rome): “Godo che da Monsig.r Ill.mo Guarnacci le sia stato mandato il pezzetto di musaiche, di fattura come quelli che qui chiamati punto francese e l’accennata medaglia M. Brutus Imp.[?] una delle due teste sia di Bruto 2°, è cosa rara, non le so dire il prezzo, ma lo stimo di molto, che è quanto, e le fò um.ma riv.za Di VS. Ill.ma” (Firenze, Biblioteca Marucelliana, BVII, 11, f° 197r – online).  +