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Lettre du 5 août 1741 (de Venise): "In tutta questa settimana mi è convenuto di spacciarmi di cento zacchere, che mi stavano intorno, per dover poi attendere meno distratto e più libero a quel tanto, che da V. P. Rma mi vien commesso in proposito delle medaglie, che sono nel mio studio, non ricordate dal Vaillant. Vedrò pertanto di servirla dentro la ventura settimana, ma ora preventivamente le dico, che queste si ridurranno a picciolo numero, essendo stato quell’autore assai più attento nel darci il catalogo delle medaglie latine sì in bronzo, come in oro e in argento, di quello che sia stato in darci quello delle medaglie battute nelle Colonie e nelle Città Greche, onde come di quelle non mi è avvenuto di trovarne se non pochissime, così di queste ne ho raccolte molte centinaja, che forse a un migliajo e più ascenderanno" ; "Il Sig. Abate Arrigoni ha finalmente lasciato uscire il primo tomo delle medaglie scelte del suo gabinetto. La raccolta, che in primo luogo ci dà nell'occhio in quel libro, è quella dei Pesi antichi, a cui sinora, a mio credere, non si è veduta l'uguale. Credo che ella avrà a quest’ora ricevuto e veduto il libro, ove l’amico non è stato molto bene servito negl’intagli, e nelle leggende. Non so se si risolverà a dar fuori il secondo tomo. Bisogna fargli coraggio, poichè qualunque ei siasi, pure qualche vantaggio può trarsene" (BnM, Ms. It. X, 3 (=6949); Zeno 1785, vol. 6, lettre n° 1143, p. 133-134; Ravara Montebelli 2011, p. 329, note 8, p. 334, note 22; Tomassoni 2021a, p. 31-32; Tomassoni 2022b, p. 23-24).  +
Lettre du 24 novembre 1741 (de Venise): “Presentemente io non sono in istato di mantenermi il titolo di comprator generoso : piuttosto pende il mio genio ad acquistarmi quello di venditor ragionevole e onesto. A tal fine ho steso meglio che ho saputo, un indice di 180. medaglie d’oro, le più scelte ch’io m’abbia nella mia serie d’oro, ricca di 400. e più. Sto risoluto di farglielo capitare, franco di posta, insieme con questa mia ; e ciò per due motivi : l’uno acciocchè in esso ella osservi quelle, che giudicherà essere più a proposito per l’opera, ch’ora tien per mano, sicuro che più di una di esse meriterà di avervi luogo : l’altro motivo si è, perchè avendo io pensiero di pubblicarlo, desidero, ch’ella attentamente il rivegga, e lo emendi, ovunque le sembrerà, che sia degno di correzione. Io pochissimo mi fido di me medesimo, essendo gran tempo, che non mi esercito nella lingua latina : oltre di che egli è anco assai facile, che nella scrittura, ch’è la prima anzi la sola copia, e da me non riveduta, sieno corsi per inavvertenza più sbagli” (BnM, Ms. It. X, 3 (=6949); Zeno 1785, vol. 6, lettre n° 1149, p. 146; Tomassoni 2021a, p. 32-33; Tomassoni 2022b, p. 24).  +
Lettre du 3 décembre 1741 (de Venise): “Per non ingrassare la posta, che assai tiene dell’ingordo, e dell’indiscreto, in luogo d’inviare a V. P. Rma tutto il catalogo delle 180. medaglie d’oro da me disteso, gliene invio un altro assai più ristretto, cioè di quelle poche pur d’oro, le quali credo opportune al suo disegno, e in qualche conto non immeritevoli affatto di aver luogo ne’ suoi supplementi all’Opera del Vaillant. Nell’ordinario venturo le spedirò quello ancora delle medaglie d’argento, scelte da me con lo stesso oggetto ; ma di quelle e di queste sarà in suo pieno arbitrio di far menzione e registro a misura che le giudicherà più o meno degne di esservi mentovate. Per quelle di grande, e mezzano bronzo proccurerò similmente di renderla ben servita, in attestato della mia divozione. L’assicuro di una cosa, ed è dell’autenticità e sincerità di ciascuna medaglia, per quanto giudicar ne posso” [BnM, Ms. It. X, 3 (=6949); Zeno 1785, vol. 6, lettre n° 1150, p. 148; Tomassoni 2021a, p. 33; Tomassoni 2022b, p. 24].  +
Lettre du 9 décembre 1741 (de Venise): “Giusta la promessa fattale, le invio insieme con questa la notizia di alcune medaglie Imperiali antiche di argento, che, secondo il mio credere, han qualche merito per essere rammemorate nell’Opera che tien per mano, lasciandone però a lei, giudice assai migliore, la piena autorità di ammetterle, o di tacerle. Quando mi avanzi qualche giornata, proccurerò di servirla anche dell’altre Imperiali in grande e mezzano bronzo, ristringendomi alle sole Romane ; poichè se avessi ad avanzar le notizie a quelle battute nelle Colonie, o nelle Città Greche, avrei più copiosa messe, e potrei comunicarle assai più abbondante raccolta, essendo stato questo il mio maggiore studio e diletto. Giacché nella sua mi fa menzione della singolar medaglia di Pertinace in gran bronzo, prendo occasione di rammemorarle l’altra non meno pregevole di Pertinace in argento, da me veduta e ammirata nel Museo Imperiale di Vienna. Intorno alla testa laureata di Pertinace sta la solita leggenda: IMP CAES P HELV PERTIN AVG- R/ MENTI LAVDANDAE- Fig. mul. tunicata & stolata, destrorsum stans, d. sertum tenet, s. bacillum. Sopra la Dea Mente adorata dai Romani possono farsi molte belle osservazioni. Di lei parlano Ovidio ne’ Fasti lib. VI., Ciceron. de Nat. Deor., S. Agostino de Civit. Dei, e altri riferiti dal Pitisco nel suo lessico. Nello stesso Museo Cesareo conservasi un’altra insigne medaglia d’argento, che ha la testa di Pescennio laureata: IMP CAES C PESC NIGER AVG R/ MARTI AVG Mars tropheophorus sinistrorsum gradiens. Tra le mie medaglie d’argento, registrate nell’indice che le invio, osserverà quella di Ostiliano col rovescio di PVDICITIA AVG- che propriamente conviene a Etruscilla sua madre. Eccogliene due altre pur d’argento, con la testa di Etruscilla e con rovesci presi da quella di Trajano Decio: tanto erano inavveduti i monetarj di quel tempo, se pur non erano i falsarj, che in verun tempo non sono giammai mancati. Io le ho vedute in Vienna appresso il Conte Giuseppe Ariosti, Capitano allora nei Reggimenti di S. M. Cesarea. HER ETRVSCILLA AVG. Caput Etruscilla in Luna crescente- R/ ADVENTVS AVG- Imperator eques. Idem caput cum eadem epigraphe- ABVNDANTIA AVG- Typus Abundantia. Dentro la ventura settimana le spedirò la nota delle medaglie in gran bronzo” [BnM, Ms. It. X, 3 (=6949); Zeno 1785, vol. 6, lettre n° 1151, p. 150-151; Tomassoni 2021a, p. 33-34; Tomassoni 2022b, p. 24].  
Lettre du 15 décembre 1741 (de Venise): “Ecco servita V. P. Rma delle poche medaglie Imperiali in grande e mezzano bronzo, fatte battere dal Senato Romano, non riferite dal Vaillant, e che a mio giudicio meritavano di esservi nominate ; le quali però non so se tali parranno a lei, e ai più versati di me in questa materia” [BnM, Ms. It. X, 3 (=6949); Zeno 1785, vol. 6, lettre n° 1152, p. 152; Tomassoni 2021a, p. 34; Tomassoni 2022b, p. 25].  +
Lettre du 14 avril 1742 (de Venise): “I giorni addietro m'è occorso di vedere una bellissima medaglia d’oro, di peso di due zecchini […]. Io non manco di comunicargliene la notizia, perchè la giudico degna di aver luogo nelle sue giunte. Ella da una parte ha la testa di Domiziano laureata, senz’altra epigrafe, che quella di queste due note numerali sotto il collo, ΠT, cioè Anno CCCLXXX. Nel rovescio vi si scorge un’altra testa virile, ornata e cinta di fascia reale, con questa leggenda all’intorno BACIΛEωC PHCKOYΠOPIΔOC" [BnM, Ms. It. X, 3 (=6949); Zeno 1785, vol. 6, lettre n° 1156, p. 158-159; Tomassoni 2021a, p. 34; Tomassoni 2022b, p. 25].  +
Lettre du 28 juillet 1742 (de Venise): "[...] Una buona nuova è quella che mi dà V. P. Rma, che vada felicemente avanzando la stampa del Vaillant. Fa molto bene con accrescerlo delle medaglie di bronzo da Postumo sino a Costantino. Se farà lo stesso anche per quelle d'oro, e d'argento, avrò modo di suggerirgliene alcune del mio studio, non mentovate dal Banduri. La medaglia d'oro di Domiziano col rovescio di Rescuporide Re del Bosforo è divenuta mio acquisto, e però potrà aggiugnerne la notizia a quella delle altre tre Bosforane, delle quali le scrissi. In pochi musei si troveranno cinque medaglie d'oro segnate di quell'Epoca, e battute in quel Regno, come nel mio, compresavi quella del Re Perisade, battuta avanti il cominciamento dell'Imperio Romano. La mia serie di medaglie Imperiali d'argento da Cesare sino ai tiranni in tempo di Gallieno, arriva a 1700. incirca. Con l'esempio del Banduri l'ho tirata innanzi con 500. altre di metal bianco da Postumo sino a Costantino, alle quali 100. altre in circa ne vengon dietro in argento sino al più basso impero. Le teste che mi mancano da Cesare sino a Gallieno son queste: Druso figliuolo di Tiberio, Germanico, Scantilla, Didia Clara, e Sabinia Tranquillina. Circa il prezzo, ne farò lei arbitro e giudice, che più volte ha veduta la mia raccolta, e sa di quanto preziosi rovescj sia copiosa e ricca, e quanto ben conservata. Quanto a me crederei, che considerata la difficoltà dell'unione, e la ricchezza della serie, non possa valer meno di 3. mila scudi. E quì col farle umilissima riverenza, mi raffermo" [BnM, Ms. It. X, 3 (=6949); Zeno 1785, vol. 6, lettre n° 1170, p. 182-183; Tomassoni 2021a, p. 34, note 74; Tomassoni 2022b, p. 125, note 76].  +
Lettre du 25 août 1742 (de Venise): "[...] M'incresce di non aver duplicato il Didio Giuliano in argento, onde poterne servire il Soggetto, che gliel'ha richiesto. Due ne tengo nella mia serie, ma con differente rovescio. Tempo fa n'esitai per 6. zecchini una, che pur non era conservatissima. Io la stimo più rara in argento di quella di Pertinace. Non è poco, ch'io ne abbia una anche in oro, la quale ben sa in qual pregio si tenga. E quì di cuore mi protesto" [BnM, Ms. It. X, 3 (=6949); Zeno 1785, vol. 6, lettre n° 1172, p. 186-187; Tomassoni 2021a, p. 121-122, note 416; Tomassoni 2022b, p. 135-136, note 415].  +
Lettre du 31 mai 1743 (de Venise): “Essendomi capitata ultimamente una medaglia d’oro, di bellissima conservazione, e rarissima quanto alla testa, ma dir posso singolare quanto al rovescio, ho stimato bene di darne parte a V. P. Rma, quantunque io sia persuaso, che tal notizia le giugnerà assai tarda per poterle dar luogo nel tomo II. del suo Vaillant, dove per altro meritato avrebbe di averla. La medaglia adunque è di Macrino con lunga barba, e con la testa laureata : l’epigrafe è la solita sua : IMP. C. M. OPEL SEV MACRINUS AVG- Quella del rovescio in altre di lui pur si legge : VICT PART P M TR P II COS II P P- Il figurato ne mostra la Vittoria seminuda, in atto di andarsene verso la parte destra, tenente con ambe le mani per traverso una fascia gemmata, di cui in luogo di diadema ornavansi i Re de’ Parti : nella parte inferiore ai piè della Vittoria stanno dall’uno e dall’altro lato due scudi di figura semirotonda : segni tutti della Vittoria Partica di Macrino” [BnM, Ms. It. X, 3 (=6949); Zeno 1785, vol. 6, lettre n° 1185, p. 209-210; Tomassoni 2021a, p. 35; Tomassoni 2022b, p. 25].  +
Lettre du 7 décembre 1743 (de Venise): “Mi è di sommo piacere la nuova datami da lei della vicina pubblicazione dell’opera del Vaillant. La ringrazio di tale avviso, e mi è caro, che in essa abbia mentovato il mio bel Macrino in oro, dopo il cui acquisto altra medaglia in oro non mi è avvenuto di accrescere al mio studio, se non una del vecchio Massimiano col rovescio della Dea Concordia, e di Ercole, e con l’Epigrafe Concord. Milit. Felicit. Romanor. giudicata dal Banduri per rarissima, anzi singolare” [BnM, Ms. It. X, 3 (=6949); Zeno 1785, vol. 6, lettre n° 1195, p. 226; Tomassoni 2021a, p. 35; Tomassoni 2022b, p. 25].  +
Lettre du 27 juin 1744 (de Venise): “Ho ricevuto dal Rmo P. Provincial Santinelli il prezioso dono fattomi da V. P. Rma dei tre nobilissimi tomi dell’opera del Vaillant, costì ultimamente stampata. […] Intanto a V. P. Rma ne rendo divote e cordiali grazie per tanta sua bontà e cortesia, e particolarmente dell’essersi da lei fatta memoria in tanti luoghi del mio picciol Museo ; il quale riceve assai maggior lustro dal venir mentovato in opera di tanto pregio […] M’incresce, che assai tardi, e solo da poco in qua, mi sia capitata una bellissima medaglia d’argento, riportata bensì dal Vaillant, ma non ben letta da lui nel rovescio, per essere stata forse la veduta da lui di poco buona conservazione. Ella è di Pescennio, ed è quella che nel rovescio ha la Vittoria ec. con l’epigrafe, VICTOR IVSTAE. Le confesso il vero, che sempre mi diede fastidio quell’aggiunto di justa dato alla Vittoria, che Vaillant pensa essere allusivo al cognome di Giusto dato a Pescennio. […] Nella mia, ch’è bellissima, si legge chiaramente, VICTOR IVST AVG- ad esempio di quelle VICTORIA GALBAE AVG, VICTORIA OTHONIS & c." [BnM, Ms. It. X, 3 (=6949); Zeno 1785, vol. 6, lettre n° 1208, p. 252-253; Tomassoni 2021a, p. 35-36; Tomassoni 2022b, p. 25-26].  +
Lettre du 12 septembre 1744 (de Venise): “Al solo giudizio di lei assoggetterei tutto il mio studio, e per me questo sarebbe sicuro e incontrastabile. Oh quanto volentieri abbraccierei l’occasione, per farne vendita! Questa guerra di Boemia mi leva que’ soccorsi, che la Regina (Maria Teresa, ndr) mi aveva su quelle rendite assicurati. Ciò mi riduce alla necessità di privarmene, e non potendolo tutto ad un tratto esitare, lo darei anche diviso, ma in serie ; così tutte quelle medaglie che ho in oro, o quelle in argento, o quelle in metallo, prima, seconda, o terza grandezza” [BnM, Ms. It. X, 3 (=6949); Zeno 1785, vol. 6, lettre n° 1212, p. 264; Tomassoni 2021a, p. 191; Tomassoni 2022b, p. 106].  +
Lettre du 2 janvier 1739 M. V. (1740) (de Venise): “Nella mia serie di medaglie d’oro, che a più di 420. già ascende, sta similmente quella d'Augusto col Capricorno, e con la leggenda Signis Receptis. Avendola osservata nella Gotha nummaria del Lieben, mi astenni dal notificarla al P. Baldini, cui solo alquante ne ho ricordate, delle quali stimava, che altronde non potesse averne notizia, o almeno non mi sovveniva di averle presso altri osservate. La Giulia di Tito in mezzano bronzo, restituita da Domiziano, non abbia il minimo dubbio del suo essere antica, e sincera. Se tale non l’avessi giudicata, l’avrei esclusa dal mio museo, e non ne avrei fatta parola al P. Baldini, acciocchè fosse stampata" ; "Le medaglie d’oro di Caracalla, e di Severo Alessandro quì non sono comuni. Del primo ne tengo sei, o sette con rovesci bellissimi differenti. Del secondo ne posseggo una sola. La serie in questo metallo mi sta più a cuore, che l’altre” (Zeno 1785, vol. 6, lettre n° 1073, p. 10-11; Tomassoni 2021a, p. 184-185; Tomassoni 2022b, p. 103).  +
Lettre du 6 septembre 1740 (de Venise): “Dal patron Antonio Battagliarini ho ricevuto la lettera di V. S. Illma, e insieme la scatoletta ben sigillata con entro le dodici medaglie, sette in argento, e cinque in rame, le quali sono in parte secondo la nota da me già fatta, e secondo l’accordo fra noi stabilito. Al compimento di questo ce ne mancano quattro, l’una in argento, ed è quella di Filippo Epifane Filadelfo con Giove sedente nel rovescio, e le tre altre in rame, cioè di Arsace Re de’ Parti, e due di Agrippa Re de’ Giudei ; per le quali la prego di usar nuove diligenze, premendomi assai di avere anche queste, e principalmente quella di Filippo che entra nella serie dei Re della Siria, da me notabilmente avanzata, fra l’altre che ne ho in argento e di prima grandezza, come la suddetta dovrebbe essere. Sappia per altro, che quella attribuita nel catalogo a Satiro Tiranno di Eraclea, non è veramente di lui, ma una medaglia ordinaria di Rodi con la testa del Sole, e col solito fiore, la quale nulla ha che fare con l'altro : ma di ciò non fo gran caso, e nemmeno ella se ne dee prender fastidio. Sarà facile, che tra le mie medaglie che ho duplicate delle famiglie Romane, ce ne sien parecchie di quelle che mancano alla sua raccolta ; e tostochè abbia tempo da esaminarle e da sceglierle, lo impiegherò per servirla, e gliene avanzerò notizia. In cambio di queste ella potrà rimandarmene di Greche, sia in argento, o sia in rame : delle quali io prenderò solamente quelle di cui fosse privo il mio Studio. Sovviemmi d'aver osservato nel suo catalogo, esservi alcune cassettine con entro medagliette o incognite, o non registrate. Quando ella si compiacesse di spedirmi anche queste, ne farei una scelta per me, col rimandarne poi l'altre, accompagnate da una fedele e puntual nota di quelle che ne avessi tirate fuora, e per queste ancora le spedirei altre medaglie d'argento a suo gusto” (Zeno 1752, vol. 3, lettre n° 180, p. 277-278; Zeno 1785, vol. 6, lettre n° 1107, p. 71-72; Tomassoni 2021a, p. 187-188; Tomassoni 2022b, p. 105).  
Lettre du 2 août 1727 (de Vienne): “Dal gentilissimo Sig. Bertoli (nuovamente il riferimento sarà a Daniele Antonio, ndr) ho ricevuto i giorni passati le Medaglie Greche delle quali è piaciuto a V. S. Illma farmi dono. Io gliene rendo divote grazie, e gliene resto distintamente tenuto, non tanto per la qualità di esse, quanto per la gentilezza, con cui ha voluto favorirmene : e perchè mi comanda di scriverle sinceramente quali io abbiale ritrovate, le dirò con tutta ingenuità, che parte son vere, parte son false : e del numero di queste ultime son quelle appunto, che altrimenti sarebbono le migliori : ma ella ben sa che i falsarj impiegano la lor attenzione anzi su le medaglie di prezzo, che fra le comuni, e di poco valore. False pertanto sono le seguenti : Omero con la figura del fiume giacente battuta dagli Amasniati ; Filippo il giovane col tipo della fortuna, battuta in Samo ; Antonio (verosimilmente Antonino, ndr) Pio, medaglia Egizia con Giove sedente su l’Aquila ; Filippo di Macedonia con testa di Giove, e figura equestre. Gallieno con Giunone pronuba in Samo, dove è pure battuto il Gordiano Pio col tempio……di essa Giunone ; Berenice Regina d’Egitto col cornucopia ; Alessandro Magno con Giove sedente ; e così tre o quattro altre di minor conto. Le legittime sono cinque d’Imperadori Greci de i più bassi secoli, cioè Costantino VI. Porfirogenito, Romano II., Foca, Giustiniano, e Giustino II. due di un Tolomeo Re di Egitto, ma quale ei siasi, nol fa conoscere la loro poco buona conservazione : una di Corfù con la trireme. Alessandro Severo con le sue insegne militari, coniato in Nicea di Bitinia : una di Palermo senza leggenda, e una per fine che è la migliore di tutte ma assai sconservata dei Popoli di Larissa in Tessaglia ; con la testa d’un uomo vecchio, e barbato dall’una parte, e con una porta ornata, per quello che pare, di due vittorie al di sopra. Non vi si legge che ΛΑΡΙΣΣΕ…il rimanente essendo cancellato, e tolto, di sotto vedendosi l’orme di alcune lettere, che forse ci avrebbono indicato il nome del Magistrato, sotto il quale fu improntata la medaglia” (Zeno 1785, vol. 4, lettre n° 719, p. 197-198; Tomassoni 2021a, p. 147-148; Tomassoni 2022b, p. 85).  
Lettre du 24 juillet 1739 (de Venise): "Dopo aver ricevuto il Cemeterio Nolano, e la Raccolta del Monti, ebbi anche dal Sig. Ottavio fratello di V. S. Illma il Nummus aureus veterum Christianorum" ; "Se frattanto uscirà il tomo I. de’ Medaglioni del Sig. Cardinale Albani, lo prenda pure per conto mio, e lo tenga presso di se fino a tanto, che sia levata la sospensione del commercio senza l’obbligo della contumacia" (Zeno 1785, vol. 5, lettre n° 1048, p. 435-437).  +
Lettre du 18 janvier 1730 M. V. (1731) (de Venise): "Da patron Pietro Stradi ho ricevuta la scatoletta con entro due medaglie supposte antiche, e una testa intagliata in agata, sopra le quali le avanzerò più sotto il mio parere : poichè mi convien prima renderle divote grazie del benigno compatimento, con cui riguarda le cose mie, delle quali però non so, se così favorevolmente giudicheranno i suoi dotti amici, a’ quali si compiace di farne parte" ; "Vengo ora alle medaglie. L’una e l’altra sono di getto affatto moderno, e per conseguenza false e di niun valore. Quella che ha caratteri Ebraici nel rovescio, ha dall’altra parte l’immagine adorabile del Salvatore. Di consimili ne ho vedute parecchie, anche di conio, sì d’oro e d’argento, che di bronzo, tutte però battute in questi due ultimi secoli. Di tale struttura non ve n’ha alcuna di antica. Giovanni Zimisce, Imperadore d’Oriente dall’anno 969. fino al 975. fu il primo, che in luogo della sua effigie facesse scolpire nelle monete l’immagine di Gesù Cristo. Altri Imperadori l’accoppiarono con la loro, ovvero nell’altra parte la fecero rappresentare. L’altra medaglia, la quale se fosse anche antica, sarebbe delle più comuni, ha da una parte la testa radiata d’Augusto con l’epigrafe mezzo cancellata, e mal impressa, DIVVS AVGVStus Pater, e dall’altra un'aquila con le ali aperte, simbolo della consecrazione di Augusto, al quale la medaglia fu battuta dopo la morte e l’apoteosi di lui. Come si facessero sì fatte consecrazioni agl’Imperadori, leggesi appresso molti, ma meglio di tutti in Erodiano, che descrive assai minutamente le cerimonie praticate nel consacrare il defunto Augusto Severo, padre di Antonino Caracalla, e di Geta. È degna di più attenzione la testa intagliata in agata, benchè di cattivo disegno, e di non eccellente maestro" (description et commentaire de cette intaille) (Zeno 1752, vol. 2, lettre n° 279, p. 543-544; Zeno 1785, vol. 4, lettre n° 760, p. 287-289).  +
Lettre du 18 avril 1735 (de Venise): "La medaglietta d’argento che mi ha trasmessa, acciocchè gliene dia la intera spiegazione, è antica e legittima ; ma è una delle più trite e comuni, tanto per la testa, quanto pel rovescio. La leggenda della testa si è : IMP CAESAR TRAIAN HADRIANVS AVG ; e vi si vede la testa dell’Imperadore Adriano rivolta alla sinistra, e coronata di alloro. In essa egli prende il nome di Trajano, e lo premette al proprio in memoria di Trajano suo precessore, da cui fu adottato. L’epigrafe del rovescio è la seguente : P M TR P COS III cioè Pontifex Maximus Tribunitia Potestate Consul Tertium. Se in detta epigrafe fosse espresso l’anno della Tribunizia Podestà di Adriano, si avrebbe la nota cronologica sicura dell’anno preciso, in cui fu coniata la medaglia : poichè la nota del Consolato terzo non può fissarne il tempo, mentre nello spazio ben lungo, in cui tenne il governo supremo dell’Imperio, non volle mai assumere il Consolato quarto, onde nelle posteriori medaglie di lui leggesi sempre COS III. Egli per altro è probabile che la medaglia fosse coniata l’anno IV. o V. dell’Imperio di lui, sì perchè la faccia non mostra lineamenti d’uom molto vecchio, qual gli si scorge in quelle degli anni susseguenti, sì perchè dopo que’ primi anni del suo governo di rado si legge nell’epigrafe il nome di Trajano aggiunto a quel d’Adriano, perchè la cosa andò pian piano in disuso e in dimenticanza. Nel rovescio poi si vede una figura di donna in piedi, stolata e tunicata, rivolta al lato destro, che nella destra tiene la bilancia, e nella sinistra il corno dell’abbondanza : simboli tutti che rappresentano la giustizia, da cui deriva ai popoli felicità e copia d’ogni cosa. In qualche altra medaglia scorgesi lo stesso tipo con la leggenda AEQVITAS AVG. E questo è quanto mi occorre di dirle in risposta sopra di questo. Le rimando la stessa medaglia entro la scatoletta medesima, con cui l’ebbi" (Zeno 1752, vol. 3, lettre n° 45, p. 70-71; Zeno 1785, vol. 5, lettre n° 876, p. 106-107).  
Lettre du 20 novembre 1733 (de Venise): "[...] mi ruba molte ore di tempo la compilazione di due Cataloghi, nella quale mi assiste il Sig. Abate Verdani, che divotamente la riverisce: l'uno è quello de' miei Libri, concepito e disteso su la norma di quello fatto da lei della Biblioteca del Sig. Card. Imperiali: l'altro è quello delle mie Medaglie antiche e moderne, nelle quali ho speso più e più migliaja di fiorini: talchè ormai posso dire di avere uno studio più che da privato, e che dà segno manifesto della munificenza Cesarea verso di un suo servidore. [...]" (Fontanini 1762, p. 107-108).  +
Lettre du 5 décembre 1733 (de Venise): "[...] Del Card. Aleandro, non ho mai veduta medaglia. Non ha però molto, che mi fu mostrato un suo bellissimo Sigillo di ottone di eccellente mano, di più che mediocre grandezza. Mi sarebbe stato assai caro l'aggiugnerlo alla mia Raccolta, ma l'esorbitanza del prezzo ha mortificato il mio desiderio, poichè il padrone non ne volea meno di due Zecchini. Intorno ad esso si legge: HIER.ALEANDER.ARCHIEPS.BRUNDVSII. ET. ORIAE. IN. TOTA. VENETORVM. DITIONE. LEGATVS APOSTOL. Rappresenta la facciata di un magnifico Tempio di quattro colonne. Nel mezzo stà la B. V. col Bambino Gesù nelle braccia, e sopra essa l'Eterno Padre in atto di benedir con la destra, e col globo crucigero nella sinistra. Al lato destro San Teodoro, patrone di Brindisi, con asta nella sinistra, e un drago a' piedi, e al sinistro San Girolamo con Tempietto in mano, ed a piedi il lione. Al basso del Sigillo v'è l'arma dell'Aleandro ec. La bella Medaglia di Galeotto Marzio da Narni sta fra l'altre mie d'uomini illustri. [...]" (Fontanini 1762, p. 111-112; Zeno 1785, lettre n° 814, p. 393).  +